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domenica 4 febbraio 2018

Francescantonio Lopriore Cariglia Anch’io proprio amico non ne ho nessuno. Peraltro per esperienza dico che è difficile se non impossibile trovare amici e compagni nei chiusi cerchi magici di quelle nomenklature a un estraneo a quelle "Vendite" carbonare. Pensavo d’avere trovato qualcuno con idee di rinnovamento vicino alle mie, ma mi sono scottato. Continuo a cercare, specialmente fra i più giovani, ma sin qui nulla. Il mio congenito ottimismo non mi fa disperare come Diogene in giro inutilmente per Atene o Corinto con la sua lanterna accesa in pieno giorno! Dovessi trovarne uno o una che condivide davvero l'ideologia del cambiamento, te lo farò sapere.
Però non ho nessun nemico fra i sindacalisti. Sono i più di loro che preferiscono vedermi come tale. Contenti loro, contento anch’io.
In quanto alla tua orgogliosa sicurezza d’imperitura fedeltà alla Cgil nostrana, penso contenga un paradosso che sa di enigma. Ti svelerò l’arcano prossimamente, sia su yammer che qui.
Ritardo ad arte il responso non tanto per crearti suspense, quanto per non stancare ora i tuoi occhi per una lettura più lunga.
Intanto, caro Lillo, un forte abbraccio e buona domenica
Gestire
Lillo Taverna dissentiamo perché di diversa estrazione sociale, di diversa evoluzione esistenziale, e soprattutto di diversa ideologia. Io alla Banca d'Italia debbo tanto. Nel ventennio in cui militai fra le fila di Via nazionale 91, la Banca d'Italia era ben altro: un grande pregio, un forte sviamento. Il pregio: operare con una concezione egemone in campo monetario, e creditizio; il limite: pensare che si fosse davvero 'al sopra delle parti' addirittura per investitura costituzione. Si diceva e si pensava che eravavamo di rilevanza costituzionale in forza di una COSTITUZIONE MATERIALE; il che era eresia data l'assoluta gabbia rigorosamente formale della nostra Carta. Questo da determinato grandi sviamenti stto il profilo della legalità. Io lasciai la BI al punto critico di questo sviamento e non me ne sono più interessatto dal 1981. In estrema vecchiaia mi va pungendo curiosità in ordine a questo ormai deformato Istitituo, finito per legge come semplice azionaria e sto cercando di risvehgliare le coscienze che mi paiono divenute troppo edonistiche. Sto da sempre nella CGIL per gramsciana appartenenza di classe. Preferisco sbagliare con l'unico paradigma della classe operaia (in cui non posso che essere immerso, salvo tradimenti imperdonabili) che indovinare da solo. Gli uomini non mi interessano. Abbiano gambe pelose o no, è affare loro. Se coassiali all'intellettuale collttivo sociale e politico in cui milito mi stanno bene, se no o se hanno ritenuto di cambiare casacca non mi interessano punto. Paradosso, il mio? Non è aspetto che mi turba. Calogero Taverna

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