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domenica 31 marzo 2013

Napolitano -- Sutor ne ultra crepidam

Dalla malinconica Roma alla solare Lecce il  viaggio è lungo e all'una e qualcosa di sabato trenta marzo siamo tra i minacciosi monti dell'Irpinia ed è arduo  captare un buon giornale radio che ci riempia di saggezza politica ascoltando il signor presidente della Repubblica.
Chi mi conosce e mi sopporta, sa bene ch sono ipotatticamente circolare nel mio scrivere, ma codesto signor presidente mi sopravanza quanto a lungaggini inespressive. Ma dove vuole arrivare mi chiedo e mi ripeto. Buio all'orizzonte. Di solito nella mia circolarità faccio scoccare una velocissima saetta che arriva di un  balzo al dunque. Napolitano finisce di parlare e resto in sospeso. Ah! Finalmente capisco. Non si dimette. Che peccato!
Accusa? Si rammarica? Ammonisce? Col suo stile desueto è tutto immerso nel millennio scorso. Al nuovo millennio non può dire più nulla. E' rimasto in mezzo al guato nel secolo scorso. Certo quasi tutti lo plaudono e lui ci crede. Lo corbellano e lui finge di non accorgersene. Io sono nessuno per dargli il minimo fastidio. Quel marpione di Berlusconi all'improvviso gli si è associato; spera così di potere avere una residua voce nelle stanze del potere e costringere le prosciugatissime banche a consentirgli di superare il gap tra la scadenza del suo immane indebitamento aziendale e l'assorbimento da parte dei capitali finanziari vaganti che in Italia battezzano insipientemente come "denaro sporco" e oltre tevere si ha un IOR sconcertato per questa imprevista orgia del poverello argentino.
Mi ricordo un Napolitano alle prese con la tegola della caduta del muro di Berlino. Il PCI aveva intestato ai Paesi satelliti un mare di immobili. Questi liberatisi da Mosca e passati di un colpo al capitalismo più ringhioso possibile, credettero davvero che quei succulenti patrimoni immobiliari fossero loro. Napolitano ministro delle finanze di via delle botteghe oscure era un pesce fuor d'acqua. L'on. Varese Antoni parlò con me per qualche consiglio risolutore. Ora Napolitano costituisce una doppia commissione di estranei (la centralità del parlamento gli avrebbe gridato contro Ingrao, un po' meno vecchio). Mi sa un po' di golpe. Ma Napolitano davvero capirebbe qualcosa sulle traversie dello spread italiano? Penso di no, son sicuro di no. Si gridò a Della Valle: SUTOR, NE ULTRA CREPIDAM. Appunto!

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