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giovedì 6 giugno 2013

La pentecoste racalmutese al castello del dopo Du Mazel, arcidiacono

Mi sono cercato e non mi son visto. Per fortuna. Un castello medievale , a dire il vero inesistente quando venne Du Mazel arcidiacono avignonese a spillar soldi ai fedeli racalmutesi per togliergli la scomunica  guadagnata per un Vespro Sciiano che manco i locali avevano saputo che c'era stato, concesso per una pentecoste mi pare smodato. Ma bene fa il mio caro amico e stimato dottor Carmelo Rizzo, mio successore nella presidenza dell'azione cattolica di Racalmuto, a sfrattare almeno l'efebico scultorino di alabastrini. Solo lo prego di interporre i suoi buoni uffici affinché il castello lo prestino anche a me - sfrattando magari i musici grotteschi che occupano il piano ultimo per certi loro affarurucci mercantili - visto che vorrei farci una mostra di letteratura (riguardante l'inedito Sciascia giovanile)  e pittura (21 tavole di Agato Bruno grande ammiratore di Racalmuto e pittore di fama internazionale). La causa ostativa nei miei confronti (a parte certi rancori volpini) pare che sia la mia eresia paesana volta a sostenere che il clericus Didacus La Matina, non fu diacono e visse dopo l'abbruciamento a S. Erasmo la domenica del 17 marzo 1658 del sedicente diacono agostianiano racalmutese Diego La Matina, fatto nascere da Sciascia il 15 marzo 1622 (il clericus invero la Matrice lo battezzò nel 1621). Non è per questo? E allora di grazia, perché?

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