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sabato 28 settembre 2013

Per rinfocolare una non sopita polemica di questo inverno contro denigratrici anglo-montedoresi, ripubblico miei post del blog CONTRA OMNIA RACALMUTO.

Per rinfocolare una non sopita polemica di questo inverno contro denigratrici anglo-montedoresi, ripubblico miei post del blog CONTRA OMNIA RACALMUTO. Risibili certe elucubrazioni difensiviste: non la Caico ma lo stalliere ebbe l'esilarante espressione contro un prete e contro l'intera cittadinanza racalmutese. Già, se la signora non ne faceva compiaciuta narrazione e per giunta in anglosassone di...re (così tutto il mondo poteva sogghignare sul paese del sale) chissà come ne avremmo saputo alcunché. Quanto a cervice loica i nostri vicini di casa (peregrino quell'ancor residua acredine contro Leonardo per non avere voluto chiosare un libro che non apprezzava - e quando mai Sciascia chiosò qualcosa che non fosse alla sua altezza!), beh! avremmo di che a ridire, certo punti da un apprezzamento a noi ostile. Personalmente secondo il loro metro di valutazione sarei aduso a "grotteschi scivoloni storici" (rectius microstorici). Peccato che a far loro da bordone talora indulge certa ingegnosa intellighenzia mia compaesana.

lunedì 18 febbraio 2013


Sempre a proposito della Caico e di padre Giuseppe Bufalino.

La mia notoria imperizia in queste diavolerie informatiche è la colpevole della volatizzazione di un commento anonimo - ma credo che sia del dottore Messana di Montedoro. L’autore crederà che abbia voluto censurarlo perché il post conteneva un appuntino un po’ critico. Manco per niente. Anzi lo prego di rinviarmi il post così lo faccio pubblicare come merita, contenendo note ed osservazioni pregevolissime. Mi chiama storico; mi sento solo microstorico di Racalmuto. Aggiungo che non ho esaltato la figura del “montedorese” padre Giuseppe Bufalino Maranella, ex francescano secolarizzato. Anzi l’ho chiamato “prete quasi burduni”, una categoria quella dei preti burduna prosperosa in senso negativo tra il 1820 e il 1930 a Racalmuto. Un campione fu padre Burruano, i cui figli (persino dotati) gli gridano vicino l’ite missa est: papà chi cciamma ddiri a la mamma: ditici ca cala la pasta ca ora viegnu [nostre successive ricerche dimostrano invece che codesto padre Burruano - più padre carnale che prete di casta vita - fu figura di spicco nel rilancio dell'industria solfifera a Racalmuto]

Il padre Giuseppe Bufalino Maranella, nato in quel di Montedoro e stanziatosi a Racalmuto dopo aver lasciato il convento francescano di Girgenti non lasciò nè scrusciu né sciauru: solo parenti stretti che oggi onorano Racalmuto.

La Caico in vena di sensazionalismo scrisse quello che scrisse. Non credo che sia stato lo stalliere di lady Chatterley – che ora mi si dice chiamarsi prosaicamente Augello – a parlare male di padre Bufalino. Quello che scrive la Caico di certo ebbe a stizzire Sciascia. Leggere quello che commenta Nanà chiosando il non pregevole testo storico del Tinebra Martorana. Ho allegato la fotocopia del lungo (per Sciascia) acidulo commento, sottilmente sfottente Montedoro (che io adoro). Dissento totalmente da Sciascia. Debbo però giustificare Sciascia: questi di Montedoro lo avevano preso per un chiosatore di piccole paesane cose. Sciascia fu un grande (il mio disprezzo va per i nocini, come dire quelli della noce). Gli volevano presuntuosamente quelli di Montedoro (e questo vizietto ce l’hanno: mancano di autocritica, figurarsi poi l’autoironia!), fagli fare prefazioni a parti o storici o letterari di non eccelsi maestri elementari del loro paese o di codesta sosia anzitempo di Lady Chatterley. Sciascia dribblò e poi infierì. Ho letto qualche altra deliziosa cosa in parodia di una commentatrice della Caico. A Montedoro aveva comunque già dato in Galleria negli anni ’50.

Quanto ai preti di Racalmuto, aggiungo che uso per celia definirmi CATTOLICO, CLERICALE ma fervente NON CREDENTE (in toto). Si dà il caso che sono nel cuore e nella mente un ghiottissimo mangiapreti. L’altro giorno mi raccontavano che un prete ancora non morto ma manco vegeto nei confessionali è un tantinello sporcaccione. Ad una quasi bambina domanda: ma ti spuntà l’orticello? La quasi bambina non capì e chiese spiegazioni alla famiglia. Aveva padre e fratelli nerboruti; andarono in case del prete vivo ma non vegeto e lo riempirono di botte. Il prete dovette ricorrere alle cure dell’ospedale. Versione dei fatti: dei ladri non solo mi rubarono, ma anche mi picchiarono. Andrà all’inferno per avere detto una bugia grave o perché peccò de sexto et de nono; qui ci vuole Pietro l’Aretino per avere il verdetto d’insegnamento per i confessori. Solo che non siamo più in quei secoli ove si invocava: sudate o fuochi a preparar metalli.

SEMPRE A PROPOSITO DELLA CAICO ED ANCHE PER DIMOSTRARE AL DOTTOR MESSANA DI MONTEDORO E AL DOTTOR LIOTTA CHE SONO PROPRIO DI "TENACE CONCETTO" CHE VUOL DIRE INVECE "TESTARDO COME UN MULU CALAVRISI", RITRASCRIVO:

Della signora Caico, che mi richiama un celeberrimo romanzo inglese con signora insoddisfatta e stalliere pronto a tutto, una cosa apprezzo: le fotografie. Senza la signora Caico non avremmo più alcuna memoria della chiesa accanto al Castelluccio.Una chiesa di grande importanza storica per Racalmuto. Distrutta, pressoché rasa al suolo. Signori che pur vogliono passare per illuminati cultori delle cose della religione a Racalmuto hanno colpe imperdonabili. Quella chiesa la potremmo ricostruire, ne faremmo una restitutio in pristinum. Cosa centrale per il turismo a Racalmuto, s'intende il turisno d'élite, e non quello paninaro sporca strade che ci vogliono propinare.

Quelli che dovessero avere foto di quella storica pieve di li castiddruzzara ne facciano pubblicazione, a futura memoria, perché appunto la memoria ha un futuro; è il futuro. Nessun ipse dixit può dissolverlo nelle brume del suo occiduo pessimismo. Noi siamo per la vita, per una ridente Racalmuto. La lugubre REGALPEPRA la lasciamo a chi la vuole ed ai contigui pennivendoli.

E tanto per essere ligio alla trasparenza la più totale, trascrivo anche il dialogo riservato con mio cugino Nicolò Falci da Montedoro.

Da:

Nicolò Falci. Questo mittente è nel tuo elenco contatti.


Inviato:

domenica 17 febbraio 2013 22:35:01


A:

'Calogero taverna' (calogerotaverna@live.it)


No Lillo carissimo,

la mia non era una richiesta di excusatio o difesa, bensì il consiglio di unire le forze e i documenti (tuoi e di Federico) per tenere vivo il ricordo (nel bene e nel male) della vita dei nostri due paesi, Montedoro quello in cui sono nato io e i miei genitori e Racalmuto quello dei miei parenti, nonno Nico, in primis, e tutti gli altri, Falci e Taverna.

Un abbraccio Lillì.

Nicolò

a:

Calogero taverna (calogerotaverna@live.it)


A:

Nicolò Falci

Carissimo Nicolò,
Sui Messana di Montedoro il mio assoluto rispetto e la mia incondizionata stima. Ci mancherebbe altro. Anche nel mio post sul vostro compaesano il francescano padre Giuseppe Bufalino Maranella. l'ossequio c'è e rimane. Io non sono sciasciano e quindi faccio finta di non avere letto quello che subdolamente scrisse Sciascia contro di voi montedoresi in risposta delle panzane scritte da questa inglese sposata (infedelmente?) Caico, E ciò perché io amo Montedoro, i montedoresi, lu zzi Tanu, la zza Caluzzedda, ma zzi Nicu e voi tutti omonimi di mia nonna, Giovanna Falci. Non sono campanilista; non posso esserlo. E Sciascia contro Montedoro si può leggere nella fotocopia che ho messo a corredo del post su padre Bufalino..
Ti abbraccio Calogero

Documenti

Caro Lillo,

forse in altro “luogo” leggerai la precisazione di Federico (montedorese, fratello di quel Calogero che a Montedoro ha installato un museo di immagini e documenti antichi, visitati dai racalmutesi Carbone e Cutaia) sulla Hamilton Caico. Federico, che ci legge in copia, è un mio amico abitante anche lui a Milano, è persona onestissima culturalmente e attentissima a queste cose e, su quello che scrive, documentatissima, essendo egli in possesso di documenti originali. Con lui (mi pare che vi abbia già messo in contatto) potrai scambiare interessantissime opinioni, non solo sulla querelle Caico.

Un abbraccio,

tò cuscinu Nicu Fanci

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