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domenica 19 gennaio 2014

Questa è la risposta che voglio dare ad uno stronzo che mi ha investito dicendomi che a lui delle b anche non gliene fregava un cazzo.

Reportage di un grande maestro della penna, Lo invidio, con pochi tratti con la scelta degli aggettivi più opportuni, con un paio di immagini ecco tutta trasfusa un'ora della mia vita. Ringrazio. Ringrazio anche perché - diversamente da quello che mi aveva insinuato un amico - mi accorgo che sono riuscito a spiegarmi a meraviglia. Solo un piccolo neo: volevo dire che il Banco di Sicilia deve essere restituito alla Sicilia (non alla gente). A me pare poi di avere detto che non mi basta, rivoglio per la Sicilia anche tutte quelle piccole ma gloriose banchette che sono finite nella fauci del MPS di Ciampi o in quelle di un Certo Fiorani, finito come è finito- Deputati nazionali e regionali siciliani (a qualsiasi partito appartengano) hanno il sacrosanto dovere di recuperare la refurtiva. Vi è la confessione esplicita di uno dei massimi colpevoli il vezzoso anche se vecchio Cesare Geronzi  (ragioniere sotto Ossola, dottore sotto Fazio) che quasi con spocchia intitolando LO SBARCO IN SICILIA tutto confessa. A dire il vero già l'inghippo rapinatore tutto lo avevano rappresentato due ancora laureandi racalmutesi, oggi sposi, l'avvocato Giuseppe Taverna e sua moglie avv.ssa Cinzia Leone. (Leggere in Contra Omnia Racalmuto). E non è uno scherzo: quello scempio avvenne infrangendo lo Statuto speciale della Sicilia che pure pre è super costituzionale e soprattutto travolgendo le responsabilità ex art. 48 della vecchia (ma per me ancora unica) LEGGE BANCARIA. Certo di fronte ad un popolo imbufalito che si vede taglieggiato a suon di migliaia di euro e per giunta in articulo mortis appena ho toccato questi argomenti mi si è inferocito contro e pure la parola mi hanno tolto per poi venire rimminchioniti ancor di più da certi sedicenti sapientoni con barba melodrammatica. Non so che dire: se non si rivolgono a me codesti amabilissimi miei compaesani la prendono malamente in culo. Ho premesso che i racalmutesi hanno ragione  nella sostanza ma torto nella forma; ma gli impositori di Stato hanno torto nella sostanza ma ragione nella forma. In diritto tributario, la forma la vince sulla sostanza. I racalmutesi quindi a priori sono perdenti. Glielo avevo già detto l'anno scorso; hanno creduto di avere fatto i furbi trattando testa a testa con  gente che aveva solo l'interesse di incassare subito e comunque per fare cassa e quindi liquidarsi in fretta e furia, tredicesime da nababbi, liquidazioni anticipate, premi di produzione che la loro chiudenda azionaria aveva voglia di liquidare magari per liquidarsi. Vaglielo a far capire ai miei paesani che quegli accordi lì compiacenti valgono un bel nulla. Quando arriverà la terribile valle di Giosafath degli incroci e si è finiti nelle grinfie di Equitalia ci sarà da ridere anzi da piangere. Quest'anno la cosa si è ancor più incattivita. Pochi giorni prima della scadenza del 24 gennaio e addirittura con F24 (una diavoleria che se ne accorgeranno) hanno messo tutti con l'acqua alla gola. Ora se avessimo le tre banche tutte nostre anziché una milanese, la seconda del disastro targato MPS e la terza già Fiorani ora Novara o Verona (non l'ho ancora capito), una transazione convenevolissima era possibile e siccome manco per quel poco commercianti, pensionati, piccoli imprenditori e gli stessi LSU e dipendenti comunali hanno li sordi le banche potevano e dovevano anticipare a tasso pressoché zero. Questa è la risposta che voglio dare ad uno stronzo che mi ha investito dicendomi che a lui delle b anche non gliene fregava un cazzo.

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