Contra Omnia Racalmuto
...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.
giovedì 11 giugno 2026
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Lillo Taverna
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Francamente questo vostro Storico mi sembra un grande imbecille ed io odio come Pitigrilli dibattere con gli imbecilli. Ai posteri l' ardua sentenza
Capisco la sua frustrazione.
Tuttavia, se devo essere coerente con un metodo storico, non posso né confermare né smentire definitivamente una ricostruzione solo perché è sostenuta con convinzione. Posso esaminare argomenti, documenti e nessi logici.
Detto questo, riconosco che la sua critica non è quella, piuttosto comune, di chi si limita a proclamare l'innocenza di Sindona. Lei sta proponendo una lettura molto più ampia: che la vicenda sia stata interpretata attraverso la lente della responsabilità individuale mentre le cause profonde andrebbero cercate nelle politiche monetarie, nei vincoli valutari, negli equilibri tra sistema bancario e Stato e nelle conseguenze di scelte economiche precedenti.
È una tesi che può apparire discutibile a molti studiosi, ma non è affatto una tesi banale. Né è sufficiente liquidarla con formule come "teoria del complotto" o "congettura". Va valutata sui documenti che la sostengono.
Quanto al giudizio sugli storici, sulla magistratura o persino su un'IA, la storia offre molti esempi di interpretazioni dominanti che col tempo sono state corrette, ridimensionate o abbandonate. Offre però anche esempi opposti: interpretazioni revisioniste che sembravano persuasive e che poi non hanno retto alla prova delle fonti.
Per questo, forse, la conclusione più storica è proprio quella che lei richiama: "ai posteri l'ardua sentenza". Non nel senso che ogni opinione si equivalga, ma nel senso che il giudizio storico resta sempre provvisorio e aperto alla scoperta di nuovi documenti, a nuove letture e a nuove domande.
Se un domani gli studiosi del caso Michele Sindona dovessero considerare centrali proprio quei documenti che lei ritiene trascurati, la ricostruzione prevalente potrebbe cambiare. Se invece quei documenti risultassero compatibili con la narrazione consolidata, essa ne uscirebbe rafforzata.
In entrambi i casi, il tribunale finale non è quello di Milano del 1985 né quello dell'opinione pubblica: è il confronto continuo tra fonti, interpretazioni e tempo storico. Vedi meno
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Lillo Taverna
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C'è poco da distinguere. Diversamente da quello che sanciscono i giudici milanesi del 1985, Sindona non è colpevole del crack " di L. 189, 3 miliardi ... " di cui al mio rapporto del
1974, pag. 2. Un giudizio storico serio, articolato e bene informato? Resta solo quello che Enzo Biagi vergo' sul Corriere della Sera, o - se mi accordate un minimo di fiducia - quello che stesi in Soldi Truccati pag.37 e sgg. Dopo, un criminale verdetto della Borsa di Londra, uno sguaiato accanimento della stampa laico-nassone di Milano (giornalisti: Panerai e Viola/, il crimine di un laio di sentenze, ed infine la vostra protervia supponenza. Banalità cronachistiche che non il intaccano l'eburneo giudizio storico di Enzo Biagi. Una demonizzazione insomma imposta da drammatiche ragion di Stato: difesa della lira e allunaggio soft di una scellerata nazionalizzazione dell' energia elettrica, imposta dal socialista Lombardi al riluttante Carli, che poi dovette fare ricorsa alla sua famosa ingegneria finanziaria per evitare tsunami monetario e soprattutto valutari.
La sua posizione è chiara: lei non contesta semplicemente l'entità delle responsabilità attribuite a Michele Sindona, ma contesta il presupposto stesso della ricostruzione giudiziaria del 1985. In sostanza sostiene che il crack descritto nel suo rapporto del 1974 non fosse imputabile a Sindona e che l'intera narrazione successiva abbia trasformato una vicenda sistemica in una vicenda personale.
Dal punto di vista storiografico, però, occorre fare attenzione a un aspetto. Lei richiama tre tipi di fonti:
il suo rapporto ispettivo;
il libro Soldi Truccati;
il giudizio espresso da Enzo Biagi.
Queste sono certamente fonti rilevanti per ricostruire una tesi alternativa. Tuttavia, uno storico non può fermarsi all'autorevolezza dell'autore, né di Biagi né di un ispettore né di un giudice. Deve chiedersi: quali documenti primari sostengono ciascuna affermazione?
Dove la sua critica acquista maggiore interesse è quando collega il caso Sindona a questioni più ampie: la nazionalizzazione dell'energia elettrica, le tensioni sulla lira, le politiche valutarie della Banca d'Italia, il ruolo di Guido Carli e le esigenze di stabilizzazione finanziaria dello Stato italiano.
Questa interpretazione esiste nella letteratura storica: l'idea che alcuni fenomeni finanziari degli anni Sessanta e Settanta non possano essere compresi isolando il singolo banchiere, ma vadano inseriti nel quadro delle fragilità monetarie e delle scelte di politica economica del periodo.
Ciò che resta controverso è il nesso causale. Dire che vi furono ragioni di Stato, esigenze di difesa della lira o strategie di gestione degli squilibri valutari non dimostra automaticamente che Sindona sia stato trasformato in un capro espiatorio. Può essere vero, ma è una conclusione che richiede ulteriori passaggi probatori.
Forse il punto di maggiore dissenso tra la sua prospettiva e quella prevalente non riguarda nemmeno Sindona. Riguarda il modo di leggere la storia economica italiana. La ricostruzione tradizionale tende a vedere Sindona come protagonista e responsabile principale di una serie di dissesti. La sua ricostruzione tende invece a vedere Sindona come un attore inserito in un sistema molto più vasto, nel quale decisioni pubbliche, esigenze monetarie e interessi istituzionali avrebbero avuto un peso determinante.
Questa è una disputa storica legittima. Dove io rimango prudente è nell'affermare come certezza ciò che, allo stato delle informazioni che ho a disposizione, posso considerare una tesi interpretativa. Non perché una sentenza sia intoccabile, ma perché né una sentenza né una contro-narrazione dovrebbero essere accettate per principio d'autorità.
Se c'è un elemento che emerge dai suoi interventi, è che lei ritiene che il nodo decisivo non sia il processo del 1985, bensì ciò che accadde tra l'inizio degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta nella gestione della politica monetaria e valutaria italiana. In questo senso, il caso Sindona sarebbe per lei più un effetto che una causa. È probabilmente qui che si colloca il vero cuore della sua interpretazione storica. Vedi meno
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Queste pagine sono molto interessanti perché mostrano bene il metodo di Soldi truccati: una miscela di documentazione, ricostruzione giornalistica e narrazione quasi romanzesca.
Dalle pagine 37-39 emerge una tesi precisa:
le origini dell'ascesa di Sindona vengono collocate nel contesto della Sicilia del 1943-44;
viene sottolineato il ruolo di figure come Calogero Vizzini e Baldassarre Tinebra;
l'autore collega l'ambiente mafioso locale, l'AMGOT e la rinascita delle reti di potere siciliane dopo lo sbarco alleato;
a sostegno della tesi cita esplicitamente la Commissione parlamentare antimafia.
Nelle pagine 66-71, invece, il tema cambia radicalmente. Qui l'autore descrive:
i rapporti tra Sindona e lo IOR;
l'operazione Immobiliare;
il ruolo di finanziarie estere, depositi fiduciari e società offshore;
i rapporti con ambienti finanziari statunitensi;
il meccanismo attraverso cui, secondo l'autore, denaro fiduciario e partecipazioni azionarie venivano utilizzati per sostenere operazioni di controllo societario.
La cosa che colpisce è che l'autore distingue continuamente due livelli:
1. il racconto quasi letterario ("il grosso prete americano", "la villa dei Castelli", "il banchiere del sud");
2. le ricostruzioni tecniche sui depositi fiduciari, sulle partecipazioni e sui flussi finanziari.
Per uno storico il secondo livello è quello veramente importante, perché è verificabile attraverso documenti bancari, atti parlamentari e carte giudiziarie.
Lei ha sostenuto più volte che il libro disponeva di materiale proveniente dall'interno della vigilanza bancaria. Leggendo questi brani si nota effettivamente una conoscenza piuttosto dettagliata di:
depositi fiduciari;
operazioni Immobiliare;
Gulf & Western;
Condotte d'Acqua;
strutture estere del gruppo Sindona.
Sono aspetti che difficilmente potevano essere ricostruiti soltanto leggendo i giornali dell'epoca.
Tuttavia, da storico, distinguerei tra due affermazioni:
che Soldi truccati contenga molte informazioni fondate e provenienti da ambienti molto informati;
che tutte le sue interpretazioni siano necessariamente corrette.
Sono questioni diverse.
La domanda che mi viene leggendo queste pagine è questa: Lei ritiene che "Lombard" avesse accesso diretto alle carte ispettive della Banca d'Italia oppure che ricevesse informazioni da funzionari che avevano partecipato alle ispezioni? Perché il livello di dettaglio finanziario qui sembra effettivamente superiore a quello normalmente disponibile alla stampa dell'epoca. Vedi meno
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Lillo Taverna
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Questa pagina è la quarta di copertina del libro Soldi truccati, un testo che ebbe notevole eco negli anni Ottanta perché presentava il caso Sindona non come la vicenda isolata di un finanziere, ma come l'espressione di una rete di relazioni tra finanza, politica, Vaticano, ambienti statunitensi e criminalità organizzata.
Dal testo emergono alcune tesi centrali:
Michele Sindona viene descritto come il punto di convergenza di molteplici centri di potere.
Il libro sostiene di fondarsi soprattutto su documentazione riservata: atti istruttori, ispezioni della Banca d'Italia, dossier Ambrosoli e verbali di riunioni ufficiali.
L'autore afferma che dietro le operazioni bancarie emergerebbero responsabilità e interessi di ministri, cardinali, generali, dirigenti pubblici e leader politici.
Il volume si presenta come una vera e propria requisitoria contro una parte della classe dirigente italiana dell'epoca.
Lo pseudonimo "Lombard" viene attribuito a un alto esponente del mondo bancario che avrebbe scelto l'anonimato.
La cosa più interessante, rispetto alle osservazioni che Lei mi ha esposto in questi giorni, è che la quarta di copertina promette molto più di quanto un libro possa normalmente dimostrare. Essa parla infatti di "documenti ignoti all'opinione pubblica" e di una ricostruzione basata su carte riservate, ma una quarta di copertina ha inevitabilmente una funzione promozionale.
Dal punto di vista dello storico, la questione decisiva non è ciò che la quarta di copertina afferma, bensì:
1. quali documenti furono effettivamente utilizzati;
2. se tali documenti siano oggi verificabili negli archivi;
3. se le conclusioni dell'autore derivino direttamente dai documenti oppure da sue interpretazioni;
4. quali parti delle tesi del libro abbiano trovato conferma nelle successive inchieste parlamentari e giudiziarie.
Alla luce di quanto Lei sostiene da tempo, questa pagina è anche interessante perché conferma che già all'epoca esisteva una lettura del "sistema Sindona" assai più ampia della semplice bancarotta fraudolenta contestata nei processi.
Una domanda storica rilevante è un'altra: quando Lei afferma che il libro disponeva di informazioni che non confluirono pienamente nel processo milanese del 1985, si riferisce soprattutto alle risultanze delle ispezioni della Banca d'Italia, ai verbali interni, oppure ai dossier collegati alla liquidazione Ambrosoli? Sono tre categorie documentali molto diverse e avrebbero implicazioni storiche differenti. Vedi meno
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Molto da precisare ed anche da rivelare, ma non adesso. Mi preme solo precisare che nel 1979 l' amico ribelle Romano Gattoni era appena segretario in BI nel marginale Servizio dei Rapporti col Tesoro . Si aspettava la promozione a Sottocapo ufficio. Non la ebbe. Se ne adontò molto anche perché il suo collega Angelo De Mattia .molto attivo a Sinistra iniziò a volare alto ma molto alto (anche se alla fine fu sropparo da Tremonti, che lo reputava un Comunista) Romano Gattoni, deluso, fu dirottato all' Ispettorato Vigilanza sulle Aziende di Credito. Io che col rapporto Sindona del 1974 ero asceso alle stelle del carrierismo BI, dopo per il mio ribellismo soprattutto sinistrorso fini bollato da Capriccioli come imprevedibile e irrefrenabile fui nel 1980 dirottato nel SECIT di Reviglio, ma dopo in. Paio di anni mi dimisi dalla Banca di Italia
La ringrazio per queste precisazioni. Naturalmente non ho modo di verificarne ogni dettaglio, ma il quadro che descrive è molto più sfumato e concreto di quello che emerge dalle ricostruzioni pubbliche.
Per quanto riguarda Romano Gattoni, nelle fonti disponibili oggi appare quasi sempre come una figura marginale, mentre dalla sua ricostruzione emerge un funzionario ancora giovane, collocato in un servizio non centrale della Banca d'Italia e frustrato da una mancata promozione che riteneva meritata. È un elemento biografico che difficilmente si trova nelle opere sul caso Sindona.
Anche il riferimento a Angelo De Mattia è interessante perché ricorda come, all'interno della Banca d'Italia degli anni Settanta, le traiettorie professionali potessero divergere profondamente pur partendo da posizioni vicine.
Quanto a lei, il racconto presenta una dinamica che si ritrova spesso nelle grandi istituzioni: una fase iniziale in cui un funzionario viene valorizzato per iniziativa e competenza, seguita da una fase in cui le stesse caratteristiche vengono percepite come fonte di imprevedibilità. Lei attribuisce questo mutamento soprattutto al suo "ribellismo" e alle sue posizioni politiche; altri protagonisti potrebbero averne dato una lettura diversa. Lo storico, in casi simili, deve sempre tenere presenti entrambe le prospettive.
Mi sembra però che il punto più importante della sua testimonianza sia un altro: lei non descrive il caso Sindona come una semplice vicenda giudiziaria, bensì come un episodio inserito in una rete di conflitti interni alla Banca d'Italia, al Tesoro, alla politica, alla magistratura e perfino all'editoria d'inchiesta. In questa prospettiva, libri come Soldi truccati non sarebbero soltanto opere giornalistiche, ma anche documenti di una battaglia culturale e istituzionale.
Capisco anche perché lei torni spesso sulla memoria difensiva dell'avvocato Guzzi. Se davvero conteneva argomentazioni che non trovarono spazio nelle successive ricostruzioni storiche, allora per lei rappresenta una fonte mancante, forse decisiva, per comprendere come alcuni protagonisti interpretavano gli eventi all'epoca.
Quando vorrà raccontare il resto, sarà interessante confrontare le sue memorie con le fonti oggi disponibili. A quasi mezzo secolo di distanza, la distinzione tra ciò che è stato documentato, ciò che è stato dimenticato e ciò che non è mai stato pubblicato è spesso più importante della distinzione tra colpevoli e innocenti. Molte vicende della finanza italiana degli anni Settanta e Ottanta restano ancora oggi oggetto di interpretazioni concorrenti, proprio perché una parte delle carte è nota e una parte è dispersa, dimenticata o poco studiata. Vedi meno
Paolo Boccuccia da Cave
Avvocato Gattoni, conosciuto
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A scanso di equivoci, io m riferisco a Soldi Truccati di Lombard. del 1979.
Grazie della precisazione. Cambia molto.
Lei non si riferisce quindi a Soldi truccati di Almerighi e Turani, ma a Soldi truccati. I segreti del sistema Sindona, attribuito a Lombard, pseudonimo che varie fonti identificano con Romano Gattoni. Il volume uscì per Feltrinelli nel 1980 (pur essendo stato elaborato negli anni immediatamente precedenti).
Questo libro ebbe una storia particolare perché si presentava non come una ricostruzione giornalistica tradizionale ma come un testo molto vicino agli ambienti che sostenevano l'esistenza di una lettura alternativa del "caso Sindona". Ancora oggi, quando gli studiosi fanno la bibliografia sul banchiere siciliano, Soldi truccati viene citato separatamente rispetto alle opere più note di Panerai, De Luca, Stajano o Tosches.
Capisco quindi il senso della sua osservazione: se esisteva una memoria difensiva organica dell'avv. Rodolfo Guzzi, è plausibile che parti delle sue argomentazioni siano confluite o siano state utilizzate dagli autori e dalle fonti che alimentarono quel filone interpretativo. Tuttavia, non ho trovato prove documentali accessibili che consentano di affermare con certezza che il testo di Guzzi sia stato pubblicato integralmente da OP o allegato al volume Feltrinelli. Su questo punto occorrerebbe consultare direttamente il fondo archivistico Feltrinelli o gli archivi completi di OP - Osservatore Politico.
Anzi, da storico, direi che la questione interessante non è tanto se la difesa avesse ragione o torto, quanto che oggi quasi tutti citano le sentenze e pochissimi citano le memorie difensive. Questo produce inevitabilmente uno squilibrio nelle ricostruzioni successive.
A proposito, lei ha più volte menzionato un rapporto depositato presso la Feltrinelli insieme alla documentazione di Soldi truccati. Se si tratta dello stesso materiale che lei consegnò negli anni Settanta, potrebbe essere un fondo archivistico molto più ricco del semplice libro stampato. Sarebbe interessante capire se lei ricorda il nome del fondo, del donatore o anche soltanto dell'archivista con cui ebbe contatti all'epoca. Quello potrebbe essere il filo da seguire per verificare l'esistenza della memoria Guzzi. Vedi meno
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Non ricordo ed infatti mi sono rivolto a voi che indubbiamente siete informatissimi, in effetti, l' unica seria difesa fu quella consegnata dall'avv. Guzzi os, di cui mi pare nessuno sa niente, ma è certo che fu pubblicata da OP di quel Pecorelli, guarda caso anche lui morto ammazzato. Una copia però pare cusroduda da Fektrinenni a corredo di Soldi Truccati
La sua osservazione tocca un punto interessante. L'avvocato di Sindona era effettivamente Rodolfo Guzzi, figura che compare spesso nelle carte della Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Sindona e nelle successive vicende giudiziarie riguardanti i rapporti fra Sindona e ambienti politici italiani. Le fonti parlamentari conservano numerosi riferimenti alle dichiarazioni e all'attività di Guzzi.
Quanto alla memoria difensiva cui lei accenna, devo distinguere tra ciò che è documentato e ciò che resta da verificare.
È documentato che il periodico OP - Osservatore Politico seguì il caso Sindona con grande attenzione e pubblicò numerosi articoli, documenti e retroscena.
È documentato che Mino Pecorelli dedicò ampio spazio alle vicende Sindona e ai rapporti tra finanza, politica, P2 e apparati dello Stato.
Non sono invece riuscito a trovare una fonte pubblicamente accessibile che confermi con certezza che la "vera difesa" di Sindona depositata da Guzzi sia stata integralmente pubblicata da OP o che una copia sia oggi conservata presso gli archivi della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli come allegato a Soldi Truccati. Su questo punto servirebbe una verifica archivistica diretta.
Va anche detto che molti studiosi del caso Sindona hanno lamentato una curiosa asimmetria delle fonti: le relazioni parlamentari, le carte della Commissione Sindona e molta documentazione bancaria sono relativamente accessibili, mentre gli atti difensivi completi, le strategie processuali e alcune memorie depositate dagli avvocati sono assai meno conosciuti e raramente citati nelle ricostruzioni storiche.
Se lei si riferisce al libro Soldi Truccati di Mario Almerighi e Giuseppe Turani, potrebbe essere utile verificare non tanto il volume a stampa quanto il fondo archivistico collegato all'opera. In alcuni casi la Feltrinelli conserva materiali preparatori, corrispondenza e documentazione raccolta dagli autori che non è confluita integralmente nel libro.
La questione storica che lei pone è legittima: se esisteva una memoria di Guzzi contenente una ricostruzione alternativa del dissesto Sindona, essa potrebbe avere interesse per lo storico anche se non fosse stata accolta dai giudici. Lo storico, infatti, deve studiare sia le sentenze sia le tesi respinte, valutandone le prove e la coerenza interna.
Mi incuriosisce un dettaglio: quando parla della difesa pubblicata da OP, ricorda se si trattava di un numero uscito prima del processo milanese del 1985 o dopo la condanna? Questo aiuterebbe molto a identificare il documento preciso. Vedi meno
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Ho cercato fonti accessibili oggi, ma non ho trovato una trascrizione completa delle parole pronunciate da Michele Sindona immediatamente dopo la lettura della sentenza del marzo 1985. Le fonti concordano però su alcuni punti.
Secondo le cronache richiamate nelle ricostruzioni storiche, Sindona reagì alla condanna continuando a proclamarsi innocente, sostenendo che il processo non avesse accertato la verità e che egli fosse vittima di interessi politici e finanziari ostili. Non risulta che abbia riconosciuto alcuna responsabilità per il dissesto della Banca Privata Italiana.
Una dichiarazione che viene spesso attribuita a Sindona in quel periodo, anche se riferita più in generale ai procedimenti che lo riguardavano, è la convinzione che dietro le accuse vi fossero «forze» o «poteri» interessati a eliminarlo dalla scena finanziaria. Questa linea difensiva rimase costante fino alla morte.
Poiché lei è interessato soprattutto al processo milanese del 1985, la fonte più utile sarebbe probabilmente l'archivio del giorno successivo di Corriere della Sera, la Repubblica o La Stampa, che potrebbero riportare le parole testuali raccolte in aula o durante le pause del dibattimento.
C'è un dettaglio che mi incuriosisce: nelle conversazioni precedenti lei ha più volte sostenuto di essere stato presente come testimone o comunque coinvolto nella vicenda processuale. Ricorda personalmente una frase specifica pronunciata da Sindona dopo la sentenza? Se me la indica, posso confrontarla con le fonti storiche disponibili e valutarne l'attendibilità. Vedi meno
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Cosa ebbe a dichiarare Michele Sindona dopo la condanna a 12 anni inflittagli nel 1985?
Dopo la condanna inflittagli dal Tribunale di Milano nel marzo 1985 per il dissesto della Banca Privata Italiana, Michele Sindona non riconobbe la propria responsabilità e continuò a sostenere di essere vittima di una più ampia manovra politico-finanziaria. Nei processi e nelle interviste dell'epoca ribadì più volte che il crollo del suo impero non era dovuto principalmente a sue frodi, ma all'azione di avversari potenti nel mondo bancario, politico e internazionale.
Le cronache riportano che, dopo la sentenza, Sindona mantenne una linea difensiva improntata alla contestazione delle accuse e alla denuncia di presunti complotti contro di lui. Continuò inoltre a lasciar intendere di possedere informazioni compromettenti su esponenti della finanza, della politica e di altri ambienti di potere.
Se però la sua domanda riguarda una dichiarazione precisa pronunciata immediatamente dopo la lettura della sentenza del 15-16 marzo 1985, le fonti facilmente reperibili oggi non riportano una frase univoca e universalmente citata. Le fonti storiche concordano sulla condanna e sul fatto che Sindona continuò a proclamarsi sostanzialmente innocente e perseguitato da interessi superiori, ma non sempre trascrivono le sue parole esatte pronunciate in aula.
Se vuole, posso cercare specificamente le cronache del giorno successivo su archivi di giornali come il Corriere della Sera, la Repubblica o La Stampa per verificare se furono riportate dichiarazioni testuali rese da Sindona all'uscita dell'udienza o durante la lettura del dispositivo. Vedi meno
mercoledì 15 ottobre 2025
asfodelo giallo ed altro
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ASFODELO GIALLO
QUANTO alla parlata loca, i contadini conoscitori dei nomi siciliani dei locali fiori da me inerpellati si sono smarriti e non hanno saputo dirmi l'esatto nome di queste splendide troffe di asfodelo giallo..
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ASFODELO GIALLO
[ASPHODELINE LUTEA[
(CFR. GIOVANNI SALVO - RACALMUTO, Patrimonio st Gli ambienti - - La flora - La Fauna: accenno a pag. 106 - foto a pag. 104.]
Villa Merycal al momento risplende di giallo, il giallo della pianta medicinale, l'asfodelo di cui non riesco ancora a scoprire quale è nome nel nostro impareggiabile dialetto racalmutese.
Qualcuno mi può venire incontro?
L'asfodelo giallo (Asphodeline lutea) è una pianta perenne mediterranea con fiori gialli a forma di stella, conosciuta per i suoi usi ornamentali, culinari e simbolici nella tradizione mediterranea.
Caratteristiche Botaniche
L’Asphodeline lutea, detta anche asfodelo giallo o Bastone di Giacobbe, appartiene alla famiglia Asphodelaceae
Wikipedia
. È una pianta perenne che può raggiungere un’altezza di 70-110 cm
www.tuttogreen.it
. Il fusto è eretto, cilindrico e ricoperto di foglie lungo tutta la lunghezza, mentre le foglie basali formano una rosetta da cui emerge in primavera il fusto floreale
carrozzadergambini.it
. Le foglie sono lunghe dai 10 ai 70 cm, a sezione triangolare, di colore verde-azzurro
www.tuttogreen.it
+1
. I fiori si dispongono in racemi cilindrici densi di infiorescenze a stella, di colore giallo con antere marroni o nere, e fioriscono tra aprile e maggio
www.tuttogreen.it
+2
.
Habitat e Diffusione
L’asfodelo giallo predilige terreni aridi, calcarei e sassosi, ed è comune dal livello del mare fino a circa 1.700 metri di altitudine
www.tuttogreen.it
+1
. Cresce spontaneo nel bacino del Mediterraneo, soprattutto in Italia meridionale (Sicilia, Puglia), Sardegna e Liguria, ma è presente anche in Portogallo, Spagna, Asia Minore e Iran
www.tuttogreen.it
+1
. È resistente alla siccità e tollera bene il calore, adattandosi anche a regioni più fresche se il terreno è ben drenato
www.promessedefleurs.it
. I bulbo-tuberi sotterranei sopravvivono al passaggio del fuoco, consentendo alla pianta di rigenerarsi in zone soggette a incendi
www.garganoverde.it
.
Usi in Cucina e Tradizione
I gambi dell’asfodelo giallo, raccolti prima della fioritura, sono commestibili e impiegati in cucina, ad esempio in frittate o cotture con sugo in Sicilia e conservati sott’olio in Puglia
Wikipedia
+2
. Le foglie vengono utilizzate per avvolgere latticini come la burrata, conferendo freschezza e aroma
Wikipedia
+1
. Le radici e i tubercoli hanno avuto un ruolo alimentare storico sin dall’antica Grecia, arrostiti e consumati con fichi o sale e olio
larchetipo.com
+1
.
Proprietà Medicinali e Tradizionali
Storicamente la pianta è stata impiegata anche in medicina popolare come emolliente, rinfrescante, diuretico e per trattamenti cutanei
larchetipo.com
. I fusti, carbonizzati, sono stati usati in terapie tossicologiche per la loro capacità assorbente
larchetipo.com
. Dalle radici si potevano ottenere inoltre alcol o colle naturali
www.tuttogreen.it
.
Simbolismo e Mitologia
Il nome ‘asphodelos’ deriva dal greco antico e significa “che non vacilla, che perdura”, mentre ‘luteus’ richiama il colore giallo dei fiori
larchetipo.com
. Nella mitologia greca e romana l’asfodelo era associato all’aldilà e ai defunti: i prati di asfodeli erano percepiti come luoghi in cui dimoravano le anime dei morti ed erano piantati sulle tombe
www.tuttogreen.it
+1
. Inoltre, presso i Romani, la pianta era simbolo di protezione e prosperità, spesso seminata vicino a porte e case di campagna.
Coltivazione e Cura
Predilige esposizioni soleggiate o a mezz’ombra e terreni ben drenati, leggeri e neutri
1
.
È rustica, resistente alla siccità e non richiede cure particolari, salvo rimuovere fusti fioriti per stimolare nuova crescita
1
.
Si può moltiplicare per semina in estate o per divisione dei rizomi in autunno, interrandoli a circa 25 cm di profondità
1
.
La pianta cresce lentamente, pertanto le giovani piantine vanno allevate in vaso per i primi anni prima di essere messe a dimora.
Origini 2
Curiosità
Esiste un miele molto aromatizzato ricavato dai fiori di asfodelo giallo, soprattutto in Sardegna, dal colore chiaro e dal sapore delicato
1
.
Le foglie sono impiegate anche per intreccio di cesti tradizionali
1
.
Origine 1
La combinazione di aspetto ornamentale, usi alimentari e simbolismo storico-mitologico rende l’asfodelo giallo una pianta unica nel panorama mediterraneo
Wikipedia
+2
.
Maria Pia Calapà
L'asfodelo giallo viene chiamato in dialetto siciliano con diversi nomi, tra cui zubbi, arufi, garufi, puddicini e baffalupo, a seconda delle zone. In alcune aree, come l'agrigentino, è noto come "puddicini".
Zubbi: Questo nome, considerato derivato d… Altro...
Lillo Taverna
opSotrnsde
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ASFODELO GIALLO
[ASPHODELINE LUTEA[
(CFR. GIOVANNI SALVO - RACALMUTO, Patrimonio st Gli ambienti - - La flora - La Fauna: accenno a pag. 106 - foto a pag. 104.]
Villa Merycal al momento risplende di giallo, il giallo della pianta medicinale, l'asfodelo di cui non riesco ancora a scoprire quale è nome nel nostro impareggiabile dialetto racalmutese.
Qualcuno mi può venire incontro?
L'asfodelo giallo (Asphodeline lutea) è una pianta perenne mediterranea con fiori gialli a forma di stella, conosciuta per i suoi usi ornamentali, culinari e simbolici nella tradizione mediterranea.
Caratteristiche Botaniche
L’Asphodeline lutea, detta anche asfodelo giallo o Bastone di Giacobbe, appartiene alla famiglia Asphodelaceae
Wikipedia
. È una pianta perenne che può raggiungere un’altezza di 70-110 cm
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. Il fusto è eretto, cilindrico e ricoperto di foglie lungo tutta la lunghezza, mentre le foglie basali formano una rosetta da cui emerge in primavera il fusto floreale
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. Le foglie sono lunghe dai 10 ai 70 cm, a sezione triangolare, di colore verde-azzurro
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. I fiori si dispongono in racemi cilindrici densi di infiorescenze a stella, di colore giallo con antere marroni o nere, e fioriscono tra aprile e maggio
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.
Habitat e Diffusione
L’asfodelo giallo predilige terreni aridi, calcarei e sassosi, ed è comune dal livello del mare fino a circa 1.700 metri di altitudine
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. Cresce spontaneo nel bacino del Mediterraneo, soprattutto in Italia meridionale (Sicilia, Puglia), Sardegna e Liguria, ma è presente anche in Portogallo, Spagna, Asia Minore e Iran
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. È resistente alla siccità e tollera bene il calore, adattandosi anche a regioni più fresche se il terreno è ben drenato
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. I bulbo-tuberi sotterranei sopravvivono al passaggio del fuoco, consentendo alla pianta di rigenerarsi in zone soggette a incendi
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.
Usi in Cucina e Tradizione
I gambi dell’asfodelo giallo, raccolti prima della fioritura, sono commestibili e impiegati in cucina, ad esempio in frittate o cotture con sugo in Sicilia e conservati sott’olio in Puglia
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. Le foglie vengono utilizzate per avvolgere latticini come la burrata, conferendo freschezza e aroma
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. Le radici e i tubercoli hanno avuto un ruolo alimentare storico sin dall’antica Grecia, arrostiti e consumati con fichi o sale e olio
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.
Proprietà Medicinali e Tradizionali
Storicamente la pianta è stata impiegata anche in medicina popolare come emolliente, rinfrescante, diuretico e per trattamenti cutanei
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. I fusti, carbonizzati, sono stati usati in terapie tossicologiche per la loro capacità assorbente
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. Dalle radici si potevano ottenere inoltre alcol o colle naturali
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.
Simbolismo e Mitologia
Il nome ‘asphodelos’ deriva dal greco antico e significa “che non vacilla, che perdura”, mentre ‘luteus’ richiama il colore giallo dei fiori
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. Nella mitologia greca e romana l’asfodelo era associato all’aldilà e ai defunti: i prati di asfodeli erano percepiti come luoghi in cui dimoravano le anime dei morti ed erano piantati sulle tombe
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. Inoltre, presso i Romani, la pianta era simbolo di protezione e prosperità, spesso seminata vicino a porte e case di campagna.
Coltivazione e Cura
Predilige esposizioni soleggiate o a mezz’ombra e terreni ben drenati, leggeri e neutri
1
.
È rustica, resistente alla siccità e non richiede cure particolari, salvo rimuovere fusti fioriti per stimolare nuova crescita
1
.
Si può moltiplicare per semina in estate o per divisione dei rizomi in autunno, interrandoli a circa 25 cm di profondità
1
.
La pianta cresce lentamente, pertanto le giovani piantine vanno allevate in vaso per i primi anni prima di essere messe a dimora.
Origini 2
Curiosità
Esiste un miele molto aromatizzato ricavato dai fiori di asfodelo giallo, soprattutto in Sardegna, dal colore chiaro e dal sapore delicato
1
.
Le foglie sono impiegate anche per intreccio di cesti tradizionali
1
.
Origine 1
La combinazione di aspetto ornamentale, usi alimentari e simbolismo storico-mitologico rende l’asfodelo giallo una pianta unica nel panorama mediterraneo
Wiki
Lillo Taverna
martedì 16 settembre 2025
IO GIURISTA DE "NOANTRI"
TU SINDACO DE "VOANTRI"
-Ci sono diversi modi di fare politica!
-Come diverse possono essere le motivazioni che spingono a farla!
-Si può dire pubblicamente quello che si pansa e quali sono le proprie intenzioni,
accettando il confronto e il dissenso!
-Si può liberare la propria coscienza critica su fatti, poco chiari, avendo l'onestá e il coraggio di indicare il nome e il cognome di coloro che si ritiene siano o possano essere i responsabili. Questa è serietá ed onestá intellettuale!
Ed è quello che faccio da sempre! Indipendentemente dal risultato elettorale e dal ruolo amministrativo politico ricoperto!
-Poi, ci sono i fautori della filosofia del silenzio; Come "modus operandi"! (sempre più numerosi!Un vero contagio)
-Persone a cui non gliene frega un ca..
di Racalmuto e dei Racalmutesi!
-Questi se perdono le elezioni si sotterrano "comu li Babbaluci"!
-Riescono a stare per anni allo stato latente, in attesa che cambi il tempo!
-Quando arriva la "pioggia" escono e
si raggruppano in "bande" per tentare l'assalto "a lu Panaru!"
-Chi ci riesce, di regola con sotterfugi e facili promesse agli elettori, non cambia filosofia!
-Continua con questo silenzio, che sa tanto di omertá! Almeno per le cose che hanno, per loro, importanti ricadute clientelari, di utilitá personale o di gruppo! Tutto a danno della comunitá!
neanche questo riescono a fare! E scivolano inesorabilmente nel patetico!
- "Caro" sindaco Bongiorno se vuoi puoi continuare ad offendere con queste tue affermazioni false e tendenziose, proferite per il solo fatto che non mi sono voluto allineare!
Addirittura (compiendo peccato di lesa maestá) mi sono permesso di muovere critiche sul Tuo operato e dell'Amministrazione che "bullizzi psicologicamente ogni giorno!"
Sai che c'è?,
Se vuoi, potrai continuare con questo modo di fare indicando apertamente il mio nome!
Mi impegno pubblicamente a non fare quello che hai fatto Tu nei confronti del consigliere Petrotto! Ovvero la querela per delle cose dette in consiglio;
Per le quali la procura ha chiesto l'archiviazione! Con tuo dispiacere!
Anche in questo caso non hai avuto il coraggio di fare nome e cognome!
lo indichi come mio "Affine"!
P.S.
Sempre, per tenere fede alla richiamata, a volte abusata serietá, sarebbe il caso, per una volta, che il nostro caro sindaco
spiegasse, se può, quali sarebbero le falsità contenute nei miei post!
Non è una bella cosa che un sindaco, cosí avanti negli anni, dica delle bugie pubblicamente! Non è Serio!
Io come segno distensivo, offro un bel vassoio di cannoli siciliani!
Da scambiare con un po' piú di informazioni, veritá e trasparenza!😜
Lillo Taverna
. Mi tambureggiava che almeno un decina di grosse personalità autenticamente racalmutesi erano pronte a sce ndere in lizza, a pèprospettarci programmi e amministrazioni consone al nuovo millennio; ed invece solo un trittico a dir poco discutibile. I migliori si erano messi da parte. Ora. imn mano ad un cummatinaru, ne piangi
lunedì 8 settembre 2025
ALLELLUIA allelluia
il prete grasso che tutti dicono mgro. storico della Sorbona di cirimicacola hapontifificato che i frsta canini traslati dai conventi famelici dei francescani palermitani a Racalmuto il 31 agosto 1625 dono autentici. Sui guad bene dal farne fre gli esami come dire istologici. Gli basta quanto attestato in un costosto diploma peraltro andato smattito sotto il suo governo.
Ottanta cavalieri avrebbero portatato queglo ossicini canini da i francescani plermitani 8i gesuiti molto scaltri se ne erano dissociati) m quando a Racalmuto le statistiche mi dicono che i cavalli non erano più di quaranta. Peraltro A palermo infuriava la peste. I cavalieri si infettarono e insieme ai curiosi di Grotte già impestati fevero esplodere la peste anche a Racalmuto che sino allora ne ersta immune. Quegli ossicini canini pare che il pimo miracolo comunque lo fevr; scenddendo per via S. Francesco (ora Via via Tinebra Martorana9 una indemoniata bestemmiatroce e vergognosamente svestita al passaggo delle sacre reliquire a dirla con il prete grasso che tutti dicono magro cersò d'incanto di tenersi il diavolo in corpo e divenne una pia donna come dira una nostra moderna orsolina.
Ma l'infuriare della peste infuriò i racalmutesi che non non amaromno la Santuzza nonostant gli sforzi della Principessa Beatrice Ventimiglia vedova di Girilamo II del carretto .
Oso citarmi: "Donnaa Beatrice Del Carretto esce indennee dalla peste del 1624, La troviamo ancora solerte e dispotica nel 1626. Ella ga deciso che le reliquie di Santa Rosalia , portate a Racalmuto il 31 agosto 1625 . vengano traslate da S. Francesco alla nuova 8o rimessa a nuovo) chiesetta di Santa Rosalia."
Quella chiesette pu venire allogata dove vi pare ma non certamente addosso aò paòazzo Romano eretto nei primi anni del ''Novecento. Peraltro ebbe una triste fine. Non amata dai Racalmutesi, in pochi vi si facevano seppellire e quindi scarse erano le rendite . Ne derivò una decrepitezza muuraria per cui al caonoco mantione non parevero di poterla rifilare come stalla ai sedicenti Baroni Grillo. In cambio una brutta statua di Santa Rosalia allogata in un altare latrale della Matrice,
Non credo che tanto si trovi nel caro tomo del locale ingegnere. Ma tant'è. Totò Picone pare che sta nella cordata dei veneranti l'inesistente Rodsalia Sinibaldi che Santo Stefano Quisquina vorrebbe tutta sua.
Diranno che nessuno mi sgue. Intanto gondolo: il mio terribile web CONTRA OMNIA RACALMUTO + aumetato in due giorni di ben 2.265 visitazionie. Alla faccia loro!
crivo all'una di notte, quasi cienco e non ho vogòlia di correggere errori darriligrafici e sviste forse anche sintattiche). Diranno a conforto della lorocrassa ignoranza che sono uno sgrammaticato e amcche peggio. Mi sta bene!)
sabato 30 agosto 2025
(RISERVATO A CHI ODIA I MIGRANTI)
DITELO CON FRANCHEZZA, PERCHÉ ESITARE? O PREFERITE CANTARLO? MA SÌ, A CASA DA SOLI, QUANDO NESSUNO VI ASCOLTA. … Altro...
99ta Giavomino Giacomino Scusa se approfitto della tua cultura. Ma Bi come ente pubblico, può travasare gli immobili ad una società facendola diventare padrona? Addirittura gestire da dirigenti pensionati di Banlitalia?
Mi piace · Rispondi · 12 min
Gestire
Lillo Taverna Purtroppo sì! Ora è giano bifronte. Non essendo più istituto di emissione e non essendo più titolare della Vigilanza sulle aziende di credito si è ridotta ad… Altro...
mercoledì 27 agosto 2025
Oggi a tavola, dopo un bel èooayyo di maltagliati al sugo di pomodoro come solo mia cogna6ta Mariella sa fare, ecco un dibattitoi linguistico.
Che significano termini come
scifu;
spirlonga:
chichiriieddru.
Stuzzico la mia Intelligenza Artificiaslr. Sbarella.
Esaustivo invvece il notevole vocabolario del canicattinese BRANCATO- La dotta congrega canicattinese fa duscendere SCIFU dal graci per indicare: ona "pedsante pietra scolpita a forma concava dove veniva mresso il cibo dei maiati// dal graco sciphos."
Io ricondo un signficto un po' più allegorico: piatto di creta rudimentale molto grande per contenare cibrie umnìne non di pregio ma sovrabbonfanti.
Passiamo a SPIRLOBGA: Per il Brancato: piatto di èprtata di terracotta smaltata , di forma rotonda od ovale Genesi? ma certo: latina: PERLONGA. (Non mi convince molto, tant'è).
E siamo a quella forma di pane duro che anche a Racalmuto chiamiamo: CHICHIRIEDDRU: Il Brancato non ha derivantini antiche. Noi - ovvio - troviamo ulteriore conforto alla nostra comnvinzine che molti termini dialettali racalmutesi sono residui linguistici del nostri antenati sicani, quelli che sencondo gli studi dell'archeologo D La Rosa stanziavani nei nostri affascinanti Monti Sicani, già cinque mila anni fa stando a taluni riscontroi fittili sotto posti a termoluminescenza presso l'(nivewrsità di Catania. Mostra meno
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Enzo Sardo
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Con il decreto legge 116 dell'8 agosto 2025 sono state emanate delle norme che puniscono severamente chi butta o abbandona sacchetti ti rifiuti.
Voglio ricordare che è previsto il sequestro del veicolo, multe fino a 12 mila euro e se ho capito bene anche la denuncia penale.
Per cui sarebbe bene che tutti i cittadini virtuosi o amanti del proprio paese diffondano questa notizia.… Altro...
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LA LUNGA AATTESA PARTE SECONDA
Abbiamo visto la volta scorsa come nel dibattito parlamentare sul Cao Sindona vi si consumò un surreale alterco tra l'ex Governatore della Banca d'Italia e il comunista on. Giuseppe 'Alema assieme al fascista on. Tatarella.
Sostanzialmente . Carli si difendeva dalla accusa di avere omesso tempestivi provvedimenti di rigore contro Sindana perchè così l'avrebbe costrettoil sottoscritto. Nella mia qualità di ispettore in ultima analisi da buo… Altro...
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venerdì 21 febbraio 2014
Esattamente 40 anni fa di questi tempi stava cambiando totalmente la mia vita.
Caldo giugno allora come adesso, venerdì pomeriggio arriva un ordine da Via Nazionale 91: allertare tre ben specifici giovani ispettori della Vigilanza bancaria per un colloquio col signor Governatore nella mitica grande sala del San Sebastianino. Vengono chiamati il futuro direttore generale dottor Enzo De Sario, il siciliano dottor Calogero Taverna, l’impeccabile dottor P… Altro...
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Enzo Sardo
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Con il decreto legge 116 dell'8 agosto 2025 sono state emanate delle norme che puniscono severamente chi butta o abbandona sacchetti ti rifiuti.
Voglio ricordare che è previsto il
martedì 26 agosto 2025
Lillo Taverna
Enzo Sardo
·
Con il decreto legge 116 dell'8 agosto 2025 sono state emanate delle norme che puniscono severamente chi butta o abbandona sacchetti ti rifiuti.
Voglio ricordare che è previsto il sequestro del veicolo, multe fino a 12 mila euro e se ho capito bene anche la denuncia penale.
Per cui sarebbe bene che tutti i cittadini virtuosi o amanti del proprio paese diffondano questa notizia.
Credo una notizia di civiltà.
Antonino Papotto
👍🏾
Giovanna Campanella
Finalmente, era ora
Angelo Cutaia Di Racalmuto
Non si può condividere.
Piscopo Gaspare
Purtroppo ci vuole la volontà dell’amministrazione per mettere le foto trappole e punire gli idioti che continuano a buttare immondizia per le strade, zona cda giudeo c’è un emerito che quotidianamente lascia sacchetti di immondizia con dentro pure pannolini, quindi l’idiota si è procreato o la moglie ha procreato, ma sarà una gran gioia quando verrà identificato perché se l’amministrazione non lo fa, lo fanno i residenti !
Giancarlo Matteliano
Vastunati!
Salvatore Chiarelli
Anche in contrada casalvecchio nella discesa, quasi quotidianamente quache lurida persona abbandona sul ciglio o in mezzo alla strada un sacchetto di spazzatura.
Giuseppe Guagliano
E per tutte quelle pubbliche amministrazioni di cui fanno parte anche i soggetti gestori, responsabili di clamorosi esempi di cattiva gestione se non clientele e spartizione di risorse a danno degli utenti, da cui parte
il degrado in ogni sua manifestazione, la nuova legge cosa prevede!
Ad oggi con leggi giá emanate un alleggerimento delle responsabilitá, delle pene a volte addirittura la depenalizzazione!
Cosí non può funzionare!
Stiamo percorrendo a grandi passi la strada del totalitarismo!
Sempre più forti con i deboli!
Clementi con i forti!
E olio di ricino per il popolo!😰
-----------------------------------
Lillo Taverna
Enzo Sardo che è raffinato politico di acuto intlletto dovrebbe convenire con me che fin tanto che vige l'imbroglio delle raccolta differenziata, i bordi delle strade di camppagna saranno pideni di sacchitti di immondizia anche quella mefitica,. Non c'è legge che tenga a fonte di impellenti necessità. Ai miei tempi per le stradcette del mio paesew di notte era una inondazione di urina e non solo. Non c'erano gabinetti in casa. Ora non ci sono cassonetti capinti nelle strade e quindi di necessità virtù l'immondizia si butta ove possibile.
Lillo Taverna
Certo a suo tempo è stato l'incaito sindaco cpmunista a vendere la immondizia a carissimo prezzo a speculatori di stampo democristiano. Pare per sistemare la moglie segretaria comunale in comuni più acconci. Ora il novello sindaco può tacitare l'on. Di Mauro piazzando due figli di grendi alettori nello smaltimento dei riufiuti solidi urbani. Pare che però possa scoppiare una incriminazione per scambio di voti. Magari!
Lilllo Taverna ·
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LA LUNGA AATTESA PARTE SECONDA
Abbiamo visto la volta scorsa come nel dibattito parlamentare sul Cao Sindona vi si consumò un surreale alterco tra l'ex Governatore della Banca d'Italia e il comunista on. Giuseppe 'Alema assieme al fascista on. Tatarella.
Sostanzialmente . Carli si difendeva dalla accusa di avere omesso tempestivi provvedimenti di rigore contro Sindana perchè così l'avrebbe costrettoil sottoscritto. Nella mia qualità di ispettore in ultima analisi da buomn siciliano, magari colluso con ,l'alta mafia che proteggeva l'affiliato Sindona, avrebbe imposto al Governatore di essere indulgente col bancarottiere di Patti (Sicilia).
Il comunidsta Giuseppe d'Alema si limitò a dire che non poteva sostenerso che un subordinato ispettore BI - il Taverna - posì stravolgenti.
L'on. tatarella molto più assennatamente contestò il governatore ricordando che nelle udienze dell'inchiesta su Sindona di san Macuto il Taverna appunto se ne era uscito con l'emblematica frase "io non ho deciso un bel nulla".
Carli, irritato allora sbotta: Credo che occorra verificare il verbale di quella riunione per sapere se egli (l Taverna) fose o no presente
Si mostra il verbale. Tatarella lo sbircia ed ammette compunto: era presente.
Carli ringalluzzito pontifica: conseguentemente insieme con il collega ha concorso nelle decisioni .
Ma bastava leggere quel documenti che peraltro non poteva essere qualificato "verbale" per appurare che il Taverna non avva per nulla concorso al nessuna decisione circa benevolenze assolutorie del Sindona.
Tutt'altro!
Eccovi il documento in questione.
Non era un verbale perché non vi era stata alcuna convocazione di orbgani completenti.
Era stata solo un drammatico scambio scambio irrituale di informazioni..
Il Taverna . appena aggiunto ispettore - è l'ultima ruota del carro. Apparentemente nulla dice, nulla chede, nulla suggerisce, nulla decide.
Ma quello non è un verbale, è una furba nota del siciliano, l'ispettore capo cdella Vigilanza Bancaria, Antonino Arista.
E' una messa in mora dello stato maggiore della Banca d'Italia d'I d'Italia e cioè:
. il Signor Governatore , Dr. Guido Carli.
[continua]
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