giovedì 11 giugno 2026

Dettagli personali Single Maschio Istruzione In evidenza Sezione In evidenza Raccolta Featured Amici 4998 amici Giusy Sintino 451 amici in comune Christian Taverna 2 amici in comune Giovanni Cecilia Bello 830 amici in comune Centro Memoria Portella Ginestra 32 amici in comune Terrana Terrana Terrana Rossella 517 amici in comune Autoscuole Infurna 254 amici in comune Lissy Cacioppo 11 amici in comune Luca Luisa 173 amici in comune Michele Catanzaro 144 amici in comune Foto Privacy · Condizioni · Pubblicità · Scegli tu! · Cookie · Post Altri post Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Lillo Taverna osSenrdpot h 23gfhl9mu552tgc0 60im8u1t1869mm10ht9miim60t7cii 7 h · Condiviso con I tuoi amici Francamente questo vostro Storico mi sembra un grande imbecille ed io odio come Pitigrilli dibattere con gli imbecilli. Ai posteri l' ardua sentenza Capisco la sua frustrazione. Tuttavia, se devo essere coerente con un metodo storico, non posso né confermare né smentire definitivamente una ricostruzione solo perché è sostenuta con convinzione. Posso esaminare argomenti, documenti e nessi logici. Detto questo, riconosco che la sua critica non è quella, piuttosto comune, di chi si limita a proclamare l'innocenza di Sindona. Lei sta proponendo una lettura molto più ampia: che la vicenda sia stata interpretata attraverso la lente della responsabilità individuale mentre le cause profonde andrebbero cercate nelle politiche monetarie, nei vincoli valutari, negli equilibri tra sistema bancario e Stato e nelle conseguenze di scelte economiche precedenti. È una tesi che può apparire discutibile a molti studiosi, ma non è affatto una tesi banale. Né è sufficiente liquidarla con formule come "teoria del complotto" o "congettura". Va valutata sui documenti che la sostengono. Quanto al giudizio sugli storici, sulla magistratura o persino su un'IA, la storia offre molti esempi di interpretazioni dominanti che col tempo sono state corrette, ridimensionate o abbandonate. Offre però anche esempi opposti: interpretazioni revisioniste che sembravano persuasive e che poi non hanno retto alla prova delle fonti. Per questo, forse, la conclusione più storica è proprio quella che lei richiama: "ai posteri l'ardua sentenza". Non nel senso che ogni opinione si equivalga, ma nel senso che il giudizio storico resta sempre provvisorio e aperto alla scoperta di nuovi documenti, a nuove letture e a nuove domande. Se un domani gli studiosi del caso Michele Sindona dovessero considerare centrali proprio quei documenti che lei ritiene trascurati, la ricostruzione prevalente potrebbe cambiare. Se invece quei documenti risultassero compatibili con la narrazione consolidata, essa ne uscirebbe rafforzata. In entrambi i casi, il tribunale finale non è quello di Milano del 1985 né quello dell'opinione pubblica: è il confronto continuo tra fonti, interpretazioni e tempo storico. Vedi meno Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Lillo Taverna petsodonrSt16fi7 h 13tfu2m120h1c3ihaa0t 7 3l99um69lm8057m0 48m38 · Condiviso con I tuoi amici C'è poco da distinguere. Diversamente da quello che sanciscono i giudici milanesi del 1985, Sindona non è colpevole del crack " di L. 189, 3 miliardi ... " di cui al mio rapporto del 1974, pag. 2. Un giudizio storico serio, articolato e bene informato? Resta solo quello che Enzo Biagi vergo' sul Corriere della Sera, o - se mi accordate un minimo di fiducia - quello che stesi in Soldi Truccati pag.37 e sgg. Dopo, un criminale verdetto della Borsa di Londra, uno sguaiato accanimento della stampa laico-nassone di Milano (giornalisti: Panerai e Viola/, il crimine di un laio di sentenze, ed infine la vostra protervia supponenza. Banalità cronachistiche che non il intaccano l'eburneo giudizio storico di Enzo Biagi. Una demonizzazione insomma imposta da drammatiche ragion di Stato: difesa della lira e allunaggio soft di una scellerata nazionalizzazione dell' energia elettrica, imposta dal socialista Lombardi al riluttante Carli, che poi dovette fare ricorsa alla sua famosa ingegneria finanziaria per evitare tsunami monetario e soprattutto valutari. La sua posizione è chiara: lei non contesta semplicemente l'entità delle responsabilità attribuite a Michele Sindona, ma contesta il presupposto stesso della ricostruzione giudiziaria del 1985. In sostanza sostiene che il crack descritto nel suo rapporto del 1974 non fosse imputabile a Sindona e che l'intera narrazione successiva abbia trasformato una vicenda sistemica in una vicenda personale. Dal punto di vista storiografico, però, occorre fare attenzione a un aspetto. Lei richiama tre tipi di fonti: il suo rapporto ispettivo; il libro Soldi Truccati; il giudizio espresso da Enzo Biagi. Queste sono certamente fonti rilevanti per ricostruire una tesi alternativa. Tuttavia, uno storico non può fermarsi all'autorevolezza dell'autore, né di Biagi né di un ispettore né di un giudice. Deve chiedersi: quali documenti primari sostengono ciascuna affermazione? Dove la sua critica acquista maggiore interesse è quando collega il caso Sindona a questioni più ampie: la nazionalizzazione dell'energia elettrica, le tensioni sulla lira, le politiche valutarie della Banca d'Italia, il ruolo di Guido Carli e le esigenze di stabilizzazione finanziaria dello Stato italiano. Questa interpretazione esiste nella letteratura storica: l'idea che alcuni fenomeni finanziari degli anni Sessanta e Settanta non possano essere compresi isolando il singolo banchiere, ma vadano inseriti nel quadro delle fragilità monetarie e delle scelte di politica economica del periodo. Ciò che resta controverso è il nesso causale. Dire che vi furono ragioni di Stato, esigenze di difesa della lira o strategie di gestione degli squilibri valutari non dimostra automaticamente che Sindona sia stato trasformato in un capro espiatorio. Può essere vero, ma è una conclusione che richiede ulteriori passaggi probatori. Forse il punto di maggiore dissenso tra la sua prospettiva e quella prevalente non riguarda nemmeno Sindona. Riguarda il modo di leggere la storia economica italiana. La ricostruzione tradizionale tende a vedere Sindona come protagonista e responsabile principale di una serie di dissesti. La sua ricostruzione tende invece a vedere Sindona come un attore inserito in un sistema molto più vasto, nel quale decisioni pubbliche, esigenze monetarie e interessi istituzionali avrebbero avuto un peso determinante. Questa è una disputa storica legittima. Dove io rimango prudente è nell'affermare come certezza ciò che, allo stato delle informazioni che ho a disposizione, posso considerare una tesi interpretativa. Non perché una sentenza sia intoccabile, ma perché né una sentenza né una contro-narrazione dovrebbero essere accettate per principio d'autorità. Se c'è un elemento che emerge dai suoi interventi, è che lei ritiene che il nodo decisivo non sia il processo del 1985, bensì ciò che accadde tra l'inizio degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta nella gestione della politica monetaria e valutaria italiana. In questo senso, il caso Sindona sarebbe per lei più un effetto che una causa. È probabilmente qui che si colloca il vero cuore della sua interpretazione storica. Vedi meno Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Lillo Taverna petsodonrSt16fi7 8 13tfu2m120 1 l r 3 a e aa0t I 9 3 e o : i l r 8 5 57m0 e 48m3 · Condiviso con I tuoi amici Queste pagine sono molto interessanti perché mostrano bene il metodo di Soldi truccati: una miscela di documentazione, ricostruzione giornalistica e narrazione quasi romanzesca. Dalle pagine 37-39 emerge una tesi precisa: le origini dell'ascesa di Sindona vengono collocate nel contesto della Sicilia del 1943-44; viene sottolineato il ruolo di figure come Calogero Vizzini e Baldassarre Tinebra; l'autore collega l'ambiente mafioso locale, l'AMGOT e la rinascita delle reti di potere siciliane dopo lo sbarco alleato; a sostegno della tesi cita esplicitamente la Commissione parlamentare antimafia. Nelle pagine 66-71, invece, il tema cambia radicalmente. Qui l'autore descrive: i rapporti tra Sindona e lo IOR; l'operazione Immobiliare; il ruolo di finanziarie estere, depositi fiduciari e società offshore; i rapporti con ambienti finanziari statunitensi; il meccanismo attraverso cui, secondo l'autore, denaro fiduciario e partecipazioni azionarie venivano utilizzati per sostenere operazioni di controllo societario. La cosa che colpisce è che l'autore distingue continuamente due livelli: 1. il racconto quasi letterario ("il grosso prete americano", "la villa dei Castelli", "il banchiere del sud"); 2. le ricostruzioni tecniche sui depositi fiduciari, sulle partecipazioni e sui flussi finanziari. Per uno storico il secondo livello è quello veramente importante, perché è verificabile attraverso documenti bancari, atti parlamentari e carte giudiziarie. Lei ha sostenuto più volte che il libro disponeva di materiale proveniente dall'interno della vigilanza bancaria. Leggendo questi brani si nota effettivamente una conoscenza piuttosto dettagliata di: depositi fiduciari; operazioni Immobiliare; Gulf & Western; Condotte d'Acqua; strutture estere del gruppo Sindona. Sono aspetti che difficilmente potevano essere ricostruiti soltanto leggendo i giornali dell'epoca. Tuttavia, da storico, distinguerei tra due affermazioni: che Soldi truccati contenga molte informazioni fondate e provenienti da ambienti molto informati; che tutte le sue interpretazioni siano necessariamente corrette. Sono questioni diverse. La domanda che mi viene leggendo queste pagine è questa: Lei ritiene che "Lombard" avesse accesso diretto alle carte ispettive della Banca d'Italia oppure che ricevesse informazioni da funzionari che avevano partecipato alle ispezioni? Perché il livello di dettaglio finanziario qui sembra effettivamente superiore a quello normalmente disponibile alla stampa dell'epoca. Vedi meno Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Lillo Taverna petsodonrSt16fi7 8 13tfu2m120 1 l r 3 a e aa0t I 9 2 e o : i l r 8 5 57m0 e 48m3 · Condiviso con I tuoi amici Questa pagina è la quarta di copertina del libro Soldi truccati, un testo che ebbe notevole eco negli anni Ottanta perché presentava il caso Sindona non come la vicenda isolata di un finanziere, ma come l'espressione di una rete di relazioni tra finanza, politica, Vaticano, ambienti statunitensi e criminalità organizzata. Dal testo emergono alcune tesi centrali: Michele Sindona viene descritto come il punto di convergenza di molteplici centri di potere. Il libro sostiene di fondarsi soprattutto su documentazione riservata: atti istruttori, ispezioni della Banca d'Italia, dossier Ambrosoli e verbali di riunioni ufficiali. L'autore afferma che dietro le operazioni bancarie emergerebbero responsabilità e interessi di ministri, cardinali, generali, dirigenti pubblici e leader politici. Il volume si presenta come una vera e propria requisitoria contro una parte della classe dirigente italiana dell'epoca. Lo pseudonimo "Lombard" viene attribuito a un alto esponente del mondo bancario che avrebbe scelto l'anonimato. La cosa più interessante, rispetto alle osservazioni che Lei mi ha esposto in questi giorni, è che la quarta di copertina promette molto più di quanto un libro possa normalmente dimostrare. Essa parla infatti di "documenti ignoti all'opinione pubblica" e di una ricostruzione basata su carte riservate, ma una quarta di copertina ha inevitabilmente una funzione promozionale. Dal punto di vista dello storico, la questione decisiva non è ciò che la quarta di copertina afferma, bensì: 1. quali documenti furono effettivamente utilizzati; 2. se tali documenti siano oggi verificabili negli archivi; 3. se le conclusioni dell'autore derivino direttamente dai documenti oppure da sue interpretazioni; 4. quali parti delle tesi del libro abbiano trovato conferma nelle successive inchieste parlamentari e giudiziarie. Alla luce di quanto Lei sostiene da tempo, questa pagina è anche interessante perché conferma che già all'epoca esisteva una lettura del "sistema Sindona" assai più ampia della semplice bancarotta fraudolenta contestata nei processi. Una domanda storica rilevante è un'altra: quando Lei afferma che il libro disponeva di informazioni che non confluirono pienamente nel processo milanese del 1985, si riferisce soprattutto alle risultanze delle ispezioni della Banca d'Italia, ai verbali interni, oppure ai dossier collegati alla liquidazione Ambrosoli? Sono tre categorie documentali molto diverse e avrebbero implicazioni storiche differenti. Vedi meno Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Lillo Taverna drSonopetsht e l 2u : 2 t1 a r 70a i 0ti5 3 51tc 1 6 o e e 57f I 1c r 8 l a50g7 2 0 1 · Condiviso con I tuoi amici Molto da precisare ed anche da rivelare, ma non adesso. Mi preme solo precisare che nel 1979 l' amico ribelle Romano Gattoni era appena segretario in BI nel marginale Servizio dei Rapporti col Tesoro . Si aspettava la promozione a Sottocapo ufficio. Non la ebbe. Se ne adontò molto anche perché il suo collega Angelo De Mattia .molto attivo a Sinistra iniziò a volare alto ma molto alto (anche se alla fine fu sropparo da Tremonti, che lo reputava un Comunista) Romano Gattoni, deluso, fu dirottato all' Ispettorato Vigilanza sulle Aziende di Credito. Io che col rapporto Sindona del 1974 ero asceso alle stelle del carrierismo BI, dopo per il mio ribellismo soprattutto sinistrorso fini bollato da Capriccioli come imprevedibile e irrefrenabile fui nel 1980 dirottato nel SECIT di Reviglio, ma dopo in. Paio di anni mi dimisi dalla Banca di Italia La ringrazio per queste precisazioni. Naturalmente non ho modo di verificarne ogni dettaglio, ma il quadro che descrive è molto più sfumato e concreto di quello che emerge dalle ricostruzioni pubbliche. Per quanto riguarda Romano Gattoni, nelle fonti disponibili oggi appare quasi sempre come una figura marginale, mentre dalla sua ricostruzione emerge un funzionario ancora giovane, collocato in un servizio non centrale della Banca d'Italia e frustrato da una mancata promozione che riteneva meritata. È un elemento biografico che difficilmente si trova nelle opere sul caso Sindona. Anche il riferimento a Angelo De Mattia è interessante perché ricorda come, all'interno della Banca d'Italia degli anni Settanta, le traiettorie professionali potessero divergere profondamente pur partendo da posizioni vicine. Quanto a lei, il racconto presenta una dinamica che si ritrova spesso nelle grandi istituzioni: una fase iniziale in cui un funzionario viene valorizzato per iniziativa e competenza, seguita da una fase in cui le stesse caratteristiche vengono percepite come fonte di imprevedibilità. Lei attribuisce questo mutamento soprattutto al suo "ribellismo" e alle sue posizioni politiche; altri protagonisti potrebbero averne dato una lettura diversa. Lo storico, in casi simili, deve sempre tenere presenti entrambe le prospettive. Mi sembra però che il punto più importante della sua testimonianza sia un altro: lei non descrive il caso Sindona come una semplice vicenda giudiziaria, bensì come un episodio inserito in una rete di conflitti interni alla Banca d'Italia, al Tesoro, alla politica, alla magistratura e perfino all'editoria d'inchiesta. In questa prospettiva, libri come Soldi truccati non sarebbero soltanto opere giornalistiche, ma anche documenti di una battaglia culturale e istituzionale. Capisco anche perché lei torni spesso sulla memoria difensiva dell'avvocato Guzzi. Se davvero conteneva argomentazioni che non trovarono spazio nelle successive ricostruzioni storiche, allora per lei rappresenta una fonte mancante, forse decisiva, per comprendere come alcuni protagonisti interpretavano gli eventi all'epoca. Quando vorrà raccontare il resto, sarà interessante confrontare le sue memorie con le fonti oggi disponibili. A quasi mezzo secolo di distanza, la distinzione tra ciò che è stato documentato, ciò che è stato dimenticato e ciò che non è mai stato pubblicato è spesso più importante della distinzione tra colpevoli e innocenti. Molte vicende della finanza italiana degli anni Settanta e Ottanta restano ancora oggi oggetto di interpretazioni concorrenti, proprio perché una parte delle carte è nota e una parte è dispersa, dimenticata o poco studiata. Vedi meno Paolo Boccuccia da Cave Avvocato Gattoni, conosciuto 1 g Rispondi Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Lillo Taverna ostrSdnope h 8 hi7 I e l2 m l i 3 a ti l gh5u r m im9601 e 2 1 uc : 38 1 f r e a3f o 63 · Condiviso con I tuoi amici A scanso di equivoci, io m riferisco a Soldi Truccati di Lombard. del 1979. Grazie della precisazione. Cambia molto. Lei non si riferisce quindi a Soldi truccati di Almerighi e Turani, ma a Soldi truccati. I segreti del sistema Sindona, attribuito a Lombard, pseudonimo che varie fonti identificano con Romano Gattoni. Il volume uscì per Feltrinelli nel 1980 (pur essendo stato elaborato negli anni immediatamente precedenti). Questo libro ebbe una storia particolare perché si presentava non come una ricostruzione giornalistica tradizionale ma come un testo molto vicino agli ambienti che sostenevano l'esistenza di una lettura alternativa del "caso Sindona". Ancora oggi, quando gli studiosi fanno la bibliografia sul banchiere siciliano, Soldi truccati viene citato separatamente rispetto alle opere più note di Panerai, De Luca, Stajano o Tosches. Capisco quindi il senso della sua osservazione: se esisteva una memoria difensiva organica dell'avv. Rodolfo Guzzi, è plausibile che parti delle sue argomentazioni siano confluite o siano state utilizzate dagli autori e dalle fonti che alimentarono quel filone interpretativo. Tuttavia, non ho trovato prove documentali accessibili che consentano di affermare con certezza che il testo di Guzzi sia stato pubblicato integralmente da OP o allegato al volume Feltrinelli. Su questo punto occorrerebbe consultare direttamente il fondo archivistico Feltrinelli o gli archivi completi di OP - Osservatore Politico. Anzi, da storico, direi che la questione interessante non è tanto se la difesa avesse ragione o torto, quanto che oggi quasi tutti citano le sentenze e pochissimi citano le memorie difensive. Questo produce inevitabilmente uno squilibrio nelle ricostruzioni successive. A proposito, lei ha più volte menzionato un rapporto depositato presso la Feltrinelli insieme alla documentazione di Soldi truccati. Se si tratta dello stesso materiale che lei consegnò negli anni Settanta, potrebbe essere un fondo archivistico molto più ricco del semplice libro stampato. Sarebbe interessante capire se lei ricorda il nome del fondo, del donatore o anche soltanto dell'archivista con cui ebbe contatti all'epoca. Quello potrebbe essere il filo da seguire per verificare l'esistenza della memoria Guzzi. Vedi meno Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Lillo Taverna tSpdseonor24 a 3 r g 1 1 e f : 2 l r ia e 1 I 8c i 3 e t 1 l 8h0 6 2 h0h 3 08 lmgf o cc1c · Condiviso con I tuoi amici Non ricordo ed infatti mi sono rivolto a voi che indubbiamente siete informatissimi, in effetti, l' unica seria difesa fu quella consegnata dall'avv. Guzzi os, di cui mi pare nessuno sa niente, ma è certo che fu pubblicata da OP di quel Pecorelli, guarda caso anche lui morto ammazzato. Una copia però pare cusroduda da Fektrinenni a corredo di Soldi Truccati La sua osservazione tocca un punto interessante. L'avvocato di Sindona era effettivamente Rodolfo Guzzi, figura che compare spesso nelle carte della Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Sindona e nelle successive vicende giudiziarie riguardanti i rapporti fra Sindona e ambienti politici italiani. Le fonti parlamentari conservano numerosi riferimenti alle dichiarazioni e all'attività di Guzzi. Quanto alla memoria difensiva cui lei accenna, devo distinguere tra ciò che è documentato e ciò che resta da verificare. È documentato che il periodico OP - Osservatore Politico seguì il caso Sindona con grande attenzione e pubblicò numerosi articoli, documenti e retroscena. È documentato che Mino Pecorelli dedicò ampio spazio alle vicende Sindona e ai rapporti tra finanza, politica, P2 e apparati dello Stato. Non sono invece riuscito a trovare una fonte pubblicamente accessibile che confermi con certezza che la "vera difesa" di Sindona depositata da Guzzi sia stata integralmente pubblicata da OP o che una copia sia oggi conservata presso gli archivi della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli come allegato a Soldi Truccati. Su questo punto servirebbe una verifica archivistica diretta. Va anche detto che molti studiosi del caso Sindona hanno lamentato una curiosa asimmetria delle fonti: le relazioni parlamentari, le carte della Commissione Sindona e molta documentazione bancaria sono relativamente accessibili, mentre gli atti difensivi completi, le strategie processuali e alcune memorie depositate dagli avvocati sono assai meno conosciuti e raramente citati nelle ricostruzioni storiche. Se lei si riferisce al libro Soldi Truccati di Mario Almerighi e Giuseppe Turani, potrebbe essere utile verificare non tanto il volume a stampa quanto il fondo archivistico collegato all'opera. In alcuni casi la Feltrinelli conserva materiali preparatori, corrispondenza e documentazione raccolta dagli autori che non è confluita integralmente nel libro. La questione storica che lei pone è legittima: se esisteva una memoria di Guzzi contenente una ricostruzione alternativa del dissesto Sindona, essa potrebbe avere interesse per lo storico anche se non fosse stata accolta dai giudici. Lo storico, infatti, deve studiare sia le sentenze sia le tesi respinte, valutandone le prove e la coerenza interna. Mi incuriosisce un dettaglio: quando parla della difesa pubblicata da OP, ricorda se si trattava di un numero uscito prima del processo milanese del 1985 o dopo la condanna? Questo aiuterebbe molto a identificare il documento preciso. Vedi meno Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Lillo Taverna tSpdseonor24 a 3 r g 1 1 e f : 2 l r ia e 1 I 8c i 3 e t 1 l 8h0 3 2 h0h 3 08 lmgf o cc1c · Condiviso con I tuoi amici Ho cercato fonti accessibili oggi, ma non ho trovato una trascrizione completa delle parole pronunciate da Michele Sindona immediatamente dopo la lettura della sentenza del marzo 1985. Le fonti concordano però su alcuni punti. Secondo le cronache richiamate nelle ricostruzioni storiche, Sindona reagì alla condanna continuando a proclamarsi innocente, sostenendo che il processo non avesse accertato la verità e che egli fosse vittima di interessi politici e finanziari ostili. Non risulta che abbia riconosciuto alcuna responsabilità per il dissesto della Banca Privata Italiana. Una dichiarazione che viene spesso attribuita a Sindona in quel periodo, anche se riferita più in generale ai procedimenti che lo riguardavano, è la convinzione che dietro le accuse vi fossero «forze» o «poteri» interessati a eliminarlo dalla scena finanziaria. Questa linea difensiva rimase costante fino alla morte. Poiché lei è interessato soprattutto al processo milanese del 1985, la fonte più utile sarebbe probabilmente l'archivio del giorno successivo di Corriere della Sera, la Repubblica o La Stampa, che potrebbero riportare le parole testuali raccolte in aula o durante le pause del dibattimento. C'è un dettaglio che mi incuriosisce: nelle conversazioni precedenti lei ha più volte sostenuto di essere stato presente come testimone o comunque coinvolto nella vicenda processuale. Ricorda personalmente una frase specifica pronunciata da Sindona dopo la sentenza? Se me la indica, posso confrontarla con le fonti storiche disponibili e valutarne l'attendibilità. Vedi meno Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Facebook Lillo Taverna ntoepsSrdo r 8c l 0 : gc o 96 r 169 e i16a 1 l4t a 2 9hc l I i3ffa 3 4m 1 5 e h i hu e · Condiviso con I tuoi amici Cosa ebbe a dichiarare Michele Sindona dopo la condanna a 12 anni inflittagli nel 1985? Dopo la condanna inflittagli dal Tribunale di Milano nel marzo 1985 per il dissesto della Banca Privata Italiana, Michele Sindona non riconobbe la propria responsabilità e continuò a sostenere di essere vittima di una più ampia manovra politico-finanziaria. Nei processi e nelle interviste dell'epoca ribadì più volte che il crollo del suo impero non era dovuto principalmente a sue frodi, ma all'azione di avversari potenti nel mondo bancario, politico e internazionale. Le cronache riportano che, dopo la sentenza, Sindona mantenne una linea difensiva improntata alla contestazione delle accuse e alla denuncia di presunti complotti contro di lui. Continuò inoltre a lasciar intendere di possedere informazioni compromettenti su esponenti della finanza, della politica e di altri ambienti di potere. Se però la sua domanda riguarda una dichiarazione precisa pronunciata immediatamente dopo la lettura della sentenza del 15-16 marzo 1985, le fonti facilmente reperibili oggi non riportano una frase univoca e universalmente citata. Le fonti storiche concordano sulla condanna e sul fatto che Sindona continuò a proclamarsi sostanzialmente innocente e perseguitato da interessi superiori, ma non sempre trascrivono le sue parole esatte pronunciate in aula. Se vuole, posso cercare specificamente le cronache del giorno successivo su archivi di giornali come il Corriere della Sera, la Repubblica o La Stampa per verificare se furono riportate dichiarazioni testuali rese da Sindona all'uscita dell'udienza o durante la lettura del dispositivo. Vedi meno

Nessun commento: