domenica 4 gennaio 2015

i FATTI DI RIESI NEL RESOCONTO DEL GIONALE DI SICILIA

Noi chiediamo ai nostri critici, alla cosiddetta comunità degli storici siciliani come si possa dare credito ad un Li Causi che vorrebbe fare apparire responsabile di questa tragedia popolare del 1919 addirittura il giovane vice commissario Messana. Un minimo di sapienza storica, un coonestare una mezza notizia nel l suo più complesso alveo, il volere essere (il dovere essere) obiettivi, avalutativi come impone ogni scienza sociale  ed ecco  la mistificazione Ettore Messana  sbriciolarsi. Certo i fatti di Riesi sono cose gravissime. Ma non riesco a leggere una riga intelligente e serena da parte di nessuno di codesti santoni della storia universitaria palermitana. Devo ricorrere al Ragionieri  per orientarmi un po'.  Cito pedissequamente. Non sono storico. "Ora tutto il 1919 è ininterrottamente percorso da un denso susseguirsi di agitazioni contadine estese all'intera penisola, non coincidente con le lotte operaie  e scandito dai rìtmi della graduale smobilitazione dell'esercito ..."Furono movimenti capaci d'introdurre la nozione stessa  di lotta sociale in plaghe  e regioni d'Italia che quasi ne erano rimaste sino a quel momento immuni, e di mostrare  quanto l'esperienza bellica  e la promessa della terra avessero contribuito a fare uscire le popolazioni  rurali da un secolare torpore. La forza di questi  movimenti fu però pari alla loro primitività e alla loro frammentarietà."
Mi bastano questi pochi accenni per stigmatizzare la malafede di chi, pur dichiarandosi storico professionista, deforma questa complessa congiuntura storica della lotta contadina in Riesi e dintorni e vuol far credere che un modesto funzionario di polizia possa permettersi di "ordinare" una strage addirittura imponendo il mitragliamento all'ufficiale dell'esercito cui credo spettasse le gestione delle armi specie pesanti. Gioca in alcuni la passione politica (e siccome anche noi ne soffriamo, siamo portati a comprendere) e in altri il pressapochismo scientifico pur di lucrare qualche provvidenza comunitaria (e qui davvero deploriamo), per non parlare di testate periferiche del tipo MalgradoTutto di Racalmuto cui non sembra vero di contrabbandare una notizia eclatante sia pure a spese della onorabilità di un rispettabilissimo concittadino che seppe farsi strada sino ad a arrivare ai vertici statali. Se il Messana avesse ordinato la strage (perché fascista dela prima ora che manc era scoccata in Sicilia nel 1919 e in quanto prematuramente colluso con la mafia magari di Vizzini) statene certi. finiva in galera e nessuna carriera fatto in polizia. 

 



mercoledì 3 dicembre 2014


I fatti di Riesi

Ettore Messana con i fatti di Riesi non c'entra. Parola del Giornale di Sicilia dell'epoca!!!

Questa qui non è mistificazione?
https://www.youtube.com/watch?v=PECKVrYtgTk




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Non trascorrono molte ore e il cronista nisseno cerca di completare i riferimenti al Giornale di Sicilia sui fatti di Riesi occorsi alle ore 11 del giorno precedente: è il 9 ottobre del 1919.
 
Faticando molto, siamo riusciti a trascrivere il fotogramma  del microfilm del giornale siciliano.

Vorremmo che foste voi, senza intermediazione alcuna, a trarre il succo da una siffatta concisa ma lucida corrispondenza.

Noi ci siamo molto soffermati sul particolare che artefici del bene e  del male di quel giorno furono i Carabinieri, coadiuvati da un nucleo sparuto di inesperti soldati. Emerge charissimamente che ad iniziare a sparare contro la folla furono loro: i carabinieri. Stranissimo, in cronache successive, in rievocazioni paesane, nel veemente attacco del Li Causi, nelle celebrazioni di Riesi dei primi
 anni 2000, negli studi seri del Casarrubea, in quelli pasticciati della Cernigoi, nelle esaltazioni cinematografiche, nelle lugubri messe in scena del Lucarelli televisivo, in tante corrispondenze di
aspiranti giornalisti, questo particolare viene del tutto pretermesso. Nessuno infatti può pensare che un giovane commissario si possa permettere di dare ordini alla benemerita arma di aprire il fuoco contro una inerme folla sia pure tumultuante. Non è elemento questo da rendere inaccettabile che ad essere responsabile di quell'esecrabile eccidio fosse il giovanissimo ed imberbe commissario Ettore Messana? Come dire Ettore Messana non c'entrò. Solenne infamia quella di volerlo a tutti i costi calunniarlo.

Non è giunto il momento di fare ammenda di tutta la diffamazione a mezzo stampa, blog, cinematografo e lugubri aggettivazioni del Lucarelli (sarà un caso, quella trasmissione del 2005 non ci sta più in You Tube o aggeggi analoghi)?

La famiglia Messana ha subìto, sta ancora subendo, danni, disagi, colpevolizzazioni, denigrazioni per una così concertata e martellata diffamazione. Nessuno deve pagare? manco il periferico  e pur edotto dei fatti, il giornaletto racalmutese di Sciascia MALGRADO TUTTO?

Per aggiunta  e suggello, ecco che veniamo a sapere che le mitragliatrici vengono dopo, ad eccidio consumato: nessun ordine poté dare al sottotenentino Di Caro il nostro gr. uff. comm. dell'ordine dei
santi Maurizio e Lazzaro, ispettore generale di P.S., dottore Ettore Messana.

Carta canta!!!

-------------
Caltanissetta 9, giorno

"I fatti i Riesi per quanto su essi siano sulle prime notizie alquanto esagerate pure rivestono una gravità non comune.

Ve ne mando i particolari nel modo più succinto.

Riesi è stato sempre uno dei centri di questa provincia che ha dato non poche volte da dire alle autorità politiche e di pubblica sicurezza dando sovente campo a noi cronisti di intrattenerci delle condizioni poco tranquille della pubblica sicurezza: difatti reati audacemente rari nella storia criminale sono colà avvenuti e non è la prima volta che dimostrazioni ed agitazioni sono degenerate in conflitto.

Le agitazioni minerarie poi hanno sempre trovato modo di allignare e di prosperare anche perché la politica di Riesi deve far capolino in tutto.  

Tra i maggiorenti anche il disaccordo è regnato sovrano per quanto il deputato del collegio, on. Pasqualino, abbia sempre messo in opera tutti i mezzi perché il pubblico interesse negli uomini pubblici fosse sempre l’ideale da raggiungere.

Parecchi anni fa tal Giuseppe Butera, una specie di mattoide, messosi a capo di alquanti incoscienti provocò dei moti gravissimi e si arrivò persino alla proclamazione della repubblica Riesina!

Poi venne la guerra e gli odii restarono sopiti mentre Riesi dava un contingente altissimo alla diserzione dando i Tofalo, i Carlino e compagnia bella; bisogna però riconoscere che la maggioranza di quella cittadina è composta di gente per bene, ma intanto basta qualche centinaio di illusi e di sconsigliati perché un intero centro resti in convulsione.

Da qualche settimana a Riesi dunque spirava vento di fronda, e ciò nonostante per volere di chi sta in alto tutta la forza disponibile della Provincia di Caltanissetta e el capoluogo era stata distaccata a Roma – a quanto se ne dice – perché l’ordine pubblico della capitale così esigeva.

Di modo che i tumulti di ieri hanno trovata la cittadina sguarnita di forza in modo quasi assoluto giacché la forza non si improvvisa specie quando niente affatto tranquilla era la situazione a Caltanissetta, a Terranova, a Castrogiovanni e in molti altri paesi dove l’agitazione agraria è assai intensa e gravida di pericoli.

Anzi su proposta del Prefetto pochi giorni fa il Ministero ha mandato qui il comm. Lonardone ispettore generale del Ministero della Agricoltura per la composizione delle vertenze agrarie in Provincia.

Intanto così l’on. Pasqualino come l’on. Colaianni e l’on. Lo Piano non avevano taciuto assieme al Prefetto la situazione della Provincia, che ha finalmente bisogno dopo tanti anni di incuria e di indifferenza ogni provvida cura giacché le nostre popolazioni sono assetate di giustizia e di equità.

Fatto sta che nelle scorse settimane la situazione a Riesi parve – lo era effettivamente – peggiorata, avvennero degli incidenti gravi la cui trasmissione non ci fu permessa e si procedette all’arresto del Giuseppe Butera e di altri capoccia del socialismo cosi detto ufficiale.

Come vi dissi, la politica ha fatto il resto di tal che si è andata rapidamente in questi ultimi giorni creata a Riesi una posizione veramente eccezionale e da destare l’allarme nella cittadinanza e da preoccupare le autorità.

L’on. Pasqualino proprio oggi doveva recarsi a Riesi dove egli è tanto benvoluto e stimato, appunto per mettere in opera il suo ascendente presso quella popolazione onde indurla alla quiete ed alla tranquillità.

Ma aveva preferito fare prima una corsa a Castrogiovanni per abbracciarsi con l’on. Colaianni che intanto non lascia mezzi intentati per comporre le vertenze  di indole economica nei paesi del suo collegio.

Dimenticavo dirvi che a Riesi da tempo per dimissioni di parecchi dei suoi membri quel Consiglio Comunale è stato sciolto e l‘amministrazione della cosa pubblica è deposta nelle mani di un R. Commissario, il cav. Scicolone, coadiuvato dal signor Grasso.

Si è cercato di togliere ogni pretesto a quelle masse illuse e fuorviate e financo l’approvvigionamento   del grano è proceduto in modo assolutamente eccezionale, un vero e proprio trattamento di favore.

Ma il pretesto è stato trovato lo stesso e ieri di giorno verso le 11 si iniziarono le prime dimostrazioni che assunsero ben presto il carattere di una violenta ribellione.

La pazienza dei pochi carabinieri fu messa a dura prova; qualche soldato fu sputato e preso a sassate e quando fu tentato di disarmarli e quando di certo avrebbero avuto la peggio fecero fuoco e caddero mezza dozzina e forse più di morti.

Grida e lamenti dimostrarono che c’erano anche dei feriti e non pochi.

La esasperazione della folla inviperita e delle donne raggiunse presto il colmo e la forza impotente dovette ritirarsi lasciando la cittadinanza in balia dei rivoltosi.  

Sono partiti da qui camions con mitragliatrici e forza in gran numero e si conta di sapere la vera ragione o meglio la causa occasionale della rivolta sanguinosa.

 Domani e forse oggi stesso l’on. Pasqualino sarà sul posto per spiegare tutta la sua opera autorevole per il ritorno alla tranquillità.

Intanto l’autorità giudiziaria ha aperto una inchiesta per accertare le singole responsabilità; parecchi arresti sono stati già operati e pare che moltissimi altri ne seguiranno.

Appena noti i nomi dei morti e dei feriti ve ne informerò e vi invierò altri particolari. 0ve sarà il caso.

Si sa che i rivoltosi furono poche centinaia di contadini che sono rimasti padroni della città; tutte le comunicazioni, anche quelle telegrafiche, sono interrotte; da Palermo sono stati inviati considerevoli rinforzi

La impressione per i fatti avvenuti è delle più dolorose e si spera che l’ordine e la calma possano presto tornare. "

Messana nei fatti di Riesi

Noi chiediamo ai nostri critici, alla cosiddetta comunità degli storici siciliani come si possa dare credito ad un Li Causi che vorrebbe fare apparire responsabile di questa tragedia popolare del 1919 addirittura il giovane vice commissario Messana. Un minimo di sapienza storica, un coonestare una mezza notizia nel l suo più complesso alveo, il volere essere (il dovere essere) obiettivi, avalutativi come impone ogni scienza sociale  ed ecco  la mistificazione Ettore Messana  sbriciolarsi. Certo i fatti di Riesi sono cose gravissime. Ma non riesco a leggere una riga intelligente e serena da parte di nessuno di codesti santoni della storia universitaria palermitana. Devo ricorrere al Ragionieri  per orientarmi un po'.  Cito pedissequamente. Non sono storico. "Ora tutto il 1919 è ininterrottamente percorso da un denso susseguirsi di agitazioni contadine estese all'intera penisola, non coincidente con le lotte operaie  e scandito dai rìtmi della graduale smobilitazione dell'esercito ..."Furono movimenti capaci d'introdurre la nozione stessa  di lotta sociale in plaghe  e regioni d'Italia che quasi ne erano rimaste sino a quel momento immuni, e di mostrare  quanto l'esperienza bellica  e la promessa della terra avessero contribuito a fare uscire le popolazioni  rurali da un secolare torpore. La forza di questi  movimenti fu però pari alla loro primitività e alla loro frammentarietà."
Mi bastano questi pochi accenni per stigmatizzare la malafede di chi, pur dichiarandosi storico professionista, deforma questa complessa congiuntura storica della lotta contadina in Riesi e dintorni e vuol far credere che un modesto funzionario di polizia possa permettersi di "ordinare" una strage addirittura imponendo il mitragliamento all'ufficiale dell'esercito cui credo spettasse le gestione delle armi specie pesanti. Gioca in alcuni la passione politica (e siccome anche noi ne soffriamo, siamo portati a comprendere) e in altri il pressapochismo scientifico pur di lucrare qualche provvidenza comunitaria (e qui davvero deploriamo), per non parlare di testate periferiche del tipo MalgradoTutto di Racalmuto cui non sembra vero di contrabbandare una notizia eclatante sia pure a spese della onorabilità di un rispettabilissimo concittadino che seppe farsi strada sino ad a arrivare ai vertici statali. Se il Messana avesse ordinato la strage (perché fascista dela prima ora che manc era scoccata in Sicilia nel 1919 e in quanto prematuramente colluso con la mafia magari di Vizzini) statene certi. finiva in galera e nessuna carriera fatto in polizia. 

 

mercoledì 3 dicembre 2014

I fatti di Riesi

Ettore Messana con i fatti di Riesi non c'entra. Parola del Giornale di Sicilia dell'epoca!!!

Questa qui non è mistificazione?
https://www.youtube.com/watch?v=PECKVrYtgTk




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Non trascorrono molte ore e il cronista nisseno cerca di completare i riferimenti al Giornale di Sicilia sui fatti di Riesi occorsi alle ore 11 del giorno precedente: è il 9 ottobre del 1919.
 
Faticando molto, siamo riusciti a trascrivere il fotogramma  del microfilm del giornale siciliano.

Vorremmo che foste voi, senza intermediazione alcuna, a trarre il succo da una siffatta concisa ma lucida corrispondenza.

Noi ci siamo molto soffermati sul particolare che artefici del bene e  del male di quel giorno furono i Carabinieri, coadiuvati da un nucleo sparuto di inesperti soldati. Emerge charissimamente che ad iniziare a sparare contro la folla furono loro: i carabinieri. Stranissimo, in cronache successive, in rievocazioni paesane, nel veemente attacco del Li Causi, nelle celebrazioni di Riesi dei primi
 anni 2000, negli studi seri del Casarrubea, in quelli pasticciati della Cernigoi, nelle esaltazioni cinematografiche, nelle lugubri messe in scena del Lucarelli televisivo, in tante corrispondenze di
aspiranti giornalisti, questo particolare viene del tutto pretermesso. Nessuno infatti può pensare che un giovane commissario si possa permettere di dare ordini alla benemerita arma di aprire il fuoco contro una inerme folla sia pure tumultuante. Non è elemento questo da rendere inaccettabile che ad essere responsabile di quell'esecrabile eccidio fosse il giovanissimo ed imberbe commissario Ettore Messana? Come dire Ettore Messana non c'entrò. Solenne infamia quella di volerlo a tutti i costi calunniarlo.

Non è giunto il momento di fare ammenda di tutta la diffamazione a mezzo stampa, blog, cinematografo e lugubri aggettivazioni del Lucarelli (sarà un caso, quella trasmissione del 2005 non ci sta più in You Tube o aggeggi analoghi)?

La famiglia Messana ha subìto, sta ancora subendo, danni, disagi, colpevolizzazioni, denigrazioni per una così concertata e martellata diffamazione. Nessuno deve pagare? manco il periferico  e pur edotto dei fatti, il giornaletto racalmutese di Sciascia MALGRADO TUTTO?

Per aggiunta  e suggello, ecco che veniamo a sapere che le mitragliatrici vengono dopo, ad eccidio consumato: nessun ordine poté dare al sottotenentino Di Caro il nostro gr. uff. comm. dell'ordine dei
santi Maurizio e Lazzaro, ispettore generale di P.S., dottore Ettore Messana.

Carta canta!!!

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Caltanissetta 9, giorno

"I fatti i Riesi per quanto su essi siano sulle prime notizie alquanto esagerate pure rivestono una gravità non comune.

Ve ne mando i particolari nel modo più succinto.

Riesi è stato sempre uno dei centri di questa provincia che ha dato non poche volte da dire alle autorità politiche e di pubblica sicurezza dando sovente campo a noi cronisti di intrattenerci delle condizioni poco tranquille della pubblica sicurezza: difatti reati audacemente rari nella storia criminale sono colà avvenuti e non è la prima volta che dimostrazioni ed agitazioni sono degenerate in conflitto.

Le agitazioni minerarie poi hanno sempre trovato modo di allignare e di prosperare anche perché la politica di Riesi deve far capolino in tutto.  

Tra i maggiorenti anche il disaccordo è regnato sovrano per quanto il deputato del collegio, on. Pasqualino, abbia sempre messo in opera tutti i mezzi perché il pubblico interesse negli uomini pubblici fosse sempre l’ideale da raggiungere.

Parecchi anni fa tal Giuseppe Butera, una specie di mattoide, messosi a capo di alquanti incoscienti provocò dei moti gravissimi e si arrivò persino alla proclamazione della repubblica Riesina!

Poi venne la guerra e gli odii restarono sopiti mentre Riesi dava un contingente altissimo alla diserzione dando i Tofalo, i Carlino e compagnia bella; bisogna però riconoscere che la maggioranza di quella cittadina è composta di gente per bene, ma intanto basta qualche centinaio di illusi e di sconsigliati perché un intero centro resti in convulsione.

Da qualche settimana a Riesi dunque spirava vento di fronda, e ciò nonostante per volere di chi sta in alto tutta la forza disponibile della Provincia di Caltanissetta e el capoluogo era stata distaccata a Roma – a quanto se ne dice – perché l’ordine pubblico della capitale così esigeva.

Di modo che i tumulti di ieri hanno trovata la cittadina sguarnita di forza in modo quasi assoluto giacché la forza non si improvvisa specie quando niente affatto tranquilla era la situazione a Caltanissetta, a Terranova, a Castrogiovanni e in molti altri paesi dove l’agitazione agraria è assai intensa e gravida di pericoli.

Anzi su proposta del Prefetto pochi giorni fa il Ministero ha mandato qui il comm. Lonardone ispettore generale del Ministero della Agricoltura per la composizione delle vertenze agrarie in Provincia.

Intanto così l’on. Pasqualino come l’on. Colaianni e l’on. Lo Piano non avevano taciuto assieme al Prefetto la situazione della Provincia, che ha finalmente bisogno dopo tanti anni di incuria e di indifferenza ogni provvida cura giacché le nostre popolazioni sono assetate di giustizia e di equità.

Fatto sta che nelle scorse settimane la situazione a Riesi parve – lo era effettivamente – peggiorata, avvennero degli incidenti gravi la cui trasmissione non ci fu permessa e si procedette all’arresto del Giuseppe Butera e di altri capoccia del socialismo cosi detto ufficiale.

Come vi dissi, la politica ha fatto il resto di tal che si è andata rapidamente in questi ultimi giorni creata a Riesi una posizione veramente eccezionale e da destare l’allarme nella cittadinanza e da preoccupare le autorità.

L’on. Pasqualino proprio oggi doveva recarsi a Riesi dove egli è tanto benvoluto e stimato, appunto per mettere in opera il suo ascendente presso quella popolazione onde indurla alla quiete ed alla tranquillità.

Ma aveva preferito fare prima una corsa a Castrogiovanni per abbracciarsi con l’on. Colaianni che intanto non lascia mezzi intentati per comporre le vertenze  di indole economica nei paesi del suo collegio.

Dimenticavo dirvi che a Riesi da tempo per dimissioni di parecchi dei suoi membri quel Consiglio Comunale è stato sciolto e l‘amministrazione della cosa pubblica è deposta nelle mani di un R. Commissario, il cav. Scicolone, coadiuvato dal signor Grasso.

Si è cercato di togliere ogni pretesto a quelle masse illuse e fuorviate e financo l’approvvigionamento   del grano è proceduto in modo assolutamente eccezionale, un vero e proprio trattamento di favore.

Ma il pretesto è stato trovato lo stesso e ieri di giorno verso le 11 si iniziarono le prime dimostrazioni che assunsero ben presto il carattere di una violenta ribellione.

La pazienza dei pochi carabinieri fu messa a dura prova; qualche soldato fu sputato e preso a sassate e quando fu tentato di disarmarli e quando di certo avrebbero avuto la peggio fecero fuoco e caddero mezza dozzina e forse più di morti.

Grida e lamenti dimostrarono che c’erano anche dei feriti e non pochi.

La esasperazione della folla inviperita e delle donne raggiunse presto il colmo e la forza impotente dovette ritirarsi lasciando la cittadinanza in balia dei rivoltosi.  

Sono partiti da qui camions con mitragliatrici e forza in gran numero e si conta di sapere la vera ragione o meglio la causa occasionale della rivolta sanguinosa.

 Domani e forse oggi stesso l’on. Pasqualino sarà sul posto per spiegare tutta la sua opera autorevole per il ritorno alla tranquillità.

Intanto l’autorità giudiziaria ha aperto una inchiesta per accertare le singole responsabilità; parecchi arresti sono stati già operati e pare che moltissimi altri ne seguiranno.

Appena noti i nomi dei morti e dei feriti ve ne informerò e vi invierò altri particolari. 0ve sarà il caso.

Si sa che i rivoltosi furono poche centinaia di contadini che sono rimasti padroni della città; tutte le comunicazioni, anche quelle telegrafiche, sono interrotte; da Palermo sono stati inviati considerevoli rinforzi

La impressione per i fatti avvenuti è delle più dolorose e si spera che l’ordine e la calma possano presto tornare. "

Vorrà dire che Lupi farà causa a Giove Pluvio che si permette di rendere cedevole il tratto di terra ove incautamente si appoggiano colonne cementizie di sospensione delle arcate dell'autostrada. Malgrado Tutto non è ingenuo a dare fiato a siffatte risibili giustificazioni, addirittura rivestite da forme saccentemente esplicative? Ci fa pensare male. Già, pensiamo all'autostrada dei quattro scrittori, alle assunzioni di personale con fasulla residenza racalmutese, ad un inverecondo gioco disubappalti. Sciascia avrebbe approvato?

Vorrà dire che Lupi farà causa a Giove Pluvio che si permette di rendere cedevole il tratto di terra ove incautamente si appoggiano colonne cementizie di sospensione delle arcate dell'autostrada. Malgrado Tutto non è ingenuo a dare fiato a siffatte risibili giustificazioni, addirittura rivestite da forme saccentemente esplicative? Ci fa pensare male. Già, pensiamo all'autostrada dei quattro scrittori, alle assunzioni di personale con fasulla residenza racalmutese, ad un inverecondo gioco disubappalti. Sciascia avrebbe approvato?

cerchiamo di far gruppo: un gruppo di intellettuali racalmutesi che assediino il competente Ministero perché almeno dopo un secolo faccia luce o almeno consenta di far luce. I nostri morti in guerra, i nostri "dispersi" i guerra senza tomaba. i nostri feriti a vita, lo esigono, ce lo impongono. Non patriottismo retorico, ma vibrata istanza di verità e giustizia. Una condanna morale di quei medici racalmutesi che hanno ordito questa terrificante truffa della leva di scambio avrebbe valore altamente etico. Ammonitore!

cerchiamo di far gruppo: un gruppo di intellettuali racalmutesi che assediino il competente Ministero perché almeno dopo un secolo faccia luce o almeno consenta di far luce. I nostri morti in guerra, i nostri "dispersi" i guerra senza tomaba. i nostri feriti a vita, lo esigono, ce lo impongono. Non patriottismo retorico, ma vibrata istanza di verità e giustizia. Una condanna morale di quei medici racalmutesi che hanno ordito questa terrificante truffa della leva di scambio avrebbe valore altamente etico. Ammonitore!

una mia vecchia clerical disputa con una signora, oggi mia acerrima nemica

 

lunedì 28 ottobre 2013

miscellana mariana dell'ottobrata 2013



...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.

giovedì 29 agosto 2013

S. Agostino (354-430 d.C.) in particolare parla di hyperdulia ('dulia' è venerazione ed onore rivolti ad un santo, contrapposto a 'latria' adorazione dovuta a Dio solo) ovvero la speciale venerazione che va offerta a Maria vergina (De Civ. Dei, X, ii, 1)

     Mi hanno dato dell'ignorante perché mi sono permesso di volgarizzare cghe tra S. Agostino e la Madonna non è che poi corresse buon samgue. Qui sotto afastello le più diverse tesi. Ovvio che io opto per la derivazione dal paganesimo il culto della  madrde di Dio, Maria. Vi è sotto una mirabilde sintesi di chi veramente conosce la materia. Quanto a Santo Agostino, i cattolici non riescono a tirar fuori se questo vago paragrafo. S. Agostino (354-430 d.C.) in particolare parla di hyperdulia ('dulia' è venerazione ed onore rivolti ad un santo, contrapposto a 'latria' adorazione dovuta a Dio solo) ovvero la speciale venerazione che va offerta a Maria vergina (De Civ. Dei, X, ii, 1)
Insomma il povero Agostino in quel frastuono tra chi voleva deificare la Madonna e chi la voleva una semplice popolana, vergine nel senso di non sposata, si inventa codesta hyperdulia (come dire una venerazione particolare, non un culto divino che sarebbe suonato eresia ai suoi occhi di grande filosofo. La LATRIA solo a Dio. ;La mia contestatrice ha verità assiomatiche, da buona cattolica non può che essere dommatica. Io son laico e per me tutto è relativo. Ma mi pare di averci azzeccato nel dire che S. Agostino non è il fervente adoratore di Maria.  Quanto alla contestatrice (che mantiene sempre il mio profondo ironico affetto) creda quel che vuole. Non le dirò (come fa lei) che sbaglia.

                   

Quali sono le origini storiche del culto di Maria?

intendo Maria madre di Cristo

Miglior risposta - Scelta dal Richiedente

La risposta di Speranza è verissima,se ne parla in Isaia e molti altri hanno messo in guardia il popolo fino a S.Paolo che le ha chiamate con diversi nomi,nel mondo,dopo la dispersione del popolo di Babilonia,se la sono portata ovunque quella statua con il dio sole in braccio con l'aureola e le 12 stelle e anche i segni zodiacali,i missionari hanno trovato le statue prima ancora che parlassero loro di Gesù e Maria,Costantino per non scontentare i pagani ha cambiato nome alla statua e il gioco è stato fatto,guarda come è peggiorato il mondo che non legge la Bibbia e venera pregando lei,tutti sotto il suo potere e le sue bugie,sai quante persone hanno aperto gli occhi e buttato tutto di lei e altri e sono guarite da ogni genere di malattie?Questa è Bibbia e storia,se a scuola si stesse attenti nell'ora di storia delle religioni,lo saprebbero tutti e cadrebbe il suo potere,basterebbe smettere di pregarla e farsi liberare da chi sa come(non dai preti che la invocano anche nelle liberazioni)solo Gesù è l'Unico nome che salva e guarisce.ciao!


fin dai tempi della Chiesa primitiva, i seguaci di Cristo praticavano il culto a Maria, che in seguito viene ad arricchirsi di nuove pratiche, contestate dai protestanti, ma in sintonia con quanto i veri cristiani hanno sempre creduto.
Già nel Vangelo di san Giovanni viene messo in risalto il ruolo di mediatrice tra Gesù e gli uomini, svolto da Maria.
Ci riferiamo al primo miracolo di Gesù, compiuto a Cana di Galilea. Nell’occasione, è proprio l’intercessione di Maria che fa sì che Gesù trasformi l’acqua in vino.
Dal Vangelo all’archeologia, le tracce del culto mariano sono numerose.

Consideriamo l’epitaffio di un tale di nome Vericundus nelle catacombe di Priscilla, a Roma, databile secondo la studiosa Margherita Guarducci alla fine del II secolo.
Ebbene, all’interno del nome si trova inserita una "M", che sta ad indicare Maria, con lo scopo di augurare al defunto la sua protezione nell’al di là, Ciò dimostra come fin dall’antichità il nome di Maria fosse invocato a protezione delle anime dei defunti.

La più antica preghiera rivolta a Maria, Sub tuum praesidium, è stata trovata in un papiro egiziano, copto, databile, secondo diversi studiosi, al III secolo.
Ecco il testo: "Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta".

Del medesimo periodo troviamo, ancora nelle catacombe di Priscilla, a Roma, una rappresentazione dove si vede bene la figura di un vescovo che, nell’atto di imporre il sacro velo ad una vergine cristiana, le addita come modello Maria Santissima, dipinta col bambino Gesù in braccio.

Un’altra preziosa testimonianza la rintracciamo nel famoso "muro G", in Vaticano,
In quel luogo, dove sono state identificate dalla Guarducci le ossa di Pietro, vi è un graffito, del IV secolo, in cui il nome di Maria appare per intero.

Si ricordi, infine, che lo stesso concilio di Efeso dell’anno 431, nel quale Maria fu proclamata Madre di Dio, fu celebrato in un edificio a Lei dedicato segno di una devozione mariana preesistente concilio stesso.
Ma possiamo dire di più.
Esistono bellissime preghiere rivolte a Maria da Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio, san Gerolamo e sant’Agostino.

Inoltre, è certo che prima del concilio di Efeso Maria fosse festeggiata anche liturgicamente a Betlemme, a Gerusalemme e a Nazareth.
Alla luce di questi riferimenti, possiamo concludere che ciò che i cattolici continuano a fare nel tempo e a credere ancora oggi riguardo a Maria, corrisponde a ciò che i cristiani, fin dai primi tempi, hanno sempre fatto e creduto. È quanto basta per confermarci nella verità cattolica riguardo al culto mariano.

E non c’è da stupirsi. In fondo, Maria lo aveva già detto chiaramente:

"D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata"
(Luca 1,48).
è la cristianizzazione della Dea, che durante il solstizio d'inverno (21 dicembre circa) dava alla luce il Dio Sole, infatti dal solstizio in poi le giornate si vanno allungando poichè il Dio cresce e diventa più forte.

Nessuno avrebbe abbandonato l'idea di questa amorevole Madre, che col suo amore rendeva possibile la crescita dei loro raccolti, per avvicinarsi al cristianesimo, ecco perchè comparve la figura di Maria, Madre di gesù.

ed ecco anche perchè certi cristiani non la ammettono: è una figura intrinsecamente pagana! ne sono un esempio le madonne nere, di epoca andecedente a cristo, che raffigurano la Dea Madre col figlio. (se si osserva la madonna di loreto, ci si accorge che sulla sua veste ci sono delle lune, simbolo della Dea)


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comunque non dico che sia male il culto della Madonna, anzi è un segno che il paganesimo non è morto.
io personalmente la venero nella sua forma primordiale di Madre Terra!

A Nazareth furono condotti scavi che hanno riportato alla luce luoghi di preghiera risalenti al II secolo appartenenti alle prime comunità cristiane. Qui su una parete è stato rinvenuto un graffito con la scritta in greco, "ave maria".

Già i primi Padri della Chiesa e cristiani parlano del culto mariano.

Nella tradizione degli Ortodossi e anche dei Cattolici, alcune immagini bizantine della Vergine Maria sono addirittura attribuite a S. Luca, l'evangelista. Una trentina di COPIE di questo ritratto lucano di Maria si trova a Roma (cf. Martigny, Dict. des antiq. chrét., Paris, 1877, p. 792). Agostino però afferma che non ci è tramandato e dato di sapere la vera immagien della Vergine (de Trinit. VIII, 5, P.L., XLII, 952).

St Ignazio di Antiochia (50-98 (o 117) d.C.) scrive agli Efesini (capitoli XVIII-XIX), ancora in tempi apostolici (ovvero quando gli apostoli, o alcuni di loro, erano ancora vivi), dove spiega loro la connessione tra i misteri della vita di nostro signore Gesù Cristo e i misteri della vita di Maria vergine (come la nascita verginale e la annunziazione).

Della venerazione di Maria ne parla già S. Ireneo (II secolo, nato tra il 115 e il 125 d.C.), discepolo di Policarpo (64-155 d.C.) che fu discepolo diretto di Giovanni Apostolo l'Evangelista. S. Ireneo già nella metà del II secolo sulla venerazione di Maria vergine (adv. haer., V, 17, P.G. VIII, 1175)

La lettera sub-apostolica "Epistola ad Diognetum", di autore sconosciuto ma che fa riferimento al vangelo e alle lettere Paoline, di Giovanni e di Pietro, parla di Maria come la anti-tesi di Eva. La lettera fu scritta tra il 250 e il 300 d.C. (anche se alcuni la collocano anche al 170 d.C.)

S. Giustino (100-130 d.C.) e Tertulliano (ca. 160-ca. 225 d.C.) parlano entrambi estensivamente su Maria e la vita di questa.

Molti altri Padri della Chiesa parlano di venerazione Mariana, tra cui S. Agostino, S. Jerome, S. Giovanni Damasceno, etc, etc...

S. Agostino (354-430 d.C.) in particolare parla di hyperdulia ('dulia' è venerazione ed onore rivolti ad un santo, contrapposto a 'latria' adorazione dovuta a Dio solo) ovvero la speciale venerazione che va offerta a Maria vergina (De Civ. Dei, X, ii, 1)


Dagli scritti, sia della Sacra Scrittura (in parcitolare gli Atti degli Apostoli e le lettere Paoline) che quelli dei Padri della Chiesa dei primi secoli, si può supporre, quasi con certezza, che la venerazione della beata vergine Maria era già presente al tempo degli apostoli.

Suppongo quando Gesù sulla Croce disse a Giovanni ecco la Tua Madre e alla Madre di Dio ecco il tuo figlio e poi nei secoli dopo l'Assunzione in Cielo senza morte per concludere con il dogma dell'Immacolata concezione è un percorso che ne fortifica la fede e poi è ben enunciato con iol Magnificat nella Bibbia

"Il titolo di "mediatrice" non venne che molto tardi in uso nei documenti della Chiesa; fu raramente adoperato; è difficile ad essere esattamente interpretato; sembra in contraddizione con il testo biblico che chiama Cristo il solo mediatore".

Fonti:
DELLA CASTITA'

Io amo la foresta. Nella città si vive male: là c'è troppa gente che è in calore.
Non è meglio finire nelle mani di un assassino che nei sogni d'una donna in calore?
E guardate là quegli uomini: il loro occhio lo dice, non conoscono nulla di meglio al mondo che giacere con una donna.
Sul fondo della loro anima c'è fango: e guai quando il fango ha persino ancora dello spirito!
Se almeno foste perfetti come bestie! Ma l'animale ha come virtù l'innocenza,
Vi consiglio di uccidere i vostri sensi? La castità è per alcuni una virtù, ma presso molti addirittura un vizio.
Questi, è vero, si contengono: ma la cagna che si chiama sensualità traspare da tutto ciò che fanno.
Fin sulle vette della loro virtù e nell'interno del loro freddo spirito li segue quella bestia con la sua irrequietezza.
E con quanto garbo la cagna della sensualità sa chiedere in elemosina un pezzo di spirito quando le viene negato un pezzo di carne!
Voi amate le tragedie e tutto ciò che spezza il cuore? Ma io sono diffidente verso la vostra cagna.
Voi avete secondo me occhi troppo crudeli e cercate con cupidigia se vedete dei sofferenti. Forse la vostra voluttà si è soltanto trasferita e chiama se stessa compassione?
E vi dedico anche questa similitudine: molti che avevano soltanto voluto scacciare da sé il diavolo, si sono invece cacciati da se stessi nella pelle del maiale.
La castità è da sconsigliare a coloro cui essa riesce troppo grave, affinché essa non diventi la via dell'inferno, cioè, fango o foia dell'anima.
Parlo di cose sudicie? Questa non è per me la cosa peggiore.
Non quando la verità è sudicia, ma quando ha poca profondità colui che conosce  scende malvolentieri nelle sue acque.
In verità, ci sono uomini che sono casti dal fondo; sono più miti di cuore, ridono più volentieri e più spesso di voi.
Essi ridono anche della castità e si chiedono "Che cos'è la castità?
Non è la castità forse follia ? Ma questa follia è venuta lei stessa a noi, non noi ad essa.
Abbiamo offerto un asilo e un cuore a quest'ospite; adesso abita presso di noi. Vi rimanga finché le piace|"
Così Parlò Zarathustra.    

Padre Cipolla




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Carissimo Piero, ammiro ed apprezzo la verve, la passione, la sagacia che profondi nel difendere le tue tesi. Hai un mito da imporre e ci riuscirai: trasformare il prete dello scuru e fuddra in un ideale di sacerdote altruista, dedito all’amore del prossimo, solerte nel diffondere a Racalmuto (purtroppo venendo da Milocca) il Regno di Dio. Mi riferisco, ovvio, a padre Cipolla.


Mi fai magari una lisciatina, richiamndomi alla coerenza (che invero credo virtù dei ciechi che tirano sempre dritto anche quando davanti si para loro una voragine). Sì sono proprio io che follemente mi son messo a recuperare la buona memoria di quel dissacrato poliziotto capo a nome Ettore Messana.
Ti dirò: lì non faccio fatica; il mio grande compagno comunista Girolamo Li Causi aveva in pieno parlamento profferito tre scomuniche avverso il nostro malcapitato concittadino. Mi ci è voluto poco – ad onta dei saccenti di Malgrado Tutto –appurare che si trattava di tre infamie senza fondamento. Con ciò non mi passa per l’anticamera del cervello pensare di avere riscoperto un santo laico, un fedelisimo servitore dello Stato (nel caso lo Stato di Polizia). Si sa che sono in fin dei conti un anarcoide per avere gusti del genere.
Torniamo a padre Cipolla. Un tempo anch’io mi ero fissato per una ricerca storica che sovvertisse il detto popolare. Anche perché non avendo molta dimestichezza col Padre Eterno non credo che sia agevole rinvenire la sua tonante voce nelle meschinerie verbaiole dei racalmutesi.  Ma appena mi sono addentrato nelle vicende del prete di Milocca – che essendo soprattutto vicende bancarie, per me era come giocare in casa – ecco il mio tonfo: il popolo di Racalmuto, quello che elegge sempre sindaci “esili” e poi si lamenta, stavolta ci aveva azzeccato, ancor più di quel che dicesse.
Il prete di Milocca è stato uno svagato prete maneggione, affarista, senza capo né coda. E di preti affaristi ne abbiamo avuto a Racalmuto, non ultimo il simpatico parroco, beneficiario sine titulo del Crocifisso, che tutti bene sappiamo e che volendogli tanto bene fingiamo di non sapere.
Scrive Sciascia: “di un prete che vuole una chiesa  «bella» e vi profonde il suo denaro”. Era una frottola storica, ma la confezionava Sciascia e chi osa! Invero, io, di persona, un prete che volle la sua chiesa non dico bella ma appariscente e vi profuse il suo denaro, ma proprio tutto il suo denaro non accettando manco un soldo dai sui fedeli, l’ho conosciuto. Andò in rovina e la sua famiglia credo che ancora lo sacramenti. Era padre Gerlando Di Falco del secolo scorso e la chiesa è appunto San Giuseppe, che ora ovviamente sta andando in rovina, utilizzata solo per inventarsi sacrestani di stato, pagati dal nostro dissestato Comune.
Ma non è il caso di Padre Cipolla. Aveva creduto che mettendo sù una banca cattolica cooperativa potesse rastrellare le rimesse degli emigranti negli Stati Uniti e farne quel che più gli tornava comodo: chiese dilatate e lasciate a cielo aperto, castelli medievali  maciullati da maestranze e murifabbri racalmutesi, scuole di cucito che non diplomarono nessuno, corsa ad investimenti immobiliari manco affittabili, partecipazioni minerarie quando Mussolini aveva abolito ogni forma di proprietà del sottosuolo italico (e questo me l’hai fatto scoprire proprio tu caro Piero). Credevo che certi articoli su un giornale del PP nisseno  di Sturzo li avesse scritto lui, il prete di Milocca, ma tu caro Piero hai pubblicato corrispondenze epistolari ove la lingua italiana veniva fugata da imperizie vernacolari. Se la faceva, in senso umanitario, con la vedova Bordonaro che mi pare fosse stata la moglie di quel sant’uomo di don Illuminato Grillo che ne aveva combinate al Comune, di concerto con un tal Nalbone, facendo ricadere la responsabilità di buchi di cassa al fuggiasco Savatteri, sindaco.
Il prete di Milocca era però politicamente aperto e non negò la sua benevolenza ai nuovi padroni in orbace. E questi una grande mano di aiuto gliela diedero, preservandolo dalle patrie galere: gli comprarono l’ala maciullata del c.d. castello Chiaramonano. E in fin di vita, pare per una perniciosa tubercolosi che tentava di curare alla Curma, mette in atto una bella bancarotta preferenziale: intesta i suoi beni immobili alle sorelle ottenendo però l’impegno a lasciare il tutto alla locale chiesa alla fine dei loro giorni. Allo Zaccanello Peppi Cipuddra mi faceva ammirare una bella “lenza” di terra di pane che l’arciprete pro-tempore (o i suoi familiari) coltivavano; proveniva proprio dal lascito di quelle sorelle del prete di Milocca.  Non ne avrà approfittato l’Arcangelo di Eugenio Napoleone Messana, ma è trascurabile bazzecola.
Da tempo quindi mi sono detto: de mortuis nihil nisi bonum o più evangelicamente: lascia che i morti seppelliscano i morti.  Di preti esteri che non mi sollazzano tanto ce ne ho sotto tiro due: quello di Milocca, la quale bene farebbe a riprendersi il suo geniale figlio sia pure ormai salma vetusta, e l’altro, quello che l’arzilla lady Hamilton andava dicendo che era l’unica persona intelligente di Racalmuto, anche perché scambiava il crocifisso per spadino omicida da grande brigante che era. Sciascia, usando della benevolenza dell’arciprete Casuccio, appura che il suddetto ex monaco era un tale Bufalino Maranella nato proprio a Montedoro. L’onnipotente sindaco Messana (montedorese) allora perché non trasla anche codesta salma monacale e se la riporta a casa. Almeno le ciarle della lady Chatterley montedorese sarebbero servite a qualcosa oltre che ad una denigrazione mondiale (in inglese) di noi cretinetti racalmutesi.
 
 

Rahalmudd (paese del modio).

Antichi ricordi di un paese.
 
 
anche perché è il mio paese: Racalmuto, sia chiaro. Niente Regalpetra o Rakalmauth o altre stupidate del genere. Racalmuto dai primi anni del XIII secolo, sempre toponimo arabo ma introdotto dai vinti musulmani ai tempi di Federico II. Toponimo importato da Petralia pare da monaci benedettini. Il significato? nessuno. Il senso etimologico? solo cervellotiche congetture. Il meno cervellotico? Rahalmudd, il paese del modio.