lunedì 30 marzo 2015

La Caico Hamilton denigratrice di Racalmuto


venerdì 5 luglio 2013

La Caico denigrò Racalmuto ... Sciascia (beffardo) sorrise,

 
Sciascia un paio di altre volte si dedica all'arciprete Casuccio. Ne scrive ad esempio a pag. 10 delle Memorie del Tinebra  ricordando di avere fatto ricorso alla memoria del "vecchissimo ex arciprete (novantasette anni)" per avere modo di sbeffeggiare una certa Caico "- inglese sposata ad un siciliano di Montedoro". Oggi quella Caico, che tanto denigrò i racalmutesi la si vuol beatificare, plaudenti nostri insigni paesani.
Noi ce siamo dovuti occupare a difesa del nostro onore (letterario) atteso che un tal Messana Muntiduuriisi ci addebitava "scivoloni grotteschi". Qualche letterato locale  applaudì. Riportiamo qui un nostro non certo umile post.
 
 
 
 
 
 







 

Si dà il caso che scartabellando tra i mucchi di fotocopie di casa mia a Roma trovo questa impresentabile riproduzione dell’ormai lady Chatterley di Montedoro: il mondo di Louise . L’originale resta a Racalmuto e quindi le foto che qui riproduco non fanno giustizia alla indubbia abilità fotografica di questa fragile creatura d’Inghilterra.
E’ inutile negarlo: scrive soavemente; ha periodo lucido, ha aggettivazione accattivante, la sua paratassi non è di fattura scolastica. Certo, l’animo è femmineo, esile, e l’immagine è talora sdolcinata. Ma i luoghi sono resi per la loro avvenenza. E quel che mi appassiona è una Racalmuto  solare, mediterranea, persino possente con i suoi due torrioni di piazza Castello.
La Louise incontra un prete: padre Giuseppe. Saprà dopo (o crederà di sapere) che da giovane fu brigante  e chiamava “crocifisso il suo coltello”.  Ma sono due villici montedoresi  a cimentarsi a chi la sparava più grossa contro l’invidiato e più evoluto paese contiguo, il mio Racalmuto. Uno si chiamava Alessandro che a Montedoro credo si dica Lisciannaru e l’altro Turiddu (l’inglesina non lo italianizza). Come vede Louise quei due rozzi montedoresi, con tocco di romantico travisamento:  in un misto tra l’armonia dell’aprico monte Castelluccio ed il pittoresco dell’afrore contadino di questi due selvaggi compagni di viaggio.
A guardarli questi due villici accompagnatori della diafana Louise non saprei a chi dare lo scettro dello stalliere di lady Chatterley, ma nessuno dei due mi appare con le phisique du role  di David Herbert Lawrence (1885-1930) e l’arditezza del peccaminoso “strusciamento” a chi toccasse credo che manco l’onnisciente Messana di Montedoro saprebbe dirlo.
Va anche aggiunto che Sciascia non è perspicuo nel sintetizzare queste pagine di Louise, l’inglesina sposatasi a Montedoro: la sua consecutio temporum (storica e logica) mi pare inquinata da un lapsus memoriae come anche la vedova non ebbe ritegno ad ammettere una mia cosa. Anche Sciascia, quando andava a memoria, cadeva nei “lapsus memoriae” come ogni comune mortale. E siccome questo è un mio difetto che con il passare degli anni si aggrava , non sarò io a contestarlo. Certo, dimentico quanto volete ma non credo che dopo attente consultazioni possa davvero cascare in scivoloni grotteschi come il motedorese Messana impudentemente mi rinfaccia.
Sciascia invero s’indusse in errore perché indusse in errore l’arciprete Casusscio con quel magro e fuorviante padre Giuseppe della Caico. Forse l’attenzione andava spostata dall’ex francescano all’altro tonacato a cognome Romano, che mi risulta piuttosto discolo. Ma comunque  non tale da potere dire di lui (e men che meno di padre Giuseppe Bufalino Maranella):  un prete  molto “originale … perché nonostante la sua tonaca, viveva da feroce bandito. Chiamava crocifisso il suo coltello, ed era fedele amico e compagno di autentici briganti; arrestato più di una volta come ladro e assassino, è stato condannato a molti anni di esilio, e persino ora da vecchio, non se ne sta tranquillo come dovrebbe, dato che il vescovo gli ha ridato il permesso di dire messa”.
Ciarla di Alessandro da Montedoro, che il Messana mi pare cognomina come Augello. Lasciamolo stare come “grottesco microstorico ecclesiastico di Racalmuto”; ma neppure come loico mi pare che brilli. Se il vescovo a questo innominato padre Giuseppe “ridà il permesso di dire messa” (meglio leva la suspensio a divinis) vuol dire che il vecchio brigante si era ravveduto e che quindi da “vecchio  se ne sta tranquillo come dovrebbe”. Il Messana lo “scivolone grottesco” dovrebbe appiopparlo al suo prediletto compaesano.

Ma dove casca ancor più l’asino è in questo passo della deliziosa Louise: “L’ho mandato a chiamare  rispose Alessandro (alias Lisciannaru), perché sapevo che ci voleva una persona intelligente per parlare con Voscenza, e padre Giuseppe è l’unica persona intelligente a Racalmuto!”.

Non è del tutto fedele Sciascia quando fa dire alla “guida: E’ il solo uomo intelligente che c’è a Racalmuto; purtuttavia cade in uno intenzionale scivolone grottesco il Messana di Montedoro quando vuol tutto attenuare trasformando l’apodittico anatema di Liscianaru Augello in un passabile “ padre Giuseppe è tra le persone PIU’  INTELLIGENTI di Racalmuto”. Et de hoc satis.

L’abbiamo scritto quando eravamo innamorati di Montedoro (e su via! Lo siamo ancora ed anzi ancor di più; se una persona degna, intelligente e positiva incappa in una cazzata, poco male: succede a tutti .. il grave sarebbe per qualche carnalivari ca ‘cci va appriessu)  dichiaravamo di grande importanza archeologica lo scritto di Louise e soprattutto le foto di Louise. Ci ha tramandato squarci di Racalmuto unici e preziosissimi. Innanzi tutto, il Castello: hanno avuto di che fracassare padre Cipolla e certi santoni della Soprintendenza (e persino il genio militare nella guerra del 40-43 – per noi di Racalmuto). Louise ci ha tramandato una serie di foto di lu Cannuni (Cannuni, perché i militari del ’40 avevano piazzato in cannone sopra la torre di Nord-est; così almeno noi la sappiamo e potremmo venire documentalmente smentiti ma non per sentito dire), che mi consentiranno quando sarò sindaco di fare sagace e sapiente restitutio in integrum, depurando ogni tintura al ducotone, e recuperando i reperti archeologi del sotto-castello che so esservi a completamento del sarcofago romano di patri Cipudda e delle ceramiche che una ragazzuola protetta ha dichiarato del quattrocento saccense.

Louise incontra padre Giuseppe che ci appare molto agguerrito in microstoria Racalmutese (altro che incallito brigante in senescente ladroneria);  dice all’inglesina cose di recente apprese e piuttosto corrette (qualche sbavatura è perdonabile). Si vede che codesto padre Giuseppe ha letto le memorie del Tinebra; e le ha lette per il verso giusto, senza bizzarrie fantasmatiche.

Padre Giuseppe affascina l’inglesina; Lisciannaru ne è geloso: non può competere sul piano dell’erudizione da ostentare a Voscenza. Si sbizzarrisce in “grottechi scivoloni” microstorici tanto da fare “inorridire” la lady e le donne son volubili ma non come le vorrebbe Verdi; sempre pronte a mutare “d’accenti e di pensiero”.

Lisciannaru credo che tutto sommato confondesse e l’ex padre francescano o il non santo padre Giuseppe Romano con qualcuno che non la condanna al carcere ebbe ma processi civili sì e sospensioni a divinis tante: il padre Burruano. Questi però al tempo della gita a Racalmuto della lady Chatterley di Montendoro era morto da una quindicina di anni. Ne ho scritto, su codesto  davvero singolare prete capostipite  della gloriosa (almeno per tanti) famiglia Burruano (quella del feci quo potui, faciant melora potentes): mi si è rotto il computer ed ho perso le ricerche. Ne ha una copia quasi integrale l’avvocato Burruano: spero che ne faccia tesoro.

Interessante è soprattutto la descrizione del Castelluccio. Molto più veritiere delle notizie del Tinebra, quelle di carattere storico anche se non del tutto centrate, sono però le foto, davvero di somma importanza. Quella chiesa là è cimelio storico da recuperare. Vi era un vero e proprio villaggio attorno a quel Castrum, fortezza militare comunque imprescrittibile, inalienabile, inusucapibile. Non semplice “piccola cappella ora abbandonata” un tempo rifugio, non di “pacifici abitanti” assaltati da ”pirati , sbarcati  nelle baie ridenti” (farneticazioni di inglesine in fregola romatica) ma da veri e propri coloni  dell’altro feudo “quello di Gibillini” in mano a varie nobili famiglie sino alla decadenza dei Tulumello che in quella chiesa, che piccola non era, andavano ogni domenica a sentir messa. Erano i castidddruzzara – ed un sopravvissuto diede uva e ristoro alla triade della lady – che in una numerazione delle anime del 1828 sono in Matrice segnati per nome , cognome, età e consistenza familiare.

Seguiamo con voluttà la ormai diruta conformazione archeologica: “ la vista di una misteriosa scala ricavata nello spessore ricavata nello spessore delle mura, che conduceva chissà dove, evocava alla mia mente ogni sorta di romantiche avventure medioevali, e intanto gli uomini, che avevano condotto i cavalli nelle stesse stalle del castello, così ampie da poter accogliere ottanta cavalli, tornavano a disperdere crudelmente il mio fantasticare su quelle misteriose rampe di scale, domandandomi se non avessi fame, etc. etc.”

Preziosità da potere persino sfruttare per un turismo d’élite, scomunicando i nostri contigui nemici architetti di Grotte che penserebbero invece a fare di quel romantico castello una bolgia peccaminosa per ruffianerie e gozzoviglie  di depravato turismo.

 

La Caico Hamilton non ha diritto di asilo a Racalmuto: non siamo intelligenti abbastanza secondo lei.


venerdì 5 luglio 2013

La Caico denigrò Racalmuto ... Sciascia (beffardo) sorrise,

 
Sciascia un paio di altre volte si dedica all'arciprete Casuccio. Ne scrive ad esempio a pag. 10 delle Memorie del Tinebra  ricordando di avere fatto ricorso alla memoria del "vecchissimo ex arciprete (novantasette anni)" per avere modo di sbeffeggiare una certa Caico "- inglese sposata ad un siciliano di Montedoro". Oggi quella Caico, che tanto denigrò i racalmutesi la si vuol beatificare, plaudenti nostri insigni paesani.
Noi ce siamo dovuti occupare a difesa del nostro onore (letterario) atteso che un tal Messana Muntiduuriisi ci addebitava "scivoloni grotteschi". Qualche letterato locale  applaudì. Riportiamo qui un nostro non certo umile post.
 
 
 
 
 
 







 

Si dà il caso che scartabellando tra i mucchi di fotocopie di casa mia a Roma trovo questa impresentabile riproduzione dell’ormai lady Chatterley di Montedoro: il mondo di Louise . L’originale resta a Racalmuto e quindi le foto che qui riproduco non fanno giustizia alla indubbia abilità fotografica di questa fragile creatura d’Inghilterra.
E’ inutile negarlo: scrive soavemente; ha periodo lucido, ha aggettivazione accattivante, la sua paratassi non è di fattura scolastica. Certo, l’animo è femmineo, esile, e l’immagine è talora sdolcinata. Ma i luoghi sono resi per la loro avvenenza. E quel che mi appassiona è una Racalmuto  solare, mediterranea, persino possente con i suoi due torrioni di piazza Castello.
La Louise incontra un prete: padre Giuseppe. Saprà dopo (o crederà di sapere) che da giovane fu brigante  e chiamava “crocifisso il suo coltello”.  Ma sono due villici montedoresi  a cimentarsi a chi la sparava più grossa contro l’invidiato e più evoluto paese contiguo, il mio Racalmuto. Uno si chiamava Alessandro che a Montedoro credo si dica Lisciannaru e l’altro Turiddu (l’inglesina non lo italianizza). Come vede Louise quei due rozzi montedoresi, con tocco di romantico travisamento:  in un misto tra l’armonia dell’aprico monte Castelluccio ed il pittoresco dell’afrore contadino di questi due selvaggi compagni di viaggio.
A guardarli questi due villici accompagnatori della diafana Louise non saprei a chi dare lo scettro dello stalliere di lady Chatterley, ma nessuno dei due mi appare con le phisique du role  di David Herbert Lawrence (1885-1930) e l’arditezza del peccaminoso “strusciamento” a chi toccasse credo che manco l’onnisciente Messana di Montedoro saprebbe dirlo.
Va anche aggiunto che Sciascia non è perspicuo nel sintetizzare queste pagine di Louise, l’inglesina sposatasi a Montedoro: la sua consecutio temporum (storica e logica) mi pare inquinata da un lapsus memoriae come anche la vedova non ebbe ritegno ad ammettere una mia cosa. Anche Sciascia, quando andava a memoria, cadeva nei “lapsus memoriae” come ogni comune mortale. E siccome questo è un mio difetto che con il passare degli anni si aggrava , non sarò io a contestarlo. Certo, dimentico quanto volete ma non credo che dopo attente consultazioni possa davvero cascare in scivoloni grotteschi come il motedorese Messana impudentemente mi rinfaccia.
Sciascia invero s’indusse in errore perché indusse in errore l’arciprete Casusscio con quel magro e fuorviante padre Giuseppe della Caico. Forse l’attenzione andava spostata dall’ex francescano all’altro tonacato a cognome Romano, che mi risulta piuttosto discolo. Ma comunque  non tale da potere dire di lui (e men che meno di padre Giuseppe Bufalino Maranella):  un prete  molto “originale … perché nonostante la sua tonaca, viveva da feroce bandito. Chiamava crocifisso il suo coltello, ed era fedele amico e compagno di autentici briganti; arrestato più di una volta come ladro e assassino, è stato condannato a molti anni di esilio, e persino ora da vecchio, non se ne sta tranquillo come dovrebbe, dato che il vescovo gli ha ridato il permesso di dire messa”.
Ciarla di Alessandro da Montedoro, che il Messana mi pare cognomina come Augello. Lasciamolo stare come “grottesco microstorico ecclesiastico di Racalmuto”; ma neppure come loico mi pare che brilli. Se il vescovo a questo innominato padre Giuseppe “ridà il permesso di dire messa” (meglio leva la suspensio a divinis) vuol dire che il vecchio brigante si era ravveduto e che quindi da “vecchio  se ne sta tranquillo come dovrebbe”. Il Messana lo “scivolone grottesco” dovrebbe appiopparlo al suo prediletto compaesano.

Ma dove casca ancor più l’asino è in questo passo della deliziosa Louise: “L’ho mandato a chiamare  rispose Alessandro (alias Lisciannaru), perché sapevo che ci voleva una persona intelligente per parlare con Voscenza, e padre Giuseppe è l’unica persona intelligente a Racalmuto!”.

Non è del tutto fedele Sciascia quando fa dire alla “guida: E’ il solo uomo intelligente che c’è a Racalmuto; purtuttavia cade in uno intenzionale scivolone grottesco il Messana di Montedoro quando vuol tutto attenuare trasformando l’apodittico anatema di Liscianaru Augello in un passabile “ padre Giuseppe è tra le persone PIU’  INTELLIGENTI di Racalmuto”. Et de hoc satis.

L’abbiamo scritto quando eravamo innamorati di Montedoro (e su via! Lo siamo ancora ed anzi ancor di più; se una persona degna, intelligente e positiva incappa in una cazzata, poco male: succede a tutti .. il grave sarebbe per qualche carnalivari ca ‘cci va appriessu)  dichiaravamo di grande importanza archeologica lo scritto di Louise e soprattutto le foto di Louise. Ci ha tramandato squarci di Racalmuto unici e preziosissimi. Innanzi tutto, il Castello: hanno avuto di che fracassare padre Cipolla e certi santoni della Soprintendenza (e persino il genio militare nella guerra del 40-43 – per noi di Racalmuto). Louise ci ha tramandato una serie di foto di lu Cannuni (Cannuni, perché i militari del ’40 avevano piazzato in cannone sopra la torre di Nord-est; così almeno noi la sappiamo e potremmo venire documentalmente smentiti ma non per sentito dire), che mi consentiranno quando sarò sindaco di fare sagace e sapiente restitutio in integrum, depurando ogni tintura al ducotone, e recuperando i reperti archeologi del sotto-castello che so esservi a completamento del sarcofago romano di patri Cipudda e delle ceramiche che una ragazzuola protetta ha dichiarato del quattrocento saccense.

Louise incontra padre Giuseppe che ci appare molto agguerrito in microstoria Racalmutese (altro che incallito brigante in senescente ladroneria);  dice all’inglesina cose di recente apprese e piuttosto corrette (qualche sbavatura è perdonabile). Si vede che codesto padre Giuseppe ha letto le memorie del Tinebra; e le ha lette per il verso giusto, senza bizzarrie fantasmatiche.

Padre Giuseppe affascina l’inglesina; Lisciannaru ne è geloso: non può competere sul piano dell’erudizione da ostentare a Voscenza. Si sbizzarrisce in “grottechi scivoloni” microstorici tanto da fare “inorridire” la lady e le donne son volubili ma non come le vorrebbe Verdi; sempre pronte a mutare “d’accenti e di pensiero”.

Lisciannaru credo che tutto sommato confondesse e l’ex padre francescano o il non santo padre Giuseppe Romano con qualcuno che non la condanna al carcere ebbe ma processi civili sì e sospensioni a divinis tante: il padre Burruano. Questi però al tempo della gita a Racalmuto della lady Chatterley di Montendoro era morto da una quindicina di anni. Ne ho scritto, su codesto  davvero singolare prete capostipite  della gloriosa (almeno per tanti) famiglia Burruano (quella del feci quo potui, faciant melora potentes): mi si è rotto il computer ed ho perso le ricerche. Ne ha una copia quasi integrale l’avvocato Burruano: spero che ne faccia tesoro.

Interessante è soprattutto la descrizione del Castelluccio. Molto più veritiere delle notizie del Tinebra, quelle di carattere storico anche se non del tutto centrate, sono però le foto, davvero di somma importanza. Quella chiesa là è cimelio storico da recuperare. Vi era un vero e proprio villaggio attorno a quel Castrum, fortezza militare comunque imprescrittibile, inalienabile, inusucapibile. Non semplice “piccola cappella ora abbandonata” un tempo rifugio, non di “pacifici abitanti” assaltati da ”pirati , sbarcati  nelle baie ridenti” (farneticazioni di inglesine in fregola romatica) ma da veri e propri coloni  dell’altro feudo “quello di Gibillini” in mano a varie nobili famiglie sino alla decadenza dei Tulumello che in quella chiesa, che piccola non era, andavano ogni domenica a sentir messa. Erano i castidddruzzara – ed un sopravvissuto diede uva e ristoro alla triade della lady – che in una numerazione delle anime del 1828 sono in Matrice segnati per nome , cognome, età e consistenza familiare.

Seguiamo con voluttà la ormai diruta conformazione archeologica: “ la vista di una misteriosa scala ricavata nello spessore ricavata nello spessore delle mura, che conduceva chissà dove, evocava alla mia mente ogni sorta di romantiche avventure medioevali, e intanto gli uomini, che avevano condotto i cavalli nelle stesse stalle del castello, così ampie da poter accogliere ottanta cavalli, tornavano a disperdere crudelmente il mio fantasticare su quelle misteriose rampe di scale, domandandomi se non avessi fame, etc. etc.”

Preziosità da potere persino sfruttare per un turismo d’élite, scomunicando i nostri contigui nemici architetti di Grotte che penserebbero invece a fare di quel romantico castello una bolgia peccaminosa per ruffianerie e gozzoviglie  di depravato turismo.

 

domenica 29 marzo 2015

Compagno Pietro siamo ancora compagni; cerchiamo si imitare la tua incorruttibile coerenza.

http://www.bing.com/videos/search?q=inno+dei+parigiani&FORM=VIRE3#view=detail&mid=D6048717D22329E4AFC5D6048717D22329E4AFC5

Allora tutti in piedi allo scoccare della mezzanotte per contare con e per il compagno Pietro Ingrao.
Oh bella ciao!

Vizzini al confino

MALIZIOSA LETTERA AL SINDACO MESSANA

 
 
 
Egregio signor Sindaco di Racalmuto, avv. Emilio Messana,
non so a chi ho fregato queste due foto, non so se a Regalpetra Libera o a Piero Carbone.
Le ho fregate per agitare un problema, per rivogerle un quesito, per sapere chi sono certi finanziatori.
 
Qui - è indubbio - siamo dentro al più grosso scempio edilizio che è stato commesso nel nostro conclamato castello dell'omonima piazza. Chi lo diceva svevo, chi fridericiano, chi arabo, chi protocristiano. Ora esigenze museali e procacciamento di fondi sono divenute ragioni incontrastabili e tutti a dire CASTELLO CHIARAMONTANO.
 
Lei, però, signor Sindaco, si trova in una vecchia ala del castello per la quale bisogna passare dalla fine del XIV secolo (Chiaramonte) alla fine del XVI secolo (Giovanni Del Carretto).
 
Lei si trova qui signor Sindaco in un ributtante e afono sfracello di tre ambienti in uno contro ogni rispetto storico ma anche contro ogni funzionalità acustica. Qui non si sente nulla manco se ci metti i microfoni.
 
 
Sotto abbiamo una sala che è un gioiello di sonorità. Per me quella  era la Cappella Palatina dei Carretteschi. Là vi hanno fatto lo stenditoio di impresentabili bandiere; qui l' auditorium di un sordo ambiente per riunioni di gente distratta.
 
Ho ripreso le foto dell'escatollo per queste mie bizzarrie polemiche.
 
Lei signor sindaco ha dietro un festone di Regalpetra. L'amico Piero dietro ha l'altro festone sempre di Regalpetra. A ben guardare si leggono bene: sono i festoni del parco letterario Leonardo Sciascia.
 
Mi hanno detto: perché quell'obbrobrio edilizio che doveva mettere in campana gli uffici tecnici del Comune, checché ne potesse pensare il Carbone dei Beni Culturali di Agrigento, è stato finanziato con fondi del famoso parco.
 
Mi punge vaghezza di chiederle. ma se  così che fine hanno fatto i tanti tantissimi fondi europei e di diversa estrazione  con i quali ci hanno ammannito questo falso castello medievale ridipinto con un falso ducotone, come mi fece un tempo osservare un mio amico del Consiglio di Stato che di processi amministrativi contro falsari del genere ne aveva celebrati tanti.
 
E lei sotto due vesti dovrebbe rispondere (non a me, ma alla cittadinanza): come sindaco e come presidente della Fondazione Leonardo Sciascia.  Anche se tutto fa pensare che la risposta per ciò che riguarda la Fondazione ce la darà tra breve il Cavallaro che avete eletto all'unanimità.
 
 

lettera maliziosa al sindaco Messana

Uno sciocco una volta mi scrisse: non sempre un superiore conosce la vita dei suoi subalterni. Già! Li Causi sì, e De Gasperi, dopo no! Risposi: può invece succedere che un subalterno non conosca le vicende intime del suo superiore, il contrario a certi livelli mai!

 
 
Uno sciocco una volta mi scrisse: non sempre un superiore conosce la vita dei suoi subalterni. Già! Li Causi sì, e De Gasperi, dopo no! Risposi:  può invece succedere che un subalterno non conosca le vicende intime del suo superiore, il contrario a certi livelli mai!

Messana collaboratore di De Gasperi, dopo Palermo.

 
 
Uno sciocco una volta mi scrisse: non sempre un superiore conosce la vita dei suoi subalterni. Già! Li Causi sì, e De Gasperi, dopo no! Risposi:  può invece succedere che un subalterno non conosca le vicende intime del suo superiore, il contrario a certi livelli mai!

han fatto pulizia


Santa Lucia di Fiamignano - visita pastorale del '600


Piano Regolatore 1980


5 amici al bar (ma non era bar era la putia di Danieli Ciciruni)


miscellanea alfa



Piano regolatore


Lillo Taverna Mi pare che il PR sta giacente a Palermo e per altri cinque sei anni almeno là resterà. Poi tutto da capo. Ma quel PR è davvero cosa buona? A me non risulta.

 Nel frattempo dovrebbe essere in vigore quello del 1980 (maggio). A me quel piano piaceva molto. C'era poi qual guizzo d'ingegno dell'avv. Marchese per cui avevamo un verde stagionale esteso per tutto l'AGRO sicano di pertinenza racalmutese. I furbi volevano una tavola che non c'era mai stata e hanno detto che il defunto Fofò  Delfino l’aveva trafugata. Manco per niente. Poi soggetti raccomandabili hanno fatto incardinare uno strano processo. Sentenza che andrebbe contestata. Dovremmo solo imporre il giusto: quel beneficio dello 0,20% sussiste ancora. Solo una legge regionale pubblicata nella GU della Regione può cassare un'altra analoga legge (e il PR del 1980 lo è). Ho seguito l'iter del nuovo piano regolatore. Interessi inconfessabili si sono vestiti di moralità e di perbenismo giuridico. Non mi fiderei. E lo dico ai miei nuovi amici che so puri di mente e di cuore.

la mia Racalmuto, AVE ... Alleluja.

Oh! come vorrei che a Racalmuto si dismettessero le palme, sterili, pungenti, solo coreografiche, e quest'oggi si scoprisse l'ulivo, il ramoscello di ulivo; tanti ramoscelli; per una agape fraterna, fra otto nove mila cittadini, diversi nel pensare, vari nell'agire ma concordi nel volere il bene di tutti, in concordia,, cincordi nel ricostruire una nuova Racalmulmuto, né folle, né libertaria, né arrogante, nè violenta, ma pacfica ed operosa, la Racalmuto del triplice millennio, senza nostalgie, sena rigurgiti, ilare, amichevole, sognatrice eppure concreta, tenace ma nella illuminata visione di un mondo nuovo senza tenaci preconcetti, senza allergie etiche. Una Racalmuto: prospera, vivace, mordace anche ma per spirito emulativo, per combattività creativa. Una Racalmuto che ami la vita e odi la morte, mai più dunque paese dei morti, ma brillante cittadina di atavica genialità. La Racalmuto del domani. Auguri Racalmuto da un tuo figlio che mai ti ha rinnegato, sempre legato al tuo vero NOME, alle tue radici, allhttp://www.youtube.com/watch?v=wKhzzQFKfT4a tua voglia di liberta, di vitalità, di creatività.


http://www.youtube.com/watch?v=wKhzzQFKfT4

Oh! come vorrei che a Racalmuto si dismettessero le palme, sterili, pungenti, solo coreografiche, e quest'oggi si scoprisse l'ulivo, il ramoscello di ulivo; tanti ramoscelli; per una agape fraterna, fra otto nove mila cittadini, diversi nel pensare, vari nell'agire ma concordi nel volere il bene di tutti, in concordia,, cincordi nel ricostruire una nuova Racalmulmuto, né folle, né libertaria, né arrogante, nè violenta, ma pacfica ed operosa, la Racalmuto del triplice millennio, senza nostalgie, sena rigurgiti, ilare, amichevole, sognatrice eppure concreta, tenace ma nella illuminata visione di un mondo nuovo senza tenaci preconcetti, senza allergie etiche. Una Racalmuto: prospera, vivace, mordace anche ma per spirito emulativo, per combattività creativa. Una Racalmuto che ami la vita e odi la morte, mai più dunque paese dei morti, ma brillante cittadina di atavica genialità. La Racalmuto del domani. Auguri Racalmuto da un tuo figlio che mai ti ha rinnegato, sempre legato al tuo vero NOME, alle tue radici, alla tua voglia di liberta, di vitalità, di creatività.

Oh! come vorrei che a Racalmuto si dismettessero le palme, sterili, pungenti, solo coreografiche, e quest'oggi si scoprisse l'ulivo, il ramoscello di ulivo; tanti ramoscelli; per una agape fraterna, fra otto nove mila cittadini, diversi nel pensare, vari nell'agire ma concordi nel volere il bene di tutti, in concordia,, cincordi nel ricostruire una nuova Racalmulmuto, né folle, né libertaria, né arrogante, nè violenta, ma pacfica ed operosa, la Racalmuto del triplice millennio, senza nostalgie, sena rigurgiti, ilare, amichevole, sognatrice eppure concreta, tenace ma nella illuminata visione di un mondo nuovo senza tenaci preconcetti, senza allergie etiche. Una Racalmuto: prospera, vivace, mordace anche ma per spirito emulativo, per combattività creativa. Una Racalmuto che ami la vita e odi la morte, mai più dunque paese dei morti, ma brillante cittadina di atavica genialità. La Racalmuto del domani. Auguri Racalmuto da un tuo figlio che mai ti ha rinnegato, sempre legato al tuo vero NOME, alle tue radici, allhttp://www.youtube.com/watch?v=wKhzzQFKfT4a tua voglia di liberta, di vitalità, di creatività.


http://www.youtube.com/watch?v=wKhzzQFKfT4

Parliamo del falsato castello medievale di Racalmuto.

 
 
 
Egregio signor Sindaco di Racalmuto, avv. Emilio Messana,
non so a chi ho fregato queste due foto, non so se a Regalpetra Libera o a Piero Carbone.
Le ho fregate per agitare un problema, per rivogerle un quesito, per sapere chi sono certi finanziatori.
 
Qui - è indubbio - siamo dentro al più grosso scempio edilizio che è stato commesso nel nostro conclamato castello dell'omonima piazza. Chi lo diceva svevo, chi fridericiano, chi arabo, chi protocristiano. Ora esigenze museali e procacciamento di fondi sono divenute ragioni incontrastabili e tutti a dire CASTELLO CHIARAMONTANO.
 
Lei, però, signor Sindaco, si trova in una vecchia ala del castello per la quale bisogna passare dalla fine del XIV secolo (Chiaramonte) alla fine del XVI secolo (Giovanni Del Carretto).
 
Lei si trova qui signor Sindaco in un ributtante e afono sfracello di tre ambienti in uno contro ogni rispetto storico ma anche contro ogni funzionalità acustica. Qui non si sente nulla manco se ci metti i microfoni.
 
 
Sotto abbiamo una sala che è un gioiello di sonorità. Per me quella  era la Cappella Palatina dei Carretteschi. Là vi hanno fatto lo stenditoio di impresentabili bandiere; qui l' auditorium di un sordo ambiente per riunioni di gente distratta.
 
Ho ripreso le foto dell'escatollo per queste mie bizzarrie polemiche.
 
Lei signor sindaco ha dietro un festone di Regalpetra. L'amico Piero dietro ha l'altro festone sempre di Regalpetra. A ben guardare si leggono bene: sono i festoni del parco letterario Leonardo Sciascia.
 
Mi hanno detto: perché quell'obbrobrio edilizio che doveva mettere in campana gli uffici tecnici del Comune, checché ne potesse pensare il Carbone dei Beni Culturali di Agrigento, è stato finanziato con fondi del famoso parco.
 
Mi punge vaghezza di chiederle. ma se  così che fine hanno fatto i tanti tantissimi fondi europei e di diversa estrazione  con i quali ci hanno ammannito questo falso castello medievale ridipinto con un falso ducotone, come mi fece un tempo osservare un mio amico del Consiglio di Stato che di processi amministrativi contro falsari del genere ne aveva celebrati tanti.
 
E lei sotto due vesti dovrebbe rispondere (non a me, ma alla cittadinanza): come sindaco e come presidente della Fondazione Leonardo Sciascia.  Anche se tutto fa pensare che la risposta per ciò che riguarda la Fondazione ce la darà tra breve il Cavallaro che avete eletto all'unanimità.
 
 

E lei sotto due vesti dovrebbe rispondere (non a me, ma alla cittadinanza): come sindaco e come presidente della Fondazione Leonardo Sciascia. Anche se tutto fa pensare che la risposta per ciò che riguarda la Fondazione ce la darà tra breve il Cavallaro che avete eletto all'unanimità.

 
 
 
Egregio signor Sindaco di Racalmuto, avv. Emilio Messana,
non so a chi ho fregato queste due foto, non so se a Regalpetra Libera o a Piero Carbone.
Le ho fregate per agitare un problema, per rivogerle un quesito, per sapere chi sono certi finanziatori.
 
Qui - è indubbio - siamo dentro al più grosso scempio edilizio che è stato commesso nel nostro conclamato castello dell'omonima piazza. Chi lo diceva svevo, chi fridericiano, chi arabo, chi protocristiano. Ora esigenze museali e procacciamento di fondi sono divenute ragioni incontrastabili e tutti a dire CASTELLO CHIARAMONTANO.
 
Lei, però, signor Sindaco, si trova in una vecchia ala del castello per la quale bisogna passare dalla fine del XIV secolo (Chiaramonte) alla fine del XVI secolo (Giovanni Del Carretto).
 
Lei si trova qui signor Sindaco in un ributtante e afono sfracello di tre ambienti in uno contro ogni rispetto storico ma anche contro ogni funzionalità acustica. Qui non si sente nulla manco se ci metti i microfoni.
 
 
Sotto abbiamo una sala che è un gioiello di sonorità. Per me quella  era la Cappella Palatina dei Carretteschi. Là vi hanno fatto lo stenditoio di impresentabili bandiere; qui l' auditorium di un sordo ambiente per riunioni di gente distratta.
 
Ho ripreso le foto dell'escatollo per queste mie bizzarrie polemiche.
 
Lei signor sindaco ha dietro un festone di Regalpetra. L'amico Piero dietro ha l'altro festone sempre di Regalpetra. A ben guardare si leggono bene: sono i festoni del parco letterario Leonardo Sciascia.
 
Mi hanno detto: perché quell'obbrobrio edilizio che doveva mettere in campana gli uffici tecnici del Comune, checché ne potesse pensare il Carbone dei Beni Culturali di Agrigento, è stato finanziato con fondi del famoso parco.
 
Mi punge vaghezza di chiederle. ma se  così che fine hanno fatto i tanti tantissimi fondi europei e di diversa estrazione  con i quali ci hanno ammannito questo falso castello medievale ridipinto con un falso ducotone, come mi fece un tempo osservare un mio amico del Consiglio di Stato che di processi amministrativi contro falsari del genere ne aveva celebrati tanti.
 
E lei sotto due vesti dovrebbe rispondere (non a me, ma alla cittadinanza): come sindaco e come presidente della Fondazione Leonardo Sciascia.  Anche se tutto fa pensare che la risposta per ciò che riguarda la Fondazione ce la darà tra breve il Cavallaro che avete eletto all'unanimità.
 
 

Se questa attuale è amministrazione del risanare una realtà censurata con tre anni di commissariamento, siccome si è incagliata e nulla aggiusta, va rottamata. Che ben venga Tano Savatteri a rottamarla.

 
 
Tra tre giorni siamo ad un nuovo primo aprile, ma quest'anno non credo che si ripeta la beffa dell'anno scorso. Non credo che Tano Savatteri voglia scendere in campo per sostituire Emilio Messana. Io ci caddi come un pirla nella beffa taniana. Vi caddi in pieno e mi ero subito premurato a fare quello che so fare: l'opposizione.
 
Attenzione la mia è sempre una opposizione partecipata. Un cercare la coincidentia oppositorum che consenta la crescita civile culturale umana economica di una comunità. E Racalmuto è una comunità, una immarciscibile comunità che nessuno inciucio grottesco, che nessuna fuga dalla realtà, che nessuna bizzarria mediatica può offuscare.
 
Spero che anche quest'anno Tano Savatteri scenda in campo con una estrosa proposta  che sommuova questa nostra amministrazione comunale: finita nella mota dell'immobilismo, della paura dell'azione  temendo le sanzioni della corte dei conti palermitana (te la raccomando!). Con un sindaco il cui massimo limite è quello di essere una bravissima persona  ma tanto impacciata e timida da divenire testardo fino all'insipienza, braccato dai suoi stessi collaboratori, inidonei quanto petulanti.
 
Bello sarebbe un Tano Savatteri che dalle colonne del suo Malgrado Tutto  sempre più evanescente, vacuo, rivolto agli estranei paraggi già preda di altre più inserite testate giornalistiche o televisive che siano, un Tanto Savatteri che annunzi che Messana ha ceduto, avendolo prescelto come suo VICE SINDACO, deciso ormai a spazzar via la sua attuale infantile e opaca squadra per una nuova era racalmutese, che il primo aprile insomma incipt magari fascisticamente novus ordo.
 
E già! Ciò vorrebbe significare l'allontanamento di un nuovo spauracchio commissarile.
 
Messana non lo sa o finge di non saperlo: forze politiche aggressive debitamente sospinte da talpe  collaborative si stanno muovendo a Roma,  e di brutto,  per far convogliare fasci di luce investigativa su questa amministrazione comunale senza volto politico: subentrata a gestioni maffiosamente infiltrate sta finendo con l'immobilismo con lo stratificare ancor più quelle derive perniciose quali nessun racalmutese si è mai nascoste. 
 
Se questa attuale è amministrazione del risanare una realtà censurata con tre anni di commissariamento, siccome si è incagliata e nulla aggiusta, va rottamata. Che ben venga Tano Savatteri a rottamarla.  
 
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Macaluso contro Savatteri: “Tieni fuori il giornale”
di Giancarlo Macaluso | 1 aprile 2014


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PESCE D’APRILE – SECONDA PUNTATA
L’altro fondatore di Malgrado tutto contesta la candidatura a sindaco di Racalmuto del giornalista di Mediaset.
redazione_malgrado-tutto

A destra, nella foto, Giancarlo Macaluso in tipografia assieme agli amici di “Malgrado tutto” (Racalmuto, novembre 1999 – foto Shobha)
Mi dispiace, io non ci sto. Non si può trascinare l’onore e la storia di un giornale nel pantano delle beghe politiche. A tutti coloro che ruotano attorno al giornale ho detto chiaramente che questa strada che non mi convince. Non so cosa Savatteri possa dare a questo paese standosene a Roma. Bah, fatti suoi e dei racalmutesi.
Ma la storia di Malgrado tutto è anche la mia storia e non mi piace che venga utilizzata per un’avventura obliqua e dai contorni poco chiari.  Naturalmente resta la stima personale nei confronti delle persone che stanno sostenendo il progetto; l’affetto profondo e immutato per lo stesso Gaetano al quale mi lega una amicizia lunghissima e – sostanzialmente – divertente. Ma prendo atto, tuttavia, che lui non abbia voluto mettermi a parte di questa sua decisione, di questo suo nuovo impegno su cui comunque nutro molte perplessità.
Probabilmente stanno naugrafando tutte le certezze con cui in questi anni abbiamo svolto il nostro mestiere di giornalista: non avere un piede in due staffe, raccontare la politica ma non farla, evitare strane commistioni col potere. Certo, si può cambiare opinione; ma mi resta, al fondo, una specie di retrogusto amaro, una piega malinconica per come la cosa è stata ed è gestita. Sono deluso anche da tutto il contorno: Egidio Terrana, Salvatore Picone, Gigi Restivo, Felice Cavallaro e compagnia cantando. Il giornale da questa storia avrebbe dovuto rimanere fuori invece di ridursi a una sfiatata trombetta di potere, sia pure di uno che ama molto Racalmuto e di uno che quel giornale ha contribuito a nascere, crescere, rafforzarsi.
Evidentemente non c’è posto per me. Questo sicuramente è l’ultimo contributo che do al mio vecchio giornale, prendendone le distanze. Un amico poco fa mi ha telefonato dicendomi che è arrivato il momento di una nuova “voce” a Racalmuto, di un nuovo giornale. Arriverà, presto, si chiamerà: Malgrado tutti.
* * *
Riportiamo con dispiacere e amarezza la nota di Giancarlo, ma siamo sicuri che presto capirà e ritroveremo concordia.
E.T.
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ignazio Rispondi
1 aprile 2014 a 16:15
Non si scherza con le cose serie. Considerate le condizioni nelle quali è stato ridotto il paese, ognuno cerca di fare la propria parte magari sdrammatizzando un poco.
Ma a Racalmuto in questo momento non ci sono politici che hanno tempo e voglia di scherzare presi come sono non tanto a “fare la propria parte” quanto a “riprendersi la loro parte”. Qua c’è gente (di potere) che da tre anni trama strategie per poter riprendere le redini del potere, hanno ripreso rapporti di vecchia Comparanza, hanno risanato vecchi rancori personali e politici, hanno messo in campo finte liti e finti ruoli personali e politici. La vecchia strategia della politica del “tirare a campare” e stando così il 26.05.2014 diremo: “hanno tirato a campare e…. ci sono riusciti”. E che dire di certe candidature che continuano a rimanere annunciate, mai confermate e mai smentite, e cariche di speranza. A chi ha fede in queste candidature (definiamoli indecise) mi viene da ricordargli il detto “cu di Spiranza campa dispirato mori”. Non so se Gaetano sta scherzando a Distanza.
Di certo io preferirei un Sindaco come lui a Distanza e non morire di Spiranza e Comparanza.
Ignazio Scimè

storie di mafia dell'epoca fascista. Vizzini




il provvedimento afflittivo della R. Prefettura di Caltanissetta nei riguardi di don Calogero Vizzini

 
 
 
 

Vizzini al confino