domenica 13 dicembre 2015

Pur ammorbidito da vescovi e CEI il Deuteronomio resta sempre quello: feroce. fondamentalista peggio del Corano e anche per la CEI è sempre e anche ora la Parola del Signore:
Contro le seduzioni dell'idolatria
2 Qualora si alzi in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti proponga un segno o un prodigio 3 e il segno e il prodigio annunciato succeda ed egli ti dica: Seguiamo dei stranieri, che tu non hai mai conosciuti, e rendiamo loro un culto, 4 tu non dovrai ascoltare le parole di quel profeta o di quel sognatore; perché il Signore vostro Dio vi mette alla prova per sapere se amate il Signore vostro Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima. 5 Seguirete il Signore vostro Dio, temerete lui, osserverete i suoi comandi, obbedirete alla sua voce, lo servirete e gli resterete fedeli. 6 Quanto a quel profeta o a quel sognatore, egli dovrà essere messo a morte, perché ha proposto l'apostasia dal Signore, dal vostro Dio, che vi ha fatti uscire dal paese di Egitto e vi ha riscattati dalla condizione servile, per trascinarti fuori della via per la quale il Signore tuo Dio ti ha ordinato di camminare. Così estirperai il male da te.
7 Qualora il tuo fratello, figlio di tuo padre o figlio di tua madre, o il figlio o la figlia o la moglie che riposa sul tuo petto o l'amico che è come te stesso, t'istighi in segreto, dicendo: Andiamo, serviamo altri dei, dei che né tu né i tuoi padri avete conosciuti, 8 divinità dei popoli che vi circondano, vicini a te o da te lontani da una estremità all'altra della terra, 9 tu non dargli retta, non ascoltarlo; il tuo occhio non lo compianga; non risparmiarlo, non coprire la sua colpa. 10 Anzi devi ucciderlo: la tua mano sia la prima contro di lui per metterlo a morte; poi la mano di tutto il popolo; 11 lapidalo e muoia, perché ha cercato di trascinarti lontano dal Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. 12 Tutto Israele lo verrà a sapere, ne avrà timore e non commetterà in mezzo a te una tale azione malvagia.
13 Qualora tu senta dire di una delle tue città che il Signore tuo Dio ti dà per abitare, 14 che uomini iniqui sono usciti in mezzo a te e hanno sedotto gli abitanti della loro città dicendo: Andiamo, serviamo altri dei, che voi non avete mai conosciuti, 15 tu farai le indagini, investigherai, interrogherai con cura; se troverai che la cosa è vera, che il fatto sussiste e che un tale abominio è stato realmente commesso in mezzo a te, 16 allora dovrai passare a fil di spada gli abitanti di quella città, la voterai allo sterminio, con quanto contiene e passerai a fil di spada anche il suo bestiame. 17 Poi radunerai tutto il bottino in mezzo alla piazza e brucerai nel fuoco la città e l'intero suo bottino, sacrificio per il Signore tuo Dio; diventerà una rovina per sempre e non sarà più ricostruita. 18 Nulla di ciò che sarà votato allo sterminio si attaccherà alle tue mani, perché il Signore desista dalla sua ira ardente, ti conceda misericordia, abbia pietà di te e ti moltiplichi come ha giurato ai tuoi padri, 19 qualora tu ascolti la voce del Signore tuo Dio, osservando tutti i suoi comandi che oggi ti dò e facendo ciò che è retto agli occhi del Signore tuo Dio.

SFIDUCIATE RENZI: SE NON LO fate finite fuori dal parlamento e consegnate l'Italia a grillo e a salvini quello della falita banca della lega.

SFIDUCIATE RENZI: SE NON LO fate finite fuori dal parlamento e consegnate l'Italia a grillo e a salvini quello della falita banca della lega.domenica 13 dicembre 2015

Lillo Taverna

2 ore fa · Roma ·


Senza indugio riunirci tutti e mandare al diavolo Renzi;
sfiduciare Renzi e nominare presidente del Consiglio Marino;
chiamare all'Economia D'Alema; sospingerlo a contrarre "i prestiti compensativi" alla Carli con la Banca Centrale Cinese;
abolire l'obbrobrio di questo c.d. testo unico bancario e recuperare in toto la vecchia legge bancaria:
 ridisegnare il ruolo costituzionale del Govenatore della Banca d'Italia (difesa del risparmio);
a questa ridare le funzioni di banca centrale di ultima istanza;
addurre liquidità bancaria al sistema Italia utilizzando quei "prestiti compensativi" per finanziare le banche che a loro volta devono finanziare il sistema Italia.
Occorre certo per ogni punto una relazione illustrativa. Non posso né debbo farlo io, ma all'occorrenza saprei cosa scrivere.
Lillo Taverna

2 ore fa · Roma ·


Senza indugio riunirci tutti e mandare al diavolo Renzi;
sfiduciare Renzi e nominare presidente del Consiglio Marino;
chiamare all'Economia D'Alema; sospingerlo a contrarre "i prestiti compensativi" alla Carli con la Banca Centrale Cinese;
abolire l'obbrobrio di questo c.d. testo unico bancario e recuperare in toto la vecchia legge bancaria:
 ridisegnare il ruolo costituzionale del Govenatore della Banca d'Italia (difesa del risparmio);
a questa ridare le funzioni di banca centrale di ultima istanza;
addurre liquidità bancaria al sistema Italia utilizzando quei "prestiti compensativi" per finanziare le banche che a loro volta devono finanziare il sistema Italia.
Occorre certo per ogni punto una relazione illustrativa. Non posso né debbo farlo io, ma all'occorrenza saprei cosa scrivere.
foto di Maria Saccomando.
Commenti
Maria Saccomando No . pagare e morire sempre x ultimo..
Maria Saccomando Devo tornare a casa
Giuseppe Casanova in aereo ? auguri
Rosalba Bernini Ti aspetto....
Lillo Taverna Il papà e le belle: succede a mastru Jacumu ma ne perpetua anche la razza bella dei Saccomando (ed invero qui anche dei Piazza).
Mai inciucio con Grotte, piacesse pure a Sciascia che defunto ormai non vale, se insistesse gli leggerei passi del suo "Mare colore del Vino"


Sciascia è morto ed io son vivo e tanti altri racalmutesi fieri delle loro vetuste radici, gloriose quando ancora la Grotte mercantile doveva radicarsi, mai e questi racalmutesi purosangue  consentiremo vomitevoli inciuci del genere. A noi la gloria a loro il culto di Mammona!

Mai inciucio con Grotte, piacesse pure a Sciascia che defunto ormai non vale, se insistesse glileggerei passi del suo "Mare colore del Vino"

Mai inciucio con Grotte, piacesse pure a Sciascia che defunto ormai non vale, se insistesse gli leggerei passi del suo "Mare colore del Vino"


Sciascia è morto ed io son vivo e tanti altri racalmutesi fieri delle loro vetuste radici, gloriose quando ancora la Grotte mercantile doveva radicarsi, mai e questi racalmutesi purosangue  consentiremo vomitevoli inciuci del genere. A noi la gloria a loro il culto di Mammona!
"Renzi da solo è troppo debole per affrontare tutti i problemi che ci sono", ha detto l'esponente della sinistra dem
unita.tv
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    Lillo Taverna Senza indugio riunirci tutti e mandare al diavolo Renzi; sfiduciare Renzi e nominare presidente del Consiglio Marino; chiamare all'Economia D'Alema; sospingerlo a contrare "i prestiti ompensativi" alla Carli con la Banca Centrale Cinese; abolire l'obbrobrio di questo c.d. testo unico bancario e recuperare in toto la vecchia legge bancaria, ridisegnare ilr uolo costituzionale del Govenatore della Banca d'Italia (difesa del risparmio) ; a questa ridare le funzioni di banca centrale di ultima istanza; addurre liquidità bancaria al sistema Italia utilizzando quei "prestiti compensativi" per finanziare le banche che a loro volta devono finanziare il scistema Italia. Ocorre certo per ogni punto una relazione illustrativa. Non posso né debbo farlo io, ma all'occorrenza saprei cosa scrivere.

sabato 12 dicembre 2015

Manlio, non è come tu dici

Manlio non è come dici tu. Ho fatto Vigilamza bacaria per vent'anni: luci ed ombre s'intende, ma il risultato finale sufficiente e in definitiva positivo. Guai se non ci fossero questi organi di controllo. Quanto alle banche una guerra tra culture: la splendida cultura italica risalente al buon Luca Pacioli soppiantata da quella algida anglosassone cinicamente prammatica. In CE ha vinto quest'ultima cultura. Questi politici (stavolta lo dico io) che ora si stracciano le vesti cosa hanno saputo opporre in questa guerra culturale (i cui effetti demoniaci li stanno ora sperimentando)? Ma siccome tutti abbiamo il cuore a sinistra ma il portafoglio a destra plaudiamo ai vantaggi che siffatto capitalismo mitteleuropeo ci dispensa (del Capitale tutti ne parliamo male ma poi vi ci accovacciamo tutti con piacevole soddisfazione). Dopo ci sono i costi. Apriti cielo: vorremmo tutti i benefici senza costi. Impossibile. Pensa al mio dramma: io vetero comunista tutt'altro che pentito ho forte nostalgia della vecchia legge bancaria (fascistissima e disinvoltamente recepita senza nulla cambiare da questa mia adorata Costituzione partigiana). Vorrei tornare all'antico ma i miei canoni ideali mi avvertono che per leggi ineluttabili del materialismo storico (sinistra hegeliana) sono fuori tempo, sorpassato, frattaglia del millennio scorso. Filosofemi? Sarà, ma ciò mi salva dall'ondata di imbecille emotività che la disavventura di uno sprovveduto speculatore bancario a grande rischio sta facendo dilagare.

domenica 23 giugno 2013

Ricordare per pensare, pensare per sperare

PUBBLICO ORA QUI, IN FB, QUANTO SINORA MI E’ STATO CENSURATO …. COME IN OSSEQUIO AL MIO ASINO RAGLIANTE

Carissimo Sergio.

Prima che mi incavoli per qualche sortita di certi anonimi, mi piace inviarti il recente scambio di corrispondenza con Racalmutese Fiero … ovviamente per l’immediata pubblicazione su REGALPETRA LIBERA, il blog cui tutto sommato voglio bene ed a scorno di qualche persistente incazzato. Credo che me lo devi.


Calogero Taverna



In informatica sono una schiappa. Ho tentato in vari modi di trasmetterle la copia dell'atto di morte di Salvatore Alfano e mi pare che neanche ora ci riesco. Pazienza. I dati trascritti sono sufficienti per sapere se sono sulla strada giusta, e quindi proseguire.



Grazie per le belle parole che in qualche modo mi rinfrancano. Sa? la voglia di dire: ma andate a quel paese, è tanta. Credo di saperne qualcosina più di tutti: il pessimismo della ragione è totale. Davvero Giove rende folli quelli che vuol perdere. Ma nella mia militanza politica mi imponevano un disperato ottimismo della volontà. Il guaio di Racalmuto è che i grandi cervelli (come quello suo, quello di un Lo Re, di un Giuggiu Liotta, di un Filippo Mustica, dei nuovi giovani che non conosco, del notaio Schillaci Ventura, del questore Messana etc.) non essendo lo spazio vitale (quello di cui parla Forsthoff) di Racalmuto adeguato alla latitudine del loro ingegno, quello spazio vitale l'hanno cercato e trovato a Milano, a Roma, forse in Francia, forse non so dove (già gli avventurosi siciliani diceva un tale scrittore, e non tutti vogliono essere il Bell'Antonio di Brancati per tornare nell'accidia di Catania). Racalmuto mai e poi mai può essere il monastero di santa chiara, al massimo quello di santa maria, ma quello può forse destare un qualche interesse in un ottantenne come me. Sciascia è stato tanto fortunato da inventarsi un suo idilliaco spazio vitale alla Noce. Ma quello spazio vitale con nessun racalmutese l'ha voluto condividere: non con Gaetano Savatteri, un potenziale grandissimo scrittore afflosciatosi poi in riduttive denigrazioni del grandissimo Rosso di San Secondo (a mio avviso più grande di Pirandello) o di favolette, esiziali per il turismo, su giovanetti capimafia racalmutesi, con un Felice Cavallaro grintoso ingegno ridotto a capo cronaca sia pure del Corrierone di Palermo, ad un Macaluso che non conosco ma che quando scrive su Malgradotutto (per esaltare l'indifendibile Sciascia contro Berlinguer) la grafia ce l'ha forbita e bella ed in ultimo, forse, con Pierino Carbone, questo prorompente genio della penna che però, mi pare, sbandi un pò troppo forse perché vuol cimentarsi in cifre narrative che non gli sono congeniali. Ma prima o poi rintraccerà se stesso e Racalmuto avrà un'altra gloria letteraria, che diversamente dal modello umanizzerà la calligrafia ipotattica, eviterà la canaglieria politica (e mi lascerà integra la mia ricostruzione microstorica di Racalmuto).

Per converso - torno al mio stile buracratico, da ex ispettore B.I. - Bufalino Di Grado Sciarelli Caruso il deretano di una editrice il fotografo alla moda, tutti alieni, ebbero accesso, gloria e lancio in quel minuscolo "spazio vitale" controluce rispetto alla vetusta Casina di Matrona, nei cui verzicanti dintorni il Nostro, in una delle pochissime sue pagine lubriche, vedeva culeggiare erici tizianesche. Visioni forse appartenenti alla sua pubertà, come le cartoline a don Pidduzzu fanno pensare, crediamo per quegli "atti impuri" per i quali i preti ti ossessionano nei confessionali dei giovinetti. E le giovinette? Beh! lasciamo perdere. Sapesse quello che mi confidano a proposito di taluni mistici confessori racalmutesi!


E Consolo? Questo me lo conservo per ultimo. Io sono un pessimo lettore, leggo la prima pagina, capisco la musica, mi annoio, e passo oltre .... a pag. 27, mi annoio, a pag. 50 così via. Se mi si chiede dopo qualche tempo se ho letto quel libro, risponderò: mai letto. In totale buonafede: lo giuro. Dopo l'orgia commemorativa di REGALPETRA LIBERA, sfoglio Vincenzo Consolo: le pietre di Pantalica, anno 1988. E sfogliando sfogliando, mi soffermo a pag. 93. Oddio! mi son detto, se pubblico il mio romanzetto LA DONNA DEL MOSSAD ed il mio censore arriva alla parte finale del capitolo terzo "cavatieddi cu sucu di cunigliu sirvaggiu e sanzizza aggliannariata e antri cosi bboni", se non la galera per plagio almeno la causa per danni non me la toglie nessuno. Vero è che il mio ES s'incazzò gridandomi: ma chi cazzu dici Calì, il tuo è un passo sublime. Sì, cci aiu arrispunniu il mio EGO, vaglielo a raccontare a "Genitore incazzato".

Per questo non Le mando il file del romanzetto. No! Mi incute rispetto il Suo taglio ad alta cifra etica (direi giansenista). Peraltro mia moglie non vuole che io firmi quelle sconcezze (non lo nego) che vi stanno. Ed io il disgusto di mia moglie e l'altero cipiglio che mi sembra Lei assuma in materia de sesto e de nono, mi mettono in imbarazzo. Quanto alla droga - e Lei, mi pare ultimamente, vi è ritornato - anni fa, avendone gli accessi, ho scandagliato il cash flow dei racalmutesi quale inesorabilmente passa per le banche (e la posta) di Racalmuto e sapesse cosa ho scoperto? I veri ricchi non stanno a Milano ma a Racalmuto: qualcuno importando - quanto regolarmente, non so - bici cinesi (sic!). Ma crede davvero Lei che le mille e più auto che servono anche per andare da San Griguoli a lu Culleggiu ( e tante sono nuove e potenti) sono state comprate con la pensioncina della nonna (che il passaggio alla moneta unica ha polverizzato) o ai magri proventi dei "Socialmente Inutili"? Se le dico che il nero della DROGA si aggira a qualche miliardo (di Euro, sì), mi dirà che sono troppo esagerato? E sono franco! certo che poi qualcuno è costretto a girarsi dall'altra parte se in macchina a farsi è la propria ormai forse poco verginella figlioletta (un mio carissimo amico si è suicidato per cose del genere) e non meravigliamoci troppo se ai signori della Caserma interessa più ricattare, per averne più corpose delazioni, lo spacciatorello che carcerarlo:.

Non c’entra niente, ma nell'ora di ricreazione ho visto passare bustine (naturalmente di magnesia) alle ragazzine dell'istituto professionale davanti la mia casa paterna.



Poco cari "anonimi" (non Lei perché so benissimo chi è) genitori incazzati (per burla), don qui, don Là che cazzo ne sapete di tutto ciò? E se lo sapete che cazzo ci capite?


Mi si dice che debbo essere più chiaro. Ovvio che non posso, e racconto un aneddoto. Dopo avere ispezionato Sindona nel 1974, dopo che Occhiuto, per fottere Ciampi, ha spedito l'unico ispettore capace a Livorno, il sottoscritto ebbe l'anima dei guai suoi a cercare di far capire quello che avevo scritto (facile facile) ai signori magistrati che avendo già belli e confezionati i loro teoremi finché non riuscivano per lo meno a non farsi dichiarare cazzate le loro arzigogolazioni (secondo le vulgatae dell'interessata stampa del momento) non mi lasciavano andare. Ed io avevo mia moglie che mi aspettava fuori la porta perché dovevamo prendere l'aereo per la doverosa visita pasquale ai miei vecchi genitori di Racalmuto.


Naturale che dopo quelle esperienze il mio affetto per i signori magistrati è nullo. Arrivo al SECIT di REVIGLIO (oggi inesistente, ma all'epoca fu cosa molto seria) e per mia scelta (il mio ruolo me ne dava facoltà) accedo alla Cassa di Risparmio di Cacciafesta. Guardo il credito cinematografico. Di che mi accorgo? all'epoca furoreggiava una certa Chelo (forse poco dotata artisticamente; forse molto generosa in altri campi - de sesto e de nono, appunto). Costei, oltretutto lesbica, consentiva anche i favori retrostanti a prestanti produttori, ma nel durante lei telefonicamente doveva ragguagliare la gelosissima amica. Chi pagava? Il credito cinematografico. Come faceva la banca? Deliberava il credito: scriveva in contabilità: dare crediti attivi - avere debitori diversi. Subito: dare sofferenze - avere crediti attivi. Quindi - dopo qualche tempo - dare conto economico (perdite) - avere sofferenze. Naturalmente era avvenuta la scrittura più importante: dare debitori diversi - avere cassa; ed i soldi si erano volatilizzati.


Per inciso sa che cosucce del genere (molto meno raffinate, parva materia, in definitiva) mi sembra di averle subodorate a Racalmuto una decina di anni fa con Giler, aiutandomi il bravissimo informatico Fofò lo Sardo?

Alla cassa glielo fatta pagare con un condono tombale e di miliardi ne ha dovuto dare al FISCO. C'era da punire quei disgraziati che per la pagnotta (o per la carriera) quelle diaboliche scritture le avevano pensate ed effettuate. Non ne avevo nessuna voglia. Mai ho perseguitato i lavoratori: la mia fede politica me lo impedisce. Certo conoscevo bene l'art. 321 c.p. I fatti obiettivi, come dice la legge, io li ho riferiti "a chi di dovere". Chi di dovere erano signori magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti (che legulei amano definirsi i ragionieri dello Stato) e naturalmente non ci capirono nn' 'mato tubo. Mi chiamarono domandandomi che volevo dire. Esattamente quello che ho detto, né una virgola in più né una virgola in (naturalmente non era vero).



Ecco perché adesso a REGALPETRA LIBERA faccio qualche volta l'oscuro. Ora forse solo ioci causa. I vecchi vivono solo di rimembranze. Ed ecco perché sono stato esagerato nel nostro primo scontro. Ma Lei è persona degnissima e non se l'è presa più di tanto.


Con comprovata (spero) stima


Calogero Taverna
Cara la mia Victoria, bello sarebbe se tu facessi sentire la tua voce, la voce di chi ora vive in un mondo lontano da quelle che in parte sono le sue radici racalmutesi.

Più che preoccuparti di quelle che possono essere le mie mire culturali racalmutesi, che invero non esistono, sarebbe bene che chiedendo amicizia o aggregazione ai siti delle realtà politiche e cittadine di Racalmuto possa fare sentire la tua voce che vedo colta assennata e competente. Ti segnalo quindi questi siti Facebook.

- Emilio Messana Sindaco;

- Salvatore Picone (non però Salvatore Picone Chioso Palermo)

- Comitato Cittadino Racalmuto Civile;

- Lista Borsellino.
 Ciao


Caro Sindaco.
tra noi la stima l'affetto e il doveroso rispetto non è mai venuto meno, intellettuale raffinatissimo tu, intellettuale eretico io, tra noi c'è intesa profonda quanto diverbio plateale. Sia come sia. cosa vuoi che pensi se il 3 agosto 2014 ti questionavo nel tuo Gruppo informatico quel che segue e sta ancora tutto li in attesa di ponderazione. Anche a mandarmi al diavolo una risposta per le norme di una normale democrazia dovresti darmela. Sia pure con il senno di poi hai persino il destro di frantumare le mie doglianze civiche. Accresceresti persino la tua autorevolezza. So che è stato un anno per te impossibile, ti do atto che hai saputo traghettare codesta palude stigia dell'ereditato malcostume etico e politico passato di questo peculiare Comune che non per nulla ha dato i natali a Sciascia e che gronda di tanta intelligenza superflua come difetta di normale assennatezza. Corde pazze disseminate ovunque. Alle volte mi sembra che nell'evoluzione microstorica di Racalmuto si sia diffuso come un nebbione politico simile a quello fisico che speso dalle Pantaneddri giunge sin sotto il mio eremo di Bovo. E ciò spinge al sonno alla quiete del far nulla non potendosi far troppo; una sonnolenza retta guidata da una amministrazione omogeneamente congrua, dai vertici amministrativi a quelli consultivi a quelli subalterni di una pletorica  compagine impiegatizia. E nocchiero di questa trasandata zattera mi preoccupa che possa essere tu. Non è così, lo so. Ma lascia stare le feste, le fasce tricolori per comici consessi di sindaci, il bel dire del nulla: suona le trombe del risveglio: iniziative economiche, avventure culturali, rivolte morali, contestazioni ai vessatori atteggiamenti di autorità tutorie, contrapposizioni sia pur tardive ai giochi giudiziari di profittatori delle carenze della trascorsa macchina amministrativa. Più che la forma si persegua la sostanza del diritto. Nessuno può rubare a codesto martoriato Comune per l'invenzione di giochi di potere che stanno risultando vanesie forsennatezze antimafiose che so trenta milioni di euro (sic) perché sei Q8 o mezzo milione di euro perché chissà chi all'ufficio tecnico ha sbaglia una licenza  a certi signori delle locali cooperative e gi avvocati strapagati dal comune non c'erano o se c'erano dormivano per non ancora digerite ampie libagioni.  Caro Emilio, tu sei una gran brava persona.  In fin dei conti la parte migliore, quella assennata, quella seria, quella laboriosa, quella onesta, anche se spesso silente,  la quasi totalità dei cittadini racalmutesi insomma è con te. Forte di tale sostegno non ti accasciare, non abbassar la guardia e se qualcuno  ti pungola curati di lui e prosegui!

Lillo Taverna

3 agosto 2014 · Roma
.
Santo Petruzzella è pungente assai e sa il fatto suo. Credo che sappia che la sua verrà trattata come pretestuosa provocazione e mai gli verrà data risposta alcuna. Del resto la situazione è talmente intricata che manco se vengono i grandi maestri del diritto amministrativo del Consiglio di Stato che pur conosco, saprebbero dare risposte acconce. Sono trent'anni che ci fottono a noi racalmutesi quanto a monnezza e dobbiamo a loro modo di pensare continuare a penderla in quel posto e tacere. Se staremo buoni uno "sconticino" sulla spesa ce lo accordano; mai mi sarei aspettato da un uomo di sinistra (sì, dell'estrema sinistra rossa) un siffatto cinismo.
Santo si chiede quante sono le unità tassate! Ho sottomano due elenchi pubblicati nell'ALBO PRETORIO del 5 maggio del 2012 (entravano i nuovi commissari): 568 soggetti venivano denunciati come "evasori catastali". Non so se hanno aggiustato il contenzioso catastale, sono certo che quello conseguenziale dei connessi tributi locali sta lì ancora in attesa di venire sanato con gravi omissioni degli organi comunali, dai dirigenti responsabili per la legge Bassanini ai redattori dei bilanci di questo triennio ai commissari ed ora al nuovo sindaco..
Non so se mi spiego?
Ho messo varie volte sull'avviso e quello che me ne viene è uno sprezzante sogghigno fatto circolare in paese come se io fossi un alienato di mente. Mi costringeranno a dimostrare che non lo sono.
Santo parla di regolamento TARI approvati notte tempo. Dovrò cercarlo e studiarmelo. Intanto a Commissari licenziati io e Cicciu Marchisi un paio di mesi fa ci siamo adoperati per sapere quale regolamentazione è in atto operante circa la tassa della monnezza, comunque la si voglia chiamare. Cicciu va in Comune, chiede con precisione e il bon ton che lo distingue spiegazioni in proposito. Gli dicono che il regolamento c'è ed è pubblicato nell'Albo Pretorio. In effetti lì un bel regolamento c'è. Non è pubblicato chi e con quale autorità ha stabilito che venga pubblicato: ma il Regolamento è tutto sciorinato. Io l'acquisisco e lo confronto con quello fattomi avere dall'avvocato Brucculeri un anno fa: identici. Vige quel regolamento anche per l'anno in corso? Tutta la tassazione sulla monnezza è illegittima per palese contrasto con l'art. 1 del regolamento. Le pretese del Comune sono a primo avviso una sorta di malversazione. Tutti gli avvisi con simulati F24 annessi a dir poco una tentata estorsione. Colpevoli chi? L'Ufficio Tributi del Comune, l'Ufficio ragioneria, i Commissari ed ora il sindaco e uffici collegati? E questo Comune, questa nuova amministrazione che fa? approva il bilancio consuntivo con quel criminale imputazione del costo per smaltimenti dei rifiuti di 440 mila euro che è palese costo non inerente, a dir poco? Si assumono questi ragazzotti della maggioranza e della minoranza le conseguenti responsabilità di indole penale? Incolti come sono non se ne accorgerebbero neppure. E mi dicono che quanto a costi non inerenti monnezzari quest'anno saliamo ad oltre 700 mila euro.
E ci riempiono di ciarle, di articoli di giornali, di notizie sulle giustificazioni del non assenso della minoranza che si lamenta solo che gli sconti dovrebbero essere maggiori. Ma che siamo nel mercato delle vacche?
Occorre solo giustizia equità tributaria, correttezza massima e controlli efficaci. Il patrimonio racalmutese è talmente vasto che basterebbe un concordato ravvedimento operoso (ieri leggevo che il Fisco sta mandando lettere a certi contribuenti per dir loro che risultano spese esorbitanti rispetto a redditi dichiarati esigui per il 2012: vogliono utilizzare l'istituto del "ravvedimento operoso"? : qualcosa del genere perché non lo fa il Comune di Racalmuto? altro che sconti verrebbero fuori: non ce ne sarebbe bisogno! E con quell'esubero di personale tutto si potrebbe conseguire agevolmente e con i maggiori proventi pagare magari gli straordinari e qualche premio di rendimento agi impiegati, oggi spesso fannulloni non per colpa loro).
 Se quel Regolamento è nullo (e tutto lo fa pensare) allora abbiamo avuto tassazione precorsa ed anche attuale senza regolamento, in totale illegalità. Quello che oggi è il vice presidente del consiglio e che si sente un cattedratico al riguardo ci vorrà dare un qualche ragguaglio in proposito?
Oggi, tolti gli Stati Uniti, il mio blog CONTRA OMNIA RACALMUTO ha avuto una diffusione solo mitteleuropea.
Germania

99

Italia

97

Stati Uniti

73

Russia

24

Irlanda

22

Ucraina

17

Svizzera

13

Francia

12

Portogallo

12

Polonia

2
Stanno esplodendo polemiche incandescenti e eccovi una soave esposizione di quello che in filosofia si chiama post hoc propter hoc. E' una narrativa alquanto tautologica. Solo che qui o là affiorano visioni politiche ed opzioni culturali preoccupanti. Se questa è la intellighentja politica di chi in fondo ci ha trascinato in questo triennio di necrosi civile ed economica, io mi preoccupo. Malgrado Tutto da foglietto olim sciasciano deve tornare a quelle belle analisi e coraggiose denunzie di un tempo. La camomilla non serve.
Stanno esplodendo polemiche incandescenti e eccovi una soave esposizione di quello che in filosofia si chiama post hoc propter hoc. E' una narrativa alquanto tautologica. Solo che qui o là affiorano visioni politiche ed opzioni culturali preoccupanti. Se questa è la intellighentja politica di chi in fondo ci ha trascinato in questo triennio di necrosi civile ed economica, io mi preoccupo. Malgrado Tutto da foglietto olim sciasciano deve tornare a quelle belle analisi e coraggiose denunzie di un tempo. La camomilla non serve.
se mi mandi il tuo indirizzo i miei due libri d storia racalmutese  te le regalo per posta. Per merito tuo sono riuscito a ridestare interesse per l'archivio della matrice all'attuale sindaco di Racalmuto al suo assessore alla cultura ed alche a maggioranza e minoranza del Consiglio Comunale. Credo quindi che riuscirò a fare masterizzare con  mezzi moderni quell'archivio e metterlo on line  nel sito del Comune. Chi vorrà potrà dunque farvi ricerche on line. Penso che si farà un convegno di studi a spese del Comune e cercherò di farti invitare per una relazione tutta tua. Ma non voglio crearti illusioni.  Se son rose fioriranno. Ciao


From: vcalabrese@hotmail.com
To: calogerotaverna@live.it
Subject: Re: RE:
Date: Sat, 12 Dec 2015 21:53:36 +0000

Caro Calogero,
Vorrei ringraziarLa ancora una volta per tutto il lavoro che ha fato e che sta facendo per me.  L'apprezzo molto sopra tutto perché Internet è piena di personaggi senza scrupoli che vogliono solo sfruttare gli americani e fargli pagare cifre inaccettabili per ricerca di bassa qualità.
Mi dispiace per il malinteso con il Signor Ron Puma.  Sono sicura che lui apprezza molto il Suo aiuto.
Come Le ho detto, sono una dottoranda in Storia Italiana e quindi sono molto interessata al Suo libro sulla storia di Racalmuto.  Come potrei comprare una copia?
La prego di farmi sapere se posso esserLe d'aiuto in qualche modo, sia per quanto riguardo le ricerche sulla mia famiglia che materiale per il Suo libro.
Grazie ancora,
Victoria



From: Calogero taverna <calogerotaverna@live.it>
Sent: Saturday, December 12, 2015 7:59 AM
To: Victoria
Subject: RE:
 
Cara la mia Victoria, capisco: vedo che gli esami degli alunni sono  un gran dafare per una professoressa anche in America. Io non ho mai insegnato, quindi ignoro. Avrai ben capito che a me non interessa tanto tesaurizzare quella mia immane fatica archivistica di una ventina di anni fa. Mi ha raggiunto mister Ronald e ho visto se i miei vecchi CD siano sfruttabili. Ho visto che sì. Mister Ronald mi ha parato di te: ti ho contattato e tu mi hai dato spunto per altre mie bizzarrie archivistiche. Tu dici che il Francesco Capitano in fondo a una certa pagina delle NUMERAZIONI DELLE ANIME dl maggio 1822 passato dopo giovani nozze dalla "SCINNUTA DI SAN FRANCISCU A SAN GRIOLI" non sarebbe  un tuo antenato. Io resterei del mio avviso. E' fuor di dubbio che il tuo antenato Francesco Capitano si sia sposato due volte (lo dice l'atto di morte) e quella del 1822 (maggio) può benissimo essere la prima moglie. Là viene omessa la paternità  ma penso che avrebbero dovuto scrivere "Michelangelo". Non mi risulta che i maschi di Racalmuto dell'Ottocento quando si sposavano andavano ad abitare nei pressi delle abitazioni delle loro mogli. Il primogenito restava a casa (di solito) e gli altri fratelli finché potevano, o cercavano ove trovavano.  Come ti dissi io spulcio queste carte della Matrice per i miei aggiornamenti della mia Storia di Racalmuto (eretica e insolente). Ho già pubblicato due volumi. La razza racalmutese  è particolare e chi ha anche un briciolo di quel DNA è particolare. Guarda mister Ronald. Mi rintraccia lui. Mi manda dell'interessante materiale; me ne chiede. gliene mando. Invece di ringraziarmi con una sua e-mail dell'altro ieri mi  diffida dall'importunarlo con post e/o uso della sua e-mail. Sarà diligentemente ubbidito. Ma un sorrisetto sulla follia americana me lo son fatto- Ciao
  

lunedì 18 novembre 2013

I proverbi del Circolo Unione

Ecco la raccolta di proverbi strambotti ed altro del CIRCOLO UNIONE. Vanno limati e corretti. Si gradiscono apporti. GrazieEee





Frammenti
1° gennaio 1974
zolfatai
1. E vannu a la matina e li viditi
parinu di li muorti accumpagnati
vistiti di scuru ca li cumpunniti
‘mmiezzu lu scuru di li vaddunati
scinninu a la pirrera e ‘mmanu
portano la so lumera pi la via
ca no’ pi iddi pi l’erbi di lu chianu
luci lu suli biunnu a la campia.
1. Lu munnu è tradituri e ‘nganna genti
prumitti cuntintizzi e duna chianti
1. Buttana di tò mà, ngalera sugnu
senza fari na macula di dannu
1. Sì comu lu cannuolu di la chiazza
cu arriva, arriva, la quartara appuzza.
1. Cu dici ca lu carzuru è galera
 a mia mi pari na villeggiatura
[zolfatai]
1. Mamma nun mi mannati a la pirrera
ca notti e jurnu mi pigliu turrura
scinnu na scala di cientu scaluna
cu scinni vuvu muortu s’innacchiana
1. Mamma nun mi mannati a l’acqua sula
lu vientu mi fa vulari la tuvagliola
e c’è un picciuttieddu ca mi vuliva
 e mi vinni appriessu a li cannola
1. Puttani quantu trappuli sa’ fari
mancu nna forgia fa tanti faiddi
1. Sutta lu to palazzu c’è un jardinu
ci su chiantati arangi e pumadoru
e ni lu miezzu c’è cunzatu un nidu
ancidduzzi ci sunnu a primu vuolu.
Cala Rusidda e s’inni piglia unu
 e si lu minti ‘nni la caggia d’oru.
La caggia siti vu timpa d’amuru
lu cardiddu sugnu iu ca canta e vuolu.
1. Dicci a to mamma ca nun si piglia pena
la robba ci ristà ‘nni li casciuna.
1. La donna c’avi lu maritu viecchiu
lu guarda e lu talia di maluocchiu
1. Di quinnici anni vi puozzu assicurari
un’ura di cuietu nun puozzu aviri
e m’haiu misu tuttu bieddu a cantari
darrieri la porta di l’amanti mia;
di ‘nna picciotta mi sientu chiamari:
trasi ca t’arrifriddi armuzza mia.
Iu ci lu dissi: nun vi stati a ‘ncumudari
lassatimi addivertiri cu l’amici mia.
1. Cartanissetta è’ncapu na rocca
chiunu di buttani e scarsu d’acqua.
1. E comu t’aiu a vidiri arridutta
a lu burdellu di Cartanissetta.

1. Primu tamava e ti tiniva stritta
Eratu lorda e mi parivatu netta
Ora ti vitti né ‘ncapu né sutta
 e sì na buttana netta netta
1. Quann’era picciliddu nicu, nicu,
l’amuri cu li donni iu faciva
tutti li schetti mi pigliavanu ‘mbrazza
e ‘nni li vradduzza so m’addummisciva
Ci nni fu una ca mi piglià mbrazza
e mi dissi: vo’ minna amrmuzza mia?
P’essiri ‘nnamuratu di li donni
ristavu curtu e mancu spuntu fici.
1. M’addisiddassi scursuni di chiusa
quantu m’inni issi ‘nni la tò casa
a to maritu lu mannassimu a fusa
 e n’antri du guardassimu la casa
 e ni mintissimu cu la porta chiusa
e a lu scuru cu si vasa, vasa.
Quannu vinissi lu crastu di fusa
la truvassi carricata la cirasa.
1. Arsira mi arricuglivu notti, notti;
mi misi a cuntrastari cu du schetti;
una mi li ittava li strammotti
l’antra m’arriscidiva li sacchetti.
Quannu mi vitti li sacchetti asciutti:
Vattinni picciuttieddu ca è notti!
Iu mi misi a gridari a vuci forti:
cu havi dinari è amatu di tutti!
1. L’omu ca è ‘ngalera è miezzu muotu
l’omu ca nun havi dinari è muortu tuttu.
1. L’amuri s’arridducu a malatia,
veni e finisci comu uogliu santu;
iu curuzzu pi amari a vui
sugnu ‘mmiezzu quattru miedici malatu;
unu di li quattru m’arrispusi:
vo’ stari bbuonu? Nun l’amari cchiuni!
Iu di lu liettu ci arrispusi:
l’amari di cori, o muoru o campu.
1. L’amuri è cu lu lassa e piglia
comu lu fierru ‘mpisu a la tinaglia.

1. M’addividdassi gaddu di innaru
quantu cantassi la notti a lu scuru
e mi mintissi supra un campanaru,
e mi mintissi a ricitari sulu:
Domanna la me amanti di luntanu:
Chi hai gadduzzu ca reciti sulu?
 Iu cci arrispunnivu di luntanu:
persi la puddastra e sugnu sulu!
1. Passu e spassu di la tò vanedda
‘nni la cammara tò luci ‘nna stidda
quantu po’ essiri currivusa e bedda
ca lu ma cori si fici pi idda
Oh Diu chi fussi cun na vannachedda
ca m’appinnissi a lu cudduzzu d’idda
quantu nni patu iu p’amari na bedda
idda mori pi mia ed iu pi idda.
1. Amuri, amuri pampina di canna
quantu sparaci fa la sparacogna
1. Arsira passavu di na banna
e vitti  la ma amanti ca durmiva
era curcata ‘ntru un liettu di Parma
pi capizzieddu la mani ci aviva
nun l’addivigliati ca si spagna
ca l’addivigliu cu li muodi mia;
ti fazzu li carizzi di tò mamma:
ddivigliati, ddivigliati, armuzza mia.
1. Cori di canna, cori di cannitu
truiazza ca lu cori canniatu
lu facisti ammazzari a to maritu
pi dari agustu a lu tò nnamuratu;
ora nun hai né garzu né maritu
sì comu un casalinu allavancatu;
lu va a truvari a tò marito
darrieri di San Giorgiu truvicatu.
1. Stritta la cigna e larga la cudera
l’omu ca è minchiuni pari allura.

1. Ti lu facisti lu ippuni russu
nun lu vidi ca to patri scarsu
ti lu facisti lu jppuni a la moda
ti lu facisti a la garibaldina
1. Cummari sugnu muortu di la pena
c’aiu un mulinieddu e nun macina
mprustatimi lu vuostru pe na simana
vi lu martieddu e vi lu mintu ‘n farina
Aiu lu mulinieddu a la rumana
lu tiegnu ni li canzi di la tila
aiu un mulinieddu a la rumana
pi sta picciotta ca si chiama Nina.
1. O Mariuzza chiàmati sti cani
nun li teniri cchiù mmiezzu la via
ca mi strazzaru un paru di stivali
lu miegliu vistitieddu ca tiniva
e lu purtavu a lu mastru a cunzari
e lu pagavu di sacchetta mia;
mariuzza si mi vo’ pagari
spogliati e curcati cu mia.
1. Si Diu voli la mula camina
ci ammu arrivari a la missa a Ragona.
1. Carzaru a Vicaria quantu si duci
ca cu ti fabbricà beddu ti fici.

1. Amaru ca m’avera a maritari
presti lu siminavu lu lavuri
quannu fu ura di zappuliari
l’erba mi cummiglia lu zappidduni
poi vinni lu metiri e lu pisari
e mancu potti pagari lu patruni;
ora curuzzu si mi vo aspittari
d’auannu nun si po’, l’antra stagiuni.
1. Primu t’amava e ti tiniva stritta
eratu lorda e mi parivatu netta._
Ora nun ti vitti né ncapu né sutta
e si na liccatura netta netta
‘m Palermu ti sunaru la trummetta
cu si piglia a tia gran chiantu scutta.
Un jurnu t’aiu a vidiri arridutta
 né maritata, né zita, né schetta
un jornu t’aiu a vidiri arridutta
 a lu burdellu di Cartanissetta
1. Travagliu e nun travagliu, nun aiu casa
megliu ca quannu stancu m’arripuosu.
1. Lu sa chi dissi lu dutturi Vespa
cu havi lu chiuritu si lu raspa.
1. Lu puddicinu dissi ni la nassa
quannu maggiuri c’è minuri cessa.
1. Lu maritu ci dissi a la muglieri
la vesta cu la fa, l’av’a pagari.
1. La muglieri ci dissi a lu maritu
ad Agustu pari cu va carzaratu.
1. Lu suli si nni va dumani veni
si mi nni vaiu iu nun torna cchiuni.
1. Chiddu chi voli Diu la notti a gregni
lu jurnu a racinidda ni li vigni
1. Chiddu chi voli Diu dissi Guaglianu
la notti chiovi e lu juornu fa bbuonu
1.  Vitti lu mari, vitti la marina
vitti l’amanti mia ca navicava
1. Comu aiu a fari cu sta ma vicina
c’avi lu meli mpiettu e nun mi nni duna.
1. M’aiu a maritari nun passa ouannu
pi campari muglieri nun mi cumpunnu
1. M’avera a maritari senza doti
chi sugnu foddi ca fazzu sta cosa
1. Dicci a tò mamma ca nun si piglia pena
la robba ci ristà ni li casciuna.
1. Si piccilidda e vatinni a la scola
ca quannu ti crisci m’è pigliari a tia.
1. Si piccilidda e ha lu cori ngratu,
mi vidi muortu e nun mi duni aiutu
quannu vidi affacciari lu tabbutu
tannu mi cierchi di darimi aiutu.
1. Si piccilidda e fa cosi di granni
pensa quannu ti criscinu sti minni
1. Quantavi chi studiu sta canzuna,
pi mpararimilla sta simana
1. L’aiu avutu na donna taliana
ca la so facci era na vera luna
nni lu piettu porta na cullana
si vuogliu lu so cori mi lu duna.
1. Vieni  stasira ca mi truovi sula
l’ura è arrivata di la tò fortuna.
1. La carta di la leva a mia vinni
m’accumanciaru a viniri li malanni.
1.  Partu e nun partu, comu vurria fari,
bedda sugnu custrittu di partiri
sugnu custrittu di lassari a tia
e quannu pienzu ca t’aiu a lassari
la vucca di feli s’amaria.
Lu vaiu diciennu nun ni puottimu amari
si nun muoru cca muoru addavia.
1.  Mamma priparatimi un maritu
ca sutta lu fallarieddu c’aiu lu fuocu
Sutta lu fallarieddu c’aiu lu fuocu
dintra lu russu e fora è sbampatu
sutta lu fallarieddu ci hai lu meli
sugnu picciottu e lu vuogliu tastari
Sugnu picciottu e mi nni vaiu priannu
schiettu mi l’haiu a godiri lu munnu.
1. Vidi chi fannu fari li dinari
fannu spartiri a du filici cori
Ti pigliasti ad una ca nun sapi parlari
tutta pirciata e china di valori;
mancu a la chiazza cchiù la po’ purtari
vidi li beddi e lu cori ti mori.
Affaccia amuri e sientimi cantari
ca t’è fari pruvari comu si mori.
1. quannu ti viu lu me cori abballa
 comu lu fuoco ni la furnacella,
quannu ti viu lu me cori abballa
comu lu vinu russu nni la  buttiglia 
1. Lu sabbutu si chiama allegra cori
mmiatu cu avi bedda la muglieri
cu l’avi ladia ci mori lu cori
e prega ca lu sabbatu nun veni.
1. Comu ci finì a lu gaddu di Sciacca
pizzuliatuddu di la sciocca.
[Pasqua 74]

1. Veru ca la mintissi la scummissa
cu si marita lu fuocu ci passa
1. L’omu ca si marita è ammunitu
la muglieri ci fa da diligatu
1. Hann’a passari sti vintinov’anni
unnici misi e vintinovi jorni
1.  E li minneddi tò sciauru fannu
sunnu viglianti e mi cala lu suonnu
1. Chiddu chi voli Diu dissi Marotta
quannu si vitti lu fuocu di sutta.
[variante oscena e beffarda]
quannu si vitti la soru di sutta.
1. Chiddu chi voli Diu dissi Guaglianu
la notti chiovi e lu jornu fa bbuonu
1.  M’arridducivu di tali manera
ca comu un picciliddu chiacchiaria
Persi lu sali e persi la salera
e persi l’amicizia cu tia.
1. L’omu chiettu nun nni chiudi vucca
si si marita diventa na rocca
1. L’omu schiettu nun aviennu muglieri
mmiezzu li maritati avi addubbari
1. Comu na varca a mari mi currieggiu
ni lu liettu nun puozzu stari saggiu
1. M’agghiri a maritari a Rivinusa
ca mi muglieri m’è pigliari na rosa
1. Sugnu arriddutu di tagliarimilla
tantu pi tantu pierdita mi duna
1. Ci vuonnu quattru mastri cu la serra
e quattru fimmineddi cu la falla
quattru fimmineddi cu la falla
pi lu sanguzzu nun arrivari ‘n terra
1. Bedda p’amari a tia persi lu sceccu
persi la tabbacchera e lu tabaccu
1. Bedda p’amari a tia persi lu sceccu
ora dicimi tu a cu minchia accravaccu
1. Curnutu ca ha’li corca in tri maneri
luonghi e pizzuti cumu li zabbari
1. Li corca ti li fici tò muglieri
cu un picciuttu ca sapi cantari.
1. La tarantula annaca e nun sapi a cui
stenni l’aritu e nun lu cogli mai
passa la musca e ni l’aritu ‘ngaglia
e ci patisci nni ddi eterni guai
la tarantula ngrata siti vui
la musca sugnu iu ca c’ingagliavu
quantu aiu piersu pi amari a vui
sugnu a lu ‘mpiernu e nun nni niesciu mai.
1. L’amuri è cu lu lassa e piglia
comu lu fierru ‘mpizzu a la tinaglia
1. Cu dici ca pi donni nun si pila
a tutti l’impiccassi pi la gula.
1. Quan’eratu malata dunci amuri
pi uocchiu di la genti nun ci viniva
quannu vidia passari lu Signuri
pigliavu lu mantu e ci viniva
e m’assittava ‘ncapu li scaluna
tu stavatu muriennu e iu chianciva
ora ca stasti bbona dunci amuri
finieru l’uocchi mia di lacrimari.
1. Ora ancidduzzi calati, calati
a la cima di l’arburi e ci viditi
quannu nni la caggia intrati
comu di la pena nun muriti;
amicuzzi vi priegu ‘n caritati
amicizia cu li donni nun aviti;
iu persi la mia libirtati
na donna m’ingaglià cu li so ariti.
1. Di quinnici anni vi puozzu assicurari
n’ura di cuietu nun aiu pututu aviri
ca m’aiu misu tuttu a cantari
‘ndarrieri la porta di l’amanti mia
di na picciuttedda m’intisi chiamari
trasi ca t’arrifriddi armuzza mia
iu cci lu dissi: nun vi stati a ‘ncumudari
lassatimi addivertiri cu l’amici mia.
1. Lu gaddu cci dissi a li gaddini
ca lu tiempu si piglia comu veni
1. Chi ti giova sta maritatina
ottu jorna malata e un jornu bona
1. ladia, pupa nivura, untata d’uogliu
tu va diciennu ma muoru pi tia
cci sunnu tanti bieddi ca mi vuonnu
comu mi vuogliu tingiri nni tia
vattinni a mari a glittariti a scuogliu
oppuri a mmuoddu mmiezzu a la liscia..
1. Mina lu vientu e lu massaru spaglia
c’è lu currieri ca cunta li miglia
lu cacciaturi assicuta  la quaglia
e l’assicuta finu ca la piglia;
l’arburu s’ha sirratu cu la serra,
e lu stufatieddu s’agusta cu l’aglia
Ora ca la vincivu la battaglia
si mi curcu cu tua nun è meraviglia.
1.  La turturidda quannu si scumpagna
si parti e si nni va a so virdi luogu
vidi l’acqua e lu pizzu si vagna
e di la pena si nni vivi un puocu
e poi si minti ncapu na muntagna
 jetta suspira e lacrimi di fuocu:
amaru cu perdi la prima cumpagna,
perdi li piacira, lu spassu e lu juocu.
1. All’armi, all’armi: la campana sona
li turchi sunnu junti a la marina.
1. Ah! Quantu è mpami l’arti di lu surfararu
ca notti e jornu travaglia a lu scuru
piglia la lumera e fa un puocu di lustru
quannu scinni jusu cu lu so capumastru
1. La schetta si nni prega di li minni
la maritata di li figli ranni
1. Niesciu la sira comu lu nigliu
Viersu la matina m’arricogliu.
1. Si ni pigliamu colari muriemmu
e vincitoria a li mpamuna dammu.
1. Cci vò viniri dda banna Riesi
unni ci su pagliara comu casi;
cci sunnu tri picciotti comu rosi
una di chiddi tri mi dissi trasi;
trasi ca t’aiu a dari li beddi cosi:
puma, pumidda, maremi e cirasi.
Iu ci lu dissi: nun vuogliu sti cosi,
vuogliu la zita, la robba e li casi.
1. Biedda, li tò biddizzi iu li pritiegnu
siddu li duni a l’antri, iu m’allagnu.
1. Ora ca ti criscieru sti lattuchi,
tutta ti gnucculii, tutta t’annachi.
1. Ci pienzi bedda quannu iammu a Naru
ca la muntata ti paria pinninu?
1. Bedda, ci vò viniri a San Bilasi,
 n’addivirtiemmu ca siemmu carusi?
1. Aiu cantatu pi sbariarimi la menti
oppuramenti la malincunia.
1. Comu vo fari fa, si la patruna
basta ca truovu la pignata china.
1. Buttana ca cu mia tu fa la santa,
cu li cani e li gatti tieni munta.
A mezzannotti cu scippa e cu chianta,
la tò matruzza li cuorpi ti cunta.
Quantu grana vusca sta figliuzza santa,
ci voli lu nutaro ca li cunta.
1. la fimmina ca è sutta va cantannu
l’omu ca sta supra sta suffriennu
1. Cu avi dinari assà, sempri cunta
cu avi muglieri bedda sempri canta.
1. So matri mi lu dissi: va, travaglia,
nun mi la fari patiri a ma figlia.
1. Cu dici ca li favi sunnu nenti,
sunnu cumpuortu di panza vacanti.
1. L’omu c’ha piersu la ragiuni
la giustizia si fa cu li so mani
1. Pi tantu tiempu la furtuna aiuta,
arriva un tiempu ca cangia la rota.
1. Tu t’inni prieghi ca ti resta chiusa,
iu mi nni priegu ca mi resta tisa.
1. Si ogni cani c’abbaia, na pitrata,
nun restanu né vrazza e macu vita.
1. San Pietru ci dissi a S. Giuvanni
di li singaliati, guardatinni.
1. Santa lagnusia, nun m’abbannunari,
ca mancu spieru abbannunari a tia.
1. Quantu su bieddi li carmelitani,
ca vannu a la missa cu la mantillina.
1. A tia piaci la miennula dunci,
prima ti la manci e ora chianci.
1. Cu sta spranza e la pignata minti,
ma va pìarriminari e nun trova nenti.
1. Cu scecchi caccia e a fimmini cridi
faccia di paradisu nun nni vidi.
1. Pensa la cosa prima ca la fani
ca la cosa pinzata è bedda assani.
1. Sparaci, babbaluci e fungi
spienni dinari assà e nenti mangi.
1. Unni viditi niespuli, chianciti:
sunnu l’urtimi frutti di l’estati.
1. Comu amma a fari, la muglieri?
dumani agghiurnammu senza pani.
1. Quannu la sorti nun ti dici,
jettati nterra e cuogli babbaluci.
1. Cu fa amicizia cu li sbirri,
c’appizza lu vinu e li sicarri.
1. Di ‘nviernu nun ni vuogliu ca fa friddu,
mancu la stagiuni ca fa callu.
1. Cummari vi lu dicu allieggiu, allieggiu,
vostru maritu si iucà lu ‘llorgiu.
1. La padedda cci dissi a la gradiglia:
iu pisci frittu mangiu e no fradaglia.
1. Lu surci cci dissi a lu scravagliu:
quannu tu fa beni scordatillu.
1. Lu saziu nun cridi a lu diunu,
comu lu riccu nun cridi a lu mischinu.
1. Cci finì comu li nuci di Cianciana,
cientu vacanti ed una china.
1. Chi facisti o mastru Giuvanni,
scippasti la vigna e cci chiantasti li canni.
1. Abrili fa li sciuri e li biddizzi,
n’avi lu lasu lu misi di maiu.
1. Lu piruraru grida: all’erba, all’erba;
ca si la po’ sarbari si la sarba.
1. Sugnu comu na tavula di liettu,
dicu ca nun viu nenti e viu tuttu.
1. Ficuru paci li cani e li lupi,
poviri piecuri e svinturati crapi.
1. Di li cappiedda e di lu malu passu
dinni beni e stanni arrassu.
1. L’afflittulidda ca si curca sula
si vonta e svonta mmiezzu a li linzola.
1. Mi vivu lu vinu miu, armenu sacciu cca è vinu guastatu.
2. A quannu a quannu lu pupu j a ligna
cu ddu cippidda cci fici nna sarma;
nni la muntata si lassà la cigna,
va iti nni lu pupu ca si danna.
1. L’arti di lu muraturi, è arti gintili,
‘nn’accidenti a cu nni parla mali.
1. A vvu commari chiamativi la gatta,
sannò vi veni cu l’ancuzza torta.
1. P’amari li donni cci voli la sorti,
ma ancu ‘ngegnu , giudiziu e arti.
1. Lu zuccu nun po’ teniri du viti
e mancu la fimmina du ‘nnamurati.
1. L’acqua di lu Raffu e mmiezzu vinu,
curriti schetti di San Giulianu.
1. L’acqua di li malati è vinu sanu,
curriti schetti di San Giuliano.
1. Pi nun pagari du grana di varbieri,
si fa li capiddi scali, scali.
1. Quannu mina lu vientu narisi,
guardativi la peddi, guaddarusi.
1. Sugnu comu lu cunigliu ni la tana,
firriatu di sbirri e di ‘mpamuna.
1. Si m’arrinesci mi chiamu don Cola,
si nun m’arrinesci Cola comu prima.
1. Lu jardinaru ca chianta cipuddi
cci vannu appriessu li picciotti bieddi.
1. Nun cci vaiu cchiù a Santa Chiara
ca la Batissa mi voli ‘ngalera,
mi dissi ca ci ruppi la campana
e lu battagliu miu ristà com’era.
1. Chissa è la vera pena ca si senti,
sugnu luntano e nun viu l’amanti.
1. Amuri amuri, quantu sì luntanu,
cu mi lu cuonza lu liettu stasira,
cu mi lu cuonza, mi lu cuonza malu,
e malatieddu agghiuornu a lu matinu.
1. Vinni a cantari ca n’aiu ragiuni,
pi mmia nun ci fu camuliari,
tutti mangiaru carni e maccarruna
e iu, l’amaru, mancu aviri pani.
1. Chi avi stu sceccu ca raglia?
avi la corda longa e s’impiguglia.
1. Lu munnu lu truvasti a lu riviersu
ca puntasti a re vinni arsu.
1. La morti lha d’incuoddu e nun ti ‘nnadduni
l’ha scritta nni li chianti di li mani.
1. Lu carciri di Sciacca è muntuatu;
pi fierri lu vinci Santu Vitu.
1. Cu va a lu carciri di Santu Vitu,
trasi cu la parola e nesci mutu.
1. Ma matri mi vuliva fari parrinu,
e pi l’amuri tò, sugnu viddanu.
1. Da stivaletti si junta a tappina,
sicca la vucca mia si nun sì buttana.
1.  La schetta si canusci a lu caminu,
la maritata supra lu turrenu.
1. Vuogliu muriri cu l’uocchi apierti
pi nun dari vincitoria a la morti.
1. L’acqua si nni va a lu pinninu,
l’amuri ranni senti lu richiamu.
1. Cu va a sparaci mangia ligna,
cu va a babbaluci  mangia corna.
1. Nun sugnu muortu, no, sù vivu ancora,
uogliu ci nn’è a la lampa, mentri dura.
1. Lu tò vinu nun lu mintu nni lu me jascu
li tò guai cu li mia nun l’ammiscu.
1. Ora curuzzu  vò essri amatu
a fari di geniu lu curnutu.
1. Vitti lu mari, vitti la marina,
vitti l’amanti tò ca navigava.
1. Bedda tu la pirdisti la russura
mi isti a ‘ccusari a li carrabbunera
1. Ti maritasti cu viertuli musci
lu capumastru di balata liscia
nun ti putisti abbuttari di minestra.
1. Larga la cigna e stritta la cudera
l’omu ca è minchiuni pari allura.
1. Ti maritasti facci di vilenu
ti lu scurdasti cu t’amava prima.
1.  Lu scieccu zuoppu si godi la via
la miegliu giuvintù sta a la Vicaria.
1. Quannu nascisti tu bidduzzi, pronti
lu suli arrialzà l’antri du tanti
ti vattiaru ni du chiari fonti
mmiezzu d’argintaria, musica e canti.
1. Funtana di biddizzi e pasta d’angili
cu trasi a  la tò casa li fa ‘mpinciri
e li pittura si misuru a chiangiri,
ca bedda comu tia nun puottiru dipingiri.
Acchiana ‘ncielu e và, parla cu l’angili
li muorti sutta terra li fa spingiri.
1. Cu la casa d’antru pratica
la so è povera e minnica.
1. Sinn’j, sinn’j, sapiddu unni
e a tia lassà mmiezzu a st’affanni
Senza di tia sugnu cunzumatu
la vita mia cu tia si ‘nn’ajjutu
1. La tò facciuzza è comu na rosa
bianca e russa comu na cirasa
1. Amaru cu di li donni s’incatina
scinni a lu ‘mpiernu e acchiana tri scaluna.
1. Ora ca li facisti quinnici anni
piglia la truscitedda e jamuninni.
1. Lu suonnu di la notti m’arrubasti
ti lu portasti a dormiri cu tia.
1. Lu cuccu ci dissi a li cuccuotti
a lu chiarchiaru ci vidiemmu tutti.
1. Lu carzuru pi mia è l’urtima notti
stasira ci scuru dumani si parti.
1. Eratu intra e ti ‘nni isti fora
di tunnu la pirdisti la russura.
1. Comu cci finì a lu liamaru
nun potti fari un jppuni a la suoru.
1. Comu cci finì a lu gaddu di Sciacca
si fici accravaccari di la jocca.
1. Ti priegu bedda di farimi un cintu
ca veni maiu e canzuni cantu
mi l’hai a fari galanti e distintu
lu tò nomu c’ha a mintiri ogni tantu
cu m’addumanna cu fici stu cintu
lu fici Dichinedda a lu cummentu.
1. Tò matri mi lu dissi: mangia e bbivi
nun ti curari si ma figlia mori
si mori idda ti mariti arrieri,
cchiù grana e cchiu arriccizzi po’ accanzari.
1. Dicci a tò mà ca nun si piglia pena
la robba c’arristà ni li casciuna;
comu t’abbidiri arridutta
né maritata, né zita né schetta.
Comu t’abbidiri arridutta
a lu burdellu di Cartanissetta
Cartanissetta ‘ncapu nna rocca
ricca di buttani e scarsa d’acqua.
1. Vaiu diciennu: cu avi caniglia?
ca m’ha finutu l’uoriu e la paglia.
1. Ti cridi ca era mulu di la rota
pi pigliarimi a tia disonorata?
1. Quantu amici avia quannu era fora
ora l’amici mia su quattru mura.
1. vampa di lana e nuozzulu di nuci
nun dunanu né cinniri né luci.
1. La mantillina cangiasti pi lu sciallu
ora a chistu tò maritu cangiatillu.
1. Buttana quantu trappuli sa fari
mancu na forgia fa tanti faiddi.
1. Assira m’arricuglivu notti, notti
mi misi a cuntrastari cu du schetti
una mi li jttava li strammuotti
l’antra m’arriscidiva li sacchetti,
quannu mi vittiru li sacchetti asciutti:
vatinni picciuttieddu ca è notti.
1. comu aiu a fari, sugnu cunzumatu
na vecchia nun mi vonzi pi maritu.
1. Di vintinovi siemmu junti a trenta
comu veni la pena si cunta.
1. Quant’aiu persu d’amari a tia
li miegli jorna di la vita mia.
1. Cu lu canusci l’amicu Burrasca
simina tumminia e arricogli ciusca.
1. A chi mi servi amariti tantu
ca zappa a l’acqua e simina a lu vientu.
1. Quannu si minti lu picciulu cu lu granni
li viertuli a mala banna appenni.
1. Cummari ca l’aviti e nun mi lu dati
chi nna t’ha fari vui quannu muriti.
1. Curnuti va’, firriati la vigna
unni mancanu zucca, chianta corna.
1. Cu li tò corna po’ fari un ponti
di la Matrici arrivari a lu Munti.
1. La sciccaredda cci dissi a lu mulu
siemmu fatti pi dari lu culu.
1. Cu di lu mulu voli fari un cavaddu
li primi pidati sili piglia iddu.
1. Carritteri lu vuogliu e no viddanu
ca di sita mi lu fa lu fallarinu.
1. Comu è fari cu sta licatisa
ca idda voli a mia, iu vuogliu a Rosa!
1. Iu ti salutu e mi nni vaiu nni Rosa
Dumani nni ‘ncuntrammu chiusa chiusa.
1. Annutula ca t’allisci e fa’ cannola,
stu santu è di marmaru e nun suda.
1. Ti maritasti e fu la tò ruvina
sei jorna malata e un jornu bona.
1. Buttana di tò mà quantu carduna
cu cci li simina mmiezzu sta via?
1. Vidi ca fa friddu e nun lu capisci,
è la forza di l’amuri quannu nasci.
1. Comu aiu fari cu sta ma vicina
c’avi lu meli ‘mpiettu e nun lu duna?
1. L’amici ti purtaru a la ruvina
tò matri ca ti ama si nn’adduna.
1. Aviva un gaddu e lu fici a capuni
lu sbrigu cci livavu a li gaddini.
1. Quannu era sana la tò pignatedda
lu primu fuvu iu ca cucinavu,
ora ca ti la ruppi la scutedda:
mangiati amici mia ca mi sazziavu.
1. Bedda p’amari a tia persi lu suonnu
ca è la cosa cchiù bedda di lu munnu.
1. Bedda p’amari a tia di notti viegnu
e nun mi curu si chiovi e mi vagnu.
1. Ludia brutta facciazza di mulu
tu va diciennu ca t’ha’ mmaritari,
nun n’ha né robba nemmenu dinari,
 cu è ddu sceccu c’havi a pigliari?
1. Bedda ca di li beddi la bedda siti
ca di li beddi bannera purtati.
1. Bedda ca sì rappa di racina
lu cori ti mangiassi a muzzicuna.
1. Quannu nascisti tu nascì na rosa
lu suli si firmà a la tò casa.
1. Bedda ca di sì m’aviatu dittu
nun c’arrivasti a cunzari lu liettu.
1. Si sì vera fimmina di nasu
m’ha’ a diri unni sta lu vientu appisu.
1. Matri ivu a perdiri la testa
pi nna truiuzza, ‘mpami e tosta.
1. Di nnomu ti cangiasti traditura
di zappa ti chiamasti matacona.
1. La cosa è già bedda e caputa,
lu sceccu nin si pungi a la muntata.
1. Lu sienti ca sona la campana
la pesti è junta a li mulina.
1. Aviti la facciuzza comu un piriddu
e la vuccuzza n’anidduzzu
siti ‘mpastata di zuccheru e meli
mmiatu l’omu ca spusa a vui.
1. Quannu arrivu dda bbanna, scrivu cara
ricordati di mia na vota l’ura.
1.  Quantu è intrinsicu st’amuri
cu nun lu cridi lu pozza pruvari.
1. Nun lu fazzu cchiù lu lassa e piglia
p’amari na picciotta si travaglia.
1. Comu è fari cu sta ma vicina
ca notti e jornu colari mi duna?
1. Curuzzu nun aviri no lagnanza
si vò accuminciari a chiangiri accumenza
curuzzu nun aviri cchiù lagnanza
ca cu t’amava cchiù mancu ti penza,
curuzzu mi vò diri chi ti fici
ca quannu vidi a mmia ti fa’ la cruci.
1. Ti mannavu nna littra cu du essi
risposta nun n’appi cchiù, chi fici morsi?
1. Chista è la vera pena ca si senti,
iri surdatu e lassari l’amanti.
1. Nun aiu pena ca vaiu surdatu
la pena aiu ca lassu a tia.
1. Sì comu nna fussetta di Natali
cu prima arriva si mitti a iucari.
1. Li donni sunnu comu li mulina
ca fannu li vutati di la luna.
1. Li donni sunnu comu li mulina
tuorti come la vruca e li gadduna.
1. Amaru cu di li donni si ’nnamura
ca squaglia comu l’uogliu a la cannila.
1. Lu vuò sapiri pirchi nun ti vuogliu?
eratu schetta e accattasti un figliu!
1. Aiu piersu la canna di la pipa
forsi l’asciasti tu bedda pupa.
1. Li cuorna ti parinu ornamientu,
t’annachi tutti e ti nni fa’ un vantu.
1. Curcutu, sta’ attentu t’impidugli
cu li piedi li tò corna ‘ngagli.
1. La robba si nni va comu lu vientu
ma di nna bedda ti nni prieghi tantu.
1. A don Cicciddu lu vitti lu vitti
ntra un punticieddu ca sucava latti.
1. Quantu è cani, cani stu patruni
ca iddu mangia pani e nantri fami,
vinti quattr’uri di stari a buccuni,
li rini si li mangianu li cani,
lu vinu si lu vivi a l’ammucciuni
e nantri passa l’acqua di gadduni
unni mitti a muoddu li liami.
1. Cori di canna, cori di cannitu
truiazza ca ha’ lu cori canniatu,
lu facisti ammazzari a tò maritu
 pi dari gustu a lu tò ‘nnamuratu.
1. Curnuti nun cci vannu n’ paradisu
San Pietro l’assicuta pi lu nasu.
1. Lu suli è russu e vui lucenti siti,
lustru faciti quannu v’affacciati.
1. Quannu la mamma fa lu figliu fissa
sempri ci avi a cummattiri cu passa.
1. Sapiti chi successi all’acqua nova
un punci assicutà na lavannera.
1. A vu cummari, ca siti sutta stu ficu
o mi chiamati o viegnu dduocu.
1. O Pippinedda cuocciu di granatu,
unni lu truvasti stu bieddu maritu?
1. Sapiti chi rimediu c’è pi unu ca mori?
Ca mori e si nni va a lu cimiteriu.
1. Lu suonnu di la notti m’arrubasti
ti lu portasti a dormiri cu tia.
1. Affacciami bedda e pisciami tra un occhiu
quantu ti viu lu parrapapacchiu.
1. Comu aiu a fari cu la ma vicina,
avi la figlia schetta e nun mi la duna.
1. La donna c’avi lu maritu viecchiu,
lu guarda e lu talia di mal’uocchiu.
1. Curnutu ca ha’ li corna ‘n tri maneri,
luonghi e pizzuti comu li zabbari.
1. Curnutu ti prisienti arridi, arridi.
li corna t’arrivanu a li piedi.
1. Lu carzaratu la notti si sonna:
penza la libirtà, mori e si danna.
1. Cu dici ca lu carzaru è galera,
a mia mi pari ‘na villeggiatura.
1. Lu carciari pi mia è paradisu,
unni truvavu l’abbientu e lu ripuosu.
1. Carzari Vicaria quantu si duci,
cu ti fabbricà, bieddu ti fici.
1. Amuri di luntanu nun è filici;
amuri di vicinu, carizzi e baci.
1. Ha’ la vuccuzza comu lu curaddu
piensu ca ancora nun ha vasatu a nuddu.
1. Ha’ li capiddi nivuri ‘na pici,
ti li taliu e nun truovu paci.
1. Pienzi ca stu munnu è chianu, chianu,
nun vidi la muntata e lu pinninu?
1. Tu matri t’addivà cu pani e latti,
ora dariti a mia ci pari forti.
1. Ni sta vanedda ci abita ‘na quaglia,
tutti la vuonnu e nuddu si la piglia.
1. Ni stu quartieri ci sta ‘na picciuttedda,
idda mori pi mia e iu pi idda.
1. Bedda, ci pienzi quannu jammu fori,
ca ti purtavu sutta li ficari,
ti detti du pumidda e du zalori,
di tannu t’affirravu a ‘nguliari.
1. Mi nn’aiu a gghiri di stu paisazzu
cu li ‘mpami e li sbirri nun ci la puozzu.
1. Mi ‘nnaiu a gghiri a Cartanissetta,
unni ca fannu giustizia torta.
1. Cu avi grana la libirtà s’aspetta,
cu grana nun avi lu zainu porta.
1. Pedi di zorba e pedi di zurbara
cu è ca ti chiantà mmiezzu la via,
e li zorbi ca fa su tanti amari
amari e allappusi comu a tia.
1. Stidda lucenti, lucenti
chi c’aiu fattu a la me cara amanti?
Quannu passu di ccà nun mi dici nenti,
si cridi ca truvavu ‘n’ antra amanti.
1. Siddu sapissi di la tò vinuta,
d’oru e d’argentu faria la me intrata.
1. Vaiu a lu liettu e ripuosu nun aiu,
priegu ca l’arba fa, quantu ti viu.
1. Affaccia bedda di sta finestredda,
lu sientilu tò amuri quantu arraggia?
Vasari ti vurria, quantu sì bedda,
mmientri chi tieni l’uocchi a pampinedda.
1. Quannu nascisti tu fici un gran sfuorzu,
parsi ca ti purtà un carcarazzu.
1. Buttana di tò mà, lorda buttana;
nun è amicu tò si nun ti la duna.
Dda amicu ti la riì la suttana
e tu lu mangi a muzzicuna.
Tò mà è ‘na pezza di buttana,
ca sapi tutti cosi e nun dici nenti.
1. Chi mi nn’importa ca sugnu curnutu,
basta ca mangiu e bivu e vaiu vistutu.
1.  A idda vuogliu, a idda m’ata addari,
idda mi trasì ‘nni lu ma cori.
1. Di schetta nun t’appi
e di maritata t’appi;
abbasta ca t’appi
e comu t’appi, t’appi.
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Strambotti di microstoria racalmutese.
Donna Aldonza del Carretto
1. Cu li biddizzi ma senza pitazzu
sanu cci arristà lu pirripipazzu.
Girolamo e Giovanni del Carretto
1. Quannu arriva lu conti Giluormu
cu gran prescia lèvati di tuornu;
ma s’arriva lu baruni Giuvanni
allura sì ca sunnu guai ranni.
I Magnifici
1. Cu Tudiscu e Piamuntisi
si piersiru sina li maisi.
Beatrice Del Carretto Ventimiglia.
1. Cci arrubbaru a donna Biatrici,
e nantri tutti siemmu beddi e filici.
Arciprete Vincenzo del Carretto.
1. Cu l’arcipresti di lu Carrettu
cci appizzammu sinu a lu liettu.
L’aggressione licatese sotto Matteo del Carretto.
1. Di la Licata vinniru li lanzichinecchi
a ccà nastri ristammu propriu becchi.
Il conte Girolamo del Carretto
1. A Paliermu don Giluormu lu ranni,
cu tanti onzi conti divinni;
ma a marchisi nun arrivà
e a nantri viddani nni cunzumà.
Maestranze locali
1. Lu mastru Picuni, lu farmacista Pistuni,
lu miedicu Alajmu, la famiglia Pirainu:
C’era Zagarricu, c’era Mastrarrigu;
nun siemmu tutti ricchi, nun siemmu tutti bieddi,
ma siemmu tutti di ccà e chistu a nantri nn’abbastà.
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Epiloghi.
1. Onestà cumanna a donna
cchiù cci nn’è, cchiù nn’abbisogna.
1. Arangi, arangi
cu avi li guai si li chiangi.
1. Addalalò addalaliddu;
so mà sì tu, so pà sopiddu.
1. Calati Giona a mari,
ca passa la timpesta.

300) PREGHIERA DELLA SERA
Iu chiuiu la porta mia
cu lu mantu di Maria
lu vastunieddu di S. Simuni
'un nna  nn'aviri né forza né malia
comu li petri di 'mmezzu la via.

301) Tutti l’aucelli mi cacanu ‘n testa
sina a lu attassatu ciciruni.
[variante]
sinu a li attassatu pipituni.