venerdì 15 marzo 2013
vecchie censure, nuove accidie. RACALMUTO crolla sotto l'asfissiante peso del caos impositivo dell'amministrazione comunale.
Ne è passato
di tempo da quel sabato 17 dicembre del 2011 da quando, cioè, con tono sommesso
– a me non consueto – cercavo di sollecitare l’attenzione di politici ed
amministratori ad affrontare la spinosissima questione delle tasse locali a
Racalmuto. Sordità totale dei politici bipartizan racalmutesi, sordità totale
del consiglio comunale di allora ancora in carica, sordità totale del missus
panormitanus allora in funzione di Sindaco, sordità totale della Triade di
Diomede, sordità totale dell’attuale Triade ROMANA che ci regge ma non governa.
Certo l’eloquio
è oscuro, ma non tanto che chi doveva
avere orecchie da intendere non riuscisse ad intendere.
La questione
dopo peggiorò ed oggi siamo alla debacle del sistema tributario locale di
questo martoriato paese che porta il nome di Racalmuto ma viene letterariamente
inteso come Regalpetra.
Prima o poi
dovrà pur venire il GIORNO DEL GIUDIZIO!
inviato:
|
sabato 17
dicembre 2011 06:14:37
|
A:
|
regalpetralibera@libero.it
|
Carissimo
Sergio,
innanzitutto rallegramenti sincerissimi per il tuo blog (che mi sta consentendo di entrare nei misteri dolorosi dell'acefala amministrazione locale).
Sono alla ricerca affannosa (si fa per dire) di qualche consigliere comunale che abbia l'ardire di presentare la seguente interrogazione o interpellanza comunale. Potresti aiutarmi a trovare il sullodato rappresentante del popolo di Racalmuto (trasversalmente)?
"Premesso che un cittadino romano lamenta di avere subito alla fine del 2010 un indebito accertamento su una inesistente evasione fiscale della seconda rata dell'ICI del 2005;
- che lo stesso, dopo avere corrisposto l'indebito perché riteneva suo obbligo rispettare il brocardo SOLVE ET REPETE, ha poi accertato che aveva già assolto la sua obbligazione fiscale nei tempi e nelle forme di legge;
- che dopo fastidi, preoccupazioni, spese varie, viaggi da Roma a Racalmuto, nervosismi per le lunghe attese nei corridoi di questo Comune ed altro, gli veniva riconosciuta la regolarità del suo comportamento e, con grande sorpresa dell'interessato gli veniva praticato, seduta stante, uno "sgravio" molto dubbio quanto a ritualità, ammissibilità, efficacia, estensibilità, impregiudicabilità ed altro ancora;
trascendendo il caso singolo, emblematico comunque, anche a discarico di responsabilità di questo Consesso comunale per doveri di vigilanza;
SI CHIEDE
l- quale attività addestrativa sia stata svolta e quale si intende praticare, specie in relazione alle incombenti riforme in materia di federalismo fiscale e della ormai certa ristrutturazione del tributo che andrà a chiamarsi IMU;
- quale equa ripartizione e tassazione ci si accinge a varare, dopo studi di settore ed approfondimenti giuridici e tecnici, del nuovo assetto catastale, in vista della soppressione del catasto immobiliare rurale e delle rivalutazioni degli estimi in generale;
- quale riorganizzazione degli uffici tributari comunali si sta studiando con l'immissione di personale qualificato e di strutture informatiche idonee (si pensi che attualmente i pagamenti ICI con F24, per quanto se ne sappia, non pare che vengano da anni recepiti per carenza dell'obsoleto programma informatico cui forse si debbono i tuzioristici accertamenti che il sullodato cittadino lamenta);
Pertanto
SI PROPONE
- la costituzione di un gruppo di studio con poteri anche ispettivi;
- l' avvalimento di centri collaborativi che a titolo gratuito contribuiscano alla progettazione di nuovi paradigmi organizzativi per una maggiore funzionalità degli uffici tributari territoriali;
-in ogni caso, la rivisitazione della disciplina impositiva locale di competenza consiliare, ai fini di un più equo carico impositivo"
Ovvio che ogni responsabilità ricade sul sottoscritto dott, Calogero Taverna.
Mi rimetto al tuo buon cuore e arrivederci alle prossime mie puntate anche per un dibattito sulle tue intriganti frecciate politiche e civili.
Abbimi per firmato
Calogero Taverna
innanzitutto rallegramenti sincerissimi per il tuo blog (che mi sta consentendo di entrare nei misteri dolorosi dell'acefala amministrazione locale).
Sono alla ricerca affannosa (si fa per dire) di qualche consigliere comunale che abbia l'ardire di presentare la seguente interrogazione o interpellanza comunale. Potresti aiutarmi a trovare il sullodato rappresentante del popolo di Racalmuto (trasversalmente)?
"Premesso che un cittadino romano lamenta di avere subito alla fine del 2010 un indebito accertamento su una inesistente evasione fiscale della seconda rata dell'ICI del 2005;
- che lo stesso, dopo avere corrisposto l'indebito perché riteneva suo obbligo rispettare il brocardo SOLVE ET REPETE, ha poi accertato che aveva già assolto la sua obbligazione fiscale nei tempi e nelle forme di legge;
- che dopo fastidi, preoccupazioni, spese varie, viaggi da Roma a Racalmuto, nervosismi per le lunghe attese nei corridoi di questo Comune ed altro, gli veniva riconosciuta la regolarità del suo comportamento e, con grande sorpresa dell'interessato gli veniva praticato, seduta stante, uno "sgravio" molto dubbio quanto a ritualità, ammissibilità, efficacia, estensibilità, impregiudicabilità ed altro ancora;
trascendendo il caso singolo, emblematico comunque, anche a discarico di responsabilità di questo Consesso comunale per doveri di vigilanza;
SI CHIEDE
l- quale attività addestrativa sia stata svolta e quale si intende praticare, specie in relazione alle incombenti riforme in materia di federalismo fiscale e della ormai certa ristrutturazione del tributo che andrà a chiamarsi IMU;
- quale equa ripartizione e tassazione ci si accinge a varare, dopo studi di settore ed approfondimenti giuridici e tecnici, del nuovo assetto catastale, in vista della soppressione del catasto immobiliare rurale e delle rivalutazioni degli estimi in generale;
- quale riorganizzazione degli uffici tributari comunali si sta studiando con l'immissione di personale qualificato e di strutture informatiche idonee (si pensi che attualmente i pagamenti ICI con F24, per quanto se ne sappia, non pare che vengano da anni recepiti per carenza dell'obsoleto programma informatico cui forse si debbono i tuzioristici accertamenti che il sullodato cittadino lamenta);
Pertanto
SI PROPONE
- la costituzione di un gruppo di studio con poteri anche ispettivi;
- l' avvalimento di centri collaborativi che a titolo gratuito contribuiscano alla progettazione di nuovi paradigmi organizzativi per una maggiore funzionalità degli uffici tributari territoriali;
-in ogni caso, la rivisitazione della disciplina impositiva locale di competenza consiliare, ai fini di un più equo carico impositivo"
Ovvio che ogni responsabilità ricade sul sottoscritto dott, Calogero Taverna.
Mi rimetto al tuo buon cuore e arrivederci alle prossime mie puntate anche per un dibattito sulle tue intriganti frecciate politiche e civili.
Abbimi per firmato
Calogero Taverna
Quando Sciascia scrisse le FAVOLE
DELLA DITTATURA? L’arco di tempo ha un punto d’origine molto arretrato, pensiamo
attorno al 1944 e un dies ad quem, che
per noi sfiora ma non supera il 1949, quando si sucida il fratello che segnò
profonda cesura stilistica, etica, umorale e altro ancora per Leonardo Sciascia.
Mentre si annoiava al Consorzio
Agrario, ad ammassare frumento anche requisito, in ufficio come poliziesco, lui
animo pacifico, lungi da ogni violenza persino verbale. Credo che pochi lo
poterono cogliere in un attimo di veemente ira. Neppure quando il collega
(crediamo e di rastrellamento granario prima e in veste di maestro elementare
- annoiatssimo
– dopo) tentava di mettergli “nel piatto
povero .. lo schifo di una mosca”.
Crediamo che sia stato don Pino a
molestarlo tanto il nostro Sciascia. Il quale però divette saper ben nascondere
il suo dispetto da far credere a chi stava appiccicato di essere il suo più
grande amico. Come si sa essere in Sicilia.
Erano tempi in cui l’Autore “imparava
a scrivere”. E su quali sillabari? Savarese, Cecchi e
Barilli. Barilli con il suo raffinatissimo ma estetizzante gusto musicale lasciò
tracce sparute. Ancor meno Cecchi. Ad eccezione di qualche foglio sparso non
trovo nulla che possa avvinarsi alla imperante (allora) prosa d’arte. Invece
Savarese lascia impronte indelebili: nel capolavoro di
Sciascia, LE PARROCCHIE, gli echi dell’Ennese ci stanno e come persino quasi nel
titolo (chiunque l’abbia messo) . “In
quache modo volevo – puntigliosamente annota Sciascia,
persino in contrasto con Pasolini - rendere omaggio a Savarese, autore dei FATTI DI PETRA”, La seconda ragione per
consentire il ribattezzo di Racalmuto in Regalpetra.
Diciamolo subito: Savarese, che muore nel 1945, fu scrittore fascistissimo come quasi tutti quelli della Ronda. E
Sciascia si confessa: ha imparato a scrivere «proprio sugli scrittori
“rondisti”». Nato e cresciuto fascista, in famiglia fascista, ama scrittori
fascisti e si cimentò con loro, anzi si esercitò su di loro. Dirà: “per quanto i miei intendimenti siano
maturati in tutt’altra direzione, anche intimamente restano in me tracce di un
tale esercizio” ed aggiungiamo noi della sottesa fede politica. Due chiese Sciascia odiò con sincerità: la
cattolica e la comunista, tout court
la politica politicante. Amico di un professore marxista, di Mannino, di
Andreotti persino dopo una inziale frizione; e possiamo dire anche di Craxi e
Cossiga; con Guttuso finì male e con Pannella non diciamo tutta la verità per
paura di querele. Si pensi che ci
confidarono che in ultimo lo allettò la profferta di una candidatura da parte di
Almirante. L’immatura morte ci precluse imprevedibili evoluzioni politiche del
Nostro.
Sciascia amò la Racalmuto delle
adunate, le sfilate delle giovani italiane, gli ammiccamenti che il regime con
la maestra Taibi consentiva in una Racalmuto sotto la
musoneria di preti ed arcipreti sessuofobi (a prescindere dalle loro private ma
ben ascose birichinerie). Sciascia non amò i preti specie quelli che gli si
strisciavano addosso ammaliati dal suo ateismo. Sì, ieri alle ore 10,25, credetti in Dio ……
Che è colpa mia se ho conosciuto un solo prete degno! Leggere FUOCO
ALL’ANIMA per capire e annuire.
Arrivano gli americani, arriva la
Kermesse; Sciascia rabbrividisce. Esplode rabbia, cattiveria, violenza in paese.
Per Sciascia la fattoria di Orwel gli si para davanti,
ora. A Racalmuto - durante il fascismo, sotto Mori, solo un
paio di omicidi prontamente perseguiti – ora dopo la “liberazione”un morto agghiona ogni matina,
sentivo dire nella mia infanzia. Il caos, l’invidia, l’esecuzione crudele del
nuovo sindaco, per tanti versi benefattore e protettore di Sciascia. Un modo di
bestie, di furbi, di cattivi, di imbecilli, popola la mente e la fantasia di
Sciascia: sono i veri spunti de le Favole della Dittatura, con brutto
neologismo diremmo le favole della “post-dittatura”. Pasolini nel 1961 non capì.
La valentia scrittoria del grande linguista
ebbe il sopravvento sul giudizio riduttivo che siffatte false favole
contro la presunta dittatura fascista a
chi conosce Sciascia nell’intimo ispirano.
Aggiungasi l’evidente stridore lessicale; la
ricerca del vocabolo da prosa d’arte, alla Cecchi. Ma a Sciascia quella lingua ricercata non è
consona. Qualche esempio. Se deve descrivere un lupo a Racalmuto – dove di lupi
non ce ne stanno e tantomeno di ruscelli -
ricorre ad un artato “torbo” da coniugare con specchio: una endiade un po’ troppo cerebrale. E dopo sofismi antitetici a
quelli del favolista latino di Superior Stabat lupus
non sa dirci altro che un termine
non favolistico come “lacerare”: il lupo “d’un balzo gli fu sopra a lacerarlo”.
E se una lezione politica vogliamo cogliere è una lezione politica ribaltata:
nella dittatura razionalità anche nella bestialità, nel nuovo corso, solo
violenza senza ragione, violenza raccapricciante come quel ”lacerare” le candide
carni del tenero agnellino. Erano tempi di uomini qualunque schiacciatt e di merli gialli e di becchi gialli
vituperanti. Sono ora le scimmie a
predicare l’ordine nuovo: si vuole “un tripudio dolcissimo, una fraterna agape
vegetariana”. Chi non ricorda – se ha l’età mia – “per un mondo migliore” di
padre Lombardi S.J.?
Già, ma se un topo si mette a giocare
con un gatto, “si trova rovesciato sotto le unghie del recente amico”. Allora
capisce “che la cosa si mette come per l’antico”. «Con tremula speranza – sempre Sciascia –
ricordò al gatto i principi del nuovo
regno. “Sì”, rispose il gatto, “ma io sono un fondatore del nuovo regno”. E gli
affondò i denti nel dorso.»
Favole, certo; ma non contro la
cessata dittatura – di cui anzi si ha nostalgia – ma contro il preteso “ordine
nuovo”, quello che da un lato macchiava Portella delle Ginestre di sangue rosso,
ma dall’altro poteva anche esserci violenza sotto le bandiere rosse persino di
un Li Causi.
Ovvio che noi non accettiamo questo
manicheismo: dittauta=ordine sociale: ordine
nuovo=caos violento. Giustizia che latita: un’ossessione che a dire il vero
Sciascia si portò coerentemente sino alla morte.
Agato Bruno, pittore maturo, non in cerca di una
qualsiasi cifra espressiva. Ma con gnosi politica radicata, col possesso di
un’arte di fascinosa attrattiva cromatia, con vezzo
georgico virgiliano, ebbro di sole, di luce, di vita quale ispirazione può suggere da siffatte
implumi favole alla Fedro rovesciato? Nessuna avremmo voglia di affermare. Ma,
forse senza volerlo. Il pittore, l’artista Agato Bruno una consonanza la trova
in Sciascia ma è lo Sciascia raro, pudico, quello idillico che traspare solo in
questo scritto minore de GLI AMICI DELLA NOCE:
SORDITA' TOTALE: caos tributario a Racalmuto
Ne è passato
di tempo da quel sabato 17 dicembre del 2011 da quando, cioè, con tono sommesso
– a me non consueto – cercavo di sollecitare l’attenzione di politici ed
amministratori ad affrontare la spinosissima questione delle tasse locali a
Racalmuto. Sordità totale dei politici bipartizan racalmutesi, sordità totale
del consiglio comunale di allora ancora in carica, sordità totale del missus
panormitanus allora in funzione di Sindaco, sordità totale della Triade di
Diomede, sordità totale dell’attuale Triade ROMANA che ci regge ma non governa.
Certo l’eloquio
è oscuro, ma non tanto che chi doveva
avere orecchie da intendere non riuscisse ad intendere.
La questione
dopo peggiorò ed oggi siamo alla debacle del sistema tributario locale di
questo martoriato paese che porta il nome di Racalmuto ma viene letterariamente
inteso come Regalpetra.
Prima o poi
dovrà pur venire il GIORNO DEL GIUDIZIO!
|
inviato:
|
sabato 17
dicembre 2011 06:14:37
|
|
|
|
|
A:
|
regalpetralibera@libero.it
|
Carissimo
Sergio,
innanzitutto rallegramenti sincerissimi per il tuo blog (che mi sta consentendo di entrare nei misteri dolorosi dell'acefala amministrazione locale).
Sono alla ricerca affannosa (si fa per dire) di qualche consigliere comunale che abbia l'ardire di presentare la seguente interrogazione o interpellanza comunale. Potresti aiutarmi a trovare il sullodato rappresentante del popolo di Racalmuto (trasversalmente)?
"Premesso che un cittadino romano lamenta di avere subito alla fine del 2010 un indebito accertamento su una inesistente evasione fiscale della seconda rata dell'ICI del 2005;
- che lo stesso, dopo avere corrisposto l'indebito perché riteneva suo obbligo rispettare il brocardo SOLVE ET REPETE, ha poi accertato che aveva già assolto la sua obbligazione fiscale nei tempi e nelle forme di legge;
- che dopo fastidi, preoccupazioni, spese varie, viaggi da Roma a Racalmuto, nervosismi per le lunghe attese nei corridoi di questo Comune ed altro, gli veniva riconosciuta la regolarità del suo comportamento e, con grande sorpresa dell'interessato gli veniva praticato, seduta stante, uno "sgravio" molto dubbio quanto a ritualità, ammissibilità, efficacia, estensibilità, impregiudicabilità ed altro ancora;
trascendendo il caso singolo, emblematico comunque, anche a discarico di responsabilità di questo Consesso comunale per doveri di vigilanza;
SI CHIEDE
l- quale attività addestrativa sia stata svolta e quale si intende praticare, specie in relazione alle incombenti riforme in materia di federalismo fiscale e della ormai certa ristrutturazione del tributo che andrà a chiamarsi IMU;
- quale equa ripartizione e tassazione ci si accinge a varare, dopo studi di settore ed approfondimenti giuridici e tecnici, del nuovo assetto catastale, in vista della soppressione del catasto immobiliare rurale e delle rivalutazioni degli estimi in generale;
- quale riorganizzazione degli uffici tributari comunali si sta studiando con l'immissione di personale qualificato e di strutture informatiche idonee (si pensi che attualmente i pagamenti ICI con F24, per quanto se ne sappia, non pare che vengano da anni recepiti per carenza dell'obsoleto programma informatico cui forse si debbono i tuzioristici accertamenti che il sullodato cittadino lamenta);
Pertanto
SI PROPONE
- la costituzione di un gruppo di studio con poteri anche ispettivi;
- l' avvalimento di centri collaborativi che a titolo gratuito contribuiscano alla progettazione di nuovi paradigmi organizzativi per una maggiore funzionalità degli uffici tributari territoriali;
-in ogni caso, la rivisitazione della disciplina impositiva locale di competenza consiliare, ai fini di un più equo carico impositivo"
Ovvio che ogni responsabilità ricade sul sottoscritto dott, Calogero Taverna.
Mi rimetto al tuo buon cuore e arrivederci alle prossime mie puntate anche per un dibattito sulle tue intriganti frecciate politiche e civili.
Abbimi per firmato
Calogero Taverna
innanzitutto rallegramenti sincerissimi per il tuo blog (che mi sta consentendo di entrare nei misteri dolorosi dell'acefala amministrazione locale).
Sono alla ricerca affannosa (si fa per dire) di qualche consigliere comunale che abbia l'ardire di presentare la seguente interrogazione o interpellanza comunale. Potresti aiutarmi a trovare il sullodato rappresentante del popolo di Racalmuto (trasversalmente)?
"Premesso che un cittadino romano lamenta di avere subito alla fine del 2010 un indebito accertamento su una inesistente evasione fiscale della seconda rata dell'ICI del 2005;
- che lo stesso, dopo avere corrisposto l'indebito perché riteneva suo obbligo rispettare il brocardo SOLVE ET REPETE, ha poi accertato che aveva già assolto la sua obbligazione fiscale nei tempi e nelle forme di legge;
- che dopo fastidi, preoccupazioni, spese varie, viaggi da Roma a Racalmuto, nervosismi per le lunghe attese nei corridoi di questo Comune ed altro, gli veniva riconosciuta la regolarità del suo comportamento e, con grande sorpresa dell'interessato gli veniva praticato, seduta stante, uno "sgravio" molto dubbio quanto a ritualità, ammissibilità, efficacia, estensibilità, impregiudicabilità ed altro ancora;
trascendendo il caso singolo, emblematico comunque, anche a discarico di responsabilità di questo Consesso comunale per doveri di vigilanza;
SI CHIEDE
l- quale attività addestrativa sia stata svolta e quale si intende praticare, specie in relazione alle incombenti riforme in materia di federalismo fiscale e della ormai certa ristrutturazione del tributo che andrà a chiamarsi IMU;
- quale equa ripartizione e tassazione ci si accinge a varare, dopo studi di settore ed approfondimenti giuridici e tecnici, del nuovo assetto catastale, in vista della soppressione del catasto immobiliare rurale e delle rivalutazioni degli estimi in generale;
- quale riorganizzazione degli uffici tributari comunali si sta studiando con l'immissione di personale qualificato e di strutture informatiche idonee (si pensi che attualmente i pagamenti ICI con F24, per quanto se ne sappia, non pare che vengano da anni recepiti per carenza dell'obsoleto programma informatico cui forse si debbono i tuzioristici accertamenti che il sullodato cittadino lamenta);
Pertanto
SI PROPONE
- la costituzione di un gruppo di studio con poteri anche ispettivi;
- l' avvalimento di centri collaborativi che a titolo gratuito contribuiscano alla progettazione di nuovi paradigmi organizzativi per una maggiore funzionalità degli uffici tributari territoriali;
-in ogni caso, la rivisitazione della disciplina impositiva locale di competenza consiliare, ai fini di un più equo carico impositivo"
Ovvio che ogni responsabilità ricade sul sottoscritto dott, Calogero Taverna.
Mi rimetto al tuo buon cuore e arrivederci alle prossime mie puntate anche per un dibattito sulle tue intriganti frecciate politiche e civili.
Abbimi per firmato
Calogero Taverna
ANCHE BACCARECCE E' IMPORTANTE NELLA STORIA DE CICOLANO
Gentilissimo dottor Cesare Silvi,
innanzitutto e soprattutto
rallegramenti e complimenti per il magnifico incontro dell'altra sera a Corvaro
sulla ricchezza, sullo splendore, sull'avvenenza del Cicolano. Anche se a me le
attrattive escursionistiche interessano fino ad un certo punto, viva il
faraonico progetto comunitario di un percorso selvaggio che da lassù nel nord
Europa sprofonda sino a Capo Passero della mia terra natale.
Già io non sono cicolano né
laziale: sono siciliano, della terra che dette i natali e qualche ispirazione a
Leonardo Sciascia, Racalmuto, ma per vincoli matrimoniali sono finito a Santa
Lucia di Fiamignano, innamoratissimo dell'ambiente, della storia, dell'archeologia,
delle vicende religiose di questa splendida terra.
Credo per di più di avere
trascorsi professionali ed entrature istituzionali per cui forse qualche
apporto potrei darlo allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e al
miglioramento delle vocazioni turistiche di questi luoghi che amichevolmente mi
accolgono salvandomi dalle arsure estive di una Roma in caldo umido.
E' con spirito veramente
collaborativo, con rispetto massimo e soprattutto con profonda ammirazione che
mi permetto alcune chiose forse critiche, e taluni dissensi culturali.
Mi sta bene che alberghi,
associazioni escursionistiche, progetti europei troppo pretenziosi vogliano
trarre spunto propagandistico dai tesori archeologici e storici del Cicolano;
non mi sta bene che si sovverta il corretto rapporto serietà storico-culturale/indotto economico e si creda di asservire
il rigore scientifico all'interesse finanziario.
Non mi piace peraltro un vizietto
che credo particolarmente duro a morire in queste parti: quello del
campanilismo. Tempo fa sembrava che il Cicolano fosse la memoria storica di
Petrella in versione Romanin, ora alle volte mi pare che sia il Corvaro a
volerla fare da epicentro – se non realtà esclusiva - della grande memoria
storica romana, per un tumulo che per quanto avvincente sia non può competere
con la gloria di un Val di Varri, di una Nersae, della teoria dei negletti 36
castelli, di un abbandonato Castello di Macchiatimone, della stessa ricchezza
sommersa quale la modernissima archeologia medievale potrebbe sfruttare nella
fiancata di Poggiopoponesco. E potrei continuare, ma ovvio che privilegio
quello che è stato oggetto del mio specifico interesse in questo quarantennio
di frequentazione estiva del nostro Cicolano.
Santa Lucia di Fiamignano ha una
gloria perenne: la coltissima ed molto erudita penna del medico Domenico
Lugini. Da quel vetusto testo si può
dissentire, ma non se ne può prescindere; lo si può (e lo si deve) migliorare,
integrare e correggere come ha fatto il vostro espertissimo Marco Buonocore nei
vostri pregevolissimi quaderni; eppure costui specifica: “Lugini ….
[riconsidera] la raccolta epigrafica berlinese portando a conoscenza quei
documenti iscritti che solo la sua conoscenza capillare di quella zona era in
grado di compiere”. Io, l'altra sera,
Lugini non l'ho sentito citare neppure per sbaglio, Che vi sia preclusione
campanilistica?
Fulcro del vostro interesse, gira
e rigira, è la Grotta c.d. del Cavaliere. Meritevolissimo e apprezzabile
interesse. Solo però che se diventa mania monotematica, perde di pregio. E
Lugini e Grotta c.d. del Cavaliere alla fine sono inscindibili. Apprendo da
Lugini (pag. 43) “ gli avanzi delle mura pelasgiche …. fra Alzano e Monte
Maggiore [sarebbero] gli avanzi del tempio di Marte ricordato da Dionisio”. Tra
codesto tempio e la Grotta c.d. del Cavaliere vi sono attinenze, contiguità,
collegamenti?
La grotta del Cavaliere – mi pare
– ha tre date importanti: 1830, data della sua scoperta (?) da parte di codesto
archeologo inglese per nascita ma romano di adozione, collegato col sommo
Vespignani, marito tranquillo di una splendida romanina di trent'anni più
giovane ; 1981, sua riscoperta e specie dopo il rinvenimento di una malcerta
epigrafe votiva, suo magnificato accreditamento a ipogeo cultuale; quest'ultimo
ventennio, oggetto di accuratissimi studi e ricerche da parte del dottore
Cesare Silvi.
Mi permetto di osservare: il nome
è equivoco e mi sembra congettura simpatica quella di associare il toponimo
Cavaliere all'archeologo inglese, appunto perché inglese; se ipogeo dedito al
culto dei morti, occorre scientifica investigazione per saperne di più su tale
presenza religiosa ad Alzano, trattandosi in definitiva di ipostatizzazione di
una delle tante discese agli inferi, vuoi come quelle omeriche vuoi come quella
sfumata virgiliana (meglio collegabile con
tale manufatto d'epoca romana). Potrebbe anche trattarsi di devianze
esoteriche non rare in epoca tardo impero. Sia chiaro una semplice pietra
votiva non ci dice molto. Ma allora perché non fare scavi stratigrafici e
appuramenti archeologici non dilettantistici? Non sono per il momento fattibili?
La progettazione e lo studio propedeutico è sempre possibile.
Resta l'arcano del collegamento
tra il tempio di Marte del Lugini e questa grotta dall'equivoco nome. La
scienza progredisce per espansioni, non certo per preclusioni campanilistiche.
Nella letteratura – e non parlo
solo di Lugini – queste misteriose mura del Cicolano si sono sempre chiamate
Pelasgiche o Ciclopiche, termine forse improprio ma sempre inequivocabile. Se
oggi giapponesi (estremamente curiosi, si sa) e cinesi (i turisti dell'avvenire,
secondo me) vengono da 'ste parti
abbacinati da letture sull'arcano delle mura pelasgiche o ciclopiche e si
avventurano tra questi affascinanti Monti Cicolani, chissà quale loro delusione
vedendole volatizzare per dar posto a incolori, inespressive, insignificanti
MURA POLIGONALI. Perché si sono cambiati
nomi e toponimi consolidati? Per
pignoleria scientifica? Per far dispetto al vicino ma non amato Lugini? Solo se
unite le diverse scuole di pensiero, solo se fra loro si accende un rispettoso
dialogo, si fanno salti di qualità. Diversamente si cade in un mercantilismo
che fa presto ad esaurirsi, specie se incombono epocali crisi involutive in
campo economico.
Si vuol portare
alla Grotta c.d. del Cavaliere lo sbocco di un'importante arteria stradale
d'epoca romana? Se si fanno congetture, perché no? Ma congettura per
congettura, resto legato all'ipotesi del Lugini (cfr. pag. 58). Ho sbirciato il
lavoro della Migliario pubblicato sempre nei vostri pregevoli quaderni. Mi
riservo di approfondirne lo studio. Spero che il Geometra Mario Balduzzi
ripercorra le investigazioni del nonno – anche lui ha conoscenza unica del
territorio - e magari filmando dimostri
quanta ragione aveva il Lugini. Forse Virzì se ne dispiacerà, ma, via!, ha da
ricavarne spunti anche lui, più avvincenti di quelli a dire il vero molto
avvincenti che ci ha illustrato l'altra sera.
Occorre dialogo.
Ho sentito che la struttura ecclesiale del Cicolano è poco nota. Falso: specie
dopo la pubblicazione dell'immane lavoro di Vincenzo di Flavio (anno 2010); ce
n'è materia per puntualizzazioni. Ad esempio tanto vi ho appreso sulla chiesa
di Santa Lucia tanto cara al vostro socio Antonio Marrucci, che tanta, troppa
materia ha su questa fabbrica cultuale, a presidio di un'antica statio romana, nonché di un crocevia di
diversa ma continua importanza nell'evolversi delle realtà storiche. Mi chiedo
perché, in occasione delle prossime celebrazioni di Santa Lucia, don Maceroni,
il dott. Di Flavio, il dottor Cesare Silvi, il dottor Antonio Marrucci, il prof.
Buonventre, l'architetto Filippo Balduzzi e la sua collega che hanno studiato
quella chiesa, e, se è permesso, un forestiero quale io sono (che pure qualche
fruttuosa ricerca anche negli archivi segreti vaticani li ha fatti, forse
demolendo taluni idola teatri), tutti
costoro o taluni o anche tal'altri non vengono adunati nelle scuole di Santa
Lucia da codesta meritevole rivista per una tavola rotonda coordinata da
don Maceroni o magari da Lei stesso su
questo capisaldo della locale storia (romana a mio avviso), forse bizantina,
credo non longobarda, borbonica, con grave dispetto del vescovo reatino, e
delle stranezze dell'Acotral di un tempo o della Cotral d'oggidì? Che paradigma
dell'intera storia del Cicolano e quindi di Petrella, Pescorocchiano, Borgorose
e Fiamignano, così tanto per mia spocchia geografica!
Grazie e chiedo
scusa per qualche mia stecca fuori le righe del bene educato colloquiare. Ma da
buon dadaista non riesco a correggermi, facendo disperare mia moglie, cicolana
di ferro della non molto celebrata Baccarecce
Dottor Calogero
Taverna
giovedì 14 marzo 2013
MEGLIO DUE LAUREE CHE UNA: CIAO CARO ALFREDO SOLE
Obbedisco: vuoi che una tua recentissima risposta ad una mia
lettera te la faccia rimbalzare io sulla tua “posta diretta”, ed eccoti
accontentato.
12/03/2013
Carissimo Lillo,
devo dare ragione a tua moglie: il 26 è quello che mi sono
meritato. Non perché non conoscessi la metafisica di Hegel, Ficthe, Kant,
Reneke e Herbart, ma perché ho avuto la presunzione di conoscerla così bene da
non approfondire la diversità nel concepire l’infinito tra Hegel ed Herbart.
Uno la concepiva come un cerchio (che
altro non è, secondo me, che il ritorno all’identico, la ripetizione di tutto),
mentre l’altro lo concepiva come una linea retta, logicamente infinita. E’ bastato
peccare in questo punto per fare abbassare il mio voto; ho iniziato a
criticare, dopo che mi ha fatto l’esempio con il cerchio e la linea su carta …
sia il cerchio di Hegel sia la linea di Herbart e questo mi ha portato a
sfoderare quel motto di Nietzsche che critica la metafisica identificandola con
la credenza dialettica del mondo di Platone. Ma la credenza in un mondo vero
che, nella sua eternità e perfezione , rappresenta l’antitesi ontologica del
nostro mondo «apparente. » La rappresentazione di tale mondo metafisico è per
Nietzsche il frutto di una bugia di sopravvivenza elaborata dell’umanità ai
fini di esorcizzare il volto caotico e mediceo dell’essere . “ C’è un solo
mondo ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso [ …] un
mondo così fatto è il vero mondo [ …] Non abbiamo bisogno della menzogna per
vincere questa realtà, questa verità. La menzogna della metafisica per poter
sopravvivere”. Visto che c’ero, perché non tirare in ballo Wittsenstein? “ Di
fronte ai problemi metafisici, possiamo solo constatare la loro insensatezza”.
Questo 26 per me è un voto molto importante, mi ha fatto
cambiare idea sul tema che vorrei trattare nella mia futura tesi di laurea. Non
più filosofia medievale con tutte le allettanti critiche che già pregustavo nel
trattare il pensiero metafisico … da Agostino (non sarebbe mancato di certo
Plotino) in poi, ma della metafisica in generale, partendo da Parmenide. Con
questo voto più basso degli altri, il docente non mi ha chiuso una porta, anzi:
l’ha spalancata. Ecco perché penso che sia stato un bene.
Per quanto riguarda l’iscrivermi
in un’altra università è impossibile. Per legge devo scegliere l’università più
vicina solo se non c’è la facoltà che intendi frequentare puoi scegliere una
più lontana. Perciò sono costretto a continuare in questa facoltà che non fa
sconti di tasse per i detenuti. A pensare che a Pisa avevo anche la borsa di
studio che, logicamente, persi quando fui trasferito qui.
La mia università? “ Università degli studi di Milano”. Ti
riporto quello che c’è scritto nel libretto accademico: SOLE ALFREDO NATO A
RACALMUTO. Il 18/11/1967. IMMATRICOLATO IL 18/10/2010. MATRICOLA 789519. ANNO ACCADEMICO 2010/2011 –
CORSO DI LAUREA: FILOSOFIA . C22.
Di solito si occupa di tutto l’assistente volontario. Non è ancora tornato; credo che sia sotto
chemioterapia. Se non torna presto mi farà perdere l’occasione di dare questa
materia di psicolgia con il docente attuale, visto che tra non molto andrà in
pensione.
Hai ragione, non ci si addice la modestia o umiltà, una perché spesso sconfina nella falsa modestia, l’altra,
oltre tutto spesso, non è altro che una maschera per celare la superbia. Perciò
meglio evitarli.
Non so se gli estremi che ti ho scritto possano essere utili,
ma non mi sono mai occupato delle tasse (lo fa il volontario). Se così non
fosse, dovrò aspettare il volontario per ulteriori estremi. Come potrò mai sdebitarmi?
Di sicuro adesso dovrò mettere più impegno negli studi per non deluderti visto
che da padre selettivo sei diventato anche il mio mecenate.
E’ colpa mia se Malgrado
Tutto ha pubblicato una mia missiva così in ritardo. La lettera mi è tornata
indietro dopo più di un mese dalla spedizione perché avevo sbagliato il numero
civico. Sto iniziando a rincretinirmi.
Comunque, inizio a convincermi che questo “ brancolare” (?)
non durerà molto. Quei tavoli il falegname non li finirà mai, un lavoro fatto
ad arte da far invidia a Penelope e quando gli si chiederà a che punto sono,
tornerà la vecchia e a quanto pare fruttuosa risposta ” stiamo provvedendo”.
Ancora una volta avrai avuto ragione.
Ma anche se le cose andassero diversamente e tutto si risolva
davvero, non potrò ricevere un computer da fuori, tanto meno la pennetta che è per
loro un pallino della sicurezza. O il mio computer oppure uno dell’amministrazione.
Il mio non so se dopo 4 anni funzioni ancora; il loro, non sarà altro che un
vecchio macinino messo in funzione alla meglio. Un computer dunque come
macchina da scrivere e nulla più. Tutte le altre funzioni saranno off limits .
Visto che della lettera che mi hai scritto me ne arrivata
anche una copia dalla “posta diretta”, volevo scrivere questa in duplice copia
e spedirla anche lì, ma non ho trovato neanche un po’ di carta carbone.
Risponerò nella posta diretta solo alla lettera “buona fortuna Alfredo”.
Questa, se vorrai, potrai inviarla tu in risposta alla tua sulla “posta diretta”.
Ti abbraccio affettuosamente.
Alfredo.
Carissimo figlio “selettivo”
Da buon padre neppure putaivo (come san Giuseppe) ma soltanto
“selettivo” ti ho fatto persino da dattilografo, che mestiere mio proprio non
è. Ma non dirmi grazie né aggiungere frasi come “non so come sdebitarmi”. Non
hai nulla di cui sdebitarti per la semplice ragione che non c’è debito alcuno
da assolvere.
Qualche nota: mi hai dato una lezione di filosofia (veramente
di storia della filosofia) e i filosofi quando fanno storia fanno storie, come
quel docente che ti ha rifilato un pessimo 26 a suo disdoro. Se legge questa ”missiva”
dovrebbe pubblicamente giustificarsi.
Calogero Taverna è tipo bizzoso: lo era a quaranta, figurati ad
ottant’anni. Ed a Milano modestamente qualcuno se ne ricorda ancora, anche
nelle patrie procure della Repubblica. Convinto
come sono che Sindona fu “suicidato”, giudici del tempo forse qualche fastidio
lo sentono, perché la mia voglia di chiamarli in causa (sulle stampe dei
Mass-Media) ce l’ho specie dopo la morte per “suicidamento” di quel bravo signore
di manco mezz’età del MPS che ha nome DAVID ROSSI.
Che non ti diano ancora il computer perfidamente, cinicamente
un po’son contento. Vatti a fidare di Camilleri e di Adragna ed ecco i
risultati. Passata la festa, gabbato lu santo!. A Tanu lo tolgo di mezzo perché
gli voglio un bene dell’anima (specie per mio debito verso il padre) ma
soprattutto perché lo considero un bravo ragazzo assolutamente in buona fede.
Sono gli altri i perfidi (e tolgo anche mio cugino Gigi, oltretutto grande
avvocato: le sue cause per “guochi di potere” per dissequestro di “alberghi
(quello di Borsellino) per proscioglimento dalla incandidabilità di Lillo
Campanella con addebito delle spese al Ministero dell’Interno le ha vinte
tutte. Bravo Gigi, perché non ti occupi allora di Alfredo Sole? Ci sono spese
da sostenere? Le sostengo io; ho un figlio selettivo e debbo badargli!).
Veramente io ti avevo scritto di iscriverti al contempo in
altra facoltà della medesima università. Ma la tua risposta fuori tema mi ha fatto
riflettere. Perché non chiedi di iscriverti in una facoltà che esiste solo nell’Università
di Agrigento? [Esiste, sai!]Così qualche
viaggetto in Sicilia te lo fai?
Pensavo pure: ma questo mio figlio “selettivo” perché non si
affretta a laurearsi con qualsiasi voto. Subito non riusciamo a fargli dare un
incarico in qualche “scuola privata” come splendido e preparatissimo professore
di filosofia? Mica vorranno tenerlo tutta la vita sotto l’infamia del 4 bis?
Il senatore Della Vedova – ora è senatore di Monti – è persona
seria e viene da sinistra, anzi dai movimenti libertari, direi radicali. Ora
sta a destra ma è persona validissima e capacissima. Molto sensibile. Perché non gli scrivi al Senato della
Repubblica? Ricordargli tutto quello che vuoi ricordargli. Ma mi raccomando mai con i tuoi soliti toni
imperiosi e sardonici. Questi lasciali tutti a me: mi sono consentiti per tarda
età.
Potresti anche parlargli di me. Assicuralo subito che io
nulla chiedo e a nulla aspiro. Solo a far
qualcosa di utile a questo mondo, magari a questa Italia bigotta ed eternamente
papalina: basta che qualcuno cambia nome e lo santificano prima ancora di sperimentarlo.
Potrebbe darmi un appuntamento qui a Roma. Gli potrei essere
tanto utile quanto alla problematica esiziale della banca d’Italia, quanto ai derivati
(si pensi ai due milioni di euro del macilento comune d Gotte), quanto a questa
tragica vicenda del Monte Paschi di Siena. Se vuol fare politica seria deve pur
circondarsi di collaboratori disinteressati e competenti, E credo di avere
entrambi i due requisiti. Il padre di D’Alema come presidente della commissione
finanza e tesoro si è molto avvalso di me e credo che sia rimasto soddisfatto.
Qualche presenza moralizzatrice gli si ascrive meritevolmente. S’intende che penserei soprattutto al mio unico
figlio “selettivo”,
Chiaro?
Paternamente ti abbraccio
Calogero Taverna.
In laudem Cicci Primi: pensieri secondi terzi e quarti
·
Mi scuso per alcuni errori di battuta. - The potentia et decernendo quando
administrandi potentia. -
Calogero Taverna
Allora non mi hai cancellato dagli "amici". Attenzione che questo
termine nel mondo della mafia cui in qualche modo sono contiguo ha un brutto
significato.
Ieri alle 13.37
· Mi piace · 1
Vittorio
Arfinengo Traducimi il termine, grazie.......ed avrai
diplomatica risposta!
Antonino Fulco
L'amicizia sincera ha poco a che vedere con gli interessi ...
Ieri alle 13.38
· Mi piace · 1
Calogero Taverna Mi riferisco al termine "amici" di
facebook. Gli amici nelle cosche mafiose sono una brutta bestia. Non so come
tradurre quindi il termine. Quanto alle risposte "diplomatiche" le
lascio ai preti. Non è roba per i miei denti. Quanto ad Antonino Fulco,
sinceramente non l'ho capito e quindi non so cosa rispondere.
Ieri alle 17.06
· Mi piace · 1
Vittorio
Arfinengo Calogero e' la II volta che mi chiedi se io ti
cancello, io sono oltre e avrai capito che adoro l'interscambio
culturale............non incontro motivi per cancellarti, io non faccio parte
delle CRICCHE, sono oltre i commenti del qualunquismo, un abbraccio.
Calogero Taverna
E tu avrai ben
capito che sono sulla tua stessa lunghezza d'onda. Solo che remo
all'incontrario. Ho visto che hai esultato (ma con moderazione) per la nomina
di questo nuovo papa, gesuita, argentino e di famiglia emigrata dall'Italia.
Tanti del mio versante di sinistra esultano pure. Io essendo Contra OMNIA
volevo scrivere un pezzo un po' pepato. Ho avuto paura. A parlar male di
Garibaldi nel momento del suo tripudio c'è da rimetterci la pelle. Odio
comunque i fanatismi. Cosa prevedo? te lo dico in uno orecchio. La chiesa
universale ci guadagnerà. L'Italia verrà lasciata a certi sgherri rossi
italiani e sarà non come prima, peggio di prima. Col Tedesco volevano imporci
MONTI, con questo che pensa (giustamente) alla Chiesa Universale chissà cosa ci
imporranno. Temo tanto per i nostri diritti civili tanto faticosamente
conquistati. Dice Marx che la religione è l'oppio dei popoli. Ora non più: è
cocaina pura dispensata anche ai bambini (come con la carne di cavalli da corsa
dopati). Comunque continuo a fare un'eccezione con te, continuo a volerti bene
... anzi di più: Ora manco la finanza salesiana sei tenuto più a difendere.
Quella gesuitica, non credo che ti sia molto simpatica
Calogero Taverna
Né io cancello te, né tu cancelli me: E' cosi raro trovare due diversi che
riescono a colloquiare. Abbiamo superato la filosofia dell'alienazione o
incomunicabilità che dir si voglia alla Camus, Sartre e via discorrendo?
·
17 ore fa
· Non mi piace più · 1Adoro
i Gesuiti perché sono (PRESUNTUOSAMENTE DIPLOMATICI) ed aprono criticabili
opinioni opinionabili, rivalutando il concetto di interscambio-culturale in un
momento di qualunquismo nichilista, Papa Francesco I e' exelente perche' forte
oppositore della Presidente dell'Argentina Donna Cristina; la sua filosofia
d'azione e' semplice quanto complessa, ma colma di ermetismo progressista -
riformista moderno....io sono un moderato diplomaticamente democratico. Hasta
la democraçia siempre, en el nombre de el Signor!
Vittorio
Arfinengo Calogero nessuno e' perfetto la ricerca della
perfezione non e' compatibile con la volonta' delle grandi riforme che i saggi
conservatori ricordano. Io leggo e mi rileggo per apprendere; leggo l'altrui
per stupirmi e cogliere l'osservazione.
·
16 ore fa
· Calogero nessuno e' perfetto la ricerca della perfezione non e' compatibile
con la volonta' delle grandi riforme che i saggi conservatori ricordano. Io
leggo e mi rileggo per apprendere; leggo l'altrui per stupirmi e cogliere
l'osservazione.
Calogero Taverna
Se c'è un Signore sai? di democrazia ne resta pochina. Comunque ti segnalo che
l'epoca della grande finanza gesuitica è fortemente in crisi. I gesuiti di oggi
sono cambiatissimi. Io adoro ancora il cardinale Martini. Questo nuovo SOMMO
Gesuita si fa prete a trent'anni (mi pare). Prima che faceva? Non credo he
abbia avuto tempo e modo di studiare indefessamente come una volta studiavano i
gesuiti. Al mio paese ne abbiamo diversi di gesuiti. Uno dissero che era stato
Papa nero; ma non è vero: l’ho potuto appurare nelle mie frequentazioni
dell'Archivio Segreto Vaticano. Un gesuita- ora deceduto -
Vittorio
Arfinengo Lo studio non conosce limiti, senza pratica e' la
dittatura del limite.
Calogero Taverna
mi voleva molto bene e bontà sua mi stimava ben oltre i miei meriti. Ovvio che
io ricambiassi. Guardo nel tuo profilo che sei nato ad Asti. Mi pare di averti
detto che ho passato sei mesi della mia vita a ispezionare la Cassa di
Risparmio di Asti e le banche sono lo specchio della società, anche dei costumi
sociali. Stavo all'Hotel Aleramo. La notte dovevo giocare a carte con il mio
capo che finché non vinceva non ci mandava (me e un mio colega a letto). Quando
si dicono i Signori!
Vittorio
Arfinengo Si, mi avevi accennato della tua esperienza Astigiana.
Calogero Taverna
• Calogero Taverna Carissimo Vittorio a me della perfezione non me ne importa
nulla. In un certo qual senso sono un esistenzialista: l'unica cosa che importa
è VIVERE, con gioia con creatività, amando la bellezza, la donna (se maschio),
il maschio (se è donna), anche il prossimo, ma non l'ipocrita amore del
prossimo del catechismo, ma quello che mi ispiri tu, quello che spero ti ispiro
io, il sorriso di una bella donna, magari il sussulto erotico di uno sguardo
fugare, meglio se di una carezza ardita, una bella splendida poesia di chi poeta
lo è veramente e non volgare rimatore, magari scritta in latino, da Catullo o
da Ovidio. Io preferisco Garcia Lorca. Che ce ne facciamo di papi, di gesuiti,
di salesiani, di commissari del popolo, di Grillo di Berlusconi di Bersani.
Comunque io un presidente del consiglio lo preferisco e lo preferisco se posso
votarlo. Anche un buon Governatore della banca d'Italia mi piace, se no, il
lavoro non c'è perché le banche non hanno soldi per finanziare gli
investimenti. Della sussistenza vaticana ne farei volentieri a meno. Sai che
turismo se tutto il vaticano potesse essere un bel Museo. E il Papa mandiamolo
in Argentina come a suo tempo se ne andò dai francesi ad Avignone. Come si
alleggerirebbe il traffico il mercoledì a Roma!
·
Calogero Taverna
Ah! Vitto' stamo facendo un trattato di filosofia. Chissà se ce la danno la
cattedra.
Vittorio
Arfinengo Hai cancellato e ripostato lo stesso post di 5 minuti
fa! PS. Il Vaticano rappresenta la democrazia nei secoli dei secoli,
l'evoluzione del pensiero intellettuale, filosofico, riformista. Non
dimentichiamo i grandi conservatori ricordano le grandi riforme. Il
qualunquismo e' il museo del Nichilismo, un muro da abbattere.
Calogero Taverna
Sì, ho cercato di ripulirlo delle ignominie dattilografiche in cui qui abbondavo
più del tollerabile. Si dà il caso che io scrivo di getto. Ho tantissima
fretta. Poi cerco di correre ai ripari. Lo faccio più spesso con il mio blog.
Quanto al "vaticano ... democrazia nei secoli dei secoli", mi sembra
un po' forte specie se ricorriamo ad un parametro forte. A un superscettico è come
dire che gli acquitrini romani di quella plaga o Borgo San Pietro o Pio del
Medioevo siano stati la luminaria della democrazia; mi ci diverto molto,
rispettando s'intende il pensiero altrui o in questo caso l'immaginifico
storico.
Calogero Taverna
Leggevo in un testo di filosofia dommatica dell'Ottocento come il pensiero
cattolico non potesse accogliere l'esplodere delle concezioni politiche
democratiche. Già perché - si sottilizzava – “democrazia è contraddizione in
termini: vorrebbe significare governo del popolo , come dire che il popolo è al
contempo soggetto ed oggetto di governo". Non mi sembra che si andasse
lungo la tua via. Se il tuo è un'aspirazione, plaudo. Ma cambierei il termine
vaticano con Chiesa.
Vittorio
Arfinengo - La corte del vizio e' la convinzione della
cospirazione, senza trovarne ragione, e' un progetto contro l'evoluzione, e'
arroganza tutrice dell'ignoranza, venduti pensieri nella politica senza logica
visione, il furto dell'orientamento alla saggia ragione. - Buona giornata.
Calogero Taverna
Attribuisci un senso tanto ascoso alla categoria concettuale della
"cospirazione" che manco riesco a subodorarne l'olezzo più forte
neppure con il massimo del mio residuo olfatto (mentale). Cosa sia mai vizio?
Cerco nel vocabolario: "pratica del male, intesa soprattutto come abituale
incapacità del bene". Se è così mi sento non vizioso ma viziosissimo. L'ho
mandata a te mi pare una sparata di Zarathustra. L'ho detto pure ad una
ragazzotta fbeistica: vergognati del bene che hai fatto e vantati per il male
che sei riuscita ad infliggere. Francamente non mi sento molto ignorante (ma
non sapiente come vorrei) e la mia arroganza è senza limiti, manco cicciu primu
mi ferma. La politica da Aristotele, Platone, ad Heghel sino per li rami
persino a Grillo (ma mettiamoci prima Bobbio ed anche Miglio) è pensiero sommo.
San Tommaso mi sollazza. Critica della ragion pura e critica della ragion
pratica: mondi vicini ma non coincidenti. Il pensiero arfinengesco della
sintesi nella "saggia ragione" mi affascina, ma gradirei
approfondimenti. Così è troppo apodittico. Ti abbraccio sempre.
37 minuti fa
· Mi piace · 1
Vittorio
Arfinengo L'espressione e' la differenza del pensiero.
Iscriviti a:
Post (Atom)



