venerdì 15 marzo 2013

Il fratello suicida di Sciascia

vecchie censure, nuove accidie. RACALMUTO crolla sotto l'asfissiante peso del caos impositivo dell'amministrazione comunale.


Ne è passato di tempo da quel sabato 17 dicembre del 2011 da quando, cioè, con tono sommesso – a me non consueto – cercavo di sollecitare l’attenzione di politici ed amministratori ad affrontare la spinosissima questione delle tasse locali a Racalmuto. Sordità totale dei politici bipartizan racalmutesi, sordità totale del consiglio comunale di allora ancora in carica, sordità totale del missus panormitanus allora in funzione di Sindaco, sordità totale della Triade di Diomede, sordità totale dell’attuale Triade ROMANA che ci regge ma non governa.

Certo l’eloquio è  oscuro, ma non tanto che chi doveva avere orecchie da intendere non riuscisse ad intendere.

 

La questione dopo peggiorò ed oggi siamo alla debacle del sistema tributario locale di questo martoriato paese che porta il nome di Racalmuto ma viene letterariamente inteso come Regalpetra.

Prima o poi dovrà pur venire il GIORNO DEL GIUDIZIO!

inviato:
sabato 17 dicembre 2011 06:14:37
 
 
 
A:
regalpetralibera@libero.it

 





 

Carissimo Sergio,
innanzitutto rallegramenti sincerissimi per il tuo blog (che mi sta consentendo di entrare nei misteri dolorosi dell'acefala amministrazione locale).
Sono alla ricerca affannosa (si fa per dire) di qualche consigliere comunale che abbia l'ardire di presentare la seguente interrogazione o interpellanza comunale. Potresti aiutarmi a trovare il sullodato rappresentante del popolo di Racalmuto (trasversalmente)?

"Premesso che un cittadino romano lamenta di avere subito alla fine del 2010 un indebito accertamento su una inesistente evasione fiscale della seconda rata dell'ICI del 2005;
- che lo stesso, dopo avere corrisposto l'indebito perché riteneva suo obbligo rispettare il brocardo SOLVE ET REPETE, ha poi accertato che aveva già assolto la sua obbligazione fiscale nei tempi e nelle forme di legge;
- che dopo fastidi, preoccupazioni, spese varie, viaggi da Roma a Racalmuto, nervosismi per le lunghe attese nei corridoi di questo Comune ed altro, gli veniva riconosciuta la regolarità del suo comportamento e, con grande sorpresa dell'interessato gli veniva praticato, seduta stante, uno "sgravio" molto dubbio quanto a ritualità, ammissibilità, efficacia, estensibilità, impregiudicabilità ed altro ancora;

trascendendo il caso singolo, emblematico comunque, anche a discarico di responsabilità di questo Consesso comunale per doveri di vigilanza;

SI CHIEDE
l- quale attività addestrativa sia stata svolta e quale si intende praticare, specie in relazione alle incombenti riforme in materia di federalismo fiscale e della ormai certa ristrutturazione del tributo che andrà a chiamarsi IMU;
- quale equa ripartizione e tassazione ci si accinge a varare, dopo studi di settore ed approfondimenti giuridici e tecnici, del nuovo assetto catastale, in vista della soppressione del catasto immobiliare rurale e delle rivalutazioni degli estimi in generale;
- quale riorganizzazione degli uffici tributari comunali si sta studiando con l'immissione di personale qualificato e di strutture informatiche idonee (si pensi che attualmente i pagamenti ICI con F24, per quanto se ne sappia, non pare che vengano da anni recepiti per carenza dell'obsoleto programma informatico cui forse si debbono i tuzioristici accertamenti che il sullodato cittadino lamenta);
Pertanto

SI PROPONE

- la costituzione di un gruppo di studio con poteri anche ispettivi;
- l' avvalimento di centri collaborativi che a titolo gratuito contribuiscano alla progettazione di nuovi paradigmi organizzativi per una maggiore funzionalità degli uffici tributari territoriali;
-in ogni caso, la rivisitazione della disciplina impositiva locale di competenza consiliare, ai fini di un più equo carico impositivo"


Ovvio che ogni responsabilità ricade sul sottoscritto dott, Calogero Taverna.

Mi rimetto al tuo buon cuore e arrivederci alle prossime mie puntate anche per un dibattito sulle tue intriganti frecciate politiche e civili.

Abbimi per firmato

Calogero Taverna


Quando Sciascia scrisse le FAVOLE DELLA DITTATURA? L’arco di tempo ha un punto d’origine molto arretrato, pensiamo attorno al 1944 e un dies ad quem, che per noi sfiora ma non supera il 1949, quando si sucida il fratello che segnò profonda cesura stilistica, etica, umorale e altro ancora per Leonardo Sciascia.
Mentre si annoiava al Consorzio Agrario, ad ammassare frumento anche requisito, in ufficio come poliziesco, lui animo pacifico, lungi da ogni violenza persino verbale. Credo che pochi lo poterono cogliere in un attimo di veemente ira. Neppure quando il collega (crediamo e di rastrellamento granario prima e in veste di maestro elementare - annoiatssimo – dopo) tentava di mettergli “nel piatto povero .. lo schifo di una mosca”.
Crediamo che sia stato don Pino a molestarlo tanto il nostro Sciascia. Il quale però divette saper ben nascondere il suo dispetto da far credere a chi stava appiccicato di essere il suo più grande amico. Come si sa essere in Sicilia.
Erano tempi in cui l’Autore “imparava a scrivere”. E su quali sillabari? Savarese, Cecchi e Barilli. Barilli con il suo raffinatissimo ma estetizzante gusto musicale lasciò tracce sparute. Ancor meno Cecchi. Ad eccezione di qualche foglio sparso non trovo nulla che possa avvinarsi alla imperante (allora) prosa d’arte. Invece Savarese lascia impronte indelebili: nel capolavoro di Sciascia, LE PARROCCHIE, gli echi dell’Ennese ci stanno e come persino quasi nel titolo (chiunque l’abbia messo) . “In quache modo volevo – puntigliosamente annota Sciascia, persino in contrasto con Pasolini - rendere omaggio a Savarese, autore dei FATTI DI PETRA”, La seconda ragione per consentire il ribattezzo di Racalmuto in Regalpetra.
Diciamolo subito: Savarese, che muore nel 1945, fu scrittore fascistissimo come quasi tutti quelli della Ronda. E Sciascia si confessa: ha imparato a scrivere «proprio sugli scrittori “rondisti”». Nato e cresciuto fascista, in famiglia fascista, ama scrittori fascisti e si cimentò con loro, anzi si esercitò su di loro. Dirà: “per quanto i miei intendimenti siano maturati in tutt’altra direzione, anche intimamente restano in me tracce di un tale esercizio” ed aggiungiamo noi della sottesa fede politica. Due chiese Sciascia odiò con sincerità: la cattolica e la comunista, tout court la politica politicante. Amico di un professore marxista, di Mannino, di Andreotti persino dopo una inziale frizione; e possiamo dire anche di Craxi e Cossiga; con Guttuso finì male e con Pannella non diciamo tutta la verità per paura di querele. Si pensi che ci confidarono che in ultimo lo allettò la profferta di una candidatura da parte di Almirante. L’immatura morte ci precluse imprevedibili evoluzioni politiche del Nostro.
Sciascia amò la Racalmuto delle adunate, le sfilate delle giovani italiane, gli ammiccamenti che il regime con la maestra Taibi consentiva in una Racalmuto sotto la musoneria di preti ed arcipreti sessuofobi (a prescindere dalle loro private ma ben ascose birichinerie). Sciascia non amò i preti specie quelli che gli si strisciavano addosso ammaliati dal suo ateismo. Sì, ieri alle ore 10,25, credetti in Dio …… Che è colpa mia se ho conosciuto un solo prete degno! Leggere FUOCO ALL’ANIMA per capire e annuire.
Arrivano gli americani, arriva la Kermesse; Sciascia rabbrividisce. Esplode rabbia, cattiveria, violenza in paese. Per Sciascia la fattoria di Orwel gli si para davanti, ora. A Racalmuto - durante il fascismo, sotto Mori, solo un paio di omicidi prontamente perseguiti – ora dopo la “liberazione”un morto agghiona ogni matina, sentivo dire nella mia infanzia. Il caos, l’invidia, l’esecuzione crudele del nuovo sindaco, per tanti versi benefattore e protettore di Sciascia. Un modo di bestie, di furbi, di cattivi, di imbecilli, popola la mente e la fantasia di Sciascia: sono i veri spunti de le Favole della Dittatura, con brutto neologismo diremmo le favole della “post-dittatura”. Pasolini nel 1961 non capì. La valentia scrittoria del grande linguista ebbe il sopravvento sul giudizio riduttivo che siffatte false favole contro la presunta dittatura fascista a chi conosce Sciascia nell’intimo ispirano.
Aggiungasi l’evidente stridore lessicale; la ricerca del vocabolo da prosa d’arte, alla Cecchi. Ma a Sciascia quella lingua ricercata non è consona. Qualche esempio. Se deve descrivere un lupo a Racalmuto – dove di lupi non ce ne stanno e tantomeno di ruscelli - ricorre ad un artato “torbo” da coniugare con specchio: una endiade un po’ troppo cerebrale. E dopo sofismi antitetici a quelli del favolista latino di Superior Stabat lupus non sa dirci altro che un termine non favolistico come “lacerare”: il lupo “d’un balzo gli fu sopra a lacerarlo”. E se una lezione politica vogliamo cogliere è una lezione politica ribaltata: nella dittatura razionalità anche nella bestialità, nel nuovo corso, solo violenza senza ragione, violenza raccapricciante come quel ”lacerare” le candide carni del tenero agnellino. Erano tempi di uomini qualunque schiacciatt e di merli gialli e di becchi gialli vituperanti. Sono ora le scimmie a predicare l’ordine nuovo: si vuole “un tripudio dolcissimo, una fraterna agape vegetariana”. Chi non ricorda – se ha l’età mia – “per un mondo migliore” di padre Lombardi S.J.?
Già, ma se un topo si mette a giocare con un gatto, “si trova rovesciato sotto le unghie del recente amico”. Allora capisce “che la cosa si mette come per l’antico”. «Con tremula speranza – sempre Sciascia – ricordò al gatto i principi del nuovo regno. “Sì”, rispose il gatto, “ma io sono un fondatore del nuovo regno”. E gli affondò i denti nel dorso.»
Favole, certo; ma non contro la cessata dittatura – di cui anzi si ha nostalgia – ma contro il preteso “ordine nuovo”, quello che da un lato macchiava Portella delle Ginestre di sangue rosso, ma dall’altro poteva anche esserci violenza sotto le bandiere rosse persino di un Li Causi.
Ovvio che noi non accettiamo questo manicheismo: dittauta=ordine sociale: ordine nuovo=caos violento. Giustizia che latita: un’ossessione che a dire il vero Sciascia si portò coerentemente sino alla morte.
Agato Bruno, pittore maturo, non in cerca di una qualsiasi cifra espressiva. Ma con gnosi politica radicata, col possesso di un’arte di fascinosa attrattiva cromatia, con vezzo georgico virgiliano, ebbro di sole, di luce, di vita quale ispirazione può suggere da siffatte implumi favole alla Fedro rovesciato? Nessuna avremmo voglia di affermare. Ma, forse senza volerlo. Il pittore, l’artista Agato Bruno una consonanza la trova in Sciascia ma è lo Sciascia raro, pudico, quello idillico che traspare solo in questo scritto minore de GLI AMICI DELLA NOCE:

SORDITA' TOTALE: caos tributario a Racalmuto


Ne è passato di tempo da quel sabato 17 dicembre del 2011 da quando, cioè, con tono sommesso – a me non consueto – cercavo di sollecitare l’attenzione di politici ed amministratori ad affrontare la spinosissima questione delle tasse locali a Racalmuto. Sordità totale dei politici bipartizan racalmutesi, sordità totale del consiglio comunale di allora ancora in carica, sordità totale del missus panormitanus allora in funzione di Sindaco, sordità totale della Triade di Diomede, sordità totale dell’attuale Triade ROMANA che ci regge ma non governa.

Certo l’eloquio è  oscuro, ma non tanto che chi doveva avere orecchie da intendere non riuscisse ad intendere.

 

La questione dopo peggiorò ed oggi siamo alla debacle del sistema tributario locale di questo martoriato paese che porta il nome di Racalmuto ma viene letterariamente inteso come Regalpetra.

Prima o poi dovrà pur venire il GIORNO DEL GIUDIZIO!

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sabato 17 dicembre 2011 06:14:37
 
 
 
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regalpetralibera@libero.it

 



 

Carissimo Sergio,
innanzitutto rallegramenti sincerissimi per il tuo blog (che mi sta consentendo di entrare nei misteri dolorosi dell'acefala amministrazione locale).
Sono alla ricerca affannosa (si fa per dire) di qualche consigliere comunale che abbia l'ardire di presentare la seguente interrogazione o interpellanza comunale. Potresti aiutarmi a trovare il sullodato rappresentante del popolo di Racalmuto (trasversalmente)?

"Premesso che un cittadino romano lamenta di avere subito alla fine del 2010 un indebito accertamento su una inesistente evasione fiscale della seconda rata dell'ICI del 2005;
- che lo stesso, dopo avere corrisposto l'indebito perché riteneva suo obbligo rispettare il brocardo SOLVE ET REPETE, ha poi accertato che aveva già assolto la sua obbligazione fiscale nei tempi e nelle forme di legge;
- che dopo fastidi, preoccupazioni, spese varie, viaggi da Roma a Racalmuto, nervosismi per le lunghe attese nei corridoi di questo Comune ed altro, gli veniva riconosciuta la regolarità del suo comportamento e, con grande sorpresa dell'interessato gli veniva praticato, seduta stante, uno "sgravio" molto dubbio quanto a ritualità, ammissibilità, efficacia, estensibilità, impregiudicabilità ed altro ancora;

trascendendo il caso singolo, emblematico comunque, anche a discarico di responsabilità di questo Consesso comunale per doveri di vigilanza;

SI CHIEDE
l- quale attività addestrativa sia stata svolta e quale si intende praticare, specie in relazione alle incombenti riforme in materia di federalismo fiscale e della ormai certa ristrutturazione del tributo che andrà a chiamarsi IMU;
- quale equa ripartizione e tassazione ci si accinge a varare, dopo studi di settore ed approfondimenti giuridici e tecnici, del nuovo assetto catastale, in vista della soppressione del catasto immobiliare rurale e delle rivalutazioni degli estimi in generale;
- quale riorganizzazione degli uffici tributari comunali si sta studiando con l'immissione di personale qualificato e di strutture informatiche idonee (si pensi che attualmente i pagamenti ICI con F24, per quanto se ne sappia, non pare che vengano da anni recepiti per carenza dell'obsoleto programma informatico cui forse si debbono i tuzioristici accertamenti che il sullodato cittadino lamenta);
Pertanto

SI PROPONE

- la costituzione di un gruppo di studio con poteri anche ispettivi;
- l' avvalimento di centri collaborativi che a titolo gratuito contribuiscano alla progettazione di nuovi paradigmi organizzativi per una maggiore funzionalità degli uffici tributari territoriali;
-in ogni caso, la rivisitazione della disciplina impositiva locale di competenza consiliare, ai fini di un più equo carico impositivo"


Ovvio che ogni responsabilità ricade sul sottoscritto dott, Calogero Taverna.

Mi rimetto al tuo buon cuore e arrivederci alle prossime mie puntate anche per un dibattito sulle tue intriganti frecciate politiche e civili.

Abbimi per firmato

Calogero Taverna


ANCHE BACCARECCE E' IMPORTANTE NELLA STORIA DE CICOLANO


Gentilissimo dottor Cesare Silvi,

innanzitutto e soprattutto rallegramenti e complimenti per il magnifico incontro dell'altra sera a Corvaro sulla ricchezza, sullo splendore, sull'avvenenza del Cicolano. Anche se a me le attrattive escursionistiche interessano fino ad un certo punto, viva il faraonico progetto comunitario di un percorso selvaggio che da lassù nel nord Europa sprofonda sino a Capo Passero della mia terra natale.

Già io non sono cicolano né laziale: sono siciliano, della terra che dette i natali e qualche ispirazione a Leonardo Sciascia, Racalmuto, ma per vincoli matrimoniali sono finito a Santa Lucia di Fiamignano, innamoratissimo dell'ambiente, della storia, dell'archeologia, delle vicende religiose di questa splendida terra.

Credo per di più di avere trascorsi professionali ed entrature istituzionali per cui forse qualche apporto potrei darlo allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e al miglioramento delle vocazioni turistiche di questi luoghi che amichevolmente mi accolgono salvandomi dalle arsure estive di una Roma in caldo umido.

E' con spirito veramente collaborativo, con rispetto massimo e soprattutto con profonda ammirazione che mi permetto alcune chiose forse critiche, e taluni dissensi culturali.

Mi sta bene che alberghi, associazioni escursionistiche, progetti europei troppo pretenziosi vogliano trarre spunto propagandistico dai tesori archeologici e storici del Cicolano; non mi sta bene che si sovverta il corretto rapporto serietà storico-culturale/indotto economico e si creda di asservire il rigore scientifico all'interesse finanziario.

Non mi piace peraltro un vizietto che credo particolarmente duro a morire in queste parti: quello del campanilismo. Tempo fa sembrava che il Cicolano fosse la memoria storica di Petrella in versione Romanin, ora alle volte mi pare che sia il Corvaro a volerla fare da epicentro – se non realtà esclusiva - della grande memoria storica romana, per un tumulo che per quanto avvincente sia non può competere con la gloria di un Val di Varri, di una Nersae, della teoria dei negletti 36 castelli, di un abbandonato Castello di Macchiatimone, della stessa ricchezza sommersa quale la modernissima archeologia medievale potrebbe sfruttare nella fiancata di Poggiopoponesco. E potrei continuare, ma ovvio che privilegio quello che è stato oggetto del mio specifico interesse in questo quarantennio di frequentazione estiva del nostro Cicolano.

Santa Lucia di Fiamignano ha una gloria perenne: la coltissima ed molto erudita penna del medico Domenico Lugini. Da quel vetusto testo si  può dissentire, ma non se ne può prescindere; lo si può (e lo si deve) migliorare, integrare e correggere come ha fatto il vostro espertissimo Marco Buonocore nei vostri pregevolissimi quaderni; eppure costui specifica: “Lugini …. [riconsidera] la raccolta epigrafica berlinese portando a conoscenza quei documenti iscritti che solo la sua conoscenza capillare di quella zona era in grado  di compiere”. Io, l'altra sera, Lugini non l'ho sentito citare neppure per sbaglio, Che vi sia preclusione campanilistica?

Fulcro del vostro interesse, gira e rigira, è la Grotta c.d. del Cavaliere. Meritevolissimo e apprezzabile interesse. Solo però che se diventa mania monotematica, perde di pregio. E Lugini e Grotta c.d. del Cavaliere alla fine sono inscindibili. Apprendo da Lugini (pag. 43)  “ gli avanzi delle  mura pelasgiche …. fra Alzano e Monte Maggiore [sarebbero] gli avanzi del tempio di Marte ricordato da Dionisio”. Tra codesto tempio e la Grotta c.d. del Cavaliere vi sono attinenze, contiguità, collegamenti?

La grotta del Cavaliere – mi pare – ha tre date importanti: 1830, data della sua scoperta (?) da parte di codesto archeologo inglese per nascita ma romano di adozione, collegato col sommo Vespignani, marito tranquillo di una splendida romanina di trent'anni più giovane ; 1981, sua riscoperta e specie dopo il rinvenimento di una malcerta epigrafe votiva, suo magnificato accreditamento a ipogeo cultuale; quest'ultimo ventennio, oggetto di accuratissimi studi e ricerche da parte del dottore Cesare Silvi.

Mi permetto di osservare: il nome è equivoco e mi sembra congettura simpatica quella di associare il toponimo Cavaliere all'archeologo inglese, appunto perché inglese; se ipogeo dedito al culto dei morti, occorre scientifica investigazione per saperne di più su tale presenza religiosa ad Alzano, trattandosi in definitiva di ipostatizzazione di una delle tante discese agli inferi, vuoi come quelle omeriche vuoi come quella sfumata virgiliana (meglio collegabile con  tale manufatto d'epoca romana). Potrebbe anche trattarsi di devianze esoteriche non rare in epoca tardo impero. Sia chiaro una semplice pietra votiva non ci dice molto. Ma allora perché non fare scavi stratigrafici e appuramenti archeologici non dilettantistici? Non sono per il momento fattibili? La progettazione e lo studio propedeutico è sempre possibile.

Resta l'arcano del collegamento tra il tempio di Marte del Lugini e questa grotta dall'equivoco nome. La scienza progredisce per espansioni, non certo per preclusioni campanilistiche.

Nella letteratura – e non parlo solo di Lugini – queste misteriose mura del Cicolano si sono sempre chiamate Pelasgiche o Ciclopiche, termine forse improprio ma sempre inequivocabile. Se oggi giapponesi (estremamente curiosi, si sa) e cinesi (i turisti dell'avvenire, secondo me) vengono da 'ste   parti abbacinati da letture sull'arcano delle mura pelasgiche o ciclopiche e si avventurano tra questi affascinanti Monti Cicolani, chissà quale loro delusione vedendole volatizzare per dar posto a incolori, inespressive, insignificanti MURA POLIGONALI. Perché si sono  cambiati nomi e toponimi consolidati?  Per pignoleria scientifica? Per far dispetto al vicino ma non amato Lugini? Solo se unite le diverse scuole di pensiero, solo se fra loro si accende un rispettoso dialogo, si fanno salti di qualità. Diversamente si cade in un mercantilismo che fa presto ad esaurirsi, specie se incombono epocali crisi involutive in campo economico.

Si vuol portare alla Grotta c.d. del Cavaliere lo sbocco di un'importante arteria stradale d'epoca romana? Se si fanno congetture, perché no? Ma congettura per congettura, resto legato all'ipotesi del Lugini (cfr. pag. 58). Ho sbirciato il lavoro della Migliario pubblicato sempre nei vostri pregevoli quaderni. Mi riservo di approfondirne lo studio. Spero che il Geometra Mario Balduzzi ripercorra le investigazioni del nonno – anche lui ha conoscenza unica del territorio  - e magari filmando dimostri quanta ragione aveva il Lugini. Forse Virzì se ne dispiacerà, ma, via!, ha da ricavarne spunti anche lui, più avvincenti di quelli a dire il vero molto avvincenti che ci ha illustrato l'altra sera.

Occorre dialogo. Ho sentito che la struttura ecclesiale del Cicolano è poco nota. Falso: specie dopo la pubblicazione dell'immane lavoro di Vincenzo di Flavio (anno 2010); ce n'è materia per puntualizzazioni. Ad esempio tanto vi ho appreso sulla chiesa di Santa Lucia tanto cara al vostro socio Antonio Marrucci, che tanta, troppa materia ha su questa fabbrica cultuale, a presidio di un'antica statio romana, nonché di un crocevia di diversa ma continua importanza nell'evolversi delle realtà storiche. Mi chiedo perché, in occasione delle prossime celebrazioni di Santa Lucia, don Maceroni, il dott. Di Flavio, il dottor Cesare Silvi, il dottor Antonio Marrucci, il prof. Buonventre, l'architetto Filippo Balduzzi e la sua collega che hanno studiato quella chiesa, e, se è permesso, un forestiero quale io sono (che pure qualche fruttuosa ricerca anche negli archivi segreti vaticani li ha fatti, forse demolendo taluni idola teatri), tutti costoro o taluni o anche tal'altri non vengono adunati nelle scuole di Santa Lucia da codesta meritevole rivista per una tavola rotonda coordinata da don  Maceroni o magari da Lei stesso su questo capisaldo della locale storia (romana a mio avviso), forse bizantina, credo non longobarda, borbonica, con grave dispetto del vescovo reatino, e delle stranezze dell'Acotral di un tempo o della Cotral d'oggidì? Che paradigma dell'intera storia del Cicolano e quindi di Petrella, Pescorocchiano, Borgorose e Fiamignano, così tanto per mia spocchia geografica!

Grazie e chiedo scusa per qualche mia stecca fuori le righe del bene educato colloquiare. Ma da buon dadaista non riesco a correggermi, facendo disperare mia moglie, cicolana di ferro della non molto celebrata Baccarecce

Dottor Calogero Taverna  

giovedì 14 marzo 2013

MEGLIO DUE LAUREE CHE UNA: CIAO CARO ALFREDO SOLE


Obbedisco: vuoi che una tua recentissima risposta ad una mia lettera te la faccia rimbalzare io sulla tua “posta diretta”, ed eccoti accontentato.

12/03/2013

Carissimo Lillo,

devo dare ragione a tua moglie: il 26 è quello che mi sono meritato. Non perché non conoscessi la metafisica di Hegel, Ficthe, Kant, Reneke e Herbart, ma perché ho avuto la presunzione di conoscerla così bene da non approfondire la diversità nel concepire l’infinito tra Hegel ed Herbart. Uno la concepiva come un cerchio  (che altro non è, secondo me, che il ritorno all’identico, la ripetizione di tutto), mentre l’altro lo concepiva come una linea retta, logicamente infinita. E’ bastato peccare in questo punto per fare abbassare il mio voto; ho iniziato a criticare, dopo che mi ha fatto l’esempio con il cerchio e la linea su carta … sia il cerchio di Hegel sia la linea di Herbart e questo mi ha portato a sfoderare quel motto di Nietzsche che critica la metafisica identificandola con la credenza dialettica del mondo di Platone. Ma la credenza in un mondo vero che, nella sua eternità e perfezione , rappresenta l’antitesi ontologica del nostro mondo «apparente. » La rappresentazione di tale mondo metafisico è per Nietzsche il frutto di una bugia di sopravvivenza elaborata dell’umanità ai fini di esorcizzare il volto caotico e mediceo dell’essere . “ C’è un solo mondo ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso [ …] un mondo così fatto è il vero mondo [ …] Non abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa realtà, questa verità. La menzogna della metafisica per poter sopravvivere”. Visto che c’ero, perché non tirare in ballo Wittsenstein? “ Di fronte ai problemi metafisici, possiamo solo constatare la loro insensatezza”.

 

Questo 26 per me è un voto molto importante, mi ha fatto cambiare idea sul tema che vorrei trattare nella mia futura tesi di laurea. Non più filosofia medievale con tutte le allettanti critiche che già pregustavo nel trattare il pensiero metafisico … da Agostino (non sarebbe mancato di certo Plotino) in poi, ma della metafisica in generale, partendo da Parmenide. Con questo voto più basso degli altri, il docente non mi ha chiuso una porta, anzi: l’ha spalancata. Ecco perché penso che sia stato un bene.

Per quanto riguarda l’iscrivermi in un’altra università è impossibile. Per legge devo scegliere l’università più vicina solo se non c’è la facoltà che intendi frequentare puoi scegliere una più lontana. Perciò sono costretto a continuare in questa facoltà che non fa sconti di tasse per i detenuti. A pensare che a Pisa avevo anche la borsa di studio che, logicamente, persi quando fui trasferito qui.

 

La mia università? “ Università degli studi di Milano”. Ti riporto quello che c’è scritto nel libretto accademico: SOLE ALFREDO NATO A RACALMUTO. Il 18/11/1967. IMMATRICOLATO IL 18/10/2010.  MATRICOLA 789519. ANNO ACCADEMICO 2010/2011 – CORSO DI LAUREA: FILOSOFIA .  C22.

 

Di solito si occupa di tutto l’assistente volontario.  Non è ancora tornato; credo che sia sotto chemioterapia. Se non torna presto mi farà perdere l’occasione di dare questa materia di psicolgia con il docente attuale, visto che tra non molto andrà in pensione.

 

Hai ragione, non ci si addice la modestia o umiltà, una  perché spesso sconfina nella falsa modestia, l’altra, oltre tutto spesso, non è altro che una maschera per celare la superbia. Perciò meglio evitarli.

Non so se gli estremi che ti ho scritto possano essere utili, ma non mi sono mai occupato delle tasse (lo fa il volontario). Se così non fosse, dovrò aspettare il volontario per ulteriori estremi. Come potrò mai sdebitarmi? Di sicuro adesso dovrò mettere più impegno negli studi per non deluderti visto che da padre selettivo sei diventato anche il mio mecenate.

 E’ colpa mia se Malgrado Tutto ha pubblicato una mia missiva così in ritardo. La lettera mi è tornata indietro dopo più di un mese dalla spedizione perché avevo sbagliato il numero civico. Sto iniziando a rincretinirmi.

Comunque, inizio a convincermi che questo “ brancolare” (?) non durerà molto. Quei tavoli il falegname non li finirà mai, un lavoro fatto ad arte da far invidia a Penelope e quando gli si chiederà a che punto sono, tornerà la vecchia e a quanto pare fruttuosa risposta ” stiamo provvedendo”.

Ancora una volta avrai avuto ragione.

Ma anche se le cose andassero diversamente e tutto si risolva davvero, non potrò ricevere un computer da fuori, tanto meno la pennetta che è per loro un pallino della sicurezza. O il mio computer oppure uno dell’amministrazione. Il mio non so se dopo 4 anni funzioni ancora; il loro, non sarà altro che un vecchio macinino messo in funzione alla meglio. Un computer dunque come macchina da scrivere e nulla più. Tutte le altre funzioni saranno off limits .

Visto che della lettera che mi hai scritto me ne arrivata anche una copia dalla “posta diretta”, volevo scrivere questa in duplice copia e spedirla anche lì, ma non ho trovato neanche un po’ di carta carbone. Risponerò nella posta diretta solo alla lettera “buona fortuna Alfredo”. Questa, se vorrai, potrai inviarla tu in risposta alla tua sulla “posta diretta”.

Ti abbraccio affettuosamente.

Alfredo.

 

Carissimo figlio “selettivo”

Da buon padre neppure putaivo (come san Giuseppe) ma soltanto “selettivo” ti ho fatto persino da dattilografo, che mestiere mio proprio non è. Ma non dirmi grazie né aggiungere frasi come “non so come sdebitarmi”. Non hai nulla di cui sdebitarti per la semplice ragione che non c’è debito alcuno da assolvere.

Qualche nota: mi hai dato una lezione di filosofia (veramente di storia della filosofia) e i filosofi quando fanno storia fanno storie, come quel docente che ti ha rifilato un pessimo 26 a suo disdoro. Se legge questa ”missiva” dovrebbe pubblicamente giustificarsi.

Calogero Taverna è tipo bizzoso: lo era a quaranta, figurati ad ottant’anni. Ed a Milano modestamente qualcuno se ne ricorda ancora, anche nelle patrie procure della Repubblica.  Convinto come sono che Sindona fu “suicidato”, giudici del tempo forse qualche fastidio lo sentono, perché la mia voglia di chiamarli in causa (sulle stampe dei Mass-Media) ce l’ho specie dopo la morte per “suicidamento” di quel bravo signore di manco mezz’età del MPS che ha nome DAVID ROSSI.

Che non ti diano ancora il computer perfidamente, cinicamente un po’son contento. Vatti a fidare di Camilleri e di Adragna ed ecco i risultati. Passata la festa, gabbato lu santo!. A Tanu lo tolgo di mezzo perché gli voglio un bene dell’anima (specie per mio debito verso il padre) ma soprattutto perché lo considero un bravo ragazzo assolutamente in buona fede. Sono gli altri i perfidi (e tolgo anche mio cugino Gigi, oltretutto grande avvocato: le sue cause per “guochi di potere” per dissequestro di “alberghi (quello di Borsellino) per proscioglimento dalla incandidabilità di Lillo Campanella con addebito delle spese al Ministero dell’Interno le ha vinte tutte. Bravo Gigi, perché non ti occupi allora di Alfredo Sole? Ci sono spese da sostenere? Le sostengo io; ho un figlio selettivo e debbo badargli!).

Veramente io ti avevo scritto di iscriverti al contempo in altra facoltà della medesima università. Ma la tua risposta fuori tema mi ha fatto riflettere. Perché non chiedi di iscriverti in una facoltà che esiste solo nell’Università di Agrigento?  [Esiste, sai!]Così qualche viaggetto in Sicilia te lo fai?

Pensavo pure: ma questo mio figlio “selettivo” perché non si affretta a laurearsi con qualsiasi voto. Subito non riusciamo a fargli dare un incarico in qualche “scuola privata” come splendido e preparatissimo professore di filosofia? Mica vorranno tenerlo tutta la vita sotto l’infamia del 4 bis?

Il senatore Della Vedova – ora è senatore di Monti – è persona seria e viene da sinistra, anzi dai movimenti libertari, direi radicali. Ora sta a destra ma è persona validissima e capacissima. Molto sensibile.  Perché non gli scrivi al Senato della Repubblica? Ricordargli tutto quello che vuoi ricordargli.  Ma mi raccomando mai con i tuoi soliti toni imperiosi e sardonici. Questi lasciali tutti a me: mi sono consentiti per tarda età.

Potresti anche parlargli di me. Assicuralo subito che io nulla chiedo e  a nulla aspiro. Solo a far qualcosa di utile a questo mondo, magari a questa Italia bigotta ed eternamente papalina: basta che qualcuno cambia nome  e lo santificano prima ancora di sperimentarlo.

Potrebbe darmi un appuntamento qui a Roma. Gli potrei essere tanto utile quanto alla problematica esiziale della banca d’Italia, quanto ai derivati (si pensi ai due milioni di euro del macilento comune d Gotte), quanto a questa tragica vicenda del Monte Paschi di Siena. Se vuol fare politica seria deve pur circondarsi di collaboratori disinteressati e competenti, E credo di avere entrambi i due requisiti. Il padre di D’Alema come presidente della commissione finanza e tesoro si è molto avvalso di me e credo che sia rimasto soddisfatto. Qualche presenza moralizzatrice gli si ascrive meritevolmente.  S’intende che penserei soprattutto al mio unico figlio “selettivo”,

Chiaro?

Paternamente ti abbraccio

Calogero Taverna.

In laudem Cicci Primi: pensieri secondi terzi e quarti


·       Mi scuso per alcuni errori di battuta. - The potentia et decernendo quando administrandi potentia. -


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Calogero Taverna Allora non mi hai cancellato dagli "amici". Attenzione che questo termine nel mondo della mafia cui in qualche modo sono contiguo ha un brutto significato.


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Vittorio Arfinengo Traducimi il termine, grazie.......ed avrai diplomatica risposta!


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Antonino Fulco L'amicizia sincera ha poco a che vedere con gli interessi ...


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Calogero Taverna  Mi riferisco al termine "amici" di facebook. Gli amici nelle cosche mafiose sono una brutta bestia. Non so come tradurre quindi il termine. Quanto alle risposte "diplomatiche" le lascio ai preti. Non è roba per i miei denti. Quanto ad Antonino Fulco, sinceramente non l'ho capito e quindi non so cosa rispondere.


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Vittorio Arfinengo Calogero e' la II volta che mi chiedi se io ti cancello, io sono oltre e avrai capito che adoro l'interscambio culturale............non incontro motivi per cancellarti, io non faccio parte delle CRICCHE, sono oltre i commenti del qualunquismo, un abbraccio.


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Calogero Taverna E tu avrai ben capito che sono sulla tua stessa lunghezza d'onda. Solo che remo all'incontrario. Ho visto che hai esultato (ma con moderazione) per la nomina di questo nuovo papa, gesuita, argentino e di famiglia emigrata dall'Italia. Tanti del mio versante di sinistra esultano pure. Io essendo Contra OMNIA volevo scrivere un pezzo un po' pepato. Ho avuto paura. A parlar male di Garibaldi nel momento del suo tripudio c'è da rimetterci la pelle. Odio comunque i fanatismi. Cosa prevedo? te lo dico in uno orecchio. La chiesa universale ci guadagnerà. L'Italia verrà lasciata a certi sgherri rossi italiani e sarà non come prima, peggio di prima. Col Tedesco volevano imporci MONTI, con questo che pensa (giustamente) alla Chiesa Universale chissà cosa ci imporranno. Temo tanto per i nostri diritti civili tanto faticosamente conquistati. Dice Marx che la religione è l'oppio dei popoli. Ora non più: è cocaina pura dispensata anche ai bambini (come con la carne di cavalli da corsa dopati). Comunque continuo a fare un'eccezione con te, continuo a volerti bene ... anzi di più: Ora manco la finanza salesiana sei tenuto più a difendere. Quella gesuitica, non credo che ti sia molto simpatica


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Calogero Taverna Né io cancello te, né tu cancelli me: E' cosi raro trovare due diversi che riescono a colloquiare. Abbiamo superato la filosofia dell'alienazione o incomunicabilità che dir si voglia alla Camus, Sartre e via discorrendo?


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·       17 ore fa · Non mi piace più · 1Adoro i Gesuiti perché sono (PRESUNTUOSAMENTE DIPLOMATICI) ed aprono criticabili opinioni opinionabili, rivalutando il concetto di interscambio-culturale in un momento di qualunquismo nichilista, Papa Francesco I e' exelente perche' forte oppositore della Presidente dell'Argentina Donna Cristina; la sua filosofia d'azione e' semplice quanto complessa, ma colma di ermetismo progressista - riformista moderno....io sono un moderato diplomaticamente democratico. Hasta la democraçia siempre, en el nombre de el Signor!


 

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Vittorio Arfinengo Calogero nessuno e' perfetto la ricerca della perfezione non e' compatibile con la volonta' delle grandi riforme che i saggi conservatori ricordano. Io leggo e mi rileggo per apprendere; leggo l'altrui per stupirmi e cogliere l'osservazione.


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·       16 ore fa · Calogero nessuno e' perfetto la ricerca della perfezione non e' compatibile con la volonta' delle grandi riforme che i saggi conservatori ricordano. Io leggo e mi rileggo per apprendere; leggo l'altrui per stupirmi e cogliere l'osservazione.


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Calogero Taverna Se c'è un Signore sai? di democrazia ne resta pochina. Comunque ti segnalo che l'epoca della grande finanza gesuitica è fortemente in crisi. I gesuiti di oggi sono cambiatissimi. Io adoro ancora il cardinale Martini. Questo nuovo SOMMO Gesuita si fa prete a trent'anni (mi pare). Prima che faceva? Non credo he abbia avuto tempo e modo di studiare indefessamente come una volta studiavano i gesuiti. Al mio paese ne abbiamo diversi di gesuiti. Uno dissero che era stato Papa nero; ma non è vero: l’ho potuto appurare nelle mie frequentazioni dell'Archivio Segreto Vaticano. Un gesuita- ora deceduto -

Vittorio Arfinengo Lo studio non conosce limiti, senza pratica e' la dittatura del limite.


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Calogero Taverna mi voleva molto bene e bontà sua mi stimava ben oltre i miei meriti. Ovvio che io ricambiassi. Guardo nel tuo profilo che sei nato ad Asti. Mi pare di averti detto che ho passato sei mesi della mia vita a ispezionare la Cassa di Risparmio di Asti e le banche sono lo specchio della società, anche dei costumi sociali. Stavo all'Hotel Aleramo. La notte dovevo giocare a carte con il mio capo che finché non vinceva non ci mandava (me e un mio colega a letto). Quando si dicono i Signori!


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Vittorio Arfinengo Si, mi avevi accennato della tua esperienza Astigiana.


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Calogero Taverna • Calogero Taverna Carissimo Vittorio a me della perfezione non me ne importa nulla. In un certo qual senso sono un esistenzialista: l'unica cosa che importa è VIVERE, con gioia con creatività, amando la bellezza, la donna (se maschio), il maschio (se è donna), anche il prossimo, ma non l'ipocrita amore del prossimo del catechismo, ma quello che mi ispiri tu, quello che spero ti ispiro io, il sorriso di una bella donna, magari il sussulto erotico di uno sguardo fugare, meglio se di una carezza ardita, una bella splendida poesia di chi poeta lo è veramente e non volgare rimatore, magari scritta in latino, da Catullo o da Ovidio. Io preferisco Garcia Lorca. Che ce ne facciamo di papi, di gesuiti, di salesiani, di commissari del popolo, di Grillo di Berlusconi di Bersani. Comunque io un presidente del consiglio lo preferisco e lo preferisco se posso votarlo. Anche un buon Governatore della banca d'Italia mi piace, se no, il lavoro non c'è perché le banche non hanno soldi per finanziare gli investimenti. Della sussistenza vaticana ne farei volentieri a meno. Sai che turismo se tutto il vaticano potesse essere un bel Museo. E il Papa mandiamolo in Argentina come a suo tempo se ne andò dai francesi ad Avignone. Come si alleggerirebbe il traffico il mercoledì a Roma!


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Calogero Taverna Ah! Vitto' stamo facendo un trattato di filosofia. Chissà se ce la danno la cattedra.


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Vittorio Arfinengo Hai cancellato e ripostato lo stesso post di 5 minuti fa! PS. Il Vaticano rappresenta la democrazia nei secoli dei secoli, l'evoluzione del pensiero intellettuale, filosofico, riformista. Non dimentichiamo i grandi conservatori ricordano le grandi riforme. Il qualunquismo e' il museo del Nichilismo, un muro da abbattere.


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Calogero Taverna Sì, ho cercato di ripulirlo delle ignominie dattilografiche in cui qui abbondavo più del tollerabile. Si dà il caso che io scrivo di getto. Ho tantissima fretta. Poi cerco di correre ai ripari. Lo faccio più spesso con il mio blog. Quanto al "vaticano ... democrazia nei secoli dei secoli", mi sembra un po' forte specie se ricorriamo ad un parametro forte. A un superscettico è come dire che gli acquitrini romani di quella plaga o Borgo San Pietro o Pio del Medioevo siano stati la luminaria della democrazia; mi ci diverto molto, rispettando s'intende il pensiero altrui o in questo caso l'immaginifico storico.


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Calogero Taverna Leggevo in un testo di filosofia dommatica dell'Ottocento come il pensiero cattolico non potesse accogliere l'esplodere delle concezioni politiche democratiche. Già perché - si sottilizzava – “democrazia è contraddizione in termini: vorrebbe significare governo del popolo , come dire che il popolo è al contempo soggetto ed oggetto di governo". Non mi sembra che si andasse lungo la tua via. Se il tuo è un'aspirazione, plaudo. Ma cambierei il termine vaticano con Chiesa.


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Vittorio Arfinengo - La corte del vizio e' la convinzione della cospirazione, senza trovarne ragione, e' un progetto contro l'evoluzione, e' arroganza tutrice dell'ignoranza, venduti pensieri nella politica senza logica visione, il furto dell'orientamento alla saggia ragione. - Buona giornata.


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Calogero Taverna Attribuisci un senso tanto ascoso alla categoria concettuale della "cospirazione" che manco riesco a subodorarne l'olezzo più forte neppure con il massimo del mio residuo olfatto (mentale). Cosa sia mai vizio? Cerco nel vocabolario: "pratica del male, intesa soprattutto come abituale incapacità del bene". Se è così mi sento non vizioso ma viziosissimo. L'ho mandata a te mi pare una sparata di Zarathustra. L'ho detto pure ad una ragazzotta fbeistica: vergognati del bene che hai fatto e vantati per il male che sei riuscita ad infliggere. Francamente non mi sento molto ignorante (ma non sapiente come vorrei) e la mia arroganza è senza limiti, manco cicciu primu mi ferma. La politica da Aristotele, Platone, ad Heghel sino per li rami persino a Grillo (ma mettiamoci prima Bobbio ed anche Miglio) è pensiero sommo. San Tommaso mi sollazza. Critica della ragion pura e critica della ragion pratica: mondi vicini ma non coincidenti. Il pensiero arfinengesco della sintesi nella "saggia ragione" mi affascina, ma gradirei approfondimenti. Così è troppo apodittico. Ti abbraccio sempre.


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Vittorio Arfinengo L'espressione e' la differenza del pensiero.