sabato 16 gennaio 2016

...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.
sabato 7 giugno 2014
Li Causi Messana e i calunniatori di Messana
Questo è il discorso di Li Causi che per incidens accusa il Messana. Procederemo a soppesarlo e arriveremo a conclusioni ora meno passionali e meno politicizzati. Emergerà senza ombra di dubbio che i successivi calunniatori del grande questore o ispettore generale do PS  grand. uff. Dottore Ettore Messana, che pensano di trarre da questo intervento parlamentare la fonte e la base per le loro diffamazioni calunniatrici, se persone oneste e mentalmente corrette dovranno fare resipiscenza  e procedere a ravvedimenti operosi specie nei confronti della Famiglia Messana che di recente ha subito danni materiali, morali e persino fisici a   causa di codeste allegre calunnie e di questo fare apparire come cose certe e storicamente provate quelle che erano invece denigratori giudizi di valore.
Sicilia 1 maggio 1947
La strage di Portella delle Ginestre
La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.

La carneficina durò un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. Era il 1° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell’Italia repubblicana: 11 morti, due bambini e nove adulti. 27 i feriti. Tutti poveri contadini siciliani. Che a sparare dalle alture, sulla folla radunata a celebrare la festa del lavoro, erano stati gli uomini del bandito Salvatore Giuliano, gli italiani lo scopriranno solo quattro mesi dopo, nell’autunno del 1947. Ma mai riusciranno a sapere chi armò la mano di quei briganti, comodi residui della storia, incarnazione di un fenomeno del passato, che ancora sopravviveva nella Sicilia dei compromessi e degli intrighi. 
Ma chi era Salvatore Giuliano? Perché massacrò 11 innocenti? Chi trasformò  una   banda  di  predoni in un’armata irredentista e separatista? Chi decise di utilizzare politicamente un bandito per spegnere le tensioni sociali della Sicilia del dopoguerra? E quale patto segreto lo Stato strinse con la mafia che lo eliminò dalla scena?


Assemblea Costituente. Seduta del 15 luglio 1947
Intervento di Girolamo Li Causi
LI CAUSI. Onorevoli colleghi, non è la prima volta che ci occupiano della Sicilia e credo che non sarà nemmeno l'ultima…
UBERTI. Speriamo che sia l'ultima!
PRESIDENTE. Onorevole Uberti, la prego di non cominciare ad interrompere.
MANCINI. È intolleranza!
LI CAUSI. … ed è un bene; perché il processo dichiarificazione che è in corso, determinato appunto dall'azione delle masse, deve essere condotto fino in fondo, ed è necessario che tutto il paese segua, aiuti, intervenga in questo processo di chiarificazione nella nostra Isola. Se è vero che in Sicilia recentemente, fatto credo unico finora nella storia, è intervenuto in visita ufficiale l'ambasciatore degli Stati Uniti, che ha preso contatto col Governo regionale, ha concesso interviste, fatto delle dichiarazioni, esortato il popolo siciliano a guardarsi dal rinunciare alla libertà individuale; se è vero che l'Isola, ha una particolare importanza strategica, ci rendiamo conto come sia indispensabile che tutto il Paese, posto continuamente in sussulto da campagne di stampa sugli avvenimenti siciliani, in base a notizie deformate, esagerate o minimizzate secondo il punto di vista degli interessi, abbia la conoscenza esatta di quella situazione, chiarisca le responsabilità e soprattutto si renda conto di una situazione che nella sua sostanza è semplicissima, ma che è infinitamente complessa, complicata com'è per collusioni e legami intimi che sussistono, sulla base della struttura sociale della Sicilia, tra vita politica, mafia e banditismo.
Ecco perché, dicevo, non ci deve dispiacere se serenamente noi portiamo il problema della Sicilia dinnanzi all'Assemblea: gli ultimi avvenimenti dolorosissimi, i fatti di Pian della Ginestra e le aggressioni del 22 giugno, hanno commosso l'opinione pubblica mondiale; necessario è perciò che si sappia quali sono le origini di sì efferati delitti, di queste manifestazioni esplosive di un male che non può essere che profondo e non può essere addebitato alla malvagità del singolo, anche se questa malvagità concorre poi nella efferatezza del delitto. Ogni tanto l'opinione pubblica nazionale ed internazionale è turbata o commossa per una di queste esplosioni. Poi, come se tutto finisse, nessuno si preoccupa di andare alle radici del male. Certo, se noi cominciamo con l'affermare che i delitti che avvengono in Sicilia non differiscono da quelli del resto d'Italia, cioè affoghiamo in un unico grigiore di avvenimenti, rinunciamo a priori ad approfondire le origini del male. Ma certi esponenti politici, certa stampa si compiacciono di questo grigiore schermendosi con l'affetto verso la propria regione, con la carità di patria e simili luoghi comuni, cadendo in perfetta contraddizione con i giudizi di altri uomini responsabili, che per essere a capo delle forze di polizia, come chi comanda i carabinieri dell'Isola, esprimono giudizi ben altrimenti concreti e differenziati. Ho qui sotto'occhio un rapporto riservato del Comando della terza Divisione carabinieri del 9 ottobre… Voci dal centro. Ma è riservato!…
LI CAUSI. Sì, ma che c'è di male? Me ne servo lo stesso. E leggo: "Si legge spesso sulla stampa, e lo afferma specialmente quella separatista, che la situazione creata dalla delinquenza in Sicilia non è peggiore di quella esistente in Emilia o in qualche altra regione e si cita, ad esempio, anche il recente movimento dei partigiani, al cui confronto le ribellioni separatiste sarebbero pallida cosa. Tutto ciò non è vero, perché la situazione della pubblica sicurezza dell'Isola è realmente grave, come non lo è mai stata e come non lo è in nessuna regione del Continente, anche per l'abbondanza delle armi automatiche e da guerra di cui dispone ora la delinquenza e di cui usa ed abusa contro le vittime dei suoi disegni e contro la polizia. Basti citare che molti proprietari sono stati costretti a non recarsi più nelle campagne per tema di sequestro o di peggiori conseguenze; che in alcuni Comuni si registrano diecine e diecine di omicidi, qualche esecuzione di massa, numerose sparizioni di persone di cui non si ha più notizia; che i proprietari, oltre alle tasse dovute allo Stato, per salvaguardar le case, le piantagioni, le coltivazioni, pagano "il pizzo" per un cospicuo ammontare alla mafia locale o a qualche gruppo di delinquenti; che la tenebrosa associazione della mafia con minacce e violenze ha molto contribuito alla mancata riuscita dei granai del popolo".
Questo si dice in una relazione del Comando dei carabinieri, ricca di rilievi e considerazioni, dove è spiegato perché ancora non si riesce a far chiaro in questa folta ed intricata matassa e dove si smentisce in pieno la posizione che, a proposito dei recenti luttuosi avvenimenti siciliani, ha assunto il Goverlo col dire: "Mah! La delinquenza in Sicilia non differisce da quella delle altre regioni".
Il 26 giugno di quest'anno, alle porte di Alcamo, avvenne un conflitto fra una banda armata ed un gruppo di carabinieri comandati da un capitano. Ebbene, tutta la stampa, unanime, rileva che nei confronti del capobanda, badate bene, del capo-banda, certo Ferreri -- che per alcuni mesi da quanto risulta dai rapporti ufficiali dell'Ispettore di pubblica sicurezza della Sicilia -- è stato a capo delle bande dell'E.V.I.S., ed è qui descritto col nome di Salvatore d'Alcamo, cioè non è stato identificato, si elencano niente di meno che i seguenti delitti: "Era evaso da un penitenziario dell'Alta Italia e dal 1944 era stato il più influente luogotenente di Giuliano. Aveva preso parte alle aggressioni delle caserme dei carabinieri di Grisi, Bellolampo, Borgetto, Montelepre, Pioppo e Piano dell'Occhio. Aveva un odio particolare per i carabinieri ed aveva partecipato a numerosissimi conflitti, tra cui l'aggressione ad un autocarro, che incendiò e distrusse, ferendo il capitano dell'Arma Rocco Tinnirello. Aveva ucciso il carabiniere Vincenzo Meserendino; aveva tentato di uccidere l'ufficiale Mario Vistrianni, incendiando e distruggendo una camionetta di polizia; aveva ucciso i carabinieri Filippo Marino e Antonio Smeraldo nell'abitato di Montelepre; aveva aggredito, ancora in contrada San Cataldo di Terrasini, autocarri di soldati e carabinieri, uccidendo quattro soldati e ferendo due militi; aveva aggredito la camionetta dell'Ispettorato generale di pubblica sicurezza ferendo il vicebrigadiere Tuzzeo; era colpevole degli omicidi del carabiniere Giovanni Adarni, del carabiniere Sassano e del tentato omicidio dei carabinieri Vella e Gentile; era altresì colpevole dell'aggressione alla macchina del capitano dei carabinieri Pagano di Monreale; aveva organizzato una serie di conflitti con i militi di Montelepre, culminati con il ferimento di alcuni militari e l'uccisione del tenente Felice Testa; aveva pure organizzato l'omicidio del maresciallo dei carabinieri Filippo Scimone ed il tentato omicidio del brigadiere Arcadipane sullo stradale di Sancipirrello, nonché attacchi ad autocarri carichi di soldati e carabinieri con l'uccisione del caporal maggiore Lombardo e del soldato Cinquemani. "Il Ferreri era anche specialista in sequesti di persona, dei quali i più importanti sono quelli di: Virga, Apostolo, Di Lorenzo, Agnello, Ugdulena, Vanella, Collicchia, Arcuri, ecc., ecc. ".
Questa la serie di orrenti misfatti di cui si era reso colpevole il Ferreri. Ebbene, non appena la banda è sterminata e dei cinque componenti rimase vivo solo il Ferreri, la prima cosa che egli dice è: "Salvatemi la vita, perché sono il confidente dell'Ispettore di pubblica sicurezza dottor Messana". Avviene che nel momento in cui l'ufficiale dei carabinieri vuole accertare questo, il bandito gli afferra l'arma e tenta di strappargliela: l'altro si difende e lo fredda. Nella perquisizione presso il padre del Ferreri viene trovato un permesso di armi rilasciato da poco tempo dalla questura di Trapani. Le autorità si informano: com'è possibile che un affiliato alla banda Giuliano abbia un permesso d'armi regolare? Risulterebbe che c'è stato l'intervento dell'Ispettore di pubblica sicurezza per farglielo rilasciare. Che cosa ci conferma nella convinzione della esistenza di questo intervento? Ce lo indica un fatto molto grave.
Malgrado ci sia stato il referto di tutto ciò che era stato trovato addosso ai cadaveri, l'Ispettore di pubblica sicurezza manda un suo dipendente a sottrarre il permesso d'armi, e se lo porta a Palermo. Una indagine più profonda potrebbe accertare che anche addosso al principale "Fra Diavolo", cioè a Ferreri (l'Ispettorato di pubblica sicurezza lo definiva addirittura un Giuliano e mezzo) sarebbe stato trovato un documento di identità a nome, niente di meno, di un milite dell'Arma dei carabinieri. C'è di più. Ad Alcamo ci sono testimoni i quali hanno visto, un'ora o due ore prima che il conflitto avvenisse, l'automobile dell'Ispettore di pubblica sicurezza Messana, che accompagnava un altro ufficiale dello stesso ispettorato di pubblica sicurezza, e appreso che il Messana avrebbe avuto un incontro con la banda Ferreri.
Tutto ciò, si sa, circola, è stato riportato dai giornali, e non solo dai giornali comunisti. I giornali comunisti hanno riportato queste voci soltanto dopo che altri giornali dell'Isola avevano pubblicato questi "si dice". Ora, voi certamente vi rendete conto che di fronte a questi fatti l'impressione dell'opinione pubblica siciliana è enorme, e la confusione anche, perché non si capisce più niente. Come è possibile che l'Ispettore di pubblica sicurezza abbia per suo confidente un bandito di questa specie? Noi tutti sappiamo che la polizia ha bisogno di confidenti. Ci sono confidenti e confidenti; ma come si spiega il caso in questione?
La mattina del 22 giugno (la sera, poi, si hanno le aggressioni alle sedi del Partito comunista di Monreale, ecc.) avvenne un colpo di scena sui giornali: si faceva conoscere che gli autori della strage di Pian della Ginestra non erano quelli che erano stati indiziati dal pastore X o dal pastore Y, ma il bandito Giuliano in persona; che l'Ispettore di pubblica sicurezza era in intimi contatti con il luogotenente di Giuliano. Quindi l'autore della strage di Pian della Ginestra sarebbe il bandito Giuliano. Poi, al Giuliano si fa fare un programma (tenete presente che Giuliano ha fatto appena la quinta elementare) che è stato pubblicato ed in cui egli appare come il difensore della moralità, della proprietà, e di tutto quello che c'è di santo nella vita della Sicilia, contro il bolscevismo. È la prima volta che Giuliano, nella sua carriera di bandito, prende apertamente posizione per difendere la Sicilia dal bolscevismo.
Ma c'è di più. Nella zona dove egli è nato e nella zona dove ha trovato maggiori consensi, nel senso che ha arruolato dei banditi durante il periodo più acuto della lotta sociale, cioè il periodo della lotta per l'assegnazione delle terre incolte, Giuliano non ha mai operato contro i proprietari a favore dei contadini o contro i contadini a favore dei proprietari, ma si è mantenuto neutrale. Improvvisamente Giuliano diventa l'esecutore materiale della strage di Pian delle Ginestre, tesi questa carissima all'Ispettore Messana, se è vero che, in mia presenza, il primo maggio alle ore 16, in Prefettura (quando per la prima volta trovammo riuniti il Prefetto, l'Ispettore Messana, il Comandante dei carabinieri, il Segretario generale dell'Alto Commissariato, l'Ispettore generale presso l'Alto Commissariato ed altri ufficiali) è il solo Messana ad avanzare l'ipotesi che a Pian delle Ginestre ci fosse la mano di Giuliano. Ed è lo stesso Messana, attraverso i suoi carabinieri che, quando i pastori di San Giuseppe Jato riconoscono alcuni, che hanno preso parte alla strage di Pian delle Ginestre - e che ancora sono dentro - manda un brigadiere a chiamare la madre di uno di costoro perché confessi che a suo figlio o a lei stessa sono stati dati dei soldi dai comunisti, e in tal modo venga incolpato il tale dei tali, che non c'entra affatto nella strage di Pian delle Ginestre.
C'è di più: in quei giorni, sia l'Ispettore di pubblica sicurezza, sia il Comando dei carabinieri, sia la Questura di Palermo rendono noto (anche attraverso circolare) che Giuliano sta preparando delle aggressioni contro le sedi e gli uomini dei partiti di sinistra. Si soggiunge poi a voce: "Badate che la nostra vita è in pericolo". Ci accorgiamo di trovarci di fronte a tutta un'azione, la quale vorrebbe localizzare l'esplosione e la responsabilità dei misfatti avvenuti in Sicilia, attorno a questo mito evanescente, a questo personaggio che si chiama Giuliano, per dire: "Tutto il resto non c'entra. Che c'entra la mafia? Tutti galantuomini! Che cosa c'entrano i partiti politici? È impensabile che ci possano essere degli uomini nei vari partiti politici che possano essere individuati come responsabili di sì orrendi misfatti". Si cerca di creare intorno a noi una psicosi di paura, aggiungendo che la polizia ci proteggerà, e che sarà fatta tutta un'azione in comune perché Giuliano sia preso. Ma, scusate, perché Giuliano finora non è stato preso?
In un rapporto del Comando dei carabinieri si dice, fra l'altro: "Giuliano ha preso contatto con l'aristocrazia e gli uomini politici, si è dato a dettar legge e a scrivere lettere minacciose, ecc.". Il rapporto continua: "È stato in questi ultimi tempi accertato - siamo alla fine del 1946 - che il bandito Giuliano, certamente a seguito dell'azione intensa svolta sulle montagne dalle squadriglie, si è trasferito con i suoi uomini a Palermo e nei comuni limitrofi, protetto da qualche elemento della mafia, appoggiato di certo da qualche famiglia molto in vista. Non si creda, pertanto, di poter catturare Giuliano con le armi in mano, anche per la vicinanza di quasi tutti gli altri banditi i quali, specie se giovani e arditi, ben provvisti di denaro -- Giuliano dai soli sequestri ha ricavato più di cento milioni -- sono stati notati alla spicciolata qui in Palermo".
Ebbene, queste cose sono state dette a quest'ultima operazione, con i duemila uomini, fra soldati e carabinieri, che sono stati mandati a Montelepre, conferma la giustezza del giudizio espresso dal generale dei carabinieri. Si vuol creare cioè tutta una coreografia allo scopo deliberato di stornare, come dicevo, l'attenzione del pubblico da quella che è la vera situazione e da quello che veramente ci vorrebbe per stroncare questa situazione, per recidere appunto i legami fra questo banditismo, fra una parte della mafia, e quelle famiglie in vista, quelle famiglie aristocratiche che fanno parte di quei partiti ben individuati nelle relazioni ufficiali.
Si ha, in altre parole, questa precisa situazione, che il banditismo politico in Sicilia è diretto proprio dall'ispettore Messana: e l'ispettore di pubblica sicurezza, il quale dovrebbe avere per compito quello di sconfiggere il banditismo -- il suo compito veramente sarebbe quello di socnfiggere il banditismo comune e non già quello politico -- l'Ispettore di pubblica sicurezza, dicevo, diventa invece addirittura il dirigente del banditismo politico.
Ma c'è di più: il Messana non avrebbe dovuto intervenire nella ricerca di esponenti politici indiziati e invece egli è andato sempre in cerca di questi elementi. Quando, nel settembre dello scorso anno, furono uccisi, a bombe a mano, alcuni contadini riuniti nella sede della cooperativa ad Alia per discutere sul problema della divisione delle terre, non si sa perché è intervenuto l'ispettorato di pubblica sicurezza, dopo che la Questura di Palermo aveva operato dei fermi di indiziati, e i fermati vengono rilasciati. Alla vigilia del 2 giugno avviene a Trabia un tipico delitto di mafia; la camionetta dove si suppone che siano i responsabili viene fermata a Misilmeri, alle porte di Palermo: ebbene, nonostante che su quella camionetta si trovassero armi, secondo una prima versione della polizia, i fermati vengono dopo un giorno rilasciati.
Questa impressione non è dunque cervellotica, ma ha un fondamento molto serio e l'onorevole ministro dell'interno lo sa perché sono stato io personalmente ad accompagnare da lui un altro collega che gli ha detto: "Ma come fai a fidarti di Messana, tu che dici di essere un repubblicano sincero? Messana, infatti, non solo ha svolto opera per il trionfo della monarchia prima del 2 giugno, ma ha continuato a complottare contro la Repubblica dopo il 2 giugno, designato come era Ministro degli interni di un restaurando Regno di Sicilia, se Umberto fosse sbarcato a Taormina o in non so quale altro punto della costa siciliana; e bada che io sono un testimone auricolare, uno che ha partecipato a queste trattative, respingendole".



Ma è possibile che il Ministro Scelba si possa fidare di un uomo di cui si presume che conosca anche il passato? Lasciamo stare che Messana è nell'elenco dei criminali di guerra di una nazione vicina; questo può far piacere ad una parte della Camera, la quale pensa: "Va bene, è un massacratore; però, di stranieri!", ma Scelba come può ignorare che Messana ha iniziato la sua carriera facendo massacrare dei contadini siciliani? Il 9 ottobre del 1919, infatti, cadevano a Riesi più di sessanta contadini, di cui tredici morti: trucidati a freddo, sulla piazza, dove si svolgeva un comizio. I vecchi di quest'Aula ricorderanno come in quell'occasione il Ministero Nitti ordinò un'inchiesta mandando sul posto il generale dei carabinieri Densa, mentre la Magistratura iniziò un'inchiesta giudiziaria soprattutto per accertare le cause della morte misteriosa di un tenente di fanteria, che si rifiutò di eseguire l'ordine di far fuoco del Messana, che ne disapprovò apertamente la condotta, e che il giorno dopo fu assassinato.
Questi i precedenti del commendator Messana, noti al ministro dell'Interno. Ci troviamo, come vedete, di fronte ad un uomo che per istinto è contro il popolo, e trova, nei legami con i nemici del popolo, il modo di esercitare la professione di massacratore di contadini. Oggi, sfacciatamente, questo non può farlo, per quanto nel clima creatosi in Sicilia è possibile -- in Sicilia, terra dei "Vespri" -- che i poliziotti di Scelba, ministro siciliano, aggrediscano un pacifico corteo di donne che dimostrano contro il carovita.
Oggi è possibile in Sicilia questo, perché agli interni c'è un ministro siciliano, così come nel 1894 a soffocare nel sangue il movimento dei fasci dei lavoratori fu un altro ministro siciliano, Francesco Crispi. Si è tentato, come nei primi decenni del secolo, di stroncare il movimento contadino, assassinando capilega e segretari di Camere del lavoro; a quest'azione di intimidazione il popolo siciliano risponde con la superba affermazione democratica del 20 aprile; allora l'agraria, la mafia ricorre al terrore di massa e si hanno Pian della Ginestra e le stragi del 22 giugno. Ma l'Ispettore Messana, che ha il compito di proteggere agrari e mafiosi, che è uomo che obbedisce a pressioni di parte, ordisce intrighi politici, suggerisce a Scelba la parola d'ordine che il Ministro fa subito sua: le stragi siciliane sono opera di banditi comuni, e Messana diviene il perno di una situazione infernale: Messana si allea ai banditi di strada. Il popolo siciliano, il popolo italiano tutto, hanno diritto di chiedersi come sia possibile il perdurare di un tale stato di cose.
All'annunzio dell'orrendo crimine di Pian della Ginestra, subito, d'impulso le più alte autorità preposte all'ordine pubblico in Sicilia hanno detto: "Questo è un tipico delitto di mafia; bisogna iniziare un'azione a fondo contro questi assassini"; ma è intervenuto il Ministro Scelba prima alla Costituente, poi in Sicilia; ma credete che sia andato laggiù per disporre l'azione di ricerca e pronta punizione dei veri responsabili? No; è andato solamente per salvare la mafia, per dire: "Niente; questo è banditismo comune; basta con gli arresti di mafiosi e mandanti indiziati". E degli ufficiali dei carabinieri sono venuti da me, piangendo, a dirmi: "Vedete, questi sono i telegrammi di contr'ordine che sospendono le operazioni di polizia che avevamo iniziato".
Ora, il diritto di sospettare che una collusione esista fra banditismo, certi partiti politici e, fino a prova contraria, governo è legittimo e allarma la popolazione siciliana, allarma e commuove giustamente tutto il Paese; è quindi assolutamente necessario uscire da questa situazione e oggi esistono condizioni favorevoli per farlo; c'è il movimento delle masse lavoratrici in Sicilia capace di aiutare questo processo di risanamento nel campo sociale; ci sono i partiti democratici che debbono costringere tutte le forze politiche della Sicilia ad assumere la propria responsabilità, a liberarsi dai legami con la mafia, con questa cancrena, con questo banditismo politico-sociale che continua a vivere di ricatti, di prepotenze, di estorsioni, di omicidi. Oggi esistono queste condizioni: sfruttiamole, poggiamo sul movimento delle masse, poggiamo sui partiti veramente democratici, e su questa azione inseriamo l'azione di polizia che sarebbe confortata da tutta quanta l'opinione pubblica.
 
L'eccidio di Portella non è il primo nella Sicilia dell'immediato dopoguerra, ma appare diverso da ogni altro: per l'elevato numero di morti e feriti, la singolarità del bersaglio, le curiose rispondenze con la politica che sta prevalendo nel governo del paese. Quanto basta, in definitiva, per legittimare il sospetto che dietro quel delitto si celino organi di Stato.
In effetti, dopo un breve indugio sui possibili esecutori e i mandanti dell'eccidio, in alcuni organi di stampa si punta dritto alla politica, corroborati da un certo sentire comune, che via via si rende manifesto, a partire dall'isola. Alberto Jacoviello è sicuro nel titolare un reportage da Montelepre per il "Nuovo Corriere" di Firenze, Giuliano sa tutto e per questo verrà ucciso, riassumendo le proprie convinzioni in questo passaggio: "Giuliano conosce esecutori e mandanti. E qui il gioco diventa grosso. Giuliano comincia a sapere troppe cose. Se lo prendono, parla. Messana, l'ispettore di polizia, non lo prenderà. Oppure lo prenderà in certe condizioni. Morto e con i suoi documenti distrutti, se ne ha". 
Il subbuglio suscitato da Portella è comunque discreto e, per certi versi, interiore. Manca quella subitanea e gridata marea di sdegno che è seguita al delitto Matteotti nel 1924, e che ha messo alle strette, sia pure per un solo attimo, lo stesso governo Mussolini. Nondimeno, il risentimento partito da quel pianoro siciliano è destinato a durare, per il succedersi puntuale d'altri delitti, e i riflessi che ne verranno negli ambiti della comunicazione e del costume politico. E fra coloro che, già a caldo degli eventi, si fanno portavoce di quello sdegno spicca il comunista Girolamo Li Causi, uomo di carattere, recante alle spalle oltre quindici anni di carcere fascista. 
Il discorso che il dirigente della sinistra pronuncia, in un clima di tumulti, alla Costituente nella seduta del 2 maggio 1947, giorno successivo a Portella, costituisce un po' il lancio ufficiale della sfida. Bersaglio del dirigente comunista non sono soltanto gli ambienti monarchici e mafiosi dell'isola, che in quei primi frangenti indica quali diretti responsabili del massacro, bensì anche "alti funzionari addetti alla polizia", alludendo anzitutto all'ispettore di PS Ettore Messana. Li Causi censura inoltre lo stesso ministro dell'Interno, che s'è affrettato a negare, con equivoca certezza, ogni politicità all'eccidio. 
Tale esordio risente, ovviamente, della concitazione di quei giorni; nondimeno è indicativo d'un percorso plausibile, che viene meglio esplicitato in occasioni successive. Alla seduta della Costituente del 15 luglio, infatti, comunisti e socialisti già espulsi dal governo, il leader siciliano si esprime con veemenza su possibili correità governative, mentre definisce gli equivoci di Messana, del resto tristemente noto nell'isola perché responsabile della strage di Riesi nel 1919, con trecidi contadini uccisi, massacratore in Grecia negli anni della guerra, implicato infine nella strana morte di un carabiniere. 
In quella seduta, Girolamo Li Causi si assume il compito di illustrare l'interpellanza presentata assieme con Giuseppe Montalbano, Riccardo Lombardi, Virgilio Nasi, Umberto Fiore e Luigi Sansone al presidente del Consiglio e dai ministri dell'Interno e di Grazia e Giustizia sulla gravità della situazione in Sicilia.
10 dicembre 2014
10/12/2014 11.07

10/12/2014 11.07
Il professore Giuseppe Casarrubea , uomo di Partinico e già questo dice tanto - come dire con DNA erinno che è poi sangue né siculo né sicano - è uomo di seria cultura, accigliato ma né arrendevole né inflessibile. Ama la verità storica, quellta che si riesce a distillare da documenti e carte d'archivio, da ricerche e contestualizzazioni, da bloccarsi appena emergono aporie, incertezze, dubbi, la verità contrapposta a quella che persegui.
Ora dirige, persgue a Partonico l'Archivio Casarrubea (wwwcasarrubea.wordpresscom). E' un archivio più denso di quello ell'ACS. L'ho potuto sperimentare quando in Malgrado Tutto non so chi vi poté acquisire qualche foglio che svelava a dire di un ispettore generale di PS che il Meissana nel 1919 si era dipartito da Mussomeli con una mitraglia male interpretando i desiderata dei suoi superiori. Ne sono rimasto perplesso. Ne ho scritto al Casarrubea che senza adesione alle mie tesi credo che abbia corretto il tiro e Malgrado Tutto sia rimasto sguarnito di quanto pesava fosse demolitore di certe mie ricognizioni in difesa del Messana.
Vi fu un tempo in cui non sapendo chi fosse il Casarrubea - non sono uomo di studi storici - osai essere sgradevole. Gli ho chiesto scusa; credo che abbia capito e tollerato.
Riporto sù un suo blog molto duro verso il mio compaesano l'ispettore generale di PS Ettore Messana. A me pare che il professore fa male ad appoggiarsi ad una triestina, la Cernigoi che storica non è ma semplice maniaca di scoop storici. Incappa in topiche colossali. La vicenda di Messana a Lubiana va tutta riscritta. Cercheremo di dare qualche spunto noi che però storci non siamo. Sul ruolo di Messana a Portella della Ginesrra o nei rapporti con Giuliano credo che le mie carte ci portino in territori non molto investigati sino ad adesso.
Limitiamoci qui all'accusa del Licausi avverso Messana tendente a farne dell'allora manco commissario giovane Messana un feroce stragista di Stato. Abbiamo fatto ricerche, abbiamo indagato con le tecniche ispettive della Vigilanza sulle Aziende di Credito della Banca d'Italia. Noi arriviamo a conclusioni opposte. Ma qui il Casarrubea ci pare guardingo, cauto, pensoso. Non si fida di Commissari e generali che hanno tesi di comodo, interessi castali da difendere anziché ragguagli su verità che poi dovrebbero venire acclarate in sede processuale. Qui il Casarrubea si limita a scrivere - diversamente dal suo solito - che il Messana "nel 1919 lo troviamo impelagato nella strage di Riesi. Tiene 'a battesimo', a modo suo, le lotte contadine. Venti morti!". Un modo diciamo - ci perdoni il professore - di dire tutto e dire niente.
Quello che il Messana farà (ma noi sappiamo che non è così) Messana appunto lo fa (o l'avrebbe fatto) dopo.
Noi non abbiamo tesi preconcette. Se ci dimostreranno che sbagliamo ne prenderemo ben volentieri atto. Ma con prove alla mano.
10 dicembre 2014
10/12/2014 17.08
Caro Lillo, il sole non si può nascondere con il colabrodo. E, purtroppo, il colabrodo di moltisimi storici e ricercatori ha i buchi in gran parte otturati.Bisogna avere pazienza e umiltà, perchè con un pò di fatica si facciano passi avanti. Sono convinto che anche per Lei, questa non è una storia di campanile, ma un pezzo di verità che ne illumina altre. Buone vacanze natalizie.
10/12/2014 17.10
Grazie professore!
10/12/2014 17.17
Io me ne frego del campanile. Ma mi fa piacere che un poveraccio figlio di una sbrindellata famiglia sia potuto arrivare al top della Polizia di Stato.Ma cerca, dibatti e controbatti, comincio a convincermi che il Messana era un mediocre che fu sfruttato, ma sempre impari al compito, veniva destituito, facendosi credere che era un malefico.
10/12/2014 17.22
Cosa fece o non fece il Messana a Riesi si potrà sapere solo quando (e se) il Viminale farà il versamento del suo fascicolo personale. (l'ultimo versamento del proprio personale risale al 1973e Messana non c'era). Ho cercato a Caltanissetta e non ho trovato (o non mi hanno fatto trovare) NULLA:
10/12/2014 19.54
Indizio significativo!
10/12/2014 20.20
veramente NON è APPARSO INDIZIO DI Alcunché. NEL 1919 A CALATANISSETA NON C'ERA ANCORA LA QUESTURA. IL PREFETTO PRESIEDEVA AL SETTORE. NATURALE CHE GLI ARCHIVI SI SIANO SCOMPAGINATI.
17 dicembre 2014
17/12/2014 19.26

17/12/2014 19.27
Ancora oggi restiamo infilzati dalla acuminata penna della signorina Cernigoi in la Nuova Alabarda del 20 giugno scorso con questo truculento escatollo:
La Nuova Alabarda
20 giugno
APPUNTI SU ETTORE MESSANA.
"Ho ricevuto negli ultimi tempi alcuni messaggi da tale Lillo Taverna, che mi "accusa" di "essere l'autrice di foglietti infamanti il dottore Ettore Messana", del quale Taverna starebbe ricostruendo una biografia. In effetti ho avuto modo di scrivere alcune note su questa persona, denunciata come criminale di guerra alle Nazioni unite, basandomi su documenti ufficiali de...i quali ho indicato anche la collocazione archivistica. Pertanto ritengo opportuno rinfrescare la memoria su questa persona."
Nel traballante gergo italico della slava non riusciamo a capire se "questa persona" su cui ritiene "opportuno rinfrescare la memoria" siamo noi o il malcapitato incolore Ettore Messana.
Tralascio talune insulsaggini di esordio per un punto che dovrebbe rinverdire la nostra memoria o fare ingiustizia di quella del Messana; eccolo:
"Nello specifico viene addebitata a Messana (in concorso con il commissario di PS Pellegrino e col giudice del Tribunale militare di Lubiana dottor Macis) la costruzione di false prove che servirono a condannare diversi imputati (tra i quali Anton Tomsič alla pena capitale, eseguita in data 21/5/42) per dei reati che non avevano commesso. La responsabilità di Messana e Pellegrino in questo fatto è confermata da documenti dell’archivio della questura di Lubiana (oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Lubiana, AS 1796, III, 6, 11), che fanno riferimento ad una “operazione di polizia politica” condotte dal vicequestore Mario Ferrante e dal vicecommissario Antonio Pellegrino sotto la direzione personale di Messana, contro una “cellula sovversiva di Lubiana” della quale facevano parte, oltre al Tomsič prima citato, anche Michele Marinko (condannato a 30 anni di reclusione), Vida Bernot (a 25 anni), Giuseppina Maček (a 18 anni) ed altri tre che furono condannati a pene minori. Messana e gli altri furono anche accusati di avere creato false prove nel corso di una indagine da loro condotta, in conseguenza della quale 16 persone innocenti furono fucilate dopo la condanna comminata dal giudice Macis. Si tratta dell’indagine per l’attentato al ponte ferroviario di Prešerje del 15/12/41, per la quale indagine, come risulta da altri documenti della questura di Lubiana dell’epoca, Messana, il suo vice Ferrante, l’ufficiale dei Carabinieri Raffaele Lombardi ed altri agenti e militi furono proposti per onorificenze e premi in denaro per la buona riuscita delle indagini relative: Messana ricevette come riconoscimento per il suo operato la “commenda dell’Ordine di S. Maurizio e Lazzaro”."
Non abbiamo avuto bisogno di andare lontano, di raggiungere Lubiana o chissà qualche altro diabolico archivio. Ci è bastato prendere qui a Roma il 31 sotto casa mia e subito all'ACS italiano. Tra le carte del SIS, come dire i corpi segreti del Viminale appena uscito dal dopoguerra del 40-45 ecco un fascicolone di ben 64 cartelle dense dense. Certo, non è l'originale, ma non c'è da dubitare che sia genuino, autentico. Sta lì non so da quando - si potrebbe appurare - e vi sta perché effettivamente il Messana nel dopoguerra fu qui sotto inchiesta ma tutto si ridusse in "ci scusi, baggianate titine". la prova? Seguiamo il fascicolo.
Il fascicolo parte dalla REGIA QUESTURA DI LUBIANA, n. 05698 Gab° di Prot. e riguarda la DENUNZIA A CARICO DI
1) Tomisic Michele di Antonio;
2) Bernot (in Tomsic) Vida di Giovanni;
3) Macek (in Kardelj) Giuseppin di Francesco;
4) Marinko Michele di N.N.;
5) Slander Maria fu Luigi;
6) Hodoscek Kalman fu Milan;
7) " Giuseppe "
8) Simcic Martino di Giovanni.
Quale 'accusa? " falso ai sensi degli art. 482 - A 75 e 476 C.P.; associazione sovversiva e propaganda sovversiva ai sensi degli art. 4 e 5 del Bando del Duce; ecc.
Che si tratti di quellAnton Tomsic della Cernigoi? Nessun dubbio.
18 dicembre 2014
18/12/2014 14.04

18/12/2014 14.04

18/12/2014 14.04

18/12/2014 14.05
vedo subito ergersi furente qualcuna: ecco l'infamia; cosa son mai codeste grida mussoliniane? e si manda alla forca qualcuno in forza di una sovversività sanzionata da incerti articoli di un bando mussoliniano?
Siamo i primi a rimanerne sconcertati. Abbiamo cercato di capirci qualcosa e buoni lumi abbiamo trovato in questa pagina del SALA: la riportiamo testualmente. A Lubiana Grazioli si smarrisce ed emana l'11 settembre del 1941 un bando che "era quasi una dichiarazione di stato di guerra". Veniva comminata la pena di morte pe ogni piccolo segno di ribellismo partigiano. Veniva istituito un tribunale straordinario di tre membri che avrebbe giudicato per direttissima. Ma l'Italia è sempre patria del diritto e così "il bando di Grazioli fu superato dagli analoghi bandi di Mussolini, di carattere più generale ma non meno drastico, recanti 'Disposizioni penali per i territri annessi al Regno d'Italia' del 3 e 24 settembre 1941".
In questo trambusto legislativo quale responsabilità poteva avere il subordinato questore di Lubiana Messana? Lo troviamo nelle note del Sala ma ne troviamo documentato il suo smarrimento la sua irresponsabilità: scrive al generale T. Orlando , comamdante della Divisione Granatieri di Sardegna per segnalare l'esautoramento della locale questura che dovrebbe pur dirigere. In effetti ormai è "tutto un susseguirsi di reciproche intromissioni da parte delle due autorità nella sfera di competenza di ciascuna: ora erano le truppe regolari ad assurgere compiti di polizia all'insaputa della questura, ora l'Alto Commissario, contro le deposizioni in vigore, ADIBIVA DEI MILITARI AL SERVIZIO CARCERARIO".

Come fa la Cernigoi ad insistere sulle responsabilità del Messana? Allude a documenti dell'archicio di Lubiana. Noi le contrapponiamo questi documenti sull'episodio:
Scrive il Messana il 4 aprile 1942: "nei primi giorni del dicembre 1941 quest'ufficio era venuto a conoscenza che nelle abitazioni di via Podmilskakova n. 19 e di via Aljaseva n. 6 p.p. entrambe in questa città, affluivano numerose persone nelle ore più disparate del giorno, lasciando adito a sospetti di ogni sorta. Si ravvisò, quindi, l'opportunità di disporre un abile servizio di appostamento.
Si poté, perciò, ben presto stabilire, anche secondo le informazioni e notizie risultate alla polizia germanica attraverso interrogazioni di arrestati appartenenti a bande armate catturati in territorio occupato dalle truppe tedesche, che le predette abitazioni servivano di recapito ai corrieri che operavano a favore delle bande armate, recalcitranti a riconoscere il dominio delle forze dell'Asse nelle zone del cessato governo iugoslavo e che le persone che vi alloggiavano tenevano contatto con i partigiani rifugiatisi nelle montagne. Ravvisandosi la imperiosità di una sorpresa, vennero operate due distinte irruzioni.

In quella eseguita il giorno 9 di detto mese di dicembre, verso le ore 20,15, all'abitazione di Via Podlmelskova n. 19, furono trovati un uomo e una donna che, alla richiesta di fornire le loro generalità, dissero di chiamarsi rispettivamente il primo Smagur Giovanni di Giuseppe e di Dolsak Francesco nato a Trbovlje il 15 settembre 1903 e resiente a Moronog n. 11, commesso viaggiatore, e la seeonda Medved Giuseppina fu Francesco e fu Turl Maria nata a Maribor il 20 febbraio 1914 e residente in Lubiana: Meskanska n. 20 - odontotecnica.
A distanza di circa un quarto d'ora sopraggiunse in bicicletta una donna, la quale, fermata, disse di chiamarsi Stergar Anna di Janes e di Potonknik Luigia nata a Borvnika il 15/8/1911 e residente a Lubiana: Via Podmlsskova n. 19, sarta e nubile." [segue]
19 dicembre 2014
19/12/2014 15.00

19/12/2014 15.00

19/12/2014 15.01

19/12/2014 15.01

19/12/2014 15.01
Non amo la polizia, non amo gli sbirri, ma questo non mi può consentire di trasformare una diligente accorta meticolosa irruzione di un nucleo di investigatori di PS in atti criminali che avrebbero determinato "assassinio e massacri. terrorismo, sistematico", per "torture ai civili" assieme a "violenza carnale", a "deportazioni di civili" ed a "detenzione di civili in condizioni disumane"; il tutto proteso al "tentativo di nazionalizzare gli abitanti occupati", ragion per cui siamo nelle previsioni "degli articoli 4,5, 45 e 46 della Convenzione dell'Aja del 1907 e dell'art. 13 del Codice militare jugoslavo del 1944".
E artefice di tutto questo per la signora Cernigoi o come più le aggrada essere chiamata, che avalla, sarebbe il Messana e proprio per quanto con diligenza, con precisionismo poliziesco, con rispetto di ogni norma procedurale sarebbe avvenuto secondo questo corposo rapporto che andiamo pubblicando.
Tralascio il fatto che il Messana nell'aprile del 1944 non poteva essere colpevole di quanto sanzionato dal codice militare jugoslavo del 1944: stupidaggine che la dice lunga sulla serietà del rapporto dei tutini del 14/7/1945 e che a Cernigoi recepisce acriticamente pur di dimostrare la sua umanitaria invettiva contro il Messana. Mi minaccia a varie d riprese di stalking. Ma non a me ma al tribunale della serietà storica codesta signora deve rispondere. Ha preso abbagli? succede. Ma correggersi ci si deve quando si infanga un fedele servitore dello Stato (magari di polizia) come il Messana. Non può la Cernigoi sottrarsi all'obbligo del confronto tra il vituperevole atto di accusa dei titini e questo documento insospettabile del Messana che andiamo pubblicando.
Precisa il Messana che anche si è dovuto muovere in dipendenza delle "informazioni e notizie risultate alla polizia germanica" e anche perché vi erano stati "interrogatori di arrestati appartenenti a bande armate, recalcitranti a riconoscere le forze dell'Asse nelle zone del cessato governo jugoslavo" sempre effettuati dai tedeschi e con la Ghestapo non c'era mica da scherzare, altro che il blando buonismo italico di cui risentiva anche il funzionario di polizia Messana il quale si affretta a dire che gli abitanti delle case che stava ispezionando "tenevao contato con i partigiani rifugiatisi nelle montagne". Da qui "l'imperiosa necessità di una sorpresa ... per cui due distinte irruzioni. (vedasi foto).
Come si fa a voler sostenere e persistere che in una siffatta operazione - più atto dovuto che iniziativa persecutrice - sussistono tutti gli estremi di "una costruzione di false prove che servirono a condannare diversi imputati (tra i quali Anton Tomsic alla pena capitale, eseguita in data 21/5/1942) per reati che non avevano commessi"?
19 dicembre 2014
19/12/2014 18.21
Caro dottore, è Natale. Cerchiamo di essere più disponibili al perdono. Nella nostra vita ci rimane solo questa possibilità, visti gli assalti che ogni giorno i più deboli devono soffrire. Le auguro un mondo di bene che estendo a tutta la sua famiglia.
19/12/2014 19.18
Gentilissimo professore, capisco ed accetto la sua lezione. Vorrei solo precisare che il mio è solo un gioco e quindi non saprei cosa perdonare e per che cosa chiedere perdono. La Cernigoi mi ha confuso per un emulo dell'innominabile trapanese. Quello è un guitto che fece qualche soldo da Costanza inventando fanfaronate. Il sottoscritto pensi un po' ha persino ispezionato la Cassa di Risparmio di Trieste per non sapere cosa sono quelle realtà là. Forse sono razzista ma conoscendo per professione l'Italia intera e quella segreta e malefica dico che tutto sommato i migliori siamo noi, i famigerati siciliani che magari ci facciamo chiamare Lillo destando la vacua ironia sempre della signora Cernigoi. Ho tentato in tutti i modi di farla desistere dalla sua sicumera diffamatoria. Sapesse le minacce che mi ha dispensato. Ovviamente mi ci sono divertito. Di questi giorni ho cercato di sbirciare il suo immane lavoro storico. Resto atterrito. rispettoso e ammirato. In due o tre punti mi pare che non siamo d'accordo. Dovrei cederle il passo per la soverchiante sua superiorità professionale e per l'acutezza della sua ricerca storica. Lei è un gran valore per la Sicilia. Peccato per me non potermi dichiarare vinto nella faccenda della triplice accusa del Li Causi. Gli auguri di natale me li riserbo per la prossima settimana, proprio a ridosso delle festività. La ringrazio per le sue espressioni augurali. intanto mi permetta una mia modesta attestazione di stima e di e di riverente ammirazione.
20 dicembre 2014
20/12/2014 9.06
Grazie per la sua generosità.
20/12/2014 11.41
Il mio laicissimo ma sincero voto augurale a Lei e alla sua famiglia per le feste di questo fine anno 2014. Con crescente stima Calogero Taverna
20 dicembre 2014
20/12/2014 16.11
Il professore Giuseppe Casarrubea è storico di colossale statura. Siciliano. Ha costituito un archivio ultra specializzato sulla storia contemporanea di Sicilia e se vuole può infilzare chicchessia si avventuri in controtesi storiche; il Casarrubea ha investigato l'evolversi storico di questa nostra Sicilia esplicandone una impareggiabile diagnosi documentaria. Povero chi ci capita: non basta un esoterico Gerbino per scalfirlo.
Si da però il caso che a confliggere su un personaggio storico ci sono cascato proprio io che reputo Ettore Messana una vittima di una triplice calunnia veterocomunista, firmata Li Causi.
Il grintosissimo storico di Calatafimi ancora nel 2008 ecco come inizia a scorticare il mio eroe Ettore Messana:
Blog di Giuseppe Casarrubea
Archivi tag: Messana
La Resistenza antifascista in Slovenia e l’ispettore Messana
Pubblicato il 2 agosto 2008 di casarrubea
(Questa parte è illustrata grazie alla scrupolosa ricerca condotta dalla storica Claudia Cernigoi, direttrice della rivista “La Nuova Alabarda.” Si tratta di immagini tratte da una vasta collezione fotografica sui crimini fascisti dell’Italia in Slovenia) III L’ombra lunga del fascismo … Continua a leggere →
cioè:
Ettore Messana, siciliano di Racalmuto, classe 1888, di professione ufficiale di polizia. Nel 1919 lo troviamo impelagato nella strage di Riesi. Tiene “a battesimo”, a modo suo, le lotte contadine. Venti morti. Poi si specializza nel ventennio nero, grazie all’appoggio che gli forniscono uomini dell’apparato come Ciro Verdiani e Giuseppe Gueli, che di polizia e di spionaggio se ne intendono più dello stesso ministro fascista Buffarini Guidi. Nell’aprile del 1941 la sua carriera è a una svolta. Le truppe italo-tedesche invadono il Regno di Jugoslavia e l’Italia si annette gran parte della Slovenia.
Notammo e subito Casarrubea corresse che in definitiva Ettore Messana non può definirsi anagraficamente "siciliano di Racalmuto", perché nel 1888 Ettore nacque a Gela essendo la madre una dei dintorni di Palermo e il padre uno strambo personaggio di una famiglia, questa invero tipicamente racalmutese: i Messana.
Famiglia comunque collaterale a quella dell'attuale sindaco Emilio Messana. Ma Adriano Messana il padre appunto di Ettore discendeva da un gabellotto ultra arricchitosi in quel di Racalmuto a cavallo del 18° e 19° secolo.
Inezia eguale (ma forse no) a quel moltiplicare i morti di Riesi del 1919. Certo basta un morto falcidiato da una mitraglia appostata nel campanile delle chiesa madre di Riesi per gridare vendetta al cospetto di dio e degli uomini.
Il Casarrubea su questa prima imputazione di crimine gravissimo (strage di stato anticontadina) lanciata dal Li Causi in una sua filippica in sede Costituente, mi pare che ci va coi piedi di piombo. Non ha la documentazione fulminante per avventurarsi in anatemi storici che non si addicono ad uno scienziato della storia che deve tenere sempre conto dell'avalutatività, vero connotato di una seria a scienza sociale (e la storia lo è in sommo grado).
Casarrubea questo passo del suo blog in definitiva lo lascia lì e non ne fa ampio svolgimento nella sua trilogia Bompiani, limitandosi a scrivere a pag. 93 del suo pregevole LUPARA NERA.: "l'ecidio [di Bava Beccaris] ricorda da vicino quello ordinato da Ettore Messana a Riesi, nel 1919."
Francamente quell'ORDINATO è sovrabbondante: andrebbe provato, circostanziato, coonestato, completato. Il Casarrubea - e se potesse, e se volesse - saprebbe come fare. si guarda bene ad andarsi ad impantanare in un ginepraio da cui non saprebbe come uscire. Lascia alla Cernigoi - e di questi tempi all'incauto e disinformato MALGRADOTUTTO - il piacere di assaporare quella ciambella che è molto avvelenata. Invero l'ANPI di Palemo non è andata per il sottile e a affiancato l'attuale comune di Riesi per una tronfia manifestazione calunniatrice nei confronti del Messana, con tanto di cippo penso eurofinanziato.
Da ultimo con il professore Casarruba ho avuto questo signorile scambio di corripondenza, ma astutamente ognuno di noi due è rimasto nelle proprie convinzioni e non saprei se sono riuscito un tantinello a scalfire le sue. Le mie, almeno per questa faccenda Riesi, no, anche perché il Casarrubea non ama far teatrino alla Malgrado Tutto.
29 dicembre 2014
29/12/2014 16.50
Trascrivo qui una corrispondenza in FB. Pensate come sarebbe proficuo mandare qualcuno a rovistare in questo archivio. Fotografare quanto può riguardare tre o quattro personaggi storici sui quali fare ricerche storiche finalizzate del tipo: quale ruolo ebbe davvero Guarino Aella di Canicattiì, o Ettore Messana di Racalmuto, o i giovani ufficiali americani paracadutati di Montedoro, che so: gli Alfano, e Calogero Volpe era già importante, Aldisio senza dubbio. Mattarella già non macava. Vizzini già operante. Perché hanno fatto sindaco di Racalmuto Baldassare Tiebra e perché venneri eletti aassessori certe figure racalmutesi. Etc.
21 ore fa Sfogliare faldoni )(all'inzio) fotografare il documento che si reputa interessante,sai che ci vuole. Poi dopo occorre coonestarlo, inquadrarli, fare in biblioteca la adeguata ricerca storico. Ma ciò dopo e in un collettivo. Qualcosa abbiamo fatto insieme- Insieme abbiamo corretto il Peri, un colosso.
So che Casarrubea con M.Cereghino ha ricostruito la storia del diario di Ciano.Lui stesso dice:E' in uscita, ai primi di dicembre, un volume, curato da me e da Mario Cereghino sul Diario scritto dal genero di Mussolini, conte Galeazzo Ciano, tra il 1937 e il 1943. Viene ricostruita, per la prima volta, la storia del diario di Ciano, utile a una nuova rilettura della storia d'Italia del fascismo. Editore Castelvecchi, pp. 820, Euro 44.
Ho preso l'appunto che hai scritto.Vedremo. E' un altro aspetto, interessante ma un altro aspetto. Con Mario José Cereghino e con taluni dei documenti Nara dicono di avere costruito la storia della scomparsa di Giuliano (v. libro del 2113 pubblicato da Bompiani). Ma qui siamo nella terza fase delle mie ricerche su Messana. Forse faremo le scintille.Il Cerreghino a leggere il blog di Casarrubea mi pare che ne sia l'erede. Cercano collaboratori. Potresti offrirti. Sarebbe una seconda giovinezza scientifica. Dopo qualche seduta saresti tu la professoressa. 19 ore fa
National Archives and Records Administration (Colle ge Park, Maryland, Usa) Estremi cronologici: 1942-1975 Consistenza: Unità 11, contenenti ciascuna circa 150 documenti in lingua inglese. Storia archivistica: Le carte di questa serie sono state reperite press o il NARA National Archives and Records Administration (College Park, Maryland, Usa), consultando i Fondi CIA Central Intelligence Agency, DEA Drug Enforcement Administration, DOS Department Of State, FBI Federal Bureau of Investigation, OSS , Office of Strategic Services, tra il 2002-2005. Descrizione: La serie contiene atti secret e top secret prodott i dall’Intelligence USA relativi all’Italia e alla Sicilia negli anni sopra citati. Si tratta di copie autentiche rilasciate dalle cons ervatorie dell’archivio di riferimento con l’indicazione della collocazione originaria di cias cun documento. In particolare la documentazione è relativa ai seg uenti argomenti: Le attività svolte dagli uffici dei servizi segreti statunitensi, e, in particolare, dall’X-2 di James Jesus Angleton in Italia, soprattutto negli anni 19 44 -1947; Le iniziative svolte dal Dipartimento di Stato USA degli anni 1967-1973; Le attività dell’ FBI e della DEA, degli anni 1940-1950; Le iniziative intraprese contro la mafia siculo-americ ana; Forme varie di investigazioni; Le attività anticomuniste; Documenti del Dipartimento di Stato e della CIA su Cuba negli anni 1960-1975; Documenti (circa 160) su supporto digitale riguarda nti la figura di Che Guevara (collezioni CIA e Dipartimento di Stato, anni 1964-1968); Moro; Matte i e l’Eni; Don Luigi Sturzo; Scelba
Strumenti di ricerca: Inventario parziale in : G. Casarrubea, Inventario documenti Usa (NARA) Postato il 18 luglio 2008 in Blog di Giuseppe Casarrubea , h ttp://casarrubea.wordpress.com/2008/07/18/inventari o-archivio-casarrubea-documenti-usa/ G. Casarrubea, Documenti del Dipartimento di Stato Usa, Postato il 24 luglio 2008 in Blog di Giuseppe Casarrubea http://casarrubea.wordpress.com/2008/07/18/inventar io-archivio-casarrubea-documenti-usa/ La documentazione è stata prodotta da: CIA Central Intelligence Agency DEA Drug Enforcement Administration DOS Department Of State FBI Federal Bureau of Investigation OSS Office of Strategic Services Inventario documenti Usa (NARA) casarrubea.wordpress.com

3 gennaio
03/01/2015 11.00
GENTILE PROF. CASARRUBEA.
riporto integralmente la sentenza di assoluzione che la riguarda circa i suoi scritti e le sue partecipazioni televisive sulla morte del Ferreri, il celebre bandito fra Diavolo, confidente acclarato dell'ispettore generale di PS Messana, Mi pare che ci sia assoluzione completata per le sue ricostruzioni storiche a stampa (esercizio del diritto di critica) e per prescrizione circa certi pesanti giudizi di valore espressi in trasmissioni televisive. L'interessante e minuzioso dispositivo fa luce su tanti punti oscuri di quel famigerato periodo del banditismo siciliano capitanato dal Giuliano di Montelepre. Due o tre interrogativi molto inquietanti permangono: chi avrebbe dato ordine da Palermo al Giallombardo di chiudere definitivamente col Ferreri? Vi ebbe un qualche ruolo il Messana? (ovvio, io mi auguro di no). In seconda battuta, cosa aveva da temere il Messana da eventuali confessioni del Ferreri? Solo che sarebbe stato informato della prossima strage di Portella delle Ginestre e si sarebbe tenuta per sé la notizia? Ma cosa veramente aveva da temere il colonnello dei carabinieri? Interrogativi a cui non si è riusciti a dare risposta congrua sinora e forse mai più si riuscirà. Ma ipotesi per ipotesi, io resto sempre più dell'idea che dietro ci fosse l'OSS e che - questo è certo - il Messana non gradisse questa ingerenza americana come stanno a dimostrare almeno tre relazioni del Messana da me rinvenute all'Archivio Centrale di Stato. Facciamo dunque tutte le critiche costituzionali di questo mondo ma non spingiamoci a denigrare, infamare, giudicare una personalità quale quella del Messana che piaccia o meno era al servizio dello Stato democratico, uscito dalla Resistenza. Che il Messana si avvalesse di un informatore di alto rango (peraltro propostogli se non peggio da Aldisio) rientra nella normale prassi poliziesca. Non credo che per questo avesse ordinato alcuna feroce esecuzione di un fra Diavolo che mi pare alla fine essersi ridotto ad un povero diavolo. E soprattutto che la famosa Benemerita si fosse sbilanciata sino all'omicidio per favorire un estraneo membro della polizia di Stato non mi pare sostenibile con un minimo di intelligenza critica.
03/01/2015 12.08
Gentilissimo Professore,
03/01/2015 12.38
sto seguendo il suo importantissimo blog. Vedo che qui e là vien fuori la X Mas di Junio Borghese. Forse una qualche delucidazione Lei potrebbe darmela. Premetto che ho svolto l'ispezione esiziale di una delle importanti banche di Sindona, la Banca Privata Finanziaria di Milano. Il mio rapporto ovvio è molto tecnico e limitato alle contingenze della Vigilanza bancaria. E' inutile dirle che dissento totalmente dalla versione edulcorata del caso Ambrosoli. Comunque prima su Lotta Continua e poi in un libro a firma di Lombard Soldi Truccati ne ho sparato delle belle. Tra l'altro accennavo ad un sottoscandalo. Borghese J. aveva in via Veneto a Roma una banchetta. Dopo il famoso colpo di stato mancato della guardia forestale di Cittaducale (tanto per darvi un nome) la banchetta sembrò andare a gambe per aria. Intervenne Carli e invitò Sindona a prelevarla per operare uno dei tanti salvataggi che si dicevano in difesa del depositanti. In dissidio con la Banca Centrale mi misi in contatto con il presidente della Commissione Finanze che allora era l'on Giuseppe D'Alema il padre di Massimo d'Alema. Come suggeritore occulto spinsi il D'Alema padre a delle grandi battaglie che portarono alla commissione d'inchiesta sul caso Sindona. Fui quindi chiamato a deporre a San Mancuto. Membro della commissione d'inchiesta era anche il D'Alema padre. Questi stava cercando di interrogarmi sulla banchetta di via Veneto. Vice presidente della commissione l'on. Macaluso. Appena il D'Alema tenta di porgermi una domanda sul caso Borghese ecco che scatta come un demone il Macaluso a tacitarlo e a diffidarmi dal parlare di qalcosa che a suo dire esulava dai limiti dell'inchiesta. Certo rimasi smarrito. L'on. D'Alema poi la pagò cara. Non fu manco presentato nelle successive elezioni. Invocò l'aiuto di Berlinguere ma Enrico gli disse che nulla poteva contro il veto Macaluso. Intanto l'on. D'Alema si era sbilanciato con la famosa lista della P2. L'Andreotti lo aveva fatto incriminare per violazione dei segreti di stato e il D'Alema nella notte delle elezioni dovette scappare e nascondersi a Vallo della Lucania presso un dirigente comunista della Banca d'Italia. Lei ora mi tira fuori tutta questa storia siciliana della XMAS. Sconcertante. Mi sono sempre chiesto allora perché il Macaluso fu tanto duro nel reprimere un tentativo di ricerca della verità su questo comandante Valerio Borghse J
3 gennaio
03/01/2015 19.46
Non sapevo della "banchetta" di Borghese. Se lei avesse la bontà di descrivere meglio il caso, potrebbe dare un grande conributo alla conoscenza di un evento certamente importante per la storia d'Italia e sui finanziamenti dell'eversione di destra. O sulle corperture oscure e trasversali di questa eversione. Cordilità.
03/01/2015 20.10
Mi sono dovuto fermare a SOLDI TRUCCATI del 1980. Se volevo sopravvivere. Con banche e servizi segreti bisogna stare attenti. Al mio paese si dice: meglio un asino vivo che un dottore morto. Imposimato che mi convocò (in termini giuridici molto ambigui) mi invitò alla prudenza. Non la Mafia ma Cosa Nostra poteva avere interesse a farmi fuori. Poi dove mettiamo il Mossad? Guardi che Ambrosoli e Sindona stanno lassù per il Mossad. Un mio romanzetto s'intitola (e a ragione) la Donna del Mossad. capisco che così passo per sbruffone. ma ci pensa la Cernigoi a ridimensionarmi dandomi di "un tale Lillo" e non credeNDO che con quel nome buffo possa avere un blog (che si chiama invero CONTRA OMNIA RACALMUTO) - e vedo che ha una forte diffusione in mezzo mondo. Ma così per mettere magari un tantinello in imbarazzo il buon Manuele, avesse a chiedergli_ma perché hai impedito al buon don Peppino D'Alema di spremere quell'ispettorucolo della BI sulla banchetta di Valerio? forse ora lui potrebbe svelarle molte cose. Lei mi ha impressionato con i suoi richiami siciliani della XMAS. In un certo senso un certo cerchio si chiude. I fondi pubblici che finirono in quella banchetta di via veneto non le dico. Il De Martino quello del Banco di Sicilia - che però era stato della Banca d'Italia - ne aveva fatte di rimesse. Solo che il compito di Sindona fu quello di fare tiare lo sciacquone A TUTTO L'ARCHIVIO BANCARIO BORGHESE.MA DOPO SEGNI, LE COMICHE GUARDIE FORESTALI DI CittADUCALE E QUELLA SCENEGGIATA Là CHE FECE COLPA, MAGARI DIVENENDO UNA BARZELLETTA COSTITUZIONALE, credo che ormai sia finita nel dimenticatoio. Mi consenta di salutarla con tanto affetto oltre che ovviamente con stima
5 gennaio
05/01/2015 14.21
Alcuni giorni fa mi ero permesso di importunare il professore Casarrubea con questa mia estemporanea sortita.
Sabato 12:08 Gentilissimo Professore, sto seguendo il suo importantissimo blog. Vedo che qui e là vien fuori la X Mas di Junio Borghese. Forse una qualche delucidazione Lei potrebbe darmela. Premetto che ho svolto l'ispezione esiziale di una delle importanti banche di Sindona, la Banca Privata Finanziaria di Milano. Il mio rapporto ovvio è molto tecnico e limitato alle contingenze della Vigilanza bancaria. E' inutile dirle che dissento totalmente dalla versione edulcorata del caso Ambrosoli. Comunque prima su Lotta Continua e poi in un libro a firma di Lombard Soldi Truccati ne ho sparato delle belle. Tra l'altro accennavo ad un sottoscandalo. Borghese J. aveva in via Veneto a Roma una banchetta. Dopo il famoso colpo di stato mancato della guardia forestale di Cittaducale (tanto per darvi un nome) la banchetta sembrò andare a gambe per aria. Intervenne Carli e invitò Sindona a prelevarla per operare uno dei tanti salvataggi che si dicevano in difesa del depositanti. In dissidio con la Banca Centrale mi misi in contatto con il presidente della Commissione Finanze che allora era l'on Giuseppe D'Alema il padre di Massimo d'Alema. Come suggeritore occulto spinsi il D'Alema padre a delle grandi battaglie che portarono alla commissione d'inchiesta sul caso Sindona. Fui quindi chiamato a deporre a San Mancuto. Membro della commissione d'inchiesta era anche il D'Alema padre. Questi stava cercando di interrogarmi sulla banchetta di via Veneto. Vice presidente della commissione l'on. Macaluso. Appena il D'Alema tenta di porgermi una domanda sul caso Borghese ecco che scatta come un demone il Macaluso a tacitarlo e a diffidarmi dal parlare di qualcosa che a suo dire esulava dai limiti dell'inchiesta. Certo rimasi smarrito. L'on. D'Alema poi la pagò cara. Non fu manco presentato nelle successive elezioni. Invocò l'aiuto di Berlinguer ma Enrico gli disse che nulla poteva contro il veto Macaluso. Intanto l'on. D'Alema si era sbilanciato con la famosa lista della P2. L'Andreotti lo aveva fatto incriminare per violazione dei segreti di stato e il D'Alema nella notte delle elezioni dovette scappare e nascondersi a Vallo della Lucania presso un dirigente comunista della Banca d'Italia. Lei ora mi tira fuori tutta questa storia siciliana della XMAS. Sconcertante. Mi sono sempre chiesto allora perché il Macaluso fu tanto duro nel reprimere un tentativo di ricerca della verità su questo comandante Valerio Borghese J
****************************************** Il professore, circospetto ma sempre gentilissimo e per di più a stretto giro di posta, sostanzialemente mi gira il quesito mettendomi di fronte alle mie responsabilità. Sabato 19:46
Non sapevo della "banchetta" di Borghese. Se lei avesse la bontà di descrivere meglio il caso, potrebbe dare un grande conributo alla conoscenza di un evento certamente importante per la storia d'Italia e sui finanziamenti dell'eversione di destra. O sulle corperture oscure e trasversali di questa eversione. Cordialità. **************** Torno allora al mio ironico cinismo e cerco di cavarmenta con qualche facezia per altro grammaticalmente sconclusionata. Che qui tento di rettificare: Mi sono dovuto fermare a SOLDI TRUCCATI del 1980. Se volevo sopravvivere. Con banche e servizi segreti bisogna stare attenti. Al mio paese si dice: meglio un asino vivo che un dottore morto. Imposimato che mi convocò (in termini giuridici molto ambigui) mi invitò alla prudenza. Non la Mafia ma Cosa Nostra poteva avere interesse a farmi fuori. Poi dove mettiamo il Mossad? Guardi che Ambrosoli e Sindona stanno lassù per il Mossad. Un mio romanzetto s'intitola (e a ragione) la Donna del Mossad. Capisco che così passo per sbruffone; ma ci pensa la Cernigoi a ridimensionarmi dandomi di "un tale Lillo" e non credendo che con quel nome buffo possa avere un mio blog (che si chiama invero CONTRA OMNIA RACALMUTO - e vedo che ha una forte diffusione in mezzo mondo). Ma così per mettere magari un tantinello in imbarazzo il buon Manuele, avesse egregio professore a chiedergli: perché hai impedito al buon don Peppino D'Alema di spremere quell'ispettorucolo della BI sulla banchetta di Valerio? Forse ora lui potrebbe svelarLe molte cose. Lei mi ha impressionato con i suoi richiami siciliani della XMAS. In un certo senso un intricato cerchio si chiude. I fondi pubblici che finirono in quella banchetta di via Veneto non Le dico! Il De Martino , quello del Banco di Sicilia - che però era stato della Banca d'Italia - ne aveva fatte di rimesse. Solo che il compito di Sindona fu quello di fare tirare lo sciacquone A TUTTO L'ARCHIVIO BANCARIO BORGHESE. MA DOPO, SEGNI, LE COMICHE GUARDIE FORESTALI DI CITTADUCALE E QUELLA SCENEGGIATA LA’ CHE FECE COLPO, MAGARI DIVENENDO UNA BARZELLETTA COSTITUZIONALE, credo che ormai siano finiti nel dimenticatoio. Mi consenta di salutarla con tanto affetto oltre che ovviamente con stima Fine della conversazione in chat Visualizzato: 20.03 Ed ora spero che il professore Casarrubea si incuriosisca ancor di più sul mio conto. Pur di collaborare con lui potrei versare nel suo archivio tanta mia documentazione segreta specie di indole bancaria. Forse insieme potremmo costruire la vicenda tragicomica del Banco di Sicilia di cui parla, inascoltato, Cesare Geronzi nel suo Confiteor. Certo lì il buon Geronzi è temerario. Non sa ad esempio che da consulente dei soci di minoranza della Mediterranea di Potenza ebb ia mandare un birichino esposto alla Consob, ove vent’anni prima prima che il Geronzi si confessasse segnalavo le deviazione legali di quella requisizione bancaria, auspice la Vigilanza sulle Aziende di Credito di Via Nazionale 91 Roma.
Visualizzato: 5 gennaio