sabato 10 febbraio 2018

In questi tempi di ricordi settari, avrei voglia di indagare su questo personaggio, forse davvero grande criminale di guerra ma forse vittima di sedicenti partigiani, assetati di sangue e di oro. L'esecuzione di Collotti e compagna incinta mi lascia esterrefatto. Io non sono di destra, eppure per me la Verità è sempre rivoluzionaria.

Calogero Taverna

 

 

Gaetano Collotti

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Gaetano Colotti (Castelbuono, 1917Mignagola, 28 aprile 1945) è stato un poliziotto italiano, alla guida dell'Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia di Trieste.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

In forza al commissariato di Trieste, si distinse nell'aprile del 1943 quando completamente da solo[1], viene coinvolto in una sparatoria contro i partigiani sloveni, uccidendone uno, ferendone un altro e catturandone un terzo. Dopo l'8 settembre aderì alla Repubblica Sociale Italiana. A ventidue anni è un vice commissario in servizio all'Ispettorato di Pubblica Sicurezza di Trieste con un organico di circa 180 uomini[2]. Nell'ufficio di investigazione speciale destinato alla lotta contro gli oppositori del regime fascista, dove utilizzò metodi brutali di interrogazione, come i casi delle torture di "Villa Triste" [3]. All'interno dell'Ispettorato che ha sede a Trieste, in via Bellosguardo n. 8, nella cosiddetta "Villa Triste" e che ha come comandante Giuseppe Gueli, crea la cosiddetta "Banda Collotti".

Il tentativo di fuga[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strage della cartiera di Mignagola.
Verso la fine della guerra, tenta la fuga, ma è catturato ad un posto di blocco con un carico d'oro a Olmi di San Biagio di Callalta (TV) assieme ad alcuni suoi agenti e all'amante in attesa di un figlio. Tutti furono portati alla Cartiera di Mignagola. I partigiani di Gino Simionato detto "Falco" li fucilarono, compresa la donna, e l'oro scomparve, diviso tra partigiani democristiani e comunisti[4][5][6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Mostro e l'Eroe
  2. ^ Nuova Alabarda - Ispettorato speciale - visto 16 dicembre 2008
  3. ^ ESPRESSO -Paolo Rumiz La regina di “Villa Triste” - L'ebrea triestina che superò le torture
  4. ^ Antonio Serena, La Cartiera della morte, pag. 63
  5. ^ Antonio Serena, I giorni di Caino, pp. 212-214
  6. ^ Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti, pp. 187-188

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Tengo ad annotare che questo Ispettorato Speciale a Trieste istituito nel 1942 dissolve ancor di più il ruolo dell'Ispettore Generale di PS Ettore Giuseppe Messana, già malvisto dalla alta gerarchia fascista secondo quello che ci testimonia il capo della polizia Carmine Senise. Quello che poté essere il rapporto ostile  tra i due siciliani è facilmente intuibile. Peraltro pare che Messana stava procedendo, d'accordo con Senise, ad un rastrellamento di tutti i gerarchi triestini.  Racconta Senise: "In una circolare telegrafica che io diressi ai questori, feci alcune raccomandazioni sul modo con cui i piani dovevano essere fatti, e prescrissi che, indipendentemente dai piani, ogni questura compilasse e tenesse sempre aggiornato l'elenco delle abitazioni e dei recapiti abituali di tutti i gerarchi della provincia 'per poterli efficacemente tutelare in caso di disordini'. "Così dissi nella circolare; in realtà lo scopo della disposizione era ben diverso: il questore intelligente che leggeva il telegramma  (e devo riconoscere  che in quella benemerita categoria non uno mancava di tale requisito) avrebbe compreso benissimoo  che al posto del verbo 'tutelare' doveva leggere 'arrestare'.

"Qualche giorno dopo infatti venne da me il bravo questore di Trieste, Messana, che proprio non aveva l'animo del fascista. Egli nel sentire da me l'interpretazione autentica del telegramma, che aveva perfettamente intuito, lasciò esplodere l'intima gioia, all'idea di quegli arresti che auspicava di cuore!

"Quando ritornò a Trieste compilò l'elenco, comprendendovi tutti i gerarchi, a cominciare dal suo prefetto Tamburini e senza omettere nessuno dei capoccoa che deliziavano la provincia. 

"Per la delazione di alcuni funzionari infedeli la cosa si seppe in federazione e poi a Roma alla segreteria del partito. Si può immaginare cosa avvenne , contro il questore e contro di me."

 
In quell'elenco c'era Gueli? Noi pensiamo di sì: Ma soprattutto c'era quell'infame e delatore e soprattutto scherano della Politica fascista di Trieste, il questurino Feliciani Ricciardelli . Preso in un primo tempo dalla Gestapo, per chissà cosa a favore degli ebrei, ma fu subito restituito al suo infame ruolo di addetto alla Politica fascista triestina ora addirittura sotto il calcagno  di Pavolini., Feliciani Ricciardelli, che quell' animo del fasista ce l'aveva tutto, così come Giuseppe Gueli. e peraltro era 'il clssico capoccia che delizianva la pronuncia di Trieste' non poteva non esserci nell'elenco Messana .  Dopo l'8 settembre Messana dovette abbandonare ufficio stipendio e mettendo a rischio la sua vita riparare a Roma ospite di nascondigli  VATICANI, in uno con suoi amici ebrei.  L'addetto alla Politica fascista di Trieste Feliciano Ricciardelli, se ne restò beato a Trieste e addirittura poté farvi carriera divenendo capo della Divisione criminale investigativa della polizia della venezia Giulia  in quel tempo della eìxtraterritorrialità di Trieste. Così nel 1946 credette di potersi togliere il sassolino dalla scarpa vendicandosi del suo ex superiore, il questore Messana, contro  cui scribocchia insinuazioni calinnie maldicenze per fare  magari  fucilare il Messana come 'criminale di guerra' spalleggiando la scurrile United Nations - War Crimines Commission  INGLESE quella infame consorteria rea della 'ignominia del furto ai danni di Sloveni e del loro e del rimpatrio in Slovenia con l'inganno, e con ciò [mandando] a morte certa circa 12.000 'demobranci'  che furono vittime di massacri efferati una volta rientrati in patria'. Che una disinvolta giornalista, la triestina Cernicìgoi, si vada a tuffare nella congerie infame del Ricciardelli si può spiegare protesa nel suo scoop giornalistico del 2006; na che ci sia cascato il Casarrubea ne siamo francamente contrariati.
 
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Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia

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Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia, al centro Gaetano Collotti
« I luoghi della memoria dell’oppressione e della lotta sono tanti. A cominciare da via Bellosguardo a Trieste, dove in una villa demolita ormai da tempo ebbe sede per un certo periodo l'Ispettorato speciale di pubblica sicurezza per la Venezia Giulia, l'organismo istituito dal regime nel 1942 con il compito di combattere il movimento partigiano ormai affermatosi anche nelle province giuliane. L'ispettorato si distinse per l'uso sistematico della tortura sugli arrestati e la villa di via Bellosguardo divenne nota per le urla dei seviziati che si sentivano dall'esterno. Un'altra sede dell'ispettorato fu l’attuale stazione dei carabinieri di via Cologna a Trieste, che è anche l’unica sede dell’organismo ancora esistente. Da notare che il torturatore più efferato, l’ispettore di polizia Gaetano Collotti, è stato insignito nel 1954 dalla Repubblica Italiana di medaglia di bronzo al valore per il comportamento tenuto durante un’operazione antipartigiana e che diversi componenti l’ispettorato caduti durante la guerra o nella resa dei conti a guerra finita sono ricordati sulla grande lapide che nell’atrio della Questura di Trieste ricorda i poliziotti caduti nell’espletamento del proprio dovere »
Nell'aprile del 1942 il Ministero dell'interno istituisce a Trieste un organismo di repressione a cui viene assegnato il nome di Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia. L'ispettorato viene incaricato della repressione dei movimenti antifascisti, sia slavi che italiani; è stato l'unica struttura esclusivamente dedicata a tale scopo in Italia e nelle aree occupate. L'uso di metodi di tortura fu sistematico e capillare con gli antifascisti catturati, e non si trattò di imitazione delle tecniche di interrogatorio dei nazisti infatti tali metodi furono usati già prima della caduta di Mussolini, come testimoniato da quanto dichiararono i componenti dell'ispettorato nel corso dei processi durante il dopoguerra.
La prima sede dell'Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia era in via Bellosguardo 8, già nota come Villa Triste. Fu questa la prima fra le numerose "Ville tristi" che sorsero in Italia nel corso della II guerra mondiale[1] L'ispettorato generale era agli ordini di Giuseppe Gueli ed aveva un organico 180 uomini.

Dopo l'8 settembre 1943[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'Ispettorato prosegue la sua attività contro gli antifascisti ma essendosi messo agli ordini dei germanici si occupa sensibilmente della cattura degli ebrei.[2] Il governo repubblicano scioglie l'Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza e lo ricostitusce con il nome di Ispettorato Speciale; la catena di comando è comunque mantenuta sempre con a capo Gueli, lo stesso a cui Pietro Badoglio aveva assegnato la custodia di Mussolini dopo l'arresto.
« Allorché mi convocò, il capo della Polizia mi chiarì che si trattava di salvaguardare la persona di Mussolini e di impedire, in tutti i modi, che i tedeschi lo rapissero. In tal caso, bisognava far fuoco sul prigioniero e far trovare un cadavere. Risposi che ero un uomo di battaglia non un assassino e allora lui mi disse che della bisogna erano stati incaricati i Carabinieri. Badoglio volle conoscermi, e a presentarmi al Capo del Governo provvide Senise. Il Maresciallo ripeté a me la consegna già data a Polito e io, come Polito, assicurai che l'avrei fedelmente e, occorrendo, personalmente eseguita. Nella notte, trascorsa insonne, però, presi la mia decisione: poiché la sorte, fra milioni d'ltaliani restati fedeli al Duce, dava a me l'occasione favorevole, dovevo fare di tutto per salvarlo. L'indomani, mi recai in Sardegna e constatai che, per clima e per sicurezza Mussolini si trovava molto male. Se gli inglesi avessero avuto notizia della sua presenza alla Maddalena, avrebbero potuto facilmente impadronirsene o seppellirlo sotto le macerie della villa con quattro cannonate delle loro navi" »
(Giuseppe Gueli, Ispettore Generale[3])
Dopo la liberazione di Mussolini dal Gran Sasso Gueli si porta dietro diversi agenti che avevano tenuto "prigioniero" Mussolini e l'organismo appena formato dipende dal Ministero dell'Interno della Repubblica di Salò, ufficialmente, ma in pratica sotto controllo del comando SS con sede Trieste. Fra gli agenti più spietati vi è Gaetano Collotti. Sarà lui che si occuperà di torturare personalmente Ercole Miani, ex Legionario di Fiume e comandante partigiano.
Tullio Tamburini, prefetto di Fiume, innalza al grado di maresciallo Sigfrido Mazzuccato, ex squadrista fascista, con lo scopo di costituire un nucleo che si occupi degli interrogatori e costituito da un reparto di polizia ausiliaria, la cui sede è posta in via San Michele. Il nucleo è conosciuto al tempo come "squadra Olivares" e conta 200 membri, la cui maggioranza è cooptata fra gli squadristi fascisti locali. Il reparto verrà sciolto in settembre dalle autorità germaniche. Lo stesso Mazzucato fu inviato in Germania e se ne perdono le tracce fino al processo a Gueli.

Alcune testimonianze tratte dagli atti del processo a Gueli[modifica | modifica wikitesto]

il dottor Paul Messiner, di nazionalità austriaca, nel 1944 aveva l'incarico di capo-sezione Giustizia del Supremo Commissariato della Zona di Operazioni del Litorale Adriatico:
« Mi è stato riferito che nell’anno 1944 l’Ispettorato di P.S. di via Bellosguardo, trasferitosi dopo in via Cologna, procedette all’arresto dei fratelli Antonio e Augusto Cosulich (armatori che avevano finanziato il C.L.N., n.d.a.). Il barone Economo si rivolse al Supremo Commissario dott. Rainer per ottenere l’immediato trasferimento dei detenuti dall’Ispettorato alla sede delle S.S. di piazza Oberdan, a causa dei noti sistemi di tortura dei detti agenti italiani, usati contro patrioti. Il Supremo Commissario accolse subito la richiesta e disse che la polizia tedesca non usava i metodi crudeli e le sevizie escogitati dall’Ispettorato [26]… Ho saputo da diverse persone e tra queste dall’avv. Tončič, che la polizia italiana usava metodi barbari e sadici contro i detenuti. Ho parlato e fatto rapporto scritto al dott. Rainer... Mi sono state date assicurazioni in merito. (...) Il giudice Anasipoli sa che ho fatto arrestare due agenti dell’Ispettorato pur non rientrando nelle mie attribuzioni. (...) Ho dato ordine che i tribunali provinciali italiani non potessero giudicare antifascisti e che se avessero violato tale ordine sarebbero stati arrestati. (...) »
[4]
l'avvocato Tončič:
« Slavik mi disse di aver fatto un esposto al capo della sezione giustizia dell’ex-Commissariato dott. Paul Messiner e me lo mostrò. In tale esposto oltre a narrare quanto contro di lui era stato commesso dagli agenti (dell’Ispettorato, n.d.a.), espose anche i maltrattamenti e le violenze carnali commesse ai danni di una ragazza diciassettenne e di una signora di Trieste... Il dott. Slavik fu arrestato poco tempo dopo dalle S.S. germaniche e deportato a Mauthausen dove purtroppo trovò la morte »
[4]
Arrestato nel 1944, all'età di 16 anni, Pietro Prodan, insieme a Nives e Nerina, sue sorelle:
« Tra i poliziotti che procedettero al nostro arresto c’era anche Sigfrido Mazzuccato. »
Dopo un periodo ci circa un mese negli uffici del "gruppo Olivares" dove i tre furono percossi anche da Gaetano Collotti:
« mi hanno portato in Germania al campo di Buchenwald dove sono stato liberato dagli alleati. Nello stesso campo di concentramento è venuto nel novembre del 1944 anche il maresciallo Mazzuccato che la vigilia di Natale è stato, verso mezzanotte, trasportato nel forno crematorio e gettato in esso. Ho visto coi miei occhi la cartella scritta dai tedeschi in cui si diceva: “Mazzuccato, deceduto per catarro intestinale il 24 dicembre 1944 »
[4]
Il rebus della sparizione di Mazzuccato fatto rimuovere dal comando SS dall'incarico è stato risolto.
Agli atti del processo ci son numerosissime testimonianze sui "metodi di interrogatorio" queste testimonianze sono agli atti sia del processo a Carico di Gueli sia di quello relativo alla Risiera di San Sabba. Da tali testimonianze si deduce che il metodo della tortura non era occasionale bensì sistematico e lo stesso vescovo di Trieste, mons. Santin, intervenne tentando di porre fine a tal modo di agire nel 1942, dopo un periodo di incredulità su quanto era venuto a conoscenza, ma senza gli esiti che il prelato si era prefisso.

Specifico sulla caccia agli ebrei e l'uso dei delatori[modifica | modifica wikitesto]

Un altro dei compiti dell'Ispettorato, oltre la cattura e gli "interrogatori" di partigiani ed antifascisti, era quello di prelevare gli ebrei.
« Prima della seconda guerra mondiale gli ebrei triestini erano circa 5.000. Si trattava di una comunità di antico insediamento, assai radicata nella vita culturale ed economica della città. Dopo le leggi razziali fasciste del 1938 e l'istituzione anche a Trieste di uno dei famigerati "Centri per lo studio del problema ebraico" (uno dei 4 istituiti in Italia) molte famiglie decisero di emigrare all'estero, sottraendosi alla persecuzione fascista. Ciononostante fascisti e nazisti riuscirono dopo l'8 settembre a catturare e a deportare nei campi di sterminio più di 700 ebrei triestini »
[5] da inviare ai lager germanici e per questo compito specifico potevano disporre della non trascurabile cifra di 10.000 lire messa a disposizione dai nazisti per i delatori che avessero permesso una cattura. I catturati dopo un passaggio negli uffici del "gruppo Olivares" venivano inviati alla Risiera di San Sabba.
Quindi il gruppo si poteva avvalere di delatori organizzati sistematicamnete che riferivano alla "banda Collotti", nome con cui è meglio conosciuto il gruppo di agenti dell'Ispettorato, o ai preposti organi delle SS. Un caso è molto noto è quello relativo a Giorgio Bacolis, impiegato presso il Lloyd Triestino, il quale si travisava da pastore evangelico oppure valdese a seconda della bisogna, per poter ottenere più facilmente informazioni, anche da persone che non erano delatori, lui ebbe un "premio" di 100.000 lire per avere fatto catturare un membro di rilievo del CLN.

I processi del dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra furono istituiti processi a carico di alcuni membri dell'Ispettorato. Quello di maggior peso era riferito a Giuseppe Gueli, Umberto Perrone, Nicola Cotecchia, Domenico Miano, Antonio Signorelli, Gherardo Brugnerato e Udino Pavan. In seconda istanza Gueli ebbe una condanna ad 8 anni ed undici mesi, gli altri pene molto minori, a parte Cotecchia e Perrone che vennero direttamente assolti. Lucio Ribaudo con capi di imputazione gravissimi inerenti a un pervicace e continuo metodo di applicazione feroce della tortura fu condannato a 24 anni. Essendo stato Gaetano Collotti trucidato dai partigiani nel corso dell'eccidio della cartiera di Mignagola insieme alla fidanzata incinta, il difensore di Gueli si giocò la carta di impostare la difesa sul fatto che Gueli era "succube" di Collotti. Gueli fu assolto il 27 febbraio 1947.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • da didaweb, su didaweb.net.
  • [1] Caduti Polizia - biografia
  • [2] Nuova Alabarda - Ispettorato speciale
Fascismo Portale Fascismo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Fascismo

sabato 10 febbraio 2018


Nello specifico: d'accordo con te per il CASC (per me commissariamento e nuovo Regolamento); per la polizza assicurativa ( forse proporrei una soluzione discendente dalla riforma delle politiche di bilancio  di BI, SIDIEF e CSR  che scoppiano di utili superflui);  mentre solleverei il tema di QUALE VIGILANZA che sarà al centro quasi sicuramente della nuova legislatura.  Non sono per la COGESTIONE, ma quali dipendenti o pensionati BI dovremmo dire la nostra. Calogero Taverna

mercoledì 2 marzo 2016


Finuocchiu unitu

Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente


Moderatori: Marinella Zepigi, Anja, Moderatori Botanici

Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 11 mag 2010, 00:17
Anethum graveolens L.
Sp. Pl.: 263 (1753)


Apiaceae

Aneto puzzolente, Aneto

Deutsch: Dill
English: Dill
Español: Eneldo, Anega
Français: Aneth odorant; Fenouil bâtard


Forma Biologica: T scap - Terofite scapose. Piante annue con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.
T scap - Terofite scapose. Piante annue con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.

Descrizione: Pianta erbacea annuale, alta 20-80(100) cm, glabra, glauca e pruinosa, di odore fresco e molto aromatico, provvista di una radice sottile fittonante e di fusti eretti, semplici, fistolosi, striati longitudinalmente, con poche ramificazioni ascellari in alto e senza guaine ingrossate alla base.
Foglie alterne, flaccide, di verde scuro, a contorno deltoide o romboidale, 3-4pennatosette, con lacinie lineari; le foglie superiori decrescenti, sessili sulle guaine, bi-pennatosette con divisioni filiformi; piccioli prolungati alla base in una guaina strettamente abbracciante il fusto, lunga 10-20 mm, membranacea ai margini, con un piccolo appendice liguliforme all'interno.
Infiorescenza formata da ombrelle composte, con 20-30 raggi disuguali, prive di involucro ed involucretto, con piccoli fiori pentameri gialli a petali interi, suborbicolari, ripiegati verso l'interno.
Stami 5; ovario infero bicarpellare con 2 stili divaricati.
Il frutto è un diachenio (schizocarpo) ovale, brunastro, lenticolare-convesso e compresso, lungo 4-5 mm, con 3 coste dorsali prominenti e con 2 coste laterali formanti una sottile ala membranacea di ca 0,5 mm.
Numero cromosomico: 2n=22

Tipo corologico: W-Asiatica - Asia occidentale.

Antesi: (maggio)giugno÷agosto

Distribuzione in Italia: Specie archeofita, spesso coltivata e casualmente avventiziata.

Habitat: Orti, incolti e luoghi erbosi freschi, da 0 a 1000 m s.l.m.

Immagine


Note di Sistematica: Può essere confusa per l'aspetto fogliare e per le ombrelle senza involucri a fiori gialli con le seguenti specie:

Foeniculum vulgare Mill.
Pianta perenne rizomatosa, alta fino a 150 cm, con fusti pieni, ramosi sin dalla base; foglie con guaine ± dilatate e corte e con segmenti capillari spesso giallastre, rigiduli, carnosetti; Ombrelle fino a 10 raggi; Frutti fusiformi, ristretti all'apice, ricurvi, con 5 coste dorsali verticali. La pianta strofinata emana un gradevole odore dolciastro, anisato.

Ridolfia segetum (Guss.) Morris
Pianta annuale con foglie 2-7pennatosette per lo più basali; ombrelle fino a 56 raggi; petali smarginati con 2 corni laterali; frutti ellittici, lunghi ca 2 mm, con coste poco percettibili e senza ali laterali. Pianta con odore sgradevole.

Tassonomia filogenetica


Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Asteridi
OrdineApiales Nakai
FamigliaApiaceae Lindl.
Tribù
GenereAnethum L.


______________________________________________________________________________

Etimologia: Il nome del genere deriva dal gr. 'ánethon' (>lat. 'anethum'), aneto, da 'aníemi', io scaccio (i malori), probabilmente in riferimento alle proprietà terapeutiche dalla pianta. La pianta viene già menzionata con questo nome da Aristotele e da Teocrito, e negli scritti romani da Virgilio e da Plinio.
L'epiteto specifico dal lat. 'gravis, -e', pesante, forte, e dal part. pres. 'olens' (<'olere'), odorante, per il forte odore aromatico della pianta.

Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie commestibile officinale

Anethum graveolens contiene tannini, resine, mucillagini ed oli essenziali (carvone, anetolo, limonene) che conferiscono soprattutto ai frutti funzioni aromatizzanti e medicinali.
Ha proprietà aromatiche, digestive, carminative, diuretiche, antispasmodiche e antiinfiammatorie. Le proprietà sono simili a quelle del finocchio selvatico e dell'anice e costituiscono un valido aiuto nelle digestioni difficili attenuando i dolori intestinali e la flatulenza, e sono utili nell'insonnia, nel singhiozzo e nelle infiammazioni della bocca.
Gli infusi di aneto sono usati tradizionalmente per stimolare la secrezione lattea.
Come erba alimentare e medicinale era già conosciuta dagli antichi egizi, greci e romani e si diffuse durante il Medioevo nel resto dell'Europa ed è diventata molto popolare nei paesi orientali, in Germania e soprattutto in Scandinavia.
Le foglie si utilizzano prevalentemente fresche per aromatizzare insalate, minestre, crauti (sauerkraut), salse da pesci, salmone marinato salato (gravlax), patate lessate, uova, ecc. I frutti hanno un aroma diverso da quello delle foglie, esso è più pungente e amarognolo, simile al carvi o kümmel (Carum carvi), e vengono adoperati insieme alle infruttescenze immature verdi per profumare cetrioli sott'aceto, l'aceto, salse e conserve. I frutti vengono utilizzati inoltre per aromatizzare pane, pasticceria e la grappa.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.
______________________________________________________________________________

Principali Fonti
Conti, F.; Abbate, G.; Alessandrini, A.; Blasi, C. -An Annotated Checklist of the Italian Vascular Flora, Palombi Editori, Roma, 2005Jauzein, Ph.- Flore des champs cultivés, INRA Editions, Paris, 1995
Patri, G.; Boni, U. -Le erbe medicinali aromatiche e cosmetiche, Fabbri Editori, Milano, 1979
Pignatti, S. -Flora d'Italia (vol. II), Edagricole, Bologna, 1982
Tutin T.G. et al., 1964-1980. Flora Europaea, Cambridge University Press
Flora Iberica
Zangheri, P. -flora italica I-II, CEDAM, Padova, 1976IPFI - Index Plantarum Florae Italicae


Scheda realizzata da Anja Michelucci
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Re: Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 16 mag 2010, 17:47
Anethum graveolens L.

Crema (CR), mag 2008 (pianta avventiziata casuale ed effimera da pregresse coltivazioni)
Foto di Franco Giordana
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Re: Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 16 mag 2010, 17:54
Anethum graveolens L.

Firenze, mag 2010 (Pianta coltivata)
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Re: Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 16 mag 2010, 17:55
Anethum graveolens L.

Firenze, mag 2010 (pianta coltivata)
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Re: Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 16 mag 2010, 17:57
Anethum graveolens L.

Firenze, mag 2010 (pianta coltivata)
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Re: Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 16 mag 2010, 17:58
Anethum graveolens L.

Firenze, mag 2010 (pianta coltivata)
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Re: Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 07 giu 2010, 17:00
Anethum graveolens L.

Firenze, giu 2010 (pianta coltivata)
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Re: Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 07 giu 2010, 17:01
Anethum graveolens L.

Firenze, giu 2010 (pianta coltivata)
Foto di Anja Michelucci

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Re: Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 07 giu 2010, 17:03
Anethum graveolens L.

Crema (CR), mag 2008 (pianta avventiziata casuale ed effimera da pregresse coltivazioni)
Foto di Franco Giordana

Frutti immaturi
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Re: Anethum graveolens L. - Aneto puzzolente

Messaggioda Anja » 07 giu 2010, 17:06
Anethum graveolens L.

Foto di Anja Michelucci

Frutti maturi
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