venerdì 27 aprile 2018


giovedì 24 settembre 2015

LA PIAZZETTA QUANDO NON ERA PIAZZETTA

Ecco quando fu costruita la piazzetta dei moderni nostalgici  e in quale torbido clima.

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Un episodio del locale consiglio comunale desta l’ilare ironia di Leonardo Sciascia e la corrusca pedanteria di Eugenio Napoleone Messana: l’attribuzione della cittadinanza onoraria nel 1923 a S. E. Benito Mussolini. Annotata Sciasca: (20 )

«Dopo il declino dei Lascuda [vale a dire dei Tulumello, n.d.r.] si formarono due fazioni guidate da professionisti, dominavano i medici, ché allora diversa era la professione del medico, a Regalpetra [alias Racalmuto, n.d.r.] dico; [...] Le due fazioni elettorali non si distinguevano tra loro né per colore politico né per programmi; l’unica distinzione stava nel fatto che una fazione lottava senza la mafia el’altra alla mafia si appoggiava, le possibilità di vittoria stavano dalla parte dei mafiosi, ma un risultato imprevisto poteva avvenire che scattasse, sicché i mafiosi non giuocavano aperto pur gettando tutto il loro peso su una parte. I socialisti, come si dice delle puntate a cavallo nel baccarà, quando il banco né tira né paga, non facevano giouco; l’avvocato [Vincenzo Vella, n.d.r] che al tempo dei Fasci Siciliani aveva coraggio e speranza, mugugnava amarezza e delusione.

«Questa arcadia da cui ogni tanto scappava fuori l’ammazzato prosperò fino al 1923, degnamente chiuse la sua vita con questa deliberazione del Consiglio Cominale:

«”L’anno millenoventoventitre nel giorno quattordici del mese di dicembre alle ore diciotto. Il Consiglio Comunale di Regalpetra [Racalmuto, n.d.r.] in seguito ad avvisi di seconda convocazione, diramati e consegnati ai sensi degli articoli 119, 120 e 125 della legge, si è riunito in adunanza straordinaria nella solita sala municipale con l’intervento dei signori ..., ed all’appello nominale risultarono assenti gli altri diciannove consiglieri di cui uno morto, ed essendo in numero legale per validità della deliberazione ... PROPOSTA  - Conferimento della cittadinanza onoraria a S.E. Benito Mussolini - Il presidente rammenta all’onorevole consesso la viva lotta che molti Comuni Siciliani, compreso il nostro, hanno sostenuto presso i passati governi per la soluzione dell’annoso problema idrico. Finalmente, soggiunge, solo il Governo Fascista ha saputo sollecitamente e pienamente accontentare i voti di quanti di quel dono della natura vanno privi. Di fronte a sì alto beneficio, questo Consiglio Comunale, interprete dei sentimenti di tutto il popolo di Regalpetra, non potrà diversamente esprimere la sua riconoscenza e devozione al Governo Fascista che conferendo la cittadinanza onoraria al suo Capo Supremo S.E. Benito Mussolini - IL CONSIGLIO - a voti unanimie con entusiastiche acclamazioni, ripetute dal pubblico assistente, ha conferito la cittadinanza onoraria a S.E. Benito Mussolini.”

«Così sollecitamente e pienamente il governo fascista risolse il problema idrico che i tubi che dovevano portare l’acqua a Regalpetra giunsero a questo scalo ferroviario nel 1938, furono ammucchiati dietro i magazzini, da principio se ne interessarono i ragazzi, per giuoco vi si inconigliavano dentro, poi l’erba li coprì, restarono dimenticati nell’erba alta. L’acqua arrivò nel 1950, fu festa grande per il paese. In quanto agli undici consiglieri che avevano deliberato per la cittadinanza a Mussolini, un paio restarono nella rete di Mori, gli altri non si iscrissero mai al fascio, masticarono amaro per vent’anni. In compenso furono fascisti quei diciotto (facevano diciannove col morto) che risultarono assenti, e si erano evidentemente assentati per protesta, il giorno della deliberazione.

«Il sindaco quella proposta aveva fatto per guardarsi le spalle, così si illudeva; dopo il telegramma che annunciava a Mussolini la deliberata cittadinanza onoraria, un altro ne fece che denunciava il prefetto come protettore della delinquenza, voleva dire della delinquenza dei fascisti non di quella della mafia: come un fulmine giunse l’ordine di scioglimento del Consiglio comunale, fu nominato commissario il capo dei fascisti regalpetresi. [...]

«Dopo il 23, il diagramma degli omicidi si avalla; poi Mori, con metodi già noti, ramazzò mafiosi e favoreggiatori, ma non si creda riuscisse ad estirparli definitivamente, soltanto nella nostalgia per il fascismo si può credere una simile cosa. Per quel che io ricorso, e più indietro i miei ricordi non vanno, negli anni più euforici del fascismo c’era a Regalpetra, nelle campagne intorno, un latitante cui per comodo tutti i furti e gli incendi di case di campagna, che in quel tempo furono numerosissimi, venivano attribuiti. Fu messa una taglia sul bandito (che era un proveruomo che doveva scontare una condanna per furto, e a costituirsi non si decideva; viveva con le magre tassazioniche ai galantuomini imponeva); e per la taglia lo ammazzarono, gli diedero alloggio e poi l’ammazzarono: e il fratello del bandito sparò poi, in piazza e a mezzogiorno, all’uomo che quel servigio aveva reso alla società, nell’opinione dei regalpetresi fece giusta vendetta. »

Il Messana (21) spoglia del velo della fantasia l’episodio ed il contesto storico della pagina sciasciana, e con il suo solito approccio politicamente fin troppo scoperto, così ricostruisce la vicenda:

«Il Commendatore Bartolotta, ad un certo punto, cominciò a sentirsi in pericolo personale e sentì bisogno di difesa. Era lui il capo gruppo di maggioranza, l’uomo che aveva da tempo un seguito nel paese e che era riuscito a conquistare il comune nel 1920. I capipopolo erano il bersaglio preferito dei gregari del fascismo. Da ciò la persecuzione a Racalmuto e lo sgomento del commendatore. C’era da cercare un pretesto per allontanare l’occhio grifagno dei fascisti dalla compagine consiliare del paese. L’occasione sembrò trovarsi allorchè Mussolini, già nelle sue qualità di capo del Governo del regno d’Italia, s’interessò del problema idrico della Sicilia. Prima del fascismo erano nati, noi l’abbiamo già visto per il paese che trattiamo, molti consorzi fra comuni per l’approvvigionamento idrico delle popolazioni. Tali consorzi però non avevano potuto iniziare la costruzione degli acquedotti, se non tutti, parte di essi, per mancanza di anticipazione di fondi della cassa Depositi e prestiti e per le remore burocratiche nella approvazione dei progetti. A un certo punto Mussolini promosse una legge che snelliva l’iter per lo sviluppo dei consorzi e ne semplificava le operazioni di finanziamento e quindi di realizzazione delle opere. Siccome Racalmuto era un paese già consorziato nelle ‘Tre Sorgenti’, venne ad essere beneficiato da tale provvedimento legislativo. Il commendatore Bartolotta, prese la palla al balzo e chiese al sindaco Scimè di conferire la cittadinanza onoraria del paese a Benito Mussolini. Egli pensava che ciò avrebbe fatto desistere il prefetto dal perseguitare il consiglio ed avrebbe anche allontanato le insidie che si tendevano contro la sua persona. Il sindaco Scimè convocò il consiglio per il 13 dicembre 1923 alle ore 18 con un solo argomento all’ordine del giorno: Conferimento della cittadinanza onoraria a S.E. Benito Mussolini per avere risolto l’annoso problema idrico della Sicilia.

«Malgrado le pressioni e le preghiere di Bartolotta, il 13 dicembre di quell’anno la seduta rimase deserta. non si potè in modo assoluto raggiungere il numero legale di consiglieri presente. Il 14 dicembre alla stessa ora ebbe luogo la seconda convocazione. Non c’era più bisogno delle presenze della metà più uno dei consiglieri in carica per essere valida l’adunanza, per cui ai sensi degli articoli 119,120, 125 della legge comunale allora vigente, essa ebbe luogo. Il commendatore Bartolotta aveva personalmente pregato tutti i consiglieri di essere presenti, molti avevano promesso di accontentarlo, ma all’appello risultarono presenti solo dieci e precisamente, lui, che venne il primo, il sindaco Nicolò Scimè, Giovanni Macaluso, Nestore Falletti, Salvatore Falcone, Carmelo Licata, Enrico Grisafi, Calogero Scimè, Calogero Bellavia e Luigi Messana. Nelle more per l’inizio della discussione si sguinzagliarono alla caccia di consiglieri tutti gli amici di Bartolotta, non trovarono nessuno, solo Messana Pio, che faceva la siesta a casa nella sua poltrona. Invano tentò di evitare con pretesti di recarsi al consiglio, l’insistenza fi tale che dovette andarci. Quando giunse in aula la votazione era già avvenuta, ma invitato dal Sindaco dovette associarsi, sicché Mussolini diventò cittadino onorario di Racalmuto con undici voti su undici consiglieri presenti e contro diciannove assenti. Le cose sono andate poi in modo alquanto strano: gli undici che votarono sì per la cittadinanza onoraria a Mussolini non divennero mai fascisti, anzi molti di essi rimasero i depositari dell’antifascismo locale, i protestatari, i nostalgici della libertà e furono definiti borbonici, si estraniarono completamente dalla vita pubblica, rimasero a maledire e ad attendere la caduta dell’avventuriero, rinunziando a possibili sistemazioni, non pochi dei diciannove assenti invece si accodarono e scesero in piazza in “giummo” e stivali.

«Il problema idrico Mussolini lo risolvette solo a parole, l’acqua delle Tre Sorgenti, ripetiamo, giunse in paese ben sette anni dopo la caduta del suo governo e cinque anni dopo la sua fucilazione. Non avrebbe potuto impiegare certamente di più se il suo avvento al potere non ci fosse mai stato. Egli si limitò a mandare a Sciacca a spese dei vari comuni S.E. Teruzzi, ministro del suo governo, nel 1925, per mettere la prima pietra dei costruendi acquedotti, in parata tanto solenne che solo a Racalmuto costò L. 1000 di allora. Dopo, vennero le lungaggini, le difficoltà senza possibilità di ricorrere o di parlare.

«Il commendatore Bartolotta, rassicurato dagli applausi dei fascisti presenti in aula allorchè si proclamò in consiglio l’esito della votazione per il conferimento della cittadinanza a Mussolini, tentò anche di costituire lui un fascio di combattimento, sperando di abbattere i fascisti locali.

«Nello stesso tempo indusse il Sindaco Scimè a ricorrere al Ministero contro il prefetto per certe irregolarità commesse in provincia. L’esito di tale azione fu drastico. Il consiglio comunale fu sciolto appena tre settimane dopo il conferimento della cittadinanza al Capo del Governo. Il 7 gennaio si insediò il commissario prefettizio ragionere [sic] Angelo Zambuto. Il commendatore finì in carcere la sua attività politica.»

Tra la versione dei fatti dello Sciascia e quella del Messana vi sono piccole divergenze: certo Messana è più informato, ma la sua prosa e troppo barcollante per effere più efficace. La realtà storica appare, però,  più intricante di quella resa dai due intellettuali antifascisti di Racalmuto. Gli archivi di Stato forniscono ai volenterosi fonti informative puntuali e oltremodo precise. Le carte dell’archivio centrale romano (22) , da noi consultate, consentono questa ricostruzione:

«R. Prefettura di Girgenti - Gabinetto n.° 1266 del  19. 12. 1923. - L’amministrazione comunale di Racalmuto sorta dalle elezioni generali del 1920 con carattere prettamente demosociale, per mancanza di una vigile ed attiva opposizione, si abbandonò ben presto alla inerzia più assoluta, sicura di poter vivere tranquillamente per le condizioni della politica locale e per la protezione che alla stessa veniva accordata dagli esponenti della democrazia in Provincia. Sindaco del Comune fu eletto il Dr. Scimè, ma anima dell’Amministrazione è stato sempre il Dr. Bartolotta Giuseppe, che ha assunto la carica di assessore anziano, e che rappresenta in Provincia uno dei campioni più forti e fedeli della democrazia sociale.

«Con l’avvento del Fascismo al potere cominciarono a muoversi delle timidi e lievi lagnanze contro la detta amministrazione, ma finora ho creduto opportuno di soprassedere dall’adottare alcun provvedimento, stimando doveroso procedere prima alla liquidazione delle amministrazioni a carattere socialista ed anticostituzionale, che non funzionavano o funzionavano male. Esaurito questo compito, credetti di rivolgere il mio pensiero al Comune di Racalmuto e disposi un’inchiesta a carico [.... E’ emerso:]

«- Scarsissima attività del Consiglio: 15 sedute nel 1921; 10 nel 1922 e 7 nell’anno in cors;

«Quasi abbandonato l’ufficio di polizia rurale, lasciando piena libertà alla maffia di scorazzare ed agire impunemente per le campagne, perché le guardie rurali sono adibite ad altro. [...]

«A tutto questo è da aggiungere che la parte migliore della cittadinanza ed il Fascio locale ha sempre intensificato la campagna contro l’attuale Amministrazione della quale sono pure noti i rapporti sia pure indiretti con la maffia, la quale viene se non protetta apertamente, certo lasciata indisturbata a compiere le sue gesta. Tant’è vero che le guardie campestri, anzichè prestare servizio in campagna come dovrebbero, vengono adibite a servizi interni. Trattandosi di un importante comune, sarebbe opportuno che venisse designata come R. Commissario persona capace ed energica, estranea all’ambiente locale [..] Il Prefetto: Reale.

«10 gennaio 1924: Appunto per S.E. il Ministro: Comune di Racalmuto.- Proposta scioglimento Consiglio comunale; popolazione 15.000 - motivi della proposta: ragioni d’ordine pubblico per il pericoloso malcontento della popolazione contro gli amministratori. Numerose irregolarità e deficienze accertate da una recente inchiesta. Non risultano interessamentei.

«Il Prefetto della Provincia di Girgenti, veduto il R.D. 24 gennaio 1924 col quale venne sciolto il Consiglio Comunale di Racalmuto [...] Ritenuto che il Commissario non ha potuto completare la sistemazione della Finanza comunale e dei pubblici servizi e che la situazione dei partiti locali non consente d’altro lato, d’indire subito le elezioni [..] decreta: il termine per la ricostituzione del Consiglio Comunale di Racalmuto è prorogato di tre mesi. Girgenti 16 maggio 1924. Per il Prefetto: F.to Giordano.

  « 19 marzo 1924: Indennità al Commissario straordinario: L. 50 - Il Cav. Enrico Sindico, ex colonnello nel R. Esercito, si è appositamente trasferito da Spezia a Racalmuto [...]

«Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 73 del 26 marzo 1924.

«”Relazione di S.E. il Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno, Presidente del Consiglio dei Ministri, a S.M. il Re, in udienza del 24 gennaio 1924, sul decreto che scioglie il Consiglio comunale di Racalmuto, in provincia di Girgenti, MAESTA’, sul funzionamento dell’amministrazione comunale di Racalmuto, sorta dalle elezioni generali del 1920, è stata recentemente eseguita un’inchiesta che ha accertato numerose irregolarità. L’Ufficio comunale è disorganizzato, privo d’inventario e con scritture contabili deficienti, la situazione finanziaria non è esattamente accertabile, per la trascurata esecuzione delle verifiche di cassa, e per il mancato esame dei conti, non è stato effettuato il passaggio dei fondi dal cessato al nuovo tesoriere. Le tasse, applicate con criteri partigiani, danno un gettito notevolmente inferiore alle previsioni del bilancio, mentre le spese vengono erogate in eccedenza agli stanziamenti e talora senz’alcuna autorizzazione; il dazio è concesso in appalto a condizioni onerose, è stato omesso il reimpiego di somme provenienti da alienazione di patrimonio; lavori e forniture sono state eseguite irregolarmente in economia ed in esse hanno spesso avuto interesse gli stessi amministratori.

«Tra i pubblici servizi sono assai trascurati la nettezza urbana, la pubblica illuminazione, la vigilanza annonaria e la polizia rurale. La disordinata gestione della civica azienda ha provocato nella popolazione un vivissimo malcontento e l’eccitazione degli animi è tale da far temere turbamenti per la pubblica quiete.

«Anche ragioni di ordine pubblico, oltre che la necessità di provvedere senza indugio al riordinamento amministrativo e finanziario della civica azienda, rendono quindi indispensabile lo scioglimento del Consiglio comunale con la conseguente nomina di un Regio commissario, ed a ciò provvede lo schema di decreto che ho l’onore di sottoporre all’Augusta firma della Maestà Vostra.

«Vitt. Emanuele III [..] visti gli articoli 323 e 324 del t.u. della legge comunale e provinciale, approvato con R. d. 4.2.1915 n. 148, nonchè il R.d. 24.9.1923, n. 2074: il consiglio è sciolto [...] il sig. cav. Enrico Sindico è nominato Commissario straordinario con i poteri del R. d. 24.9.1923, n. 2074. Dato a Roma il 24.3.1924. V.E. III re d’Italia- Mussoluni.»

  Il colonnello Sindico non diede buona prova: nel dicembre di quell’anno veniva destituito:

«26.12.1924, risposta a 26.11.1924. - Prefettura di Girgenti n. 600 Gab. - [...] dimissioni presentate dal Colonnello Enrico Sindico [..] la relazione non rappresenta nulla di notevole, anzi [..] non ha provveduto alla formazione del bilancio [..] Giudizio: mediocre.»




15 ) Archivio Centrale dello Stato -  C.P.C. (Casellario Politico Centrale) - Busta 4521.
16 ) Archivio Centrale dello Stato -  Ministero Interno - P.S. - Confino - 1926-43 - Busta  662.
17 ) Cfr.: Calogero Taverna - Il ‘Mutuo Soccorso’ fra storia e cronaca di Racalmuto - ds 1990.
18 ) Il Circolo Unione di Racalmuto ed i suoi folkloristici soci del primo dopo-guerra passano alla storia (letteraria) per l’ironica attenzione che vi rivolse Leonardo Sciascia. Abbiamo citato già le Parrocchie di Regalpetra. Lo scrittore racalmutese non si limitò però a quelle note. “Galleria” - la rivista di Caltanissetta che dirigeva - ospitò Paese con figure (Galleria, I - 1949, 1, pp. 21-24) e Arrivano i nostri (Galleria, anno XIII, n.° 1 - gennaio-febbraio 1963, pag. 8 e segg.:  “don Giuseppe Savatteri .. imbecille detestabile”;  “don Ignazio Grillo .. col suo bastone .. vibrante come una bacchetta di rabdomante ad ogni sotterranea malignità”; il signor Munisteri con una voce “che la mancanza di denti rende come ovattata”; il barone Trupia che “muove le mani leggere come farfalle, a foggiare nell’aria un gran corpo di donna”, sono i galantuomini del Circolo Unione, appena appena velati da nomi di fantasia, ma non tali da non consentire ai più anziani del paese di fornirne ancor oggi i veri dati anagrafici. La beffa di Arrivano i nostri - una manipolazione radiofonica per una falsa notia sulla conquista dell’Italia da parte dei bolscevichi a fine anni ‘50 - è una vicenda realmente accaduta sempre al Circolo dei galantuomini. Il Circolo Unione ha una storia di quasi due secoli. Il suo statutorisale al 1839 come può leggersi nel Notamento dei Così detti Caffè e luoghi di riunione esistente nei vari Comuni di questa Provincia .., Girgenti, 26 agosto 1839, in Archivio di Stato di Palermo, Segreteria di Stato presso il Luogotenente generale, Polizia, vol. 412 (Cfr. Carmelo Vetro - L’associazionismo borghese dell’800: le case di compagnie, in Il Risorgimento - rivista di storia del Risorgimento e di storia contemporanea - Anno XLVI n. 2-3 - Milano 1994 - pag. 301)
19 ) Archivio Centrale dello Stato - Segreteria particolare del Duce “Carteggio Riservato” - Busta n.° 36 - fascicolo 242/r
20 ) Leonardo Sciascia - Le parrocchie di Regapetra - in Opere vol I Bompiani Editore, Milano,  IV Edizione giugno 1990, pag. 29 e segg.
21 ) Eugenio Napoleone Messana - Racalmuto nella storia  della Sicilia - Canicattì 1969, pag. 364 e segg.
22 ) Archivio Centrale dello Stato - Ministero Interno - Amministrazione Civile - Comuni - - Busta n.° 2069.

giovedì 26 aprile 2018


lunedì 1 luglio 2013

Voti e progetto un colpo perfetto - Rifare la fontana.

Francamente mi volevo evitare questo ulteriore cimento ostile contro certi censori locali che si stanno mettendo di nuovo di buzzo buono per mettere le mani sulla fontana della Piazzetta di Racalmuto. Erano già riusciti a promuovere una crociata contro quella che io considero la locale e caratterizzante fontana di trevi di Racalmuto. Sono stati battuti in toto. Ma non ci vogliono stare. Che importa se la volontà popolare quella quarantaduenne fontana vuole e la vuole così. Deve essere distrutta. Perché? perché è brutta dicono loro. Ma se a noi piace? Io che davanti a quella fontana m'arricriu per quella frescura così eccezionale nel torrido dell'estate, quannu vaiu a la putia di ma pà' (un tempo) o di ma frati (ora), contesto codesti contestatori. Vi sono degli ignoranti che dicono che bisogna tornare alla vecchia piazzetta di Ernesto Di Naro. Sono ignoranti. Se davvero si dovesse tornare all'antico, bisognerebbe tornare a li putieddri, bruttissimi e molto collabenti casolari ove c'era l'antichissimo funnacu di mennu e c'era puru un curdaru (quello che faceva corde alla Taverna insomma e proprio da qui nasce la denominazione di cuddraru e l'impiccaggione (mai praticata a Racalmuto - semmai tagliavano testa e mani ma a lu chuanu castieddru come ho documentato per un certo Nalbone), l'impiccaggione proprio non c'entra niente manco se l'avalla Sciascia che quanto a microstoria locale lascia a desiderare.
Quelle putieddri davano fastidio al nuovo arricchito Gammiglieddra (arricchito con l'usura nei confronti dei piccoli imprenditori delle zolfare che così finivano in fallimento e ci rimettevano tutto come un mio nonno materno, il La Rocca).
Succede la grande crisi della fine degli anni venti: quegli altri signorotti (i cui discendenti oggi sono i corifei dell'antimafia racalmutese)  che di soldi ne avevano fatti tanti con la protezione e l'incauto acquisto di bestie della folta schiera degli abigeatori racalmutesi (con ricettacolo in quel delle Anime Sante, e male non ne posso dire visto che mio nonno materno si era fatto piuttosto facoltoso ferrando tutti quei muli proprio là in via Anime Sante) non riescono a darla a bere al rampante ex socialista il cavaliere Benito Mussolini, che se ne fregò della non ambita cittadinanza onoraria racalmutese (non era né Gullotta né Nalbone né Casuccio né non ricordo più come si chiamasse quel troppo alto per me medico del Veneto). Succede che Mussolini non accetta la cittadinanza onoraria racalmutese e destituisce con decreto infamante (se vogliono glielo pubblico) quei signorotti carmelitani da sindaci ed assessori come avvenne un paio di anni fa. Appunto, per mafia.
Solo che il commissario di quel tempo anche se militare in pensione (non prefetto insomma come adesso ma molto simile) fece una mala gestio al palazzo delle ex false Clarisse. Tra l'altro accontentò il Gammiglieddra e distrusse i fatiscenti casolari (putieddri) e nella area di risulta stese una antiestetica piazzetta degradante e male ammattonata.
Si arriva agli anni Settanta. Cambia molto a Racalmuto. I galantuomini (molto decaduti) vengono relegati ad un collabente circolo unione e al loro posto ed anche al posto dei nipotini del locale clero egemone vengono eletti ardimentosi piccoli imprenditori (alla Totu Baiamunti, per intenderci) che con i pochi mezzi di cui disponevano arredano e agghindano la brutta piazzetta con una graziosa fontana naturalmente in cemento armato (chi glieli dava i soldi per comprare marmo di Carrara ed ancora non era in auge Agnello per una fontana iperrealista come quella salata fatta per Sciascia.) Ho sempre visto in quella fontana una dignitosa e ammirevole bandiera di un grande cambiamento





civico a Racalmuto. Fuori i blasfemi del Cavallo Alato, fuori gli schietti maschi della famiglia arcipretale, fuori anche i napoleoni rossi già ultra salmodianti e posto invece per la nuova piccola borghesia racalmutese, per i medici venuti dal popolo, per  gli impiegati (non comunali)  magari per meriti democristiani. Non è il popolo quello che piace a me vetero comunista che avanza ma un passo avanti c'è: la ottocentesca crestomazia aureolatasi da falsa aristocrazia torna nell'anonimato del cicaleccio serotino in via Rapisardi.
La fontana è giustamente e non vistosamente recintata; il cancelletto è piccolo ma vezzoso, non lo definirei "nano". I colombi della signora svizzera vi possono approdare per abbeverarsi senza fanciullesco disturbo. Non c'è pericolo che i bambini possano cederci dentro e farsi male (chi pagherebbe? questi assertori delle fonti aperte alla santa infanzia?).
Si erode un muretto esterno, si pensa per l'imperizia di qualche vetusto guidatore di vecchie macchine. Una volta tanto, gli LSU si adoperano con diligenza e dedizione. Non si limitano a ittari una paddrotta di issu, ma senza spese e aggravi per noi poveri tartassati IMU rifanno un intero arco ricoprendolo di pietra marmorea. Un bel lavoro insomma e con molta maestria. Ovvio che debbono mettere delle protezioni provvisorie in plastica. Apriti cielo. Fotografie. Geremiadi. Una mia amica romana ne resta impressionata. Altro colpo alla vocazione turistica di Racalmuto. Ma che importa bisogna far nascere l'incidente, il falso scandalo in prossimità delle elezioni. Così forse finalmente si viene eletti sindaco. La speranza  è l'ultima a morire.
Tutto qui? No! Mi si frisca che giace in comune un bel progetto per fare una fontana fantasmatica. Se approvato quel progetto, tanti soldi. Non a me cittadino e tartassato naturalmente. Ma al progettista, sì. Voti e progetto, un colpo perfetto.

martedì 5 marzo 2013

Mia vecchia cara Racalmuto, senza devianti infingimenti letterari -Sei nata bella perché ti vogliono falsare?

Ecco come ricostruirei io Racalmuto sotto la Barona, in quello splendido scenario, attorno all'anfiteatro naturale fulcro della futura rievocazione storica e teatrale della veridica nostra cittadina, cacciati via al più presto codesti pretoriani di una ormai Ministra in Gonnella, fatta evaporare da un movimento che prima asordante con frinnico stridore oggi non può più esimersi di essere il nuovo che avanza, migliore e radioso.
Sotto la fondazione i dirupi fermati per le apriche abitazioni degli uomini che hanno fatto grande Racalmuto da quel paio di centinaia di casupole "copertae palearum" che inventariò nel XIV secolo l'arcidiacono Du Mazel, incaricato dal papa di ritorno a Roma dopo l'avventura di Avignone, per una tassazione  volta ad un perdono ecclesiale con ricatto di ottenere da Dio la salvezza dalla esiziale "mala ephitimia".






Ma andiamo a ritroso. Un cewnno alla Racalmuto Medievale:
BORGO ARABO AL TEMPO DEI NORMANNI

di Calogero Taverna

 

Del tutto singolare è l’assoluta assenza di una qualsiasi località chiamata Racalmuto nelle più antiche carte capitolari del vescovato di Agrigento per il periodo che va dal 1092  al 1282. Si suol dire che il silenzio nella storia equivale al nulla. In questo caso, però, si deve ammettere che per un paio di secoli Racalmuto non fu tributario in modo esplicito della potente curia agrigentina, nè ebbe a pagare censi, canoni e livelli agli ingordi canonici del capitolo della asfissiante cattedrale di San Gerlando. Basta scorrerle, quelle carte per rendersi conto di quanto fiscali fossero il prelato e la sua corte agrigentina sin dal tempo in cui Ruggero il Normanno istituì - o si pensò che avesse istituito - quella diocesi affindandola al santo, o santificato, consinguineo di Bretagna: Gregorio, uomo di bell’aspetto e di copiosa dottrina, secondo quel vogliono le cronache.

Non sono tutti originali i documenti più antichi: alcuni sono rifacimenti posteriori al Vescovo Urso (1191-1239), un prelato finito prima prigioniero dei saraceni in una loro storica rivolta, e poi riuscito ad affrancarsi insieme ad una parte dei privilegi, che ci sono stati nel complesso fedelmente conservati. Tra questi spiccano i diplomi che nel diligente studio di Paolo Collura  (P. Collura: Le più antiche carte dell’Archivio Capitolare di Agrigento - Palermo 1961) recano i nn.i 8, 9 e 27 sui quali fu imbastita in tempi imprecisati un’impostura su Racalmuto e sulla sua chiesa di Santa Maria. Lo studio del 1961 dimostra intanto che trattavasi di posti collocabili presso Santa Margherita Belice. Una confusione davvero rimarchevole. E sebbene ciò, i canonici agrigentini, sin da prima del XV secolo, hanno tratto da quel falso un titolo giuridico per una loro pingue prebenda d’origine racalmutese. L’hanno legata alla pretesa fondazione ecclesiale di Santa Margherita, che fu invero una chiesuola sorta molto più tardi, “contigua e comunicante” «colleteralis et coniuncta», con la Chiesa di Santa Maria (stando almeno ai dati della visita di Mons. V. Bonincontro, Vescovo di Agrigento, effettuata  il 20 giugno 1608 [v. Curia Vescovile Agrigento: REGISTRO VISITE 1608-1609 f. 247 e ss.]).

L’incolpevole Pirri, nel 1641,  attribuisce il diploma n. 8 a Racalmuto: ma si sa che si avveleva di notizie di seconda mano perché il netino, data la sua età, non potè che affidarsi a corrispondenti locali e cioè a canonici che avevano libero accesso a quei documenti capitolari tenuti gelosamente custoditi (come del resto avviene tuttora). Sula scia dell’abate di Noto, il nostro Tinebra Martorana giovanilmente riproduce il falso a pag. 57 del testo ripubblicato nel 1982 dando suggello  alla secolare impostura secondo la quale «fu Roberto Malconvenant ad erigere sul nostro territorio la prima chiesa cristiana». Ed aggiunge, falso nel falso:  «la chiesa di S. Margherita vergine corrisponde alla nostra S. Maria di Gesù.»

 I racalmutesi a questa tradizione tengono come si evince dai cartelli pubblicitari che tuttora si ostendono. Si continui pure nelle credenze, purché  in definitiva si sappia che la chiesa di Santa Maria sorse in un periodo almeno di due secoli posteriore alla  pretesa data della sua fondazione: forse si può risalire al 1308 se accreditiamo in tal senso un documento vaticano delle decime avignonesi.

Che il Pirri si riferisse ai documenti contrassegnati dal Collura con i nn. 8 e 9 è fuor di dubbio e che quindi per il contesto di entrambi i diplomi siamo in località che nulla hanno a che vedere con il nostro paese è del tutto incontrovertibile: il falso, però, un elemento di chiarificazione per la storia di Racalmuto ce lo fornisce. Vi è come il paradigma di come sorgevano borghi arabi sotto i normanni nel perimetro della diocesi agrigentina. E Racalmuto - nullo o pressoché inesistente sotto Ruggero il Normanno, tanto che non vi si appuntarono in un primo momento gli appetiti tassaioli dei canonici agrigentini, - potè sorgere, attorno alla metà del XII secolo, sotto la spinta di un signorotto transalpino del tipo dei Malconvenant o per spinta di monaci dell’ordine dei benedettini, come siamo più propensi a credere. Villani o schiavi risultarono certi arabi, più o meno importati; padroni erano invece stranieri non residenti o abbazie distanti.




Le vicende di Racalmuto possono venire ricostruite con amore, con passione, con interesse ma criticamente, spregiudicatamente spazzando via tutti quegli “idola” della ingenua tradizione locale o della mistificante letteratura degli autori paesani. 



E’ una Racalmuto che va vista con occhi critici e razionali. Non può certo avvalorarsi la saga della venuta della Madonna del Monte del 1503,  così come, in buona fede, non può affermarsi che vi siano state tasse  per uzzolo dei Del Carretto con buona pace del “terraggio e terraggiolo” secondo la parabola del pur sommo Leonardo Sciascia. Noi valutiamo piuttosto positivamente la presenza del Del Carretto a Racalmuto. Reputiamo fucina di cultura clero locale, organizzazione parrocchiale, atteggiamenti della fede nel sorgere e nell’abbellimento di chiese, negli insediamenti di conventi, nel diffondersi di confraternite.
Il documento del 1108 che si vuole a base di Santa Maria è abbastanza complesso. Vi si ricava che il Malconvenant ebbe a donare ad un suo consanguineo delle terre con degli schiavi saraceni. Quel parente, un militare in disarmo,  vi costruisce una chiesa. Viene dal vescovo fatto chierico per amministrarla. Le terre di pertinenza sono vaste. Ad accudirle penseranno cinque saraceni i cui nomi astrusi sono:        ALIBITHUMEN, HBEN EL CHASSAR, SELLEM EBLIS, MIRRIARAPIP ABDELCAI, MAIMON BIN CUIDUEN. Scomunica per chi vi attenta; benedizioni per chi ne accresce la ricchezza: ' Si quis - aggiunge il vescovo - vero ecclesiam Sancte Margarite  Agrigentine Ecclesie omnino subiectam circa possessiones eius in aliquo defraudaverit, anathema sit; qui vero eam aut de rebus mobilibus aut immobilibus augmentaverit, gaudia eterne vite cum sanctis peremniter percipiat'


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Postato da Blogger su Contra Omnia Racalmuto il 5/14/2017 11:11:00 PM

martedì 24 aprile 2018

Estraneo a questo eletto Circolo mi permetto di dissentire in toto. E' apodittico errato e miope dire che la politica del PD è stata sbagliata, antipopolare e suicida. Il PD di Renzi ci ha fatto traghettare piuttosto indenni dalla crisi del 2011 procurataci (anche) dalla criminale politica creditizia americana. (derivati, finanza creativa e titoli taroccati espressioni vacue di debiti rigonfiati da debiti rigonfianti a dismisura da uno stabile da pagare a rate). M5S rappresenta una rivolta morale del sud mentre lega è la rivolta morale del nord. Due rivolte inconciliabili rappresentano un Nord che vorrebbe strozzarci a noi del Sud e 5stelle una contrapposizione che fa risorgere la nota Questione Meridionale. Riusciranno queste due rivolte morali a governarci in armonia o invece vi sara un conflitto insanabile che chissà dove ci porterà specie nella difesa dell'Ottobre del 2019 quando qualcuno (pare un Teutonico) prenderà il posto di Draghi. La Politica non è religione, non è filosofia, non è morale, è ECONOMIA. come dire economia politica che poi si traduce in politica economica.

lunedì 23 aprile 2018

Don Illuminato Grillo figlio di Antonio Grillo e Alessi eccolo nel 1822 a 11 anni. Abitava nel quartiere di San Giuliano. Vedi n.° 1136.

1039 MULE' GRAZIA MOGLIE
QUARTIERE S. GIULIANO STRADA DELLI ANCELLI
1040 MULE' CALOGERO
1041 MULE' CARMELA MOGLIE
1042 MULE' ANGELO F.O 20
1043 MULE' ANTONINO F.O 16
1044 MULE' ROSALIA F.A 24
1045 D'AMICO LUIGI F.O D'AMICO
1046 MONTAGNA GIUSEPPE
1047 MONTAGNA GIUSEPPA MOGLIE
1048 MONTAGNA MARIA F.A 9
1049 MONTAGNA CALOGERA F.A 7
1050 MONTAGNA RAFFAELA F.A 3
1051 BURRUANO CASSERINO NICOLO'
1052 BURRUANO CASSERINO DIEGA MOGLIE
1053 BURRUANO CASSERINO DOROTEA F.A 13
1054 BURRUANO CASSERINO MARIA F.A 11
1055 BURRUANO CASSERINO CALOGERA F.A 8
1056 BURRUANO CASSERINO GIUSEPPE ELIA F.O 5
1057 BURRUANO CASSERINO CARMELA F.A 2
1058 ALAIMO AMMAZZALUPO CALOGERO
1059 ALAIMO AMMAZZALUPO GIUSEPPA MOGLIE
1060 FALLETTA CARAVASSO ANGELO
1061 FALLETTA CARAVASSO ANNA MOGLIE
1062 FALLETTA CARAVASSO CARMELA F.A 8
1063 FALLETTA CARAVASSO SALVADORE F.O 5
1064 FALLETTA CARAVASSO ROSALIA F.A 2
1065 CASTILLUZZO NICOLO' LIBERO
1066 FARRAUTO ANGELO
1067 FARRAUTO GIOVANNA MOGLIE
1068 FARRAUTO FRANCESCA F.A 9
1069 FARRAUTO CALOGERA F.A 1
1070 LAURICELLA PIETRO DI MICHELANGELO
1071 LAURICELLA SANTA MOGLIE
1072 LAURICELLA TERESA F.A 11
1073 LAURICELLA GIUSEPPE ELIA F.O 9
1074 LAURICELLA CALOGERA F.A 7
1075 LAURICELLA FRANCESCO F.O 4
1076 LAURICELLA ANNA F.A 4
1077 PUNELLO IGNAZIA LIBERA
1078 GIRBESA FRANCESCA VEDOVA
1079 GIRBESA CALOGERO F.O 11
1080 GIRBESA PAOLO F.O 5
1081 LICATA CALOGERO VENANZIO
1082 LICATA GIUSEPPA MOGLIE
1083 LICATA ROSA F.A 14
1084 LICATA FRANCESCA F.A 7
1085 LICATA SALVADRICE F.A 4
1086 PIAZZA (DI) NICOLO'
1087 PIAZZA (DI) GIROLAMA MOGLIE
1088 PIAZZA (DI) RAFFAELE F.O 3
1089 PATTI (DI) VINCENZA VEDOVA
1090 PATTI (DI) FRANCESCA F.A 10
1091 PATTI (DI) CARMINA F.A 6
1092 PATTI (DI) ROSA F.A 3
1093 RANDAZZO SANTO
1094 RANDAZZO CROCIFISSA MOGLIE
1095 RANDAZZO TERESA F.A 11
1096 RANDAZZO CARMINA F.A 4
1097 RIMI E PUNELLO GIUSEPPA VEDOVA
1098 RIMI E PUNELLO FRANCESCO MAGG. F.O 26
1099 RIMI E PUNELLO FRANCESCO MIN. F.O 21
1100 RIMI E PUNELLO CARLO F.O 15
1101 SCIARROTTA GIUSEPPE MASTRO
1102 SCIARROTTA ANNA MOGLIE
1103 SCIARROTTA CARMELA F.A 13
1104 SCIARROTTA MARIA F.A 10
1105 SCIARROTTA ANTONINO F.O 8
1106 SCIARROTTA GRAZIA F.A 4
1107 SCIARROTTA PASQUA F.A 2
1108 GIANGRECO SEIDITA NICOLO'
1109 GIANGRECO SEIDITA FILIPPA MOGLIE
1110 GIANGRECO SEIDITA GIUSEPPE F.O 22
1111 GIANGRECO SEIDITA GIACOMO F.O 18
1112 GIANGRECO SEIDITA ANTONINO F.O 14
1113 GIANGRECO SEIDITA SALVADORE F.O 9
1114 LO SARDO RAFFAELE D'ANTONIO
1115 LO SARDO STEFANA MOGLIE
1116 LO SARDO DIEGO F.O 16
1117 LO SARDO CALOGERA F.A 10
1118 LO SARDO ROSARIO F.O 11
1119 LO SARDO GIUSEPPE F.O 8
1120 LO SARDO MARIA F.A 3
1121 MORREALE FRANCESCO
1122 MORREALE M. ANNA MOGLIE
1123 MORREALE CALOGERO F.O 14
1124 MORREALE FEDELA F.A 11
1125 MORREALE CROSTOFARO F.O 13
1126 MORREALE GIUSEPPE F.O 3
1127 MORREALE CALOGERO F.O 1
1128 VISCUGLIA GIUSEPPE
1129 VISCUGLIA MARIA MOGLIE
1130 VISCUGLIA GIUSEPPE F.O 12
1131 VISCUGLIA ANTONINA F.A 9
1132 VISCUGLIA FRANCESCO F.O 7
1133 VISCUGLIA M.ROSA F.A 4
1134 VISCUGLIA GRAZIA F.A 2
1135 GRILLO ED ALESSI ANTONINO DON
1136 GRILLO ED ALESSI ILLUMINATO F.O 11
1137 ANGELA FAMOLA
1138 RITA FAMOLA
1139 AMATO (D') GIUSEPPE
1140 AMATO (D') MARIA MOGLIE
1141 AMATO (D') MARIA F.A 17
1142 AMATO (D') GIUSEPPE F.O 7
1143 AMATO (D') GIACOMO F.O 3
QUARTIERE E STRADA DI M: NICOLO' PICONE DI PASQUALE
1144 ARRIGO VINCENZA VEDOVA
1145 ARRIGO PAOLA F.O 12
1146 ARRIGO CALOGERO F.O 11
1147 ARRIGO CALOGERO MIN. F.O 9
1148 PICONE GIUSEPPE DI NICOLO' MASTRO
1149 PICONE M. GIUSEPPE MOGLIE
1150 PICONE NICOLO' MASTRO
1151 PICONE SABINA MOGLIE
1152 PICONE PASQUALE F.O 28 MASTRO
1153 PICONE GIUSEPPA F.A 21
1154 PICONE DOMENICA F.A 16
1155 SCIBETTA E GIGLIA CONCETTA VEDOVA
1156 SCIBETTA E GIGLIA STEFANO F.O 20
1157 SCIBETTA E GIGLIA GIUSEPPE F.O 17
1158 MARCHESE VINCENZO
1159 MARCHESE GENOVEFFA MOGLIE
1160 MARCHESE ROSALIA F.A 3
1161 MARCHESE LUIGI F.A 1
1162 TRAVALI CALOGERA VEDOVA


QUARTIERE DI D. GIAMBATTISTA ALFERI