Contra Omnia Racalmuto

...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.

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giovedì 21 febbraio 2013

ECCO PERCHE' VOTARE PER L'ON. MILIOTO


L’on. Vincenzo   Milioto già deputato nazionale per un partito socialista che era risorto dalla grandissima crisi craxiana, lasciò il suo grande amico e compagno di lotte politiche De Michelis per una responsabile  disgregazione a fianco di Bobo Caxi: ciò gli costò la rielezione nel Parlamento, cosa indubbia se restava con l’ala fiancheggiatrice di Berlusconi.

Ritorna nell’agone politico nazionale con questa coraggiosa candidatura al consiglio regionale del Lazio. Concorre con il partito socialista collegato con Zingaretti nel collegio della Provincia di Roma.

Uomo sagace e tenace, a suo modo di indefettibile fede socialista, gli va tributato questo empito ideale, di grande apertura per la giustizia sociale, di lotta per la redenzione dei deboli, per l’ascesa dei ceti umili, per l’affermazione dei valori dell’equità, della indiscriminazione,  persino per scelte libertarie che sono i tratti più nobili del socialismo nenniano.

Iniziò a Racalmuto, in momenti di transizione da un regime di ottusa sopraffazione del locale clericalismo clientelare e familiare  al risveglio delle classi emarginate di un paese contadino e minerario: Fu artefice del loro ingresso in quelle che allora si chiamavano stanze dei bottoni (naturalmente limitate alle vicende di un piccolo paese già noto per l’ambientazione in quella plaga dell’agrigentino delle Parrocchie di Ragalpetra di Sciascia).

Fu vincente; resse la cosa pubblica comunale per anni.  Passò alla Provincia e Racalmuto ebbe dignità e spinte nel progresso e nella crescita anche economica. Poi la vicenda parlamentare.

L’On. Milioto è anche apprezzato cardiologo e quindi bene addentro nella purtroppo infelice stagione della crisi sanitaria.

Questo gli permetterebbe in Regione di dare un apporto di prim’ordine, competente ed illuminato. E Dio sa quanto questo sia indispensabile in una disastrata regione come il Lazio, in tema di mala sanità.

Va aggiunto che l’on. Milioto, pur potendo anche lui prosperare con la casta, ne è totalmente immune. Onesto e probo, magari solo un tantinello fanatico, ma ciò non guasta e per quanto mi riguarda non disturba pur essendo io di diversa sponda politica, naturalmente molto a sinistra dell’on. Milioto.

Tanto non mi impedisce di caleggiare un voto, qui in provincia di Roma,


 per l’On. Vincenzo Milioto in lista con il partito socialista italiano collegato con ZINGARETTI
Pubblicato da Lillo Taverna alle 12:25 1 commento:
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Etichette: Partito Socialista Italiano, Racalmuto, Vincenzo Milioto, Zingaretti

martedì 19 febbraio 2013

Giocati dalle innovazioni legislative e finanziarie

Il presente articolo di Lillo Mendola, da me passato per e-mail ad un ispettore superiore della Banca d'Italia ora in pensione ma consulente apprezzatissimo di grandi banche nazionali, è stato particolarmente apprezzato. Mi ha telefonato appositamente per congratularsi per la lucidità, la compostezza, la competenza e la chiarezza esplicativa dell'articolo. Rigiro i rallegramenti con vera gioia all'Autore, a Lillo Mendola.


Grazie alla facilità di contatto offerti dal World Wide Web, è possibile, per chi è lontano dalla propria terra di origine, conoscere e partecipare agli eventi che attanagliano o fanno gioire una comunità a cui ti senti profondamente legato.
Grazie alla Rete si ha  la possibilità di rivedere  ed interagire con  vecchi amici dimenticati, conoscerne di nuovi ed apprezzare come le  generazioni precedenti alla tua continuano ad amare, in maniera disinteressata ,le vicende del paese e come le nuove generazioni interagiscono con il resto del mondo.
Inevitabilmente ,nel quotidiano “collegarsi “ ,si  resta coinvolti dalle problematiche che vi si sviluppano ed il dibattito conseguente alla loro risoluzione.

Racalmuto ,per certi versi è legato indissolubilmente con il paese limitrofo Grotte ed al di là dei reciproci sfottò calcistici e di confronto amministrativo entrambi sono oggetto di monitoraggio dal giornale locale Malgrado Tutto il cui Direttore editoriale è originario di Grotte  e dai Blog locali che ne alimentano il dibattito culturale e politico amministrativo. Si è sempre parlato di riunire i due paesi per l’estrema vicinanza dei territori ma vuoi per motivi campanilistici vuoi per la contrastante valutazione  di costi/ benefici  rimangono realtà amministrative a sé  stanti anche se v’è una continua osmosi con una forte compenetrazione di idee, atteggiamenti, esperienze fra gli abitanti.
Nel blog che mi ospita, Contra Omnia Racalmuto , sono stati sviscerati i problemi che dal 2010 hanno contraddistinto la vita politica e amministrativa del paese. Il fatto più eclatante,che ha  avuto una certa rilevanza nazionale ,per essere  il paese di origine dello scrittore  Leonardo Sciascia ed  anche per gli effetti che ha prodotto successivamente, è stato il poco soppesato  scioglimento del consiglio comunale per  infiltrazioni mafiose.
Non che Racalmuto  sia stato esente degli effetti perversi della violenza mafiosa, negli anni  90 ,come tanti paesi dell’agrigentino,  è stato coinvolto nella guerra di mafia con  una sanguinosa faida tra i cosiddetti “stiddari” ed i  “pungiuti” da Cosa Nostra ed a  farne le spese sono state anche delle vittime  innocenti.
Forse in quel periodo sarebbe stato più giustificata una più determinata azione  per far “sentire” la presenza dello Stato .
Il commissariamento del Comune di Racalmuto,alla luce delle risultanze successive, sembrerebbe fatto più per motivi  di  buona condotta  amministrativa ,con l’equilibrio dei conti , che  per “ripulirlo” da elementi mafiosi. Il risultato è stato un continuo inasprimento di tasse e tributi locali e  con esso gli animi dei suoi abitanti già stressati e stremati dalla crisi in generale e proseguiti con gli interventi riparatori di bilancio .
L’aumento dell’ICI /IMU al massimo della tariffa consentita, è stato  giustificato dai commissari  con la necessità di mantenere i posti di lavoro,a tempo determinato ma nei fatti rinnovato alla scadenza, nell’esuberante organico comunale formatosi ,come spesso accade in Italia ,più dal ricorso a  logiche clientelari che da necessità di pianta organica del personale.
Giocoforza, per non far restare senza mezzi di sostentamento svariate famiglie, lu’ racarmutisi   ha acconsentito,suo malgrado, all’aumento.
Successivamente,si è scelto di fare cassa, con l’innalzamento della tassa sull’immondizia (Tarsu) “esternalizzata” come servizio di raccolta e riscossione della stessa ad una società mista formata da un consorzio di comuni della provincia .
Tutto ciò è stato sviscerato nel dibattito della classe politica locale e l’opinione pubblica sempre più presente attraverso gli svariati strumenti di comunicazione tecnologica  quali i vari blog e social media  cittadini e giornale on line.
Quello che più preme far notare è come  le novità o meglio “l’innovazione”  possa creare  problemi non di poco conto nel quieto vivere dei cittadini.
Mentre a Racalmuto la fonte di tante preoccupazioni proviene , per  così dire ,da  una innovazione di tipo legislativo, quale l’esternalizzazione di un servizio, gestito in economia fino ad un certo momento con relativa soddisfazione e costi contenuti  al subentro della  novità invece ,si verifica l’aggravio sproporzionato di costi cui  non corrisponde un servizio adeguato.
A Grotte parimenti, la fonte di preoccupazione dei suoi abitanti , sembrerebbe provenire da un’innovazione di tipo finanziario,ovvero da un “contratto di finanza derivata “ ed è su questa che vorrei porre l’attenzione.
Nel giornale on line delle due comunità, Malgrado Tutto, mi colpisce un titolo :
Grotte, il Comune gioca in Borsa.  Ma perde
Essendo per esperienza personale e professionale non proprio a digiuno di cose finanziarie, il primo pensiero che mi sovviene è : – guarda un po’ che differenza mentre il Comune di Racalmuto è in sofferenza, il cugino Comune di Grotte “gioca”.
Immagino i suoi  impiegati comunali concentrati sui “monitor” ad aprire e chiudere posizioni in azioni, obbligazioni ,valute ed a fine giornata tirare le somme della forsennata movimentazione finanziaria.
E’ solo un momento, la lettura dell’articolo vanifica l’immagine, Grotte “precipita nel buco dei derivati” ..nel 2005 il Comune si impegnò ad acquistare dalla Banca Nazionale del Lavoro derivati per due milioni di euro. Ma quello che allora sembrava un “investimento”(il virgolettato è mio ) redditizio - anche se vietato dal regolamento del ministero dell’Economia – si è rivelato un disastro. Caspita vuoi vedere che se Racalmuto piange, Grotte non ride.
Ironia a parte dopo tutta una serie di luoghi comuni sui derivati, per la verità amplificate dai media per i vari  scandali internazionali di banche e finanziarie che stanno caratterizzando i nostri giorni,anche un piccolo paese come Grotte incappa nella sottoscrizione di un  prodotto strutturato di finanza derivata.
In una recente intervista televisiva Alessandro Profumo ,Presidente del Monte dei Paschi di Siena,alla domanda della conduttrice cosa ne pensasse dei derivati li ha paragonati ad un medicinale: può far bene e può far male , quindi da prendere sotto prescrizione  medica .
Il famoso “manager”  già amministratore delegato di Unicredit credo abbia ripreso la definizione dalla prof.ssa Nicole El karoui  matematico famosa per aver ideato un master dove si formano gli analisti quantitativi cosiddetti “Quants” che gestiscono a Londra e New York tali prodotti :-  sono come un farmaco, a piccole dosi è efficace, un uso eccessivo può essere catastrofico – ebbe a dire in una recente intervista.
I derivati ultimamente sono diventati il capro espiatorio della crisi finanziaria ,mentre sono solo dei prodotti capaci di assicurare una copertura contro i rischi di un investimento  finanziario, i problemi sorgono nel momento in cui si utilizzano  quale strumento di speculazione.
Ma chi è stato il medico che l’ha prescritto? E per combattere quale malattia?

Fuor di metafora, l’utilizzo degli strumenti derivati da parte degli enti territoriali trae origine dal decentramento amministrativo e dalla riforma del titolo V della Costituzione nonché dall’eliminazione del regime di monopolio della  Cassa Depositi e Prestiti  nell’erogazione del credito.
Tutto ciò ha spinto verso un aumento dell’autonomia finanziaria delle amministrazioni territoriali  anche in considerazione della politica di contenimento della spesa a livello centrale ,che  ha comportato la necessità per questi enti di reperire nuove risorse esterne per il finanziamento delle proprie spese.
Questo mutamento di scenario,caratterizzato dal sempre maggior utilizzo di strumenti di raccolta del denaro quali mutui passivi e prestiti obbligazionari, ha fatto sì che subentrasse  una logica di gestione attiva del debito, da qui l’utilizzazione di strumenti di finanza c.d. innovativa, quali appunto i contratti derivati.
Il ricorso all’indebitamento da parte degli enti locali trova regolamentazione nell’art. 202 del TestoUnico sugli Enti Locali, D. Lgs. n. 267 del 2000 (c.d. T.U.E.L.), il quale  prevede che “il ricorso all’indebitamento da parte degli enti locali è ammesso esclusivamente nelle forme previste dalle leggi vigenti in materia e per la realizzazione degli investimenti”, fissando  il principio generale in base al quale l’indebitamento di tali enti può essere destinato a finanziare solo spese in conto capitale e non spese correnti, possono cioè ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese d’investimento.
Il quadro di riferimento normativo che regolamenta l’accesso ai mercati ed alle operazioni in derivati è il D.M. 1 dicembre 2003, n. 389, attuativo dell’art. 41, comma 1 della leggen. 448 del 2001 (finanziaria per il 2002) dove si  a stabilisce che gli enti locali  “possono emettere titoli obbligazionari e  in via del tutto innovativa ,   prevede  l’utilizzo di strumenti finanziari derivati .
Nello specifico, il derivato stipulato dal Comune di Grotte, come si evince dalla delibera n.119 del 2010 è del tipo I.R.S. “Interest Rate Swap”con Purple Collar  prodotto confezionato dall’intermediario che ne ha proposto la sottoscrizione,in questo caso,  la BNL spa Gruppo BNP Paribas , che ha avuto il duplice ruolo di controparte e consulente quindi con un  possibile conflitto d’interesse.
La motivazione della sottoscrizione era quella di avvalersi dello strumento derivato “per approfittare della possibilità di revisione dell’onere complessivo del debito”  attraverso “la ristrutturazione dell’indebitamento” e con “le finalità di contenimento degli oneri finanziari sull’indebitamento a medio termine dell’Ente calcolando un nozionale che alla data originaria (11.07.2005) ammontava a euro 2.153.138,82.”
Nulla si dice delle condizioni, tassi e durata, del mutuo che ha originato l’indebitamento , per cui si è deciso di ricorrere allo strumento derivato per centrare l’obiettivo di ristrutturazione del debito e la riduzione degli oneri finanziari ,necessario per poter fare un confronto sulla “convenienza economica” della sottoscrizione .
La delibera c’informa che lo swap ha previsto un “Up Front” di 21.500 euro ed è “decrescente secondo un piano di ammortamento, fino alla scadenza che è fissata per il 31.12.2023 “ . Inoltre alla data del 30.06.2010  ha prodotto “ differenziali  positivi "per euro 48.477,64 (comprensivo di up front )  e "differenziali negativi" per euro 76.691,82,la  somma algebrica è  un risultato negativo per euro 28.214,18.
Infine il contratto prevede l’estinzione anticipata,la Banca, per un valore residuo del debito al 06.09.2010, pari ad euro 1.411.572,92, la quantifica in 21.100 euro negativa per l’Ente che sommati al risultato algebrico dei differenziali precedenti porterebbero per così dire, il “danno derivato” dalla sottoscrizione dell’IRS, a 49.314,18 euro.
Nella stessa delibera si precisa che la Giunta Municipale, prende atto che “da una analisi dei principali indicatori di mercato e dall’andamento del mark to market relativo al contratto di finanza derivata in essere,si evince che le condizioni di mercato sono estremamente favorevoli all’estinzione anticipata del contratto I.R.S. fermo restando che le condizioni potrebbero subire delle rapide modifiche sui mercati dei capitali.” Non viene specificato se la disamina delle condizioni e  analisi del mercato viene prospettata dalla Banca o dai Revisori dei Conti che pure risultano presenti alla seduta,a noi l’estinzione del contratto sembrerebbe suggerita dalle più stringenti norme  in tema di redazione dei bilanci pubblici e limitazione dei rischi degli strumenti finanziari regolamentati successivamente con la leggefinanziaria 2008 legge n.244 del 24 dicembre 2oo7 prima e leggefinanziaria 2009,con la legge n.203 art.3  poi.  
Cerchiamo di capire,nonostante le scarne notizie, in che cosa consiste il derivato in questione , che tipo di operazione ha effettuato il Comune di Grotte e se ha centrato gli obbiettivi che si proponeva.
Il contratto stipulato dal Comune è del tipo “Interest Rate Swap” ed è detto “derivato” in quanto deriva da variabili esterne il cui andamento non è prevedibile al momento della sottoscrizione.
Si tratta ,come si evince dalla traduzione letterale, di scambio dei flussi di tassi d’interesse, più specificatamente è un “contratto derivato mediante il quale le parti si impegnano a versare e a riscuotere a date prestabilite degli importi determinati in base al differenziale di tassi d’interesse diversi.”
Lo swap, in sostanza, è un contratto in base al quale le parti si scambiano, a scadenze prestabilite,somme di denaro calcolate applicando ad un medesimo importo di riferimento ( il nozionale) due diversi parametri che possono riguardare tassi d’interesse, tassi di cambio, indice di mercati .
Il nozionale ,nello swap  è ,quindi, un  certo ammontare di capitale fittizio su  cui le parti si impegnano a pagare o riscuotere il differenziale di tassi d’interesse.
Quando il nozionale non rimane costante nel tempo ma si ammortizza,seguendo per esempio  l’ammortamento del mutuo in riferimento al quale  lo strumento finanziario svolge funzione di copertura, viene detto di tipo  amortizing  e si contrappone al tipo bullet  che si ha quando l’importo nozionale di riferimento rimane costante nel tempo,cioè sempre uguale fino alla scadenza.
L’up front è un anticipo su una parte dei pagamenti che l’intermediario dovrà effettuare al cliente ,in cambio di basi di partenza a lui più favorevoli rispetto alle normali condizioni di mercato ed  in forza del contratto derivato concluso.
Con l’I.R.S.( interest rate swap) quindi  due parti si scambiano flussi di interessi collegati ai principali parametri del mercato finanziario e calcolati su un importo sottostante (nozionale).


Un soggetto indebitato ad un tasso d’interesse fisso può sostituire lo stesso con un tasso variabile ,la stessa operazione può essere effettuata all’inverso,nel senso che un soggetto indebitato con un tasso variabile può,in virtù del contratto,sostituirlo con uno a tasso fisso.

Per ridurre  la rischiosità di tale operazione, le parti possono accordarsi e  stabilire dei limiti massimi e minimi, al di sopra (cap)  od al di sotto (floor) dei quali il tasso variabile non potrà andare.
Il cap rappresenta una garanzia per il soggetto che si obbliga a corrispondere il  tasso variabile, in quanto può stabilire che se il tasso di riferimento per esempio l‘Euribor supererà un determinato tetto comunque non pagherà più del cap.
Specularmente il floor rappresenta una garanzia per il soggetto che percepisce il tasso variabile, in quanto può stabilire che se il tasso di riferimento (Euribor)scende al di sotto del tasso soglia,comunque percepirà almeno il floor.
L’opzione collar è una combinazione delle due opzioni e prevede che il tasso variabile  pagato dal soggetto obbligato non possa superare un tetto massimo o scendere al di sotto di una soglia minima, più precisamente un interest rate collar implica l’acquisto di un cap e la contestuale vendita del floor con differenti tassi fissati dal contratto (c.d. strike rate).
L’effetto finale è quindi quello di limitare i tassi entro una banda di oscillazione determinata dai tassi  fissati dal contratto.
Ma qual è  lo spirito e l’utilità di questa operazione.
Queste operazioni finanziarie sono state sviluppate per offrire la possibilità, a chi le sottoscrive, di tutelarsi da eventuali rischi di variazione dei tassi, oppure per speculare sulla riduzione o sull’incremento di un certo tasso nel tempo.
Nel caso del Comune di Grotte lo spirito era quello di tutelarsi da eventuali incrementi dei tassi, al fine di contenere gli oneri finanziari, come  dichiarato nella Delibera della Giunta Municipale  n. 52 del 23/06/2005 , con la quale è stato dato incarico al Responsabile Finanziario dell’Ente di sottoscrivere il contratto.
Quindi, l’Ente , che aveva nel 2005 circa 2.100.000 euro di mutui da rimborsare, voleva tutelarsi affinché un incremento dei tassi non comportasse un costo maggiore.
Nel mese di giugno del 2005 ha  stipulato un contratto che prevedeva  di pagare alla Banca BNL  un tasso variabile contro il riconoscimento (incasso) da parte di questa di un tasso fisso.
In poche parole avrebbe trasformato il tasso da fisso a variabile, esponendo l’Ente al rischio di incremento dei tassi. E’ proprio l’esatto contrario di quanto aveva intenzione di fare, o almeno di quanto aveva scritto di voler fare.
Non credo che il Comune abbia voluto “scommettere” sulla riduzione dei tassi o speculare sui  differenziali tra gli interessi da pagare e quelli da riscuotere.
E’ verosimile che i responsabili dei servizi finanziari del Comune  si siano fatti attrarre dall’anticipazione della Banca ( 21.500 euro) non avendo ben compreso che la stessa  è stata data per il maggior rischio che il Comune si accollava. Certo l’eventuale  danno economico sopportato dal Comune dovrebbe  essere confrontato con l’esborso in conto interessi che l’Ente era tenuto a pagare con il mutuo non sottoposto a swap, per poter dire che il Comune abbia perso. 
Non voglio pensare che gli amministratori,per quanto possano essere bravi o fortunati,sarebbero stati  in grado di speculare sulle previsioni dei tassi per i successivi 18 anni, tanti erano gli anni della  durata del contratto (scadenza 31/12/2023). 
Può andar bene, ma può anche andar male, e molto. 
Anche perché tali attività speculative non rientrano assolutamente negli scopi istituzionali dei Comuni.
Le domande finali formulate dall’autore  dell’articolo di Malgrado Tutto , Paolo Terrana , sono molto pertinenti e dovrebbero ricevere delle chiare e circostanziate risposte.  

Lillo Mendola                                                             

Pubblicato da Lillo Taverna alle 01:38 Nessun commento:
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sabato 5 gennaio 2013

“STORIA RELIGIOSA DI RACALMUTO” Studi e ricerche

mercoledì 3 luglio 2013

La Racalmuto genuina nei libri di morte della Matrice (inzizio dell'indizione 1694-agosto 1695).


Calogero Taverna
pochi secondi fa ·

  • Secondo Baiamonte io possederei un archivio meramente fantomatico; insomma avrei un bel nulla. Oggi ho voglia di dimostrare il contrario. Mi si dice che per la quarta o quinta volta si stia mettendo mano (competente?) nell'archivio parrocchiale della Matrice. Questo è un archivio cui ho dedicato quasi un quarantennio di mie personali e non condivise ricerche. Trascrivo qui un piccolo stralcio dell'esodo di questa terra dei racalmutesi nel primo trimestre della annata agricola settembre 1694-agosto 1695. Riporto: data cognome nome paternità o parentela maternità età chiesa della sepoltura sacerdote officiante il rito funebre e le eventuali note che si rinvengono in quei preziosissimi registri che dopo secoli di conservazione da parte di diligentissimi sacerdoti archivisti non vadano dispersi per l'imprevidenza dei novelli custodi in abito talare.

    MORTI 1694 1707


    N.RO DATA NOME PATERNITA' O PARENTELA MATERNITA COGNOME TITOLO ETA' MESI GIORNI CHIESA SEPOLTURA SACERDOTE NOTE


    1 14.09.1694 GIOVANNA ANTONINO NICOLA GUELI 14 MATRICE
    2 18.09.1694 MARCO CALOGERO POTENZIANA RIZZO 7 MATRICE
    3 19.09.1694 MARIA GIUSEPPE FILIPPA LO BRUTTO 7 MONTE
    4 19.09.1694 ANNA MARIA PAOLINO SANTA NICASTRO di 3 CONGREGAZIONE TAU
    5 05.10.1694 IGNAZIO GIOACCHINO LEONORA PILATO 19 MATRICE
    6 05.10.1695 ANTONIA UXOR MATTHEI OLIVERI 70 TAU CONGREGAZIONE CASTROGIOVANNI VINCENZO 
  •  

  •  7 09.10.1694 ELISABETTA UXOR Q. LUCIANI FARRAUTO A. LA CITIZA 60 MONTE CASTROGIOVANNI VINCENZO
    8 10.10.1694 LEONORA UXOR Q.GERLANDI MESSINA 60 MATRICE CASTROGIOVANNI VINCENZO
    9 10.10.1694 GIUSEPPE BARTOLO ROSALIA TROISI 24 MONTE ACQUISTA SANTO
    10 12.10.1694 VINCENZA ANTONINI Q. GERLANDA CAPIZZI TEZIARIA S. DOMENICO 45 S. MARIA IMPROVVISA MORTE
    11 14.10.1694 SANTA VINCENZO ANNA LA LATTUCA 18 S. FRANCESCO SFERRAZZA SALVATORE CAPPELLANO GRATIS PRO DEO
    12 15.10.1694 ANGELA NICOLO' CATERINA TROISI 4 S. MICHELE ARCANGELO
    13 23.10.1694 ANNA MARIA GIUSEPPE MARIA CURTO 1 MATRICE
    14 24.10.1694 RAIMONDO NATALE CATERINA CALAMERA 5 MATRICE
    15 28.10.1694 ONOFRIA NICOLO' GERLANDA MARTURANA CIUCIA 1 S. GIULIANO
    16 30.10.1694 ANNA MARIA GIROLAMO GAETANA CASTROGIOVANNI MASTRO 4 TAU CONGR.
    17 2.11.1694 FRANCESCA UXOR Q. VINCENTII BARBERI A. SURCILLO 64 MATRICE CASTROGIOVANNE VINCENZO CAPPELLANO
    18 2.11.1694 ISIDORA CRISTOFORO MARIA CASTRONOVO 2 MATRICE
    19 11.11.1694 VINCENZO FILIPPO MARIA BURZELLINO VUSCALAVITA 3 MONTE
    20 19.11.1694 ANTONINA UXOR Q. SIMONIS FALLETTA CARAVASSO 62 MATRICE CASTROGIOVANNE VINCENZO CAPPELLANO
    21 24.11.1694 ANNA VINCENZO GIOVANNA COLLURA 3 MONTE
    22 3.11.1694 GIOVANNA UXOR Q. MARIANI MULE' A. LO MONACO 65 MATRICE CASTROGIOVANNE VINCENZO CAPPELLANO GRATIS PRO DEO
    23 7.12.1694 NICOLO' CARLO VINCENZA MULE' FRACANZILLO 1 MONTE
    24 8.12.1694 VINCENZO Q. IACOBI VIR SANCTE MULE' 73 MONTE CASTROGIOVANNE VINCENZO CAPPELLANO
    25 17.12.1694 ELISABETTA DOMENICO FILIPPA SANCALOGIARO LAURICELLA 16 MATRICE CASTROGIOVANNE VINCENZO CAPPELLANO
    26 18.12.1694 LUCIA ANTONIA GASPARE ANNA DILIBERTO 4 S.ANNA DENOMINATA TAU
    27 20.12.1694 ANGELA GAETANO DIEGA GULPI 4 S. GIULIANO
Pubblicato da Lillo Taverna alle 10:11 Nessun commento:
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Etichette: Racalmuto

domenica 11 novembre 2012

E’ tempo di “mea culpa”, basta con “tua culpa”.

Di questi tempi, in una Racalmuto con seri problemi, mi tocca qui a Roma di sentir ciance, pettegolezzi, sussurri, blasfemie, insulsaggini. Sono quasi sempre i moralismi della bassa cultura dei sotto scala del politicume paesano (specie quello qualunquistico che accusa tutto e tutti, dimentico delle proprie scelleratezze, come se gli altri non sapessero, non giudicassero, non condannassero). Ce n’è anche per me che da sessant’anni sto lontano che so? A Roma, a Modena, a Messina, e poi di nuovo a Roma e soprattutto girovago per il Nord Italia, scansando la Sicilia per evitare vendette e minacce trasversali? Non sono un eroe ma credo di non avere colpe oltre l’umano limite. Il mio “asino ragliante” la pensa diversamente ma si guarda bene dal palesarsi.
Una cosa è certa: non sono un “delatore”. Denuncio, se posso fatti e soprattutto misfatti ma non ho mai fatto nomi e le mie denunce sono alla luce del sole . Il termine “delatore” mio poco caro “asino ragliante” non ci azzecca direbbe il capo dell’ IDV cui prima qualcuno si aggregava ed ora lo danna alla gogna (a mio avviso fondatamente). Hai poco “mio asino ragliante” di voler fare il “conciliatore” ; l’invito al “volemose tutti bene” è ipocrita ed autoreferenziato. Arriva il giorno del giudizio. E non c’è solo il giudizio penale, c’è anche quello amministrativo di chi persegue il danno “erariale”. E manco ti puoi querelare perché sei “anonimo”.
Già debordo io. Ma non ho mai detto a nessuno che sono perfetto: in questo son tutt’altro che racalmutese. O meglio il “racalmutese” del sottoscala culturale. Purtroppo a Racalmuto si legge poco e si presceglie solo il “vacuo”. La rivista patinata di moda il quotidiano sportivo. Magari il romanzetto che invita ad andare “là dove ti porta il cuore”. Tutti amano Sciascia: ma quanti a Racalmuto l’hanno letto. Aggiungo io, per fortuna. Guarda che invito al sonno dei docenti che formulava. L’ho pubblicato nel mio vecchio FB (oggi messo al silenzio per sette giorni senza spiegazione alcuna). Dicono che la sala del suo sonno maggiolino è stata “smerdata” dalla mafia per dare un messaggio intimidatorio forte.
 Pare che ci abbia creduto anche la prefettessa; le si è accodato – penso malvolentieri perché lui sa e non può non sapere – il numero due della nostra non beneamata commissone del Palazzo delle monache foraggiate da Donna Aldonza del Carretto. Vi sbraitavano ossesse. Tutti tutte a dire “povera Racalmuto in mano alla mafia non solo criminale ma anche imbecille”. Imbecille perché: ma ve li immaginate “picciotti” della folkloristica invenzione giornalistica delle “cude chiatte” o del contrapposto firmamento degli “stiddara” andare furtivamente di notte a “smerdeggiare” località sacre alla cultura (ma domandate al 99% della gioventù racalmutese “ chi è Sciascia”, quando vi va bene vi diranno ”lu pupu di la chiazza”). Rischiare tanto per ricavare nulla. Un messaggio? Figuratevi la mafia che dà messaggi a chi nulla conta: alla scuola elementare di Racalmuto.
Certo c’è dell’inquietante negli episodi giustamente stigmatizzati. Io un messaggio forte, irato, di non più possibile sopportazione ce lo vedo: quello di bambini o bambine, che non amano la scuola perché la scuola è allo sfascio, perché chi insegna non sa spesso neppure accendere il computer, perché pensa alla cattedra che sfuma, perché è uno di là degli anni ancora precario, perché è madre di famiglia che deve scappare a casa per accudire i suoi bambini, perché la mattina si è alzata alle quattro per raggiungere il posto di lavoro ( (e chi oggi ha nove, dieci, undici anni non è più il babbeo come eravamo noi alla nostra età, quelli insomma che ben descrive nelle sue ostili cronache scolastiche Leonardo Sciascia – sa ribellarsi, sa persino impiastricciarsi e purtroppo qualcuno qualcuna sa anche impasticcarsi); guarda caso questa è poi la scuola che per giunta paga male. Sì, ogni occasione è buona per marinare la scuola, ma non in quanto alunni ma in quanto docenti. Vero è che Racalmuto non è Lampedusa o che so la lontana Carini, ma tant’è.
Non mi va si additi arrogantemente il vicino di casa, il politicante avversario, il compagno di cattedra, il prete, l’educatore sfessato come colui cui gridare: “tua culpa” “tua culpa”. Sono sempre comunista ma un po’ meno vetero per invocare l’autocritica. Una cosa almeno: invece di mettersi in ginocchio davanti la Matrice come imponeva la santa romana chiesa di giorgenti ai lontani cugini che intendevano sposarsi nel Settecento e fare penitenza con la corona di spine (falsa) in testa e con la coroncina del rosario da sgranare sino alla noia (se non mi credete, fatevi avanti che vi umilio) almeno pensate, almeno sussurriamoci “mea culpa – mea culpa”. Ma mi amo troppo per dichiararlo pubblicamente.

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Etichette: Racalmuto, Sciascia, Scuola

mercoledì 7 novembre 2012

Quando Sciascia scrisse le sue favole della dittatura?

 

 A guerra finita, a dittatura fascista ormai definitivamente cessata. Racalmuto, il suo paese, è malconcio, non per danni di guerra. Un paio di bombe e poco più. Qualche mitragliata. Sciascia all’occaso della sua vita è perentorio: lo sbarco degli americani fu una kermesse    Ma recentissimi studi storici danno torto allo scrittore. 
Il suo è un ricordo ormai appannato, opaco come il vedere ormai vago della sua vista velata.  Invero il paese fu indenne.  Una mitragliata e fu ucciso un carrettiere. “C’è stato l’episodio che ricordavamo, la pattuglia che ha incontrato l’uomo in camicia nera da lutto e ha creduto che fosse un fascista”. A Racalmuto gli americani entrarono come un ritorno a casa. Parlavano siciliano.  E fu come una festa tra parenti, una rimpatriata. Noi abbiamo vaghi ricordi ma non collimano. Sciascia mi pare però schietto quando afferma che “questo ingresso degli americani … mi diede una certa depressione”. Aveva succhiato latte fascista, ne aveva respirato i privilegi in famiglia, specie in quella di una zia sposata senza figli con un gerarca autorevole: e così rammenta  a suo modo che allo scoppio della guerra si trovava a “Racalmuto; era già diplomato e impiegato al Consorzio; la guerra non l’ha fatta. Era magrissimo. Per due anni .. rividibile.  In seguito … addetto ai servizi sedentari”. Schiettamente aggiunge: ma non mi hanno mai preso. Chissà poi perché: altri anche più esili di lui partirono per militare. Sciascia non ha mai confessato che stava per essere esiliato in Africa come fascista a Sicilia “liberata” e solo per l’intervento del sindaco ucciso la fece franca. Racconta sempre Sciascia: gli americani arrivarono con l’elenco dei mafiosi in tasca. I sindaci di quasi tutti i paesi furono scelti tra i mafiosi. … Per cui anche a Racalmuto ci fu un sindaco che era uno di questi. Nel ’44 lo ammazzarono in piazza, misteriosamente. Non si è capito il perché . Noi siamo inclini a pensare che ebbe o delle amnesie – era sul letto di morte – o volle coprire una spiacevole vicenda con il velo del non ricordo. Cosa che all’autore avvenne un’altra volta  e poteva finirgli male (anche se noi pensiamo che alla fine gli fini male e ciò per un non amichevole incontro con il giudice Falcone).  Guarda caso allora non mancava l’ombra del Vizzini postbellico.

 (foto  di Ferdinando Scianna)
Ed allora quale filone di antifascista si celava nelle belle favole della dittatura? Francamente non c’era. Forse una piccola astuzia nel titolare cose diverse per captatio benevolentiae.  Seguiamo Sciascia nella riesumazione di una storia letteraria che a dire il vero aveva lui stesso seppellita, non amando questo aureo libretto di favole.
“Il mio primo libro fu un libro di favole e uscì nel ’50 dall’editore Bardi di Roma. Mi ero appassionato a un poeta romanesco che amo ancora, Mario dell’Arco “ che gli fece stampare il volumetto che “si intitolava Favole della dittatura”. Sciascia le dichiara “favole su fascismo”. Ma quanto a fascismo  manco a cercarlo con il lumicino trovi tracce in queste mirabili  favolette.
Uno Sciascia letterariamente quasi imberbe, senza ancora la sua grande tragedia di famiglia, il suicidio di un giovane fratello che segnò nel profondo il futuro grande scrittore, uno Sciascia dunque che traccia ancora non ipotatticamente trasfigurazioni nel mondo degli animali di piccoli insensi uomini della sua manco Sicilia (troppo grande) ma della Racalmuto contadina e zolfataia, ancor più depauperata da una guerra combattuta altrove e riconquistata dagli emigranti d’America che portano sigarette cioccolata pastrani scarponi ruderi di auto. Uno spiraglio di ideologia rossa era ineludibile, un diniego dell’appena tramontata coinvolgente retorica paesana voluta dal fascismo, dalla DITTATURA, normale come alla fine di uno scivolo. Ho avuto tra le mani cartoline postali inviate da Sciascia quindicenne al suo amico Pidduzzu: sgrammaticatissime da analfabeta ma esultanti per le vere parate fasciste della appena visitata Trieste. Altro che le magre adunate alla Guardia, il giardino della domenica inventato dal podestà fascista Don Enrico Macaluso. Dopo Sciascia dovette impalarsi col fucile di legno e col giummo in testa determinandogli qualche piccolo complesso di bruttezza postpuberale. Tutto qui, il suo anti fascismo. Tutto qui la sua avversione alla DITTATURA, almeno quella fascista. 

Allegati

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Etichette: Fascismo, favole della Dittatura, Racalmuto, Sciascia

mercoledì 24 ottobre 2012

Una partita a carte (politiche)

Col sindaco Petrotto – sì, appena si vota Racalmuto lo rieleggerà in modo plebiscitario – abbiamo avuto un dibattito agro-dolce. Siamo amici, ci stimiamo, siamo della stessa pasta letteraria ma divergiamo in politica e in diritto e in giudizi sui nostri reggitori nazionali in modo veramente inconciliabile. Dice mio fratello che è un saggio – io non lo sono – per tre cose si finisce col litigare sul serio. Per una partita di calcio, per una partita a carte e .. per un contrasto in politica.
Petrotto, a mio avviso, crede di essere salito sul carro di un vincente, un assordante frinico (veramente il frinire è delle cicale, ma fa lo stesso); io quello lì l’aborro ed ho l’imprudenza di dichiararlo pubblicamente e per iscritto e qui destando le ire degli invasati coreuta del grillame moralistico. Certo se vince son cavoli miei. Ma non credo che vinca, sia che vinca sia che perda. Appena eletti quelli lì che oggi si stracciano le vesti, subito si proneranno dinanzi ai potenti del momento che non potranno mai essere comici," per la contraddizion che nol consente". 
Sia Petrotto che io abbiamo avuto però buoni spunti, ma son finiti immersi in questo ginepraio di commenti e di superamenti per la pioggia di accavallantisi “post” mi pare che dite.
Io non voglio che si disperdano, voglio precostituirmi il capo d’accusa che mai sono stato un partigiano del grillante vincitore , a proposito, mi pare che da stasera Crocetta voglia davvero mettere tutti in croce con un assordante e martellante campagna elettorale. Finalmente!
Allora. Ecco la pia riesumazione del contrasto Petrotto-Taverna. Gli applausi che sotto banco ci siamo scambiati non è da gentiluomini – anche se lui ed io non bazzichiamo più il Circolo Unione – spifferarli in pubblico.( Come per le conquiste d’amore). A proposito alla lontana siamo parenti. Quelle dannate carte della Matrice che il prete Martorana ha eclissato, lo attestano.




Salvatore .Petrotto  
Sono tutti vergognosamente venduti, RAI, Corriere della Sera, La Repubblica, Il Messaggero, Il Tempo, Il Giornale, Libero, tutti gli organi di partito, tutti pagati da noi contribuenti.
Il Corriere della Sera, ad esempio, riceve dallo Stato oltre 40 milioni di euro l'anno e così tutti gli altri giornali e TV, locali, regionali e nazionali.
Si pappano centinaia di milioni di euro, qualche miliardo 
di euro l'anno assieme ai partiti.
Tutti quanti assistiti, in maniera clientelare dal Parlamento, dai nostri parlamentari: tutti quanti vergognosamente venduti!
E poi parliamo di libertà d'informazione o degli LSU (Lavoratori Socialmente Utili) e dei forestali siciliani che sono troppi e che vanno licenziati!
Ma voi, cari giornalai da strapazzo, editori venduti, privi di coscienza, non vi vergognate a prendervela con i più deboli, con i morti di fame!
Perchè non attaccate la Corte Costituzionale che ha stabilito che gli stipendi dei Giudici (anche quelli della stessa corte), dei dirigenti e manager di Stato non si toccano, anche quando questi guadagnano due milioni di euro l'anno?
Cara stampa prezzolata, sapete quanti LSU o disoccupati ci potrebbero vivere con i soldi che guadagnano questi boiardi di Stato, questi ladri di futuro?
E voi giornalai attaccate gente che guadagna, facendo LSU, il cassaintegrato o il forestale, semplicemente 500 euro al mese? Venduti che non siete altro, prezzolati che non siete altro, perché ve la prendete con la povera gente?
Volete far vedere in TV le immense maree di persone, incazzate nere, i milioni di siciliani che seguono direttamente o via internet, i comizi di Beppe Grillo, in ogni paese e città visitata dal comico genovese.
Finitela con questa farsa di occultare la verità!
L'avete fatto da oltre 60 anni, politici e mezzi di informazione, tutti quanti venduti!
E' finita per voi, la gente non ne può più di imbonitori di Stato, di gente pagata per dire cazzate, per fare i ruffiani dei potenti di turno. Aprite le vostre TV locali ed i giornali, fate entrare dentro le vostre redazioni la verità!
Spiegate ai cittadini siciliani come ci hanno rubato miliardi di euro con i rifiuti, l'acqua, l'energia, la benzina o il gasolio.
Del resto ci sono un mare di denunce che aspettano nelle Procure e nei Tribunali che soltanto voi ne parliate!
Parlate della verità e dite a tutta quanta l'Italia che la colpa dei nostri mali o della disoccupazione in Sicilia, non è dei disoccupati, dei poveri disgraziati ma di chi si è arricchito facendoci pagare delle salatissime bollette, facendoci pignorare tutto dalla Montepaschi Serit, all'Agenzia delle Entrate, per dei servizi che sono i più illegali e costosi del mondo.
Parliamo di rifiuti, energia, acqua, gestiti da ladri ampiamente denunciati che si sono fottuti svariati miliardi di euro, nascondendosi dietro il paravento dell'antimafia di professione: l'antimafia 'di la munnizza' e dei quali voi non avete mai parlato nei vostri giornali, nelle vostre TV! Parliamo ancora di benzina o gasolio? Con tutte le raffinerie che ci ritroviamo in Sicilia, paghiamo la benzina ed il gasolio più caro del mondo. Ditele queste cose ai vostri colleghi giornalisti venduti come voi, quelli del Nord. C'è chi si vende a Nord, c'è chi si vende a Sud. Voi giornalisti ed editori prezzolati, pagati da Parlamento Nazionale e dalle Regioni, per dire cazzate, vi vendete a tutte le latitudini!
Abbiate uno scatto d'orgoglio, mollate i vostri editori che percepiscono fior di centinaia di milioni di euro dai contribuenti italiani e dite una volta tanto la verità! Grillo, da solo, sta facendo liquefare un'intera classe politica! Soltanto voi, in Sicilia, non ve ne state accorgendo! Milioni di Siciliani, l'hanno capito ed hanno detto basta alla stampa di regime, ai nostri politici ascari, alle banche, all'alta finanza, all'agennzia delle entrate od alla Montepaschi SERIT, che ci fanno pagare le tasse ed i tributi, soltanto a noi poveri, mentre la Corte Costituzionale ed il Parlamento proteggono coloro i quali si sono arricchiti con i finanziamenti pubblici, mi riferisco alle banche, ai partiti, ai giornali ad alcuni imprenditori (o per meglio dire prenditori) che con i rifiuti, l'energia, i carburanti o l'acqua si sono mangiati famiglie, imprese, comuni. Un'intera Italia distrutta economicamente dai manager di stato da due milioni di euro l'anno!
E voi che dite?
Non dite un cazzo, voi organi di stampa siciliana, a partire dal Giornale di Sicilia o La Sicilia, o dalle TV locali!
Parlate di Crocetta, Minchetta, Musumeci o Micciché!
Ma in quale Sicilia vivete?
Non vi accorgete che è finito tutto!
Chi cazzo li segue più questi quattro balordi che calano da Roma, Alfani o Fini, munnizza o case a Montecarlo, Casini e suo suocero, il palazzinaro Caltagirone Bellavista che sta mettendo le mani in ammollo con la gestione dell'acqua in Sicilia. Od ancora quello zombi godereccio di Berlusconi o Maroni! Ormai ci stanno tutti quanti sopra i coglioni!
Avete paura?
Ma di che cosa avete paura?
Ormai è tardi!
E' finita per tutti voi: la gente non segue più le minchiate che raccontate ogni giorno!
Sveglia, sveglia, sveglia!!!


Calogero Taverna
Gli ELLE ESSE U non vanno   licenziati, vanno adeguatamente sistemati secondo le regole del vostro capitalismo efficientista, moralista, perbenista. Ed è possibile oltre che augurabile. 
La via? Saprei indicarla ... ma io non faccio politica né cerco voti per amici o novelli alleati. Tu sei troppo colto per non capirmi. Se ti piace un mio sofisticatissimo post sul duo Leopardi-Saffo non me la dai poi a bere se ti vesti con apicali fogge di un codazzo afflato, per dritta o per manca, da vituperati banchieri esteri di rito scozzese. Senza sordi un si nni canta missa e le messe dei novelli crociati dell'anticasta sono assordanti.
........

Io un grande sogno ce l'ho: riportare Petrotto nello scranno di Matrona. Quando? pare non prima del 2014, alla prima votazione utile dopo i 24 mesi degli intrusi di Roma. Non è d'ostacolo la "incandidabilità" voluta dal ministro in gonnella?. Ma non scherziamo? Tutto incentrato s immaginari "giochi di potere" di scherani in divisa che si stanno sbriciolando come neve al sole (per essere poetici), su una invereconda divagazione in cosiddetta motivazione che si distacava dall'assoluzione perché il fatto non sussisteva (o per non aver commesso il fatto?) su una infiltrazione quando nulla si poteva infiltrare perchè c'era l'ostativa dimissione di un paio d'anni prima. Forse uno spinello .. ihihihih! Se vi è giustizia a questo mondo, pessimismo manzoaniano a parte, in appello o in cassazione la "incandidabilità" ritorna nel sedere di chi l'ha architettata. Ostacolo? Per la mia età ci sarò nel 2014? Io vivo sub specie aeternitatis e non voglio né posso fare bilanci preventivi. Ma Tò non ti ci mettere tu a creare ostacoli, senza Baffetti territoriali, senza mastri lindi, con contro la triade rossa (un ex senatore, un ex deputato regionale, un medico anti riddilio) come pensi che io possa riuscire qui a Roma a superare gli ostracismi dell'attuale sinistra (che tu oggi deridi)?

.........
Guarda che a vedere sta fotografia mi vien fatto di dire: si iungieru tri di la maidda... per turlupinare il convitato di pietra (che pare però se ne fotta)- Toglila sta foto, per favore! -

Salvatore .Petrotto  

C'è chi è PROGRESSISTA, c'è chi è CONSERVATORE. 
Chi vuole andare avanti e chi no! C'è chi è fascista e chi stalinista! Ma quando ce ne usciamo dallo schifo di Stato d'Europa e di mondo che abbiamo creato! Banche, alta finanza e Troika: FMI - BCE - UE e poi ONU e tutti gli organismi internazionali a che cosa servono? Che modello di vita ci propongono, che economia? Crescita e speculazione, del tutto virtuali! Abbandono dell'economia reale e tanta fame e sottosviluppo: cu mori mori e cu campa campa! Risultato quello che hai visto in piccolo a Racalmuto. Quando tenti di dare risposte alla Gente, cerchi di ragionare: TI FANNO FUORI! Bisogna essere degli Yes Men! Signor si e basta! Uno Stato di Merda retto da quattro tecnocrati di merda che non sopportano critiche e che mantengono una sfilza di boiardi di stato, come del resto sono anche loro. Il tutto per affossare l'Italia! E la Sinistra dov'è? Dovevamo aspettare Beppe Grillo per cantar loro in faccia, in maniera cruda e comprensibile queste amare verità! 
La Sinistra PD gioca con le primarie! Renzi (il damerino che va bene a Destra ed a Sinistra e soprattutto ai Finanzieri) o Bersani che regge il moccolo a Monti assieme a Berlusconi, Casini e Fini! Ma mi faccia il piacere! direbbe il mio omonimo. Grazie comunque per le Tue simpaticissime lusinghe.



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Etichette: elezioni politiche, Gaetano Savatteri, Racalmuto, Salvatore Petrotto
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