lunedì 15 aprile 2013

In polemica con un salottino meneghino: evvova, il crudo dio Imeneo.

L'uomo più saggio che abbia mai conosciuto, Fermìn Romero de Torres, un giorno
mi aveva spiegato che
nella vita non c'è nulla di paragonabile all'emozione che si prova
quando si spoglia una donna per la prima volta.
Non mi aveva mentito,
ma mi aveva taciuto parte della verità. Non mi aveva detto dello strano
tremore che trasforma ogni bottone, ogni cerniera in un'impresa da
titani. Non mi a...veva detto del malia di un corpo palpitante,
dell'incantesimo di un bacio né di quel miraggio che sembrava ardere in
ogni poro della pelle. Sapeva che il miracolo avviene una sola volta
nella vita ed è fatto di trame segrete che, una volta svelate,
svaniscono per sempre. Mille volte ho tentato di rivivere l'emozione di
quel pomeriggio con Bea nella grande casa dell'avenida del Tibidabo,
quando lo scrosciare della pioggia cancellò il mondo. Mille volte ho
desiderato naufragare in quel ricordo, di cui mi resta solo un'immagine
rubata al calore delle fiamme; Bea, nuda e scintillante di pioggia,
distesa accanto al fuoco, mi fissa con uno sguardo sincero che non
avrei mai dimenticato. Mi chinai su di lei e le accarezzai il ventre
con la punta delle dita. Bea chiuse gli occhi e mi sorrise, sicura e
forte.

«Fammi quello che vuoi» sussurrò.

Avevo diciassette anni e la vita sulle labbra.

Carlos Ruiz Zafón, L'Ombra del Vento
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  • A Fausto Oggianu e altri 2 piace questo elemento.
  • Vincenzo Barbagallo Si!non c'è nulla di paragonabile a questa emozione...
  • Fausto Oggianu Grazie..., Rita... "Immagini" meravigliose di "sensazioni" difficili da descrivere..."Emozioni"..."turbamenti"..."eccitazioni"...Miracoli della mente...e...del cuore...
  • Calogero Taverna Ebbi a litigar così on una professoressa empedoclina: -----------------------------------------------------------------------------------Amicus Plato sed magis veritas: io mi inchino dinanzi al evienza delle immagini. Le contesta il quel volere salire subito in cattedra. Diciamo: Ademàs me quiere mucho,/ fue compa(gn)ero mìo/ en un examen de / lujuria, y el picaro/ buscaràa Margarita/ - me lotiene ofrecido - / Margarita morena,/ sobre un fundo de viejos olivos,/ con dos trenzas de noche/ de estìo/ para que yo desgarre/ sos musloslimpios.
    Grosso modo questo l'originale. La traduzione che ho ciato è sbagliata? Manipolata? Cosa dicono i suoi mentori ministeriali per ammettere il testo nelle scuole? per essere promosso debbo citare tutto il PROLOGO, dovrei soffermarmi su Enrique? Ma io l'esame di maturità classica all'Empedocle di Agrigento l'ho sostenuto e brillantemente nel 1954. Pensi Lei!
  • Calogero Taverna Sfoglio Catullo: ................................................................................................................................... Te tuis tremulus parens/ invocat, tibi virgines/ zonula solvuntsinus,/ te timens cupida novos
  • Calogero Taverna captat aure maritus
  • Calogero Taverna Il diciassettenne timido e voglioso .. e la diciassettene? Un dio terribile, la mostruosa evoluzione, ebbe voglia di velarein tutto l'intero mondo animale solo la femmina del genere umano Perché? Se dobbiamo inchinarci alla Bibbia, perché la donna deve partorire con dolore. O forse bene interpretavano le nonne delle ie nonne di Sicila, che se colte ricamavano nell'attesa nello loro camice da notte della dore: non lo fo per il piacer mio/ ma per dare figli a Dio.
  • Calogero Taverna Irridono i lumbard, colti come Bossi, sulla inciviltà del Sud? Saprei come rimbeccare.
  • Calogero Taverna Certo è devastante il sacrificio che ogni fanciulla deve, se non si fa monaca per vocazione, immolarsi sull'ara di un dio crudo piangendo o Hymenaae Himen, o Himen Himenaee!
  • Calogero Taverna Poi la soavità del ricordo? Non credo. Non ne ho mai letto. E non son donna. Sotto l'ulivo col distratto Garcia?, nell'auto nella pineta di Ostia, nel rito casalingo come canta Catullo, non so dove come quel poeticodiciassettenne? E tu donna partorirai on dolore. Condanna biblica.
  • Calogero Taverna Certo che quando hli incolti, stridoli, cantano, gli uccelli dell'aria ammutoliscono attoniti. Ma perché torni ad importunare dirà qualcuno dal cognome insulso? Perchè, ad onta della mia accurata pullizia, il mio monitor torna a sporcarsi. Non so come, ma contesto.

A passata memoria, visto che il passato ha memoria

Stamani licenzio mie note senza musica su lu carminu. Ne parlò Sciascia? Cavolo e ne parlò! E ne parlò con cattiveria, persino con perfidia. Ovvio, nella parrocchie di regaletra. Già, con quel velo mistificatorio tutto si permise. Infangò anche un giovane sacerdote, mio arissimo amico, persona squisita sino alla ingenuità assoluta, illibato. E' l'unico sopravvissuto. Torna talora a Racalmuto, con pudore  e riservatezza.Andrà a ringraziare Sciascia per averlo deturpato per tutta la vita.
Certo i personaggi sono tutti di Regalpetra e Regalpetra non esiste. Chi era alto, longilineo dritto e bello diviene basso, brevilineo, storto e brutto. Il codice penale è gabbato. Sì, era bello, e mise in dissesti sentimentali anche nobilissime famiglie, anche quelle egemoni del Circolo dei Galantuomini. Io non posso frequentare più il circolo dei galantuomini: oggi è comica palestra di velleitari grafomani della carta stampata. Non ho più tanti commensai lucidi e fervidi nell'essere del paese del sale, tanta sapienza e tanto zolfo nello sparare addosso (metaforicamente parlando s'intende) su tutti e su tutto. Rimane tra quelli solo forbice tagliente, ma forbie si è ora invecchiato, lui consevatore borbonico anche se non proprio nobile, è divenuto "aperturista" per compiacere il compiacente giovane rampante. Anche qui: sic transit gloria mundi.

La mia PATETICA : melanconiche note senza musica su una Racalmuto che non esiste più. L'hanno orbata anche del nome!

Lu Carminu, la vecchia chiesa del Carmelo, il vechissimo cenobio carmelitano, l'opera pia che gli esecutori testaentari vollero, poterono o seppero fare con il cospicuo lascito testamentario di Ferdinando Martini. E soprattutto la cancellata in ferro che mio nonno e i suoi figli batterono alla forgia all'Armi Santi nel primo decennio del seecolo scorso a spese del Comune.

Padre Arrigo con le sue entrature negli scrigni democristiani cui permise un buon accesso il chiacchierato Bernardo Mattarella, manipola questa austera, contadina facciata ed oggi appare nell'anonimato della architettura democristiana degli anni '50.
L'ospedale non è più: baldi negretti vi bivaccano consentendo a figlie di letterati di assisterli più per la loro assistenza che per l'assistenza dei loro assistiti. Il manufatto è stato rifatto senza badare a spese in un periodo di compromesso storico, prodigo di prebende anche a Racalmuto.

Dall'altra parte, le svolazzanti monanche del Boccone del popolo non vi stanno più. Questa Chiesa che vuol ritornare "poverella" difetta ormai non solo di vocazioni maschili, ma anche femminili. Già le "poverelle" senza possibilità di dote per eccesso di natività femminile in famiglia son solo un ricordo., Le "sventurate" che incautamente concessero la prova d'amore a chi poi subito fuggì sono sbiaditissimo ricordo: i conventi femminili chiudono. Ci resta forse qualche orsolina, ma anche dell'orsolina angelica, più bella del cielo splenente, dalla voce soave come quella degli angeli, non vi è più traccia a Racalmuto.

Ma la cancellata - la mia camcellata, la cancellata di mio nonno e figli (altri non se ne appropriino, posso provarlo con documenti alla mano) che fine ha fatto? Sto ora molto lontano: mille chlometri,per saperlo bene; mi pare manomessa, qua e là divelta da rabbie irrefrenabili di acque piovane irrompenti per le strozzature ferroviarie imputabili ai superlodati Matrona per ciarla letteraria sia pure del grande Sciascia.

Malinconia in fondo. Sic tranit gloria mundi. Il cenobio del XIII secolo, a credere ad una Oliva licatese dei figli di S. Angelo, la cattedrale della plaga degli antichi coltivatori diretti ed anche dei signorotti dell'abgeato, primo novecento, oggi è tutt'altro. Permane solo il festaiolo mettervi in croce un esangue Cristo in cartapesta.

domenica 14 aprile 2013

Fuge rumores: se deleteria è la ristrutturazione della rete periferica, al sindato solo il corrucciato silenzio.

La banca d'Italia, per le sue vicissitudini, per i suoi peccati originali insomma, detiene uno strabocchevole patrimonio immobiliare a Roma. Le antiche strutture bancarie ottocentesche, le sapide storielline che possono leggersi persino nei Vecchie Giovani di Piandello, l'essere essa stestata banca normale sino alla legge bancaria, produssero un subentrare in tanti appartamenti romani, e taluni in stabili prestigiosi per "recupero crediti" andati in "sofferenza".
Acuni di questi possedimenti immobiliari hanno fatto storia; pensiamo al Bagaglino, pensiamo all'incantevole palazzo di Fontnella Boghese. Sul suo tetto qualcuno voleva installare una dilagante  piscina, in talune sue suite notai massonici racalmutese fecero fortun; in un inteo secondo piano (o pressappoco) qualche iresistible signora continuò a starci senza titolo per il suo ammaliare funzionarietti bancari.
Quel patrimonio, la banca d'Italia lo riservava ai suoi dirigenti prediletti "nummo uno", per canoni "figurativi". Poi quei canoni divennero un tantinello consistenti, quindi per rispetto di moralistiche leggi si ricorse all'equo canone, poi l'equo canone ebbe le rivalutazioni in alto di legge. Infine ci si adeguò ai canoni di mercato.
Succede che gli eredi di quei funzionari prediletti si trovano ad abitare prestigiosi appartamenti a canoni asfissianti. Con pensioni orbate della clausola oro ed eltri munifici benefici di cui un tempo la Banca d'Italia era prodiga, ora aggirantisi attorno al paio di migliaia di euro, tanti di costoro debbono sopportare canoni poco al di sotto se non pari al doppio migliaio di euro.
Sta succendendo un esodo miserevole. Austeri pensionati della Banca d'Italia e soprattutto vedove, magari private della riverisibilità per essere nelle stesse condizioni della vedova del giudice costituzionale Caianello, fanno fagotto, malinconicamente per non farcela più a stare nei "lussuosi" appartamentei in affitto dell Banca d'Italia. A compraserli, nel rispetto della legge, manco a parlarne per quelle dissennate lievitazioni dei prezzi di mercato.
La Banca d'Italia, a governatorato comunista, è oggi tutta presa del vincolo privatistico di una nomale regola del "costi/benefici". Ma la BCE le impedisce di stampare biglietti in proprio, le impedisce di fare il "risconto sotto fascia", del conto Anticipazione al Tesoro, manco a parlarne: vi fu il celeberrimo "divorzio". Aggiungasi che il conto "parallelo" del "fondo Pensione" ebbe, credo,  a prosciugarsi, per l'inceppo di un acquisto scervellato di titoli Parmalat-Tanzi. Ne gridò allo scandalo un certo Cossiga, ma in cambio di alcuni salamecchi Dagospia non ne parò più.
L'assioma costi/benefici  sta per essere feroce in taluni campi. Ha notevoli ripercussioni sulle retribuzioni sempre più di sopravvivenza della compagine impiegatizia, bandisce le belle strenne natalizie, credo che ha falcidiato anche l'opulenta "befana" per i figli BI. Sta esasperando i sui dipendenti e creando un ribellismo che porta persino ad autolesionisti raporti ispettivi di vigilanza.
Insomma la Banca d'Italia sta andando alla deriva. Si arriva al punto che un direttore generale convoca i sindacati per discutere sulla ristrutturazione della propria "rete" periferia. Ma nel bel mezzo della discussione, arrivano teefonate dalla periferia per chiedere ragguagli su come va applicata questa o quella clausola di una circolare applicativa già diramata.Ai sindacati non resta altro che, indignati, alzarsi ed andarsene.
Ma sono sindacati sooggiagati per finocchiare malie. Uno sciopero non sono in grado di promuoverlo. Già! la teorica di sindacati gialli o ingialliti non ammette in banca d' Italia nient'altro che sdegnosi silenzi. Fuge rumores ora è ridotto a questo.
 

venerdì 12 aprile 2013

e CONTINUA COSI'


Gentilissima signora, la mia fu una missiva intenzionalmente provocatoria al sommo grado. Mi irritava (e mi irrita) un disinvolto giudizio su personalità che non si conoscono: Bersani e Berlusconi. Se io stravedo per Bersani, sono stellarmente lontano da Berlusconi. Ma costoro oiggi rappresentano due grandi immedesimazioni organiche in quello tutto hegeliano che dicesi Stato Etico. Morallità pura di una idea creatrice pura. Cose quest'ultime che ai miei tempi, pensi un po' anche in seminario, si insegnavano (anche se eravamo troppo imberbi per capire: mi ci son voluti sessant'anni per decifrar qualcosa) e che oggi la scuola(pubblica e privata - il seminario ad Agrigento, è chiuso - non fa differenze) è talmente a picco che manco a parlarne. Vittima da un assistenziale precariato, di cui grande colpa ha la Chiesa perché preferisce le sue pecore ignoranti, meglio se nostalgiche di dugenteschi saj (poverelli).
Detta così la cosa è molto apodittica: ne convengo. Non parlo né - per fortuna - mi è permesso di parlare ex cathedra.
E' ora di pranzo e quindi interrompo qua. Dopo sarò ancora più tedioso.




14:02




La donna in politica? Nelle vostre terre ai miei tempi vi fu una Margherita Bontade; non era da buttar via; Ines Curella, bella e sagace, la Clinton si fa rispettare, la Merkel oggi ci tiene a tutti noi italiani sotto striglia. Devo continuare? Ma non è questo il problema: il problema è che vedo tante galline starnazzanti in televisione far propaganda per Berlusconi; non so se ne sono innamorate o se usano quel tremendo richiamo della donna sul maschietto per riscuotere alla fine pingui compensi; ma non è manco questo il problema: il problema vero è che in atto la politica è ancora tutta al maschile e le donne o ne vengono espulse o vengono omogeneizzate. Lei con la sua intelligenza, con la sua verve, con il suo caratterino (ma il mio è peggiore) davvero esplicita il suo peniero politico, autoctono? ma vi sono condizinamenti di varia natura - MASCHILISTI - che glielo impediscono. Nessuna la seguirebbe sa? se volesse esternare un pensiero politico al femminile. Quello che io scrivo, se ben compreso, è pro donne, non contro. E so che nel breve gito di decenni il pensiero politico sarà tutto al femminile.E si ribalteranno i termini della questione.




14:28




Il voto alle donne nel '45? Diciamo che è solo un problema storico. E quanto a storia mi sento imbattibile. Il voto ai non abbienti, prima: grande merito dei socialisti, ma sodale un tal Giolitti; il voto alle donne? questione femminile portata avanti nel mondo dalle suffragette (e la chiesa che faceva?); oggi direi questione della Sinistra. Poi a De Gasperi e oltre tevere non sembrò vero di accordare il suffraggio alle donne e così ridimensionare il blocco del popolo o magari passare da minoranza a maggioranza ed acchiappare tutto il potere in Italia. Fu lungimiranza delle reazione clericale allora. Onore al merito . se questo è un merito. Ma diciamo: è storia morta e sepolta. Con il vangelo direi: lascia che i morti seppelliscano i morti. Altri sono i cocenti problemi di oggi. E se avrò tempo (e voglia) li sciorinerò.




16:48




Altro corollario: quello della natura delle donne. Siccome quando scrivo neppure mi rileggo ma seguo il vorticoso baluginare del mio scoppiettio polemico posso aver detto qualche paradosso nom adeguatamente suffragato da argomentazioni razionali.Se parlo della "legge del compenso" la invoco tutta a favore delle donne. Iniziamo col dire che tutto va inquadrato nell'alveo dell'evoluzionismo. Non siamo stati sempre gli stessi. Veronesi ora arriva a dimostrare che il nostro cervello (come dire la nostra anima) cambia di giorno in giorno. Per tanti versi in effetti quello che provavo, sentivo a cui credevo quando attorno agli anni '50 avevo 20 anni non ha nulla a vedere a quello che sono oggi. (In peggio s'intende). Pare che per i primi tre o quattro secoli dell'esordio della razza umana ci fosse solo un sesso (femminile) che procreava per partenogenesi. Che bellezza, quanti problemi di innmoramento, di iniziazione (e per pudore mi fermo qui) non esistevano. Poi il processo evolutivo si indirizzò per una divisione dei sessi per migliorare il DNA (se gliene ho parlato altra volta, mi scusi). E vi è stata un'altra corsa evolutiva che se ne è inventate di leggi del compenso: a chi dà una cosa a chi un'altra. Niemte di discriminatorio. Io constato che poetesse a livello di Dante o di Goethe l'altra metà del cielo di sesso femminile non ne ha sfornato (ove si eccettui Saffo, che guarda caso è quella che è: se vuole le propino una sublime poesia di codesta abitante nell'isola di Lesbo, magari in sintonia con qualche canto di Catullo). Compositrici di musica sinfonica alla Bach Beethovem Ciajkowskij all'Auditorium di Roma non me ne hanno mai fatto ascoltare; in pittura poi di Michelangelo, Raffaello Guercino,Caravaggio in gonnella non ne rinvengo. La solita Artemisia. Un mio amico grande pittore ha dovuto convenire con me che se la poverina non avesse avuto le disavventure violente che ebbe, l'avremmo detta una buona pittrice ma nulla di più, simile magari a Novella Parigini. Ed allora? Mi si spieghi il fenomeno? Un mio amico, collega di banca coetaneo ed ora grande consulente bancario mi controbatteva proprio oggi che è stata questione di inopportunità, di questione femminile, insomma. Può darsi, ma io non ne son convinto. Perché in altri campi la donna eccelle?. Del resto guardi poesia, pittura e musica, manco i maschi normali sono all'altezza della genialità irragiungibile. O sono dei grandi depravati o tendono a confondere i sessi.Da Saffo (ma questa l'abbiamo messa tra le donne) a Leonardo da Vinci a Michelangelo, a Ciajkovskij a Garcia Lorca (ci vado pazzo) a Pasolini, a Quasimodo e via discorrendo. Se parlo di "leggi del compenso" sono irriguardoso verso le donne? Capisco che mi son addentrato in gineprai saccenti e dispersivi.Quindi chiudo l'argomento.

Visualizzato alle 17:58

Nasce così una mia polemica antifemminista.

Il PD: " Niente governissimo, si ad un nome condiviso anche col PDL per il Quirinale".

Peccato che questa dichiarazione, apparentemente di "resistenza", in realtà sia già UNA RESA TOTALE alle PRETESE d'IMPUNITA' del Caimano. Perchè a B. del "governissimo" non frega proprio NULLA (lo farebbe comunque cadere, se gli dovesse servire).

L'unica cosa che vuole è proprio un suo "garante" al Quirinale....

Perchè, è il caso di RICORDARLO, Il Presidente della Repubblica è anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, è l'unico in grado di dare la GRAZIA oppure commutare le pene e (particolare importante) può nominare fino a cinque SENATORI A VITA.

In parole povere, il Quirinale è ormai l'unica Istituzione rimasta in grado di salvare Berlusconi dalle sue IMMINENTI CONDANNE, e di garantirgli eventualmente un futuro politico perenne.

Ma sapete qual'è il vero scandalo? Non tanto che Berlusconi pretenda l'impunità (lo fa da vent'anni), quanto il fatto che il PD stia scendendo a patti con lui ANCHE ADESSO, pur avendo i numeri per mandarlo definitivamente IN GALERA.
Ed è un vero e autentico SCHIFO. (VB)
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  • Calogero Taverna Non credo che quello che è sopra sia il suo pensiero, neppure credo rispecchi i suoi desiderata. Non ho mai avuto molta disponibilità di spirito per pensare che alle donne sia concessa - non so da chi - molta perspicuità in politica. La politica, certo, non è musica, non è poesia. Ma in questi due altri campi - non so perché ma è così - non è data perspicuità compositiva (mi dica di un solo grande compositore di alate sinfonie) o nelle vette eccelse della poesia (tolgo solo Saffo), quanto alla politica siamo lì: propagandiste eccelse, eleboratrici di pensiero del vivere sociale in uno stato che io credo non può essere altro che etico hegeliano, sono rare, rarissime, forse una inglese morta in questi giorni o qualche sionista, negli Stati Uniti alla presidenza mai una donna. Coincidenze? forse. La legge del compenso poi è prodiga in altri ampi: il mondo è donna; la madre è dona, le metà del cielo vi apprtene tutta. L'educazione è donna, il docere è femminile, la soavità è donna,l'amore è donna. la vita è donna. Non potro però mai credere che l'attuale congiuntura politica si possa davvero credere che siano bizze tra Bersani e Berlusconi. Che Basilea uno, due e domai (ma pare che sia scongiurata) tre faccenduole rispetto ai senatori a vita o alla galera a tutti (ma solo a quelli che riteniamo i cattivi, i nostri avversari). Lo stato di illiquidità bancherie? una inezia.
  •  Calogero, non posto mai un pensiero altrui se non lo condivido,e, semmai, sono io che dubito come lei possa, da un lato affermare che la "vita è donna" , dandole così un ruolo di centralità, e dall'altro considerarla poco perspicua in politica, ed inoltre, mi meraviglia come lei, possa appellarsi alla legge di compenso, che a suo dire, ha addirittura fatto una selezione naturale non immettendo nel DNA delle donne quella capacità politica che invece è abbondata negli uomini. Eppure la storia parla chiaro. Pensi che due mesi fa è caduto un anniversario importante, ma che naturalmente è passato inosservato; dopo un secolo di battaglie politiche e sociali si affermava un elementare diritto di democrazia: il 1° febbraio del 1945 il primo governo costituito dopo la Liberazione, alle viste delle prime libere elezioni amministrative sanciva per decreto che "Il diritto di voto veniva esteso alle donne". Un anno dopo, alla vigilia del referendum monarchia-repubblica e delle elezioni politiche per la Costituente, una legge affermava che sono elettori attivi e passivi, alle politiche come alle amministrative, "tutti i cittadini e cittadine italiani maggiorenni". Il 2 giugno '46, le donne – le anziane, le giovani, le nostre madri, le nostre nonne – potevano andare ai seggi con la consapevolezza di affermare così di esser davvero "cittadine". Un atto storico, soffiava il vento della democrazia per lungo tempo negato dalla mentalità maschilista, altro che selezione di madre natura e legge del compenso! Ma il lungo cammino delle donne non è finito e lo stesso Napolitano si scusa per la loro omissione tra i "saggi": uomini che hanno saputo scrivere dei principi talmente generali e condivisibili che li avrebbero potuti scrivere tutti, anche l’ultima delle parlamentari elette, senza essere chiamata “saggia". Ed intanto, mentre l'Italia crolla a picco, mentre i giovani sono senza futuro e la gente si dispera per un pezzo di pane, arrivando persino al suicidio, noi abbiamo riaffidato il nostro futuro a coloro che hanno prodotto questo disastro; come avremmo fatto a meno di questi grandi uomini chiamati Bersani e Berlusconi e dotati di grande perspicuità politica! L'America, carissimo Calogero, è andata oltre le donne: ha eletto un uomo di colore (grande esempio di democrazia); le dice niente tutto questo? Dobbiamo andare indietro nella storia pure qui e ricordare come venivano considerati e che fine facevano uomini e donne di colore? C'era una legge di compenso pure tra razze?

  • Calogero Taverna Brava, bravissima: son in totale disaccordo ma applaudo. Spero di riuscire ad attivare il canale riservato dei messaggi per evitare intrusioni di imbecilli. Io ho solo odio nella via: non tollero per nulla gli imbecili. che la pensa diversamente da me? Ma è meraviglioso: il cimento può avvenire tra diversi. Io ti darò del tu e tu devi darmi del tu. Ma perché. per la parità tra i sessi edanche tra le enormità di differenze delle età. Io ho ott'ntanni e me ne vanto. Quando ora anche le signore sul'autobus si alzano per cedere il posto ad un vecchietto come me, ci resto male ma accetto. E' meglio star seduti che al'impiedi in un autobus specie se pieno.

Neòòa speranza che qualcuno rinsavisca

  1. In relazione alle mie polemiche sul Castelluccio di cui sotto, mi impomgo e pongo una domanda: Chi ha ragione?
    Materia per un bel conveg no tra esperti. In gioco c'è l'attendibilità dei nostri richiami turistici per un turismo COLTO. Si spendono, si sprecano soldi per mostre di estranei ed efibici scultorelli dell'alabastrino e non vi sono soldi per il lancio turistico e quindi economico del Paese?... Vengo da Lecce: ho ammirato soffitti a botte in pietra locale. Il Castelluccio ne aveva. Il Castello del centro ne poteva avere. Le razzie di padre Cipolla prima e le indolenze della Soprintendenza dopo se non han fatto tabula rasa poco ci manca. Occorre rifarli quei soffitti a botte. I nostri due castelli sono testimonianze pregevoli dell'architettura medievale. A parte le cervellotiche datazioni, possono e debbono essere oggetto di rivalutazione di quella che è ormai il grande recupero della archeologia medievale. Per la scienza dunque e non per l'interesse di questo o di quello. Il nuovo trionfante movimento delle 5 stelle a Racalmuto spero si faccia carico di un inquietante problema come questo:




giovedì 11 aprile 2013

Lettera ad uno spretato con resipiscenze predicatorie


Due mondi contrapposti eppure identici nel loro opposto: quello tuo, Vittorio e

e quello di Zarathustra: due super-uomini con voglia di redimerci. Noi umani già

vissuti, o loro vergini fanciulle ancora catecumeni dell’amore. Perché ci volete

dannare o salvare? Zarathustra che dalla sua “bellezza” vuol far male a coloro

cui fa bene; e tu che dal tuo vortice inquieto  vuoi far bene a coloro che ti

sono estranei.

E create un linguaggio esoterico, irreale, poetico l’uno; stridulo l’altro. Le

parole sono pietre – sia pure di diversa levigatura. Al mio cuore ormai arido

per ottant’anni di perenne incessante dover battere poco entrambi potete dire;

al mio intelletto, il luccichio del vostro acuto e folle ingegno diverte, desta

ironica curiosità. Deja vu. 

 

 

IL CANTO NOTTURNO

ALSO SPEACH ZARATHUSTRA

 

E’ notte e tutte le fontane che zampillano parlano più forte. Anche la mia anima

è ora una zampillante fontana.

E’ notte: soltanto ora si risvegliano le canzoni degli innamorati. Anche la mia

anima è il canto di uno che ama.

C’è in me qualcosa di inappagato, di inappagabile; esso vuole aver voce. C’è in

me un desiderio d’amore che parla il linguaggio stesso dell’amore.

Io sono luce : ahimé, vorrei esser notte! Ma questa è la mia solitudine: che io

son circondato dalla notte come una cintura.

Ah, se potessi essere oscuro e notturno! Come vorrei succhiare alle mammelle

della luce!

Eppoi vorrei benedire anche voi, piccole stelle scintillanti, voi lucciole

lassù! Sentirmi beato per i vostri doni-di-luce.

Ma io vivo nella stessa mia luce, io ribevo entro me stesso le fiamme che da me

erompono.

Io non conosco la felicità di colui che prende: e spesso faccio un sogno , che

cioè il rubare debba dare anche maggiore felicità che il ricevere.

Questa è la mia povertà. Che la mia mano non si riposa mai nel donare, questa è

la mia invidia, che io vedo occhi che aspettano  e notti illuminate dalla

nostalgia.

Oh, infelicità di tutti coloro che donano! Oscuramento del mio sole! Desiderio

di brama! Fame ardente della sazietà!

Essi prendono da me: ma tocco io ancora la loro anima? Fra il donare e il

pretendere c’è un fosso e il fosso più piccolo è quello che bisogna varcare per

ultimo.

Dalla mia bellezza nasce una fame: vorrei far male a coloro cui faccio bene,

derubare coloro cui ho  donato : tanto ho fame di malvagità.