lunedì 14 gennaio 2013

Calogero Saccomando primo presidente dell'azione cattolica di Racalmuto




 

Autorevolmente si afferma che quest’anno ricorre il centenario della istituzione a Racalmuto dell’Azione Cattolica. Chi l’afferma è persona degnissima di fede e noi gli crediamo sulla parola. Un tempo padre Puma rievocò quella fausta ricorrenza stampando un foglio ove raccolse testimonianze svariate, anche di chi ostentava sberleffo eretico come colui che qui scrive. Sì, è vero: anch’io sono stato presidente d’azione cattolica imperando l’arciprete Giovanni Casuccio e assistendoci allora seraficamente il nostro padre Alfonso Puma Pagliarello. Dopo ebbi a cambiare casacca e mi allineavo con i mutamenti del grande Sciascia che dal giummo fascista e dalle colonie elioterapiche di PNF memoria era divenuto quello che sappiamo. Apriti Cielo! Il Petrotto senior dalle colonne di Malgrado Tutto mi fulminò con roventi lemmi, invitandomi anche a far di conti in banca ché quanto al giovanile antifascismo di Sciascia lui poteva ben testimoniare. Si sa, che la dommatica da cattolica è divenuta laico-socialista e manco mi fu permesso di controbattere adeguatamente, con  la solita scusa che delle mie pretese lungaggini. Ma de mortuis nihil nisi bonum e quindi qui noi ora ci fermiamo.

Aggiungiamo però che in famiglia non sono il solo parrinaro a capo delle falangi del cattolico credere: ce n’è stato un altro: addirittura il primo Presidente dell’Azione Cattolica di Racalmuto, che credo però facesse capo al giovane sacerdote Giovanni Casuccio, in contrapposizione per giunta a quanto con suoni chitarre e mandolini gravitava sull’ostile padre Chiarelli, quello che potete vedere all’ingresso del cimitero in sembianze marmoree somigliantissime.

Quel primo presidente – l’ho appreso da un testo del poderoso storico ecclesiastico, monsignor Domenico De Gregorio – si chiamava CALOGERO SACCOMANDO ed era nato a Racalmuto il 24 agosto del 1890, come ben può arguirsi dall’ostentata foto dell’atto di battesimo sopra riportato (f. 429 penultimo registrato).

Il Saccomando, ottimo fabbro ferraio alla scuola del padre venuto da Naro, mastru Jacumu, e nipote dell’arciprete Tirone per via della mamma, morì molto giovane lasciando in ristrettezze la famiglia numerosissima. Non ebbe tempo di sposare la zza Stifanuzza, una sorella della matrigna Maria Concetta La Rocca.  Mio nonno materno (che tale era Mastro Giacomo) sposò tre volte, due sorelle Tirone e mia nonna La Rocca: dalla prima moglie (morta giovanissima) non ebbe figli; dalla seconda morta dopo tre parti ebbe appunto Calogero, Marianna e Vincenzo; dalla terza moglie, sette figli.

I primi tre figli ebbero vita molto singolare; Calogero, presidente d’azione cattolica, diciamo che propendeva verso una religiosità accentuata; la seconda Marianna, presto orfana – sicuramente per interessamento del locale clero amico del deceduto arciprete Tirone – a tredici anni lasciò Racalmuto. Pressoché analfabeta, di intelligenza superiore – l’ho conosciuta di persona e posso affermarlo e si sa che non sono generoso nel laudativo – crebbe in santità, cultura, capacità intellettuali e doti umane tanto da divenire MADRE GENERALE  del suo istituto che da bislaccheria di un tal prete toscano, padre Bianchi, ora è prestigiosa congregazione religiosa con riconoscimento di personalità giuridica anche da parte della Chiesa Romana e tutto per merito di questa rotondetta monachella racalmutese, con l’assistenza a dire il vero di mons. Parisi, altra splendida figura di sacerdote di questa nostra bistrattata comunità.

Il terzo figlio di primo letto (veramente secondo) fu mio zio Vincenzino, uomo di travolgente intelligenza, caratterialmente vivacissimo, frustrato forse da quell’essere divenuto troppo presto orfano di madre. Si raccontano varie esagerazioni in famiglia e certo la sua vita in Italia fu alquanto avventurosa. Emigrò in America, passò da New York a Buffalo; qui attrasse altri due fratelli non germani. Con abilità, con certa astuzia, in un ambiente ostile dominato da squami mafiosi di stampo irlandese, prosperò e i suoi figli sono ora tre italo-americani dignitosi e rispettati. Soprattutto la figlia Marianna, avvocatessa di grido, varie volte all’apice di quella particolare magistratura elettiva all’americana, sagace e persino sentimentale nel sentirsi legata a questa nostra terra, a questa Racalmuto che spesso visita, che rispetta e che illustra in positivo in quel lontano lembo di terra sulla sponda di fiumi e laghi che spartiscono gli Stati Uniti dal Canada. Il padre Vincenzo Saccomando fu pervicacemte laico, diverso al presidente Calogero, religioso e devoto, e dalla MADRE GENERALE ribattezza suor Anna, morta nel ’60. Ero a Modena e l’andai a trovare negli ultimi giorni della sua vita in quel di Massa: era corrucciata ed immalinconita; le consorelle cui tanto bene aveva fatto ora le si rivoltavano se non contro sicuramente senza amore, senza gratitudine, solo con la nota ipocrisia delle anime dedite al Signore.

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