domenica 26 marzo 2017


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Calogero Taverna

















martedì 16 dicembre 2014

Chi era il signor T di Sciascia?




studio in elaborazione



Resta sempre un caso morale gigantesco che coivolge prima di tutto la famiglia, poi la Fondazione Sciascia, poi gli amici e quindi i nemici, Di Grado e noi tutti che alla fine abbocchiamo. Pare che Sciascia avesse abbozzato il suo Parrocchie molto prima e avesse dato un titolo non brillante: IL SIGNOR T PROTEGGE IL PAESE. Per testimonianze irrefutabili, questo scritto ed altri che pare giacessero sparsi sui tavoli di lavoro del morente scrittore mai e poi mai dovevano venire pubblicati. Inece eccoli - o almeno quelli che sono stati prescelti - esposti nella Bblioteca Adelphi 447 con il titolo spurio  ma non estraneo IL FUOCO NEL MARE.
Noi non  crediamo di avere vincoli specifici di fedeltà allo scrittore nato a Racalmuto e morto a Palermo, ma ci sentiamo un poco in clpa nello sfruttare a nostro vantaggio o alle tesi che contro corrente disseminiamo  quelle riservate pagine sparse, come dire ci pare di infrangere l'intimità di Sciasca,che sempre uomo molto schivo fu. Intanto ci dispiace scoprire che agli esordi il grande Nanà non  si distingueva dai soliti principianti che pitoccano la raccomandazioncina di lancio presso il potente del momento. Sciascia - risulta chiaro - invoca udienza al Vittorini che manco lo degna di una risposta. Mi richiama episodi ribaltati degli anni '70: Padre Arrigo che si ebbe rifiutato il suo Svolta Pericolosa, o il Cacciato  con la sua "La Lupa" o  anche la querula Montedoro per il suo Petix rigettato ed altri che ignoro e che Giacomino Lombardo potrebbe tanto affabulatamente dirci se volesse.
Ma visto che l'inottemperanza alla ultima volontà dello scrittore è stata consumata, mi accingo all'intrusione per piluccarvi  disveli o conferme di coserelle racalmutesi che mi stanno a cuore.

Comincio dal titolo: chi è quel signor T padrone del paese (e per paese - ovvio- intendiamo Racalmuto ancora tutt'altro che Regalpetra)? Inseguo, credo, correggo, trovo spunto e quindi retrocedo, avvilito, smetto. Alla fin fine però, ammesso e concesso che trattasi di un caleidospoio di personaggi veri reali protervi, allusivi,dimessi, arroganti, cattivi. pietosi, oranti, blasfemi
del paese del sale. mi pare che affermare essere la T del Tulumello, il barone grande, disvela tante oscurità dell'intrigato parto giovanile dello Sciascia scrittore.

Nell'Ottocento fu il barone "grande" proprio il Tululmello il vero padrone del paese, finchè non decadde. Sciascia parla di questo signor T nel 1947; ancora dieci anni dopo nelle Parrocchie Sciascia non sa che a smenbrare il feudo di Gibillini in lotti leggermente gravati da censo non furono, né potevano essere i Sant'Elia, ma proprio questo tenebroso, impalpabile signor T.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Sciascia abbozza a ridosso del 1947, la figura di questo improbabile Signor T  non sappiamo se sostituto della nostra compatrona Maria Santissima del Monte o della negletta vera patrona e protettrice di Racalmuto la Sinibaldi Rosalia che ancor oggi intelletti pure acuti vorrebbero far nascere in questo folle paese nel mille e cento quando Racalmuto comincia ad avere certezza documentale solo dopo il 1200.
 
Non se l'abbia per offesa, qui Sciascia si mostra giovanilmente ignaro della vecchia triste realtà feudale racalmutese un territorio spartito in due subfeudi, quello agganciato al castello chiaramontano e l'altro al castello di Gibillini, per i racalmutesi, lu Castiddruzzu.
 
Ebbero storie diverse ed anche fortune differenziate. Il Castrum Rachalmuti che nel più antico diploma in cui mi sono imbattuto (presso l'Archivio Segreto Vaticano) viene registrato in Rachalchamuto sorge come effervescente universitas nel XIII secolo e resta ancora libero comune  sino a che vien tassato o tartassato al tempo dei vespri Siciliani da nuovo venuto dal'avara povertà di  Catalogna. Dopo,  I Chiaramonte e quindi i Del Carretto, predaci masnadieri più genovesi che liguri,. Ai primi del '700 si scompagina questa signoria carrettesca che a malapena  era riuscita a divenire comitale ed ecco i rapaci Gaetani di Naro agguantare questa malconcia contea di Racalmuto. Con gli sconquassi di fine secolo, con la riforma Caracciolo. Racalmuto entra nella modernità e sono le piccole crestomazie locali a impossessarsene: nascono lotte tribali tra i Tulumello (appunto il signor T) i Matrona, i Savatteri, i Borsellino, cospivui i Farrauto, mentre i baroni Grillo emergono ma subito si appannano. E da lì la vicenda del dominio racalmutese si snida contorta, illogica, miserabile e pretenziosa, sino ai nostri giorni.
 
Di queste intriganti origini Sciascia nel 1947 mostra di non saper nulla. In fin dei conti è ancora il giovinastro che al Circolo Unione. divertendosi alla spalle di incartapecoriti galantuomini, stacca la corrente elettrica  di sera nel pieno di partite a carte ove si disperdono i pochi soldi di cui ancora costoro riescono a disporre. Corre il rischio di venire ignominiosamente espulso, anche perché in Galleria aveva scritto sgradevoli cose su  questo Circolo ove davvero qualche signorotto locale vi aveva lasciato nella sua vita solo un'affossatura nell'accogliente poltrona di cuoio scuro. Per redimersi Sciascia scrisse nell'Illustrazione Italiana il più ipocrita corsivo che si possa immaginare e come cimelio di guerra con aristocratica cornice oggi continua a dare lustro al nobiliare sodalizio dell'Unione regalpetrese. .
 
Certo vi è anche l'altro feudo degradante dal castrum Gibillinorum. Con la riforma Caracciolo si spappola e un discendente da pecorai diventa un predace gabellotto e se ne appropria a dire il vero con una grintosa invesatitura feudale trasformando il nipote nascituro in barone grande appunto il signor T.
 
Anche questa beffa settecentesca sfugge al buon Sciascia e nelle parrocchie di Regalpetra ci propina una favoletta tutta caramellosa verso i decadutissimi feudatari  di Sant'Elia su  cui abbiamo celiato un po' nel nostro "La Signoria racalmutese dei Del Carretto" (vedasi scannerizzazione), e confessiamo qui che molto altro avremmo da aggiungere  per i succhi gastrici che dopo ci sono fermentati dentro nelle ulteriori ricerche su questo grande imbroglio feudale, sfuggito totalmente al buon Sciascia.

Beppe Cino

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'architetto e scultore che fu massimo esponente del barocco leccese, vedi Giuseppe Cino.
Beppe Cino, all'anagrafe Giuseppe Cino (Caltanissetta, 3 febbraio 1947), è un regista e sceneggiatore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Maturità Classica e gli studi di Scienze Politiche e Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, viene ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel biennio 1970 - 1971, diplomandosi in Regia; alla fine del biennio realizza il film/saggio La Sicilia é il suo popolo, che viene distribuito dai Circoli Ottobre di Lotta Continua e dalla Comune di Dario Fo. Inoltre il film di Diploma partecipa anche al Festival Internazionale del Cinema d'Autore di San Remo (1972) e partecipa alle Giornale del Cinema Libero di Venezia del 1972. Inizia la propria attività come aiuto regista e collaboratore di Roberto Rossellini col film L'età di Cosimo de' Medici (1972), proseguendo in Cartesius (1973), Rice University (1973), Anno Uno (1974), The World Population (1974), Il Messia (1975).
Tra la fine degli anni settanta e gli inizi dei anni ottanta è autore di diversi programmi d'inchiesta per la RAI TV, la Tokyo Broadcastinc System (TBS), la NHK (Japan) e la SudWestFunk della Germania Federale.

L'esordio alla regia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 realizza, per il teatro stabile di Heidelberg, un breve film ispirato dal dramma Juno and the Peacock, di Sean O'Casey.

Gli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982 scrive e dirige la sua opera prima Il cavaliere, la morte e il diavolo con Paolo Bonacelli, Mirella D'Angelo, Lola Ledda. Un film di ispirazione espressionista che affronta il tema delle dinamiche trasgressive nel rapporto di coppia. Il film partecipa alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1983 (sezione "De Sica"), e viene premiato nel 1985 con la targa di Cinema e Società.
Nel 1983 realizza a Baden-Baden, presso gli studi della SudWestFunk in Germania, la riduzione televisiva del dramma Eduard II, di Christopher Marlowe.
Nel 1986 scrive e dirige La casa del buon ritorno, un film di genere thriller psicologico, con Amanda Sandrelli, Stefano Cabrini, Lola Ledda, Fiammetta Carena, Francesco Costa. Il film partecipa nel 1986 alla Mostra del cinema di Venezia e viene premiato nel 1987 al Fantafestival di Roma.
Nel 1987 realizza per la RAI un documentario di cinque puntate dedicato al regista Roberto Rossellini, dal titolo Roberto Rossellini, dieci anni.
Sempre nel 1987 scrive e dirige per l'Istituto Luce, il documentario C'era una volta Palermo, con la collaborazione al testo di Gesualdo Bufalino.
Nel 1988 scrive e dirige Rosso di sera, ritratto drammatico della generazione del '68, con Massimo Venturiello, Franco Citti, Thomas Arana, Christiana Borghi, Manuela Gatti. Il film riceve nel 1988 il Premio della Stampa Estera nel corso del Festival di Sorrento organizzato da Gian Luigi Rondi.
Nel 1989 scrive e dirige per Raiuno una serie di 13 TV/Movies (60' X 13), dal titolo "Gli anni d'Oro", con Giulio Brogi, Lucrezia Lante della Rovere, Massimo Venturiello, Dania Gazzara, Anna Maria Petrova.

Gli anni novanta e duemila[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 scrive e dirige Diceria dell'untore, liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Gesualdo Bufalino, con Franco Nero, Fernando Rey, Vanessa Redgrave, Remo Girone, Lucrezia Lante della Rovere, Salvatore Totò Cascia, Dalila Di Lazzaro, Egidio Termine. Il film partecipa a numerosi festival, è premiato a Villerupt, e vince il Primo Premio al Festival di Porto Alegre (Brasile). "Diceria dell'Untore" è stato venduto in tutto il mondo in più di 40 paesi.
Nel 1991/92 scrive e dirige uno dei pochi film italiani sul post-comunismo, In Viaggio verso l'Est, ambientato in Bulgaria, con Massimo Venturiello, Andrea Prodan, Ernestina Chinova, Kalina Kalcheva, Dossio Dossev.
In tv dirige nel 1995 la fiction per Mediaset La signora della città, scritta da Silvana Giacobini, con Barbara Blanc, Carroll Baker, Dalila Di Lazzaro, Thomas Arana, Anita Ekberg, Ethan Waine, Gabriel Garko.
Nel 1996 dirige La Villa dei Misteri, scritta da Silvana Giacobini, con Alberto Castagna, Eva Grimaldi, Francesca Rettondini, Thomas Arana, Gabriel Garko.
Nel 1997, nel ventennale della morte di Roberto Rossellini, scrive e dirige per RaiTre il film/documento Roberto Rossellini, il mestiere di uomo, con Isabella Rossellini. Il film/documento partecipa alla Mostra del Cinema di Venezia nella Sezione Eventi, nel 1997.
Nel 2004 scrive e dirige il film Miracolo a Palermo!, prodotto da Marco Risi e da Maurizio Tedesco per la Sorpasso Film, con Maria Grazia Cucinotta, Tony Sperandeo, Luigi Maria Burruano, Vincent Schiavelli, Michele Lucchese, Valentina Graziano. Miracolo a Palermo! è un film che affronta il tema della mafia attraverso una cifra espressiva di tipo favolistico, un film che si potrebbe definire di "realismo magico". Il film è stato presentato nel giugno del 2004 fuori concorso al Taormina Film Festival. Successivamente è stato presentato e premiato in svariati festival. Miracolo a Palermo! è stato anche distribuito in Francia nell'ottobre 2005, ed è inserito successivamente nel circuito delle scuole superiori francesi, per il suo valore pedagogico.
Nel giugno del 2006, nel centenario della nascita di Roberto Rossellini, Beppe Cino dedica al suo maestro un ritratto dal titolo Buon compleanno, Roberto!, di 60' circa, prodotto da Maurizio Tedesco per la Baires Film. Il film partecipa nello stesso anno 2006 al Festival del Cinema di Roma.
Fra il 2007 e il 2008 scrive e dirige Quell'estate felice (già "Maria Venera"), un film drammatico con Olivia Magnani,Dario Costa, Djoko Rossich, Giovanni Argante, etc., , liberamente tratto dal romanzo "Argo il cieco" di Gesualdo Bufalino.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regie cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

Regie televisive[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Rossellini, dieci anni (1987, documentario in 5 puntate per Raiuno)
  • Gli anni d'oro (1989, serie in 13 episodi per Raiuno)
  • La signora della città (1995, fiction in 2 puntate)
  • La villa dei misteri (1996, fiction in 2 puntate)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

(EN) Beppe Cino, in Internet Movie Database, IMDb.com.

domenica 18 ottobre 2015


Dalla Sparacogna (dialetto racalmutese) l'asparago selvatico in Maggio. Diffuso nelle scarpate delle trazzere del Serrone. Ottimo nella frittata con le uova.





Dalla Sparacogna (dialetto racalmutese) l'asparago selvatico in Maggio. Diffuso nelle  scarpate delle trazzere del Serrone. Ottimo nella frittata con le uova. 






Asparagus acutifolius - Wikipedia, the free encyclopedia
Dalla Sparacogna (dialetto racalmutese) l'asparago selvatico in Maggio. Diffuso nelle  scarpate delle trazzere del Serrone. Ottimo nella frittata con le uova. 

martedì 7 aprile 2015


Racalmuto: la replica di Guagliano al sindaco. "Costo servizio rifiuti in HOUSE PROVIDING € 778.000. Un risparmio per i cittadini di circa 500 mila euro rispetto alla gestione privata". Il consiglio comunale rivendica il suo ruolo di centralità nella vita politica del paese

Giuseppe Guagliano 
Vice Presidente 
del Consiglio  Comunale
Ritengo doverosa la replica al Sindaco su quanto da lui affermato  in merito alla mancata approvazione da parte del Consiglio del modello di gestione del servizio di nettezza urbana.
La questione va posta, preliminarmente, sotto l’aspetto politico; rinviando ad un’analisi più dettagliata l’aspetto tecnico.
Nel comportamento del Consiglio su questa vicenda non si rileva  nessuna confusione, volontà polemica o denigratoria; Ne tanto meno la necessità  di “spararla grossa” per fini propagandistici.
Il Consiglio (almeno la componente di maggioranza) ha semplicemente esercitato le prerogative riconosciutegli dallo Statuto Comunale, dal D.L. n.267 del 18/08/2000 e dalla L.R. 30 del 23/12/2000.
Ovvero il diritto/dovere di esplicitare l’indirizzo politico-amministrativo ed esercitare il controllo.
In particolare è materia di esclusiva competenza consiliare l’approvazione o meno  del piano finanziario della gestione in regime di privatistica che gli è stato portato all’attenzione dalla Giunta.
E vero che il piano ARO,  elaborato dai Commissari  e proposto con modalità di gestione privata, è stato sempre a disposizione dei Consiglieri essendo questi atti pubblici; Ma è altrettanto vero che la Giunta sin dall'insediamento avrebbe dovuto e potuto, aprire un tavolo di ragionamento con il Consiglio e le parti sociali per stabilire se continuare con l’ipotesi di gestione privata più tosto che in House, tenendo conto degli impegni programmatici assunti.
Del resto non si può rimanere indifferenti, davanti al disastro di una gestione che tanto danno ha fatto alle  famiglie, all'economia e alla credibilità delle Istituzioni; e riproporre un modello inviso ai cittadini.
Non è accettabile la prospettiva di impegnare un intero paese con un contratto di durata settennale, col rischio di trascinare nella deriva un’esperienza politica che adeguatamente riveduta e corretta potrebbe dare tanto a questo paese nonostante tutto.
Tra i Consiglieri e la gente c’è la consapevolezza che le soluzioni migliori sono quelle che presuppongono creatività, coraggio di mettersi in gioco, impegno e disponibilità al sacrificio e velocità di pensiero e azione tutti elementi necessari  per proporre la  gestione in House.
Si Ha la netta impressione che molte amministrazioni comunali  preferiscano seguire la strada, ben collaudata e sbrigativa, della gestione privata foriera in passato di effimere utilità e di quelle  assunzioni clientelari che oggi sono alla base di tanti problemi.
La breve esperienza di questi nove mesi ci insegna che tutte le volte in cui Consiglio Comunale e Giunta hanno lavorato in sinergia nel rispetto dei ruoli di ognuno, le decisioni e gli atti  che hanno prodotto hanno ricevuto il consenso non solo di tutto il gruppo politico e consiliare di maggioranza, ma in alcuni casi anche di quello di opposizione, nonché l’apprezzamento convinto  dei cittadini.
(Emblematico il caso del documento con cui si sono date le linee guida x la TARSU anni pregressi)
Di contro quando il Sindaco o i vari Assessori hanno operato, inopportunamente, in solitudine su cose  più o meno rilevanti, tutto si è complicato  generando blocchi, tensioni e incomprensioni.
Ribadisco ancora una volta, se ce ne fosse di bisogno, che la componente di Maggioranza di questo Consiglio non è disposta, ne mai lo sarà, a fare “l’accumpagnaturi di prucissioni” a chicchessia, e nel contempo rivendica il naturale ruolo di centralità nella vita politica del paese.
Dagli argomenti espressi dal Consiglio in queste settimane emerge nitidamente, la convenienza economica  e l’opportunità politica di una gestione in House Providing.
Per una migliore comprensione partiamo dall’analisi  della gestione privata proposta dalla Giunta:
Costo da capitolato del servizio:  €  780.000
Costo dei conferimenti rispettando le quote medie di differenziata al 50 %: €     280.000
Costo (prudente)spese generali del nuovo bacino S.R.R. e A.T.O. (in liquidazione):  €     120.000
Il Costo del servizio non approvato dal Consiglio sarebbe stato di almeno: € 1.280.000   
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Costo della gestione ex ATO compreso il conferimento e spese generali: €  1.503.000
Senza il  costo del servizio di spazzamento  tolto nella nuova gestione per un valore di: €  213.000                  
Costo del servizio ex ATO al netto del costo dello spazzamento. € 1.290.000
Da un facile confronto si evince che si realizzava un risparmio irrisorio rispetto alla gestione predente.
/------------------------------------------/
La gestione in House Providing permetterebbe di ottenere, invece, oltre all’affidamento diretto del servizio, il recupero annuale delle seguenti poste:
Utile d’Impresa € 56.000 / IVA su acquisti e fatture di servizio € 95.000 / Risparmi sull’ammortamento per
€ 40.000/Risparmio del 20% sulle spese rispetto al privato pari a € 17.000. 
TOT. Risparmio   €  208.000
Nella gestione diretta, a parità di personale, mezzi e condizioni, va sottratto il risparmio quantificato in precedenza  € 1.280.000 - € 208.000. 
Per un costo complessivo e realizzabile di:   € 1.072.000
Se si considera che le 13 unità di personale di cui dovremmo, necessariamente, farci carico hanno un costo di € 570.000 annui, e si valuta la possibilità (come hanno fatto altri comuni) di applicare il part time lavorativo,  il costo potrebbe ridursi di 1/3 con un risparmio a regime di altri: €    190.000
-Nello spazio adiacente al CCR si potrebbe realizzare facilmente una mini compostiera che ci consentirebbe di evitare il conferimento di circa il 40% dei rifiuti prodotti con un risparmio di altri:  €  100.000
Ottenendo un costo (suscettibile di ulteriori riduzioni) del servizio di: €  778.000
-La riduzione delle ore di servizio e le altre necessità della gestione in House (ragioniere, direttore tecnico, magazziniere ecc.) potrebbero essere compensate con l’utilizzo di personale a comando del comune.
Il personale precario dovrà necessariamente essere impiegato per svolgere servizi collaterali e rendere, complessivamente, migliore il servizio e più decoroso il paese.
Riguardo le perplessità mostrate dal Sindaco sulla eventuale difficoltà del comune di pagare le fatture del servizio, e la mancanza di risorse per gli investimenti, posso dire che nel primo caso il Comune come per la gestione privata, è impegnato al pagamento delle fatture a prescindere da quanto riscosso dai cittadini; nel secondo le risorse saranno reperite dalle banche come anticipazione del contratto di servizio, come fanno del resto i privati. Non si capisce poi per quale ragione il nostro comune avrebbe dovuto dare a titolo gratuito un impianto del valore di € 2.000.000, come il CCR, alla ditta privata senza ricavarne nessuna utilità, se non il deperimento dello stesso. La proprietà del CCR è  un punto in più per l’House.
-Proponiamo poi la bollettazione bimestrale per alleggerire le famiglie ed avere un flusso di liquidità continuo che ci consentirebbe di pagare puntualmente  stipendi e ammortamenti.
Se questo ragionamento, che il Consiglio ha sempre proposto, fosse stato accettato e attuato 9 mesi fa  la gestione in House sarebbe già operativa da diverso tempo, e forse anche i comuni di Grotte e Castrofilippo ne farebbero parte. Noi riteniamo che il tempo e la possibilità per seguire questa strada ci siano ancora; il tentativo di convincere i comuni vicini va in ogni caso fatto.
Mi auguro che il Sindaco e gli Assessori possano e vogliano prendere consapevolezza della precisa volontà politica e gestionale del Consiglio Comunale; Che incarna fedelmente la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini Racalmutesi.
La Giunta dovrebbe attivarsi immediatamente per realizzare la gestione in House Providing del servizio di igiene pubblica a cui, speriamo possa aggiungersi, quanto prima, quella dell’acqua.
Non si possono fare le (difficili) battaglie x l’acqua pubblica, e poi tifare per il servizio privato dei Rifiuti quando la gestione in House è a portata di mano. La coerenza è alla base della CREDIBILITA’.
Chiudo ribadendo la piena e incondizionata disponibilità del Consiglio e dei singoli consiglieri a sedersi in tutti i tavoli di discussione e confronto possibili, finalizzati alla risoluzione dei problemi della Polis.

Giuseppe Guagliano 
Vice Presidente  del Consiglio  Comunale
Santa Lucia di Fiamignano ..... Villa Merylil .... i suoi fiori, le sue giocondità, le sue opacità, il suo adeguarsi al mio remissivo soggiornare























Il Corriere della Sera che si interessa della CSR. Lo fa con competenza e racconta la verità. Racconta di un gioiello fragile da mettere in buone mani.

All’assemblea di aprile si contrappongono due liste sindacali per il rinnovo del cda
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    Lillo Taverna Il Corrierone non può raccontare alcuna verità sulla CSR. Qualcosa di vero l'ha detta il Fatto Quotidiano ma sono inezie rispetto a quanto contesterò io appena mi perviene il progetto di bilancio. E non sarà certo Leone a mettermi il sasso in bocca e a dire il vero neppure la CGIL. I vecchi ricorderanno che successe una quarantina di anni fa. Calogero Taverna cgiellino da 57 anni superispettore di Reviglio, ispettore capo misiione della Vigilanza Bancaria sotto Occhiuto.