venerdì 8 febbraio 2013

E lì Sciascia non c'era.



Oggi ho finalmente visto la mostra su GUTTUSO: è agli sgoccioli; per fortuna pochi visitatori; chiassoso solo un gruppo di terzetisti (l'università della terza età). Questi vecchi e soprattutto queste vecchie sono indisponenti nelle vesti di scolaretti delle elementari (sia pure dell'arte).
Il quadro - 1972 - mi ha commosso: si vede proprio che cuore arido non sono. In autobus strillavo con la mia annuente consorte (i suoi parenti sono tutti di destra). Ma vedi cosa ha creato l'idea egualitaria comunista! che civilà, persino che compostezza di fronte alla morte anche del Migliore.
E lì Sciascia non c'era.



Vedo brutto il Paese !


Carissimo Totò,


Tutti i nodi, prima o poi, vengono al pettine; sempreché aggiungeva sardonicamente il nostro Leonardo Sciascia i pettini abbiano i denti. Queste storie di bilancio puntualmente ad ogni giro di boa (amministrativo) sono venuti al pettine …ma il pettine è stato sempre sdentato.
Fussi ca fussi ca sta’ vota fussi la vota bbona!- Mi sa di sì, e sai perché? Di contabilità e di bilanci dovrei intendermene. Dunque quest’anno, tra il 5 maggio e il 5 luglio il comunista (per le idee del ragazzolo che lo gestiva) ALBO PRETORIO DI RACALMUTO (all’epoca puntigliosamente riecheggiato dal blog di Scimé anche oltre i termini di scadenza)  ci segnalava 568 EVASORI CATASTALI che avrebbero dovuto versare nelle casse comunali (in parte in transito per quelle della tesoreria nazionale) qualcosa che ebbi a calcolare in 5 milioni di euro. Quanti di questi euro sono finiti nel bilancio de quo? E la competenza non si abbatte su questi signori supertecnici romani che hanno preso persino il tuo posto e che mi pare  continuano a farsi retribuire come se il paese avesse ancora oltre diecimila abitanti? Se non si iscrivono in bilancio siffatte manne chiamate sopravvenienze attive nella nomenclatura degli istituti di ragioneria, quante e quali sono le conseguenze? Faccio domande retoriche s’intende anche per eludere querele che pare che i signori venuti da Roma  abbiano facili, cosi dice almeno Malgrado Tutto, incopiabile web cittadino. Sia come sia un onere tributario sul cash flow smunto e macilento della comunità racalmutese  non poté non esserci. Hanno pagato solo i fessi? O è venuto dal cielo l’arciprete Casuccio, con suo gran dispitto incluso tra i reprobi della correttezza tributaria racalmutese, trent’anni dopo la sua morte? Se per questo ci sta anche la curia vescovile e alcune dipendenze della novella matrice senza arciprete.
Giunge dopo una grandinata per IMU al massimo: ma al massimo non poteva essere perché nel frattempo si erano concluse le arti del ripescato mare di evasori TARSU datati 2006. Calcolo: un milione di euro di altre SOPRAVVENIENZE ATTIVE. Dove stanno in bilancio? Altra omissione? Ma non basta questo perché non è più consentibile far figurare un rosso nello speciale conto economico del Comune per – come dicono – un milione di euro. Ma che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca?  Corsi di finanza pubblica degli enti autonomi territoriali credo che quelli che la Cancellieri ci ha prodigato non ne abbiano mai fatti? La Cancellieri ha forse fatto dare lezioni dal figlio che può farsi trattare con tassazione separata e con riparto in tre anni una buonauscita quadrimilionaria (se la notizia che hai riportata risponde al vero) dopo appena undici, mesi o giù di lì, di permanenza effettiva in una società assicurativa di dimensioni multinazionali.
Quanto alla Tarsu del 2006, troppo ho scritto: vi faccio rinvio. Il guaio lì sai quale è: sì, è forse mala gestio dare appalti esosi; ma allora è cosa che solo riscontrate fattispecie bancarottiere o malversazioni di varia natura possono perseguire. Vi è poi il sovraccarico del personale (30 per cento utile, settanta per cento inutile e dannoso, se ho capito Marino; ed altre faccenduole varie). Risultato: per lo meno triplicato il già dispendioso costo di quando operava la privativa comunale. Per legge – tarsu come tariffa non superabile il costo del servizio – occorrerebbe uno stop giudiziario. Chi lo dovrebbe fare? Le forze politiche, i sindacati, le associazioni no-profit. Campa cavallo: meglio il contenzioso singolo: una bella torta. Qualche pellegrino già spillava un euro a pratica per mera adesione al suo non pregevole sodalizio.


Non riesco a Roma a far fare una interrogazione parlamentare (già pronta). I veti vengono da Racalmuto; la scusa è il parlamento chiuso. Ma il Parlamento tra breve apre. Allora forse al pettine spuntano i denti. Mi auguro di no perché gli imbroglietti, le compiacenze, i conflitti di interessi, le abulie amministrative, la bovina sottomissione agli ordini del partito etc. etc. tanti tantissimi coinvolgerebbero.  A Racalmuto c’è il vizietto di credere che le leggi colpiscano i nemici politici del banco accanto che in definitiva cercano di perseguire loro diritti, ed invece non varrebbero per i loro (non sempre leciti) interessi.
Intanto si raggruma – come qualche voce piangente mi rende edotto – la monnezza del 2012 a tariffa quasi tripla rispetto a quando la monnezza la gestiva in privativa assoluta il comune e come se non bastasse ora, ai primi di gennaio, ecco gli accertamenti per il 2011: tre anni di monnezza in un anno. Qualcosa è legittimo, il 2006 no, almeno per decorrenze dei termini come ho già scritto e argomentato. Insomma su un solo anno finanziario del povero racalmutese il Comune esige una tassazione  (IMU e MONNEZZA) di tremila euro a famiglia. Ogni famiglia in media spende già di suo oltre 12 mila euro l’anno , si e no ne incassa (in media) 6-7 mila; viene ora gravato ulteriormente di altri 3.500 euro per imposte ordinarie e tasse varie (bollo, assicurazioni etc.); così la frittata i signori amministratori (che tecnici se ne fregano) ce la ha ammaniscono di tutto punto.


Sono stato già lungo.
Solo una noticina conclusiva: le tue altre ire sanno di baruffe in famiglia. A noi  interessano sino ad un certo punto. Che dovrei dire io: mi basterebbe tirar fuori i file che elaboravo tempo fa all’AIMA per sollazzarci tutti. Ma non è tempo delle comiche. Una cosa mi impressiona:
Chi sa teme  .. chi non teme non sa. Vedo brutto il Paese!

Il castello chiaramontano quando fu edificato?

 
XAXA DOCET
"MOLTISSIME E DI SOTTILI E LUNGHI TENTACOLI SONO QUELLE [LE NOTIZIE] CHE SI POSSONO ESTRARRE DALLA MEMORIA. DALLA GALASSIA DELLA MEMORIA"
 
Se lo dice Sciascia, dobbiamo dargli totale assenso. Basta ricordare e la storia è fatta.

Un po' riluttanti a dire il vero lo siamo: ad ottant'anni questa maledetta memoria spesso fa cilecca. Manco il mio nome talora ricordo. Come faccio a far storia, sia pure microstoria, o appunto in quanto microstoria, basandomi sulla memoria (mia o di chi?) sulle tradizioni, sui miti, sulle saghe di una smemorata Racalmuto. Fosse Regalpetra, capirei: là si inventa. Si martirizza un diacono a nome fra Diego e il gioco è fatto.

Questa notte voglio raccontarmi e rappresentare quando il castello degli sbozzatori di alabastrini  sarebbe sorto sull'appendice nord-est di lu chianu castieddu.

Abbiamo ora foto che manco l'Altare della Patria di Roma è tanto candido, latteo, materno. Guardate





A dire il vero le più antiche fotografie (agli inizidel 1900)ben altro mostravano:




Io che sotto quel castello, addossato alla chiesa di San Giuseppe. di cui sentivo persino lo scampanellio della prima messa standomene ancora a letto, passai le mie notti dal primo biennio di vita sino alle soglie della pubertà, il castello me lo ricorso pittosto così:












Ma quelli dell'orgia fotografica del primo decennio del terzo millennio vogliono un castello imbellettato al ducotone. Non si può più sperare in un ripristino dell'architettura e dei vetusti pallidi colori
Ma quando sorse questo benedetto castello? Nel 1358 non c'era ancora: Questo arduo diploma lo attesta. L'ho raccontato nel mio RACALMUTO NEI MILLENNI pag. 102 e non ho voglia qui di rifare il predicozzo. So che certi signori della locale cultura non son d'accordo. Peggio per loro. Se hanno documenti più validi di questo accanto, si accomodino. Io sono sicuro del fatto mio.
 
 
 
 
 
Ed ancora non c'era nel 1374. Lo dice questo resoconto dell'arcidiacono du Mazel. Fore qualche pietra si è gettata, il prelato-esattore non sa come qualificare Rachalmuto (abbiamo qui una antica grafia del nostro toponimo): deve chiamarla TERRA oppure CASALIS? nel dubbio cancella casalis e non scrive nulla. Una cosa è certa: niente CASTRUM. Non c'è dunque ancora il castello. Racalmuto Castrum lo è di certo a fine XIV secolo quando si roga l'atto di investitra tra padre e figlio dei primi nostri baroni del Carretto. Rinvio ai miei libri. Se non ce li avete, fateveli stampare dal Comune. Io mi sono stancato di sborsare soldi per ricerche storiche documentate facendo ricorso solo alle mie finanze (tartassate dall'IMU del comune) mentre altri poppano soldi comuni per esangui  mostre sedicenti pittoriche.
Dunque, il dies a quo va segnato nel 21 aprile 1358, il dies ad quem qualche decennio dopo il rendiconto del DuMazel (post 1374). E se ho ragione troppe ciance si son fatte su questo  questo castello, che chiamiamolo pure chiaramontano, ma a quale Chiaramonte ci si riferica non è poi tanto agevole stabilirlo.
 
Come ultima chiosa mostro questa occidua foto: non tutto buio ma nemmeno tutta luce. Ammiccante simbolo di una storia medievale racalmutese che stenta ad affiorare. Eppure avrebbe fascino auroreolante questa ridente terra che scherani romani vogliono immalinconire denigrandola senza costrutto.

Per l'approfodimento della storia di Racalmuto: confronti arditi




Piero della Francesca a Federico da Montefeltro lo dipinge dal lato buono per non mostrare l'occhio nefandato. Pietro d'Asaro osa fare intravedere il suo occhio malandato. Reputo che il pittore non fu orbo di un occhio sin dall'infanzia perché potè entrare in seminario e se era storpio o guercio o con palesi difetti fisici non lo avrebbero fatto entrare per il già imperante codice canonico tridentino. Le carte della matrice ce lo mostrano più come imprenditore edile (e prestatore di denari) che come pittore, almento sino ai trentanni. Avanzai l'ipotesi che un qualche calcinaccio poteva averlo lesionato nell'ochio. Apriti cielo, i sapientoni oftalmici del luogo  osarono persino irridermi  pur ospiti in un QUADERNO edito a mie spese. Non avevan dubbi. bastava loro uno sguardo e diagnosticavano un calcinoma raro in quella tavola  non perpiscuomente dipinta.
Sciascia aveva affermato: " C'è da tener conto della cecità del suo occhio destro- 'monoculus racalmutensis' amava a volte firmare - che avrà compensata e risolta con un certo virtuosismo e con effetti che mi sembrano ravvisabili. Un mistero anche questo, in definitiva: da affidare ad un'oculista (sic), prima che a un critico d'arte."  
Passati al setaccio di validi esperti della pittura, quei quadri o firmati o attendibilmente attribuitigli queste asimmetrie oculari non sono state rinvenute. Il fatto di essere geni, non comporta sempre essere infallibili. Dopo tutto è ancora da dimostrare che quella nigra tavola (se ancora conservata in sagrestia) rifletta l'autoritratto del MONOCOLO RACALMUTESE.

giovedì 7 febbraio 2013

SANTA ROSALIA


 
Dovrebbe trovarsi a Delia, nella Matrice. Si sa che Delia da una certa data in poi è stata come una parrocchia succedanea di Racalmuto per questioni di apprtenenze comitali e carrettesche. Espunta dal catalogo delle opere di Pietro D'Asaro - lavoro sotto la supervisione di Sciascia - avremmo anche noi seri dubbi che si tratti di opera del nostro concidettadino. Tela datata nel 1600, siamo sicuri che se sottoposta a seria revisione avremmo sorprese negative.
 

PER CHI SI INTERESSA DELL'ARCHEOLOGIA DI RACAMUTO


IO E LE FEMMINISTE

SOLO SOTTO FOGGIA DIABOLICA E DIMEZZANDOMI GI ANNI MI SONO POTUTO INFILTRARE IN UN TERRIFICANTE GINECEO DI AMAZZONI MODERNE. UN'ALTRA VIA PER ASSICURARMI L'INFERNO. CALOGERO TAVERNA
NOTA: NON SONO NE' MASCHILISTA NE' FEMMIISTA. ESISTE SOLO UN SOLO GENERE UMANO, TUTTI UGUALI MAGARI NEL NASCERE E NEL MORIRE


     
     
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di Mephisto*
Giovedì 07 Febbraio 2013 12:37

Gentilissimo professore

Ella di certo svetta in questo parterre diciamo di anime buone, sembrandomi eccessivo dirle “belle”: è di “superiore concetto”, ricorrere all’aulico “tenace” mi parrebbe scrivere da cane, è, nel suo gymnasium, indiscusso maestro, direi aio.
Così ha obbligato l’atteggiamento non normale, sofisticato. da superiore pedagogo. Mi perdonerà se non mi iscrivo alla sua scuola che un po’ sprezzantemente reputo ridondante di banalità in belle parole. Si sa che gli uomini di pensiero sono poi gli inani nella prassi. La ciarla letteraria ha invero echi contratti in una Italia – figuriamoci la Sicilia, poi – che non legge.

L’inutilità dell’intellettuale in questo nostro Paese è desolante. E quei pochi che intellettuali riescono almeno ad apparire blaterano luoghi comuni che se non fossero coniati in bello stile sarebbero comicamente risibili. Da un lato il vacuo comico alla Grillo, dall’altro il cialtronante già magistrato che mi vuol persino far credere che Berlusconi ha ricattato Dell’Utri o che sia un crimine se un ministro di Stato in tempi calamitosi ha la saggezza di trattare fuori regola per tamponare un mafioso anarchismo capace di sciogliere bimbi nella calce o di architettare una bella bomba all’Olimpico di Roma.

Mai e poi mai Lei leggerà il Confiteor di Geronzi; non saprà dunque mai cosa fu lo “sbarco bancario” di Capitalia in Sicilia, necessario per sopperire al disossamento monetario che anche paludate fondazioni e parchi letterari ove poterono gozzovigliare bagasce nostrane, praticarono; non avrà tempo per sapere che Capitalia, d’impulso delle autorità monetarie, ordì fusioni, incorporazioni, malvagità di bilancio per fare ”cassa” alla bisogna: dovrebbe cogliere il senso della pagina 143 di quelle insane confessioni. Difficile poi riuscire ad arguire che quella fu la matrice dello scoppio bancario di oggidì quale si collega a MPS e a quelle misteriose trame d’alta alea sui c.d. “derivati”. Discorso lungo per dipanarlo qui. Ne va anche di mezzo il buon nome di numi della superiore opinione cui forse anche Lei si ascrive.

Se Berlusconi dovette cedere – io non lo amo, ma dei suoi vizi privati non me ne importa nulla – fu perché i tremendi potentati dell’economia globale gli stavano pregiudicando il rinnovo di quattrocento miliardi di euro in titoli pubblici. Sarebbe stato il crack di quello Stato che bene o male La paga con regolarità alla scadenza di ogni mese per un lavoro “accademico” che francamente non riesco ad apprezzare.

Un partito è solo quello che i suoi elettori vogliono che sia. Lei non vota PD, ne ha tutto il diritto di questo mondo; io voto PD: credo di essere persino nel giusto, convinto che un partito deve essere saggio nella “prassi” e Bersani lo è; deve perseguire il bene comune negli angusti limiti del “possibile” non della intellettualistica masturbazione; ed il PD cerca con di dignità di perseguire il bene comune possibile in questa congiuntura in Italia; D’Alema lo conosco; gli ho fatto visita nel mese scorso nella sua fondazione sita in piazza Farnese. Studia, scrive, colloquia nel settore della politica estera: lo stimo e lo ammiro. Umanamente non è simpatico. Ma che importa. Chi di noi poi è simpatico?


* Mephisto è un signore di una certa età, non è un pro-femminista ma apprezza certe battaglie di donne, non sappiamo se sia un libertario ma ci pare di sì, non è un giornalista e sta dalla parte dell'informazione libera e indipendente. Ama le parole, la struttura della frase, adopera gli infiniti strumenti del narrare con gusto antico venato di voluttà per il dizionario. women in the city gli dà spazio, con questa piccola libera rubrica a sua firma. E' un punto di vista non necessariamente nostro, ma ci racconta un altro mondo, tutto maschile, - e questo è un dato, non un giudizio -, per capire il mondo.
 
Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Febbraio 2013 13:15

ELEZIONI 2013



SOLO SOTO FOGGIA DIABOLICA E DIMEZZANDOMI GLI ANNI RIESCO AD INCUNEARMI TRA QUESTI TERRIFICANTI GINECEI DI AMAZZONI MODERNE. ANCHE PER QUESTA VIA L'INFERNO MI è ASSICURATO - CALOGERO TAVERNA
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Ancora sulle risse di Sciascia


        Calogero Taverna Sto scoprendo cose non carine tra Sciascia e Vittorini. Da un acuto strudioso come Piero mi attendo lumi. Non è questo campo che mi attrae.

Piero Carbone Il tuo annuncio mi incuriosisce.

Calogero Taverna Mi ha impressionato una volta Sciascia che non ricordo dove ebbe a stroncare “ Conversazioni in Sicilia” di  Vittorini.  Leggo ora “Il Fuoco nel Mare”. inesistente libro di Sciascia ma a lui appioppato in Biblioteca Adelphi 557, e mi spiego certo astio del Nostro contro l'altro sommo nostro siciliano.

Piero Carbone  un'altra volta a Palermo contro Guglielmo Lo Curzio che si era permesso di... ma questo te lo racconto davanti una tazzina di caffè

Calogero Taverna Ma quando?

Calogero Taverna Ma contro Sante Correnti (se lo scrivo corretto) non mi risulta si sia mai incazzato. E dire che ne avrebbe avuto ben donde. Ma posso essere male informato. Forse però perché erano così scervellate quelle accuse che Sciascia non lo curava neppure.

Angelo Cutaia Di Racalmuto Sciascia non entrava in polemica per non avvantaggiarlo.

Piero Carbone Una libreria amica si era permessa di esporre in vetrina il libro del Lo Curzio e mandò a dire tramite un certo amico e avvocato che se volevano che lui mettesse lì piede dovevano togliere dalla vetrina... Me l'ha raccontato, autorizzandomi a riferirla, un palermitano di alto spessore culturale.

Piero Carbone Ma questo non mi scandalizza per niente e non inficia per niente il suo valore di scrittore etc etc etc. semplicemente lo fa più umano. Non era e non doveva mica essere un santino per forza, altrimenti si fa agiografia e non biografia. Ma questo non mi scandalizza per niente e non inficia per niente il suo valore di scrittore etc etc etc. semplicemente lo fa più umano. Non era e non doveva mica essere un santino per forza, altrimenti si fa agiografia e non biografia. A lui le agiografie non piacevano né quelle altrui né penso la propria. Questo preciso per parare preventivamente stoccate inutilmente polemiche e pretestuose. Se si fosse fatta meno agiografia e meno difesa d'ufficio dai difensori d'ufficio di tutto ciò che gravitava a lui intorno oggi anche a Racalmuto ci sarebbe uno spirito critico diverso e più costruttivo, se il suo pensiero lo si fosse fatto valere come un lievito e niente di più. e non come una parrocchia d'appartenenza.

Piero Carbone gravitava intorno a lui

E qui si intromette MEPHISTO

Caspita! Ma mi piacerebbe sapere il perché. Sciascia non era un irrazionale collerico. Un dispettoso. Quanto al malevolo Correnti, si parte da un punzecchiamento in testi addirittura scolastici per il preteso maschilismo di Sciascia. C’era stata la controversia con la Maraini arriticata perché Sciascia parlava fondatamente del matriarcato in Sicilia. La virulenza del Correnti in effetti non meritava risposta. Credo però che giocasse l’imbarazzo del Nostro che non voleva rinverdire polemiche che finivano per infastidire il mostro sacro che era Moravia. Rido ancora per quei racalmutesi che cercarono (inutilmente) di spingere la Maraini ad elogiare il già defunto Sciascia in quei memorabili caffè letterari propugnati dall’on. Milioto che spero ritorni a guidare questo nostro mal diretto paese.

I colpi di spillo contro Scalfari, Panza e Bocca hanno germinato locuzioni di pregevole fattura letteraria. Da apprendere.

Con Della Chiesa, a Futura Memoria mi potuto fruire di un paradigma contro il mio sgradevole asino ragliante.

Andando come viene, un certo diletto mi procura ancora il rintuzzante difendersi ai tempi delle PARROCCHIE dall’accusa di ipotassi scagliatagli dal borioso Pasolini.

Tornando a Correnti, in effetti il blaterare contro la predilezione di Sciascia per il testo dell’inglese Smith lo lasciò del tutto indifferente. Quel testo di storia della Sicilia oggi è un classico, il voler fare storia con gli stornelli della tradizione sarebbe sollazzevole se vi fosse autoironia, ma se in tono saccente è roba da buttare tra i rifiuti solidi urbani cartacei.

Mi sfuggono le pizzicate con Deaglio: so che vi furono e furono dolorose per Sciascia che Lotta Continua e tutti quei virgulti arrabbiati – nati piromani e sfioriti pompieri – adorava e blandiva. In fin dei conti anche la Padovanì non fu caruccia propendere per la mitizzazione di Falcone.

E la pagina dello né con lo Stato né contro lo Stato smunta in uno svicolante se non fosse per il dovere di avere coraggio, la dice lunga sull’amletismo politico di Nanà, che di mane si proiettava verso l’anarchia e di sera ruentrava nelle spire del suo essere cresciuto tra fascisti e fascismo sia pure di paese.

Così a balzelloni, nella speranza di avere adeguatamente provocato Piero Carbone che ben saprebbe regalarli un nuovo IL SUO SCIASCIA non aureolato ma neanche banalizzato.



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P.S. . Mi devo scusare con il mio amico Piero Carbone: con queste diavolerie informatiche sono una schiappa; l'ho detto varie volte. Si dà il caso che essendo anarchico in tutto ho copiato per incollare quello che appariva nel botta e risposta tra me e Piero su Sciascia. L'altro non è apparso e quindi non l'ho incollato. Del resto il cappello mi serviva per introdurre una nota di MEPHISTO ove ha spazio autonomo Piero. Quella nota doveva essere ospitata da una rivista "femminista". Mi è stata cassata, le donne son fatte così o è tutto al femminile o non ti ascoltano neppure. Ed io sono e lo confesso maschilista integrale e giammai pentito. Ad ogni modo più che come commento copio la parte mancante dell'osservazione di Piero Carbone come doverosa integrazione del post.

Appunto del prof. Piero Carbone



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Nel taglia e incolla da facebook è saltata una parte del mio commento, permettimi di inserirla. Buon blog! Ma questo non mi scandalizza per niente e non inficia per niente il suo valore di scrittore etc etc etc. semplicemente lo fa più umano. Non era e non doveva mica essere un santino per forza, altrimenti si fa agiografia e non biografia. A lui le agiografie non piacevano né quelle altrui né penso la propria. Questo preciso per parare preventivamente stoccate inutilmente polemiche e pretestuose. Se si fosse fatta meno agiografia e meno difesa d'ufficio dai difensori d'ufficio di tutto ciò che gravitava a lui intorno oggi anche a Racalmuto ci sarebbe uno spirito critico diverso e più costruttivo, se il suo pensiero lo si fosse fatto valere come un lievito e niente di più. e non come una parrocchia d'appartenenza.
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