mercoledì 21 dicembre 2016


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Vincenzo Castronovo ha commentato il tuo post.
Lillo Taverna ha aggiunto 3 nuove foto.
1 h
Custodisco religiosamente queste tre foto che la buon'anima di Peppino Troisi mi fece recapitare alla fine degli anni '70.

Le foto stanno a riprendere il cartiglio - credo trafugato - che si trovava in quel "massiccio sarcofago di granito" che c'è nella chiesa del Carmine sostenuto da "due pantere rincagnate" per dirla alla Sciascia delle 'Parrocchie'.
...

Peppino Troisi ebbe a scattare queste foto nel 1954, come annotato nel retro. Allora e dopo Peppino fu familiare con lo scrittore Sciascia. Sicuramente ebbe a mostrargliele. Ma Sciascia che finisce di scrivere le sue Cronache su Regalpetra alla fine del 1955, se ben leggiamo la sua prefazione del 1967, non si fida di questo rutilante latino funerario e si mette a vergare in copia il Tinebra.

Il Tinebra, che anvora non aggiunge il suo secondo cognome Martorana, è quello che secondo l'ultima foto del Troisi annotò il cartiglio dichiarandosi latinamente "Nicolaus de Tinebra vidit et traduxit vulgari eloquio hoc documentum, 5 luglio 1896".

Peppino Troisi si legò culturalmente in modo così intenso a Leonardo Sciascia tanto da abbandonare i suoi non molto amati studi di ingegneria. Ma come scrittore biografo e giornalista fu davvero ammirevole.

Noi sappiamo che approntò per Sciascia tutta una documetazione fotografica di Racalmuto che in qualche modo Sciascia tentò di utilizzare per un libro edito da Laterza. Laterza rifiutò quel lavoro sciasciano e le foto andarono smarrite a Bari. Voglio pensare che il buon Peppino ne trattenne una copia mgari i negativi e tale pregevole riproduzione della veridicara Racalmuto deglia anni 'Cinquanta starà nell'archivio sicuramente ben tenuto del mio amico Troisi. Chissà se la figlia che vedo solerte e culturalmente vivace tra una lezione di inglese e l'altra al liceo di Canicattì non rinvenga queste preziose riproduzioni fotografiche e no le dia alle stampe. Sarebbero testimonianze preziosissime.
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Vincenzo Castronovo I due teschi erano figli del conte ?
Lillo Taverna Assolutamente no! Girolamo del Carretto ebbe due soli figli: Giovanni finito giustiziato a Palermo mel 1650 e Dorotea che ci ritroviamo ancora viva e vegeta quasi mezzo ecolo dopo-Il Tinebra fa diventare Doroteo codesta Dorotea e lo fa morire incornato da un caprone. Falsità storica imperdonabile. Amenità queste di Sciascia: "il conte stava affacciato al balcone alto tra le due torri guardando le povere cse ammucchiate ai piedi del castello, quando il servo Antonio di Vita 'facendoglisi da presso l'assasinò con un colpo di arma da fuoco'. Era un sicario, un servo che si vendicava; o il suo gesto scaturiva da una più segreta e appena sospettata vicenda? Donna Beatrice, vedova del conte, perdonò al servo di Vita, e lo nascose affermando con più che cristiano buon senso che 'la morte del servo non ritorna iln vita il padrone'. Comunque, la sera di quel maggio 1622 i regalpetresi certo 'mangiarono con la salvietta', come i contadini dicono per esprimere solenne soddisfazione ...." Niente di più falso, nulla di più inverosimile fantasia. I Regapetreisi per non chiamatrli racalmutesi quel sei maggio non avevano nulla di cui essere 'solennemente soddisfatti'. Le carte della Matrice non mentono: l'iìustrissimo signor don Girolamo del Carretto era già morto cinque giorni prima ed era stato sepolto a San Francesco nella tomba di famiglia. Niente Carmine dunque. Ucciso da un servo? no! occisus a morbo. Non per nulla un anno prima aveva fatto inspisegabilmente appena ventenne testamento presso i gesuiti di Naro. E dovrei continuare. Ma a che serve! I racalmutesi preferiscono belle panzane specie se narrate dalla grinzosa zia Ermenegilda che dominava ancora nelle case che sino a qualche anno fa si reputavano patrizie. Pensare che fanno nascere una Santa Rosalia che ve vera nacque nel'XII secolo quando Racalmuto manco era in mente dei, nel palazzotto ottocentesco dei Romano, quello prospiciente l'attuale piazzeta con l'odiata (da taluni) fontana cementizia.

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