sabato 22 aprile 2017

Domenica 0:08



Ma passiamo ora al giornale principe di Sicilia. Nella stessa notte in cui avvennero i fatti delittuosi il cronista nisseno ecco come compendia l’impressionante tumulto di Riesi. Subito dopo invierà un altro messaggio un po’più esaustivo. GIORNALE di SICILIA: 9/10 Ottobre 1919 (foglio interno) I gravi fatti di Riesi Conflitto fra dimostranti e forza pubblica. Sette morti e numerosi feriti Caltanissetta: 8, notte. «Pervengono da Riesi notizie incerte e contraddittorie riguardanti fatti colà avvenuti e che sarebbero di una gravità eccezionale. Pare che le locali agitazioni d’indole più politica che economica siano degenerate in veri e propri tumulti e che sarebbero anche avvenuti conflitti in cui i dimostranti ne avrebbero avuto la peggio. Da persona scappata dal luogo riesco a sapere che stamane quasi improvvisamene parecchi nuclei di zolfatari e contadini si siano ribellati alla forza che tentarono di disarmare, ma i carabinieri e i pochissimi soldati quando la loro pazienza fu al minimo fecero fuoco in piazza Garibaldi di pieno giorno e che vi sia o una mezza dozzina di morti e parecchi feriti. La notizia divulgatasi in un baleno ha destato enorme impressione e tosto con una vettura automobile sono partiti per Riesi il Procuratore del Re, il Giudice Istruttore capo cav. Terenzio il maggiore dei carabinieri comandante la nostra divisione cav. Tartari . Sono altresì partiti per ordine del Prefetto comm. Guadagnini e del questore cav. Presti ragguardevoli rinforzi con il commissario cav. Caruso capo di Gabinetto del Prefetto. Appena potrò avere precisi particolari mi affretterò a comunicarveli. » ^ ^ ^ Abbiamo visto come è sintetico il cronista, ma abbiamo dovuto notare l’esaustività e la precisione del periferico giornalista del Giornale di Sicilia. La dinamica dei fatti viene così rappresentata. Agitazioni più politiche che economiche – siamo già in pieno clima elettorale e il trapasso dalla prima grande guerra al quasi immediato avvento del Fascismo fu torbido specie per il ribollire dei delusi Reduci; fu trapasso che spiega furori popolari e mene partitiche. Tanti dimostranti, apparentemente zolfatari e contadini, ma anche mestatori, teste calde che ancora vestivano la divisa militare si agitano scompostamente ed entrano “in conflitto” con le forze dell’ordine. Il corrispondente ci dice che si tratta di “carabinieri” (ai quali un giovane commissario è arduo pendare che possa dare ordini; e aquell’epoca il Messana era solo questo) e “pochissimi soldati” non certamente comandabili da un civile (e un commissario qiesto è; un civile che può concertare ma non dare ordini a dei militari). Per me si deve escludere anche qui un qualche atto inconsulto del Mesana. La furia di un popolo in rivolta desta paura. Vi sono facinorosi che si “ribelano alla Forca” e cerano persino di “disarmarla”. Crepita, sì crepita, è ipotizzabile, la mitraglia dell’esercito: una strage. Ma il Messana, non citato che presumo persino assente, a tutto concedere non aveva né l‘autorità né l’autorevolezza in quei concitati momenti di mettere da parte il giovane ufficiale, che sappiamo aliunde essere di Villarosa e chiamarsi Michele Di Caro, e addirittura - nolente l’ufficiale dell’esercito - sparare lui e fare lui una carneficina di un popolo di lavoratori. Eppure questa forsennata ipotesi è stata avanzata e addotta persino come verità indiscutibile. Trattasi di infamia, di postuma denigrazione (ci riferiamo all’intervento presso la Costituente dell’impetuoso Li Causi). Ecco una frottola che non ha riscontro documentale e storico di sorta e che una diecina di anni fa, magari per esigenze cinematografiche, divenire indiscussa ricostruzione per raffigurare un Messana Stragista di Stato. Non si infama così un integerrimo Gran-Commis di Stato. Il Messana non fu, non poteva essere, si guardò bene dall’essere il COLPEVOLE artefice di quella infame strage. I denigratori dovrebbero fare resipiscenza, almeno a mezzo stampa. E corregere i loro calunniosi e infondati assunti. LE CRONACHE DEL GIORNALE “L’ORA” SUI FATTI DI RIESI DELL’OTTOBRE DEL 1919. Data la mia deformazione professionale, mi sono accostato al caso Messana come se dovessi esperire in tre-quattro mesi un’ispezione bancaria approfondita ed essenziale per farne rapporto al signor Governatore, come fui uso in vent’anni di sudditanza ispettiva presso l’0rgano di Vigilanza della Banca d’Italia. Così parto dall’esordio, come dire dai verbali del Consiglio di amministrazione, acquisendo i bilanci annuali del passato. Per il gr. uff. comm. Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro dottore Ettore Messana cerco di trovare le propaggini da cui è partito il Li Causi trent’anni dopo per crucifiggerlo come sanguinario stragista di Stato nella pur sepolta memoria dei fatti di Riesi risalenti all’ottobre del 1919. Tutti parlano del 10 dell’11 Ottobre e il validissimo professore Casarrubea, forse vittima di un lapsus, sale addirittura al novembre del 1919. Accedo alla Biblioteca Nazionale di Roma a Castro Pretorio e mi ingolfo nella consultazione di illeggibili bobine dei microfilm dei due giornali importanti siciliani dell’epoca: l’Ora e il giornale di Sicilia. Con strumenti che dovrebbero essere modernissimi e che intanto occorre far funzionare manualmente metto alla fine le mani sulle cronache di quell’esecrato eccidio. Mi accorgo che tra l’Ora e il Giornale di Sicilia non vi sono differenze sostanziali nei riferimenti degli episodi che fecero onestamente molta sensazione. Iniziamo dall’ORA che invero ho consultato dopo. Sapendo quello che aveva pubblicato il Giornale di Sicilia mi limito a questi brevi appunti: «L’ORA – 9 ottobre 1919. “Grave conflitto a Riesi – 7 morti e venti feriti. [….] Dopo l’arresto del noto agitatore socialista Barberi Giuseppe --- L’esigua forza impotente a fronteggiare la grandissima moltitudine…”» Quindi trascrivo: «L’ORA di Palermo – prima pagina del 12 ottobre 1919. - A Riesi torna la calma, Caltanissetta 10 notte. - - All’alba di stamani truppe con agenti al comando del Commissario di P.S. Cav. Caruso e del maggiore dei carabinieri Tartari sono entrati a Riesi senza incontrare resistenza alcuna. - Nel conflitto 10 dimostranti rimasero uccisi e circa 50 feriti . - Della truppa è stato ucciso anche il sottotenente del 76° Fanteria DI CARO MICHELE di Villarosa e due soldati sono stati feriti. - Aperta una inchiesta dal Procuratore del Re e il Giudice Istruttore. - Venne trattenuto soltanto l’avvocato Carmelo Calì di Mazzarino.» Come primo assaggio non c’è molto quanto a contorno. Certo 10 lavoratori uccisi e 50 feriti nel mondo del lavoro gridano vendetta al cospetto di Dio. Ma come e perché doveva essere artefice malefico il Messana resta un mistero. Quello che in queste mie ricerche mi colpisce e mi addolora di più è il fatto che in tante postume celebrazioni, rievocazioni, truculenti filmati e paludati testi di storia siciliana, non ho ancora trovato una nota di commemorazione e di omaggio a questo figlio di Villarosa, il sottotenente del 76° Fanteria il giovane MICHELE DI CARO a cui la vita cui fu troncata crudelmente. Con un colpo di pistola, quindi intenzionalmente. Caduto davvero nel compimento del suo dovere che era quello di mantenere l’ordine pubblico – chiunque governasse, in quel tempo NITTI. Non so se gli fu conferita una qualche medaglia, non so se Villarosa ha reputato di onorarlo e ricordarlo come eroe. La cinica cronaca di quell’epoca non ritiene poi di fare i nomi di quei modesti militi che furono feriti. In modo grave? Guarirono? Nessuno ha fatto ricerche. Erano semplici militari. Possibilmente parenti di quei rivoltosi, zolfatai e contadini che trucidavano e venivano trucidati. Fratelli che uccidevano, ferivano fratelli Noi diremmo “compagni”. Fiumi di inchiostro sono stati versati per queste vicende. Ma nessuna attenzione, nessun riguardo per questi soldati che per un magro soldo mettevano a repentaglio la loro vita. Non si ha tempo per loro: a distanza prima d mezzo secolo e dopo quasi un secolo si sprecano soldi, si sperperano fondi pubblici, si fanno trasmissioni televisive, si scrivono testi di presunta storia solo per esecrare, condannare, crucifiggere il meritevole, il servitore della Patria, l’eroe dell’ordine pubblico Ettore Messana. E ironia della sorte, né nei resoconti dell’Ora di Palermo, né in quelli del Giornale di Sicilia, né nelle carte che si custodiscono nell’ACS di Roma relativamente alle faccende del Ministero degli Interni di quel periodo, né in successive storie paesane, né in sentenze passate in giudicato troveremo mai il rispettabile nome di Ettore Messana, in damnatio memoriae sol perchè il Li Causi lo ebbe in odio, ingiuriandolo quale capo banda POLITICO (attenzione solo POLITICO) dei tempi tristi del banditismo siciliano capeggiato dal celeberrimo Giuliano da Montelepre. Ma passiamo ora al giornale principe di Sicilia. Nella stessa notte in cui avvennero i fatti delittuosi il cronista nisseno ecco come compendia l’impressionante tumulto di Riesi. Subito dopo invierà un altro messaggio un po’più esaustivo. GIORNALE di SICILIA: 9/10 Ottobre 1919 (foglio interno) I gravi fatti di Riesi Conflitto fra dimostranti e forza pubblica. Sette morti e numerosi feriti Caltanissetta: 8, notte. «Pervengono da Riesi notizie incerte e contraddittorie riguardanti fatti colà avvenuti e che sarebbero di una gravità eccezionale. Pare che le locali agitazioni d’indole più politica che economica siano degenerate in veri e propri tumulti e che sarebbero anche avvenuti conflitti in cui i dimostranti ne avrebbero avuto la peggio. Da persona scappata dal luogo riesco a sapere che stamane quasi improvvisamene parecchi nuclei di zolfatari e contadini si siano ribellati alla forza che tentarono di disarmare, ma i carabinieri e i pochissimi soldati quando la loro pazienza fu al minimo fecero fuoco in piazza Garibaldi di pieno giorno e che vi sia o una mezza dozzina di morti e parecchi feriti. La notizia divulgatasi in un baleno ha destato enorme impressione e tosto con una vettura automobile sono partiti per Riesi il Procuratore del Re, il Giudice Istruttore capo cav. Terenzio il maggiore dei carabinieri comandante la nostra divisione cav. Tartari . Sono altresì partiti per ordine del Prefetto comm. Guadagnini e del questore cav. Presti ragguardevoli rinforzi con il commissario cav. Caruso capo di Gabinetto del Prefetto. Appena potrò avere precisi particolari mi affretterò a comunicarveli. » ^ ^ ^ Abbiamo visto come è sintetico il cronista, ma abbiamo dovuto notare l’esaustività e la precisione del periferico giornalista del Giornale di Sicilia. La dinamica dei fatti viene così rappresentata. Agitazioni più politiche che economiche – siamo già in pieno clima elettorale e il trapasso dalla prima grande guerra al quasi immediato avvento del Fascismo fu torbido specie per il ribollire dei delusi Reduci; fu trapasso che spiega furori popolari e mene partitiche. Tanti dimostranti, apparentemente zolfatari e contadini, ma anche mestatori, teste calde che ancora vestivano la divisa militare si agitano scompostamente ed entrano “in conflitto” con le forze dell’ordine. Il corrispondente ci dice che si tratta di “carabinieri” (ai quali un giovane commissario è arduo pendare che possa dare ordini; e aquell’epoca il Messana era solo questo) e “pochissimi soldati” non certamente comandabili da un civile (e un commissario qiesto è; un civile che può concertare ma non dare ordini a dei militari). Per me si deve escludere anche qui un qualche atto inconsulto del Mesana. La furia di un popolo in rivolta desta paura. Vi sono facinorosi che si “ribelano alla Forca” e cerano persino di “disarmarla”. Crepita, sì crepita, è ipotizzabile, la mitraglia dell’esercito: una strage. Ma il Messana, non citato che presumo persino assente, a tutto concedere non aveva né l‘autorità né l’autorevolezza in quei concitati momenti di mettere da parte il giovane ufficiale, che sappiamo aliunde essere di Villarosa e chiamarsi Michele Di Caro, e addirittura - nolente l’ufficiale dell’esercito - sparare lui e fare lui una carneficina di un popolo di lavoratori. Eppure questa forsennata ipotesi è stata avanzata e addotta persino come verità indiscutibile. Trattasi di infamia, di postuma denigrazione (ci riferiamo all’intervento presso la Costituente dell’impetuoso Li Causi). Ecco una frottola che non ha riscontro documentale e storico di sorta e che una diecina di anni fa, magari per esigenze cinematografiche, divenire indiscussa ricostruzione per raffigurare un Messana Stragista di Stato. Non si infama così un integerrimo Gran-Commis di Stato. Il Messana non fu, non poteva essere, si guardò bene dall’essere il COLPEVOLE artefice di quella infame strage. I denigratori dovrebbero fare resipiscenza, almeno a mezzo stampa. E corregere i loro calunniosi e infondati assunti. LE CRONACHE DEL GIORNALE “L’ORA” SUI FATTI DI RIESI DELL’OTTOBRE DEL 1919. Data la mia deformazione professionale, mi sono accostato al caso Messana come se dovessi esperire in tre-quattro mesi un’ispezione bancaria approfondita ed essenziale per farne rapporto al signor Governatore, come fui uso in vent’anni di sudditanza ispettiva presso l’0rgano di Vigilanza della Banca d’Italia. Così parto dall’esordio, come dire dai verbali del Consiglio di amministrazione, acquisendo i bilanci annuali del passato. Per il gr. uff. comm. Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro dottore Ettore Messana cerco di trovare le propaggini da cui è partito il Li Causi trent’anni dopo per crucifiggerlo come sanguinario stragista di Stato nella pur sepolta memoria dei fatti di Riesi risalenti all’ottobre del 1919. Tutti parlano del 10 dell’11 Ottobre e il validissimo professore Casarrubea, forse vittima di un lapsus, sale addirittura al novembre del 1919. Accedo alla Biblioteca Nazionale di Roma a Castro Pretorio e mi ingolfo nella consultazione di illeggibili bobine dei microfilm dei due giornali importanti siciliani dell’epoca: l’Ora e il giornale di Sicilia. Con strumenti che dovrebbero essere modernissimi e che intanto occorre far funzionare manualmente metto alla fine le mani sulle cronache di quell’esecrato eccidio. Mi accorgo che tra l’Ora e il Giornale di Sicilia non vi sono differenze sostanziali nei riferimenti degli episodi che fecero onestamente molta sensazione. Iniziamo dall’ORA che invero ho consultato dopo. Sapendo quello che aveva pubblicato il Giornale di Sicilia mi limito a questi brevi appunti: «L’ORA – 9 ottobre 1919. “Grave conflitto a Riesi – 7 morti e venti feriti. [….] Dopo l’arresto del noto agitatore socialista Barberi Giuseppe --- L’esigua forza impotente a fronteggiare la grandissima moltitudine…”» Quindi trascrivo: «L’ORA di Palermo – prima pagina del 12 ottobre 1919. - A Riesi torna la calma, Caltanissetta 10 notte. - - All’alba di stamani truppe con agenti al comando del Commissario di P.S. Cav. Caruso e del maggiore dei carabinieri Tartari sono entrati a Riesi senza incontrare resistenza alcuna. - Nel conflitto 10 dimostranti rimasero uccisi e circa 50 feriti . - Della truppa è stato ucciso anche il sottotenente del 76° Fanteria DI CARO MICHELE di Villarosa e due soldati sono stati feriti. - Aperta una inchiesta dal Procuratore del Re e il Giudice Istruttore. - Venne trattenuto soltanto l’avvocato Carmelo Calì di Mazzarino.» Come primo assaggio non c’è molto quanto a contorno. Certo 10 lavoratori uccisi e 50 feriti nel mondo del lavoro gridano vendetta al cospetto di Dio. Ma come e perché doveva essere artefice malefico il Messana resta un mistero. Quello che in queste mie ricerche mi colpisce e mi addolora di più è il fatto che in tante postume celebrazioni, rievocazioni, truculenti filmati e paludati testi di storia siciliana, non ho ancora trovato una nota di commemorazione e di omaggio a questo figlio di Villarosa, il sottotenente del 76° Fanteria il giovane MICHELE DI CARO a cui la vita cui fu troncata crudelmente. Con un colpo di pistola, quindi intenzionalmente. Caduto davvero nel compimento del suo dovere che era quello di mantenere l’ordine pubblico – chiunque governasse, in quel tempo NITTI. Non so se gli fu conferita una qualche medaglia, non so se Villarosa ha reputato di onorarlo e ricordarlo come eroe. La cinica cronaca di quell’epoca non ritiene poi di fare i nomi di quei modesti militi che furono feriti. In modo grave? Guarirono? Nessuno ha fatto ricerche. Erano semplici militari. Possibilmente parenti di quei rivoltosi, zolfatai e contadini che trucidavano e venivano trucidati. Fratelli che uccidevano, ferivano fratelli Noi diremmo “compagni”. Fiumi di inchiostro sono stati versati per queste vicende. Ma nessuna attenzione, nessun riguardo per questi soldati che per un magro soldo mettevano a repentaglio la loro vita. Non si ha tempo per loro: a distanza prima d mezzo secolo e dopo quasi un secolo si sprecano soldi, si sperperano fondi pubblici, si fanno trasmissioni televisive, si scrivono testi di presunta storia solo per esecrare, condannare, crucifiggere il meritevole, il servitore della Patria, l’eroe dell’ordine pubblico Ettore Messana. E ironia della sorte, né nei resoconti dell’Ora di Palermo, né in quelli del Giornale di Sicilia, né nelle carte che si custodiscono nell’ACS di Roma relativamente alle faccende del Ministero degli Interni di quel periodo, né in successive storie paesane, né in sentenze passate in giudicato troveremo mai il rispettabile nome di Ettore Messana, in damnatio memoriae sol perchè il Li Causi lo ebbe in odio, ingiuriandolo quale capo banda POLITICO (attenzione solo POLITICO) dei tempi tristi del banditismo siciliano capeggiato dal celeberrimo Giuliano da Montelepre.



6 ore fa



Non trascorrono molte ore e il cronista nisseno cerca di completare i riferimenti al Giornale di Sicilia sui fatti di Riesi occorsi alle ore 11 del giorno precedente: è il 9 ottobre del 1919. Faticando molto, siamo riusciti a trascrivere il fotogramma del microfilm del giornale siciliano. Vorremmo che foste voi, senza intermediazione alcuna, a trarre il succo da una siffatta concisa ma lucida corrispondenza. Noi ci siamo molto soffermati sul particolare che artefici del bene e del male di quel giorno furono i Carabinieri, coadiuvati da un nucleo sparuto di inesperti soldati. Emerge charissimamente che ad iniziare a sparare contro la folla furono loro: i carabinieri. Stranissimo, in cronache successive, in rievocazioni paesane, nel veemente attacco del Li Causi, nelle celebrazioni di Riesi dei primi anni 2000, negli studi seri del Casarrubea, in quelli pasticciati della Cernigoi, nelle esaltazioni cinematografiche, nelle lugubri messe in scena del Lucarelli televisivo, in tante corrispondenze di aspiranti giornalisti, questo particolare viene del tutto pretermesso. Nessuno infatti può pensare che un giovane commissario si possa permettere di dare ordini alla benemerita arma di aprire il fuoco contro una inerme folla sia pure tumultuante. Non è elemento questo da rendere inaccettabile che ad essere responsabile di quell'esecrabile eccidio fosse il giovanissimo ed imberbe commissario Ettore Messana? Come dire Ettore Messana non c'entrò. Solenne infamia quella di volerlo a tutti i costi calunniarlo. Non è giunto il momento di fare ammenda di tutta la diffamazione a mezzo stampa, blog, cinematografo e lugubri aggettivazioni del Lucarelli (sarà un caso, quella trasmissione del 2005 non ci sta più in You Tube o aggeggi analoghi)? La famiglia Messana ha subìto, sta ancora subendo, danni, disagi, colpevolizzazioni, denigrazioni per una così concertata e martellata diffamazione. Nessuno deve pagare? manco il periferico e pur edotto dei fatti, il giornaletto racalmutese di Sciascia MALGRADO TUTTO? Per aggiunta e suggello, ecco che veniamo a sapere che le mitragliatrici vengono dopo, ad eccidio consumato: nessun ordine poté dare al sottotenentino Di Caro il nostro gr. uff. comm. dell'ordine dei santi Maurizio e Lazzaro, ispettore generale di P.S., dottore Ettore Messana. Carta canta!!! ------------- Caltanissetta 9, giorno "I fatti i Riesi per quanto su essi siano sulle prime notizie alquanto esagerate pure rivestono una gravità non comune. Ve ne mando i particolari nel modo più succinto. Riesi è stato sempre uno dei centri di questa provincia che ha dato non poche volte da dire alle autorità politiche e di pubblica sicurezza dando sovente campo a noi cronisti di intrattenerci delle condizioni poco tranquille della pubblica sicurezza: difatti reati audacemente rari nella storia criminale sono colà avvenuti e non è la prima volta che dimostrazioni ed agitazioni sono degenerate in conflitto. Le agitazioni minerarie poi hanno sempre trovato modo di allignare e di prosperare anche perché la politica di Riesi deve far capolino in tutto. Tra i maggiorenti anche il disaccordo è regnato sovrano per quanto il deputato del collegio, on. Pasqualino, abbia sempre messo in opera tutti i mezzi perché il pubblico interesse negli uomini pubblici fosse sempre l’ideale da raggiungere. Parecchi anni fa tal Giuseppe Butera, una specie di mattoide, messosi a capo di alquanti incoscienti provocò dei moti gravissimi e si arrivò persino alla proclamazione della repubblica Riesina! Poi venne la guerra e gli odii restarono sopiti mentre Riesi dava un contingente altissimo alla diserzione dando i Tofalo, i Carlino e compagnia bella; bisogna però riconoscere che la maggioranza di quella cittadina è composta di gente per bene, ma intanto basta qualche centinaio di illusi e di sconsigliati perché un intero centro resti in convulsione. Da qualche settimana a Riesi dunque spirava vento di fronda, e ciò nonostante per volere di chi sta in alto tutta la forza disponibile della Provincia di Caltanissetta e el capoluogo era stata distaccata a Roma – a quanto se ne dice – perché l’ordine pubblico della capitale così esigeva. Di modo che i tumulti di ieri hanno trovata la cittadina sguarnita di forza in modo quasi assoluto giacché la forza non si improvvisa specie quando niente affatto tranquilla era la situazione a Caltanissetta, a Terranova, a Castrogiovanni e in molti altri paesi dove l’agitazione agraria è assai intensa e gravida di pericoli. Anzi su proposta del Prefetto pochi giorni fa il Ministero ha mandato qui il comm. Lonardone ispettore generale del Ministero della Agricoltura per la composizione delle vertenze agrarie in Provincia. Intanto così l’on. Pasqualino come l’on. Colaianni e l’on. Lo Piano non avevano taciuto assieme al Prefetto la situazione della Provincia, che ha finalmente bisogno dopo tanti anni di incuria e di indifferenza ogni provvida cura giacché le nostre popolazioni sono assetate di giustizia e di equità. Fatto sta che nelle scorse settimane la situazione a Riesi parve – lo era effettivamente – peggiorata, avvennero degli incidenti gravi la cui trasmissione non ci fu permessa e si procedette all’arresto del Giuseppe Butera e di altri capoccia del socialismo cosi detto ufficiale. Come vi dissi, la politica ha fatto il resto di tal che si è andata rapidamente in questi ultimi giorni creata a Riesi una posizione veramente eccezionale e da destare l’allarme nella cittadinanza e da preoccupare le autorità. L’on. Pasqualino proprio oggi doveva recarsi a Riesi dove egli è tanto benvoluto e stimato, appunto per mettere in opera il suo ascendente presso quella popolazione onde indurla alla quiete ed alla tranquillità. Ma aveva preferito fare prima una corsa a Castrogiovanni per abbracciarsi con l’on. Colaianni che intanto non lascia mezzi intentati per comporre le vertenze di indole economica nei paesi del suo collegio. Dimenticavo dirvi che a Riesi da tempo per dimissioni di parecchi dei suoi membri quel Consiglio Comunale è stato sciolto e l‘amministrazione della cosa pubblica è deposta nelle mani di un R. Commissario, il cav. Scicolone, coadiuvato dal signor Grasso. Si è cercato di togliere ogni pretesto a quelle masse illuse e fuorviate e financo l’approvvigionamento del grano è proceduto in modo assolutamente eccezionale, un vero e proprio trattamento di favore. Ma il pretesto è stato trovato lo stesso e ieri di giorno verso le 11 si iniziarono le prime dimostrazioni che assunsero ben presto il carattere di una violenta ribellione. La pazienza dei pochi carabinieri fu messa a dura prova; qualche soldato fu sputato e preso a sassate e quando fu tentato di disarmarli e quando di certo avrebbero avuto la peggio fecero fuoco e caddero mezza dozzina e forse più di morti. Grida e lamenti dimostrarono che c’erano anche dei feriti e non pochi. La esasperazione della folla inviperita e delle donne raggiunse presto il colmo e la forza impotente dovette ritirarsi lasciando la cittadinanza in balia dei rivoltosi. Sono partiti da qui camions con mitragliatrici e forza in gran numero e si conta di sapere la vera ragione o meglio la causa occasionale della rivolta sanguinosa. Domani e forse oggi stesso l’on. Pasqualino sarà sul posto per spiegare tutta la sua opera autorevole per il ritorno alla tranquillità. Intanto l’autorità giudiziaria ha aperto una inchiesta per accertare le singole responsabilità; parecchi arresti sono stati già operati e pare che moltissimi altri ne seguiranno. Appena noti i nomi dei morti e dei feriti ve ne informerò e vi invierò altri particolari. 0ve sarà il caso. Si sa che i rivoltosi furono poche centinaia di contadini che sono rimasti padroni della città; tutte le comunicazioni, anche quelle telegrafiche, sono interrotte; da Palermo sono stati inviati considerevoli rinforzi La impressione per i fatti avvenuti è delle più dolorose e si spera che l’ordine e la calma possano presto tornare. "



4 ore fa



Ci stiamo sforzando di rinvenire la vera verità storica dei fatti di Riesi del 1919. Abbiamo pubblicato giornali e cronache dell'epoca. Questa qui non è una intollerabile mistificazione?













CREDIAMO DI AVERE DEL TUTTO SMANTELLATO LA TESI CHE VORREBBE IL QUESTORE MESSANA COLPEVOLE COME QUI SI DICE. RESTA SOLO LA CALUNNIA, L'INFAMIA. SE IN BUONA FEDE CI SI CORREGGA ANCHE SE CI SI CHIAMA ANPI HomeContenutoRSSCollegatiANPI Palermo "Comandante Barbato"Associazione Nazionale Partigiani d'Italia Cerca: HomeANPI PalermoEVENTIMEMORIA: I Decorati della Resistenza SicilianaOSSERVATORIO DEMOCRAZIASpeciale 27 gennaio. Il dovere della memoria..Articoli correlati ‘Strage di Riesi’ . 92° anniversario assassinio Giovanni Orcel 13 ottobre 2012 . L ’ANPI domenica 14 ottobre 2012 alle ore 9, ricorda Giovanni Orcel nel 92° anniversario del suo assassinio avvenuto il 14 ottobre 1920 in Corso Vittorio Emanuele all’altezza della Biblioteca centrale dove con la Cgil, e il Centro Impastato deporremo una corona sotto la lapide che lo ricorda. Giovanni Orcel è una delle figure più significative del movimento operaio palermitano, segretario generale della FIOM dal marzo del 1919 operava per unire lotte urbane e lotte delle campagne sulla scia di Nicola Barbato e anche del fratello Ernesto Orcel fondatore del Fascio dei Lavoratori di Cefalù, ed in stretto collegamento con Nicolò Alongi, il dirigente contadino assassinato dalla mafia nel febbraio del 1920. Orcel viene assassinato ad un anno dalla strage di Riesi del 1919 dove vengono assassinati 15 contadini compreso un tenente di fanteria che si era opposto all’ordine fascista di sparare sui contadini che manifestavano per la riforma agraria. Ad ordinare il fuoco in solidale intesa con la mafia è stato un fascista della prima ora, Ettore Messana di Racalmuto, ufficiale di P.S., poi membro dell’OVRA, il servizio segreto, efferato criminale di guerra questore a Lubiana negli anni 40 ed infine lo ritroveremo inspiegabilmente ….Ispettore generale di polizia in Sicilia negli anni 1945! Entrambi i delitti, inequivocabilmente di matrice fascista e mafiosa, sono rimasti impuniti. Su Giovanni Orcel leggi Giuseppe Carlo Marino, 1976 nel libro “Partiti e lotta di classe in Sicilia da Orlando a Mussolini” (Bari, De Donato, 1976); poi nel saggio di Giuseppe Carlo Marino “Vita e martirio di Nicola Alongi, contadino socialista” e in numerosi altri scritti. Il libro di Giovanni Abbagnato, Giovanni Orcel. Vita e morte per mafia di un sindacalista siciliano. 1887-1920, ricostruisce l’attività di Orcel e le lotte di quegli anni. Il logo del referendum per l’art. 18 ci ricorda che Orcel, Alongi e la lunga scia di sangue di sindacalisti e cittadini uccisi, lottarono per la difesa della dignità umana e la dignità del lavoro, che oggi i governi della destra politica, in assenza di opposizione vera, stanno di fatto abolendo. Nessun commento » Postato in Anpi notizie, ANTIFASCISMO, EVENTI, Lotte contadine, memoria, Movimento Fasci Lavoratori Siciliani, segnalazioni iniziative Tags: ANPI Palermo Centro Impastato CGIL Ernesto Orcel Ettore Messana Fascio dei Lavoratori siciliani di Cefalù FIOM Giovanni Abbagnato Giovanni Orcel Nicola Barbato Nicolò Alongi Strage di Riesi . . Sito Anpi Nazionale Cerca: agosto: 2014 L M M G V S D « lug 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Siti ANPI ANPI Catania ANPI Enna ANPI Palermo ANPI Palermo ANPI SICILIA ANPInews ARCI Biografie dei deportati internati Militari Italiani CGIL firma contro l'attacco all'impianto antifascista della Costituzione "art. 21" Firma contro l'attacco all'impianto antifascista della Costituzione "petizione Cgil" memorie di Spagna Sito ANPI Nazionale



47 minuti fa



Registro ora questo filmato per timore che si proceda alla cancellazione dato quello che ho ormai acquisito a dimostrazione dell'incontrovertibile verità che sono solo calunniose le accuse nei confronti dell'incolpevole questore Messana. A suo tempo deluciderò questo assunto e una tesi oggi inespressa sulla base di documenti dell'archivio di stato e della nuova documentazione che sta venendo fuori dagli archivi americani (N.A.R:A). A suo tempo saremo ben più precisi.

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