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lunedì 4 febbraio 2013

Ecco perché la tarsu del 2006 a Racalmuto non va pagata.







Recita l'art. 13 del Regolamento del 1996 (sempreché sia quello valido e quello che mi è stato recapitato sia valido tuttora):"I soggetti tenuti al pagamento della tassa hanno l'obbligo di presentare al comune, entro il 20 gennaio successivo all'inizio dell'occupazione o detenzione, denuncia dei locali ed aree tassabili, redatta su appositi modelli messi a disposizione dal comune stesso".

Facile chiedersi: come quando e dove il Comune "ha messo a disposizione  ... appositi modelli" che ovviamente andavano corredati da appositi richiami di legge e di regolamento e via discorrendo.

Ma in maniera più drastica, il normale interprete  così inquadra l'adempimento di un onere tributario:
a) per chi aveva nel 1996 case tassabili o poteva avanzare istanza di agevolazioni varie, l'obbligo di denunzia scattava entro il 20 gennaio del 1997; anche ad accordare il 5+1 dopo il 2003 l'ente impositivo comunale non aveva più titolo, per decorso dei termini di decadenza, a sanzionare eventuali omissioni o infedeltà di denunzia. L'averlo fatto a fine dicembre del 2012 non costituisce abuso di potere, condotta antidoverosa di diversa fattispecie e se fatta per evitare bancorotte varie a banali società per azioni non stiamo dentro i rigori della recentissima legge anticorruzione?

La tassa ( o tariffa esatta per diritto di privativa) è dovuta per l'anno in corso: quella relativa al 2006 scadeva nel 2011 e quindi già bella e decaduta. Una postuma pretesa della pubblica amministrazione mi lascia molto interdetto quanto a regolarità penale oltre che amministrativa.

Certo obblighi di denuncia per successive occupazioni o detenzioni vanno appurate caso per caso. Da quello che mi risulta siffatti dati da verificare in relazione all'ACCERTAMENTO sono stati pretermessi. Responsabilità? Solo amministrative? Culpae in vigilando?

Una amministrazione saggia e politicamente responsabile non si limita ad istituire uffici di transito al Comune (secondo Malgradotutto)  ma riconsidera ogni cosa con ponderatezza e competenza e si induce ad un doveroso e liberatorio atto di autotutela della pubblica amministrazione, si intende se de caso..

giovedì 31 gennaio 2013

Che fare di questo Paese? Basta rispettarlo..

Che fare di questo paese? Basta rispettarlo, basta salvaguardarne l'immenso patrimonio archeologico, basta non essere monotematici, basta non persistere nella sciasciadipendenza. Sciascia è grande, immenso. E' il più grande calligrafo tra il 1960 e il maggio del 1989. Ma Sciascia non è Racalmuto, forse è Regalpetra, un paese che non esiste. E la Racalmuto vera, umana, talora perversa, talora sublime, talora mineraria, talora contadina, talora poetica, talora omicida, talora salvifica, talora altro e altro ancora, non è la fondazione Sciascia, non è la fondazione  che ne rifiuta persino il nome, non è Malgrado Tutto e non è i suoi coreuti.
 Questa ricostruzione grafica di uno stampo romano di una gavita che ha chiamato Mommsen e che ha consentito a De Miro di suggellare epigoni insospettati dell'economia romana vale molto di più di tutte le lagne di chi piange desolazione  e apocalittici sconquassi sol perché l'orticello sperato a riflesso degli amici della noce è evaporato.
Racalmuto non segna crolli demografici per impotentiae coendi: solo non può inventarsi spazi vitali idonei alle sagacie di tanti suoi geniali figli e li dispensa al mondo intero. Sì al mondo intero. Me ne sono accorto con questo mio sgangherato blog: mi leggono nella Corea del Sud (tanti), nella Federazione Russa (tanti) in Giamaica per non parlare degli Stati Uniti (un subisso per la potenziale platea di questo non ambizioso progetto), in Canada e naturalmente in Germania nel Regno Unito   ma anche in Serbia, in Romania. Scrivo come scrivo, sbatacchio la dattilografia in modo indecente, non sono mellifluo, polemizzo con tutti e per tutto: CONTRA OMNIA ma sono di Racalmuto, radicato a Racalmuto da dieci generazioni e non voglio nulla se non un prosperoso rivesglio di questa mia terra che amo sino allo spasimo. E ucciderei quando certi pennivendoli la denigrano, la infangano, la distorcono per un pezzo alla moda, per un consenso ad infamanti condanne, per un plauso al nichilismo del guitto del momento.
Viviamo un momento non splendido sotto il profilo economico. Siamo in quasi nove mila, i nuclei familiari, i fuochi si diceva una volta, sono circa tre mila. Ogni fuoco brucia per lo meno 12.000 euro all'anno. Il cash flow segna una spesa liquida di circa 36 milioni di euro all'anno. Dove prenderli? Il Comune con tutta la sovrabbondante compagine impiegatizia può fornire non più di 4-5 milioni; le pensioni altrettanto (e qui so di andare  in eccesso), le rimesse da oltre perimetro comunale qualche milione ( e ne dubito) fortemente. E quindi? Un tempo tra posta e banche giacevano oltre 40 miliardi di lire che remunerati se  non a doppia cifra poco al di sotto che consentivano sufficiente integrazione del reddito monetario annuo. Spariti! Vi era una edilizia che specie con lo 0,20 di edificabilità nelle campagne tirava e dava indotto ragguardevole: soppresso; l'empito dei sali potasseci diede aire a spinte industriali cantate persino da Sciascia: ci hanno lasciato deformanti montarozzi forse persino cangerogeni.
Occorreva sagacia amministrativa, tecnici senza cuore afferrano il Comune che improvvidamente dichiarano infltrato, tra i canti annuenti degli aedi locali, e bloccano lo 0,20, manco controllano le esose sanzioni degli omessi accatastamenti coinvolgendo persino il glorioso arciprete Casuccio morto da un trentennio, si inventano sopravvenieze passive, trascurano quelle attive e tassano al massimo con l'Imu prima, con la tarsu corrente dopo e non contenti si slabbrano in un forsennato recupero di una monnezza che risalirebbe al 2006. Questo ultimo gioco rastrema la già stremata finanza locale per circa un milione di euro (se le cartelle sono state 1.600, il calcolo è semplice. Andassero questi soldi al Comune! No, servono a un baraccone che a detta di un assessore regionale è costituito da una pletora impiegatizia (si parla di 10.000 addetti). Si trattasse di lavoratori del settore! No, solo il 30% il settanta per cento è gente che se va in ufficio ci va in tight come dirigente (ovviamente di nulla). Hai voglia di fare regolamenti ove senza ombra di dubbio si dice che si tratta di tariffa da gestire in privativa  e non si deve "superare il costo del servizio" da limitare con la prudenza del Buon Padre di famiglia (mi insegnarono all'università). E candidamente l'assessore aggiunge: mica posso licenziare sette mila impiegati? mi scoppia la rivoluzione (o perde le elezioni). Rispondiamo: Mica possiamo ulteriormente tartassare i racalmutesi con una reviviscenza oltre i termini di decadenza di una tassazione  mai pretesa, mai disciplinata, mai acclarata, spesso mai sorta? Non c'è barba di politico, barba di pastore di anime, barba di volontario che sappia fare valere tante e tali ragioni conculcate.
Vengono ora aedi scornati dal fallimento di una loro combine per dar risorse a chi le ha dissipate ricicciando cose già viste, recitate e dal Comune già pagate e ci vengono a piangere addosso perché tutto è finito omnia consumatum est sol perché non possono più fare cene sociali per approvare i bilanci del nulla della fondazione o perché chi ha trovato ristoro finanziario infiltrandosi in evanescnti fondazioni teatrali sbatte il muso contro le esauste casse comuali. E noi ci dovremmo accasciare solo per questo? Ma va a...

giovedì 24 gennaio 2013

Gentilissimi, rispettabilissimi, onorevolissimi signori commissari (prefettizi, regionali, nazionali) Commissari governativi (?) del COMUNE DI RACALMUTO

Gentilissimi, rispettabilissimi, onorevolissimi signori commissari (prefettizi, regionali, nazionali) Commissari governativi (?) del COMUNE DI RACALMUTO

Traggo da un post che si accoda ad altri in ordine a questo evento di grande rilevanza per il mantenimento della quiete sociale a Racalmuto, relativamnte s'intende ad un improvviso risveglio amministrativo per una grandinata fiscale volta al repupero di un quarto di secolo di inadempienze TARSU

Vi sollevo obiezioni, interpretazioni, dubbi, smmarrimaneti e chiedevo delucidazioni in fin dei conti a LOR SIGNORI.

Mi è stata data risposta sia pure indiretta ieri nell'incontro fra ... amici?Mi sono centellinato il processo verbale nella piccola gazzetta comunale e malgradotutto non vi ho trovato nulla al riguardo. Reitero dunque i miei dubbi. C'è speranza di una risposta sia pure stizzosa?

Tutti ne parlano, tutti sanno, tutti sentenziano: ma la TARSU che cosa veramente è? 
Mi permetto di esporre semplificazioni non autorevoli ma meglio di niente.

A leggere queste esemplificazioni mi pare non esservi dubbio che la TARSU (ma poi si parlò di TIA) non è certo una IMPOSTA PATRIMONIALE.

Il fatto che taluni comuni (e tra questi il nostro) tendono a rifugiarsi in una imposizione di naturale patrimoniale è solo il segno di inadeguatezza culturale ed amministrativa della macchina di siffatta amministrazione locale.

Finché tarsu è, questi punti sembrano indubitabili:



Trattasi di oneri commisurabili al costo del servizio effettivo; Sperperi, superfetazioni lucrative, aggiramenti delle regole sugli appalti pubblici sono DEVIANZE censurabili dai cittadini succubi:
Sono oneri da parametrare alle superfici atte a produrre rifiuti di qualsiasi genere; venendo meno tale idoneità la tassa non sarebbe dovuta; se l’idoneità è saltuaria non sarebbe equa una pretesa continuità contributiva;
La tassa è dovuta al comune (e non ad altri);
Il comune opera in regime di privativa; regole per imposizioni sul reddito o patrimoniali non possono invocarsi per obbligazioni di natura più privata che pubblicistica;
Occorrono delibere comunali puntuali e tempestive, atte a non procurare palesi difficoltà applicative;
-il comune deve assicurare un servizio continuativo;
Per i comuni al di sotto dei 35 mila abitanti, il regime subisce strette applicative per le autorità impositive;
In questi casi resta ribadita la natura di Tassa che giammai può venire elevata ad imposta;
Se resta tassa l’importo deve essere commisurato al servizio prestato;
Vero è che incombe sul contribuente l’obbligo della denuncia, ma questi deve essere messo in condizioni di potere fare segnalazioni pertinenti in base a regolamenti specifici e aggiornati, avendo facile conoscenza a che tipo di tassazione è soggetto per caratteristiche del fabbricato, per corretta misurazione delle distanze dalla perimetrazione ed altro;
Deve esserci una corretta e tempestiva iscrizione a ruolo; per le evasioni e le elusioni, necessitano notifiche bonarie (a mio avviso non interruttivi dei termini di prescrizione e comunque non iugulatorie).

Ogni punto va chiarito ed approfondito ma non è questa la sede: non compete certo a me.

 

 

 

Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, abbreviata in TARSU, è prevista dal Decreto Legislativo n. 507/1993 che ha subito successive modifiche. I comuni applicano questa tassa sulla base del costo totale del servizio di raccolta e successivo smaltimento dei rifiuti usando come parametro la superficie dei locali di abitazione e di attività dove possono avere origine rifiuti di varia natura.
La tassa è dovuta al
Comune per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, oltre che di spazzamento delle strade pubbliche. Il servizio è gestito dal Comune in regime di privativa. Oggetto di raccolta sono i rifiuti domestici e quelli cosiddetti assimilati ovvero quelli derivanti da attività economiche, artigianali, industriali che possono essere assimilati per qualità a quelli domestici. L'assimilazione viene decisa dal Comune con apposita delibera.

mercoledì 9 gennaio 2013

MONNEZZA A SPIOVERE: pur di quadrare il bilancio a Racalmuto si inventano TARSU retroattive per ora di sei anni fa , mai pretesa dal Comune

Una precisazione e molte scuse. Ieri in fretta e furia licenziai questa nota: Volevo che pervenisse subito a chi di dovere nella speranza che si ravvedesse. Nella urgenza del dire tutto e d'impeto, la forma si oscurò, il concetto risultò appannato, la sintassi oltre l'ipotattico. Purtroppo mi sono reso conto che la mia fretta a nulla era servita: vi sono terrori che spingono a difese puerili quanto indegne. Invece di confessarle proprie  divagazioni legali si vuole girare la frittata con accuse a qualche povero impiegato o a qualche innocente amministratore. No! No ci sto. Non per delazione, ma per legittima difesa sarò costretto ad accusare e di brutto senza alcuna pietà.  La politica è una missione, non un tornaconto personale magari di bottega partitica!

Reitero comunque qui il post, riveduto e corretto per quanto possibile.


Tanto tuonò che piovve. Da quanto tempo temo colpi di mano tributari come quelli che candidamente una avvenente signora ci annuncia. A vedere manager d’industria o equiparati che al vertice di banali società per azioni – che quando conviene loro vogliono tutti i privilegi libertari che una imperante economia di mercato sublima - atteggiarsi ad espressioni della principale sovranità dello Stato quella di imporre tributi e dare per scontato che norme giuspubblicistiche emanate in via eccezionale e a salvaguardia di organi tributari di vertice possano valere anche per loro, a copertura magari di eclatanti inefficienze, dico che questo Stato di millenaria cultura giuridica va a ramengo.

Davvero un Comune commissariato può chiedere ed ottenere che si considerino EVASORI diligenti cittadini che hanno rispettato adeguamenti e modifiche regolamentari?

Davvero un privato può infliggere sanzioni, sovrattasse nei confronti di proprietari catastali di case di campagna?

Davvero una tarsu che cambia pelle e diviene (credo che si dica) tares  - una tassa che diviene tariffa, in altri termini – può determinare recuperi folli, fatti timbrare dalle poste l’ultimo giorno dello scaduto quinquennio?

Davvero si può saltare un momento centrale della regolarità impositiva, quello della controdeduzione dell’inciso?

Peggio dell’Inquisizione, siamo dunque?


Mi dicono che tremila cartelle (o atti similari) stanno venendo distribuiti da postini oberati per recuperare e per di più sanzionare presunti evasori di tassa sulla monnezza prodotta sei anni prima da case chiuse undici mesi l’anno o da bugigattoli adattati a garage.

 Già, vi sarebbe una delibera del 1995 che recepiva i dettami che lo Stato centrale aveva diramato in ordine ad una TASSA sui rifiuti solidi urbani.

E le successive resipiscenze delle autorità di settore comunali che modificavano adeguavano snellivano i debiti di chi a titolo tariffario usufruiva di ciò che si considerava un normale servizio, tanto da venire delegato ad una insignificante azionaria?  

Si può tanto permettere, senza neppure un minimo di acclaramento di legittimità?

Tutti abbiamo saputo  che talune esenzioni tali non erano ,essendo il riconoscimento di  uno stato di fatto che solo per il Comune – ma quello democratico non quello tecnicistico regalatoci dalla ministra che fa condannare il suo ministero alle spese per attribuzione infondata della qualifica di infiltrati mafiosi ad integerrimi cittadini (racalmutesi) - forse erano capziose motivazioni di fondo ma provvedimenti e consuetudini quelli erano; potevi pure andare presso l’ufficio tributi comunale e dire che eri disposto a pagare per la tua casa di campagna, come per il tuo ubertoso pezzo di terra, ti dicevano: no! non rientrano nella tassazione per disposizioni di legge o di regolamento.

Non è vero ed allora perché non vi è cenno a siffatta tassazione (con le obbligatorie detrazioni e deduzioni di legge: 30+40%) straordinaria e quindi obbligatoriamente da precisare nel dettaglio e nelle pubblicazioni dei ruoli (se imposta)?

Aggiungasi che a Racalmuto si è percetta salata imposta per opere di urbanizzazione (Bucalossi) ed i nostri signori amministratori si son bene guardati di utilizzare quei proventi per opere idonee a rendere abitabili civilmente gli immobili gravati: niente acqua, niente fogne, non parliamo del gas, niente strade decenti.

Un’evasione alla rovescia, dunque, da parte pubblica bella e buona; ora si pretenderebbe un annuo gravame tributario per un servizio (raccolta dei rifiuti) mai espletato, e neppure espletabile per le omissioni di quelle opere dovute e pagate dai cittadini (almeno quelli corretti e non protetti).

Come può un comune considerare sua pertinenza impositiva quella che non ha dotato di opere  di ordinaria urbanizzazione.

Nulla pena sine lege, ma qui magna pena contra legem.

Che bella scuola di diritto sta fiorendo a Racalmuto commissariato e ad Agrigento con provincia ove siedono amministratori delegati e presidenti di azionarie capaci di trasformarsi in legislatori e agenti impositivi e erogatori di sovrattasse per comportamenti che loro unilateralmente stabilibiscono essere antidoverosi atteggiamenti evasivi.


Tanto tuonò che piovve, quante volte ho cercato di ammonire con i miei post; Regalpetra libera o Castrum Racalmuto Domani possono testimoniare ad abundantiam; oltre che l’ostracismo di intimoriti blogger mi sono anche guadagnato irrisione come novello "riddilio" persino da politici della mia parte. Speriamo in bene.