sabato 13 febbraio 2016

io accuso


Lillo Taverna Questa è l'altra Racalmuto, la Racalmuto tragica. Erratico l'indice dei morti per mali oncologici. Da dove arriva il morbo? Non ho dubbi: dai ginisi solfiferi (pudicamente chiamati rosticci). Si fecero tante mulattiere. Dismesso l'utilizzo dei rosticci. Perché? Occorrerebbe un'opera di grande bonifica di questi micidiali accumuli secolari. Ma qui casca l'asino. Nessuno ne agita il problema. Interessi colossali, implicazioni ad ampio raggio; soprattutto nell'ambito della Racalmuto "bene". Tutto resta lì, incombente minaccia per la salute pubblica dei racalmutesi e dei distratti paesi vicini. Quando l'economia investe le tasche dei signorotti locali, tutte le fisime morali si dissolvono. Io accuso.

 

 

 

 

13 febbraio 2014 alle ore 23:17 · Mi piace

 

 

 

 

Era il 13 febbraio del 2014 esattamente due anni fa. FB non è implicata nei posticci politici della micropolitica racalmutese. Non sa di M5S pinguemente rappresentata a Racalmuto, né sa di Mangiacavallo quello che viene a Bovo per sbadigliarvi due ore e quindi domandare del bagno. Non sapeva neppure della mia ira malrepressa per venire pretermesso quando invece di agitare la guerra al cancro solfifero di li Pantaneddri che il maldestro qui grafomane aveva dichiarato, mica ieri, ma (anche) due anni esatti fa, subisce l'onta della querula sparata acchiappa voti di interrogazioni a 5 stelle per cercar provvidenze comunitarie.

 Bella trovata per inscenare remunerative (in termini di voti e distrazioni da altri veri disastri civici e monnezzari)  lotte ai depositi fantasmatici di scorie atomiche che una mafia inesistente avrebbe misteriosamente insacchettato laggiù nelle viscere di Gibillini.

Storiella quella che spinse esercito - mi ricordo mitra puntati - carabinieri, sanitari, caini e scherani travestiti a terremotarsi qui alla ricerca di quelle scorie che non c'erano.

Ora mi vedo assalito da illeggibili  veline dattilografiche, varate da strombazzamenti a cinque stelle, da regalpetre libere di nome ma prone di fatto, da tv cento meno due, da spillanti malgradi, o peggio da assenti agitatori di faccenduole familiari: ci stanno intimorendo con il fantasma delle inesistenti scorie a Gibillini.

Fa effetto: i racalmutesi che subiscono l’atroce falce del male del secolo hanno di che star tranquilli; l'apocalittico perverso angelo del male viene dalle viscere ottocentesche delle "dismesse” latebre  solfìfere  tra il paese e Montedoro. Forse ci guadagniamo anche come per il costone della sacra collina ove l'opificio centrale divenne a suon di miliardi (di vecchie lire) la sconcia cattedrale per la conserva di lettere a Tortora trafugate si sa da chi e si sa perché.

Che marpionata! Cinque stelle e dormiente primo cittadino; humus no-profit salsicciante agnus belans uomo dal cappello dalle larghe falde, insomma tutti finalmente coesi alla caccia di questa terrificante strega delle scorie atomiche a Gibillini.

Naturalmente i rosticci, quel terrificante collare della morte oncologica che parte dalle scorie all’aperto della Montedison ai tumoriscenti  rosticci delle terre di sindaci assessori politici benefattori chierici e  sagrestani restano contaminanti là dov’erano, fomite di quella epidemica e necrofila effusione che fa sobbalzare Racalmuto nell'erraticità statistica dei morti per cancro.

Dirlo adesso da uno aduso ad  andare sempre contro, mi aveva atto insorgere un senso di colpa e mi ero deciso di non pubblicare le foto a testimonianza del mio agitare una tragica paura per non finire tra i mordaci colpi di Spillo MALGRADO TUTTO.

Senonché oggi FB  -  da benedire - mi ricorda che già esattamente due anni fa io quella questione, quando Mangiacavallo manco era venuto a sbadigliare a Bovo per ben due ore per chiedere alla fine dove poteva andare ad orinare, l’avevo agitata scrivendo  quel che potete  qui leggere e avevo diramato foto non calligrafiche che  potete qui rivedere.

Mi sento assolto dall'auto-accusa di petulanza perenne con tediante insolenza contro tutto e contro tutti, MALGRADO TUTTO.

Calogero Taverna.    

 
 
 

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