venerdì 13 maggio 2016

Quando lo scrittore Andrea Camilleri rischiò di finire sotto inchiesta...

Nel 2001 ricordo che sono andato a trovare a casa sua, a Roma, lo scrittore Andrea Camilleri per conferirgli l’incarico di direttore artistico del Teatro Regina Margherita, nella qualità di sindaco di Racalmuto, che accettò ben volentieri.
Poi l’anno successivo, alla scadenza del mio secondo mandato, il mio successore, l’avv. Luigi Restivo,  ebbe l’onore di inaugurare, dopo 40 anni di chiusura, quel gioiello di architettura realizzato nella seconda metà dell’Ottocento.
Riguardo alla direzione artistica è bene precisare che Andrea Camilleri non si è mai interessato, per lo meno direttamente, dal 2002 al 2007,  della gestione del teatro di Racalmuto che,  di fatto, venne curata,  comunque per una sua espressa volontà, dall’attuale direttore artistico del Teatro Stabile di Catania, Giuseppe Di Pasquale, con alterne fortune.
Ricordo che in quegli anni registrammo a Racalmuto un’insolita conduzione dell’attività teatrale,  caratterizzata da dei costosissimi monologhi di attori, pressoché sconosciuti,  che comunque venivano formalmente retribuiti con cache che superavano anche i 15 mila euro a serata.
Tant’è che tale scandalosa gestione, assolutamente fuori controllo, con delle spese folli, fu segnalata da alcuni cittadini alle Autorità Giudiziarie.
Del consiglio di amministrazione della Fondazione Culturale, deputata a gestire il teatro, ne facevano parte  oltre al sindaco Gigi Restivo,  anche i giornalisti Felice Cavallaro e Gaetano Savatteri che riuscirono, in un qualche modo,  a dare delle spiegazioni all’allora Procuratore della Repubblica di Agrigento, Ignazio De Francisci, evitando un loro rinvio a giudizio che sarebbe stato davvero eclatante.
Anche perché sarebbe stato coinvolto, in tal caso, in questi episodi, per lo meno di mala-gestio, anche lo stesso scrittore Andrea Camilleri.
Pensate che l’allora sindaco e presidente di detta Fondazione utilizzava il  bancomat e la carta di credito del teatro a proprio piacimento, col consenso interessato anche dell’intero consiglio di amministrazione.
Si trattò allora di qualche centinaio di migliaia di euro, stanziati dal comune di Racalmuto e dalla Regione Siciliana, spesi in malo modo, con risultati artistici assolutamente fallimentari.
Ad assistere a dei noiosissimi monologhi che comunque costavano decine di migliaia di euro, ci andavano qualche decina di spettatori, debitamente contattati,  se non proprio precettati.
Per non dire poi che le compagnie teatrali amatoriali che volevano inscenare delle rappresentazioni teatrali o, più semplicemente  una coppia di sposi che voleva farsi ritrarre per delle foto ricordo dentro al teatro, doveva passare sotto le  forche caudine di due soggetti che non avevano alcun titolo od incarico specifico per gestire alcunché,  ma che comunque incassavano, rigorosamente a nero, ed a titolo personale, non meno di 600 euro dalle compagnie  ed un centinaio di euro dai novelli sposi!
Un disastro!
Nel 2008 la musica dentro quel teatro cambia radicalmente, compresa  la direzione artistica che veniva allora  affidata, dal sottoscritto,  a Fabrizio Catalano, nipote di Leonardo Sciascia. Il Consiglio Comunale rinnova il consiglio di amministrazione, defenestrando, niente poco di meno che, Andrea Camilleri ed anche quei due giornalisti racalmutesi  che,  assieme al Restivo, avevano in un qualche modo gozzovigliato dentro a quel teatro.
Ritengo che, alla luce di ciò che avvenne dopo, la cacciata di quei personaggi che si sentivano una vera e propria potenza della Cultura e dell’Informazione, ha pesato parecchio, nell’ambito del prosieguo dell’attività amministrativa del sottoscritto.
Infatti sono stati, a distanza di 5  anni, proprio il Cavallaro ed il Savatteri che hanno contattato il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, adesso sotto inchiesta per mafia, per indurlo ad invitare l’allora ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri a sciogliere, per delle inesistenti infiltrazioni mafiose, il comune di Racalmuto.
Come si evince in più di un servizio giornalistico pubblicato da Il Sole 24 ore e da Il Corriere della Sera.
E per consumare fino in fondo la loro vendetta, non hanno fatto mistero di tutto ciò, accompagnando per mano il Ministro Cancellieri, presentandola ufficialmente, in due occasioni, alla comunità racalmutese, quando è stato sciolto quel  Consiglio Comunale che li aveva defenestrati.
Addirittura quando la ministra Cancellieri, nel 2012,  è venuta per la prima volta a Racalmuto per il passaggio di consegne tra il commissario regionale  che si era insediato dopo le mie dimissioni da sindaco, rassegnate l’anno precedente sapete cosa è successo?
I due giornalisti racalmutesi, assieme  a Giancarlo Macaluso,  un altro giornalista racalmutese  che scrive su Il Giornale di Sicilia e ad Egidio Terrana, direttore del loro giornalino locale ‘Malgrado Tutto’, lasciarono fuori dalla porta il commissario regionale che amministrava Racalmuto, dopo le mie dimissioni dell’anno precedente, e  si chiusero dentro l’aula consiliare col Ministro, per farsi consegnare il  loro tanto invocato decreto di scioglimento di quel Consiglio che li aveva cacciati fuori dal Comune di Racalmuto.  
Non sappiamo a quale titolo, il Savatteri ed il Cavallaro, assieme al Montante, adesso indagato per mafia ed Ivan Lo Bello, anch’egli sotto inchiesta per associazione a delinquere,  hanno potuto fare una cosa del genere.
Chi  ha permesso a questi soggetti di perorare la causa dello scioglimento di un consiglio comunale, quello di Racalmuto, per niente sfiorato  da inchieste di nessuna natura, possiamo dire veramente illibato,  visto che era composto da 20 consiglieri tutti quanti incensurati?
Hanno voluto dimostrare, in maniera plastica e visiva che a Racalmuto, e non solo, a prescindere dalla volontà popolare, comandavano loro, facendo  gli onori di casa e ricevendo  ufficialmente il ministro dell’Interno, dentro il palazzo municipale e poi dentro la Fondazione Leonardo Sciascia, al posto dell’allora commissario regionale.
Ritornando alle vicende relative al teatro ReginaMargherita, possiamo dire con forza che grazie alla direzione di Fabrizio Catalano,  nipote di Leonardo Sciascia, Racalmuto si era notevolmente risollevato da quel torpore sociale, civile e culturale che caratterizzò gli anni in cui a gestirlo furono i vari Cavallaro e Savatteri.
A differenza della fallimentare conduzione artistica  del già citato Di Pasquale, segnalato da Andrea Camilleri, il Catalano è riuscito  ad allestire dei prestigiosissimi cartelloni, di livello nazionale ed internazionale, tanto che per trovare un posto a sedere bisognava prenotarsi un anno prima!
Ha ospitato le migliori compagnie italiane, con attori quali il compianto Mario Scaccia, Ugo Pagliai e Paola Gassman, Ottavia Piccolo, Gianfranco D’Angelo, Eleonora Giorgi, Debora Caprioglio, Marina Suma, Katia Ricciarelli, Sebastiano Somma,Orso Maria Guerrini, Gaetano Aronica, Nicoletta Braschi e tanti altri rinomati  bravissimi attori.
Nell’arco di quasi 4 anni, durante il mio ultimo mandato elettorale,  sono stati inoltre centinaia gli spettacoli musicali e televisivi,  la cui direzione artistica, in quel caso,  era di Biagio De Martino che ha dato vita ad una trasmissione che andava in onda in diversi circuiti televisivi regionali, di grandissimo successo dal titolo IN-CANTO.
Quella kermesse televisiva che ha riscosso un enorme successo a livello anche nazionale,  ha consentito a centinaia di giovani cantanti e musicisti, di farsi conoscere dal grande pubblico.
E poi sono rimasti indelebili i ricordi  delle numerose opere ed  operette,  dei cabaret e delle manifestazioni di vario genere organizzate, di concerto con moltissime scuole siciliane;  nonché i convegni che si sono tenuti dentro a questo magnifico teatro che è chiuso da quando, nel 2011,  mi sono dimesso da sindaco.
Il teatro era risorto  dopo 40 anni di chiusura ma poi, dopo il commissariamento del comune non è successo più niente.
Con la scusa che bisogna adeguarlo alle nuove normative di sicurezza, sono stati fin qui spesi qualcosa come qualche centinaio di migliaio di euro;  sono stati sventrati, ad esempio, i due palchetti laterali a ridosso del palcoscenico, denominate in gergo teatrale, barcacce, per ricavarne due uscite di sicurezza.
Ma ancora niente,  dopo quasi 5 anni, chi entra dentro a quel teatro si accorge che regna un’aura spettrale; e la si avverte ammirando dei manichini, collocati in tutti i suoi ordini di palchi, al posto di reali spettatori in carne ed ossa.
Sono riusciti a trasformare quel teatro in una sorta di mausoleo!
Hanno messo cioè una pietra tombale su quel gioiello che prima veniva gestito, egregiamente,  da una decina di lavoratori socialmente utili che ne  assicuravano la  continua manutenzione ed una sua perfetta fruizione. Appena si sono insediati, 4 anni fa, i commissari prefettizi e nel 2014 la nuova amministrazione comunale,  retta dal sindaco Emilio Messana,  si sono premurati, immediatamente, di  chiudere quel teatro e di mandare via tutti quanti quei lavoratori a zappare i giardinetti ed a pulire le strade, quasi come se si trattasse di una vera e propria punizione.
E dire che  si tratta di operatori teatrali, perfettamente  formati attraverso degli appositi corsi professionali  che  assistevano, sino al 2011,  in tutto e per tutto,   le centinaia di gruppi artistici e  le numerosissime compagnie  che si sono esibite in quella splendida cornice che è,  e potrebbe ritornare ad essere, il nostro  splendido e magnifico  teatro Regina Margherita di Racalmuto.
Sino al 2011, senza volere esagerare, ogni anno,  sono stati  non meno di 40 mila gli spettatori che hanno assistito ad una miriade di spettacoli e rappresentazioni teatrali.
Senza contare il ritorno di immagine, grazie anche ad almeno tre  trasmissioni televisive di alcuni network che promuovevano,  costantemente,  non solo le attività  teatrali, ma anche gli altri  pregevoli contenitori culturali  del paese di Leonardo Sciascia.
Ci riferiamo  al Castello Chiaramontano, che è una splendida realtà museale e dove si svolgevano altre attività culturali di grande livello, ma anche convegni, defilé di moda e sontuosi ricevimenti;  od ancora la Fondazione Leonardo Sciascia che, con i suoi 1500 metri quadri di sale, pinacoteche e librerie, custodisce quanto di più prezioso ci ha lasciato in eredità il celebre scrittore di Racalmuto  e ne celebra,  ogni anno,  la figura e la memoria, attraverso degli importantissimi appuntamenti culturali di livello internazionale.
Ed anche la Fondazione Sciascia nel 2015, per la prima volta  dalla sua istituzione, che risale all’ormai lontano 1987, vivo ancora lo scrittore Leonardo Sciascia, non ha usufruito dei finanziamenti regionali,  perché  il consiglio di amministrazione ha dimenticato di presentare la relativa istanza, presso la Regione Siciliana!
Complice di questa svista, anche Felice Cavallaro, ossia  quel già citato giornalista che,  di fatto, assieme al suo collega Savatteri,  hanno fatto fallire tra il 2003 ed il 2007,  il teatro Regina Margherita  e che dallo scorso anno ricopre la carica  di consigliere di amministrazione della Fondazione Sciascia. Adesso per completare l’opera (fallimentare), qualcuno ha addirittura  suggerito il Savatteri quale possibile sostituto, sempre dentro la Fondazione Sciascia, al posto del dimissionario Antonio Di Grado, quel validissimo docente dell’Università di Catania, fortemente voluto da Leonardo Sciascia quale direttore letterario.   
Anche il Di Grado, parecchio schifato, a causa del  triste e miserando andazzo relativo alla gestione dei beni e delle attività culturali  di Racalmuto,  recentemente si è dimesso,  in aperta polemica con chi è entrato dentro il comune e le istituzioni,  con delle mire che poco o niente hanno a che fare col rilancio culturale e civile del paese di Sciascia.
Adesso aspettiamo che qualcuno o qualcosa si muova, per dare una vera sterzata ad un paese che  langue, non solo dal punto di vista culturale ma,  anche  per l’eccessivo costo dei servizi locali.
A Racalmuto, per esempio,  il costo della gestione del ciclo dei rifiuti è per lo meno il triplo della media nazionale, a causa alcuni illegittimi  affidamenti diretti, sempre alle stesse ditte che li hanno gestiti in malo modo negli ultimi anni.
Le irregolarità di tali appalti sono peraltro state denunciate nelle sedi giudiziarie dal presidente dell’Autorità  Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone e dell’assessore regionale competente, il magistrato Vania Contrafatto.
Da sindaco avevo tentato di ovviare al disastro economico ed ambientale conseguente alla gestione illegale dell’intero ciclo dei rifiuti, attraverso la messa in funzione, a maggio del 2011, di un centro per la raccolta differenziata al servizio di tre comuni: Racalmuto, Grotte e Castrofilippo.
A febbraio del 2011, inoltre, avevo presentato una dettagliata denuncia alla Procura della Repubblica di Agrigento, in cui, tra l’altro, evidenziavo una serie di illegalità, relativamente a degli affidamenti per oltre 150 milioni di euro per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. 
Servizi assicurati sempre alle stesse ditte, ripeto, illegalmente e senza effettuare delle gare d’appalto ed in violazione  delle norme ambientali, in quanto non contemplavano la raccolta differenziata, per favorire, in modo particolare, una mega discarica privata ancora in esercizio a Siculiana-Montallegro ed attualmente sotto inchiesta presso il Tribunale di Agrigento, di proprietà del vice presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro.
Dichiarai allora, pubblicamente, che non avrei più conferito un solo chilo di rifiuti in discarica e che attraverso  una raccolta differenziata spinta, col sistema del porta a porta,  sarei riuscito ad  assicurare lo stoccaggio ed il riciclo dei rifiuti a chilometro zero ed avrei più che dimezzato i costi del servizio a carico dei cittadini.
Rappresentavo allora ed ancora oggi, un cattivo modello amministrativo per chi invece continua a puntare sulla discarica privata del Catanzaro.
Ero diventato  un elemento da espungere dal quel perverso sistema di potere che si fondava,  e si fonda ancora,  su un costosissimo ed oltremodo inquinante  sistema di smaltimento dei rifiuti,  per così dire poco corretto e poco rispettoso delle vigenti normative sull’ambiente e sugli appalti.
A tal proposito,  sono stato anche sentito, il 20 maggio del 2015, dalla Commissione Bicamerale d’Inchiesta che si sta occupando del ciclo dei rifiuti e dei reati ad esso correlati, presieduta dall’On. Alessandro Bratti.
A me è capitata una  sorte simile al  magistrato ed ex assessore regionale, Nicolò Marino.
In un qualche modo sono stato costretto a dimettermi da sindaco, perché raggiunto da un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa,  quindici giorni dopo che avevo inaugurato il centro per la raccolta differenziata dei rifiuti di Racalmuto.
La Procura Distrettuale Antimafia competente chiese subito  l’archiviazione  del mio caso ed il Tribunale di Palermo,  prontamente, a settembre del 2011, dopo meno di 3 mesi dalla notifica di quel mio avviso di garanzia,  archiviò tutto.
Per correttezza istituzionale, una volta raggiunto da delle accuse che, anche in questo caso si rivelarono del tutto infondate,  mi dimisi da sindaco; fu in quei convulsi frangenti che il Montante, assieme ai suoi colleghi di Confindustria Lo Bello e Catanzaro, si precipitarono a Racalmuto, a celebrare in piazza, invitati dai già citati giornalisti racalmutesi Savatteri e Cavallaro, un convegno che,  alla luce dei fatti successivi,  si è rivelata l’ennesima loro parata di facciata.
I vertici  di Confindustria Sicilia, con Montante ed Ivan Lo Bello in testa,  e Giuseppe Catanzaro al seguito,  in maniera suggestiva, fino a qualche anno fa, amavano autodefinirsi la SQUADRA ANTIMAFIA  anche se oggi, più di un giornalista, li ha ribattezzati il CLAN DEI SICILIANI, per il loro devastante potere esercitato anche all’interno di Confindustria nazionale.
Ma questa è un’altra storia, ben raccontata anche da Milena Gabanelli, nella trasmissione di RAI TRE, REPORT,  di domenica 3 aprile 2016.
Giova inoltre ricordare che  le plastiche e muscolari manifestazioni,  tenutesi a Racalmuto dopo quel primo spettacolare evento ‘antimafioso’ della SQUADRA di Antonello Montante, non sono rimaste  un fatto isolato.
Infatti nel mese di ottobre, sempre del 2011, quando viene ufficializzata l’archiviazione dell’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nei miei confronti, ed io pubblicamente annunciai che intendevo ricandidarmi a sindaco di Racalmuto, ricevetti una strana telefonata da parte del giornalista racalmutese  diCanale 5, Gaetano Savatteri, il quale, assieme al giornalista de Il Corriere della Sera, Felice Cavallaro erano molto vicini a Montante e Confindustria Sicilia.
In quella telefonata il Savatteri mi comunicava, a brucia pelo, che la mia dichiarazione riguardo alla mia intenzione di ricandidarmi a sindaco di Racalmuto, non solo era inopportuna, ma avrebbe provocato lo scioglimento per mafia del comune; anzi mi disse che a quel punto sarebbe stato meglio che il comune fosse commissariato per infiltrazioni mafiose.
E così è stato!
Alcuni mesi dopo, a seguito di un’indagine ispettiva coordinata dal funzionario della Prefettura, Nicola Diomede, attuale prefetto di Agrigento, l’allora ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, fa approvare al Consiglio dei Ministri il provvedimento di scioglimento del Consiglio Comunale di Racalmuto per infiltrazioni mafiose.
Il Sole 24 Ore,  giornale di Confindustria,  l’11 aprile del 2012 saluta cono toni trionfalistici l’arrivo del ministro Cancellieri a  Racalmuto, la quale ci tiene particolarmente  a notificare personalmente, alla presenza di  Montante, Catanzaro e dei loro amici giornalisti di Racalmuto, il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Di seguito riporto uno stralcio di quell’articolo relativo alla venuta della Cancellieri a Racalmuto.
È arrivata qui accogliendo l'appello di un gruppo di ragazzi di Regalpetra (per citare il nome che a Racalmuto attribuì lo scrittore), fatto avere al ministro tramite Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia e delegato nazionale alla legalità. La presenza del ministro dà speranza alla voglia di riscatto di un paese e di un territorio di cui si sono fatti portavoce i giornalisti Giancarlo Macaluso (Giornale di Sicilia), Felice Cavallaro (Corriere della Sera), Gaetano Savatteri (Tg5) e Egidio Terrana, direttore del periodico "Malgrado tutto".
 Nino Amadore - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/E33I2
La Cancellieri, sempre accompagnata dal Montante, è venuta poi una seconda volta a Racalmuto, per dimostrare tutta la sua attenzione nei confronti del paese di Sciascia, fatto commissariare, dopo che il sottoscritto si era rivolto, a febbraio del 2011,  alle Autorità Giudiziarie, per denunciare  i fatti illeciti relativi alle gestione dei rifiuti in Sicilia,  così come del resto avevo fatto relativamente ai  reati commessi nella gestione dei servizi idrici da parte di Girgenti Acque.
Non so se sono riuscito a spiegare il senso di due cocenti imposture consumatesi a Racalmuto tra il 2011 ed il 2012. Mi riferisco a ciò che è avvenuto riguardo ad una sorta di avviso di garanzia, ad orologeria, per concorso esterno in associazione mafiosa, recapitatomi dopo che ho denunciato quell'associazione a delinquere che si occupa della gestione dei rifiuti ed acqua in Sicilia;  ed ancota  all'altra farsa dello scioglimento per delle inesistenti infiltrazioni mafiose del Consiglio Comunale di Racalmuto, dopo un anno che mi ero dimesso da sindaco.
Per quanto attiene tutte e due queste iniziative, per lo meno proditorie, l'attuale Prefetto di Agrigento, a seguito di alcune precise interrogazioni parlamentari presentate da 25 senatori, è stato convocato davanti alla Commissione Nazionale Antimafia.
L'attuale prefetto di Agrigento, all'epoca dei fatti che mi riguardano era vice prefetto e capo degli ispettori che fecero sciogliere, ingiustamente, il comune. Dovrà rispondere di una serie di sue colpevoli omissioni. L'attuale prefetto della città dei Templi, Nicola Diomede, ha fatto operare per 3 anni consecutivi una società che gestisce i servizi idrici agrigentini, Girgenti Acque, senza certificazione antimafia ed ha affidato senza gara, illegalmente, i servizi del valore di 20 milioni di euro, relativi alla gestione del centro per immigrati di Lampedusa.

Giova ricordare che, sempre il prefetto Diomede, è stato anche capo della segreteria politica del ministro Alfano. Se così possiamo dire ha barattato la sua nomina a prefetto, con la mia testa. Infatti è stato nominato prefetto, subito dopo avere fatto sciogliere per delle infondate infiltrazioni mafiose il consiglio comunale di Racalmuto.
Ricordo ancora che il sottoscritto, ha evidenziato anche delle palesi illegalità riguardo alla costosissima gestione dei rifiuti nell'Agrigentino;   tra le ditte che hanno ottenuto affidamenti illegali per centinaia di milioni di euro, da me denunciate alla Procura della Repubblica di Agrigento, a quella di Palermo, alla già citata Commissione Bicamerale d'Inchiesta, alla Procura di Caltanissetta ed al Presidente della Repubblica, c'è, tra l'altro, anche la SEAP, del compare di anello del ministro Alfano, Sergio Vella che, oltre ad avere  ricevuto tali affidamenti illegittimi, sotterra nella discarica del Catanzaro rifiuti speciali e pericolosi, ovviamente sempre in maniera illegale!
NON SO SE ADESSO SONO STATO CHIARO!

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