giovedì 28 dicembre 2017

I pascoli coprono la massima parte dell'area più elevata della

regione, al di sopra dei 1200 m. Essi differiscono notevolmente

tra una parte e l'altra, perché in alcune zone la cotica erbosa che

li costituisce è compatta (così, per esempio, nei piani di Cornino,

Rascino, ecc.), in altre è discontinua e inframezzata con affioramenti



di roccia, specialmente sui pendii ripidi. Secondo l'altezza

a cui si trovano, poi, sono in parte diverse anche le piante che

li formano. Dappertutto, peraltro, prevalgono, come al solito,

le graminacee, e specialmente la Festuca ovina, poi anche le

seguenti: Fatuca &a, Poa pratensis, P. viokceu, P. alpina,



Bromus erectus, Brachypodium pinnatum, Nardus strkta, Agrostìs

tenuis, Avem praetutkna, Phieum pratense, e moltissime altre

specie. Vi abbondano pure alcune legurninose (Lotus corniculatus,

Medhgo Zupuiina, TrifoZium micruphyUum, ecc.), composite



(Gnaphalium supinum, Senecw Dm-onicum, Centaureu variegata,
C. virescens, CarZina alpina, Taraxacum officina&, BeRis perennis,
ecc.), giuncacee (Luxula spicata, L. campest*), liliacee

(Cokhicum alpinum) , iridacee (Crocus vernus) , orchidacee

(Orchis sambucina, 0. mascula), cariofillacee (Alsine verna, SiZene



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(32) A. DE PHILIPPIS, Classificazioni e indici del clima in rapporto alla Vegetazione
forestale italzana, in <Nuovo Giorn. Bot. Ital. », n. S., 44, 1 (1937).

IL CICOLANO - STUDIO DI GEOGRAFIA UMANA



saxifraga, Dianthus Carthu.siamm, D. Caryophyllus), violacee

(Viola calcarata), crocifere(Arabis hirwta, Thùmpà alpestre), ranuncolacee

(Anemone alpina, Ranun.cu.2u.s montanus), crassulacee

(Sempervivum arachmideum, Sedum album), rosacee (Potenti&

vernu, Akhemih uulgaris), primulacee (Primula acaulk),



genzianacee ( W i a n a tuteu, G. verna), borraginacee (Myosotis

alpestris, CymgZmsum magetknse), scrofulariacee (Verbascum

longifoli.um, Linaria purpurea, VeronZca officìnalk, V. serpyllifolia,



Euphr& of f icindis), labiate (Lamium garga~icum,

Salvia pratensis, Thymus SerpyUum), plantaginacee (Plantago

montana), rubiacee (Galium vmum, G. pusiuum). Ho ricordato



solo le specie più frequenti. Benché in minor misura che in molte

altre regioni dellJItalia centrale, anche nel Cicolano, ormai, il

paesaggio vegetale appare come fortemente umanizzato. Vegetazione

veramente spontanea la troviamo soltanto in alcune parti

delle Montagne della Duchessa.

VI. LE VICENDE DELL'INSEDLAMENTO UMANO

Ben poco ancora si conosce dell'insediamento umano preistorico

del Cicolano, che meriterebbe al riguardo una sistematica

esplorazione.

L'unica località nella quale sono stati rinvenuti resti preistorici

è il Grottone di Va1 de' Varri. Nel 1928 infatti, durante una



esplorazione speleologica, furono rinvenuti residui di focolari con

intorno frammenti di ciotole e di vasi di ceramica frammisti

a carbone ed ossa di suini, e un punteruolo di bronzo. I caratteri

dei reperti hanno fatto concludere che la grotta fu abitata appunto

nell'età del bronzo (33).

Recentemente è stata compiuta qualche indagine nella valle



del Salto, tra Grotti (le Grotte) e il Santuario di Madonna dei

Balzi, da A. M. Radmilli: ma i numerosi ripari sotto roccia e le



grotticelle visitate non hanno dato resti preistorici. Qualche frammento

fittile di fattura preistorica, ma di datazione imprecisata,

è stato trovato lungo il sentiero per la Madonna dei Balzi e sul



detrito di falda ai margini della strada tra Rieti e Grotti (34).

Nell'antichità classica, come già abbiamo visto, la regione

era abitata dal nucleo più settentrionale degli Equi, gli Equicoli:

gente che Virgilio (Eneide, VII, 746 e segg.) ci descrive come


(33) U. ANTONIELLI, Tracce di abitazioni dell'età del bronzo in una grotta del
Caraeolano, in « Bull. di Paletn. Ital. », 1929, estr. di pp. 13; A. GUELLER e A. G.


SEGRE, La stazione ènea del Grottone di Va1 dei V a ~ r i(A ppennino Abruzzese), in

eRiv. d'Antropologia o, 1948-1949.

(34) A. M. RADMILLI, Esplorazioni paletnologiche nel territorio di Rieti, in



eBull. di Paletn. Ital. o, 1953, pp. 17-

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