domenica 28 maggio 2017

codesta sedicente ANPI di Palermo che sciorina calunnie e calunnie contro l'intemerato e grande Ispettore Generale di PS, grand-uff,  comm. di San Maurizio e san Lazzaro dottore Ettore Messana nato a Racalmuto nel maggio del 1884 in quella che ora si chiama Via Messana, n. 4.

Infami calunnie queste:

 Ad ordinare il fuoco in solidale intesa con la mafia è stato un fascista della prima ora, Ettore Messana di Racalmuto, ufficiale di P.S., poi membro dell’OVRA, il servizio segreto, efferato criminale di guerra questore a Lubiana negli anni 40 ed infine lo ritroveremo inspiegabilmente ….Ispettore generale di polizia in Sicilia negli anni 1945!
Entrambi i delitti, inequivocabilmente di matrice fascista e mafiosa, sono rimasti impuniti.

 

A) Ettore Messana non ordinò alcun fuoco in quel tragico 9 ottobre 1919 a Riesi: provatissimo!!!

B) Ettore Messana non ebbe mai alcuna contiguità con la mafia, anzi.  Basta leggere il libro di Gero Defrancesco "storie straordinarie" a proposito del siluramento di Messana a questore di Palermo, nomina  osteggiata dalla novella mafia dell'onorevole fascista di Sutera, Mormino.

C) Messana fu tutt'altro che fascista della prima ora. Nella sua gioventù a Racalmuto fu persino socialista (E.N. Messana), alla fine del fascismo si era bruciata la carriera in quanto non aveva "l'anino fascista" (v. Carmine Senise nelle sue memorie).

D) Ettore Messana non fu mai contiguo all'OVRA, anzi! (leggere le memorie del Senise da noi commentate altrove).

 

E)Definire Messana "efferato criminale di guerra questore a Lubana" è laida intollerabile calunnia. Tutta una documentazione storica, tutta una testimonianza autorevole, tutta la verità storica  frantumano questo perfido insinuare di un infuriato Li Causi. ne abbiamo scritto a iosa e neppure il Casarrubea potè contestarci. Si limitò a far cadere la colpa di quell'infamia a mezzo stampa sulla Cernigoi.

F) Ettore Messana non si macchiò  di nessun crimine, anzi gli fu sempre riconosciuta la sua assoluta rispettabilità civile. E quanto alle vicende della strage di Portella delle Ginestre ora la ricerca storica seria ed obiettiva porta verso altri lidi, dalla OSS americana a Valerio Borhese Junio, il golpista fascista dei tempi di Segni.

Infine la nomina da parte d Bonomi (e non della DC) del già Ispettore Generale di PS Ettore Messana a capo della polizia siciliana nel 1945 sarà incomprensibile per codesti incolti dell'ANPI d Palermo ma ha serie e provvidenziali spiegazioni nella lotta al banditismo siciliano del Dopoguerra, banditismo  peraltro sostenuto e alimentato dagli Americani dell'OSS contro cui il Messana ebbe a lottare, finendo magari iniquamente bruciato.  

Calogero Taverna

lunedì 15 agosto 2016


Messana gloria di Racalmuto

Onore al Racalmutese Ettore Messana

l'11 ottobre dlel 2013 l'ANPI di Palermo - unitamente ad altri - apoditticamente disinformatamente calunniosamente dirama questa locandina ove in cinque righe sciorina tutto un delirante quadro accusatorio contro il grande racalmutese ETTORE MESSANA.
Ettore Messaba nato a Racalmuto nel 1884 nell'attuale via Messana n. 4, fu prima della guerra dl 1915-18 un laureando giovane socialista e tale rimase sino agli ai primi anni Trenta tanto da dare asilo e protezione al socialista suo conterraneo Picone Chiodo cui una amministrazione rossa ha dedicato una via. Baggianata dunque definire il Messana "un fascista della prima ora" in quel di Riesi del 1919.
A Riesi, da semplice vice commissario distaccato da Mussomeli, non ordinò "nessun fuoco". Non ne aveva il potere. Il povero tenentino dell'esercito fu dopo massacrato dalla mafia locale. In effetti il fuoco nacque nella concitazione di manifestanti che aggredirono una squinternata pattuglia di soldati. La cosa sfuggì di mano al tenente e nulla poteva fare il 'civile' vicecommissario. Non indossò nessuna fascia tricolore né diede né poteva dare alcun ordine alla Bava Beccaris il giovane Messana. Non fu neppure toccato da inchieste nittiane che se potevano lo disintegravano moralmente e nella carriera in polizia. La documentazione ora messa a disposizione dal prof. Coco non lascia adito a dubbi, se - diversamente da Malgrado Tutto - si è in buona fede.
Messana non fu mai in combutta con la mafia. Per far carriera dovette emigrare al Nord e come ci informa Gero Difrancesco non poté tornare come questore a Palermo perché osteggiato dal clan mafioso che pur sotto il fascismo dominava dal gerarca senatore di Sutera. Ne abbiamo scritto a lungo per dilungarci qui.
Quanto alla faccenda dell'essere il Messana Criminale di Guerra all'epoca in cui fu questore a Lubiana, è reinvenzione calunniosa del duo Cernigoi-Casarrubea. Portatovi dal Grazioli quale questore con intenti pacifisti e umanitari, il Messana entrò subito in contrasto con le feroci gerarchie fasciste e militari e fu giubilato nel giro di un anno. La volgare postuma richiesta di incriminazione da parte dei Titini - che ve li raccomando - fu una velleitaria malvagità ove si tentò di intruppare indiscriminatamente tutta la burocrazia civile di quei tre anni di gestione italiana in quella provincia slava. Per i militari vi fu un altro, a dire il vero, più puntiglioso elenco. Del Messana non si conosceva neppure il nome. Nessuno di quel mezzo migliaio di pretesi criminali di guerra ebbe poi alcuna condanna. L'archiviazione del caso Messana fu pronta e repentina tante erano le carte a sua discolpa a disposizione del Ministero degli Interni come pubblicato in un meticoloso libro di emanazione addirittura ministeriale. Trasformare una aggrovigliata elencazione di persone in un una condanna definitiva è stata una di quelle infamie giornalistiche dell'Italia del Dopoguerra che rende idrofobi ricercatori anche di idee tutt'altro che fasciste.
Circa la partecipazione del Messana alle ignominie banditesche del tempo di Giuliano, è cosa talmente risibile da suonare a discredito dell'intelligenza di chi tenta ancora siffatte mistificazioni calunniose. Messana invece avversò i favoreggiamenti americani nei confronti del banditismo siciliano e ci rimise il posto di Ispettore Generale di PS a capo della lotta alla mafia di quel tempo- Comunque poté continuare nella sua brillante carriera a fianco del presidente De Gasperi.
Calogero Taverna

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GIOVANNI ORCEL: DAI FASCI SICILIANI ALL’ANTIFASCISMO ALLA RESISTENZA

11 ottobre 2013

L ’ANPI, Il centro Impastato, La CGIL, Centro Pio La Torre con la partecipazione del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando  lunedì   14 ottobre 2013 alle ore 11,30, ricordano Giovanni Orcel nel 93° anniversario del suo assassinio avvenuto il 14 ottobre 1920 in Corso Vittorio Emanuele all’altezza della Biblioteca regionale dove  deporremo una corona sotto la lapide che lo ricorda.
Giovanni Orcel è una delle figure più significative del movimento operaio palermitano, studente viene arrestato durante una manifestazione  di solidarietà al gruppo dirigente dei FASCI SICILIANIsegretario generale della FIOM dal marzo del 1919  operava per unire lotte urbane e lotte delle campagne sulla scia di Nicola Barbato e anche del fratello Ernesto Orcel fondatore del Fascio dei Lavoratori di Cefalù, ed  in stretto collegamento con Nicolò Alongi, il dirigente contadino assassinato dalla mafia nel febbraio del 1920.
Orcel viene assassinato ad un anno dalla strage di Riesi del 1919 dove vengono assassinati 22 contadini e un tenente di fanteria che si era opposto all’ordine fascista di sparare sui contadini che manifestavano per la riforma agraria. Ad ordinare il fuoco in solidale intesa con la mafia è stato un fascista della prima ora, Ettore Messana di Racalmuto, ufficiale di P.S., poi membro dell’OVRA, il servizio segreto, efferato criminale di guerra questore a Lubiana negli anni 40 ed infine lo ritroveremo inspiegabilmente ….Ispettore generale di polizia in Sicilia negli anni fine 1944-45 implicato nella strage di Portella della Ginestra e in altri efferati omicidi.
Entrambi i delitti, inequivocabilmente di matrice fascista e mafiosa, sono rimasti impuniti.
Su Giovanni Orcel leggi Giuseppe Carlo Marino, 1976 nel libro “Partiti e lotta di classe in Sicilia da Orlando a Mussolini” (Bari, De Donato, 1976); poi nel saggio di  Giuseppe Carlo Marino “Vita e martirio di Nicola Alongi, contadino socialista” e in numerosi altri scritti.
Il libro di Giovanni Abbagnato, Giovanni Orcel. Vita e morte per mafia di un sindacalista siciliano. 1887-1920, ricostruisce l’attività di Orcel e le lotte di quegli anni.
Orcel, Alongi e la lunga scia di sangue di sindacalisti e cittadini uccisi, lottarono per la difesa della dignità umana e la dignità del lavoro. a.f.

92° anniversario assassinio Giovanni Orcel

13 ottobre 2012

L ’ANPI  domenica 14 ottobre 2012 alle ore 9, ricorda Giovanni Orcel nel 92° anniversario del suo assassinio avvenuto il 14 ottobre 1920 in Corso Vittorio Emanuele all’altezza della Biblioteca centrale dove  con la Cgil, e il Centro Impastato deporremo una corona sotto la lapide che lo ricorda.
Giovanni Orcel è una delle figure più significative del movimento operaio palermitano, segretario generale della FIOM dal marzo del 1919  operava per unire lotte urbane e lotte delle campagne sulla scia di Nicola Barbato e anche del fratello Ernesto Orcel fondatore del Fascio dei Lavoratori di Cefalù, ed  in stretto collegamento con Nicolò Alongi, il dirigente contadino assassinato dalla mafia nel febbraio del 1920.
Orcel viene assassinato ad un anno dalla strage di Riesi del 1919 dove vengono assassinati 15 contadini compreso un tenente di fanteria che si era opposto all’ordine fascista di sparare sui contadini che manifestavano per la riforma agraria. Ad ordinare il fuoco in solidale intesa con la mafia è stato un fascista della prima ora, Ettore Messana di Racalmuto, ufficiale di P.S., poi membro dell’OVRA, il servizio segreto, efferato criminale di guerra questore a Lubiana negli anni 40 ed infine lo ritroveremo inspiegabilmente ….Ispettore generale di polizia in Sicilia negli anni 1945!
Entrambi i delitti, inequivocabilmente di matrice fascista e mafiosa, sono rimasti impuniti.
Su Giovanni Orcel leggi Giuseppe Carlo Marino, 1976 nel libro “Partiti e lotta di classe in Sicilia da Orlando a Mussolini” (Bari, De Donato, 1976); poi nel saggio di  Giuseppe Carlo Marino “Vita e martirio di Nicola Alongi, contadino socialista” e in numerosi altri scritti.
Il libro di Giovanni Abbagnato, Giovanni Orcel. Vita e morte per mafia di un sindacalista siciliano. 1887-1920, ricostruisce l’attività di Orcel e le lotte di quegli anni.
Il logo del referendum per l’art. 18  ci ricorda che Orcel, Alongi e la lunga scia di sangue di sindacalisti e cittadini uccisi, lottarono per la difesa della dignità umana e la dignità del lavoro, che oggi  i governi della destra politica, in assenza di opposizione vera, stanno di fatto abolendo.

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