sabato 21 gennaio 2023

 Nel gennaio del 2013 ricevo dal signor Governatore questa lettera, impareggiabile per stile. gntilezza e sapienza: in essa il signor Governatore mi fa presente che certe decisioni, sofferte, quali la chiusura della filiale di Riet,i erano"frutto di ineludibili valutazioni di di contesto in un'ottica costi/benefici.

Tesi ineccepibile!
Ma si dà ora il caso che con l' entrata in vigore del nuovo Statuto della BI del 4 agosto 2022, quell'otiica - molto miope a dire il vero - - viene messa al bando.
· Scrivevo: :
Si dà però ora il caso che il nuovo statuto della BI 4 agosto 2022 all'art. 2 n. 3 vuole una Banca d'Italia che si ispiri a principi di funzionalità ed efficienza. Trattasi di una rivoluzione Copernichiana: niente più dunque Costi/benefici; ovvio, la BI non è l'azionaria della salumeria di via Margutta. I principi di funzionalità ed efficienza ben si attagliano ad una istituzione apicale , nazionale e soprattutto comunitaria. Lo si sancisce all'art. 22 dello Statuto del 4 agosto 2022 (la BI ormai esplica le sue funzioni nell'ambito delle competenze derivanti dalla posizione rivestita nella SEBC ); lo si ribadisce all'art. 35; lo si rimarca nell'art. 42.
Quali le conseguenze? Enormi a mio avviso. Da rigettare correggere e modificare l'impostazione aziendalistica che se non erro iniziò con la gestione Finocchiaro: alla banca d'italia necessitano osservatori delle economie locali come erano per mia esperienza personale le filiali di Messina e Rieti; occorre un ripensamento della politica del personale che va remunerato per le peculiari incombenze giuspubblicistiche e soprattutto comunitarie. Non credo che la BI possa recedere dal lrargheggiare nel sostegno alla CSR, ma dotarla di professionalità atte a rispettare lee direttive comunitarie: non può essere una entità bancaria erratica. Richiamare il personale distaccato ad esempio alla CONSOB che sarebbe , almeno nelle intenzioni, un organo sovraordinato alla stessa Banca d'Italia: palesi i conflitti di interesse. Richiamare il personale distaccato all'IVAS , ente autonomo e finanziariamente autosufficiente, dato che svolge incombenze diverse e forse confliggenti con quelle della Banca d'Italia. . E via discorrendo.
Si apre una prateria per un dibattito sindacale, per una palestra culturale di gruppi di pressione come questo.
A dire il vero volevo rientrare in FiISAC CGIL, dopo un dissidio, ma il dott. Carletti mi ha subito liquidato dicendo che poteva prendere in considerazione la mia domanda di riammissione se andavo ad pedes a firmare l'istanza. Dati i miei 88 anni e le mie difficoltà deambulatorie non sono in grado di andare in sede del sindacato pensionati. Forse uu qualche dirigente di qualche altro sindacato magari giallo, capirà l'importanza di queste mie considerazioni e vorrà darmi la dovuta assistenza nei colloqui che intendo avere con i responsabili della BI.
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venerdì 20 gennaio 2023

 

Il terzo foglio mancante del cartiglio  nel sarcofago del Carmine di Racalmuto






 Racalmuto ancora nel 1375 appare, come può vedersi, privo del CASTRUM, il cosiddetto Castello Chiarmontano. Lassù al Castelluccio invero brillava austero e minaccioso un Castrum , quello che oggi si chiama appunto il Castelluccio. Come abbiamo visto già nel 1358 esso era appetito da barone Podiovirid come dire Poggioverde di Sutera, dopo il decesso di Simone Chiaramonte, fellone del re Francesco.

Ma pare inespugnabile. Là vi era dunque un feudo ben distinto da Racalmuto .
Si chiamava Gibillimis ed era ancora unitario, non diviso in tre parti una delle quali, arida e rocciosa, chiamata volgarrmente li Balatazzi, divenne terra , cioè sorse la gloriosa costola racalmutese di Montedoro.
A ben guardare il resoconto dell'arcidiacono Bertrand Du Mazel, - quale si conserva nell'Archivio Vaticano Segreto- REG. AV. 192, fol. 419, v. - vediamo cancellata una parola e anziché il genitivo di appartenenza abbiamo l'ablativo dello stato in luogo RACHALMUTO.
Ma se consultiamo sempre nell'Archivio Vaticano Segreto il Reg. coll. 222. f. 249. capiamo che la parola cancellata era CASALI. Nella Colletteria il documento recita: Item die quarta quae fuit XXIX mensis marcii fuit facta denunciacio amocionis interdicti in casali Rahalmuti, dictae diocesis, in quo fuerunt repertae domus copertae palearum CXXVI, X tar. X gr. Finatum.
IMPORTANTE!!!
Ma cosa ci dicono questi due documenti trecenteschi. Innanzi tutto, non vi è traccia di castrum a Racalmuto. Certo vi era quello Gibillinis, pensiamo con radi habitatores sparsi qua è là, non rintracciabili e quindi sfuggiti alla oculata tassazione pontificia.
Tra le risultante contabili della Colletteria Vaticana e il minuzioso e più esaustivo resoconto di Bertand Du Mazel un differenza tra le altre è saliente e significativa. Per il redattore contabile Racalmuto è senza dubbio un casale, che diversamente da quello che scrive Elisabeth Lesnes nel suo ?i castelli feudalitrecentschidella Sicilia Occidentale e il loro territorio (2001 Edizioni del Giglio), è tutt'altro che un 'territorio spopolato'.
Racalmuto di sicuro fu abitato piuttosto intensamente al tempo degli arabi - certo non forte di quattromila abitanti come fantasticò il falsario abate Vella - e superato la fase di transizione dai coltivatori musulmani (vedi la favoletta di Santa Margherita) ebbe un crescente fervore agricolo con un vuìillanaggio ben descritto da Illuminato Peri, tanto da attirare la vorace attenzione di Carlo d'Angiò con la "executoria concessionis facte Petro Nigrello.." (vedi pag. 65 del mio studio "Racalmuto nei Millenni", e quindi appena dopo il Vespro ecco Pietro D'Aragona (inizia l'avara povertà di Catalogna, oggi indebitamente padrona deklla chiacchierata Fondazione), come ci si può documentare consultando sempre il citato mio studio, pag. 79.
Ma vediamo che per l'esattore pontificio Bertrand du Mazel qualcosa sta cambiando a Racalmuto; non lo si può più definire 'casale?'e allora il du Mazel tagliando la testa al toro, non si pronuncia, cancella la prisca definizione e lo indica con l'arabo toponimo Rachhalmuto.
Quale inferenza? Dite quel che volete, prima di quella data niente castello (castrum) a Racalmuto. Sorge allora in quella congiuntura della tassazione pontificia? Fu il domicellus Manfredi Chiaramonte che standosene neghittosamente a Caccamo impose "ki vuy officiali predicti" tassiate quei poveracci di Racalmuto, quei 125 habittores di 'domus copertae palearumum"; fu costuì che fece erigere il nostro castello lu Cannuni dittu a la racarmutisi?.
Ne discende che quelle pruriginose vicende dell' Inveges relative ad un castello chiaramontano in possesso di "Costanza Chiaramonte figlia primogenita del rampante cadetto Federico II Chiaramonte (cfr. quello che Silvano Messina chiama 'libello' cioè La Signoria Racalmutese dei del Carretto, pag.7, sono tutte emerite balle.
Ma vi sono interessi consistenti dell'attuale proprietario catastale del Castelluccio che devono imporre datazioni ancestrali risalenti persino ai Normanni (parlo della società unipersonale GEA s.r.l.). Già ne sono al corrente, ma le mie carte mi impongono di credere a più ponderate tesi storiche. Diciamo allora che ai posteri l'ardua sentenza: prima o poi si faranno scavi stratigrafici scientifici e vinca il migliore.
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Calogero Messana e Mario Castelli
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