sabato 18 febbraio 2017

Otello

Aggiunto il 17 Maggio, 2014

Giuseppe VERDI
OTELLO

• Otello MARIO DEL MONACO
• Desdemona RENATA TEBALDI
• Jago ALDO PROTTI
• Cassio NELLO ROMANATO
• Roderigo ATHOS CESARINI
• Lodovico FERNANDO CORENA
• Montano TOM KRAUSE
• Un araldo LIBERO ARBACE
• Emilia ANA RAQUEL SATRE


Wiener Kinderchor
Wiener Staatsopernchor
Chorus Master: Roberto Benaglio

Wiener Philharmoniker
Sir GEORG SOLTI

Luogo e data di registrazione: Sofiensaal, Wien, Maggio 1961
Ed. discografica: Decca

Note tecniche sulla registrazione: secondo standard Decca

Pregi: l’Otello della Decca. Per antonomasia

Difetti: questo NON è Otello

Valutazione finale: images/giudizi/sufficiente-discreto.png


Un grande classico, per molti anni.
Di più: un classico che ha dettato legge, eccome.
Vi si abbinavano il tenore che aveva fatto di Otello il proprio cavallo di battaglia, e il direttore più mesmerizzante della Storia. Si aggiungeva Voce D’Angelo Tebaldi (anche se meno di quanto lo fosse nel pari cast di Erede di 6 anni prima) e Aldo Protti, forse il più grande e infido Jago della storia del disco d’opera.
Chi poteva discutere quando la grandissima Renata, a un talk show televisivo (anche se all’epoca non si chiamavano ancora così) affermava categorica che questa era La Più Grande Incisione Discografica di “Otello”?

Ma – che ben ne pensino gli aficionados tifosi di Del Monaco – questo è soprattutto l’Otello della Decca. Quello di Karajan (nonostante l’orrido scempio del concertato del Terzo Atto) sarà più probabilmente quello Emi, con Vickers, che entrerà più in simbiosi con il direttore.
Qui la presenza più rilevante è quella della Decca, che mette in campo le proprie potenzialità e professionalità per la registrazione di un prodotto in cui si affermassero anche le ragioni della musica, non solo quelle dei cantanti primedonne e dei direttori egemoni.
Il record producer era – ovviamente – il mitico John Culshaw. In “Putting the record straight” così racconta a proposito del pedale introduttivo:
“…le maggiori difficoltà si riscontrarono nella tumultuosa scena iniziale, che non soltanto usa solisti e coro in varie prospettive, ma richiede anche un tuono, un colpo di cannone e un organo. Karajan, inoltre, voleva per la tempesta l'effetto del vento, che avrebbe costituito l'equivalente sonoro delle bandiere agitate dal vento che aveva usato nella sua produzione teatrale. Io non opposi obiezioni a questa richiesta, sebbene non fosse nella partitura, ma la adottammo con tanta prudenza che penso non aggiunga molto. Il colpo di cannone era su un pezzetto di nastro su un registratore che tenevamo come riserva, e doveva essere 'sparato' a tempo, perché pur essendo già nel 1961 non era facile ottenere effetti di post-sincronizzazione: questi dovevano essere aggiunti mentre veniva eseguita la musica, e se qualcosa andava storto, più di duecento persone che lavoravano nello studio principale dovevano fermarsi e ricominciare tutto da capo. Delegammo lo sparo del colpo di cannone a uno dei suggeritori italiani. Tutto ciò che doveva fare era azionare il registratore un attimo prima del terzo battito della ventisettesima battuta, e poi fermare il registratore prima che il nastro tornasse indietro e sparasse di nuovo. La responsabilità lo rese così nervoso che sbagliò. Al primo tentativo il cannone sparò troppo presto, al secondo e al terzo troppo tardi. Ogni volta, purtroppo, dovetti fermare Karajan e tutta la compagnia.
L'inizio dell'Otello non è facile per nessuno, ed era comprensibile che queste false partenze infastidissero Karajan. Dissi al suggeritore che non potevamo più fidarci della sua capacità di contare, e che questa volta gli avrei detto esattamente quando premere il bottone. Sembrò molto sollevato, e cominciammo per la quarta volta questa apertura. Gli feci segno con un attimo di anticipo, per evitare qualsiasi suo ritardo nel premere il bottone, e il cannone sparò perfettamente a tempo. Tirammo tutti un respiro di sollievo, ma improvvisamente il cannone sparò di nuovo: il nostro italiano, nel suo momento di trionfo, si era dimenticato di fermare il registratore. Dovemmo ricominciare di nuovo. Avrei azionato io stesso il registratore se non fosse stato per il fatto che avevo già infranto la mia regola di non immischiarmi prendendomi la responsabilità dell'organo, che era su un altro registratore ancora. Gordon Party e Jimmy Brown erano già impegnati con i comandi dei vari faders. Anche l'organo poneva dei problemi, a parte il fatto che la Sofiensaal non ne aveva uno. Non era una parte per organo in senso stretto, ma un lungo pedale consistente in tre note conseguenti (do, do diesis e re), sostenute per più di cinquanta pagine, o per otto minuti circa. Decidemmo che Verdi voleva che fosse avvertito piuttosto che sentito: una sorta di brontolio basso, disturbante, sotto la superficie della tempesta. Il suo principale scopo sembrava essere negativo piuttosto che positivo, e con questo voglio dire che il pubblico se ne accorge, consciamente o inconsciamente, quando smette piuttosto che quando inizia, perché finisce quando è passato il temporale e dopo che il trionfante Otello ha fatto ritorno. È più un effetto che parte dell'intreccio musicale, ma raramente viene usato a teatro, o perché totalmente omesso, o perché sostituito da un organo elettronico. Ciò che volevamo era un vero organo a sessantaquattro canne, e l'unico adatto di cui eravamo a conoscenza era nella cattedrale anglicana incompleta di Liverpool. Fortunatamente conoscevamo Noel Rawsthorne, che era organista in quella cattedrale, e lui disse che potevamo registrare il pedale, sebbene quando si rese conto esattamente di quanto durasse e di come fosse il suono, suggerì, a ragione, che l'unico momento per registrarlo era in piena notte”.

Partendo da questi presupposti, si capisce bene quanto stessero cambiando le regole di una registrazione operistica: con Karajan il direttore non è più un battisolfa ma è il principale artefice del lavoro, nonostante i nomi in campo; e il record producer – in questo caso il mitico Culshaw – ha un peso artistico fondamentale anche nella gestione dei cantanti.
A questo proposito, va fatto un riferimento alla storia molto famosa del cambio di baritono: da Ettore Bastianini a Aldo Protti.
Sempre Culshaw:
“La Tebaldi e del Monaco, con Karajan intorno, tenevano un comportamento esemplare, principalmente perché sapevano che non prestava la minima attenzione ai loro sbalzi d'umore. Ammiravano la sua eccezionale capacita di 'seguire' la voce, una specie di flessibilità controllata che si rivela molto più di un semplice accompagnamento; ma capivano anche che sapeva perfettamente come rendergli la vita difficile se lo voleva, sia estendendo le frasi al di là delle loro possibilità, sia dando loro, impercettibilmente, il tempo sbagliato per respirare. Come direttore operistico poteva essere sia l'alleato più comprensivo di un cantante che un invincibile nemico.
E si insospettì al primo segno di pigrizia, di cui dubitò quando Bastianini cominciò a non presentarsi alle prove o alle sessioni con la scusa che non si sentiva bene. In quel periodo iniziale, non fu difficile per me riprogrammare le sessioni per dargli il tempo di recuperare; ma quando si ripresentò era evidente (anche se sorprendente per una persona della sua intelligenza) che non sapeva la sua parte. All'inizio Karajan fu paziente, ma la sua pazienza non è molto elastica. È un direttore che si impone un'invidiabile autodisciplina e quindi si aspetta almeno uno sforzo in questa direzione da chi lavora con lui. Sfortunatamente, Bastianini cercò di coprire la sua mancanza di preparazione con una specie di innocenza ostentata, con addirittura la pretesa che non sapeva neanche di cosa parlasse il lavoro. "Cos'è questa storia del fazzoletto?" domandò ad un certo punto. La rottura avvenne quando dovette cantare "Era la notte" che, vista come semplici note sullo spartito, non era un passaggio molto difficile. Per diversi tentativi Karajan si fermò dopo la prima o la seconda frase, e a ragione, perché orchestra e voce non andavano insieme. Poi Bastianini commise l'errore assurdo di dire che il tempo di Karajan non era chiaro; e lo disse davanti a tutta l'orchestra, cosa che fece ridere di lui tutti i musicisti. C'erano alcuni passaggi in certi lavori in cui il tempo di Karajan non era chiaro - un esempio, il primo movimento de I Pianeti di Holst - ma nessuno poteva rimproverargli niente nel repertorio operistico. Anni ed anni di esperienza gli avevano insegnato come tenere insieme un'orchestra e un cantante, non poteva però farci niente se un cantante non andava a tempo. Dopo altri due tentativi Karajan lasciò perdere questo passaggio e passò a qualcos'altro, e alla fine della sessione mi disse che non avrebbe continuato con Bastianini come Iago. Voleva invece lo Iago che si trovava al momento a Vienna, Aldo Protti, che circa dieci anni prima aveva interpretato quella parte, senza molta gloria, nella versione con la Tebaldi e del Monaco diretta da Erede. Nessuno, e men che meno l'ufficio americano, era entusiasta della scelta di Protti, ma a Vienna avevamo poche scelte: o ingaggiavamo Protti o abbandonavamo la registrazione (Protti infatti era molto migliorato in quei dieci anni, e la sua interpretazione fu appropriata, anche se non eccezionale). A me spettava l'ingrato compito di dare la notizia a Bastianini, che per reazione si ubriacò. Era un uomo troppo simpatico per trovarsi in una situazione simile, e ho pensato spesso se già da allora non fosse consapevole del cancro incurabile che lo avrebbe ucciso pochi anni dopo, mentre era ancora nel suo periodo migliore. Senza dubbio, nessuno di noi immaginava che fosse malato, sebbene sapessimo che non era nel suo stile cantare a Vienna una parte che non aveva studiato”.

Ovviamente non è dato sapere che risultato avrebbe prodotto Bastianini in un Otello diretto da Karajan, ma la resa di Protti è superlativa.
Di più: è l’unico fra i tre protagonisti ad aver superato la prova del tempo (nel nostro caso, più di cinquant’anni), grazie a un eloquio felpato e sorridente, ricco di bonomia, che trova pochi paragoni nella storia esecutiva del ruolo.
Chi invece non ha passato la prova del tempo sono i due interpreti di Otello e Desdemona.
Può darsi che la prova discografica sia arrivata un filo tardi (la Tebaldi fa una fatica notevole, e si sente), ma è l’impostazione che appare proprio superata.
Del Monaco aveva in repertorio Otello dal 1950, quando l’aveva debuttato al Colòn di Buenos Aires (con Delia Rigal e Carlos Guichandut, che curiosamente sarà anche Otello in una fase tenorile della sua carriera; il passaggio è testimoniato da un’incisione discografica), e da allora ne aveva fatto il proprio personaggio simbolo. Un personaggio che – ovviamente – aveva poco a che spartire con quello immaginato da Verdi, ma molto con una tradizione declamatoria che faceva riferimento ad alcuni (non tutti: si pensi per esempio a Marcel Wittrisch) tenori wagneriani degli Anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.
Questo universo aveva ben poco a che spartire con un personaggio che forse non sarà stato inizialmente pensato per le spalle di Francesco Tamagno, ma che poi di fatto è stato modellato su un tenore come lui che era erede della tradizione dei Duprez e dei Tamberlick; ma è di questo universo che si appropria Mario Del Monaco, rielaborando la materia, facendola passare attraverso l’imbuto dell’affondo (secondo la tecnica approfondita con Arturo Melocchi). Il risultato è trasformare Otello – da erede dei modelli haute-contre romantici del secolo precedente – in una specie di baritenore che oltre ad “affondare” come tecnica vocale, corre il rischio di… affondare clamorosamente nei passaggi acuti del secondo e del terzo atto.
Mario Del Monaco non corre questo rischio, grazie a una natura generosa e un fiato potentissimo (i suoi successori ed imitatori, invece, ci cadono quasi tutti); ma genera un equivoco tuttora vigente e, soprattutto, un clamoroso mistake del personaggio, che diventa una specie di stentoreo tribuno mentre invece vive di un eroismo malato, di insicurezze, di una psicopatia schizoide latente in cui Jago affonda come una lama.
La psicologia del personaggio viene quindi completamente travisata, perché questo Otello declama nel senso più deteriore del termine, proclamando come Gassman quando faceva la parodia di Kean. Oltre a tutto, nel 1961 la voce non è più quella torrenziale di qualche anno prima, anche se meravigliosamente supportata da Karajan e dal “cuscino” dei Wiener.
Detto questo, la personificazione di Del Monaco è storica e va guardata con il massimo del rispetto. Alcuni momenti, come quelli in cui esplode il furore del personaggio ferito, sono resi come forse nessuno mai: penso soprattutto alla vera e propria saetta con cui scatta “Ah, mille vite gli donasse Iddio!”. Nessuno l’ha mai fatta così, e ancora oggi qualunque appassionato dovrebbe conoscerla.
Ma anche altri momenti, come per esempio l’intensa riflessione di “Dio mi potevi scagliar” sono totalmente travisati, essendo trasformati in una paradossale e incongrua sfida al Padreterno. E il finale è urlato e latrato. Particolarmente insopportabile è poi il vizio di vocalizzare la consonante “N” (“s’esti-ne-gue ogni clamor”; “il mio cor tremebondo s’amma-ne-sa in questo amplesso e si rinse-ne-sa”; “sce-ne-dea sulle mie tenebre”; ma ce ne sono tanti altri), trasformandola talvolta in un portamento; oppure il tono da topo Gigio nelle smorzature.
Meglio di lui quanto a pura qualità timbrica è la Tebaldi, la cui voce – con un lieve effetto riverberante – si sposa meravigliosamente nell’ottava centrale con gli archi.
Salendo, invece, il discorso cambia: gli acuti non sono né belli né sfolgoranti; e l’eloquio è – a essere generosi – piuttosto placido. Senza contare che l’accusa di prostituzione per “questa” Desdemona è particolarmente folle: basta sentire il tono involontariamente comico e scandalizzato quando Otello la accusa nel duetto del terzo atto (“La tua giustizia impetro o sposo mio” è – per esempio – frase particolarmente brutta).
Di Protti ho già detto: è fantastico, ed è quello che ancora oggi si ascolta con particolare interesse. Più che negli assoli – comunque molto ben eseguiti – è davvero eccitante nel canto di conversazione. Il “Credo” esplode meravigliosamente di iniziale furia, per poi lasciar posto a un eloquio sorridente; al “Sogno” manca solo un po’ più di abbandono alla mezzavoce per essere veramente esemplare. Da quel fine musicista che è, rispetta invece tutte le acciaccature.
I comprimari sono per lo più poco significativi, con l’eccezione di Tom Krause come Montano, ma soprattutto Fernando Corena che è bravissimo nel ruolo serio di Lodovico.

Resta da concludere il discorso su Karajan.
Questo non è il suo Otello definitivo; è un omaggio ai divi del suo tempo che lo eseguivano in teatro già da parecchio tempo. Il suo Otello definitivo sarà quello del 1974 con Vickers e Freni, con sonorità molto più smooth e levigate.
Purtuttavia questo Otello è – da un punto di vista orchestrale – una meraviglia, grazie anche alla presenza dei Wiener e alla cura maniacale con cui segue ogni dettaglio, come abbiamo potuto vedere nel racconto di Culshaw
Pietro Bagnoli

venerdì 17 febbraio 2017



mercoledì 24 febbraio 2016


IL "NOSTRO" TENORE "DRAMMATICO": SALVATORE PUMA


"I diversi tipi di voci tenorili si possono riassumere in “Tenore di grazia”, con una tessitura o estensione acuta e dotato di agilità, come il “Conte di Almaviva” del Barbiere di Siviglia di G. Rossini. Inciso per la Cetra dal nostro Luigi Infantino nel 1950 con altri interpreti di spessore internazionale.
Il “Tenore lirico” con una migliore cantabilità dalla zona centrale a quella acuta.

Il “Tenore lirico o di mezzo carattere” come “Turiddu” della Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, che ha avuto un interprete impareggiabile in Salvatore Puma, e “Cavaradossi” della Tosca di G. Puccini interpretato sia da Puma nel lontano 1956 a Tokyo e nel 1973 al Teatro Massimo di Palermo, sia da Infantino al San Carlo di Napoli nel 1946.



Il “Tenore lirico vero e proprio” , portato sulle scene dai nostri tenori, come il libertino Duca di Mantova del Rigoletto di G. Verdi, l’innamorato pittore Mario Cavaradossi della Tosca di G. Puccini, e dello stesso compositore l’innamorato di Manon, Des Grieux.

Il “Tenore lirico spinto” personaggio principale dell’Andrea Chenier, interpretato da Puma al Massimo di Palermo nel 1972, e Don Josè nella Carmen di G. Bizèt, portato felicemente in giro nei teatri di tutto il mondo dai nostri tenori.

Per finire il “Tenore drammatico” con voce potente e accenti forti, come l’Otello di G. Verdi e il Sansone dell’opera omonima di Saint-Saëns magnificamente interpretati da Salvatore Puma."                                                                                                               Domenico Mannella








Enrico Di Puma, presidente del circolo culturale "B. Gigli" di Racalmuto, 
mostra orgoglioso i ritratti autografati del tenore Salvatore Puma

 


O Lola, c'hai di latti la cammisa

Vesti la giubba

E lucean le stelle
https://www.youtube.com/watch?v=VXuSLaMP0Jc


"Un paese e tre tenori" di Domenico Mannella


Luigi Infantino

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Luigi Infantino (Racalmuto, 24 aprile 1921 – Roma, 22 giugno 1991) è stato un tenore italiano.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Da ragazzo venne avviato allo studio della musica ed imparò a suonare il flauto, entrando a far parte della banda del paese. Nel 1937 iniziò a studiare canto, ma presto interruppe avendo vinto un concorso di flautista nella banda della Regia Marina a La Spezia.
Durante la seconda guerra mondiale riprese lo studio del canto al conservatorio di Parma con Italo Brancucci e nel 1943 debuttò al Teatro Regio ne La bohème. Con lo stesso ruolo esordì nel 1945 al Teatro San Carlo di Napoli e in tournée con il teatro napoletano debuttò l'anno dopo alla Royal Opera House di Londra come Duca di Mantova, apparendovi anche come Rodolfo.
Dopo regolari esibizioni a Napoli e Bologna, nel 1947 venne scritturato come artista ospite alla New York City Opera, interpretando La traviata, Rigoletto, Madama Butterfly, La bohème, Il barbiere di Siviglia, Don Giovanni.
Nel 1948, nella stagione della riapertura dopo i danni subiti durante la guerra, vi fu l'importante debutto al Teatro alla Scala di Milano nel ruolo di Nadir de Les pêcheurs de perles, seguito da Ramiro ne La Cenerentola, interpretato nello stesso anno anche all'Arena di Verona. Nel 1949 tenne una serie di concerti in Inghilterra e in Australia. Nel 1953 apparve al Teatro dell'Opera di Helsinki e nel 1954 alla Fenice di Venezia in Lucia di Lammermoor, accanto a Maria Callas.
Nel 1961 e 1962, al Teatro dell'Opera di Roma, creò i ruoli di Amleto nell'omonima opera di Mario Zafred e del protagonista in La stirpe di Davide di Franco Mannino. Nel 1964 riprese il ruolo di Edgardo all'Opera di Bombay.
Cantò di frequente anche in produzioni radiofoniche della RAI, dove fece la sua ultima esibizione ne Il diavolo in giardino di Mannino nel 1973.
Sposò l'attrice Sarah Ferrati, dalla quale ebbe una figlia.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN) 87775998 · ISNI: (EN) 0000 0001 1477 0258 · BNF: (FR) cb138954720 (data)

Francesco Demuro

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Francesco Demuro
Francesco Demuro.jpg
Francesco Demuro in un'immagine del 2009
NazionalitàItalia Italia
GenereCanzone popolare
Opera lirica
Periodo di attività1990 – in attività
Studio6
Francesco Demuro (Porto Torres, 6 gennaio 1978) è un cantante e tenore italiano.
È stato un rappresentante del Cantu a chiterra e dal 2007 ha intrapreso una carriera come cantante lirico.
Francesco Demuru ha tra l'altro insegnato canto tradizionale sardo alla Scuola Civica di Musica a Porto Torres.


La carriera[modifica | modifica wikitesto]

Cantu a chiterra[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Demuro ha iniziato giovanissimo ad esibirsi in pubblico, con un quartetto chiamato “Mini Cantadores”, composto da quattro bambini in età compresa fra i 10 e i 14 anni. Verso la fine degli anni novanta raggiunge una grande notorietà, fra gli amatori del canto sardo, ed è considerato uno degli interpreti più rappresentativi.[senza fonte] Nel 2003 insiseme a Maria Luisa Congiu realizza la sigla di uno dei programmi TV, della emittente sarda Videolina, più seguiti in Sardegna, "Sardegna Canta", un programma dedicato al folklore.

Opera lirica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004, mentre continua ad esibirsi nelle piazze come cantadore, esordisce nell'opera lirica, interpretando un ruolo ne Il trovatore al Teatro Verdi di Sassari.
Dal 2003 al 2004 studiò al Conservatorio di Sassari e successivamente al Conservatorio di Cagliari, dove ebbe come maestra di canto Elisabetta Scanu[1], e finalmente, nel 2007, fece il suo esordio al Teatro Regio di Parma nel ruolo di Rodolfo nella Luisa Miller di Verdi.
Sempre a Parma, nel 2008, si esibisce al Festival Verdi nella parte del Duca di Mantova nel Rigoletto, in seguito a Dresda, Hong Kong, al Teatro Regio di Torino, nel Simon Boccanegra ad Atene e nel La Bohème a Bari e Sassari.
Nel 2009, debutta nella parte di Nemorino ne L'elisir d'amore al Teatro Filarmonico di Verona e, l'anno successivo, alla Scala di Milano. Nel 2009 debutta negli Stati Uniti nella parte di Alfredo ne La traviata alla McCaw Hall Opera House di Seattle.[2].
Nel 2010 al Teatro Suntory Hall di Tokyo si esibisce nel Così fan tutte,[3] canta nella Lucia di Lammermoor ad Amburgo, nel La traviata e nel Der Rosenkavalier a Dresda ed a Vienna al Wiener Staatsoper. Interpreta nuovamente la parte di Rodolfo nel La bohème a Detroit ed allo Wiener Staatsoper, nella Maria Stuarda ad Atene, ancora nell' Elixir d'amore ed una nuova produzione del Rigoletto al Wiener Festwochen.
Nell'estate del 2011 interpreta Alfredo all'Arena di Verona, dove riceve delle recensioni entusiastiche da parte degli esperti[4]. Lo stesso anno debutta a Londra alla Royal Opera House in Gianni Schicchi di Puccini diretto da Antonio Pappano.
Al Teatro Filarmonico di Verona interpreta il ruolo di Ernesto nel Don Pasquale, opera inaugurale della Stagione d'Opera e di Balletto 2013-2014[5].
Debutta al Met di New York nel novembre del 2014 nei panni di Rodolfo nella La Bohème e ci ritorna l'11 dicembre del 2014 ed interpreta Alfredo nella Traviata riscuotendo un clamoroso successo[6]

Repertorio[modifica | modifica wikitesto]

Repertorio operistico
RuoloTitoloAutore
NemorinoL'elisir d'amoreDonizetti
Roberto LeicesterMaria StuardaDonizetti
Edgardo RavenswoodLucia di LammermoorDonizetti
ErnestoDon PasqualeDonizetti
RoméoRoméo et JulietteGounod
FerrandoCosì fan tutteMozart
RodolfoLa bohèmePuccini
RinuccioGianni SchicchiPuccini
Cantante italianoDer RosenkavalierStrauss
MacduffMacbethVerdi
RodolfoLuisa MillerVerdi
Duca di MantovaRigolettoVerdi
Alfredo GermontLa traviataVerdi
Gabriele AdornoSimon BoccanegraVerdi
FentonFalstaffVerdi

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cantos a Kiterra, Amiata Records, 1996
  • Manzaniles, 2001
  • Boghes de Sardigna 2 vv, 2003
  • De seda e de oro, Zentenoa, 2004
  • Cantu a Chiterra, 2007
  • Chentu Cantones, 2007
  • Sa dispedita, 2007 accompagnato alla chitarra da Nino Manca
  • Canzoni italiane e napoletane, Tokyo Live 2011" Francesco Demuro accompagnato al piano da James Vaughan.

DVD[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] in www.arena.it
  2. ^ Bernard Jacobson, "Casting choices spin gold in Seattle Opera's Traviata", The Seattle Times, 19 October 2009. Consultato il 6 novembre 2014
  3. ^ Chiho Iuchi, "Suntory Hall closes opera series with racy tale from Mozart" 26 February 2010 in The Japan Times, consultato il 6 novembre 2014
  4. ^ "Francesco Demuro: tenore", Arena di Verona su www.arena.it
  5. ^ in www.arena.it
  6. ^ Anthony Tommassini, A Late Curtain and a New Hero, Francesco Demuro Steps In to Save Met’s ‘La Traviata’, New York Times, 12 dic. 2014

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Omicidio Miraglia, Li Causi , Montalbano e il questore E.G. T. Messana




Nella spasmodica mia ricerca storica sulla  drammatica figura del mio compaesano Ettore Giuseppe Tancredi Messana mi sono imbattuto su questo squarcio dello storico Francesco Renda a proposito del' omicidio Accursio Miraglia.

"Il crimine provocò una reazione senza precedenti. Scesero nelle piazze a protestare i lavoratori non soltanto in Sicilia, ma, come mai prima, anche nel resto d'Italia. La direzione del PCI e la CGIL nominarono due distinte commissioni di inchiesta che si recarono a Sciacca iniziando e concludendo lunghe e minuziose  indagini per far venire  alla luce la verità. L'Alto Commissario Selvaggi  impegnò, a sua volta, la polizia perché rintracciasse e arrestasse  gli autori del delitto. 'Fui testimone - scrisse al riguardo , Li Causi - delle direttive severe e precise  che il Selvaggi diede allora a Ettore Messana investendolo appunto del mandato di scoprire gli autori del delitto Miraglia; e in quell'occasione  mi colpì, dandomi quasi la chiave dell'atroce  assassinio. una insinuazione del Messana: " E se vi fosse implicato un comunista?" ; al che risposi che, se nelle sue indagini, avesse incontrato mio padre, procedesse come era necessario procedere, senza guardar in faccia nessuno'. "

Il Renda si avvale di un 'inedito' di Girolamo Li Causi, La Sicilia nel dopoguerra, pag. 54.

Sta poi il fatto che il crimine Miraglia rimase impunito. Dopo processi e processi il tutto si concluse con una sentenza di proscioglimento. Insinuazione quella del Messana o inquietante conoscenza che al Messana costò quindi un calunnioso ostracismo rosso che ebbe la sua massima esplosione nella retorica falsa e bugiarda concione accusatrice del 15 luglio 1947. Intanto il Montalbano cerca di scompaginare le carte e scrive un articolo che gli costa la denuncia del Messana che il gerarca a quei tempi rosso avrebbe voluto essere addirittura il mandante del delitto.  Montalbano ritratta poi tutto in termini persino indecorosi.

Poco  più di un anno dopo ecco l'esecuzione del sindaco socialista Guarino a Favara   che storici seri  quali il Castronovo non escludono essere stato un altro omicidio comunista.

Calogero Taverna

 

Ermonela Jaho

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Ermonela Jaho
Born1974
Tirana, Albania
GenresOpera
Occupation(s)Opera singer (soprano)
Years active1995–present
Websitewww.ermonelajaho.com
Ermonela Jaho is an Albanian soprano.[1] She holds dual citizenship, Italian and Albanian.[2] She has been described by The Economist as "the world’s most acclaimed soprano".[3]


About[edit]

She began studying singing at the age of six. After completing her studies at the Liceu Artistik "Jordan Misja" in Tirana in 1992 for singing, she was accepted at the Academy of Fine Arts in Tirana where she studied for one year. After winning a competition organized by the Italian soprano Katia Ricciarelli in Albania, she moved to Italy in 1993 where she studied for one year at the Academy of Mantova. After completing her studies she was accepted at the Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Rome, where she studied for singing and piano for five years.[4]

Career[edit]

She has won many international competitions including the Giacomo Puccini competition in Milan, Italy 1997, Spontini International Competition in Ancona, Italy 1998, Zandonai in Rovereto, Italy 1999, and The Best Singer at the Wexford Festival, 2000. She has performed in opera houses worldwide including the Royal Opera in London,[5] the Metropolitan Opera in New York City, the Berlin Staatsoper, the Paris Champs-Élysées, Teatro San Carlo Naples, Italy, Opera Company of Philadelphia, Opéra de Marseille, Arena di Verona, Gran Teatre del Liceu, Barcelona etc. Her repertoire ranges from Violetta in La traviata, Maria Stuarda, Manon, Mireille, Amina in La sonnambula, Mimi in La bohème, Michaela in Carmen, Giulietta in I Capuleti e i Montecchi, Angelica in Suor Angelica,[6] Anna Bolena, etc.[4]

References[edit]

  1. Jump up ^ Opera 2007. Annuario dell'opera lirica in Italia. EDT srl. 2007. pp. 300–. ISBN 978-88-6040-182-3. 
  2. Jump up ^ Great Britain. Parliament. House of Commons. Home Affairs Committee (2009). Managing migration: Oral and written evidence. The Stationery Office. pp. 113–. ISBN 978-0-215-54066-9. 
  3. Jump up ^ "How Ermonela Jaho became the world's most acclaimed soprano". The Economist. 28 May 2016. Retrieved 28 May 2016. 
  4. ^ Jump up to: a b Soprano shqiptare Ermonela Jaho, "Thais" në San Paolo, Brazil [The Albanian soprano Ermonela Jaho, "Thais" in San Paolo, Brasil] (in Albanian), Zhournal News Agency, 2015-07-22 
  5. Jump up ^ Collectif; Dominique Auzias; Jean-Paul Labourdette (2 June 2014). Albanie 2014 Petit Futé. Petit Futé. pp. 63–. ISBN 978-2-7469-8195-9. 
  6. Jump up ^ "2011-12", Whitaker's Shorts: Five Years in Review, Whitaker's, London: Bloomsbury Publishing, 2012, ISBN 9781408192825 

External links[edit]