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giovedì 6 dicembre 2012

Malinconica Solitudine

Ecco quel che scrivevo 4 mesi fa su ARTICOLO 21. Tutto valido ancora? Purtroppo, no! A Fazio è stata inflitta una condanna dalla Cassazione che lo relega ad una malinconica solitudine, peggiore del carcere. Ormai per un decennio almeno non può sperare in un ritorno agli incarichi pubblici d'alto profilo. A mio avviso, difesa e consiglieri hanno troppo presunto, troppo sbagliato. Certo i fatti di fondo sono macigni smuovibili solo con difese a rettifica di inusitata intelligenza. Non forze fresche perché cultura e cultura giuridica non si hanno con slogan tipo "largo ai giovani" e in questo campo ad essere rottamati sono i giovani arroganti e loquaci. Quanto agli altri profili, ci sarebbe molto da dire. Per ora basta un mio solito REMEO.


Irvap e Covip ed Angelo De Mattia

di Calogero Taverna

Lo confesso: a leggere la nota su MF del mio amico Angelo De Mattia su IRVAP e COVIP mi è venuto il capogiro. Pubblicata il 3 agosto, la recupero solo stamattina e un ribollire di cattivi pensieri si addensa nell’ultra mia canuta testa. Sono vecchio, lo so e sono desueto per lo meno da trent’anni, dopo certi miei Vaffa’ a Ciampi e Sarcinelli, a Somma e per converso a Pomicino ed anche a Cesare Geronzi se ci metto in mezzo la poco gloriosa Banca Mediterranea di irpinia memoria. Dovrei aggiungerci l’ingloriosa AIMA (sic!) di Via Palestro, 60.
Da trent’anni e più mi curo solo di microstoria racalmutese, magari per fare le bucce al defunto Leonardo Sciascia. Sono diventato un modestissimo, incolto, ignoto cittadinuzzo di questa gloriosa Repubblica a nome Italia. Se scrivo certe erratiche “lettere al direttore” né Belpietro né Ferrara mi degnano di un sia pure distrattissimo sguardo: eppure quando rifilavo veline e fotocopie – di per sé incomprensibili – nel settembre-novembre 1979 a Lotta Continua, cribbio se avevano successo persino in parlamento. Con quella foto del corrucciato La Malfa junior. E quando poi Feltrinelli incautamente mise in libreria Soldi Truccati – a firma Lombard, certo; ma al 70% tutto mio -, cribbio se ebbe successo quel volumaccio: in tre giorni esaurito. Dopo se ne persero le tracce e sarebbe piacevole sapere perché dopo quel primo gennaio 1980 la signora Feltrinelli censurò la pubblicazione, e dire che di soldi per finanziare Lotta Continua ne aveva dovuti sborsare tanti pur di editare lo sconcio pamphlet.

Sì, tutto questo è vero. E se mi mancano intelligenza e conoscenza per afferrare del tutto il senso recondito della stroncatura demattiana di questo malaccorto governo, la colpa è tutta mia. Ma come modestissimo cittadino di questa ancora repubblica democratica, ho diritto di capire persino cosa davvero significano Covip e Irvap e perché mai governo camera e senato giochino a farsi i dispetti e a quanto pare persino tra gli stessi membri del governo. A prima battuta, a me sembra che gira e rigira si tratti sempre del solito Tremonti che nella sua megamania dissolvente della Banca d’Italia del cattolicissimo governatore Antonio Fazio, volle far proliferare vacue superfetazioni istituzionali per sgraffignare tutto sotto l’egida del “suo” TESORO. Se ora Angelo De Mattia tira fuori i suoi esiziali aculei (istituzionali) e mette in imbarazzo Monti e Saccomanni tanto da spingerli ad incazzate quanto ingenue smentite, beh! gatta ci cova.

Lo dico da giorni: state attenti a quello lì. E’ giunta l’ora della sua (giustissima) vendetta. Ma a Berlusconi interessa tanto difendere l’operato del suo delfino (pro tempore)? A riparazione perché non impone una grande commissione di ex grand commis alla Antonio Fazio, all’Angelo De Mattia, a Mario Sarcinelli, a Cesare Geronzi (sì, proprio lui, perché dite quel che volete, fu abile falso speculatore agli ordini della Banca d’Italia nell' ingrato compito di fare vera ed efficace controspeculazione), a qualche silurato vice direttore generale, fatto anzitempo trasmigrare ai LINCEI, per citare solo quelli che conosco io, commissione atta a suggerire al parlamento una legge risanatrice di tutte le devastazioni, amputazioni, umiliazioni che Tremonti & C. hanno inferto alla più grande, prestigiosa, legalitaria tecnostruttura pubblica di cui può vantarsi l’Italia?

Tutta questa paccoltiglia di enti, entucoli, pubblici e semi pubblici, e ci metto anche consob e agenzie varie di controllo finanziario e creditizio, a che serve se non ad avere acconsentito a qualche bleso guru del passato regime di annidarvi propri famigli, che senza tecnostrutture consolidate in esperienze ormai più che secolari stanno solo lì per certe parate televisive, ove sbadigli e sonnecchianti pose si sprecano, a disdoro di tutti, e dovendo controllare ciò che ignorano, nulla controllano. E i danni nei fondi assicurativi, nelle ruberie previdenziali ed assicurative, negli arcani giochi di borsa (giochi speculativi sovranazionali che restano ovviamente incontrastati), nelle ciarlate a tutela della privacy, nei maneggi dei giochi di stato in uno con lotto, lotterie, cartoline ruba soldi e via discorrendo, e i danni – dicevamo – sono agli occhi di tutti.

E così potrei sperare che ritorni vivida e cogente la vecchia legge bancaria a tutela del risparmio, a sostegno dell’esercizio del credito, a moderazione di costosissimi sportelli bancari – pullulanti dappertutto, per procurarsi il favore di questo o quel piccolo satrapo -, che martelli il connotato di “pubblico interesse” in ogni aspetto dell’operare bancario italiano che deve esplicarsi in una insuperabile distinzione tra la vicenda creditizia a breve e quella a lungo, che deve sottostare ad un controllo “atipico” – né qualitativo né quantitativo, a disdoro della pasticcera di Milano – il cui apice tecnico è il Governatore ma il referente è un organo interministeriale di cui peraltro fa parte lo stesso governatore, cui intatta deve restare la sua funzione valutativa anche dei fatti aventi rilevanza penale (ex. Art. 10). E qui non smetterei, ma il resto ad altra occasione. Bando comunque a tanta ciarlataneria che sorge in quell’ottobre del 1974 quando il terrore corse sul filo ed investì soprattutto il direttorio di via nazionale 91, a seguito della furente contesa Carli-Occhiuto per la sconvolgente vicenda Sindona (di cui credo di saperne qualcosa di più degli altri, come si evince dal mio romanzetto LA DONNA DEL MOSSAD, apologo sul caso Sindona, che giustamente ha rarissimi lettori).
7 agosto 2012

giovedì 25 ottobre 2012

Messaggio per Angelo De Mattia


Carissimo Angelo,
faccio seguito all’incontro di oggi. Francamente non avrei dubbi sul fatto che una speculazione valutaria    dell’ordine  di
$ 3.659.511.933; DM: 2.905.097.000; Lgs. 10.000.000; Frb. 175.000.000
di acquisti a termine
contro
$    4.036,975,594; DM. 1.153.650.000;  Lgs.    25.000.000
di vendite a termine, (cfr. pagg. 46-47 del mio rapporto sulla Banca Privata Finanziaria)
finiva col determinare alle scadenze un tale sconquasso valutario e borsistico che non poteva non venire registrato dalla Banca d’Italia e dell’UIC. Infatti, le Autorità sapevano. Tacevano? No. Non potevano che essere gli artefici occulti di ciò che ritengo una contro speculazione del concerto delle Banche Centrali (Unione Sovietica in testa). Ma ciò sarebbe acqua passata se la storia non si ripetesse. Allora le Autorità riuscirono a fare apparire il tutto come una insana diavoleria mafiosa del Sindona. Non era un santo. Se fu suicidato, pace all’anima sua.
Quel che mi interessa è l’attualità. Allora di questa immane speculazione valutaria la magistratura non capì o non le fu fatto capire alcunché. Non vi è un accenno nelle sentenze delle varie condanne. Eppure avevano (tra l’altro) il mio rapporto ispettivo. Eppure potevano leggere il libro (da me ispirato) Soldi truccati, ove l’aspetto valutario del crack Sindona è tutto spiattellato.
Il nostro Presidente dovrebbe non considerare peregrina la mia tesi della contro speculazione, che ovviamente è molto più articolata (e documentata), se non altro per tranquillità della mia coscienza di … storico.

Oggi una domanda si impone: perché allora tanta sonnolenza mentale della magistratura milanese e perché invece oggi si inventano colpe stratosferiche di intelligenti, saggi, avveduti grand commis dello Stato. Il Governatore della Banca d’Italia ha mansioni costituzionali di difesa della moneta, della  avveduta politica bancaria. Il Governatore è anche il banchiere dei banchieri: deve agire in armonia con le peculiarità dei mercati e delle borse, necessariamente aperti alle aggressioni speculative mondiali. Se è impari, perché astretto dai lacci e laccioli di cui parlava Carli, beh! Povera economia finanziaria nazionale.

Ed un Governatore non può non servirsi di banchieri ultra abili e competenti del taglio di un Cesare Geronzi (al quale qualche pizzicotto ebbi a dargli, ma spero me l’abbia perdonato). Sono troppo pirandelliano per non avere il gusto del gioco delle parti. Questo però non mi impedisce di capire e di stimare. Diceva Sarcinelli che solo tre ispettori la Vigilanza era riuscita a forgiare ( e non poteva privarsene). Dell’Uva, De Sario e (bontà sua) Taverna. Solo che quando stizzito avevo voglia di sparare paradossi sghignazzavo: vero, solo che per gli altri due Sarcinelli si sbaglia. La modestia non è il mio forte.

Il mio Dio (o il mio demone) protettore mi perdoni. Se il giornalista Enzo Biagi (colpevole invero di un fallace articolo sul Corrierone del 29 giugno 1974) ebbe a dire che solo io avevo capito il puzzle Sindona , forse una qualche ragione ce l’aveva.

2) Ed allora? Bisogna costituire un gruppo di studio presso qualche prestigiosa Fondazione in grado di ricostruire una verità storica per un ammonimento attuale e per una riparazione di gravissime ingiustizie togate. Se i giudici ignorano, vadano a scuola; se imbecilli, vadano a casa. La politica, i presidenti della Repubblica, la Vigilanza democratica esistono per svolgere anche questa mansione. Un giornalista del calibro di Ferrara, saprebbe bene tuonare i tamburi della giustizia bancaria. Nessun tribunale speciale, sia chiaro, ma tribunali competenti, sì. Il Consiglio superiore della magistratura, esiste per questo. Se occorrono leggi specifiche, siano chiamate a farlo le forze politiche non cialtrone.

3) Ti dicevo dello sconquasso  economico di una terra come la mia: la Sicilia Meridionale. Abbiamo un aeroporto costato decine di miliardi di vecchie lire ed affossato per non dovere chiedere il rendiconto a dissennati amministratori (di ovvia provenienza politica). So che i capitali cinesi sarebbero ben disposti a prendere in mano l’iniziativa e portarla a buon fine magari solo per consentire lo scalo delle loro esportazioni. Un banchiere come il Presidente saprebbe ben parlare ai cinesi dell’ambasciata romana: ha autorevolezza, prestigio, affidabilità. Del pari  ciò vale per una grande impresa cementificia di Campofranco, certo in esordio inquinata da certa mafia palermitana. Basta ripulire il management. Risanarla amministrativamente, recuperare l’immane credito che vanta, superare il gap di liquidità. Ma le filiali bancarie siciliane e quelle racalmutesi in particolare stanno per essere chiuse. Oggi si paga la spregiudicata politica delle concentrazioni volute da governatori che non stimo. . Qui basterebbe forse solo il capitale nazionale. Ma ci vuole un banchiere d’altissimo profilo. Allora? V’è il peso antieconomico del costo del personale. Dico: se si dà oggi in appalto e subappalto tutto, guardare a Telecom o all’Enel per capire, perché non dare in appalto oltre che i servizi per le pulizie anche quelli della gestione bancaria: servizio di cassa. servizio istruttorie, servizio gestioni titoli e via discorrendo. Forse si salverebbero gli sportelli, il finanziamento radicato nel territorio, si avrebbe ili superamento di crisi come quella scaturita dalla cosiddetta trasparenza. Chi ha pratica di banche sa che vi sono le dilazioni dei pagamenti che si incorporano in titoli di credito (volgarmente chiamati assegni postdatati). Sono (o erano) titoli che i direttori delle filiali custodivano nelle loro casseforti a garanzia di apparenti anticipi su fatture e mandati all’incasso a tempo debito. Forse si è stroncata una prassi non lineare (i miei vecchi colleghi ispettori, mai ne hanno trovati perché o non sapevano o – come me – non volevano). Il risultato? Un crollo del PIL che non giova a nessuno.

Mi si dirà: Ma a te chi te lo fa fare? Non lo so: credo solo la voglia di non sprecare una saggezza accumulata in mezzo secolo di attività e di esperienze uniche.

Calogero Taverna