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venerdì 22 febbraio 2013

Perché onorare Sciascia al Circolo Unione se costui non amò il circolo unione?


So che ormai le mie ricerche microstoriche sono obsolete. Mi libero di un fardello fastidioso. Posso passare ad altro. Solo che chi mi supera deve essere stato almeno capace di decifrare queste pergamente vaticane che la dicono lunga sulla storia medievale racalmutese,sul Castello e sul Castelluccio.. Debbono sapere di paleografia, debbono avere il polso della storia d’Europa di quel tempo, dottissimi del ritorno da Avignone dei papi, dicono per le battaglie di Santa Caterina da Siena.


Detto questo, passo al circolo unione. Fottendosene delle mie ricerche nell’archivio parrocchiale della matrice anche là si blatera su un diacono di tenace concetto, mai stato a Racalmuto. A Racalmuto c’era solo un buon clericus  pare non sposato vissuto ben oltre la morte di quello che dicono diacono e che chiamano fra Diego La Matina. Dicono che lo fanno per onorare Sciascia.

Che motivo ha il mio circolo unione di onorare Sciascia? Questi in sincerità scriveva quel che riporto in foto. Forse diceva la verità, ma appunto per questo siccome la verità offende come tra i più anziani soci del Circolo mi sento offeso e non ho voglia di onorare chi mi offende, dicendo magari la verità.

Era il periodo in cui Sciascia scriveva:  Quando saremo lontani da questo piccolo paese in cui siamo nati e viviamo … [dalle] cose che oggi ci circondano e mortalmente ci annoiano – d[a] queste queste povere case amucchaite, d[a]  queste persone che ogni giorno incontriamo [come dire al circolo unione] il nostro ricordo riuscirà  forse a comporre una di quelle infantili e amorevoli costruzioni in cui i cubetti di legno e le figurine di coccio hanno affettuosa armonia.

Signori miei Sciascia non amava Racalmuto, aveva in dispetto l'amico famoso della mosca nel piatto,aveva tedio per il circolo unione.
Queste cose non voleva per testamento che venissero rese note, ma gli eredi disubbidirono ,pronubo Adelphi ,con il testo postumo Il Fuoco nel mare: quegli eredi che non sentirono neppure il dovere di saldare il debito sociale con il circolo unione che arbitrariamente condonò.

Perché onorare chi non ti amava?
Ma se gli onori nulla costano al circolo transeat, ma se trovo a fine anno come dire spese non inerenti dirò che si addebitino a chi questo danno (evasione per il Fisco) ha procurato.

domenica 30 dicembre 2012

Fatti e figure racalmutesi


Cinque amici al Bar
Cinque personaggi che se non la storia la grande tradizione racalmutese l'hanno segnata e due invero continuano a vergarla. Chi non conosce Liddu Giglia ed anche Mennu che non è 'ngiuria ma un nome celebre di un suo antenato che è poi quello di un santo alquanto strano. E Guglielmo Schiillaci alias Ventura, da un lato laico con sospetto ancora trentatreistico e dall'altro protettore oggidì di plaudenti sagristanelli della novella matrice, domina ancora il Circolo dei Galantuomini in cui entrò stentatamente e poi ne divenne una loquace figura egemone. Il vero presidente è lui, quasi papa nero dei residui "galantuomini" di paese. Ma sono gli altri tre gli apici di tre grandi fisionomie di una Racalmuto intatta, tradizionale, inimitabile: Liddu Savatteri mi è stato amico dal 1947 sino ai giorni del suo decesso; debbo a lui se ho potuto fare addottrinamento alle ACLI romane che mi hanno poi permesso di ben figurare in un compito di economia politica idoneo ad entrare in Banca d'Italia: se stavo spranza di qello che Mirabella insegnava all'Università di Palermo non entravo in Banca d'Italia. Forse però mi sarebbe finita meglio: come avvocato nel foro di Agrigento qualche chance per competere con l'inattingibile avvocato Totò Marchese ce l'avrei avuta. Mi ricordo che fummo in feroce contesa per la dotazione della bandiera tricolore al neo Circolo di Cultura. Vinse lui, e la bandiera sventolò negli angusti locali 'mpacci del fotografo Pavia. Dicevamo di Liddu Savatteri: potevamo essere amici quanto mi pareva ma lui oltre il "signore" (anzi signor Taverna) non volle mai andare: lui era "ddo" ed iu lu figliu di Peppi Fanci; lui di una famiglia che E.N. Messana credeva in coscienza che nel 'Seicento aveva potuto far sposare un tal nobile Scipione Savatteri con una figlia del conte del Carretto (ho scandagliato gli atti della matrice e nulla vi ho trovato di tutto ciò: anzi una irrefutabile smentita); io invece venivo da una famiglia di piccoli merciai da parte della mia nonna paterna e di contadini da parte di mio nonno paterno. Non potevo competere con un glorioso ceppo plurisecolare. Una zia di Lillo, quando le dissero che avevano vinto i comunisti e che quindi il mezzadro le avrebbe dato del tu, gridò che lei si buttava dall'astraco più alto del loro avito maniero, là a via del teatro Vecchio. Per il resto Lillo Savatteri,maestro di scuola per una vita, era "democratico" faceva persino sindacalismo cattolico a lu Santissimo (col cognato 'Naziu Pitruottu). Accanto Beniamino Burruano anzi Alfano Burruano.Famiglia antica e sempre rispettata. Influente. Il Fratello, lu zz'a Alfonso,sposò una prima cugina di mio padre; peccato che Tanu ne voglia fare un capu di li cudi chiatti. Uomo rispettato e rispettoso, lu zza Alfonso non ha mai fatto male a nessuno. La sua uccisione è per me ancora oscura, o meglio ho una mia versione che non trova alcun riscontro nelle scartoffie processuali. Beniamino era d'altra tempra, ma guardatelo qui con quali amici sta ed alla pari, paciosamente. Il resto è vana ciancia. In ultimo (per modo di dire) Daniele Ciciruni, il più grande piccolo uomo dell'Ottocento cascavaddaro di Racalmuto. Facezie, scherzi e vicende a iosa. La storia dei tre cavalli al Mutuo Soccorso lo videro ingiustamento imputato, ma fu assolto da Angelo Collura; era un altro l'artefice del perfido nascondimento del quarto cavallo. Non volle accettare e fu buttato fuori dal Mutuo Soccorso. Là, a Natale, si giocava come al Circolo Unione: ma Sciascia ne fa una bisca e assolve nelle Parrocchie di Regalpetra i suoi sodali galantuomini. Fatti e figure di Racalmuto, solo Racalmuto e Regalpetra nulla c'entra e forse non era molto libera. 

mercoledì 26 dicembre 2012

Il mio 45° Compleanno...

FRA QUALCHE GIORNO COMPIO IL MIO 45° COMPLEANNO QUALE SOCIO DI UN CIRCOLO CHE NON AMO PIU'



Guardo con acuta nostalgia, con scoramento anche, il mio libretto 166° Genetliaco [del] Circolo Unione e a pag. 54 mi ritrovo: il 1° gennaio 1967 facevo finalmente parte del Circolo Unione. Avevo doppiato lo scoglio arcigno ed inflessibile dell'avv. Pillitteri. Avevo avuto le palline bianche più che sufficienti. Tanti - migliori di me - non l'avevano avute nel passato; neppure chi ora si crede il santone intoccabile di un sodaliziao ex nobiliare, divenuto con un colpo di mano statutario tutt'altra cosa con signorini né nobili né ignobili che sembrano più intenti a cantar messa e portarvi mistici preti che mantenere la grintosa aria laica (per non dire massonica) di questa mirabile congrega elitaria della Racalmuto ottocentesca ed anche novecentesca e persino della prima decade di anni di questo nuovo millennio.
Mi accoglievano allora presidenti del calibro del p.a. Nicolò BARTOLOTTA; deputati come il rag. Luigi Cutaia, l'ins. Guglielmo Bellavia, l'ins. Felice Caratozzolo, il longevo dottore Salvatore Restivo Pantalone, l'ins. Gaetano Mattina, l'ins. Alfonso Farrauto: meno il padre dell'ex sindaco, tutti di là e da tempo. Sbircio tra quelli che mi precedevano e trovo una istituzione come il dottore Ettore Vinci, il mio simpantico e sfortunato amico il geometra Alfonso Delfino, l'austero prof. Domenico Romano, e quindi, amici da sempre, Nicu Piazza, 'Ngilino Morreale, Nnazziu Pillitteri e chi ancora ci serba trepido affetto come ma cuscinu Totinu Scimè e il mio vicinu di casa là a la Funtana, il dottore Jachinu Trumeddu (per non dire Catallo). Seguono i miei coevi SESSANTASETTINI e siamo diciannove (o meglio eravamo: vivi meno della metà. Chi ricordare? :  l'avv. Garlisi e l'avvocato Buscarino. 
Ma tanti pur viventi non bazzicano più le sale del Circolo dei Galantuomini: non è più per i loro gusti.
Io avevo deciso, quest'anno, di tagliare la corda. Che ci sto più a fare in un sodalazio paraclericale, in mano a rampanti che vogliono affermarsi in nome di uno Sciascia che poi non amava tanto quel circolo come sta a dimostrare qualche carta che tenuta segreta, post mortem la famiglia ha ritenuto di dare ad Adelphi per un impropabile FUOCO sul MARE (attendo l'apprezzabile opinione del prof. Di Grado). Ne ho scritto, ma è come parlare a sordi: ho credo chiarito che il frate (veramente semplice chierico) DIEGO LA MATINA nato a Racalmuto nel marzo del 1621 era ancora vivo e vegeto nella pasqua del 1666; non poteva quindi esere stato bruciato nel 1658. Come se dicessi castronerie. Mi si fa pure l'affronto di salmodiare nelle sale del circolo che sovvenziono da quaranticinque anni non so quali prefiche commemorative. Non si degneranno neppure di almeno scomunicarmi per non scomodarsi. Vi sono interessi teatrali di chissà chi e tanto basta.
Per rabbia ho deciso di non dimettermi: pagherò ancora una volta il canone annuale come non stanziale e forse mi deciderò di pagare il mio avvocato di fiducia per seguire le orme del Farmacista Calogero Argento, fu Michelangelo, abitante in via Rapisardi 35 di Racalmuto. Era il 4 gennaio 1945. Lo si voleva massone e liberale e forse lo era ma non voleva appartenere alla DEMOCRAZIA DEL LAVORO dell'altro galantuomo il sig. Amedeo MESSANA. Così come io - clericale cattolico ma non credente - non voglio finire sotto l'egida di nuovi sagritanelli dell'era di padre Ciucia.

giovedì 20 dicembre 2012

Il Circolo dei Galantuomini : La controversa questione del beneficio del Crocifisso.


Nell’intricata controversia giudiziaria del beneficio del Crocifisso di Racalmuto, i Savatteri vi entrano prepotentemente per due volte: nella prima, è attore il sac. Giuseppe Savatteri e Brutto, a ridosso dell’Ottocento; nella seconda un patetico personaggio: Giuseppe Savatteri, sposato con una Matrona. Siamo nell’ultimo quarto del secolo scorso. In entrambi i casi i Savatteri finirono soccombenti e gabbati. Ma procediamo con ordine.

La vicenda del beneficio del Crocifisso è lunga, tortuosa ed intrigante ed ha dato adito ad almeno un paio di complicate vertenze giudiziarie. Negli atti giudiziari dell’arciprete Tirone avverso i coniugi Giuseppe Savatteri e Concetta Matrona abbiamo la ricostruzione della provenienza di tali beni. Come risulta da un atto del 3 settembre 1659, la Confraternita del SS. Crocifisso di Racalmuto aveva diritto ad un canone di proprietà «primitivo veluti jus pheudi et proprietatis su terre della Menta e Culmitella». Trattavasi, in base a quel che si desume da altri atti, di un fondo di quattro salme e tumoli sei di terre ubicate nel feudo Menta, contrada Fico Amara, detta - secondo l’arc. Tirone - «in quei tempi Mercanti». Del resto aggiunge l’arciprete che «il nome di contrada fico amara e Mercanti andiede in disuso. Questa contrada prese nome di SS. Crocifisso.»
Non essendo stato pagato tale canone per più di un triennio, ed essendo state le suddette terre abbandonate, la confraternita del SS. Crocifisso esperì il diritto domenicale di avocazione del fondo per distruzione di migliorie, mancata corresponsione del canone ed abbandono delle terre dell’enfiteuta che era tal Giaimo Lo Brutto. Essa, pertanto, fu immessa nel pieno possesso delle cennate terre della Menta secondo il rito del tempo con atto notarile del 3 settembre 1659,  redatto innanzi a quattro testimoni.
Gli atti giudiziari tacciono sulle vicende che intercorsero tra il 1659 ed il 1767, un intervallo di tempo in cui si colloca la dotazione dell’Oratorio Filippino. Intanto non so su che cosa basi l’arc. Tirone il ruolo sostenuto dalla Confraternita del SS. Crocifisso. Di questa conosco il vago accenno contenuto nell’elenco della Giuliana della Curia Vescovile - voce Racalmuto, pag. 205 - che riguarda la «conferma della Conf.ta del SS. Crocifisso - reg.tro 1669-70, pag. 488».  
Ma qualche chiarimento lo troviamo in quest’atto del 10 ottobre 1648 del notaio Michelangelo Morreale. 
Trattasi della «recognitio pro Archiconfraternitate SS.mi Crucifixi contra Donnam Vittoriam del Carretto e Morreale». 
In esso la Del Carretto (del ramo collaterale dei locali conti) si obbliga di corrispondere  al 

«Rev. D. Joseph Thodaro .. uti procuratori venerabilis Archiconfraternitatis SS.mi Crucifixi fundatae in Ecclesia Sancti Antonii huius terrae Racalmuti .. uncias quinque red. ann. cens. et red.bus dictae Archiconfraternitatis cession. nomine Petri Piamontesio et alijs nominibus in scripturis debitas, et anno quolibet solvendas supra loco qui olim erat dicti quondam de Monteleone vigore contractus emphiteuci celebrati in actis notarij Nicolai Monteleone die XXIIIJ Maij XII ind. 1584 et contractus solutionis donationis et assignationis  in actis not. Simonis de Arnone die 31 aug. 1605 et aliorum contractum  in eis calendatorum.» inoltre «supradicta Donna Victoria .. solvere promisit .. seque sollemniter obligavit et obligat eidem de Thodaro dicto nomine pro se et pro successoribus in dicta Archiconfraternitate in perpetuum uncias centum quatraginta una p.g. tempore annorum decem in decem equalibus solutionibus et partitis anno quolibet facere numerando et cursuro a die date literarum Civitatis Agrigenti ... Et sunt uncias 141 in totalem complimentum omnium censuum decursorum annorum retropreteritorum enumerandorum ab anno 1608 usque et per annum presentem inclusive , ratione d. unc. quinque anno dictae Archiconfraternitate debitae super dicta vinea.»

Quell’arcicofraternita era dunque operante dentro la chiesa di S. Antonio e siamo nel 1648.
 Ne è procuratore il sac. d. Giuseppe Todaro che muore il 7 maggio 1650. 
Successivamente alla morte del sacerdote Todaro, si rinviene l’atto del 3 settembre 1659 di cui sopra; dopo dell’arciconfraternita si perdono le tracce e tutto fa pensare che si sia estinta: si spiega forse così perché, in un primo tempo i benefici di quel sodaliziom finirono all’Oratorio di S. Filippo Neri, per volere del Vescovo Rini.
Nel 1767 il vescovo Lucchesi Palli si ritrova vacanti quei beni dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso e con bolla dell’8 luglio 1767 li assegna al sac. D. Francesco Busuito. 
La ricostruzione di un successivo beneficiario, il sac. Don Calogero Matrona, fatta il 15 giugno 1870, è particolarmente vivace ed intrigante.

«Con Bolla di erezione in titolo dell’8 luglio 1767 - vi si legge fra l’altro - da Monsignor Lucchesi fu eretto nella Cappella del SS.mo Crocifisso dentro la Chiesa Madre di Racalmuto un beneficio semplice in adjutorium  Parochi di libera collazione da conferirsi a concorso ai naturali di Racalmuto con le obbligazioni di coadiuvare il Parroco nell’esercizio della sua cura, di celebrare in diverse solennità dell’anno nell’anzidetta Cappella numero trenta Messe, costituendosi in dote del beneficio taluni beni, che esistevano nella Chiesa senza alcuna destinazione, dandosene anche l’amministrazione allo stesso Beneficiale. Riserbavasi però il Vescovo fondatore il diritto di conferire la prima volta il beneficio, di cui si tratta, senza la legge e forma del concorso in persona di un soggetto a di lui piacimento.
«In seguito di che con bolla di elezione del 10 luglio 1767 dallo stesso Monsignor Lucchesi fu eletto per primo Beneficiale il Sac. Don Francesco Busuito di Racalmuto, allora Rettore del Seminario di Girgenti dispensandolo dall’obbligo del concorso, e dalla residenza, e facoltandolo ad un tempo a sostituire a di lui arbitrio un Ecclesiastico, per adempire in di lui vece le obbligazioni e pesi tutti al beneficio inerenti.
«Appena verificatasi tale elezione, come risulta da un avviso dato dal Parroco locale di quel tempo, dal Sac. Don Giuseppe Savatteri qual uno degli eredi e successori di D. Giaimo Lo Brutto di Racalmuto impugnavasi la fondazione e ricorrendo al Tribunale della Reggia Gran Corte Civile, otteneva lettere citatoriali contro il detto Reverendo Busuito, affine di rivendicare i fondi constituiti come sopra in dote al beneficio come appartenenti al suddetto Lo Brutto. Sostenevasi dal Savatteri che la Confraternita del SS.mo Crocifisso dentro la suaccennata Chiesa Madre percepiva onze cinque annue per ragion di canone enfiteutico sopra quattro salme di terre esistenti nello Stato di Racalmuto contrada Menta dotate alla moglie del suddetto D. Giaimo Lo Brutto dalla di lei zia D. Vittoria del Carretto, annuo canone destinato per legato di maritaggio di un orfana. Nel 1659 i Rettori della cennata Confraternita per attrarsi di pagamento del canone anzidetto e per deterioramenti avvenuti nei suddivisati fondi, unitamente all’Arciprete e Deputati dei Luoghi Pii senza figura di giudizio e senza le debite formalità giudiziarie s’impossessavano di quei fondi e melioramenti in essi fatti dal predetto Lo Brutto. Si credettero autorizzati a far ciò senza ricorrere alle procedure giudiziarie da un patto enfiteuco solito apporsi in simili contratti, in cui espressavasi, che venendo meno il pagamento o deteriorandosi il fondo fosse lecito all’Enfiteuta di propria autorità ripigliarsi il fondo enfiteuco, come tutto rilevasi dagli atti di possesso presso Notar Michelangelo Morreale di Racalmuto sotto il 3 settembre 13 Ind. 1659. Così postasi la Chiesa in possesso dei fondi, conosciutosi che pagate le onze cinque per legato di maritaggio ed i pesi efficienti, il resto delle fruttificazioni rimaneva senza destinazione, pensavasi dal Vescovo Monsignor Lucchesi per di esse fondare il beneficio anzidetto, che indi conferivasi al sopra indicato Sac. Busuito. Impugnavasi questo fatto dal sac. Savatteri e facevalo come sopra citare a fin di chiarirsi nulla la suddivisata fondazione. Ma il beneficiale frapposti buoni amici persuase il Savatteri a rimettere tutto al saggio arbitrio di S.E. Rev.ma Monsignor Vescovo di Girgenti, il quale tutto riponendo sotto lo esame dell’Assessore Canonico d. Nicolò A. Longe, fattesi varie sessioni inanzi a lui con l’intervento dell’arciprete di Racalmuto per parte del Beneficiale e di altra persona per parte del contendente Savatteri, dichiaravasi dall’Assessore nullo l’impossessamento dei fondi e riconosciuta evidentemente la usurpazione dei fondi fatta dalla Chiesa. Ma protrattosi a lungo l’affare, pria di definirsi pubblicavasi la prammatica della prescrizione del 22 settembre 1798, quindi il Beneficiale avvalendosi di tal legge non volle più fare ulteriori trattamenti della causa, né arrendersi alle pretensioni del Savatteri.

«Morto però il Beneficiale, il cennato Savatteri fece ricorso al Re e dalla Segreteria Reale abbassavasi biglietto alla Giunta dei Presidenti e Consultori per informare. Moriva intanto il Savatteri ed il di costui erede Don Pietro Cavallaro e Savatteri agendo con più di moderazione pensava di mettere l’affare in mano del Vescovo Monsignor Granata, e desiderandosi dal ricorrente che il beneficio rimanesse, si contentava soltanto che divenisse patrimoniale e proprio della di lui famiglia e suoi discendenti.

«Il Vescovo conosciuta la validità delle ragioni e la pienezza del diritto del ricorrente, perché fondato il beneficio sopra beni proprii di D. Giaimo Lo Brutto di lui autore, a vista della patente usurpazione fattasi dalla Chiesa, della non ecclesiasticità del beneficio, perché fondato senza la volontà del padrone dei fondi, pensò accordarne la prelazione ai discendenti della famiglia Brutto. Quindi perché conobbe la verità delle cose per conscienzioso temperamento pensò conferire anche in minore età quel beneficio ad un chierico erede dei beni, che è l’attuale investito Cavallaro. Ed infatti il conferì con decisione del 16 giugno 1804. [...] Ottenne per ciò pria dispensa della Santa Sede, perché al detto chierico avesse potuto conferire il beneficio nella minore età di anni 14, lo dispensò dalla legge del concorso e dell’obbligo della coadiuvazione del Parroco nello adempimento degli offici parrocchiali sino all’età del sacerdozio e gli diede l’amministrazione dei beni dotalizii [...]»
Al beneficiale don Ignazio Cavallaro succede il nipote (figlio della sorella) don Calogero Matrona, con bolla di Monsignor Domenico Turano del 1° marzo 1875. Ma non fu una successione pacifica. Vi si rivoltò contro Giuseppe Savatteri, unitamente alla moglie donna Concetta Matrona, con cause, ricorsi, appelli che durarono decenni. Eugenio Messana, nello scrivere le sue memorie su Racalmuto, risente ancora di quel clima infuocato che in proposito si respirava ancora nella sua famiglia.
Il beneficio del Crocifisso è quindi oggetto di una bolla di collazione nel 1902 (cfr. reg. Vescovi 1902 pag. 703). Viene poi assegnato al padre Farrauto, per passare nelle mani di padre Arrigo. Attualmente è accentrato presso la Curia vescovile di Agrigento.
Due fratelli s’impongono nella società racalmutese, appena Giuseppe Garibaldi, nel 1860, ebbe la ventura di passare come conquistatore per Racalmuto: Gioacchino e Calogero Savatteri. Eugenio Napoleone Messana - loro parente - ne fa la consueta esaltazione nel libro di storia locale qui più volte citato.  Noi ci limitiamo ad alcuni contrappunti.

Calogero Savatteri muore giovane il 5 giugno 1878 “alle ore 10,45 colpito da eresipola” - scrivo di lui i suoi amici in un opuscolo pubblicato a Favara nel 1879 (pag. XX). 
Nato il 17 giugno 1833 da Gaetano Savatteri e Maria Antonia Grillo Cavallaro, non aveva ancora compiuto i 45 anni. A nove anni fu mandato in seminario, ove vi rimase sino a sedici anni, per sette lunghi anni, dunque, assorbendone tutta la cultura clericale di cui ne rimase irrimediabilmente intriso, anche quando ritenne di essere un massone. Vi apprese molto bene il latino e ciò gli fu utile quando notaio - spesso al servizio dell’arciprete Tirone, suo parente - ebbe a decifrare, mirabilmente, gli antichi rogiti in latino dei vari Rolli delle locali confraternite secentesche.
I giovanili ardori nella Sicilia del dopo Quarantotto gli procurano qualche guaio con la polizia borbonica ma la forze persuasiva dei Savatteri racalmutesi era allora già cospicua e dopo 15 giorni di carcere, Calogero Savatteri può tornare libero e tranquillo in paese. 

I meriti “partigiani” furono preziosi con l’avvento di Garibaldi. “Il Savatteri - scrivono gli amici (pag. XV) - ritorna in paese nel 1863 laureato Notaro”, ma qualcosa era cambiato. Non riusciamo a ben comprendere il senso di queste parole: « vide che di governo era cambiata la sola forma ed il solo nome, stante le sorti del comune essere affidate a quelle stesse persone che non avevano idea d’innovazione». Si dà il caso che le “sorti del comune” erano tenute dai neo-convertiti Matrona, dopo essere passati dalle file dei Borboni alle patrie galere per le vicende controrivoluzionarie dei briganti del 1862.
Ma quale davvero il peso politico eversivo di Calogero Savatteri ? 
Abbiamo rinvenuto questa informativa della polizia del tempo :

«Racalmuto 5 agosto 1868 - Associazioni politico-miste.
 «Riservata - Al sig. Ispettore di P.S. Girgenti.

«Dalle avute informazioni, esistono soltanto due loggie (sic) Massoniche, una in Racalmuto diretta dal signor Gioacchino Savatteri ed altra in Grotte diretta dal signor Vincenzo Simone, aventi scopo morale e umanitaria, per come si ha mantenendosi nei limiti del proprio statuto, di cui tuttora chi scrive non è potuto averne copia; come pure ignora i mezzi di cui dispongono non che il numero dei soci e quindi di conseguenza la loro condotta politica e morale, mentre poi l’Ufficio Scrivente non à nulla da osservare in contrario sulla condotta politica e morale dei due detti Presidenti Savattieri e Simone che la P.S. e il Pese ritiene onesti .... Il Delegato Mingo (?)»

«Racalmuto - Ufficio di P.S. - Dicembre 1870 - Relazione politica riservata per i mandamenti di Racalmuto e Grotte ...

«Racalmuto: Non esistono nello stretto senso della parola partiti politici, ma invece dei gruppi più o meno numerosi di varie opinioni. Il primo è composto di uomini amanti delle attualità; il secondo, retrivo, con a capo il clero, ed è il più numeroso; il terzo di principi spinti non è ristrettissimo: tutti però mancanti di individualità positive alla testa, non esercitano forte influenza sulla generalità dei cittadini, i quali sono alieni dalla politica, tanto più che la Gioventù Civile, generalmente parlando, sanno appena leggere e scrivere, e tranne qualche mese all’anno in cui accudiscono ai propri affari di campagna, il rimanente lo passano nei giochi, e nell’ozio per cui il paese non ha avvenire.

«Il partito che esiste realmente è tutto Municipale, ed è diviso in due campi: il primo dominante composto dal Sindaco sig. Alaimo, dei sig. Matrona, Picataggi, Abbate Chiarenza, Sferrazza, Savattieri, ed altri di minor conto, il quale in verità ha dato una spinta di miglioramento al Comune nelle Opere Pubbliche, ma non gode alcuna fiducia negli amministrati:

«Il secondo capitanato dai Signori Grillo, Farrauto, Cavallaro ed altri, i quali riunito (?) quasi alla generalità dei Comunisti accusano l’attuale Amministrazione Comunale di arbitri, rubberie (sic) ed intrighi negli appalti; e ciò specialmente pei maneggi dei Matrona e Chiarenza per cui si agogna lo scioglimento del Consiglio composto per lo più da uomini inetti e deboli, come si asserisce.

«Si lagna pure politicamente il pubblico delle deferenze e ruberie del Ispettore dell’Annona Cavallaro Calogero desiderandosi perciò che gli venga tolto l’incarico.

«La popolazione nella generalità è docile, ed ha di che comodamente vivere coi lavori agricoli, e più specialmente l’industria delle zolfare, però è proclive piuttosto all’ozio, e la massa ha una certa tendenza ai reati di sangue ed alle grassazioni,  ma si è sommamente modificata dal 1860 in qua, colla leva, con la penale e specialmente coll’attività, ed impegno delle autorità preposte al mantenimento dell’ordine pubblico. [...]»

 In altro fascicolo (n.° 24) rinveniamo:

«Racalmuto 14 aprile 1872 - Mene repubblicane - Dal delegato di Sicurezza pubblica di Racalmuto.

«Qui sono pochi che sentono una devozione alla memoria dell’estinto Giuseppe Mazzini, e questi pochi sono troppo onesti da non lasciarsi convincere dalle voci sovversive che potrebbero far correre talune vecchie masserizie borboniche-clericali.
«Trovo al contrario che il pretume ed i borbonici, che sino ad ieri tenevano la via dell’indifferentismo, pare che abbiano levato il capo dopo l’arrivo in Girgenti di Mons. Turano, e sperano nel prossimo trionfo della religione e della Chiesa.
«Il Turano è qui aspettato, e sarei d’avviso che sia impedita ogni manifestazione di piazza, giacché reputo che se non non represse possono produrre tristi conseguenze.»

«Racalmuto 20 giugno 1868 - “Loggie Massoniche”.

«La loggia Massonica di Racalmuto come pure quella di Grotte, fino dai primi di ottobre decorso, fu per ordine del Grande Oriente  di Palermo fatta sciogliere.
«Tanto le significo in riscontro al contrassegnato di Lei foglio. - Il Delegato di Sicurezza pubblica all’Ispettore di P.S. di Girgenti.»
 «Racalmuto 9 dicembre 1871 - Mene Mazziniane.
«In questo mandamento, e molto più in Racalmuto, non ci sono uomini che s’ispirano a massime Mazziniane, e le opere dello stesso Giuseppe Mazzini vengono osservate più dal lato letterario, che dal lato politico. Né qui le dottrine dell’internazionale allignano, giacché la parte Signorile occupasi del miglioramento della sua proprietà, ed il popolo minuto, composto di picconieri e contadini, vive di non iscarsa fortuna, e si mantiene alieno a qualunque idea politica; che d’altronde non sarebbe compresa, in qualunque senso gli si volesse presentare, attesa la crassa ignoranza in cui vive.
«Delegato di Sicurezza Pubblica di Racalmuto - al Prefetto di Girgenti - Il delegato Salonico (?)»

Chi avrà avuto pazienza e seguito questa sfilza di citazioni, avrà chiaro che i fratelli Savatteri bazzicarono sì la massoneria,  ma con tanta accortezza e tanta deferenza verso le autorità da averne il plauso alla fin fine non troppo scoperto. Le rappresentazioni teatrali - nei locali di loro proprietà, se non andiamo errati - avevano più valore prossenetico, alla stregua di quanto avverrà negli anni 50 di questo secolo nel teatrino della Matrice, che vero peso propagandistico di chissà quali idee rivoluzionarie, o mene mazziniane, per usare il linguaggio del delegato di Sicurezza Pubblica.
 I Savatteri avevano una concessione mineraria a Gibillini, che nel 1886 risultava inattiva (cfr. Rivista del Servizio Minerario - anno 1886).  Dopo, con Gioacchino Savatteri - sindaco defenestrato, alter ego dei Matrona - il declino di quella famiglia fu inarrestabile, anche per il tracollo degli affari minerari. Con Eugenio Napoleone Messana - nipote per parte di madre - e con il prof. Calogero Savatteri, le sorti tornarono favorevoli e la famiglia gode oggi di incontrastato rispetto. Quanto al Circolo Unione, la potente famiglia vi fu massicciamente presente nell’Ottocento. Con il declino economico, anche quello presso il pretenzioso sodalizio. La vicenda dei nostri giorni ha ben altra valenza per consentire cifre nobiliari nelle valutazioni e negli apprezzamenti.

Segue : il Sindaco garibaldino