martedì 27 marzo 2018

Nella mia ingenua gnerosità ebbi a fornire ad una laurenada la trascrizione a prima impronta di un importante atto di morte di un salinaio del settecento racalmutese. Finito nelle grinfie di un accademico mi vedo censurato e per modo di dire corretto. La accademica lettura mi viene ora comunicata. Mi accorgo che avevo più ragione io da dilettante sia in paleografia, sia in brachigrafia
che non il titolare di cattedra.

Se poi in Italia la scuola va male, non meravigliamoci. 

Là dove l'abbaglio mi è  pertinente  accampo giustificazioni  avendo fatto ben altro nella mia lunghissima vita che non il pedante epigrafico. 

Ma se colpevole chiedo venia.

Calogero Taverna 
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Comunque raggiunto l'atto di morte non è penso agevole decriptarlo. Io vi leggo in latino: Die 22 8bris (octobris) Jacobus Giangreco Cifirri  vir Nicolae h.t. R. (huius terrae Racalmuti) annorum 34 circiter in com.   [communionem e non cemeterio] s.  m. e. et in fovea salinae ob ruina[m] saxis repentine defunctus est et cuius corpus isepultum est in hac matrice eclesia. 
Indispensabile poi lggerlo nl corpo del foglio. Nella secomnda facciata in testa leggiamo: Anno Domini 1705XV^ Ind (ictionis). Cosa era una Indizione, basta consultare wikipedia. 
Ciao 

















Taverna come sta? Le invio la trascrizione del l'atto di morte di Giangreco Cifirri, effettuata dal mio professore che è un codicologo della Biblioteca Vaticana: "Die 22 octobris Jacobus Giangreco Cifirri vir Nicolae huius terrae Racalmuti annorum 34 circiter in cemeterio Sancte Matris Ecclesie et in fovea salinae ob ruina salis repentine defunctus est et eius corpus in hac matrice ecclesia."
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