martedì 1 maggio 2018


ANTICHE CHIESE


CULTO DI S. ROSALIA

Nella visita pastorale fatta a Racalmuto vi è un accenno ad una chiesa dedicata a S. Rosalia, ubicata nella bisettrice Carmine-Fontana.  A leggere la storia di Sicilia di  Denis Mack Smith - lo storico amico di Leonardo Sciascia ([1]) - , si sarebbe portati a credere che Santa Rosalia sia stata un’invenzione del Cardinale Giannettino Doria. Fu questi in effetti che trasformò il  rinvenimento di ossa nel Monte Pellegrino, il 15 luglio 1624,  in un miracoloso rinvenimento della salma di Santa Rosalia.
Resta, invece, assodato che a Racalmuto il culto di Santa Rosalia è ben più antico. Non sembra che vi sia qualcosa su S. Rosalia nelle primissime visite pastorali agrigentine del 1540-3, dato che in quella del 1543 si accenna alle seguenti chiese racalmutesi:
1)    Chiesa Maggiore, sotto il titolo di S. Antonio;
2)    “Ecclesiola” sub titulo Annuntiationis Gloriose Virginis Marie, da tempo sede di una Confraternita e dove era stato trasferito il Santissimo , chiesa adibita ormai al posto di quella Maggiore, a quanto pare fatiscente;
3)    Chiesa di Santa Maria del Monte;
4)    Chiesa di santa Maria di Gesù;
5)    Chiesa di Santa Margherita;
6)    Chiesa di San Giuliano;

Nella precedente visita del 1540 abbiamo:
1)    Chiesa della “nuntiata
2)    Chiesa di Santa Maria di Gesù (Jhù)
3)    Chiesa di Santa Margherita
4)    Chiesa di “Santa Maria di lo Munti
5)    Chiesa di S. Giuliano. [2]

Il silenzio delle fonti - si sa - storicamente non comprova  molto; ma è certo che a quel tempo quella chiesa, se vi era, non rivestiva agli occhi della curia vescovile grande importanza.
Passando alla visita pastorale del 1608, la Chiesa di Santa Rosalia è posta nell’interno dell’abitato di Racalmuto.
Il 22 giugno VI Ind. 1608, il vescovo Bonincontro così la indica:
“E più distintamente la d.a parocchia di San Giuliano comincia dallo Carmino et  tira a drittura  strata strata alli casi di Antonino Curto La Mantia quali casi di d.to della Mantia si includino in d.ta parocchia di S. Giuliano e tira  strata strata per la potya d. m.o Gregorio Blundo et tira all’altra cantonera della Casa di Vincenzo Brucculeri affacci frunti la potya di M.o Gregorio Blundo e dilla  scindi a drittura alla Chiesa di Santa Rosalia et dilla scindi alla Cantonera  delli casi del quondam Carlo d’Afflitto parimente puntone della propria strada , et dilla tira per la medesima strada alla Cantonera delli casi del quondam Francesco di Liu et dilla tira dritto per l’orto di Cavallaro fino allo loco dov’era la chiesa di San Leonardo lo vecchio.”
E subito dopo:
“E Parimenti la parocchia della Nuntiata [...] scindi adrittura per la Casa del quondam Micheli Catalano a facci frunti della Chiesa di Santa Rosalia in sino alla cantonera delli casi di Antonino Lo Brutto in un pontone della strada ...”
Dunque il culto di Santa Rosalia è ben provato in Racalmuto, sin dal primo decennio del 1600, un quarto di secolo almeno anteriore alla discutibile invenzione delle spoglie mortali in Monte Pellegrino da parte del cardinale Doria. [3]
*  *  *


Senza dubbio la fonte storica sulla Chiesa di Santa Rosalia più antica ed accreditata è quella del PIRRI.
« Rahyalmutum - scrive a pag. 758 - [...] Pervetusta erat aedes ab anno 1400 circiter ubi ad annum 1628 dipincta videbatur  S. Rosalia Virginis in habitu heremitico, sed incuria aliquorum ob novum aedificium dicatum eidem Virgini, cuius colunt reliquias, cum societate animarum Purgatorii, habennte uncias 70, deleta est.»

CHIESA DI SANTA ROSALIA.

Può così tradursi il passo latino del Pirri: «A Racalmuto v’era una chiesetta [aedes] - antichissima - che risaliva all’anno 1400 circa. Fino al 1628 vi si poteva vedere dipinta un’immagine di santa Rosalia in abito d’eremita e portante una croce ed un libro tra le mani.. Purtroppo, è andata distrutta  per incuria di alcuni,  ormai tutti presi dalla nuova chiesa dedicata alla medesima Vergine, di cui venerano alcune reliquie con una confraternita denominata delle Anime del Purgatorio dotata di rendite per 70 once.»
Non si sa se la nuova chiesa di Santa Rosalia sia sorta in altro posto oppure sopra quella vecchia. Quella vecchia, nel 1608, collocavasi nel mezzo della bisettrice Carmine-Fontana. In dettaglio sappiamo che travavasi dalla parte della parrocchia di S. Giuliano: per giungere alla vecchia chiesa di Santa Rosalia, posta dalla parte di S. Giuliano, si partiva dal:
·      Carmino et  tira a drittura  strata strata alli casi di Antonino Curto La Mantia;
·      e tira  strata strata per la cantonera delli casi et potya d. m.o Gregorio Blundo;
·      et tira all’altra cantonera della Casa di Vincenzo Brucculeri affacci frunti la potya di M.o Gregorio  Blundo;
·      e dilla  scindi a drittura alla Chiesa di Santa Rosalia
La linea divisoria prosegue, quindi, per le seguenti  strade per giungere fino alla Fontana.
·      dilla scindi alla Cantonera delli casi del quondam Carlo d’Afflitto parimente puntone della propria strada -  et dilla tira per la medesima strada alla Cantonera delli casi del quondam Francesco di Liu
·      et dilla tira dritto per l’orto di Cavallaro fino allo loco dov’era la chiesa di San Leonardo lo vecchio.
La chiesa dunque è proprio al centro, con tre strade sopra e tre sotto in quel congiungimento del Carmine colla Fontana.
Ripercorrendo il tratto dal versante della Matrice, ne abbiamo ovviamente la riconferma. Ecco i dati:

Si parte dal Carmine e di là

·      si tira a drittura alla grutta di Pannella restando d.a grutta nella d.a parocchia della nunziata
·      et scende allo capo della strada, per la cantonera della casa di Pietro Rizzo e per la cantonera della    Casa di Antonino Curto La Mantia
·      e tira strata strata per la cantonera della casa di Augustino la Lumia circa
·      circa all’altra cantonera della casa di Giacomo di Puma  affacci frunti della Chiesa di Santa Rosalia 
Del pari, si scende:
·      sino alla cantonera delli casi di Antonino Lo Brutto in un puntone della strada
·      e per la ditta strada tira alla cantonera della potya di Vito di Salvo e tira alla Cantonera delli Casi di Anibali Piamontisi,
·      e per la ditta strada tira alla cantonera della potya di Vito di Salvo e tira alla Cantonera delli Casi di Anibali Piamontisi,
·      et dilla tira alla cantonera di Paulo Macaluso confinante con li casi di Geronimo di Nolfo et li casi di m.o Oratio lo Nobili fino alla fontana.
P. Morreale fornisce varie notizie sulla chiesa, ma non tutte, a mio avviso, sono accettabili. Nel volume maria ss. del monte di racalmuto - Racalmuto 1986 - per il gesuita - «E’ posteriore la notizia di una chiesa dedicata a S. Rosalia in Racalmuto negli anni 1320-1330» (pag. 23);
·      «I Racalmutesi non pensarono solo alle case;  [..] anche alle chiese. Rocco Pirri chiama «antichissima, circa dell’anno 1400, che durò fino al 1628» la chiesa di S. Rosalia, dove la santa era dipinta  «in abito eremitico, tenendo in mano la croce ed il libro». La notizia del dipinto la troviamo anche nel p. Cascini S.J. Nella sua opera  «Santa Rosalia, vergine palermitana»; riferendosi alla chiesetta di Racalmuto dedicata alla Santa dice, ‘V’era l’effige della santa dipinta nel muro ... di questa prima immagine restandosi ben fissa nella mente ... Pietro d’Asaro, n’ha dato fuori un bell’esemplare’» (pag. 24) [Il testo del Cascini è del 1651, n.d.r.].
·      «Il Cascini fa scendere la data di costruzione della chiesa, dal 1400 come vuole Rocco Pirri, alla fine del 1300.
«Per quanto riguarda l’ubicazione pare che sorgesse in fondo alle attuali vie Cavour e Baronessa Tulumello e che fosse di piccole dimensioni come affermano le carte del ‘600 e ‘700.» (pag. 24)
·      «Santa Rosalia [...] fin dal 1320-1330 era onorata in una chiesetta a lei dedicata» (pag. 97);
·      «Santa Rosalia riscuoteva venerazione e culto non solo nell’antica chiesa di Casalvecchio, ma anche in quella a lei dedicata nella nuova Racalmuto, sita tra l’Itria e il Collegio di Maria» (pag. 98). 

Non so come il P. Morreale arrivi a collocare la chiesa di Santa Rosalia ‘tra l’Itria e il Collegio di Maria’. La chiesa del 1608 poteva benissimo essere colà ubicata, anche se i dati prima riportati farebbero pensare ad un posto più a sud, forse a monte di via M.A. Alaimo.
Il padre Antonio Parisi - secondo le note manoscritte che attribuisco all’arciprete Genco - sosteneva che «Racalmuto la patria mia fu la prima in tutta la Sicilia ad innalzare un tempio a S. Rosalia già sin dal 1238». Il P. Morreale - che mostra di conoscere quel manoscritto - parla invece del 1320-1330, dando pieno credito al p. Asparacio Domenico O.F.M. Conv. ed a quanto questi scrive in proposito a pag. 22 del suo libro «La Santuzza ossia S. Rosalia», Palermo, 1924. L’erezione della chiesa nel secolo XIII o nel Secolo XIV è frutto - secondo me - di una cattiva lettura del testo del p. Cascini quando accenna al muro cadente con sopra la residua scritta MCC.    Il Cascini, invero,  - come del resto dice lo stesso P. Morreale (op. cit. pag. 69) -  «non fa distinzione tra l’antica e nuova Racalmuto; per cui la chiesa del 1320-1330 è quella della nuova Racalmuto, servita dai confrati del SS. Sacramento. [cfr. Cascini Giordano, S. Rosalia Vergine palermitana, pag. 14-15]»
Per mera congettura, sembra quindi che il gesuita P. Morreale s’induca a porre quella chiesetta a Casalvecchio. Secondo le credenze locali, finora mai smentite, si opina che in quel tempo Racalmuto fosse dislocato in quella contrada. Tinebra-Martorana non ha dubbi: sino al 1355 Racalmuto «occupava i luoghi ora detti Saraceno e Casal Vecchio» (pag. 68 e ss.). Ma, reputo del tutto infondata questa credenza per le ragioni e le letture che riporto in nota ([4]): escludo pertanto che la vecchia Chiesa di S. Rosalia - anziché lungo la bisettrice Carmine-Fontana - potesse ergersi a Casalvecchio, come vorrebbe il P. Morreale.
Il gesuita nostro compaesano è pregevole per ricerca storica ed archivistica e per sobrietà di stile: non ebbe però modo di accorgersi dei dati sulla chiesa di S. Rosalia contenuti nella Visita Pastorale del 1608. Men che meno, Eugenio Napoleone Messana, che ignorò del tutto gli archivi della curia agrigentina. Entrambi incappano, quindi, in topiche storiche circa il dislocamento di una chiesa a Casalvecchio. Sia S. Rosalia, sia S. Margherita erano chiese antichissime, ma sempre poste all’interno dell’attuale perimetro edificatorio racalmutese, come le carte vescovili inconfutabilmente comprovano.
Le carte vescovili ed i dati del Pirri consentono una ricognizione, sinora mai effettuata, del numero delle chiese in Racalmuto, prima del ‘600.
Oltre alle n. 6 chiese rinvenibili nella visita pastorale del 1542-43, sono da annoverarne altre tre:
·      l’antica chiesa di santa Rosalia;
·      la chiesa di S. Leonardo ‘lo vecchio’, sita nei pressi della Barona, vicino la Fontana, e totalmente distrutta nel 1608;
·      la chiesa di S. Benedetto (il Coenobium cum Ecclesia del Pirri), verosimilmente operante nel vecchio Campo Sportivo.
Non so se nel 1596 sorgesse nel Beneficio di S. Agata una qualche omonima chiesa di cui è comprovata l’esistenza in carte vescovili del XVIII secolo. Nell’ «archivio storico siciliano» del 1908 , Nuova Serie, Anno XXXIII, F. M. Mirabella pubblicava un articolo su «Sebastiano Bagolino, Poeta latino ed erudito del Sec. XVI» (pag. 105 e ss.). Vi si parla anche dei difficili rapporti del poeta ed il vescovo di Agrigento Giovanni Orozco Covarrusias e Leyva di Toledo. Leggo a pag. 188: «Certo è che della sua traduzione [fatta dallo spagnolo in latino di alcune opere del vescovo] il Bagolino non si tenne adeguatamente compensato. Aveagli il vescovo fatto l’onore di ammetterlo alla sua mensa; aveva anche conferito a don Pietro Bagolino, fratello di lui, prima i beneficj di Santa Lucia e di S. Margherita in Castronovo, di S. Agata in Racalmuto, di S. Maria Maddalena in Naro, di S. Leonardo fuori le mura di Girgenti, e poi quello di S. Pietro nella stessa Girgenti col reddito annuo di 250 ducati. Ma questo al poeta non pareva un guiderdone condegno.» [5]

LA NOVELLA CHIESA DI S. ROSALIA.

Efficace il Pirri nel parlare del fervore della confraternita delle Anime del Purgatorio nel costruire o riedificare la Chiesa di Santa Rosalia. L’anno è il 1628, qualche tempo dopo la tremenda peste che a Racalmuto infierì nel 1624 , anno del  rinvenimento del corpo di S. Rosalia nella grotta di Monte Pellegrino, giusta appunto il giorno dell’Ascensione.
Nel manoscritto attribuibile al Genco è significativo il presente passo:  «Poi a pag. 373 [il Cascini] narra che Racalmuto fu devoto di S. Rosalia tanto che narra: “Ne si mostrò poco divota verso S. Rosalia la terra di Rahalmuto, la quale come si è detto nel primo libro, fin dal suo principio, nacque sotto la protettione di questa Santa e vi dedicò  la sua prima chiesa, havendola hora rifatta di nuovo; è incredibile la divotione, con che viene visitata a piè scalzo ogni sera non da pochi, ma d’una moltitudine grande. Però con molto maggior mostra di pietà, e humiltà ciò fecero il  giorno quando accompagnarono la sua Santa reliquia, che fù l’ultimo di Agosto 1625, erano andati a portarla da Palermo, ben 80. a cavallo, e quella mattina, che fù Domenica, si cantò prima [pag. 375] la Messa nella Chiesa dei Padri Minori Osservanti colla solennità solita; e si liberò una spiritata; dopo il  Vespro pur solenne si fece la processione, nella quale, benché vi fosse molta pompa d’apparato con tre archi trionfali,  di luminarie per tre giorni, di concerto di Musiche, e salve di schioppi, nondimeno superava ogni cosa la devotione, che s’udia delle voci, e sospiri, e pianti, e si vedea della moltitudine tutta a piè scalzo.
Accettò la Santa la pietà loro, e gli mostrò a chiari segni, che la sua protettione l’havea liberati dalla pestilenza; imperoché havendo la terra delle Grotte presso à due miglia molto mal menata da quel morbo, colla quale così infetta per un buon pezzo, prima che fosse dichiarata, vi fù pratica stretta, per essere in buona parte parenti fra loro e haver molta communicatione, non si attaccò però male veruno; anzi entrandoci dentro appestati diversi, si di questa terra, come d’altre, i medesimi che la portavano poi in altri luoghi, quivi non vi lasciarono vestigio alcuno.»
Facendo la collazione con il testo originale, sono sate necessarie alcune rettifiche. ( Si è consultata l’edizione del 1651 del volume del p. Giordano Cascini «S. Rosalia, Vergine Romita palermitana, palesata con libri tre dal M. R. P. Giordano Cascini della Compagnia di Giesù»). Il manoscritto racalmutese (ed anche p. Morreale) attinge  a questa pubblicazione palermitana del 1651. Il p. G. Cascini era morto sin dal 1635 quando fu pubblicato questo volume. E’ stato il p. Pietro Salerno S.J. a riprendere gli appunti del Cascini ed a rimaneggiare altri due testi già pubblicati tra il 1627 ed il 1635 per fare questo ponderoso tomo. Per di più rettifica ed immette notizie posteriori, ragion per cui non si sa quali notizie  siano originali del Cascini e quali interpolate successivamente dal Salerno. Nell’analisi critica dei padri autori degli «acta sanctorum» del 1748 queste anomalie sono puntigliosamente messe in rilievo. Certo, anche per la storia di Racalmuto, alcune interpolazioni del Salerno - tipo, secondo me, quella del riferimento al Monocolo - disorientano. [6]
Notizie interessanti sulla Chiesa di S. Rosalia di Racalmuto - anche se forse non proprio fondate - si scoprono nel “saggio storico-apologetico  sulla vera patria del celebre medico D. Marc’Antonio Alaimo di Racalmuto dell’Abate d. s. acquista  Napoli 1852 (cfr. copia fornitaci da P. Biagio Alessi). «... Andrea Vetrano - scrive Acquisto a pag. 7 -, discepolo di Marco Antonio Alaimo, recitò nel novembre del 1662 le lodi funebri del dotto Maestro [...e] proseguendo [..] in conferma  dell’assunto, e della pietà, che sempre più gelosamente si coltivò nella famiglia Alaimo, il medesimo scrive; che Aloisia Alaimo, dalla quale Marc’Antonio trasse sua origine, gettò in Racalmuto le fondamenta della Chiesa di S. Rosalia , unicamente a di lei spese, circa il 1200. [7]
*  *  *
Nelle varie fonti prima citate si rinvengono briciole della storia locale di Racalmuto. Non vanno disperse. A parte qualche tocco di satanismo secentesco (la vicenda della spiritata), il vivere paesano, la sua religiosità, la sua organizzazione vi trovano riscontro sinora non adeguatamente messo in risalto. Le reliquie di S. Rosalia, comprate in Palermo e traslate in pompa magna nella chiesa di S. Maria dei frati minori osservanti, da ottanta cavalieri, assurgono a momento di grande rilevanza storica. Una conferma la ritrovo nel Diploma custodito in Matrice (che però è parziale e non mi consente di leggere l’ultima parte di destra.)
Ecco quelli che riesco a decifrare:


[1]) La "Storia della Sicilia medievale e moderna" dello storico inglese deve la sua fortuna editoriale allo Sciascia. Per questo, il nostro paesano ebbe le acri frecciate di alcuni storici paludati della Sicilia, come il Correnti, che a pag. 29 della sua "Storia di Sicilia come  storia  del popolo siciliano" -  Longanesi Milano 1982 - annota in modo querulo: "...a lodare il Mack Smith per il suo 'stile provocatorio' rimase il solo Leonardo Sciascia, che però si rifece clamorosamente, facendo decretare al suo amico inglese gli  onori del  trionfo,  in  una speciale manifestazione organizzata a Palermo il 6 aprile 1970, niente  meno  che al palazzo dei Normanni: onore mai concesso a nessuno storico, e assolutamente sproporzionato al merito dell'opera  (e  il primo a stupirsene fu lo stesso Mack Smith)." Secondo il Correnti,  anche  Francesco Brancato, Giuseppe  Giarrizzo, Gaetano Falzone, Francesco Giunta, ed altri, avrebbero storto la bocca di  fronte alla  storia  siciliana  dell'inglese Smith.
[2] ) Cfr. le pagine 196v-198v della Visita.
[3] ) In un appunto manoscritto del 15 ottobre del 1922 che si rinviene negli archivi della Matrice, si riferisce - credo dall’arciprete Genco - che Santa Rosalia sarebbe nata a Racalmuto nel natale del 1120. Le prove documentali le avrebbe avute il canonico Mantione ma le avrebbe distrutte per dispetto al vescovo riluttante a finanziargli la pubblicazione di un suo libro. Tra l’altro, in quel manoscritto leggesi che «Padre Gregorio [rectius: Giordano] CASCINO scrittore del 1600, palermitano e gesuita, [fu autore di una vita sulla Santa]». E quindi: «Fui il 13 ottobre 1921 nella Biblioteca Nazionale di Palermo ed ebbi il piacere di leggerlo per summa capita: trovai che il Padre Cascini Gregorio [rectius: Giordano] morì nel 1635= [...] poi a pag. 171[parla di antiche iscrizioni e di chiese anche fuori Palermo includendovi:]  “quella di Rahalmuto, della quale non appare altro millesimo. che questo M.CC. ed il muro è guasto”». Il testo riportato dall’Arciprete Genco non comprova certo che il 1200 fosse la data di costruzione di quell’antica chiesa, essendo sicuramente abrase le successive lettere della data, appunto per quel ‘muro guasto’. Seguono altre citazioni, tra le quali quella di maggior risalto appare il riferimento al P. Spucces, difensore a Roma dell’antichità del culto della Santa nel 1642 e, per altro verso, - se trattasi della stessa persona - il gesuita delatore della congiura del conte di Mazzarino che costò la vita al nostro conte Giovanni del Carretto.
Si deve essere scettici sull’attendibilità di tante notizie contenute nel manoscritto: è certo, comunque, che di esse ebbe ad avvantaggiarsi il padre gesuita Girolamo Morreale nel suo “Maria SS. del Monte di Racalmuto” , stando a quel che si legge nelle pagine  23, 24, 69, 97, 98, 99 e 101.
Ritornando alle cronache sulla chiesa di Santa Rosalia,  i libri d’archivio della Matrice comprovano l’esistenza di quella chiesa solo dal 1618, come risulta dal seguente atto:
13
1618
Puma Cincorana
Vincenza
f. di Petro
S. Rosalia (Chiesa della sepoltura)

(Tra il 1618 e il 1620 si trovano una cinquina di sepolture in una chiesa dedicata a santa ROSANA o ROSANNA, ma sembra trattarsi dell’identica chiesa di Santa Rosalia. Se ne fa qui la trascrizione:
24
12
1618
Xichili
Ursula
f.di Antonino
Santa Rosana
Curto d. Mario

26
6
1619
Castronovo
Vicenza
f. di Francesco
Santa Rosana
Curto d. Mario

7
10
1619
Di Benedetto
Gioseppi
f. di Francesco
Santa Rosana
Curto d. Mario

4
11
1620
Mule’ (di)
Antonina
f. di Filippo
Santa Rosana

17
11
1620
Giancani
Rosa
f. di Antonino
Santa Rosana

Va annotato che prima del 1636 neppure era diffuso il nome di Rosalia in Racalmuto: un paio di casi risalgono al 1500;  vedasi l’atto di battesimo di:
98
1595
Rosalia
Jo:
Surci
Joanna

ed il nome della teste nel matrimonio di:
12
10
1570
Micheluzzo
 di Filippu
Murriali
Chiappara Rosalia

Nei primi del Seicento notiamo:
1601
07/02/01
ROSALIA
VINCENZO
PETRA

Dobbiamo arrivare all’anno 1643 per riscontrare in un elenco delle comunicate una lunga sfilza di Rosalie e simili:
309
Rosa
Murriali (la)
Vitu
Di
462
Rosa
Farrauto
Francesco
Moglie
774
Rosa
Casuccio
Gioseppi
Di
787
Rosa
Latina Bua
Giseppi
Di
40
Rosalia
Lo Sardo
Gioseppe
Moglie
50
Rosalia
Cina (la)


82
Rosalia
La Gnignia


83
Rosalia
La Licata


99
Rosalia
La Licata
Petro
Di
188
Rosalia
Turrisi (la)


241
Rosalia
Lauricella


302
Rosalia
Bonsignura (la)
Francesco
f. di
318
Rosalia
Chiarenza (la)


417
Rosalia
La Lattuca
Decu
f. di
418
Rosalia
Cammalleri
Micheli
Muglieri
428
Rosalia
Gueli
Minicu
f. di
513
Rosalia
Laudicu
Ninu
Moglie
540
Rosalia
Castronovo
Francisco
f. di
703
Rosalia
Picuni
Giurlando
Di
708
Rosalia
Cuddura (la)
Francisco
Di
56
Rosalia 
Asaro


7
Rosolia
Carchiola (la)


30
Rosulia
Lo Brutto
Grispino
Di
128
Rusalia
Randazza (la)


130
Rusalia
Burzellina (la)
Francesco
Di
136
Rusalia
Ristiva (la)


178
Rusalia
Giglia (la)
Francisco
Di
340
Rusalia
Falletta


343
Rusalia
Taibi


443
Rusalia
Rotula (la)
Vincenzo
f. di
480
Rusalia
Cullura (la)
Decu
f. di
605
Rusalia
Pistuna (la)
Gio: Francesco
f.di
555
Rusana
Nobili (lu)
Micheli m.o
Moglie



[4]) Leggo ne L' amico del popolo  di Agrigento del 22 dicembre 1991 (n. 39) pag. 5: Racalmuto: la patria di Pietro d'Asaro: " ....Distrutto Casalvecchio, come riferisce Michele Amari, il nuovo centro abitato venne spostato di alcuni chilometri e dagli  Arabi venne  denominato Rahal Maut (villaggio distrutto o paese della morte a causa di una terribile peste che fece innumerevoli  vittime). ...".   L'articolo è genericamente assegnato alla Regione Siciliana - Assessorato Turismo Comunicazioni e Trasporti..

Nel falso dell'Abate Vella si parla di un 'governatore - AABD-ALUHAR - di RAHAL-Almut (v. Tinebra Marturana, pag. 36). A pag. 37  dell'opera del Marturana  v'è già l'accenno  a Casal Vecchio.  Per Tinebra Marturana,  Casal Vecchio, s'accresce notevolmente anche sotto i Normanni (cfr. pag. 55). Quanto poi scrive a pag. 69 sembra alquanto contraddittorio..

Su Casal Vecchio si  dilunaga  Eugenio Napoleone Messana in  racalmuto nella  storia  della  sicilia. Leggesi a pag. 30  "Gli Arabi in Sicilia trovarono i miseri avanzi di un antico splendore, sia per lo stato in cui l'avevano ridotta  i precedenti invasori, sia per la loro guerra nelle zone in cui  ebbe luogo, giacchè in più posti vi giunsero con patteggi. Essi chiamarono il Casalvecchio dell'agrigentino Rahal Maut, paese distrutto  o Rahal-Kal-Maut, paese in  pendio diroccato, si ignora se per fedele traduzione del nome o per danni che subì alla loro conquista, o per i resti ancora visibili dell'antica città di cui abbiamo a josa discusso. Casalvecchio non era dove oggi è Racalmuto, ma più a sud-est, precisamente  nella contrada di Casalvecchio (Casaliviecchi). ... "

Di  Castel  Vecchio ( e non Casal Vecchio) parla in effetti Michele Amari  (Storia dei Musulmani di Sicilia, a cura di Nallino, Catania )  nel volume II, pag. 64-67, ma la località non sembra possa riferirsi a Racalmuto.  Annotiamo qui alcuni brani:  (pag. 64 ..."Ibrahim a venticinque anni salì al trono per uno spergiuro [875-901]. Muhammad, suo fratello, venendo a morte lasciava il regno al proprio figliolo bambino: commettea la tutela ad Ibrahim, facendogli far sacramento di non attentar mai ai diritti del nipote, né metter pie' nel Castel Vecchio, ove questi dovea soggiornare con la corte  ....   Uscito da al-Qayrawan alla testa del popolo in arme, occupava il  Castel Vecchio; si  facea gridar principe [pag. 67]. .......

[I familiari di Muhammad] furono ridotti nel Castel Vecchio [pag. 67]. Fece por mano ai lavori il 263 [876-877] in luogo discosto quattro miglia da al-Qayrawan e chiamato Raqqadah  [in nota: "«Sonnolenta» come suona apponoi ... I due ultimi scrrittori al-barki e ibn-wadiran riferiscono la fondazione di Raqqadah negli anni 273-274. Il nome nacque, secondo alcuni, dall'amenità del sito che inebriasse di voluttà e sforzasse al sonno; secondo altri, da un gran mucchio di cadaveri che vi si trovarono a dormire l'ultimo sonno. "]  Era avvenuto che i liberti di Castel Vecchio  tumultuassero [ v. pag. 67].

[5] ) Ad ulteriore esplicazione valgano i dati espunti da una lunga nota apposta in proposito sempre dal Mirabella: «Questi beneficj della diocesi di Girgenti furono dall’Orosco assegnati a don Pietro Bagalino col seguente atto, che trovasi inserto in quello d’accettazione rogato a 28 agosto IX indiz. 1596 in Alcamo presso il not. Lorenzo Lombardo: ‘ Die 23 augusti viiij ind. 1596 - Cum ad presens in manibus Illustrissimi et R.mi Domini Episcopi Agrigentini vacaverint et vacent infrascripta beneficia, videlicet: beneficium sante Lucie existens subtus orologium seu campanile maioris ecclesie civitatis Castronovi, beneficium Sante Agathe exstens in terra Racalmuti, ac etiam et benefitium sante Marie Maddalene in civitate Narii Agrigentine dioecesis ob liberam resignationem et renuntiationem fattam in manibus ditti illustris.mi et Rev.mi domini episcopi per clericum don Joannem Gomes hispanum, olim beneficialem dittorum benefitiorum prout virtute suarum bullarum apparet, [....]: ideo volens dittus illst.mus et rev.mus dominus Episcopus dei eis disponere tanquam de mensa episcopali, ne ditta benefictia suis debitis defraudent obsequiis, attentis meritis don Petri Bagolini alcamensis, quibus testimonio fide degno comprobatur, vigore presentis actus superattiva benefictia  supradicto modo vacantia contulit et confert in persona ditti de Bagolino cum omnibus et singulis iustis juribus redditibus fructibus et emolumentis ceterisque ad ditta benefictia debitis spectantibus et pertinentibus, cum onere celebrandi seu celebrari faciendi solitas missas et de solvendo quolibet anno in qualibet translatione santi Gerlandi patroni nostri solitam ceram jure recognitionis et superioritatis ditto ill.mo et rev.mo domino Episcopo prout erant obligati ditti olim beneficiales. Unde de mandato ill.mi et Rev.mi episcopi Agrigentini fattus est presens attus electionis hodie die quo supra suis die loco et tempore valiturus. Unde etc. -  Ex actis Magne Curie Episcopalis Agrigentine extracta est presens copia. Collatione salva. - Joseph a Marco Magister Notarius».

[6] ) Ad ogni buon conto, integro qui quelle parti dell’opera che riguardano Racalmuto e che non sono state integralmente citate dal supposto Genco.
Pag. 14.
«Ma nella Diocese Agrigentina trè luoghi principalmente antica, e celebre la memoria di Santa Rosalia conservano, Bivona, S. Stefano, e Rahalmuto, e par che portata, ò accresciuta vi fosse tal devotione dai Chiaramontani, percioche poterono per questo haver due cagioni; una la comune patria di Palermo, dove la Casa Chiaramonte fù molto nobile, e potente: l’altra, la signoria di quei medesimi paesi, dei quali era stata già Signora la Santa  Vergine Rosalia, come diremo nella vita.
«Hor primieramente quanto a Rahalmuto n’habbiamo chiarezza, percioche Costanza di Chiaramonte, figlia di Manfredi, sorella di Giovanni, Conte di Modica rimaritandosi la seconda volta  con Antonio del Carretto, figlio pur di Antonio, che illustrò questa famiglia col titolo di Marchese del Finale, edificò, ò riedificò da fondamenti quella terra
Pag. 15
«nel 1320. e visse fin al 1330 [evidentemente l’Asparacio nel 1924 e, mediatamente, il p. Morreale  nel 1986 - cfr. op. cit. -  derivano da qui la datazione della fondazione del chiesa di S. Rosalia di Racalmuto nel decennio 1320-1330)  e benché le lasciasse l’antico nome Rahalmut , che vuol dire in Arabico, Casalmorto, cioè distrutto, li volle però dare ornamento, e presidio di vita col patrocinio di S. Rosalia, che perciò edificò la prima Chiesa in honor di lei nel mezo della terra, che hoggi è servita dai confrati del Santissimo Sacramento.
«V’era l’imagine della Santa dipinta nel muro da poco in quà rovinato, e quella che v’ha hoggi in tela è assai nuova, cioè del 1600, mà della prima imagine, restandosi ben fissa nella mente, un valente dipintore del medesimo luogo, detto il Monocolo di Rahalmuto il cui nome è Pietro d’Asaro , n’ha dato fuori un bello essemplar: vi si fà la festa à 4. di settembre un gran concorso, e devotione del Popolo, e quel quarto della terra hà pure il nome di S. Rosalia fin’hoggi.»
«Hora per ciò meglio confermare, passerò all’altra testimonianza delle immagini [...]  Quella di Rahalmuto, della quale non appare altro millesimo, che questo M.CC. e il muro è guasto»
L’importantissimo passo delle pagg. 373 e 374 è stato sopra riportato e ad esso si fa qui rinvio.
Pag. 376
«Le Grotte patirono anche molto [al tempo della peste del 1624], alle quali soccorse la Contessa di Rahalmuto, che l’era vicinissima, colla reliquia di S. Rosalia; ma non hò distinta, e certa relatione di alcun benefitio ...»

Per inquadrare in qualche modo la figura del Cascini e l’opera sua, riporto alcuni dati reperibili nell’introduzione del libro.
«AL LETTORE, Pietro Salerno della Compagnia di Giesù.
«L’autore di quest’opera fù il R.P. Giordano Cascini della Compagnia di Giesù, che a miglior vita passò sul finire del 1635.
«Nacque il P. Giordano Cascini di famiglia nobile nella città di Palermo, fù adoperato dall’Em. Cardinale Giovannettino Doria Arcivescovo di Palermo nelle consulte per la dichiaratione delle ritrovate Reliquie di S. Rosalia.
«[....] raccolse quanto il padre Ottavio Caetano [aveva già scritto, prima del rinvenimento del corpo a Montepellegrino e con contrapposto orientamento su S. Rosalia,, n.d.r.] nelle Vite de’ Santi di Sicilia».

In polverosi e ponderosi volumi consultabili presso la Biblioteca Nazionale di Roma, mi sono imbattuto nella vita di S. Rosalia  che trovasi negli «ACTA SANCTORUM -  Septembris (tra i santi festeggiati il 4 di settembre) Tomus II - Antverpiæ - apud Bernardum Albertum Vander Plassche - 1748 - pag. 278 e ss.
Stralcio e talora traduco:
«Sec. XII post medium. Nullius antiquus de S. Rosalia egisse scitur: nonnulli tamen ante inventionem corporis.
- [Antonio Ignazio Mancuso S.J. - scrive nel 1621 e ricorda i più antichi scrittori rispetto al 1624 e cioè Valerio Rossi nel 1590 visto da Vincenzo Auria; Filippo Paruta nel 1609 - ] recensit Simonem Parisium , baronem Milochæ, qui in “De scriptione Siciliæ”, anno 1610 edita [e Vincenzo la Farina, barone di Aspromonte, che scrisse nel 1620 una “epistolam de S. Rosalia]. [Soprattutto Ottavio Cajetano S.J., attorno al 1607 nella sua “Vite dei Santi” [..] Il Cascini muore il 21 dicembre 1631 (?) in Mongitore “Bibliotecha Sicula”.] «Edidit Cascinus anno 1627 Vitam S. Rosaliæ etc.. Anno 1631 “Vitam et inventionem corporis S. Rosaliæ”»
Infine, viene pubblicata l’opera maggiore in tre libri, dopo la morte, nel 1651 ove sono inserite molte opinioni, notizie e congetture da parte del p. Salerno. Gli ACTA si diffondono in puntigliose incongruenze, specie di date che appaiono postume rispetto alla data di morte del Cascini.
·       Altri autori di vite della Santa: «Joseph Spucces Societatis Jesu: dissertatione Ms. quà anno 1642 Romæ antiquitatem cultùs S. Rosaliæ defendit. Dissertationem hanc cum altera ejusdem auctoris de stirpe S. Rosaliæ nobiscum anno 1744 communicavit R.P. Stanislaus Ignatius Castiglia Societatis Jesu, tunc provinciæ præpositus ..»

Pag. 317

·       Hisce breviter observatis, redeo ad laudatam dissertationem [...]: “ Primò Racalmuti [* Rahalmuti] quod est oppidum in dioecesi Agrigentina, templum habetur antiquissimum S. Rosaliæ, cuius antiquitas refertur ad annum MCCVIII, ut conijcere licet ex notis repertis in arcu quodam ejusdem ecclesiæ, quae huiusmodi erant MCCVIII: quinque enim postremae jam media sui parte corrosæ, hanc tantùm speciem ostendebat.” Hanc S. Rosaliæ ecclesiam memorat etiam brevissime Salernus pag. 152, et Cascinus pag. 14 et 15. At hic uno seculo ecclesiam posteriorem facere videtur, cùm narret ædificatam inter annum 1320 et 1330,  [ed a questo appiglio mi pare che tornino ad aggrapparsi, per una riconferma delle loro tesi l’Asparacio nel 1924 e, mediatamente, il p. Morreale  nel 1986 - cfr. op. cit.] , uti ibidem videre licet. Verùm sive seculo XIII sive XIV condita sit illa ecclesia S. Rosaliæ, certùm est antiquissimi cultus argumentum.»

Pag. 362

«380. Rahalmutum, Agrigentinæ quaque dioecesis oppidum, Siculis Rahalmut, antiquis temporibus S. Rosaliam coluit, primamque eidem ecclesiam dedicavit, ut vult Cascinus. Hanc ecclesiam, invento corpore, diligenter instaurarunt Rahalmutenses, et Sanctae reliquias obtenuerunt Panormi. Harum trasnlatio incidit in diem XXXI Augusti anni 1625, quando suscepta sunt ab inculis insigni pietate et pari solemnitate, eodemque die energumena liberata, in Ecclesia Fratrum Minorum de Observantia, ubi solemne cantabatur Sacrum, teste Cascino. Rahalmutenses quoque peste periculo liberasse videtur patrona Rosalia, præsertim quia illa maximé sæviebat in vicinia et quia nonnulli infecti Rahalmutum intrârunt, malo nulli communicato, et demum quia ipsi Rahalmutenses satis diu cum vicinis infectis commercium habuerant, nec nullum tamen contraxerant contagium.»

[7] ) Ciò chiaramente appare, aggiung’ei, da un antico Atto esistente in notar D. Michele Morreale di quella stessa Comune . Quod virtutis specimen non solum fas est suspicere in nostro Marco Antonio, nam admiratione dignum quoquo videtur in Aloisia Alaimo, a qua originem ducit idem Marcus Antonius, quæ suis sumptibus in Racalbutensi oppido templum S. Rosaliæ V.P. sacrum extruxit, anno circiter 1200 a partu Virginis, ut ex veteri monumento, et chirograho publici Notarii Michaelis Morreale Racalbutensis, clarissime apparet.»
Interessante, pure, il passo di pag. 14:
«Ci tramandano i nostri padri, che han ricevuto per incontrastabile certezza, che quattro Chiese numera la nostra Patria, ove la S. Vergine ha avuto speciale divotissimo culto. La prima, e la seconda son quelle appunto, che rapporta il Cascini, di cui l’una precesse alla riedificata, ed in quel luogo, ove è oggi detto d’alcuni di S. Rosaliella. La terza in quello, ove a nostri dì è la Chiesa di San Michele, opera dell’immortal  memoria del Sac. D. Giuseppe Tulumello! nella quale si rappresentava a seconda la descrizione del Pirro; e la quarta finalmente è la Chiesa della Matrice, quale, sebbene non alla S. Vergine consacrata, avvi intanto a destra un’adornato dorato Altare, e cappella. In essa si vede una quasi parlante Statua colorita, in abito eremitico, con croce in destra, e libro e bastone nell’altra, pari all’antico modello.»

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