domenica 19 giugno 2016

La guerra santa di cartone tra Grotte e Racalmuto | Botta e risposta Butera-Taverna
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POLEMICHE. La proposta di unificare i Comuni vicini provoca le reazioni di Calogero Taverna. Controbatte Mimmo Butera che ha sostenuto l’idea lanciata su queste pagine dal nostro Salvatore Alfano. Il dibattito si accende, in arrivo altri interventi. Di prossima pubblicazione gli articoli di Filippo Vitello e Lillo Sardo

Mimmo Butera e Lillo Taverna
Mimmo Butera e Lillo Taverna
Il tema di una ipotetica unificazione dei due Comuni meritava un contegno ed un approfondimento differenti. Sarebbe stato auspicabile soffermarsi su quelli che potevano essere i vantaggi concreti, derivanti dalla costituzione di una nuova entità comunale. Oppure, occorreva evidenziare i proficui risvolti economici che la gestione comune dei servizi potrebbe generare. Normative vigenti, che richiedono un’analisi attenta e circostanziata, sollecitano la realizzazione della cosiddetta ” unione dei comuni”, che garantirebbe una adeguata razionalizzazione dei servizi, il superamento di ataviche contrapposizioni territoriali e la valorizzazione comune delle risorse.
Purtroppo, si è assistito, grazie a talune saccenti intemperanze alla riproposizione in chiave farsesca di un conflitto fondamentalista.
Lo scrittore Mauro Corona ha coniato un neologismo: “Malinchetudine”, fusione temporale ed esistenziale di malinconia e solitudine , di cui sembra essere irrimediabilmente afflitto il dottor Taverna. Questi, nel tentativo di rispondere a semplici osservazioni, contenute nel mio intervento, ha reagito con una scomposta e sintatticamente disarticolata invettiva; alla quale sono seguiti defatiganti riferimenti a testi sciasciani. Reazione che non fa certamente onore all’autore di “Racalmuto nei millenni” e de “La signoria racalmutese dei Del Carretto”, pregevoli testi di storia patria, di cui lo stesso Taverna in passato mi ha fatto dono.
Mimmo Butera
Mimmo Butera
Sorge un atroce dubbio! Forse i virulenti interventi, che, perennemente, scandiscono la tronfia partecipazione del fine intellettuale nei dibattiti, sono provocati dal fondato timore di subire la stessa sorte che un funzionario napoletano, nello scrivere un libro sulla nobiltà di Palermo e di Messina, riservò ai Del Carretto, caduti in disgrazia, che ignorati del tutto, non furono in alcun modo menzionati nell’opera (pag.83 del libro di Taverna).
Invocare, poi, nei miei confronti le terribili restrizioni penitenziarie, accomunandomi a sinistri figuri che tanta atrocità hanno fatto scontare alle nostre comunità, denota le claudicanti vaghezze e insormontabili incertezze degli argomenti , peraltro mai sviluppati, che il malinconico teorico della supremazia etnica racalmutese dovrebbe utilizzare, per sostenere con efficacia le proprie tesi.
Per citare l’amato Sciascia, la copiosa produzione di interventi di Taverna, per contenuti, potrebbe essere così stigmatizzata: “…..scriveva, scriveva, ma tutto quello che ha scritto si accumula come una dolorosa gratuità, una enorme e tragica insignificanza”.
Infine, rammenterei che Carneade era un filosofo greco del 213- 129 a.C., che fu lodato da Cicerone nel De Finibus , ma questo l’incompetente don Abbondio non poteva saperlo.
Mimmo Butera
Mimmo Butera
Forse, al posto di un sedicente padre Cristoforo, ci siamo imbattuti in un redivivo don Abbondio?
Credo che a Grotte, i lupi non siano mai esistiti, ma, purtroppo, in alcune realtà permangono le cavernose oscurità di certe menti.
Ringrazio Malgrado tutto per aver ospitato le mie considerazioni, ma ritengo che non sia il caso di partecipare ancora a questa sterile polemica, auspico,  la possibilità che si apra un serio dibattito denso di validi contributi.
ECCO I COMMENTI DI CALOGERO TAVERNA CHE HANNO PROVOCATO LA RISPOSTA DI MIMMO BUTERA
Questo signor Butera è un patetico antisciovinista che parla di cose che non sa e per giunta si crede tanto saggio da poter dispensare patenti di mai pensate arguzie a chi è ben conscio di quello che è Racalmuto e di quello che è Grotte. Malgrado Tutto è divenuto lo sfiatatoio di spillanti anonimi e di incompetenti politologhi da strapazzo. Spero che si ravveda. Altrimenti merita lui il 4bis dell’ostracismo carcerario, da Alfano comminato per Sole e abbuonato a Grassonelli quello del premio letterario che piace tanto a tale patetico Butera. Carneade, chi era costui?
10 gennaio 2015 a 18:02
Vaglielo a dire al Butera di turno, per lo meno ti dà del paltetico e dello sciovinista. Credo che manco sia molto abile nella proprietà di linguaggio. Alla sampason (Simpson) direbbero a Racalmuto. A Grotte non so. Siamo di due mondi diversi. Ottima la microstoria del prof. Valenti per Grotte, Per Racalmuto dovrà ancora uscire il testo esaustivo del nostro unico e inalienabile “spazio vitale” per rifarmi al Forstoff, che il prof. Butera pare ignori. Per infilzarmi il grottese Terrana poteva avvalersi di uno a dir poco più saggio. Dopo la Colpi di Spillo eccomi ora dileggiato da un Carneade, chi era costui?
Calogero Taverna
Calogero Taverna
Data questa risposta al caro amico mio Salvo, istruisco un po’ codesto ignaro Butera. Lo istruisco citando passi veri di Sciascia, quello della REVERSIBILITA’ di Il Mare Colore del Vino:
” ‘Maestà’ disse il ministro Santangelo .. siamo alle Grotte’. Ferdinando si affacciò allo sportello della carrozza. Case grige [sic] che si ammucchiavano a scivolo su fianco di una collina, tetti di ortiche e di muschio. E donne vestite di nero affacciate alle porte, e bambini dagli occhi attoniti e affamati, e porci che grufavano nelle immondizie.
Si ritrasse.
‘E che mi svegliate a fare?’ – disse al ministro – ecco questo scimunito a svegliarmi con la bella notizia che siamo alle Grotte’. … ‘Nelle Grotte ci stanno i lupi: tiriamo avanti’. E tirarono avanti per altre due miglia: fino a Racalmuto, dove trovarono i balconi parati di seta come per il Corpus Domini, la guardia urbana schierata, una ricca mensa al municipio[…] Giusto un secolo dopo, alla stazione di Grotte il treno di Mussolini passò velocemente,a filo di una folla che dal marciapiede quasi traboccava tra le ruote: e non furono molti i grottesi che per un momento intravidero la faccia abbronzata e ingrugnata di Mussolini accanto a quella olivagna e sorridente di Starace.
Da questi due fatti, fino a pochi anni adietro , i racalmutesi traevano irrisione e disprezzo per i grottesi . Da parte loro, i grottesi tenevano un repertorio di mimi che comicamente rappresentavano i difetti dei racalmutesi.[…]
In verità. a due miglia di distanza, i due paesi erano quanto di più diverso ed opposto si possa immaginare. Grotte aveva una minoranza valdese e una maggioranza socialista, tre o quattro famiglie di origine ebraica, una forte mafia; e brutte strade, brutte case, squallide feste. Racalmuto aveva una festa. splendida e frenetica, che quasi durava una settimana: e i grottesi vi accorrevano in massa; ma era, per il resto, paese senza inquietudini, elettoralisticamente diviso tra due grandi famiglie, con pochi socialisti, molti preti e una mafia divisa.”
Calogero Taverna al Serrone fotografato da Alessandro Giudice Jyoti
Calogero Taverna doveva partecipare alle primarie del Pd, poi sfumate
Mi sa che Sciascia era molto più sciovinista di me. E tale sciovinismo lo mantenne sino al punto di morte (Vedi Fuoco all’Anima), ma diversamente da me lui odiava questo suo angusto “spazio vitale”, mentre io no! Forse perché ne sono stato sempre lontano. E allora? Mi dispiace per l’ignaro Butera, è per realismo e per la mia vena dadaista che sostengo l’inconciliabilità tra Grotte e Racalmuto. Sciascia volle davvero Racalmare? Se veramente sì, e se per convinzione e non per irrisione – lui che odiava tanto i premi lettrari – vuol dire che cadde in una delle sue tipiche contraddizioni. Contraddisse e si contraddisse, voleva un tempo scritto sulla sua tomba. La famiglia come per FUOCO NEL MARE se n’è buggerata. Ora varrà il duo Terrana-Butera a cassare lo sciovinismo sciasciano? Buona fortuna!
11 gennaio 2015 a 13:58
Veramente più che colari mi ci sto divertendo. Questo Butera è davvero nessuno: si mette ad elogiare Racalmare e Tano Savatteri, pensa un po’, dopo il flop culturale, mediatico ed economico di MALERBA. Intanto Malgradotutto ha dato il via al mio primo commento ed ha anche pubblicata la mia seconda molto più pepata rettifica.
Il direttore se ne sta, almeno sinora, in disparte. Butera forse persino ignorava la ripugnanza di Sciascia per i premi letterari. Racalmare (non premio Sciascia come non fondazione Sciascia), fu forse uno sberleffo sottilmente beffardo? Racalmare, premio dei lupi di li Grutti?
Invero da patetico sciovinista, intellettualistico campanilista in vena di anacronistici sussulti (sotto sotto anche Casarrubea mi dà del campanilista per la mia proterva ricerca della verità sul caso Ettore Messana), inidoneo dopo sessant’anni di pratica nazionale nelle cose dell’economia e della ineluttabile riforma dello Stato amministrativo, e via suonando della prosa invero sapida del Mimmo Butera dell’orbita Terrana targata Grotte, il paese dei lupi sciasciani, ho dovuto di soprassalto svegliarmi da tutto ciò, quando il 29 gennaio 1998 degli amici romani mi hanno regalato il libro di cui qui pubblico l’accattivante copertina.
In codesto grazioso libro mi toccò leggere a pag. 176 questo inquietante resoconto: “Arrivai a Palermo, prima di andare a Grotte per ricevere il premio Racalmare concessomi da una giuria presieduta da Sciascia e nell’appartamento di Leonardo a Palermo conobbi Porzio, dopo una difficile seduta di lavoro con lo scrittore, difficile psichicamente perché Porzio sapeva che Sciascia stava morendo, ma facile in quanto solo la provocazione culturale agiva come meccanismo in grado di tendere la poderosa muscolatura intellettuale dello scrittore, e potei averne la prova. Quell’uomo malato, malinconico, dagli occhi inumiditi dal pianto, recuperava la colonna vertebrale quando la conversazione volgeva al ‘letterario’, sul ‘culturale’, dimostrando così che in noi resta sino all’ultimo ciò che più e meglio ci ha identificato.”
Certo Sciascia è morto, anche Porzio è morto, ed anche quello scrittore premiato da Sciascia in articulo mortis è morto. E noi ancora siamo vivi. Mi chiedo però: ma davvero uno Sciascia presidente della giuria del premio RACALMARE avrebbe premiato Grassonelli e la sua Malerba? Con buona pace di Cencio (quello che venne nella mia terrazza nel lontano 1979), penso di no e sono portato solo per questa volta a dare ragione all’amico grottese Gaspare Agnello. No! se c’era Sciascia, quel pasticcio a firma di un ergastolano ostativo non pentito e di un homo televisivus agrigentino non arrivava manco in finale. Sì forse l’avrebbe letto ma non credo che giungeva alla pagina 175 con tutte quelle fandonie intrise di sessualità per signorine. Ciò è potuto avvenire perché a presiedere è stato il pur valente Tano Savatteri racalmutese, magari per spregio della aborrita piazza letteraria in quel di Grotte, la terra dei lupi sciasciani.
E ciò mentre quell’aureo ultimo libro di Sciascia FUOCO ALL’ANIMA manco si trova (salvo mio errore) nella Fondazione che dovrebbe chiamarsi per volontà dello scrittore FONDAZIONE FRA DIEGO LA MATINA, eretico agostiniano racalmutese bruciato vivo in Palermo.
Scrive Manuel Vàzquez Mantalbàn – questo il premiato in extremis da Sciascia : “ebbi la fortuna e il dolore di essere presente a quello che fu l’ultimo incontro di coloro che resero possibile ‘Fuoco all’anima’ conversazione tra Porzio e Sciascia destinato ad essere un testo rivelatore sulle radici della scrittura di Sciascia e della complessità di vedute di Porzio lettore.”
Calogero Taverna (Foto di Alessandro Giudice Jyoti)
Calogero Taverna (Foto di Alessandro Giudice Jyoti)
“Testo rivelatore”? No, purtroppo. La famiglia l’ha fatto ritirare penso per volgari questioni di diritti di autore.
Per fortuna in Racalmuto, sciovinisticamente parlando, c’è ancora un Circolo Unione che quel “testo rivelatore” l’ha potuto avere in tempo, metterlo in vetrina e renderlo disponibile per chi ha davvero voglia di abbeverarsi alle origini della “scrittura di Sciascia”.
E Sciascia viene dal Montalbàn così visto, diversamente dagli egemoni NOCINI di cui capo corifeo è Tano Savatteri: ” Curiosamente, uno scrittore che sembrava muoversi intorno a questioni così ‘locali’ come il pareggio storico italiano, il doppio potere, la doppia verità, la congiura come condizione permanente nel rapporto tra suolo e sottosuolo con materiali passati e presenti siciliani e una tecnica letteraria che faceva da crogiuolo a patrimoni letterari assai diversi, alcuni addirittura paraletterari, riusciva a creare una letteratura che metteva a nudo il disordine del nostro tempo come nessun’altra prima, nessun’altra specificatamente politica o collegata a ciò che in un certo momento venne chiamato ‘ letteratura a tesi’. Dopo tutti i naufragi della ragione sistematica e totalizzante. Sciascia acquisiva di nuovo l’innocenza razionalista, quella del primo razionalista, come ipotesi di partenza per scoprire l’immensità del disordine che ci veniva proposto come ordine inevitabile, un ordine inevitabile come inevitabile è il presente, unica dimensione temporale avente senso in quei rapporti di dipendenza in cui la memoria diventa un rumore di disturbo e il futuro una pericolosa proposta di insoddisfazione e utopia. Quello di Sciascia era quasi un modo di proporci, alla maniera leninista, di fare un passo indietro per poi farne due in avanti. Sciascia ci poneva nella preistoria del contratto sociale e ci mostrava l’orrore che questo era diventato , ma anche il bisogno di ristabilirlo su nuove basi.”
Ovvio che questo mi manda in fibrillazione, proprio perché son uno sciovinista, dal miope campanilismo con qualche punta di ironico svolazzo sul colle della mia “decadente nostalgia” per dirla alla Butera. E vorrei però suggerire ai grottesi, se non li disturba quel richiamo leninista del Montalbàn, di redimersi da quello che successe l’anno scorso, e di premiare a RACALMARE quest’anno Manuel Vàzquez Montalbàn per questo suo aureo libro LO SCRIBA SEDUTO, magari accoppiato al reietto FUOCO ALL’ANIMA di SCIASCIA-PORZIO.
11 gennaio 2015 a 14:52
Ma io vorrei chiedere a questo Butera detto Mimmo, prima di inondarmi di ironici aggettivi per un sapido sfottò, ha letto questo mio post? E davvero qui appaio l’ignorante nostalgico refrattario ad ogni lettura positivista del forzoso congiungimento del “paese del sale” con il “paese dei borbonici lupi”?
Un momento dell'intervista
Calogero Taverna
Io ho molta stima del dottore Alfano. Il che però non mi ha impedito di litigare due o tre volte e di brutto. Siamo molto simili. Solo che stavolta il dottore Alfano cerca di riempire un vuoto e così finisce per creare un diversivo rispetto al gravissima voragine di efficienza della macchina comunale. Malgradotutto è tra incudine e martello: attacca? Il mio amico Totò Picone salta su tutte le furie ed è ormai personalità affermata per venire preso sottogamba. Non attacca? Allora collude! Brutta faccenda per un giornale che ci tiene tanto alla sua dignità (anche letteraria).
Far da bordone a questa carretta amministrativa è oggi molto deprimente. Il ricorso a San Nanà! Dopo la grande conversione alla Venuta della Beddra matri di lu Munti, può essere davvero un santo miracoloso. Io ci rido perché per fare un congiungimento della specie tra due borghi millenariamente avversi ci vuole un plebiscito. E chi vota per perdere la propria fisionomia con l’illusione magari che tanto la propria “identità” resta integra? Certo che così scaricheremmo sui fessacchiotti al di là della Confina la metà delle nostre spese per il manteniento di tanti spiantati in attività di servizio. Ma sono davvero fessi quelli di Grotte che in materia finanziaria sono dei maghi: seppero sfruttare persino i “derivati” inventati da Tremonti per i comuni lombardi, mentre noi racalmutesi solo chiacchiere sappiamo fare.
 


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4 Responses to La guerra santa di cartone tra Grotte e Racalmuto | Botta e risposta Butera-Taverna

  1. 11 gennaio 2015 a 21:32
    Quando l’imbecillità supera l’intelligenza si arriva all’inutile idiozia erudita. Non son o un letterato, non sono un patito della sintassi specie quella inutilmente sovrabbondante del Butera. Me ne fotto della superiorità di Racalmuto o di Grotte, da cui guarda caso un mio antenato proveniva, fuggiasco, a fine 1600. Se il Butera non afferra il mio sgrammaticato scrivere io francamente me la rido del suo vacuo volermi erudire.
  2. 11 gennaio 2015 a 22:38
    Solo che non avendo io, diversamente dal Butera che per primo credette di potermi insolentire con un profluvio di ironia aggettivata, approfitto di questa sacrestia editoriale per dire la mia, al di là delle stupidate campanilistiche e pseudo erudite dei sodali di Terrana.
  3. 12 gennaio 2015 a 10:22
    Mi accorgo che si è aggrumata qui tanta di quella mia materia grezza da dare uno spettacolo indecente. Da vetero comunista faccio l’autocritica. Quando cado in polemica entro in ebollizione dadaista con svolazzi niccciani alla Zarathustra (già, così parlò Zarathustra). Ipotassi sino alo spasimo, immaginificità debordante. Avendo oltre ottant’anni, essendo ormai decrepito ottuagenario, come piacevolmente mi insolentisce l’avvocato Burruano da Racalmuto, credo di avere diritto ad essere arteriosclerotico incontestabile. Di solito non aggredisco nessuno per primo, ma se mi toccano dove è il mio debole, nella mia anarchica autostima, erompo incontenibile.
    Mi pare che ne abbia fatto le spese il dignitoso e compunto dottore Mimmo Butera. Francamente non riesco ad inquadrarlo: dovesse essere il regista che una volta incontrai presso lo studio di Turiddru Bellavia – mio equipollente grottesco – faccio il pentito e gli chiedo asintatticamente scusa, se dovesse gradire.
    Tra Malgrado Tutto e me dovrebbe essere noto che non corre buon sangue. Vecchia storia. Risale ad una trentina di anni fa quando la buonanima – dei morti si dice così – di Nicu Petrotto mi aggredì sull’allora diverso foglio per una questione di giummo fascista che avevo appiccicato a Leonardo Sciascia in un estraneo foglietto dell’azione cattolica di Racalmuto. Reagii e grintosamente ma con lungo scritto che non mi venne accettato da Malgrado Tutto. Iniziò allora la mia personale baruffa con il pur valente giornaletto he all’epoca mi pareva la voce della Famiglia, in versione NOCINA.
    Un paio di mesi fa, il dottore Alfano, tra una mirabile foto e l’altra, non sapendo che scrivere, tirò fuori una battuta di Sciascia sardonicamente protesa ad approvare il congiungimento di Racalmuto con Grotte: un paradosso come l’altro di un beffardo Sciascia. Celiando mi sdegnai: mai io racalmutese da mille e più generazioni avrei accettato di finire tra i branchi lupeschi della Grotte di borbonica e fascista denigrazione.
    Ma passai altrove dal faceto al serio, sollevando questioni molte antiche e perniciose sulla mia Racalmuto. Non essendo né scrittore né storico, né letterato ma modesto uomo di banca aduso a vigilanza creditizia e magari ad ispezioni avverso la grande evasione come tentò il socialista Reviglio, lamento l’insania del c.d. paese della ragione nel soppesare la serietà dei suoi problemi economici, sociali ed anche etici. Dopo 40 anni di mala gestio abbiamo voragini di debiti (sia pure occultati da enormità di crediti certi liquidi ed esigibili)che per il momento hanno due sbocchi plateali di negatività: la supertassazione (dalla monnezza alle varie e surrettizie imposte patrimoniali territoriali) e il sovraccarico insostenibile nella compagine impiegatizia municipale. In tale contesto, la storiella se congiungerci o meno con Grotte in nome di Sciascia si smunge sino a divenire vacua. Se Grotte vuol farsi carico della metà del nostro gap debitorio ben venga con noi. Ma si sa quanto è profonda la sionistica propensione al risparmio dei bravi grottesi. Altro che superiorità di Racalmuto, paese dal cicaleccio sovrabbondante tra l’agorà e il BS, sotto il fumante sguardo della iperrealista statua agnelliana di Sciascia.
    Quindi a questo punto vogliamo accorciare questa dissennata baruffa chiazzotta tra me e Mimmo il grottese? Non è una cosa seria.
  4. 12 gennaio 2015 a 20:54
    Lillo Taverna e Mimmo Butera sono due intellettuali seri e di un liv ello molto alto per cui credo che non si addica a loro una baruffa che sfocia nell’improperio. Due personalità così significative devono abbassare i toni e discutere pacatamente.
    In merito all’unificazione dei due paesi convengo che esistono profonde diversità culturali e storiche tra i due centri ma è ineluttabile che Grotte e Racalmuto si unifichino, per ragioni economiche. Verranno leggi restrittive che imporranno l’unificazione e sarò una cosa giusta. Poi mi piacereb offrire una pizza al Dr. Tavedrna e al dr. Butera magari alla Vecchia Nina che è proprietà di Grottesi ma in territorio di racalmuto. Mi sobbarcherei alla spesa. Abbracci da Gaspare Agnello

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