sabato 7 aprile 2018

LA VIABILITA' PREGRECA NELLA TERRA DEI SICANI

Per quel che ci dice la squadra di archeologi sotto la direzione del prof. La Rosa nell'importante volume DALLE CAPANNE alle ROBBE, in quel di SERRA DEL PALCO di cui alle mappe che pur qui pubblichiamo, molto prossima alla necropoli 'sicana' della nostra Grotta di Fra Diego, vi era un evoluto centro abitato risalente  a 7.000-6.500BP (before present, prima del presente)  anni fa che ci ha lasciato 'campioni ceramici sui quali è stato possibile operare la datazione tramite termoluminescenza.

Come si vede una tecnica modernissima a sfondo addirittura nucleare disponibile presso la importante università di Catania. E così le scoperte archeologiche hanno fatto piazza pulita delle fonti letterarie e Tucidide si eclissa, e i tanti grandissimi studiosi di tali fonti del taglio di Pugliese Carratelli devono cedere il passo alle datazioni alla termoluminescenza.

E quei piccoli frammenti fittili che anche noi abbiamo trovato a iosa nelle nostre lande, ove sono presenti  suggestive ed imponenti testimonianze di necropoli preistoriche, dimostrano una civiltà evoluta e niente affatto feroce e mostruosa quali il Tucidide vorrebbe;  niente Polifemi con un solo occhio, niente Lestrigoni, niente congetture cervellotiche di primitivi ominidi che non sanno neppure coltivare la terra.

Culto dei morti, utensili raffinati, capanne accoglienti, e questo già sei/settemila anni fa. Provato per ora solo a Serra del Palco, posto lontano pochissimi chilometri dalla nostra necropoli  di tombe a forno o a grotticelle  occhieggianti dalla ampia parete della Grotta di Fra Diego.

Ed altre necropoli preistoriche sono sparse per tutto il territorio di Racalmuto sino al contrappoto villaggio  archeologico di San Bartolomeo.

Vaste necropoli 'sicane' a Canicattì, il Mauceri ci descrive quelle di Pietralonga in territorio di Castrofilippo. E di là a Milena  e a Sant'Angelo Muxaro ricchezze antiche di cosmica importanza.

E davvero erano villaggi, insediamenti, agglomerati umani che già sfruttavano lo zolfo in quel di Palma di Montechiaro,  chiusi, non comunicanti, isolati?

Non ci credo: una ragnatela viaria li collegava. Certo ancora senza ponti come viottoli che poi diverranno trazzere  per divenire l'attuale realtà stradale e persino autostradale.

Il Cutaia ben fa a partire dall'Edrisi e quindi sfruttando la topografia delle note trazzere  ricostruirci quel prisco  affascinante ordito viario, dai presicani alla 640, la contemporanea autostrada degli scrittori.

Calogero Taverna







Ben dice l'ing. Cutaia che la struttura della rete viaria più antica dei nostri Monti Sicani mantenne nel tempo la sua ragion d'essere e quindi L'Idrisi traccia percorsi che si adagiano su antiche trazzere, allargamento dei viottoli che sicuramente collegavano i vari villaggi che oggi designiamo come sicani, alcuni dei quali risalgono a sei-settemila anni fa, come dire a tre millenni prima della tucididea conquista da parte dei sicani scacciati dai conquistatori etnici, provenienti dell'Alto Lazio a seguire le varie leggende delle fonti letterarie.
Riteniamo del tutto valida l'abile ricognizione che l'ing, Cutaia fa disegnando la carta schematica del percorso idrisiano che qui pubblichiamo, anche se ci guardiamo bene dal condividere l'ubicazione dei toponimi più o meno idrisiani.
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