sabato 7 aprile 2018

Lillo Taverna Beh! Che debbo dire? Io a Roma facio file infinite per un museo, per una mostra.
Tutti noi abbiamo paturnie, ma non è buono e giusto scaricare le nostre frustrazioni sugli altri. Se i signori del vapore museale agrigentini consentissero un antiquarium alla Fondazione Sciascia, che ha tutti i requisiti di legge, e vi portassero tutte quelle nostre monete bizantine che giacciono, se ancora giacciono, negli scantinati accessibili solo a gente dirottata da Mannino dalle campagne alle custodie colte, son sicuro che dall'intero mondo verrebbero a Racalmuto per studiare questi rari reperti numismatici. Così, se invece di ricoprire i ruderi greco-romani-.bizantini delle Grotticelle di Racalmuto per bizzarria della Fiorentini li si recintavano e vi si facevano navi scuola archeologiche, anche i musei di Agrigento, dispendiosissimo a quanto pare a vuoto, avrebbero altra frequentazione.
Se invece di credere che i Sicani estraessero, con metodi da forni Gill, zolfo a Palma di Montechiaro, si fossero affidati al propinguo prof. Larosa, quando operava a Milena, i loculi sicani (?) di fra Diego a Racalmuto, sapremmo oggi che come nella contigua Serra del Palco (dalle Capanne alle Robbe, pag, 241) nei manomessi siti sottostanti vi albergava una civiltà risalente a sette mila anni fa, con buona pace di Tucidide e di Pugliese Carratelli e barbosi suoi colleghi di università.
Non continuo, ma potrei. Colpa del baion? No, abituiamoci a fare mea culpa, a non scaricare tutto sui politici, sui ladri della casta. Forse dovremmo lanciare qualche strale sul passato episcopale agrigentino, sul convogliare tutto su Agrigento capitale (tanto ci stanno i Templi) e snobbare le più antiche civiltà del circondario.
Le menti colte, quelle avvertite alla Graziella cominciamo ad essere più propositivi, più pungolanti, più protagonisti della nuova incoercibile palingenesi anche archeologica.
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