martedì 15 settembre 2015

Il falso "suicidio" di David Rossi

Alle 22 circa di stasera 6 marzo le agenzie battono la notizia della morte del capo area comunicazione di MPS. Non lo conoscevo neppure per averne sentito dire da qualcuno, eppure mi si è aggiacciato il sangue. Non credo al suicidio; un bigliettino anodino buttato nel cestino dice poco e per me nulla. Allora il solito omicidio camuffato da suicidio? Nella mia esperienza ne ho incrociati un paio di suicidati nel mondo bancario. So bene che questa faccenda MPS è perfida. Si dice che i responsabili non pagano mai e forse è vero.Ma è soprattutto vero che poi pagano gli irresponsabii, quelli cioè che non hanno responsabilità. Comodo dire che tizio o caio vittima di omicidi di stato o meglio di stati esteri o sono giustiziati da una comoda mafia o si suicidano con veleni non in commercio (solo in dotazione ad oscuri servizi segreti) o si buttano dalla finenstra alla Pinelli (insomma). Un suicidio in via Nazionale gli inquirenti lo giudicano ancora tale? Ma sono gli inquirenti istituzionali o per il semplice fatto che il de cuius ha qualche orpello diplomatico le indagini vengono acquisite in esclusiva da ministeri che dovrebbero occuparsi solo di diplomazia?
Per il signor David Rossi, vorrei rivolgere al cielo una preghiera propiziatrice. Ma io non prego, non credo: si abbia allora un fiore ideale  come oggi si dice "virtuale". PAX



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questo mio post l'avevo diramato manco mezz'ora dopo che era successo il fattaccio. Allora forse poteva apparire una mia assurda forsennatezza; oggi anche M5S batte su questo tasto del falso "suicidio". Gente come me, sa. Perché manco viene interpellata? E non è colpa della magistratura. Ma di certi organi polizieschi sì. E soprattutto di questa stampa che pubblica ormai solo a comando e per rendere certe e indubitabili subdole versioni ufficiali o di occulti poteri forti. Intanto resta ancora "suicidio" il falso "suicidio" di via Nazionale non 91 né 187 ma di un palazzetto adiacente che mi pare il dispendioso Dini cedette, introducendo in Banca d'Italia il principio costi/benefici, a un tentacolare consulente finanziario che cura gli affari dei big della politica bolognesi e di taluno anche romano. E pensare che in quel discreto ma elegante "studio" dovrebbero ancora permanere carte che un emigrato in BCE vi nascose prima di partire per il prestigioso estero.

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