venerdì 25 luglio 2014

Io difendo l'Ispettore Generale di P.S. dottore Ciro Verdiani.


Lillo Taverna Quanto di vero c'è in questa pagina di pretesa storia del caso Giuliano? Nulla o quasi nulla. L'intrigo America-banditismo siciliano del dopoguerra è tutto ancora da dipanare. La figura dell'ispettore generale di P-S. Ciro Verdiani, infangata a più mani, resta enigmatica. Depone al processo di Viterbo e si "suicida" con Pisciotta ed altri. Mettendo sull'avviso che il Casarrubea non è attendibile nel giudizio di valore di fare di fra Diavolo "il confidente di Messana" nel senso quasi di compare, per il resto è magistrale quando scrive: "Portella della Ginestra insegna per tutte le stragi impunite. Nel 1952 si "suicida" l'ispettore Ciro Verdiani. Qualche mese prima ha testimoniato al processo di Viterbo e ha detto detto qualcosa che non doveva dire. E' lui l'intermediario nella trattativa che vede protagonisti Giuliano i boss e lo Stato. Anche l'onorevole Giacomo Cusumano Geloso fa una brutta fine. E' il deputato monarchico  che Gaspare Pisciotta accusa di essere uno dei mandanti di Portella. Nel 1954 è la volta di Raimondo Lanza di Trabia, agente dello spionaggio internazionale, che si getta dall'ultimo piano dell'hotel Excelsior di Roma. Nello stesso anno Pisciotta muore avvelenato nel carcere dell'Ucciardone a Palermo. Si tolgono la vita poi, o alcuno così sospetta, i medici che nel 1947 eseguono le perizie necroscopiche e l'autopsia sul corpo di Salvatore Ferreri, confidente del Messana e numero due della banda. Nel 1967 muore suicida, sparandosi con un cannoncino in casa sua, Tommaso Besozzi, li reporter che ha scoperto il falso sul conflitto a fuoco di Castelvetrano, nel luglio 1950. Senza contare tutti gli altri casi di persone che scompaiono una dopo l'altra."

Lillo Taverna Quanto al nostro grande Sciascia, io resto un po' smarrito nel vederlo del tutto estraneo circa il commento di tutte queste agghiaccianti vicende che pur gli erano coeve. Il Giorno della Civetta fu - bisogna convenire con il Montanelli - piuttosto fiacco nella stigmatizzazione di depravazione sociale quale era divenuta la delinquenza mafiosa che l'entrata degli americani avevano resuscitato. Per noi racalmutesi resta paradigmatica l'esecuzione in piena piazza di Baldassare Tinebra, che fu cosa molto più complessa e inquietante di quanto appare nel pur pregevole "Silenzio dei Loquaci" del nostro Tano Savatteri.

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