mercoledì 21 ottobre 2015

Padre Curto da Racalmuto

martedì 26 novembre 2013

il canonico padre Calogero Curto da Racalmuto e il Bene Comune

Il canonico sac. Calogero don Curto nasce a Racalmuto il 1874/1929. Viene ordinato sacerdote nella arabescata cattedrale di Agrigento dal principesco vecovo Peruzzo il 29 giugno del 1955. Trasla la sua abitazione dal pian del Monte nell'erta stradetta che porta su alla salita della Sazione ferroviaria. Di fronte alla sua casa d'infanzia  stanziava il Maresciallo Craberi., Col figlioletto giocava il piccolo lillo, sempre soave, gioioso, amabile, affabile. I suoi genitori probi laboriosi, rispettosi e rispettati lo vigilavano con particolare amore. Di fianco una Madonna la più miracolosa Signora di marmaru vegliava su tutti, proteggeva. Prese il pio fanciullino Lilluzzu e lo mise in seminario, nel freddo casermone dei Chiaramonte, nella camerata di Sant'Ermogene. Il freddo da quella agghiacciante montagna di Cammarata gelava le ossa. Ma Lilluzzu, ora il sem. minore Calogero Curto era robusto, non pativa anche se il cibo era poco. I genitori con mezzi di fortuna, con un carretto tirato da un mulo noleggiato insieme agli altri genitori dei tanti altri seminaristi d Racalmuto, rischiando  sequestri e denunce, portavano i sacchi di farina presa al mercato nero. Tanti erano i compagnetti seminaristi di Lillo Curto.  Di quel suo tempo credo sia rimasto solo lui. Devoto a santi, fedele alla sua verace vocazione, dedito al culto della Madonna, alla dolce madonnina della istoriata Cappella. Lui la mattina presto non dormiva, non chiudeva gli occhi. Quella querula campanella delle ore 5 non urtava il suo sistema nervoso, come per gli altri, per quelli che non resistendo buttarono la tunichetta con quell'orrendo cappello alle ortiche.
Fatto sacerdote successe nella parrocchia di San Giuliano all'ormai estenuato mons. Picone il 1°/1/1966, e da quel dì sempre là pacioso ma fervido, educatore e solerte. Generoso e generoso ancora Patri Curtu è prete di cuore, di tanto cuore. Si differenzia. Sa voler bene. Gli si legano i fedeli, gli vogliono bene. Piccola la sua comunità parrocchiale, ma gli è devota. E lui resta in quell'ex chiesa conventuale che poi non è vero che abbia dato satanico vigore ereticale all'inventato da Sciascia fra Diego La Matina, finito bruciato - ma lo dice Sciascia - a S. Elmo a Palermo. Di eresie patri Curtu nun ssi nni cammara. Ha la sua fede: è cristallina, non filosofica e neppure satura di scrupoli e di mistiche voglie ascendenti nei cieli anzi tempo come qualche suo dirimpettaio si palesa ed ama anche essere. A San Giuliano, movimenti ereticali non ve ne stanno, non ve ne sono mai stati da che c'è lui il canonico don Calogero Curto. Non vi bazzicano quelle diavolerie woityliane  dei catacuminali, i kikas li alberga il nuovo parroco egemone nella sconsacrata chiesa di san Sebastiano.
Ora padre Curto è preso dal dramma della cittadinanza dal dramma amministrativo, dai cataclismi che giornalisti alquanto cinici hanno determinato. Si sono inventate infiltrazioni al comune, hanno fatto privare dei diritti costituzionali la popolazione più sana , più fedele, più laboriosa di Sicilia almeno. Certe faide ormai in esausta prescrizione venticinquennale, le hanno fatto assurgere ad epidemia sociale del giorno d'oggi, a dominio del genio del male, hanno unto tutto di color mafia. E La comunità crolla tra carichi fiscali immani, tra commissariamenti neghittosi ed insipienti prosciugatori di pane e lavoro. I confratelli sacerdoti hanno dentro il solito acume del compromesso, del  fingere di non vedere, del credere all'avvento del male politico, al sapersi barcamenare insomma. Padre Curto, invece no! Con la sua stentoria voce le grida tutte, con sincerità, senza tornacontismi.
A futura memoria alleghiamo qui un suo atto di contestazione civica, lineare, senza letteratura, ma radicata nel reale, nel concreto in cerca del BENE COMUNE.


domenica 13 marzo 2011
Sac. Don Calogero Curto, La popolazione è stanca … 

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